Visualizzazione post con etichetta ATTRICE PARINEETI CHOPRA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ATTRICE PARINEETI CHOPRA. Mostra tutti i post

02 maggio 2024

AMAR SINGH CHAMKILA


Imtiaz Ali è come rinato. Non è la prima volta che il regista racconta la vita di un musicista, né che si confronta con il passato, oltre che col presente, delle sue storie - tratto distintivo della sua filmografia -, ma in Amar Singh Chamkila Ali rasenta la perfezione. La sceneggiatura e la regia sono strutturate, mature. Geniale metodologia narrativa e originalissima raffigurazione del protagonista, o meglio, della cronologia non lineare delle sue vicende. ASC frantuma il corso del tempo per ricomporlo a suo piacimento, lo incrina, spalanca delle fenditure, con un andamento un po' avanti, un po' indietro. Ed è sempre Amar Singh. Bambino, ragazzo, giovane uomo. Nello stile tipico di Ali, ma qui più marcato; e la realtà irrompe nelle crepe, si mescola alla storia rappresentata sullo schermo, ci convive, per poi uscirne e ritornare e uscirne di nuovo. Anche l'animazione fa la sua parte, colorando l'avventura umana di Chamkila con sfumature di solennizzazione. La bravura e il mestiere di Ali stanno nel non creare confusione e nel mantenere chiarezza nell'esposizione.

La scelta dell'argomento - ASC è più che una semplice biografia -, è la strategia adottata da Ali per resistere ai tempi e per lanciare il suo messaggio di emancipazione della creatività da qualsiasi vincolo di censura o costrizione. Si accenna solo di sfuggita alla questione della discriminazione castale - del resto, non era il punto centrale della pellicola - però di certo non capita spesso che un prodotto hindi di intrattenimento ruoti intorno ad un eroe di casta bassa. Eroe, va detto, tutt'altro che immacolato: Chamkila è bigamo, non disdegna alcolici e fumo, non è vegetariano, non indossa il turbante, porta i capelli corti. Chamkila è padrone - o almeno ci prova - della sua vita. È determinato a costruirsi il futuro che desidera, ad essere ciò che desidera, ma anche ad essere se stesso, nel bene e nel male. ASC racconta la parabola, talvolta eccitante, talvolta tragica, di una passione, di un'ossessione: la musica è talmente imperativa nella personalità di Chamkila da sconfiggere persino l'istinto naturale primario di sopravvivenza, perché per Chamkila vivere senza musica, soprattutto senza condividerla con il suo pubblico, equivale a morire. Ali non esprime giudizi e non ci spinge a simpatizzare per Chamkila. Noi spettatori affrontiamo il film come il personaggio del poliziotto affronta la sua indagine. Anche noi in principio siamo indifferenti a quanto accaduto. Il poliziotto ascolta ciò che noi vediamo sullo schermo, e noi insieme a lui ci emozioniamo via via sempre più. 

Le figure femminili non hanno ampio spazio, però si ritagliano e conquistano un impeto insopprimibile di ribellione. Amarjot seduce, sposa, perdona e si tiene stretto l'uomo che ama. E, contro la sua famiglia e contro la morale corrente, canta i brani licenziosi scritti da lui. Le altre donne si impadroniscono della malizia di queste canzoni e si abbandonano ad una celebrazione del desiderio sessuale. 
L'interpretazione di Diljit Dosanjh è impeccabile, mai sopra le righe malgrado gli eccessi del personaggio. Penso ai suoi occhi, ai suoi sguardi, alle sue espressioni, ai sorrisi appena accennati. Una performance di cui andare fieri e un ulteriore fiore all'occhiello di una carriera - quella di musicista - già costellata di successi e riconoscimenti. 
Non amo particolarmente le biografie ma ho adorato ASC perché è una vera delizia, e lasciarselo scappare un delitto. ASC è, con Highway, il lavoro migliore di Imtiaz Ali. 

TRAMA

Amar Singh, stanco della vita da operaio, riesce ad infiltrarsi nel circuito musicale punjabi in qualità di suonatore e compositore. In occasione di un concerto, grazie al provvidenziale ritardo della star in cartellone, Amar debutta come cantante e gli viene affibbiato il soprannome di Chamkila. I suoi brani allegri e dai testi licenziosi conquistano immediatamente gli ascoltatori e scalano le classifiche. I concerti si susseguono a ritmo frenetico, le copie dei suoi dischi si vendono come il pane. La cantante Amarjot diventa la sua seconda moglie e condivide con lui questa magica avventura. Ma non tutti approvano lo stile di vita di Chamkila e gli argomenti, considerati scabrosi, delle canzoni. E il successo scatena l'invidia dei colleghi.

RECENSIONI

Mid-Day: *** ½
'This is a smartly edited film. (...) It’s hard to figure, though, how many more minutes should’ve been hacked, further, to arrive at a much tighter narrative still. That said, there’s something instantly meditative about the moments. (...) It’s also the naturally sweet, innocent [Diljit] Dosanjh, so seamlessly transferring his soul to an imagined star, Chamkila, a fellow-singer, he probably himself grew up idolising. Feels as authentic as it gets. (...) The subject matching the star. A.R. Rahman delivering music, that’s totally as per the script’s milieu/brief. Rather than a generic, multi-genre soundtrack. (...) And of course, [Imtiaz] Ali, co-writer (along with brother Sajid), and director - fully in control of the material - who’s similarly delved into vital questions of art vs artiste, fame and its pitfalls, within the phenomenal musical, Rockstar, (...) inspired by the Punjabi legend, Heer Ranjha. (...) Through the folk singer, Chamkila, known/derided for his vulgar lyrics - such a common motif of folk music, after all - Ali gathers a courageous voice to question, who defines obscenity, anyway? Apart from religious fanaticism and violence, the caste angle - although only briefly touched upon - lends Chamkila’s story an added layer. Dhani Ram, aka Amar Singh, aka Chamkila, belonged to the low/chamar caste. Something that must’ve permanently defined his position in a pind. Intense popularity, from sheer talent, helped him transcend his circumstances. The world is what it is. He learnt to be. And then they didn’t let him be. Honestly, I don’t know what to make of (...) Chamkila - whether to see him as (...) kinda iconoclast, or simply a chart-busting Bhojpuri, Lollyop singer, providing visceral joy to a willing public. I’m glad the film doesn’t influence you either way'. 
Mayank Shekhar, 14.04.24

Film Companion:
'Most Indian biopics are shackled by their relationship with history. Reverence becomes the default lens; stories are chosen to educate, not excavate. There is no room for opinion, and film-making is reduced to a medium of adulatory bullet points. In that sense, Amar Singh Chamkila is a rare cocktail of legend and legacy. The life of the slain Punjabi musician (...) is defined by the very language of opinion. (...) So it's fitting that the biopic about him is inventive, freewheeling and curious - constantly mining the connective tissue between not just art and artist, but also between the worlds that make and break them. (...) To its credit, the film sings in the past but speaks to the present. Chamkila's career (...) manages to offend all fractions of society. It reveals the hypocrisy of a people who thrive on private escapism and public virtue. Unlike the rest, he (...) creates from what he's seen (...) rather than what he aspires to see. His work remains a function of observation, not romanticisation. (...) The conflict is familiar: The politics of art is censored by the religions of intolerance. (...) That is the essence of ASC. It reclaims the words from the headline. And it grieves the death of not a person, but a place and time; it laments for a world that watched and wondered. The film isn't a whodunit. It is a ghost story - and it haunts a culture that continues to shoot the messenger'.
Rahul Desai, 12.04.24

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: l'originalità nell'esposizione, la regia, la sceneggiatura, l'interpretazione di Diljit Dosanjh.
Punto debole: -

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Diljit Dosanjh - Amar Singh detto Chamkila, cantautore
* Parineeti Chopra - Amarjot, cantante, seconda moglie di Chamkila
* Anjum Batra - Tikki, musicista del gruppo di Chamkila

Regia: Imtiaz Ali
Sceneggiatura: Imtiaz Ali, Sajid Ali (fratello di Imtiaz)
Colonna sonora: nel film sono inclusi alcuni famosi brani punjabi di Chamkila, cantati o da lui, o da Diljit (e Parineeti) e registrati dal vivo durante le riprese. La colonna sonora originale (principalmente hindi) è composta da A.R. Rahman. Chamkila non ha scritto canzoni di argomento personale che descrivessero la sua vita, le sue relazioni, i suoi sentimenti; la colonna sonora prova quindi a colmare questa lacuna.
Fotografia: Sylvester Fonseca
Montaggio: Aarti Bajaj
Traduzione del titolo: chamkila (punjabi) significa brillante, luccicante
Anno: 2024

RASSEGNA STAMPA

'It is important to understand the meaning of vulgarity and what experimentation with vulgarity has meant for Dalit-Bahujan communities. Vulgarity stood as an antithesis to the sanitised modern spaces that the music industry was generating towards the 1980s [canzoni sacre/devozionali che ebbero grande successo negli anni ottanta e novanta]. (...) For Amar Singh Chamkila to choose vulgarity over the moral/devotional was also a creation of a counternarrative of vulgar music against the sanitised, middle-class devotional music. For the Dalit-Bahujan community, experimenting with the ‘vulgar’ hasn’t been a new phenomenon. (...) Therefore, choosing to sing a song deemed vulgar is a reclamation of the humiliation that the Dalit-Bahujan community has been historically subjected to. (...) If Imtiaz Ali was genuinely interested in portraying the real Amar Singh Chamkila, he would have appreciated the singer’s choice to sing vulgar songs rather than depicting him as confused about whether to sing them or not. Chamkila consciously chose vulgarity. He claimed to emerge from his everyday lived experience as a Dalit by singing about his life and publicly speaking about the Dalit-Bahujan lifeworld. Chamkila’s music is also anti-caste because it defies the existing dominant upper-caste devotional music industry and instead creates an alternative space that resonates with the masses. (...) The tycoons of the Punjabi music industry remain predominantly from dominant caste communities, who are well-networked with the mainstream music industry. (...) The emergence of an anti-caste music industry is relatively new and closely tied to the rise of the anti-caste socio-political movement in the region. While many songs by these artists are assertive at their outset, it is interesting to examine figures like Chamkila, who defied caste barriers in music and experimented with the ‘vulgar’. The question of caste assertion in Chamkila’s music manifests subtly through defiance and disobedience. (...) The critical question one needs to ponder is: What made Chamkila’s death inevitable? From marrying a woman from a dominant caste (Amarjot Kaur) to seeking popularity in the music industry despite coming from the Dalit community, these were some of the caste contractions that Chamkila was prey to. The non-acceptance of a ‘low’ caste by the dominant caste manifests itself at multiple socio-cultural-political levels, not just in terms of economic relationship. Despite Chamkila’s popularity and economic accolades, the stickiness of caste never escaped him, and his death became the only ultimate pacification'.

CURIOSITÀ

* ASC, disponibile sulla piattaforma Netflix, purtroppo non è stato distribuito nelle sale.
* [Spoiler] Dhani Ram, noto come Amar Singh Chamkila, è stato un celebre cantautore punjabi, di estrazione dalit, attivo negli anni ottanta del secolo scorso. Il suo genere è stato definito folk commerciale. Chamkila fu assassinato nel 1988, a soli 28 anni, insieme alla seconda moglie e a due membri del suo gruppo musicale. I colpevoli non sono mai stati identificati. Chamkila e Amarjot compaiono in un cameo nella pellicola punjabi Patola (1988). 
* Riferimenti al cinema indiano: Amitabh Bachchan
* Film che trattano lo stesso tema: 22 Chamkila Forever (punjabi)

GOSSIP & VELENI

* Imtiaz Ali ha rivelato che, anche dopo le seconde nozze e la nascita del primo figlio di Chamkila e Amarjot, il cantante continuò comunque la sua relazione personale e intima con la prima moglie.



24 settembre 2021

SANDEEP AUR PINKY FARAAR


I thriller realizzati con cura e attenzione ai dettagli sono rari. Sandeep Aur Pinky Faraar rientra in questa categoria: è ben scritto, ben interpretato, superbamente diretto. La sceneggiatura è compatta e intriga, la tensione è costruita con mestiere. Non mancano passi falsi - o sul ciglio di esserlo -, corretti da una regia di altissimo livello. Il ritmo non è sempre rapido, ma la trama imprevedibile e la narrazione sostenuta compensano.
I personaggi sono interessanti, e non solo i principali: non vi è il tempo per approfondirne le psicologie - il genere non lo richiede -, eppure funzionano, sono credibili (con l'esclusione dell'edulcorato Munna), e, malgrado l'etica e i comportamenti discutibili, ti appassioni alle loro vicende. Quasi tutti hanno a disposizione scene e battute adeguate, e non si limitano allo sfondo.
Qualche minuzia stilistica o tecnica è ricorrente: il rosa, nomignolo per uno dei personaggi iniziali, bizzarro soprannome del protagonista maschile, squillante colore da indossare per salvarsi la pelle. In contrasto, una luna livida, notturna, che si incunea fra nubi cupe e minacciose. La borsa costosa di Sandy, a cui la donna resta aggrappata per non perdere la propria identità.

Parineeti Chopra regala una performance misurata, a tratti emozionante. La sua Sandy è il perno della storia, è lei che conduce il gioco, che decide tempi e modi per svelare l'intrigo a Pinky e a noi spettatori, e che sperimenta un'evoluzione interiore. Arjun Kapoor (Pinky) è la spalla perfetta. Scorro la sua filmografia e scopro di averlo forse sottovalutato: nel corso di una breve - per gli standard indiani - carriera, Arjun ha selezionato un discreto numero di pellicole e ruoli corposi. Pinky è introverso, violento, bugiardo. La sua è una formazione recalcitrante e più lenta. Ottimi gli attori di supporto, in particolare i deliziosi Raghubir Yadav e Neena Gupta.

SAPF è uno dei lavori meglio riusciti di Dibakar Banerjee, una pellicola di intrattenimento che scardina qualche luogo comune. Sandy è un'eroina negativa che si ribella a modo suo al maschilismo imperante, che gioca sporco (ed eccelle) sullo stesso terreno dei personaggi maschili, che ribatte colpo su colpo (anche fisicamente), [spoiler] la cui gravidanza detta le regole, e il cui aborto spontaneo chiude il cerchio del suo percorso formativo. Sandy è la figura più intelligente del gruppo, è manipolatrice, avida, egoista. Nessun personaggio maschile ne esce bene (tranne Munna, che però paga il prezzo di una scrittura modesta), nemmeno l'enigmatico Pinky. Nessuna storia d'amore vede la luce, e non se ne sente la necessità.

TRAMA

Sandy è una donna di successo e priva di scrupoli. Pinky è un poliziotto sospeso dal servizio. Sandy ha un appuntamento a cena con l'uomo che - forse - ama, ma è Pinky a presentarsi, con l'incarico di condurla via. Nel modo più imprevedibile e violento, partono una caccia e una fuga, e solo uno dei due protagonisti ne conosce la causa.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* L'inizio fulminante, che si intreccia in modo geniale alla storia principale.

RECENSIONI

Film Companion:
'We’ve seen it a hundred times before. Urgent city woman finds herself on the run with a grumpy stranger. (...) It’s them against the world. (...) After early missteps, they start to understand each other. Their unusual partnership finds a language. In the hands of most filmmakers, this is a narrative template - chalk and cheese escape, lie, run, grow, experience and eventually love together. Romance and comedy co-exist. Drama and thrills co-inhabit. Every scene exists to inform the progression of this narrative; the surroundings and changing landscapes are ornamental. But Dibakar Banerjee is not most filmmakers. In his hands, the film itself is incidental. Every other scene chances upon a world that’s already in motion. Each moment is visually designed to remind us that no journey exists in isolation - there are people doing things, places being busy, lives being led, jobs being done. In Sandeep Aur Pinky Faraar, even scenes of exposition are framed as part of a larger universe. (...) It reminds the viewer that films, too, form the background of other ongoing stories and spaces - the only difference is that the camera happens to be on certain people in certain circumstances, and not on others. (...) This also explains the memorable opening sequence. (...) This interplay of perspectives triggers a cinematic language that filters through the rest of the film - and one that has long defined Dibakar Banerjee movies. (...) No other director in modern Hindi cinema implies so much - information, context, psychology - with so little. (...) As a result, the writing of Sandeep Aur Pinky Faraar earns the freedom to eschew genre motifs like pace, suspense and slickness. It doesn’t move as fast as one might expect a cross-country “chase” to. It’s not as entertaining to watch either, because it resists the careful orchestration of the movies. (...) Nothing is smooth, which is why the story takes its time to marinate in the uncertainties of its people. Coming to terms with their status as fugitives is an uphill struggle, and it’s to the creators’ credit that they aren’t exactly role models. (...) The performances suit the bleak pragmatism of the narrative. (...) We know that Arjun Kapoor has limitations, but it’s usually up to the directors to envision him in a role that can weaponize these flaws. Banerjee manages to justify the incessant poker-face on most occasions, because Pinky is presented as a man who is too used to being a victim. But it’s Parineeti Chopra who stands out. (...) She is uncharacteristically restrained, especially in conveying the subtext of Sandeep. For instance, more than once, we see her brutally assaulted by a man. But her reaction - where she somehow collects herself faster than most girls might - suggests that she may have been a victim of violence before. These little things matter, and Chopra elevates a character that can’t afford to be arrogant or gimmicky just because the people she encounters are of a different social class. Kapoor and Chopra’s third collaboration (...) goes to show that perhaps actors can only be as good as their directors allow them to be. It helps that someone like Dibakar Banerjee doesn’t film humans too differently from the way he films places. If one is in motion, the other automatically appears to move. Consequently, the two combine to make Sandeep Aur Pinky Faraar defy the slice-of-life-comedy sound of its title. It’s more of a road movie. But not in the strictest sense of the term. A road, after all, is a painstakingly crafted link between two destinations. Our eyes may always be on the road, but life accumulates on both sides - beyond the field of view'.
Rahul Desai, 19.03.21

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: regia, sceneggiatura, cast.
Punto debole: qualche aspetto nella trama e nella sceneggiatura: mal costruita la vicenda del tentato suicidio di Munna, inspiegabile la collaborazione del padre di Munna dopo il tradimento, fuori posto il nitore e la serenità della scena finale.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Parineeti Chopra - Sandeep (Sandy)
* Arjun Kapoor - Satyendra (Pinky)
* Jaideep Ahlawat - Tyagi, il superiore di Satinder
* Neena Gupta - la signora che ospita Sandy e Pinky
* Raghubir Yadav - il marito della signora
* Rahul Kumar - Munna, amico di Pinky

Regia: Dibakar Banerjee
Sceneggiatura: Dibakar Banerjee, Varun Grover
Colonna sonora: Anu Malik
Traduzione del titolo: Sandeep e Pinky in fuga
Anno: 2021

RASSEGNA STAMPA

* Why a film like SAPF can't be shot during the pandemic!, Mid-Day, 17.03.21. Dibakar Banerjee dichiara: 'I am so happy that in the middle of COVID, I am releasing one of my films which captures the outside so much. It’s all about the outdoors, the roads of Delhi, the hills of Uttarakhand, the buses, the train stations, so you are really outside and you are with people, the texture, the locations, the mountains, the hills, the bus stations, the Gurgaon highways. (...) I am so happy that the film is releasing right now because when we see this it’s like something that we can’t show right now, something that we can’t shoot right now. It’s like glimpses of what was pre-COVID. It is such an amazing glimpse and such a nice sort of historical moment. It’s a very, very pre-COVID film. (...) No one looks pretty when your life is being choked out of you. (...) There are many in India who know how this feels. But not Parineeti and Arjun. I had to figure a way of making them angry, bewildered and scared and alien to each other which is why I had to bar them from meeting each other socially till they met for the first time on the sets in character'.

CURIOSITÀ

* Dibakar Banerjee ha anche prodotto il film, firmato il commento musicale e collaborato alla stesura dei testi delle canzoni. Banerjee ha imposto ai due attori protagonisti - grandi amici nella vita - di non interagire fra loro al di fuori delle riprese.
* Riferimenti al cinema indiano: Salman Khan e il suo celebre braccialetto, Hrithik Roshan, Jab We Met, Dabangg.
* Film che trattano lo stesso tema: NH10 è un buon thriller on the road con protagonista femminile.

GOSSIP & VELENI

* Parineeti Chopra è la cugina di Priyanka Chopra.

24 luglio 2019

K E S A R I



Questo testo non è una recensione, solo un insieme di dati da conservare in archivio.
Kesari mi ha scosso tantissimo, non riesco ad infliggermi una seconda visione (come abitualmente faccio, se posso, prima di recensire), nè credo di essere abbastanza lucida da poter esprimere un giudizio.
Il film si ispira ad un sanguinoso evento storico, e, per la metà o forse più, rappresenta con notevole efficacia una mostruosa, interminabile carneficina. All'ennesimo morto squartato, ho avvertito un click mentale: il cervello è entrato in modalità stand-by prendendo le distanze dalla bestialità infernale che mi scorreva davanti agli occhi. L'addestramento pluriennale a base di truculento horror è servito a ben poco.

Ricordo scenari naturali meravigliosi, un intrepido Akshay Kumar, turbanti impegnativi, pesante retorica, personaggi inglesi meno odiosi del solito, due galli che si godono un improvvisato spettacolo di wrestling, qualche significativo episodio di solidarietà, una battuta intelligente ('Perchè coinvolgi Dio in queste faccende umane di guerre e sangue?'), una commovente galleria di immagini a massacro concluso. E poi morti, morti, morti, a decine, a centinaia, a migliaia. Sventrati, sgozzati, trafitti, maciullati. Sempre di più. Senza interruzioni. E ancora e ancora e ancora.
Un'esperienza agghiacciante che non desidero ripetere. Per riacquistare la serenità ora mi sparo una bella saga di zombie. 

TRAMA

Tutti ammazzano tutti.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* L'immagine del soldato sikh infilzato da un nugolo di spade.

RECENSIONI

Hindustan Times: **
'The film looks large, but doesn’t make a sufficient impact. (...) Most of the action is unmemorable, sadly. There is much bloodlust and regrettably little warcraft'.
Raja Sen, 29.03.19

Mid-Day: ***
'First off, this might well be actor Akshay Kumar's finest performance ever. And this has much to do with an earthy, true-blue, proud Punjabiness that he exudes in his natural persona that translates so seamlessly on to the big screen. (...) And that's tall compliment for a superstar, currently at the brightest phase of his career, who for years since he made his debut was condescendingly dismissed as woodwork - chiefly for the kind of work he starred in, of course. Kumar (...) over the past few years, has upped his game to a point that you can't tell one character of his from the next (...), naturally generating curiosity in ways that Aamir Khan has been capable of. Surely there are other contenders too, but hardly as prolific'.
Mayank Shekhar, 21.03.19

Cinema Hindi: -
Punto di forza: gli scenari naturali, Akshay Kumar
Punto debole: l'incontrollata barbarie

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Akshay Kumar - Ishar Singh
* Parineeti Chopra (special appearance) - moglie di Ishar

Regia: Anurag Singh
Sceneggiatura: Anurag Singh e Girish Kohli
Colonna sonora: Tanishk Bagchi, Arko Pravo Mukherjee, Chirantan Bhatt, Jasbir Jassi, Gurmoh, Jasleen Royal
Traduzione del titolo: zafferano, il colore del turbante indossato da Ishar durante la battaglia
Anno: 2019

CURIOSITA'

* Nel 1897 21 soldati sikh dell'esercito anglo-indiano affrontarono coraggiosamente l'attacco di una moltitudine di guerrieri afgani (da 6.000 a 10.000). I morti furono circa 200. Fonte: Wikipedia.
* Salman Khan inizialmente era parte del progetto in qualità di produttore, poi se l'è data a gambe.
* Pare che il regista Rajkumar Santoshi abbia definitivamente abbandonato la realizzazione di un film sugli stessi eventi storici narrati in Kesari. Il protagonista scritturato da Santoshi era Randeep Hooda, che accenna al progetto in questa magnifica intervista pubblicata da Film Companion il 2 luglio 2019.

GOSSIP & VELENI

* Sbaglio o uno dei tiratori scelti afgani ha lo smalto sulle unghie??
* Kesari ha pure incassato bene al botteghino. I miei amatissimi indiani stanno diventando troppo sanguinari. Dov'è finito l'entusiasmo per i girotondi intorno agli alberi?

19 aprile 2014

HASEE TOH PHASEE




Come sarebbe noioso il mondo senza le commedie romantiche. Quasi non riesco a immaginarmelo. Il giorno in cui spariranno dalla faccia della terra emigrerò su qualche nuovo pianeta (purchè dotato di prese elettriche) portando con me solo un computer, un hard disk e una pila di dvd. A scongiurare l’estinzione di questo antidoto miracoloso alla noia per fortuna c’è il cinema indiano, un’onorabile industria che non ha ancora smesso di sognare e lancia sul mercato iniezioni di positività e di calore per dare un tocco diverso alla vita di tutti i giorni. Hasee Toh Phasee è una commedia romantica a tutto tondo, per gli amanti del genere una tazza di gelato da gustarsi nel luogo più confortevole della casa.

TRAMA
Nikhil (Sidharth Malotra), cerca di sfondare ma è a corto di finanziatori, il fidanzamento con la ricca Karishma (Adah Sharma), stilosissima aspirante attrice di bollywood, potrebbe porre fine ai suoi problemi, fino a che non spunta fuori dal nulla Meeta (Parineeti Chopra), la sorella stravagante e imbottita di psicofarmaci che la futura sposa vorrebbe nascondere agli occhi della famiglia in occasione delle sue nozze.

Da quando si inizia ad apprezzare un film? Qual è il momento in cui si decide se è amore oppure no? Un attimo è sufficiente per far scuocere la pasta e far scendere a picco la qualità del migliore dei piatti. Non mi ricordo quando il minuto decisivo è scoccato, so’ solo che dopo un inizio freddino di colpo ho iniziato a seguire il film con divertimento e attenzione, il tempo ha preso a volare e ancora, a distanza di ore, sembra irrintracciabile. Il finale è arrivato senza che me ne accorgessi  lasciandomi una sensazione positiva, e tanta voglia di aprire un file word per intraprendere una recensione.
Le ragazze della porta accanto ora sono di moda e la scaltra Parineeti si sta costruendo una carriera brillante sulla sua immagine da persona comune, chiacchierona, energica e dal sorriso smagliante. Mi piace, mi convince sempre di più, la sua carica e la sua autoironia fanno girare le scene dal verso  giusto. Ma fin qui niente di nuovo.  Poi sono arrivate le parti più emotive e difficili da interpretare, e da lì ho finalmente imparato ad apprezzarla in tutte le sue sfumature, rompendo una volta per tutte un grosso (ed errato) pregiudizio dal nome “Parineeti cugina di”.  Sidharth si muove bene, è un bel ragazzo ma non mi trasmette più di tanto, non mi impazzisce l'ormone, forse semplicemente non è il mio tipo ma come attore non è affatto da buttare. La  sua personalità è in linea con il personaggio di Nikhil, la sua interpretazione è molto spontanea, gli ci vorranno anni forse per smettere di essere lo “studente dell’anno” però ci siamo, l’autostrada è lunga ma l’indirizzo impostato nel navigatore è quello giusto.
Si sente lo zampino di Karan Johar, eccome, nello stile generale della pellicola, nei colori abbinati, nella qualità impeccabile delle riprese, negli arredi, nella creazione di ambienti interni, ed esterni, anche troppo belli per essere veri (e infatti si tratta quasi sempre di sets).  Immagino che dietro ad una scena sensuale e delicata, racchiusa in pochi secondi, e di forte impatto, ci sia non tanto la mano del regista quanto quella di Karan, un pittore famoso che lascia in HTP una pennellata indelebile. Se non è un colpo del maestro si tratta comunque di un’imitazione degna d’onore.
La storia? Un inizio prevedibile e un finale classicissimo. E’ tutto quello che c’è nel mezzo a fare la differenza. Dopo aver pensato più di una volta che l’overacting di Parineeti nella prima parte fosse fuori luogo, e che le espressioni di Sidharth Malhotra non cambiassero mai, ho dovuto attendere un’altra manciata di minuti per rimangiarmi tutto e rilassare le guance, finalmente con un sorriso. I due protagonisti sono un abbinamento un po’ bizzarro ma in linea con l’evoluzione della storia, che immaginavo un semplice a boy – meets – a girl, e invece ci ho trovato molto di più, frugando in una piacevole confusione tra colorate canzoni, baraonde familiari, alcune scene simpatiche e altre molto intense ed emozionanti (affidate soprattutto alla protagonista femminile, una vera a propria Leader).  Potrà non essere un film perfetto ma sicuramente vale il tempo e il denaro spesi per guardarlo, non c’è un limite ben preciso tra il delirio e la filosofia, oltre che a una ritmata punjabi wedding song, e magari pure le piogge monsoniche, il cielo grigio di Mumbai e una bella indigestione di vada pav.

Il mio giudizio sul film : *** 3/5
ANNO : 2014
REGIA:  Vinil Mathew
TRADUZIONE DEL TITOLO : Se ti sorride è in trappola!

CAST :
Parineeti Chopra ………………… Meeta
Sidharth Malhotra ………………. Nikhil
Adah Sharma ………………… Karishma
Manoj Joshi ……………………… Il padre di Meeta e Karishma

COLONNA SONORA : Vishal & Shekhar
PLAYBACK SINGERS: Vishal, Shekhar, Sunidhi Chahuan, Benny Dayal, Shreya Goshal, Shafqat Amanat Ali, Nupur Pant, Chinmayi Sripaada, Sanam Puri, Shipria Goyal.

QUALCOS’ALTRO:
Il film è stato prodotto da Karan Johar in collaborazione con Anurag Kashyap , Vikramaditya Motwane e Vikas Bahl.
Per pochi secondi Karan Johar compare in una scena della pellicola.
Il regista Vinil Mathew compie con Hasee toh Phasee il suo debutto cinematografico. La sua gavetta è stata al fianco di due autori di tutto rispetto delle cinematografie del sud, Bharath Bala e Santosh Sivan.


23 gennaio 2012

LADIES VS RICKY BAHL





Sulla scìa del successo di Band Baaja Baaraat nasce in tempo record Ladies Vs Ricky Bahl. I due protagonisti (Ranveer Singh e Anushka Sharma) il regista (Maneesh Sharma) i compositori della colonna sonora (Salim & Suleiman) e la casa di produzione (Yash Raj) si riuniscono con l’intento di bissare l’esperienza positiva dello scorso anno. Il film fa un passo in avanti ma gli incassi due passi indietro. Un caso strano: aumenta la qualità della pellicola ma ne diminuisce il pubblico. Nonostante il nuovo prodotto sia migliore dell’offerta precedente sia per gli ideatori che per il cast i festeggiamenti sono ingiustamente cancellati.


TRAMA
Ricky Bahl è nato bello, furbo e attraente, come usare le doti ricevute da Madre Natura per arricchirsi oltre ogni limite? Truffare i soggetti più inclini a cadere nella sua trappola: ragazze single con particolari passioni o ambizioni, sensibili al suo fascino e con alle spalle montagne di quattrini.



L’idea di mettere al centro della scena una coppia che non fa che detestarsi e litigare per buona parte del film (mostrando poi un’improvvisa svolta in cui l’attrazione fatale e il desiderio  invadono il campo molto prima che l’amore faccia capolino) è stato ciò che ha trasformato una trama moscia come quella di Band Baaja Baaraat in un’avventura sentimentale più che godibile. L’esperimento di Maneesh Sharma con la coppia di giovani attori dal look moderno ha garantito immediata popolarità ad un film potenzialmente mediocre, di colpo convertito in un piatto creativo e gustoso. In Ladies Vs Ricky Bahl il regista dimentica però che si è giocato già l’effetto sorpresa : la chimica evidente tra il Ranveer "fighissimo"  Singh e Anushka "megasorriso" Sharma è già nota a tutti, l’arcano è stato svelato in precedenza e questo non aiuta a far lievitare gli incassi anche se la storia proposta questa volta è tutt'altro che noiosa. LVRB non incontra la stessa sorte dorata di BBB pur essendo più intrigante del tanto osannato titolo di debutto.
Il personaggio di Ricky Bahl alias Sunny, Vikram, Deven, Iqbal, Diego e quanti altri, è ben disegnato in tutte le sue camaleontiche sfumature, non ci importa sapere troppo quello che pensa o quello che farà, sappiamo solo che se la spassa da matti e che il suo vizio va ben oltre il mero arrivismo, è una sanguigna dipendenza dal rischio e dal gioco. Osserva, si documenta, si comporta in modo da compiacere la sua preda, colpisce e sparisce, un gigolò che non si concede sessualmente ma vende la sua immagine in un invitante pacchetto, una confezione perfetta capace di far vacillare anche la donna più riluttante e seriosa. E poi la fuga con il bottino e via verso un nuovo obiettivo e una nuova città.
Le vittime designate non sono patetiche, né da biasimare, cadono nella rete di un uomo vergognosamente FIGO e lo sanno, fiutano i problemi ma non li evitano, è un’occasione troppo allettante. Dimple, Raina e Saira risultano affettuosamente antipatiche e neppure Ishika, la donna programmata per intrappolarlo, è abbastanza risoluta da saper congelare in tempo i suoi ormoni. Le pianificazioni per la resa dei conti non sono affatto tediose o di cattivo gusto come era stato invece in Luv Ka The End, l’atmosfera è vivace e la location prescelta, Goa, diviene una cornice perfetta per far cadere abiti e pudori, mostrare feste lascive, costumi da bagno, corpi invidiabili e mondi deluxe.
Se basta una seconda visione per rivalutare un giudizio troppo alto su Band Baaja Baarat, Ladies Vs Ricky Bahl conserva la sua carica molto più a lungo.  Il sex appeal dei protagonisti, le musiche che spingono ad alzarsi e ballare, le coreografie non troppo difficili da imitare e l’atmosfera scacciapensieri lo rendono un prodotto bollywoodiano ad hoc. I risultati del box office dimostrerebbero il contrario eppure Maneesh Sharma sta migliorando e maturando, ha eliminato tutti i tempi morti che penalizzavano il suo debutto ed ha ideato un film equilibrato e frizzante, di facile consumo ma senza esclusione di colpi.



Il mio giudizio sul film : **** 4/5



RECENSIONI

THE TIMES OF INDIA ***
Maneesh Sharma al suo debutto alla regia colpì l'attenzione con l'insolito Band Baaja Baaraat. Difficile misurarsi con quel film. Ed in effetti Ladies v/s Ricky Bahl non raggiunge lo stesso livello di brio e di verve. In LVRB non ci sono umorismo, nè sapore realistico, nè fremente sintonia fra i due attori protagonisti: tutti aspetti che resero BBB un campione d'incassi. E quel che è peggio, il personaggio di Anushka Sharma appare solo nel secondo tempo. La storia d'amore è poco convincente. La colonna sonora di Salim-Sulaiman è ordinaria. Le performance e il tenore non isterico lavorano però a favore della pellicola.
Nikhat Kazmi, 09.12.11  (Testo originale)


HINDUSTAN TIMES: ***
In questo periodo quasi tutti i protagonisti maschili a Bollywood sono costretti, come negli anni cinquanta, a interpretare personaggi e non semplicemente se stessi, quindi una storia che sostenga la pellicola diviene necessaria. Il film non ci spiega le motivazioni del comportamento di Bahl. Lo spettatore vede quanto mostrato sullo schermo: Bahl è single, sembra un solitario, poco interessato da un punto di vista sessuale alle donne a cui si accompagna. Il suo unico scopo sono i soldi per i soldi. Un personaggio di questo tipo era stato gestito molto meglio in un titolo precedente di Yash Raj, Badmaash Company (che presentava però lacune di tipo diverso). La trama ad un certo punto prende una piega irresistibile, e Ladies v/s Ricky Bahl diventa un prodotto impregnato di female power. Parineeti Chopra è spontanea e audace. Ma all'ingresso del personaggio interpretato da Anushka Sharma, come al solito ci si chiede perchè mai una ragazza dovrebbe innamorarsi di un truffatore dichiarato. Qualche messa a punto in più nella sceneggiatura avrebbe giovato. Sfortunatamente l'aspetto commerciale ha la precedenza sulle spiegazioni. LVRB è al peggio una noiosa storia d'amore narrata a metà, e al meglio un film che si lascia guardare senza troppa fatica.
Mayank Shekhar, 09.12.11 (Testo originale)



ANNO : 2011

REGIA : Maneesh Sharma

PRODOTTO DA : Yash Raj Films

CAST:
Ranveer Singh …………………………… Ricky Bahl
Anushka Sharma ………………….. Ishika
Parineeti Chopra …………………………. Dimple
Dipannita Sharma ……………………… Raina
Aditi Sharma ……………………………… Saira


COLONNA SONORA : Salim & Sulaiman
PLAYBACK SINGERS: Benny Dayal, Vishal Dadlani, Swetha Pandit, Salim Merchant, Shradda Pandit, Shilpa Rao

COREOGRAFIE : Vaibhavi Merchant



QUALCOS’ALTRO

La trama è vagamente ispirata al film hollywoodiano John Tucker Must Die (2006)

La segreteria telefonica del cellulare di Ricky Bahl ripete una frase dal film Baazigar: "Kabhi kabhi kuch jeetne ke liye kuch harna bhi parta hai, aur harke jeetne wale ko baazigar kehte hain" / " A volte per vincere qualcosa è necessario perdere qualcos'altro, colui che riesce a vincere perdendo si chiama Giocatore"  sentitelo recitare direttamente dalla voce di Shahrukh in questo video dal minuto 4.40

Parineeti è la cugina della star Priyanka Chopra, per lei c’è già un nuovo film in cartellone per il 2012, Ishqazaade, sempre prodotto dalla Yash Raj. La ragazza si è aggiudicatata lo Star Screen Award e lo Zee Cine Award come Miglior Debutto dell’anno.

Sito ufficiale del film , Pagina dedicata a LVRB dal sito della Yash Raj