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11 dicembre 2022

BRAHMĀSTRA - PART ONE: SHIVA


Sono curiosamente incappata in due titoli di fila che si ispirano alla mitologia religiosa e che hanno incendiato il botteghino: Brahmāstra - Part One: Shiva e Kantara (in lingua kannada). I protagonisti in entrambi i film si chiamano Shiva. B1S è stato distribuito il 9 settembre e, ad oggi, occupa la quinta posizione nella classifica degli incassi del 2022 (la più alta per una pellicola hindi); Kantara è stato distribuito il 30 settembre e occupa la sesta posizione. Kantara è un singolare mix di folklore religioso, realismo e masala, più tradizionalista nella confezione rispetto a B1S che, dal canto suo, inaugura la marvelizzazione di un genere che pare abbia goduto di un periodo favorevole negli anni novanta e nei primi duemila, ed è più occidentalizzato. Kantara, pur con le sue lacune, tenta un approccio profondo, e per questo ha colpito la critica; B1S, che a tratti sembra un film per ragazzi (e non era l'intento della produzione), non del tutto.

Primo titolo di una trilogia (Brahmāstra) che a sua volta fa parte di un nuovo universo cinematografico denominato Astraverse, B1S ha subito una lunga gestazione (febbraio 2018-marzo 2022), anni utili a cesellare gli effetti speciali, ma anche anni in cui l'ispirazione dello sceneggiatore e regista Ayan Mukerji si è andata via via diluendo sino a raffreddarsi. L'idea originaria era eccellente: attingere alla ricchissima mitologia hindu, contemporaneizzarla e renderla spettacolare e supereroica. Però, a furia di ritoccare, ripensare, aggiungere, togliere, B1S è finito col risultare l'esatto contrario: una pellicola inerte, impassibile. Il problema è la sceneggiatura, spenta e poco fluida, ma soprattutto i dialoghi, sia in termini di battute singole (spesso inutili, affidate ai personaggi solo per riportarli alla vita e staccarli dallo sfondo) che di conversazioni (innaturali quando non agghiaccianti). Cos'è andato storto? Forse il timore di scatenare le ire degli integralisti hindu ha mozzato sul nascere la creatività di Mukerji. Lo slancio c'era (qualcosa è rimasto), poi più o meno volontariamente abortito. Del resto, non puoi innovare se ti senti costretto a compiacere.

B1S parte col botto: un elettrizzante cameo di Shah Rukh Khan - il progetto ci avrebbe guadagnato ad offrirgli un ruolo consistente - e una scenografica coreografia (Dance Ka Bhoot, di Ganesh Acharya). Poi la pellicola si appiattisce. Il comparto tecnico è diligente, B1S è patinato in linea con le produzioni Dharma. La colonna sonora non spicca (mi riferisco alle canzoni, meglio il commento musicale). Gli effetti speciali e le scene d'azione almeno provano a tener sveglio lo spettatore. Le interpretazioni non brillano come dovrebbero, e parliamo di una coppia di attori talentuosi (Ranbir Kapoor e Alia Bhatt - gossip: già innamorati durante le riprese del film, e nel gioco di sguardi la tresca si coglie), e di una superstar (Nagarjuna) a cui è toccato un personaggio esangue. Di contro, Amitabh Bachchan è, al solito, DIO, e neanche ve lo dico; ma è Mouni Roy a stupire perché sembra l'unica in sintonia con l'idea originaria di B1S e quindi non ne tradisce le intenzioni.

TRAMA

Ci sono armi mitologiche, dai poteri soprannaturali, forgiate dagli dei. Una in particolare, Brahmāstra, la più potente, è in grado di distruggere l'universo, ed è controllata da una cerchia di saggi. Poi c'è Dev, rivelatosi mica tanto saggio, che ha tradito la missione e si è trasformato in una gigantesca statua silente di pietra. Poi c'è Junoon, spuntata non si capisce da dove, che è il braccio violento di Dev. Poi c'è DJ Shiva, che rimorchia la sua Isha-Parvati in discoteca (!), innamorandosene - ricambiato - all'istante. Isha dona a Shiva visioni tragiche e combustioni spontanee (con la shakti non si scherza). Poi ci sono due saggi non troppo fortunati e il guru, il più saggio di tutti. Fine.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Il cameo del Re (mi ripeto, lo so).

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Alia che ripete Shiva ogni tre secondi (non deve aver fatto molta fatica a memorizzare le battute).

RECENSIONI

Mid-Day: **
'You could just feel quite needlessly bored after a point here, that's all. Especially with some inanities for dialogues. (...) There is seriously no half-assing on VFX. Every frame is polished to bedazzle you with lights and colours. (...) In exchange for a set-piece by the second, they may have emotionally undernourished the script. (...) Ayan Mukerji (...) seems out of depth here, he's certainly operating outside his warm, intimate comfort space. (...) This is stellar stuff on the tech front. (...) This feels like a slightly hollow, hot mess, that leaves you feeling distantly cold. (...) Brahmāstra belongs to a genre that's categorically critic-proof'.
Mayank Shekhar, 11.09.22

Film Companion:
'It's hard to pinpoint precisely where Brahmāstra - Part One: Shiva goes wrong. The possibilities are endless. It could be the kitchen-sink syndrome - where a movie clubs you with so much body that it hopes you're too wonky to notice its vacant voice. Maybe you won't notice the wooden performances. Or the deafening score. Or the distinctly poor dialogue. (...) Or every other frame resembling a burnt strip of polaroid film. If a fantasy movie repeatedly yells that love is the greatest weapon in (Hindu) mythology, maybe you won't notice that it has no heart. That its romance plays out like a glitchy algorithm. (...) That the heroine calls her hero by name only 373 times in total. (...) (...) Like I said, the possibilities are endless. And maybe you're too shell-shocked to notice them all. Marvel's been doing if for years. No reason why B1S can't do it better. But it's no hard to pinpoint why this film goes wrong. It's not unusual, especially for stories steeped in scale and religious scripture. B1S is so caught up in its conceptualisation and myth-building - which, on paper, is kind of fascinating - that it forgets to behave like a film. The writing is so excited by the world it designs that the script bible doubles up as the final draft. An entire stage of filmmaking (...) seems to be missing. All the elements - the characters, the way they speak, the voiceovers, the themes, the soundscape, (...) even the visual crescendos - feel like temporary fillers for a future version that never arrives.The result is (...) a painfully inert movie. (...) Faces become surrogates for plot movement; speech is reduced to thought bubbles. Nothing else can explain the perplexing lack of chemistry between the two leads. It's almost as if Ranbir Kapoor and Alia Bhatt were instructed to read the lines knowing that emotions, like everything else, would be added in post-production. It takes some doing to make actors of their calibre mess up a narrative of passion. (...) If you look really hard, you might see the germ of a full-blooded big-screen experience. Writer-director Ayan Mukerji has the framework in place, but fails at a fundamental screenplay and design level. (...) Isha exists not as a lover so much as a human Alexa; her only job is to robotically ask him questions and follow him around and make sure he's fine. (...) Her superpower seems to be that her reactions are never in sync with the magnitude of an incident. (...) It's a generic fusion of Western style and Eastern substance, (...) like a foreign interpretation of Indian legend'.
Rahul Desai, 19.09.22
Recensione integrale (un vero spasso, vi consiglio di leggerla. Un esempio? Il Brahmāstra che 'on a good day, looks like a giant Oreo cookie'. Io morta).

Cinema Hindi: ** 1/2 (se lo considerassi un film per ragazzi, aggiungerei mezza stella).
Punto di forza: l'idea, SRK, il personaggio di Junoon.
Punto debole: dialoghi e sceneggiatura.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Ranbir Kapoor - Shiva
* Alia Bhatt - Isha
* Amitabh Bachchan - Raghu, il guru (e il narratore)
* Mouni Roy - Junoon
* Shah Rukh Khan - Mohan, lo scienziato (cameo)
* Nagarjuna - Anish, l'artista (cameo)
* Dimple Kapadia - cameo

Regia e sceneggiatura: Ayan Mukerji
Dialoghi: Hussain Dalal
Colonna sonora: Pritam
Coreografia: Ganesh Acharya, Brinda, Adil Shaikh.
Fotografia: V. Manikandan, Pankaj Kumar, Sudeep Chatterjee, Vikash Nowlakha e Patrick Duroux.
Montaggio: Prakash Kurup
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Nella tradizione hindu, l'astra è un'arma dotata di poteri soprannaturali, forgiata da una specifica divinità. Brahmāstra è l'arma di Brahmā, ed è la più potente.
* Il personaggio interpretato da Shah Rukh Khan si chiama Mohan Bhargav, in omaggio a Mohan Bhargava, protagonista di Swades.
* Riferimenti al cinema indiano: Mr. India.
* Riferimenti all'Italia: Gucci, Prada.

GOSSIP & VELENI

* Pare che la Dharma Productions si stia dannando per scritturare l'attore che interpreterà Dev in Brahmāstra - Part Two: Dev (purtroppo SRK ce lo siamo giocati). Girandola frenetica di nomi: Ranveer Singh (ma era davvero Deepika, in B1S, la mamma di Shiva?), Hrithik Roshan, Prabhas, persino Yash. Ad oggi, nessuna conferma. E comunque non è che abbia tutta 'sta fretta di sorbirmi B2D.
* Il 2022 è stato un anno pazzesco per Alia Bhatt: due titoli nei primi dieci incassi (l'altro è RRR), un film interessante (Gangubai Kathiawadi, proiettato alla Berlinale) diretto da un regista di gran classe come Sanjay Leela Bhansali, l'esordio in qualità di produttrice (Darlings), il matrimonio (con Ranbir Kapoor) e annessa breve luna di miele italiana (clicca qui), la nascita della loro bimba. Agenda fitta. Io nel 2022 sono solo ingrassata.
* E quindi ora abbiamo anche un Astraverse. Voterei per un prequel dedicato a Mohan e per uno spin-off dedicato a Junoon.


11 marzo 2013

EEGA




Un villain meschino ma accattivante, un eroe simpatico che pare un ragazzo qualunque e un’eroina dal volto di bambola che non intuisce le cattive intenzioni del primo e sottovaluta le potenzialita’ del secondo. E poi certo c’e’ una moschina arrabbiata. Sul serio. Un insetto assetato di vendetta e’ il  vero protagonista del film ed esibisce una mimica e una scioltezza degne del miglior Actor Studio. L’amato SS Rajamouli questa volta vuole strafare, piuttosto che rilassarsi dopo una prosperosa lista di successi il regista immagina una bedtime story che sarebbe riduttivo definire bizzarra e ci costruisce attorno un film intero. Il 6 luglio 2012 Eega esce nelle sale nella sua duplice versione telugu / tamil ma della sua quasi oltraggiosa stravaganza si inizio' a parlare dal primo istante in cui il trailer apparve in rete.


TRAMA
Un potente businessman con implicazioni malavitose (Sudeep) è convinto che nessuna donna può resistergli  finche’ non incontra Bindu (Samantha) che lo respinge perché innamorata di Nani (Nani) un  vicino di casa che la corteggia pazientemente .  Sudeep trascina Nani in un luogo isolato, lo uccide e abbandona il corpo,  l’omicidio resta impunito ma il ragazzo si reincarna in una mosca e libera la sua rabbia distruttiva.


Gli incassi promettenti di Eega svelano quanto l'idillio tra il regista e il pubblico pagante sia nel pieno del suo fulgore, il film e' stato doppiato in cinque lingue, ha vinto la riluttanza della critica e il suo esito al botteghino e' stato piu' che buono.  Eega rompe le regole e propone una strana avventura action che conquista soprattutto per l’autoironia del regista e  per la sofisticata eleganza del villain, Sudeep, attore veterano dell'industria cinematografica Kannada,  il bocconcino più attraente da assaggiare.
Coraggio illimitato e brillante originalita'. Dopo varie immersioni in generi diversi (epica romantica, azione, commedia) e una buona lista di successi e diritti venduti per remake bollywoodiani (Rowdy Rathore e Son of Sardaar) Rajamouli si gode la sua vacanza dedicandosi ad un passatempo insolito , immaginare l'epopea vendicativa di una mosca contro il suo assassino. L'idea di partenza e' piu' o meno questa : se in uno scontro si e’ fisicamente piu’ deboli della parte avversaria per sovrastare il nemico serve una buona dose di creativita’ e tanta organizzazione. Ed ecco che una mosca si candida a vincere la sua battaglia contro l’uomo. Ma come? Se non e’ possibile l’attacco diretto la sfida si sposta sul piano psicologico e l’obiettivo diviene annientare il rivale portandolo all’esaurimento e alla pazzia. La trovata geniale. In Eega aldilà del concetto di vendetta c’è il senso del fastidio, fastidio fisicamente percepibile lungo tutto il film tanto che verrebbe voglia di montare zanzariere ovunque, dormire coperti come mummie e armarsi di bombolette spray, lo stress ripetuto e continuo diviene una fissazione e una malattia, una disperata ricerca della tranquillita’ perduta, a provare che basta veramente poco  a far perdere drasticamente il controllo della propria vita.
L’espressiva e aitante moschina costruita in digitale interagisce perfettamente con le co stars e con il pubblico, lo schermo adotta la sua vista esagonale e la telecamera ondeggia seguendo i movimenti del micro/protagonista, l’eroe sparisce prestissimo per lasciarle tutto lo spazio, l’attenzione del pubblico e perfino i duetti romantici con l’eroina.
Il cinema telugu è oggi estremamente attratto dalla tecnologia ma nonostante il film sfoggi una discreta quantita' di virtuosismi la sua molla piu' efficace e' sicuramente la trama, la svolta innovativa di SS Rajamouli sta infatti nell’aver creato un evento a partire da una storia implausibile e cosi' strampalata da spaventare a primo impatto qualsiasi investitore. Eppure il lungometraggio che nasce come capriccio di un regista di successo smette ben presto di essere un hobby per diventare un progetto reale,  la favola divertente che l'autore voleva raccontare a se stesso si mescola al genere fantasy, alla satira e alla commedia. Ne nasce un irresistibile flusso narrativo da divorare senza interruzioni.


Il mio giudizio sul film : ****  4 / 5 

Da guardare per :
L'originalita' della storia
La simpatia e la carica dei personaggi
L'approccio ironico del regista
L'idea

Punti deboli:
La colonna sonora
L'ingenuita' di alcune scene


ANNO: 2012
TRADUZIONE DEL TITOLO : Mosca
LINGUA : Telugu
REGIA :  SS Rajamouli


CAST :
Sudeep ………………. Sudeep
Samantha ………………….. Bindu
Nani ……………………… Nani

COLONNA SONORA : MM Keeravani
PLAYBACK SINGERS : Deepu, Sahiti, Chaitra, Shavana Bhargavi, Vijay Prakash



QUALCOS'ALTRO :

I due protagonisti, Nani e Sudeep hanno scelto di chiamare i personaggi con i propri nomi.

In una scena del film vengono mostrate alcune immagini di Sivaji, blockbuster della star Rajinikant uscito nel 2007.

Sito Ufficiale.

Il film e' stato proiettato al Chennai International Film Festival e Parigi durante la passata edizione de "L'Etrange Film Festival". (Il sito del Festival. Recensione di Eega). Rajamouli ha partecipato anche al Red Carpet del Sundance FF 2012.

Il successo ottenuto e la scelta della scena finale farebbero ipotizzare la creazione di un sequel, tuttavia le notizie riguardo un ipotetico  Eega2 sono al momento soltanto delle voci.

Link all'interessante intervista del cinematographer Senthil Kumar concessa alla giornalista di The Hindu . The Art of Small Things.




DALLA SEZIONE BREAKING NEWS INDIA:

Makkhi, locandina, trailers, arre arre, recensioni e altro
I wanted Makkhi to be a bedtime story
Deccan Changers
Sudeep, I am not competing with anyone
SS Rajamouli what is the big buzz
Eega: Recensioni
Eega, My name is Nani
Eega, nuovo trailer
Hitler about Eega
Eega : il trailer


08 gennaio 2012

ARUNDHATI



L’esplorazione del genere fantasy è ormai diventata una delle caratteristiche del cinema contemporaneo in lingua telugu, ingenti investimenti e sofisticate tecnologie digitali danno vita a storie suggestive con salti indietro nel tempo, pericolosi nemici, reincarnazioni e sortilegi. Il pubblico sembra non averne mai abbastanza e gli elementi vengono riproposti in tutte le loro possibili varianti, se Magadheera è più che altro un’epopea romantica creata per mettere in luce il fascino dei due giovani interpreti e Anaganaga o Dheerudu una favola Disneyana con tanto di strega, principi e principesse, Arundhati sceglie tinte più oscure e sostituisce la storia d’amore con un racconto di superstizione e mistero.


TRAMA
Arundhati (Anushka Shetty) sta per sposarsi con il fidanzato Rahul (Arjan Bajwa) quando una serie di imprevisti interrompono i preparativi delle nozze. La ragazza inizia a scoprire il passato della sua famiglia e conosce per la prima volta la storia della nonna Jejamma, della quale tutti i parenti credono lei sia la reincarnazione.


Un film tutto al femminile, non ci sono eroi o impavidi cavalieri ma una sola eroina dal portamento regale, una lunga lotta tra il bene e il male che passa attraverso vendette, rituali, sacrifici, nella quale scindere tra ciò che sogno, incubo e realtà diviene difficile. Lo spettacolo regge, almeno per tutta la prima parte, Anushka Shetty è una splendida protagonista, indossa abiti imponenti e recita con audacia, la costruzione del suo doppio personaggio si rivela terribilmente intrigante. Rivolgendosi ad un pubblico più adulto rispetto altri titoli dello stesso filone Arundhati può incedere in violente danze della vendetta, mostrare l’esecuzione di riti superstiziosi ed evitare di tagliare le immagini piuttosto forti della morte di Jejamma. Le scene più crude e violente sono forse le migliori del film, girate con maestria e per niente nauseanti a conti fatti risultano le sequenze più originali, se non addirittura geniali, gli attimi in cui la pellicola dimostra veramente di avere una solida forza narrativa.
Arundhati è un fantasy dark ben ideato ma non eseguito alla perfezione, il difetto più evidente resta la figura dell’antagonista, un personaggio troppo iperbolico e poco incisivo per il quale Sonu Sood appare totalmente sprecato. Tra i pregi c’è invece la coerenza e la capacità di selezione, l’assenza di elementi superflui inseriti con il solo scopo di conquistare un pubblico più vasto, la capacità di schivare agilmente molti luoghi comuni. La pellicola ha un aspetto estremamente sofisticato, a Rahul Nambiar, il direttore creativo, dobbiamo la suggestiva atmosfera del film, l'immersione in un ambiente surreale e l’introduzione di piacevoli effetti speciali,  la fusione di set artigianali costruiti negli studio arricchiti da dettagli aggiunti in grafica digitale risulta molto interessante, lo stesso esperimento sarà ripetuto in Magadheera.  

Il mio giudizio sul film : ***1/2 3,5/5


ANNO : 2009

LINGUA : Telegu

REGIA : Kodi Ramakrishna


CAST:
Anushka Shetty ……………….. Arundhati
Sonu Sood ……………………. Pasupathi
Arjan Bajwa …………………… Rahul
Sayaji Shinde …………………. Anwar
Divya Nagesh .............. Jejamma da bambina


COLONNA SONORA : Koti

PLAYBACK SINGERS : Kailash Kher, Sandeep, Kushi Muralidhar


QUALCOS'ALTRO: 

Arundhati è stato doppiato in tamil e malayalam riscuotendo un ottimo successo anche negli altri stati indiani.

Arjan Bajwa ha lavorato accanto a Priyanka Chopra in Fashion di Madhur Bhandarkar, in alcuni film compare con il nome d'arte Deepak.

Anushka Shetty ha vinto la statuetta di Miglior Attrice alla cerimonia dei Filmfare Awards South del 2009. L'abito indossato da Anushka nel ruolo di Jejamma è stato pazientemente confezionato per oltre tre mesi da artisti dell'area del Charminar di Hyderabad, il peso dell'abito era di circa 20kg.

Qualche informazione in più su Anushka Shetty. Clicca qui.

08 settembre 2011

ANAGANAGA O DHEERUDU



Una zingara intrigante vestita di veli, una bimba miracolosa, un guerriero bendato, una strega malefica dai capelli di Medusa, spiagge tropicali, accampamenti gitani e duelli. Anaganaga o Dheerudu va guardato con gli occhi di un bambino piuttosto che con quelli di un adulto e nella sua narrazione potremo ritrovare una realtà perduta di immagini e suggestioni. La storia non sarà variegata e avvincente come il contenitore fantasy-pop  Magadheera ma il film fa sognare e conduce in una dimensione onirica dove tutto è possibile. Una vera e propria fiaba.


TRAMA
L’inquietante strega Irendri (Laxshmi Manchu) vuole catturare una bambina dai poteri soprannaturali che potrebbe donarle l’immortalità, la piccola è protetta da Yodha (Siddharth) guerriero abile e coraggioso ma indulgente nel bere e perdutamente innamorato dell’ammaliante zingara Priya (Shruti Haasan). Alcuni sacerdoti corrotti sfruttano la paura della gente del villaggio per compiere rituali insensati e senza saperlo finiscono per risvegliare una forza oscura che dormiva da anni nel suolo delle campagne, il nuovo potere giunge in aiuto della maga ormai prossima alla sua totale supremazia.


Anagaga o Dheerudu è una piacevole favola moderna firmata Walt Disney  ma pensata e realizzata negli studios indiani, la celebre casa di produzione americana sposa le tecnologie digitali, le star, le musiche del cinema telegu e segue la creazione di questo grazioso fantasy movie mirato a risvegliare la nostalgia dell’infanzia negli adulti e scatenare l’immaginazione verace dei più piccini.
La storia è senza tempo e il luogo del tutto slegato dal contesto indiano (quale miglior set naturale dove ambientare una bella fiaba se non i surreali paesaggi della Cappadocia?) la realizzazione visiva, la grafica e gli effetti speciali ne fanno un prodotto del tutto all’avanguardia. Anche il rapporto tra i due innamorati, Yodha e Priya, è ammiccante e molto poco inibito soprattutto se consideriamo il target a cui il film è diretto.
Pienamente promossi gli attori protagonisti che sfoggiano un’ottima intesa, Siddharth, attore dal volto delizioso e dagli atteggiamenti infantili, è già naturalmente predisposto a diventare un eroe disneyano, anche Shruti Haasan supera la prova, la sua aria da civettuola vanitosa rende il personaggio stuzzicante e dinamico piuttosto che un semplice manichino in carne ed ossa per splendidi costumi. Nonostante la ragazza sia ricoperta di sete e gioielli il suo approccio risulta piuttosto mascolino, il che rende possibile una buona fusione con la sensibilità fanciullesca del suo giocoso compagno di scena.


Da guardare per :
Ritrovare una favola a tutto tondo con un lui, una lei e una velenosa strega cattiva, in puro stile Walt Disney.
Concedersi un po' di tempo per ritornare bambini
Gustarsi i suggestivi duelli in notturna e i duetti romantici tra i paesaggi della Turchia, prendere nota dei bizzarri make up di Irendri, copiare l’arredamento della tenda zingara di Priya e farsi sedurre dai  titoli di apertura del film dove le immagini dei tarocchi si sovrappongono a miniature medievali e i volti dei protagonisti divengono cartoni animati.

Punti deboli:
Troppa fretta. Dopo solo due ore la storia si conclude in modo brusco e il lieto fine sembra piombare dal nulla.


Il mio giudizio sul film : ***1/2   3,5 /5


ANNO : 2011

LINGUA : Telegu

TRADUZIONE DEL TITOLO : C’era una volta un guerriero

REGIA : Prakash Kovelamudi

CAST:
Siddharth ………………………… Yodha
Shruti Haasan ………………….. Priya
Laxshmi Manchu ………………………Irendri
Hrishita ……………….. Moksha
Brahamanandam ………….. Jaffa


PRODOTTO E DISTRIBUITO DA  : Walt Disney in collaborazione con K.Raghavendra Rao

COLONNA SONORA : Firmata da numerosi artisti,  Salim & Suleiman ("Premalekha") MM Keeravani (“Ninnu Choodani”) , Koti (“Pralaaya Kalabeela”) , Mickey J Meyer (“Chandamaamala”)

PLAYBACK SINGERS: Anuj Gurwara, Salim & Sulaiman, Shreya Ghoshal, Geeta Madhuri, Karthik Sahiti, Balasubramanyan, Abhijith, Rajiv Sundaran, Hrishikesh

SITO UFFICIALE  anaganagaodheerudu.com


QUALCOS'ALTRO
In contemporanea all'uscita del film è stata creata una linea di merchandising ispirata agli abiti indossati da Shruti Haasan e alle spade usate da Siddharth. L'esposizione ha attratto non pochi curiosi ai Prasad Cinemas nel centro di Hyderabad.

Shruti Haasan è la figlia della superstar Kamal Haasan mentre il padre di Laxmi Manchu è  il celebre attore telegu Mohan Babu.

L'articolo di Southscope dedicato al dietro le quinte  (Clicca qui)

Altri titoli nati dalla collaborazione tra Walt Disney e case di produzione indiane : Roadside Romeo, Do Dooni Chaar

Trailer del film con sottotitoli in inglese. Clicca qui.

01 gennaio 2010

ALADIN

La lampada c'è, il Genio anche, ma scordatevi l'antica fiaba delle Mille e una notte o il cartoon della Disney: la rivisitazione indiana di Aladino è una storia completamente nuova.
Uno dei pochissimi approcci del cinema bollywoodiano al fantasy, Aladin, nonostante la presenza nel cast di un mostro sacro come Amitabh Bachchan e l'utilizzo di costosi effetti speciali, non ha convinto nè critica nè pubblico.

TRAMA

In una cittadina immaginaria, Khwahish, che significa, non a caso, "sogno", il timido ed imbranato Aladin (Riteish Deshmukh) vive con il nonno. Sin da bambino è stato sbeffeggiato dai compagni a causa del suo insolito nome e quando la bella Jasmine (Jacqueline Fernandez), entra nella sua vita, Aladin è troppo impacciato per riuscire a conquistarla. Ci vorranno l'aiuto di un curioso Genio della lampada e qualche ostacolo prima del meritato lieto fine.

RECENSIONI

The Times of India **
La pellicola proprio non funziona. Amitabh Bachchan e Sanjay Dutt non creano nessuna magia e offrono una delle interpretazioni più bizzarre della loro carriera. La storia d'amore non emoziona. Ritesh deambula con l'aria stordita e con la testa confusa. L'esordiente Jacqueline fallisce nel dimostrare di essere qualcosa di più di un viso grazioso. Il film colpisce solo per le scenografie di Sabu Cyril. La storia non diverte e diviene a mano a mano più sconcertante. Gli effetti speciali sono patetici. Il duo Vishal-Shekhar ha sfornato una colonna sonora da dimenticare.
Nikhat Kazmi, 29.10.09
La recensione integrale

Hindustan Times *
Le interpretazioni di Amitabh Bachchan con l'età diventano sempre più rare. Il pubblico è tuttora interessato al suo lavoro, ma Amitabh non avrebbe dovuto accettare questa implausibile spazzatura.
Mayank Shekhar, 31.10.09
La recensione integrale

Diana *** 3/5
Film d'intrattenimento non privo di fascino grazie all'ambientazione incantata, alle musiche divertenti ed allegre e ad Amitabh Bachchan. Mentre Riteish Deshmukh e Jacqueline Fernandez fanno il loro dovere senza entusiasmare, rimane il rammarico per la superflua presenza dell'incolpevole Sanjay Dutt, che tenta, disperato, di dare consistenza e credibilità ad un personaggio senza il quale la storia avrebbe senza dubbio guadagnato.
Poichè si tratta di uno dei primi passi del cinema indiano nel diffilcile mondo delle produzioni fantasy, ci saremmo accontentati della tenera storia d'amore ed di un tocco di magia. Peccato.

Il bello:
- Amitabh Bachchan, in una nuova e generosissima interpretazione. Nella canzone Genie Rap, lo sentiamo addirittura reppare: make a wish!

Il brutto:
- L'inutile e puerile minaccia rappresentata dal Ringmaster.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

Il Genio - Amitabh Bachchan
Il Ringmaster - Sanjay Dutt (Lage Raho Munna Bhai)
Aladin Chatterjee - Riteish Deshmukh (Heyy Babyy)
Jasmine - Jacqueline Fernandez
Il nonno - Victor Banerjee
Marjina - Ratna Pathak Shah
Kasim - Sahil Khan
Joy Sengupta - Arun Chatterjee
Sohini Ghosh - Riya Chatterjee
Arif Zakariya - Prof. Nazif
Xi Guang Lee - William Ong

Diretto da Sujoy Ghosh

Musiche: Vishal Dadlani e Shekhar Ravjiani (Dostana)

Coreografie:
Bosco Martis (Love Aaj Kal)
Caesar Gonsalves (All The Best)
Geeta Kapoor (Heyy Babyy)
Saroj Khan (Delhi-6)
Shiamak Davar (Taare Zameen Par)

Anno: 2009

Distribuito dalla Eros Enterainment

CURIOSITA'

- Aladin è il film di debutto di Jacqueline Fernandez che prima di approdare a bollywood è stata eletta Miss Sri Lanka nel 2006.
- Durante le riprese Amitabh Bachchan si è ferito ad un polso, ma ha preferito continuare a girare piuttosto che prendersi qualche giorno di stop.

Il sito ufficiale del film