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22 settembre 2016

SARBJIT



Dimentichiamo per un attimo la vicenda di cronaca e gli eventi. Lasciamo sospeso il difficile convivere di due nazioni vicine divise da una palese inimicizia e un muro di filo spinato. Sarbjit è un titolo ma soprattutto un nome,  parola che velocemente riporta alla mente una storia drammatica e ancora non del tutto chiara. Un film che racconta di un uomo e di una condanna, del dolore dei suoi familiari, delle lacrime che non conoscono né lingue né frontiere, della disperata ricerca di risposte. Pur collegandosi ad un'identità specifica potrebbe parlare della vita e la fine di qualcun altro, del tormento di chi resta a casa ad aspettare un ritorno che non avverrà mai, del silenzio di chi è stato abbandonato in situazioni disumane in altri momenti della storia e in altri angoli del pianeta. La sofferenza è una maledizione che si ripete ogni giorno.


TRAMA 
Sarbjit (Randeep Hooda) vive con la sua famiglia in un villaggio del Punjab al confine con il Pakistan. Dopo aver bevuto un po' troppo attraversa la frontiera senza rendersene conto e viene identificato come una spia e il responsabile di due attacchi terroristici. La sorella Dalbir (Aishwarya Rai) inizierà a combattere per la liberazione raccogliendo prove della sua vera identità.


Omung Kumar, autore di Mary Kom, si cimenta nuovamente in una biografia e tira fuori dagli archivi un caso scottante sul quale non si è fatto ancora luce. Il punto di vista scelto dal regista è quello della sorella di Sarbjit, Dalbir Kaur, che si è battuta fino all'ultimo per provare l'innocenza del fratello e lo scambio di identità che l'uomo avrebbe pagato con la vita. Dei maltrattamenti e delle torture in carcere parlava anche Visaranai, il film tamil di Vetrimaraan in concorso lo scorso anno al Festival di Venezia (e selezionato per gli Oscar 2016... all the best!). In quel caso erano le mura di una stazione di polizia del Tamil Nadu, ad assorbire le grida disperate di quattro innocenti presi dalla strada con lo scopo di chiudere in fretta un caso. In Sarbjit lo stesso topic diventa più difficile da elaborare perché si va a mettere sale su una ferita sempre aperta, le relazioni difficili tra India e Pakistan, e il quesito sull'innocenza di un uomo che (anche se che probabile) non è stata del tutto dimostrata. 

Dell'intero film difficilmente dimenticherò la lenta preparazione della scena in cui il protagonista incontra la famiglia dopo anni di reclusione. Il regista traccia lentamente un cerchio con le dita che si stringe sempre più fino a immobilizzare come l'abbraccio di un boa. Ci mostra cosa avviene in un ambiente e poi nell'altro, prima con delicatezza poi con vigore, un'estenuante rimbalzare di emozioni terribili. La tensione cresce attraverso piccoli gesti, dettagli e oggetti. La sequenza preparatoria è girata con maestria e nonostante i temi siano strazianti (inevitabilmente) il livello del film si eleva anche da un punto di vista stilistico. 

Proiettato per la prima volta al Festival di Cannes una volta uscito nelle sale in India ha ottenuto un riscontro tiepido ed è stato criticato principalmente per eccessi di melodramma. Dato il tema non è affatto semplice raccontare con fredda lucidità e rigore. Il regista pare in continuo dilemma e ad un certo punto inizia ad essere percepibile:  dire troppo o troppo poco? Calcare alcuni aspetti o altri? Come evitare di stereotipare i buoni e i cattivi? Lasciare o meno un dubbio su come si siano svolti gli eventi? Qualche passo meno traballante l'avrebbe reso un film migliore. 

Ma Sarbjit ha anche portato per la prima volta sullo schermo Aishwarya Rai e Randeep Hooda, lei la diva in fase di ritorno e di sperimentazione, lui l'inarrestabile scalatore del successo, l'attore che zitto zitto e piano piano sta diventando uno dei miracoli degli ultimi anni.  Due protagonisti e due interpretazioni: una buona e una stratosferica. 
Aishwarya Rai è una persona forte, si vede e si sente. Il personaggio di Dalbir non le appartiene ma la sua vitalità di donna, prima che di attrice, la spinge nel modo giusto e riesce a fare un lavoro più che degno. Unico appunto, l'eleganza di Aishwarya è difficile da sedare, una caratteristica ultraterrena che nemmeno il miglior regista può mettere in ombra, a poco servono i costumi, il make up e anche uno studiato linguaggio del corpo. E questa era la buona.
Ma passiamo alla stratosferica.  Randeep Hooda ha avuto un coraggio titanico a firmare questo film e portarlo avanti con estrema professionalità. Un tema spinoso, un ruolo difficile da interpretare che non si presta né ad incontrare la popolarità né i grandi numeri del botteghino. Contrasti, opinioni discordanti, dibattiti. Ma soprattutto una prova non facile da un punto di vista fisico e psicologico. E lui regge tutto sulle spalle come Atlante. Nel ritrarre con estrema dedizione un uomo che perde ogni giorno un pezzo di se stesso, e della sua dignità, ci mostra ciò che è in grado di fare. Praticamente tutto.

Non è facile guardare un film così. Perchè poi come è possibile "guardare" così tanto dolore e restare fermi, pensare ad altro o ricordarsi che in fondo è solo un prodotto cinematografico? Non si può fuggire dalla realtà. Ciò che Randeep Hooda ha magistralmente finto per il grande schermo è stata l'esperienza reale di qualcuno, che si chiami Sarbjit o con mille altri nomi, che sia colpevole, innocente, spia o preso per caso, è davvero troppo. La violenza fa male e porta altro male, sempre. Non è mai giustificata qualsiasi sia la radice, la causa e la mano che la infligge. 


 Il mio giudizio sul film ***  3/5
 (***** 5/5 a Randeep Hooda per la miglior performance della sua carriera)


 ANNO 2016

 REGISTA : Omung Kumar 

CAST: 
Randeep Hooda ........... Sarbjit 
Aishwarya Rai ........... Dalbir 
Richa Chadda .......... Sukhpreet
Darshan Kumar .......... Awais Sheikh

COLONNA SONORA : Jeet Ganguly / Amaal Mallik /Tanish Bagchi / Shail - Pritesh/ Shashi Shivam 

29 aprile 2014

HIGHWAY




Highway è stato concepito per rimanere indigesto, per graffiare sulla pelle, per far risuonare le sue parole, e le sue grida nella sala cinematografica anche dopo ore, quando ormai la stanza sarà buia e vuota. Un film che può venir facilmente snobbato, criticato, scansato neanche fosse un cucchiaio di medicina, e che forse non si vorrà iniziare una seconda volta, come tutte le cose che fanno male.  


TRAMA
Veera (Alia Bhatt), figlia di un ricchissimo uomo d’affari di Delhi, viene presa in ostaggio durante un furto d’auto e trattenuta da un gruppo di malviventi guidato da Mahabir (Randeep Hooda). Prima di poter chiedere il riscatto alla famiglia della ragazza il gruppo deve far perdere le sue tracce e sfuggire ai controlli della polizia.


La storia si costruisce sull’evoluzione, e sulla caduta, degli opposti. Situazioni, paesaggi e personaggi che sembrano essere agli antipodi, ma solo a un primo sguardo. La narrazione va avanti e i veli si strappano uno ad uno, mostrando una realtà nuda, e non più confusa dalle apparenze, dai luoghi comuni e dal perbenismo. Allo stesso modo Veera e Mahabir, divisi da una spaccatura profonda, scavata dalla società e dalle circostanze, appaiono sempre meno in conflitto e sempre più uguali, dal momento in cui si dimentica tutto il resto e si lascia alla spalle la realtà.
La strada che i personaggi percorrono senza una destinazione è un tragitto che guida lentamente verso la riconciliazione con se stessi. Il regista mette in piedi una situazione falsa al fine di mostrare qualcosa di vero, una narrativa a più strati. Se ad un primo livello c’è il gioco degli opposti, lo strato successivo è lo scontro tra il dentro e il fuori. Luoghi chiusi ed emozioni chiuse, spazi aperti e grida che vengono da dentro, silenzi imposti dalla società e urla mascherate nel silenzio.  Non c’è amore, non c’è fisicità, l’incontro tra i personaggi si basa sulla condivisione. Si capovolgono i concetti di paura, pericolo e brutalità. Dove si nascondono veramente questi tre elementi? Qual è il punto di partenza dalla fuga? Veera e Mahabir  stavano fuggendo prima, nell’accettazione passiva degli eventi, o dopo, nel momento in cui perdono la ragione e smettono di abbassare la testa?
Perdere la ragione si può, e non è affatto infrequente, delle motivazioni possibili sono pieni libri e sceneggiature di tutto il mondo, l’uomo è forse naturalmente destinato alla follia, se cerca di arginarsi, e di inscatolarsi, lo fa perché non ha altra scelta, solo così potrà continuare ad essere segretamente folle, e farlo nel luogo più nascosto di sé.  Forse quando si guarda in faccia il proprio dolore, o quando si asciugano dal viso lacrime di felicità, ci si sente un po’ più vicini a una dimensione liberatoria di follia, un’area quasi sacra dove niente è come dovrebbe e dove si è lontani da tutto, un po’ come Veera e Mahabir tra le montagne.
I due attori protagonisti mi hanno sorpresa, seppur in modo diverso.  Non mi aspettavo un performance così matura da parte di Alia e nemmeno dei cambiamenti così profondi in Randeep Hooda. Se la ragazza sembra appena emersa da un bagno in una fonte miracolosa, Randeep abbandona completamente la sua immagine da sciupafemmine e si trasforma fino ad essere irriconoscibile. Non si tratta di trucco di scena ma di impegno e di dedizione profonda al suo personaggio. Dopo questo film temo che sarà davvero difficile poter parlare male di lui o continuare a considerarlo un attore “di cornice”.
Il viaggio può rivelarsi più importante della destinazione ma come tutti i percorsi prima o poi deve giungere al termine. La difficoltà maggiore nel realizzare un film di questo tipo è riuscire a trovare il modo di chiuderlo, e farlo senza perdere il controllo o addolcire troppo la pillola. La domanda “come finirà?”  mi ha martellato la testa durante tutta la seconda parte. Immaginavo che il finale sarebbe stato il punto debole del film ma tra le varie ipotesi possibili quella scelta dal regista è stata forse la meno peggio.  
Imtiaz Ali non fa che confermare il suo talento e continua a sperimentare senza paura. Il film non è un road movie, non è una pellicola d’azione, non è una storia romantica, non è un dramma sentimentale. E’ forse il film dei NON E’.  Highway è semplicemente la strada, il movimento, il canale di uscita delle emozioni represse, la pagina del passato che si legge ad alta voce e poi si strappa, la felicità di trovare qualcuno che, anche se solo per poco più di un istante, riesca a guardare nella stessa direzione.
Le contraddizioni e i conflitti di Highway mi hanno fatto pensare a un racconto di Herman Hesse intitolato proprio Dentro e Fuori, credo che queste frasi, prese umilmente in prestito da uno dei miei autori preferiti, possano avvicinarsi in qualche modo a questo lavoro (per me capolavoro) di Imtiaz Ali. “Scambiare fuori e dentro, non per costrizione, non soffrendo come hai fatto tu, ma liberamente, volontariamente. Chiama il passato, chiama il futuro: ambedue sono in te! Oggi sei stato schiavo del tuo intimo. Impara a esserne padrone”.

Il mio giudizio sul film :  ****1/2   4,5/5

ANNO : 2014

REGISTA: Imtiaz Ali

CAST : 
Alia Bhatt ........................... Veera Tripathi
Randeep Hooda .................... Mahabir Bhati

COLONNA SONORA : A.R. Rahman

PLAYBACK SINGERS :  A.R. Rahman, Jonita Gandhi, Sunidhi Chauhan, Sweta Pandit, Sultana Nooran, Jyoti Nooran, Lady Kassh, Suvi Suresh, Krissy, Zeb, Alia Bhatt


QUALCOS'ALTRO : 
Il film è stato proiettato (in anteprima) durante la 64a Edizione del Berlin International Film Festival.  Maggiori informazioni, e photo galleries  (gustose soprattutto per il pubblico femminile), negli articoli pubblicati da Cinema Hindi nella sezione Breaking News.
Non dimentichiamoci che Randeep Hooda (anche se in questo film fa di tutto per non darlo a vedere) è uno degli uomini più sexy e arrapanti del pianeta Terra. Gustiamoci ancora una volta questa intervista segnalata da Cinema Hindi.  Randeep Hooda : intervista e video . 
Karan Johar, durante la quarta edizione del suo show televisivo Koffee with Karan ha chiesto a tutti i suoi celebri ospiti la domanda: "Alia or Parineeti, the brighter future?" Senza nulla togliere a Parineeti, dopo la visione di questo film mi aspetto di avere un sogno questa notte dove Karan mi pone la stessa domanda e io rispondo "Alia, Alia, Aliaaaa!!!!"

28 maggio 2013

MURDER 3



Ancora una volta il casato Bhatt si mantiene fedele al suo format e non interrompe la produzione seriale dei propri cavalli di battaglia (Jannat, Murder, Jism e quant’altro), impiegando un budget relativamente basso, scritturando un attore avvenente (a scelta tra Randeep Hooda e Emraan Hashmi) e un ventaglio di attrici tanto anonime quanto poco vestite. A volte il cocktail funziona, altre volte invece no. Il terzo capitolo della saga sexy – sanguinolenta si mostra nettamente migliore dell’episodio che l’ha preceduto, rubate o meno che siano le idee di partenza Murder 3 è un thriller discreto che mantiene fede ai suoi compiti: sorprendere e intrattenere gli spettatori, proporre immagini procaci e sensuali senza scordarsi di includere canzoni melodiche e duetti romantici tipicamente bollywoodiani. 

TRAMA 
Nisha (Sara Loren) si lascia sedurre da un fotografo emergente dal fascino maledetto (Randeep Hooda) ma non conosce il suo passato e ciò che ne è stato della sua ex fidanzata (Aditi Rao Hydari) misteriosamente svanita nel nulla. 

Da un film che si chiama Murder 3 il minimo che ci si può aspettare è che ci scappi il morto. Ma il morto dov’è? E soprattutto qual’è? Se i cadaveri purulenti erano in sovrabbondanza in Murder 2 qui i corpi paiono invece in perfetta forma, rosei , freschi e più vivi che mai. A togliere il sonno non saranno colpi di scena o immagini crude ma il sex appeal di Randeep Hooda, ancora una volta in veste tombeur de femmes, ancora una volta amante sexy e senza cuore, ancora una volta a torso nudo sullo schermo e pronto a copulare con ogni essere vivente dotato di organi riproduttivi. Dobbiamo continuare ad accontentarci di una visione parziale del corpo statuario di Randeep, ma non disperiamo, altri due o tre film prodotti dai Bhatt e gli verrà imposto il nudo integrale da copione. Molti stanno vivendo per vedere questo giorno. 
La storia diviene un optional e molto spesso una cornice tra due o tre bedroom scenes riprese di lato, con l’attore maschile in piena attività e l’eroina dalla schiena nuda, ansimante tra le lenzuola. Lo stesso schema ha fatto vendere anche film che non valevano molto ma lo scorso anno la benedizione dei Bhatt si è interrotta e sono piovuti i primi flop. Se Murder 2 è stato un insuccesso, allora perché girare Murder 3? Proprio mentre credevo che il terzo capitolo non avesse niente da offrire ho dovuto ritrattare i miei pregiudizi. E’ stato piacevole scoprire che la pellicola non è per niente da buttare, i personaggi sono a loro modo interessanti, anche se Sara Loren è espressiva come uno stoccafisso dissalato la naturalezza di Aditi Rao Hydari riesce a compensare il vuoto. La trama introduce numerose false piste nell’intento di sviare e disinformare per rendere più gradita la sorpresa finale. Le protagoniste non diventano prede o vittime innocenti ma si mostrano fredde e crudeli come non mai, perversione femminile, gelosia e una forte vena di masochismo in un triangolo pericoloso che abbraccia sesso, soldi e competizione. 
Sicuramente è più comodo, mettere in piedi un thriller dando tutto lo spazio ad un maniaco pazzoide (come avvenne nel triste episodio che ha preceduto questo film) piuttosto che creare tensione attraverso due personaggi femminili patinati ma anche sadici e impietosi a seconda delle circostanze. Aver resistito alla tentazione di ricorrere a plot più ovvi ha premiato il debuttante Vishesh Bhatt che a conti fatti firma un esordio dignitoso. [Allarme Spoiler]  Certo poi bisogna tollerare alcune esagerazioni, come il fatto che uno esca per scattare due foto e si ritrovi ad accarezzare giaguari vivi neanche fossero gattini, che una donna appena scampata alla morte, affamata e disidratata, invece che precipitarsi sul frigo perda tempo a guardare le foto del suo ex con un’altra, o che un’oca giuliva che non ha mai capito un’acca diventi improvvisamente più astuta di Sherlock Holmes. Meglio non andare a cercare il pelo nell’uovo e prendere il film semplicemente per quello che è: un passatempo ben confezionato. 

 Il mio giudizion sul film : **1/2 2,5/5

 ANNO: 2013
 REGIA : Vishesh Bhatt

 CAST: 
 Randeep Hooda …………………… Vikram 
Aditi Rao Hydari ………………….. Roshni 
Sara Loren ………………………. Nisha

COLONNA SONORA : Pritam
PLAYBACK SINGERS: KK, Shafqat Amanat Ali, Mustafa Zahid, Nikhil DSouza.

22 agosto 2012

JISM 2





Ipotesi sulle genesi del controverso (sulla carta) Jism 2 , ovvero, La verità secondo Gilda.
Qualche mese fa Randeep Hooda aveva rivelato ai media di aver alzato il gomito per rendere il suo personaggio in Jannat 2 molto più realistico nei modi e negli atteggiamenti. Oggi ogni dubbio sulla veridicità di questa affermazione sparisce, l’attore nel set era ubriaco sul serio, e fuso al punto da non essere troppo sicuro su come trascinarsi dalla sedia al lavandino. In questo momento di debolezza psico/ fisica, qualcuno si è avvicinato a Randeep con carta e penna,  gli ha buttato un secchio d’acqua in faccia giusto perché potesse aprire le palpebre,  gli è stato messo in mano un contratto e tempestivamente mostrata una foto di Sunny nuda in compagnia dei suoi vibratori rosa shocking. Una sola parola :  firma.  Ecco come nacque Jism 2 ed ecco perchè il desideratissimo Bronzo di Riace si ritrovò nell’allegro baraccone.


TRAMA
Izna (Sunny Leone) entra in discoteca in reggicalze e seduce uno sconosciuto (Arunoday Singh),  i due finiscono a letto  in tempo record, le presentazioni sono rimandate al mattino. Buongiorno io sono una porno star che fugge dal passato. Buongiorno a te, io sono un agente segreto sulle tracce di un famigerato assassino. Accetteresti un pericoloso incarico, nel quale le possibilità di restare viva equivalgono al 2%, in cambio di un succoso assegno? (Che se muori prima però non avrai modo di spendere)?  La risposta è si? Ok. Il criminale da far fuori a colpi di scollature e promesse sessuali è Kabir  (Randeep Hooda), che ironia della sorte è proprio il suo ex fidanzato. Il killer, nonostante fracassi la gente con il machete di giorno, al calar della sera non perde l’abitudine di suonare il violoncello e dedicarle canzoni d’amore.  Izna accetta l’incarico ma mantiene per tutto il tempo una faccia da ebete.  Che lavoro ingrato sedurre uno degli uomini più sexy del mondo.


Ci sono tanti fattori che rendono Jism 2 un prodotto agghiacciante, ma uno in particolare :  la storia fa ridere, e fa ridere di brutto. Va di traverso la bibita gassata, i pop corn finiscono nel naso, una cosa piuttosto imbarazzante se l’intento era creare un film erotico che avrebbe dovuto scatenare ben altro . Facile prevedere che gran parte del pubblico tra il primo e il secondo tempo si sia recato in toilette per una sosta, ma non siate troppo maliziosi (nè ottimisti) la verità è che la gente si stava pisciando sotto dalle risate e non poteva aspettare. Soprattutto ci si sente delusi perché la sensualità promessa dai trailer è del tutto assente o tagliata, Hooda non ha uno straccio di personaggio e nemmeno troppe possibilità di deliziare con il suo sex appeal, Arunoday Singh pare uscito da un episodio pilota di Derrick e la Leone fa piangere per la sua inadeguatezza, lasciando ai maschietti solo il ricordo della sua augusta e mirabile carriera in guepierre. Se i dialoghi sono degni di un serial in costume con parrucche e crinoline  la trama è così esile che anche i precedenti registi statunitensi di Sunny avrebbero saputo arricchirla e renderla più avvincente. Resta il mistero su come Randeep Hooda  (che oltre ad essere figo è un bravo attore, ricordiamocelo) sia finito nel cast di un simile scempio. La mia ipotesi potrebbe essere materialmente confermabile.
Ma parliamo di Sunny Leone, ovvero il buco con l’indocanadese intorno, la porn star dell’anno (?) del decennio (?) insomma tanta roba per gli appassionati del genere e molto poca per chi invece preferisce il cinema e pretende che un’attrice oltre che mugugnare sappia recitare,  o almeno far credere di non essere capitata lì per caso.  Il suo nome è stato scelto per ovvi fini commerciali, dopo che la copia dell’organo della Silicon Girl si è rivelato un articolo richiestissimo nei negozi specializzati degli States si è ben pensato di farle vendere dell'altro, una cosa a caso: un film.  Il clamore della sua partecipazione alle riprese, dei suoi photoshoot in micro bikini, del suo arrivo all’aeroporto di Mumbai e delle interviste rilasciate hanno giovato alla promozione della pellicola ma il castello di carte è crollato dopo i primi quindici minuti di proiezione. Jism 2 ha costruito la sua fama dietro a una promessa di disobbedienza, e alla volontà di shoccare con un film  presumibilmente erotico (e presumibilmente di buon gusto)  girato da una regista donna e il cui protagonista maschile è uno degli uomini più sexy che mai abbiano calcato le scene. Scordatevelo. Le promesse erano false, la  delusione si fa clamorosa.  Tuttavia, nonostante  il tonfo alla pellicola restano ancora due primati : quello di contenere i dialoghi più scemi e ridondanti che siano mai stati scritti e il finale peggiore  mai pensato,  immagino che coloro che hanno assistito alle riprese abbiano dovuto mordersi a sangue l’interno della bocca per evitare di scoppiare in una squaqquarata sonora, come si faceva a scuola di nascosto del professore.

Inutile piangere sul latte versato, e sul lato B non mostrato,  Jism 2 avrebbe anche potuto funzionare…

1)      Se
Fosse stato  girato un film per soli adulti con Hooda e la Leone impegnati in scene più fantasiose, stuzzicanti e soddisfacenti di quelle mostrate sullo schermo, magari accompagnate da un briciolo di trama, che non guasta mai. Dove erano i giochi hot tanto decantati? Perchè privare le spettatrici di uno sbavamento copioso, portato ai massimi storici, di fronte all'esplosione del lato più selvaggio e caliente di Randeep?

2)      Se
L’identità della vera porn star e sex symbol del film fosse stata riconosciuta fin dall’inizio: Randeep Hooda. Il solo e vero "Jism" in questione era il suo. Lui,  scultoreo ed egregio Marcantonio bollywoodiano è un autentico capolavoro di maschietà, un voce erotica, un corpo degno di scatenare le fantasie più bollenti e quell'aria vagamente da stron*o che tanto infastidisce quanto eccita.

3)      Se
Sunny Leone fosse stata espressiva almeno la metà di quanto solitamente lo è nei suoi video erotico - motivational. Dove sono gli sguardi letali e le mossette da vamp sulle quali ha costruito un’intera carriera? Possibile che i giocattoli di gomma siano più meritevoli di desiderio dei due attori di Jism 2? Passi Arunoday Singh che ha l'occhio del pesce lesso.. ma Randeep Hooda??????? Niente???? Neanche un po' ???????? Cara Sunny se avevi bisogno di aiuto bastava una telefonata, non avere paura di disturbare. 


Il mio giudizio sul film *  1/5   

Da premiare : Il coraggio di Randeep Hooda e il duro lavoro dell'autore del montaggio dei trailer promozionali.

Da bocciare: Tutto il resto



ANNO: 2012
REGIA: Pooja Bhatt
TRADUZIONE DEL TITOLO: Corpo

CAST:
Sunny Leone …………….. Izna
Randeep Hooda …………… Kabir
Arunoday Singh ……………….. Aayan

COLONNA SONORA: Arko Pravo Mukherjee / Mithoon
PLAYBACK SINGERS:  KK, Shreya Ghoshal, Ali Azmat, Rushk, Sonu Kakkar, Unoosha


13 dicembre 2011

SAHIB BIWI AUR GANGSTER



Tigamanshu Dhulia, già noto per aver firmato la regia di Shargid, con Sahib Biwi aur Gangster diviene pittore di uno scenario decadente e passionale, un triangolo morboso di sesso e gelosia tra le pareti di una haveli più austera che regale. Il film è d’effetto e seduce al primo sguardo, lo storia falsamente pacata tradisce da subito un forte odore di benzina, tutto è pronto ad incendiarsi ad un minimo contatto con il fuoco.


TRAMA
Babloo (Randeep Hooda), autista al servizio di una famiglia nobile con implicazioni malavitose, è l’amante segreto di Madhavi (Mahi Gill) la moglie del padrone frustrata dalla mancanza di attenzioni del marito (Jimmy Shergill) che di notte visita la sua cortigiana, il giovane però mira molto più in alto e da giocattolo nelle mani di una donna annoiata vorrebbe trasformarsi in leader dell’intera proprietà.


Stucchi scrostati, pareti annerite e fiori marci, stanze che sanno di alcol e fumo, nascosta nella selva ed ingrigita dagli anni la vecchia dimora nobiliare sembra un corpo il lenta decomposizione, nemmeno i divertimenti sessuali e le ambizioni di potere riescono a colmarne il vuoto, la crisi economica e il silenzio incessante. Sahib Biwi aur Gangster non è un film d’azione in senso stretto ma ogni sequenza si dimostra un attimo saliente, il narratore incuriosito ed eccitato guida la storia con ambiguità verso un non-finale, i personaggi si lasciano possedere dai loro lati oscuri, non si svelano, degenerano nelle proprie passioni e debolezze.
Randeep Hooda , Mahi Gill e Jimmy Shergill compongono un triangolo incandescente e distruttivo. Il profilo di Madhavi distesa sul letto ricorderà la ricerca di attenzioni di Chote Bahu in Sahib Biwi aur Ghulam ma questa volta la moglie tradita, sontuosamente avvolta in seta e gioielli, non sarà la vittima quanto il carnefice della storia, l’elemento da nascondere e sopprimere diviene un serpente che uccide nel suo abbraccio. Il classico a cui si ispira aleggia sopra al film come uno spettro, il regista interpreta in modo originale alcuni spunti e atmosfere del capolavoro di Abrar Alvi & Guru Dutt ma smentisce tutto creando situazioni opposte. Dalla pellicola in bianco e nero viene ripreso lo schema base dei personaggi: un servitore di umili natali assoldato dal signorotto dell’haveli, un nobile che si culla nella sua decadenza e si intrattiene con una cortigiana, una moglie dimenticata schiava dell’alcolismo, una ragazza vivace al servizio della famiglia che crea un legame di amicizia/attrazione con il protagonista. L’identità di tutte le figure si disegna da una storia già nota ma si evolve in modo assolutamente autonomo e nuovo, i dialoghi più che drammatici si rivelano ricchi di doppi sensi e umorismo nero. Malgrado la colonna sonora non sia troppo efficace l’ottima messa in scena e le interpretazioni continuano a stregare, tra attrazioni letali, pericoli e depistaggi la trama avanza senza passi falsi e compie un’impetuosa ascesa.

Il mio giudizio sul film : **** 4/5



RECENSIONI

HIDUSTAN TIMES ***1/2  3,5/5
Randeep Hooda, il raffinato attore protégé di Naseeruddin Shah, possiede un solido talento per la recitazione, sprecato in passato in pellicole di terza classe. Sahib Biwi Aur Gangster gli rende finalmente giustizia. Randeep si rianima con una performance convincente e sicura in un film un po' teatrale e un po' sovraccarico da un punto di vista drammatico. E' la sceneggiatura ad emergere e a mantenere viva l'attenzione del pubblico, con i suoi intrighi e i suoi colpi di scena. Una sceneggiatura che possiede anche logica a sufficienza da non imbarazzare l'intelligenza dello spettatore. Il titolo della pellicola si ricollega a Sahib Bibi Aur Ghulam di Guru Dutt, ma ricorda maggiormente Maqbool di Vishal Bhardwaj, forse per quel senso generale di storia tragica simile aMacbeth, o forse per l'attrice protagonista, Mahie Gill, che assomiglia in modo sfacciato a Tabu (però con metà della sua bravura). SBAG è ammirevolmente ispirato.
Mayank Shekhar, 29.09.11  (Testo originale)


THE TIMES OF INDIA **** 4/5
Sahib Biwi Aur Gangster è un adattamento del classico di Guru Dutt Sahib Bibi Aur Ghulam, la cui storia viene rielaborata e ambientata in un contesto di nobiltà in decadenza e doppio gioco criminale. Il film è assolutamente da vedere per due ragioni. La prima: è intriso di atmosfere e umori che creano un nuovo mondo, in qualche modo familiare ma del tutto intrigante. Un quadro dalle tonalità color seppia che avrete ammirato diverse volte nei musei e nei palazzi storici. In mezzo al nulla vivono l'arrogante discendente reale e la sua tempestosa consorte, altrettanto altezzosa. La tragedia e l'ironia rivestono le mura della magione, ma sembra che nessuno sia in grado di leggerne i segnali. La seconda ragione risiede nelle affascinanti interpretazioni. Jimmy Shergill, Mahie Gill e Randeep Hooda costituiscono un trio seducente che coinvolge grazie all'imprevedibilità delle sue azioni. Il regista Tigmanshu Dhulia possiede un occhio allenato per i dettagli, e costruisce con meticolosità l'evoluzione dei suoi personaggi. Shergill è il ritratto perfetto e vigoroso del potere sull'orlo della caduta. Mahie Gill è la quintessenza della donna enigmatica che ha raffinato l'arte del sotterfugio e della finzione. Randeep Hooda è la ciliegina sulla torta: davvero ipnotizzante nel ruolo del piccolo opportunista e arrampicatore sociale privo di scrupoli. SBAG è un dramma finemente realizzato, con un ritmo da thriller, che cattura l'attenzione del pubblico. Godetevi l'esperienza di una storia rivisitata e ben raccontata. Non vi piace il cinema banale? Allora apprezzerete la diversità di SBAG.
Nikhat Kazmi, 29.09.11 (Testo originale



ANNO: 2011

TRADUZIONE DEL TITOLO : Il signore, la signora e il gangster

REGIA : Tigamashu Dhulia


CAST
Randeep Hooda ……………. Babloo
Mahi Gill …………………. Madhavi
Jimmy Shergill ………………. Aditya Pratap Singh
Deepal Shah ……………….. Suman
Shreya Narayan ……………… Mahua
Vipin Sharma ……………….. Gainda Singh



La COLONNA SONORA nasce dalla collaborazione di vari artisti : Amit Sial, Sunil Bhatia, Jaidev Kumar, Anuj Garg, Abhishek Ray, Ankit Tiwari, Mukhtar Sahota

PLAYBACK SINGERS: Shreya Goshal, Parthiv Gohil, Babbu Mann, Shail Hada, Rekha Bhardwaj, Vipin Aneja, Ankit Tiwari, Arif Lohar, Debojit Saha.

SITO UFFICIALE DEL FILM  Sahibbiwiaurgangster.com 


QUALCOS'ALTRO: 

Tigmanshu Dhulia è l'autore della sceneggiatura di Dil Se di Mani Ratnam, è stato direttore del casting per Bandit Queen di Shekhar Kapoor. Il prossimo lavoro del regista sarà Paan Singh Tomar, con Irfaan Khan, già presentato all'edizione 2010 del British Film Institute London Film Festival.

Video del Success Party a cui hanno preso parte le star e alcuni ospiti

Trailer del film.

Brevi interviste a Mahi Gill, Jimmy Shergill e Randeep Hooda : Radio Mirchi, Newsxlive, Talking Cinema with Taran Adarsh ((Parte 1, Parte 2, Parte 3)