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08 agosto 2011

LAFANGEY PARINDEY



La collaborazione con Yash Raj Films sembra non portare fortuna al regista Pradeep Sarkar. Dopo Parineeta, lo scintillante debutto prodotto da Vidhu Vinod Chopra, Sarkar ha diretto per la Yash Raj due film piuttosto deboli: Laaga Chunari Mein Daag (trasmesso da Rai Uno doppiato in italiano col titolo La verità negli occhi, ad oggi al terzo posto per numero di spettatori fra le pellicole hindi proposte dal canale televisivo) e Lafangey Parindey. Nel 2010 un nutrito numero di film prevedeva personaggi afflitti da problemi di salute. Alcuni sono stati realizzati in modo soddisfacente (My name is Khan), anche quando non hanno incontrato il favore del pubblico (Karthik calling Karthik, interpretato da Deepika Padukone). Altri meno (Lafangey Parindey, Aashayein, We are family, Guzaarish). L'argomento è per sua natura delicato e sensibile, ma sembra che a Bollywood gli sceneggiatori tendano ad affrontarlo con superficialità, in alcuni casi addirittura offensiva, trattandolo come mero espediente al servizio di una maggiore drammatizzazione della storia. Persino due registi molto dotati come Nagesh Kukunoor e Sanjay Leela Bhansali - che in passato ci avevano regalato gli emozionanti Iqbal, Khamoshi e Black - l'anno scorso con Aashayein e Guzaarish hanno decisamente commesso un passo falso.

Lafangey Parindey non è spiacevole da guardare, e gli attori non deludono. L'inizio è promettente. La colonna sonora discreta. Kay Kay Menon è sempre grande. Nei numeri di pattinaggio le controfigure sono i campioni italiani Sara e Patrick Venerucci, che si producono in coreografie create da Sandro Guerra. Ma col procedere della narrazione la pellicola diventa implausibile e ripetitiva. Inoltre il personaggio di Pinky, anche se non del tutto scontato, è comunque scarsamente approfondito da un punto di vista psicologico. Pradeep Sarkar conferma la sua preferenza per le figure femminili, procedendo quindi contro corrente rispetto alla quasi totalità dei registi hindi, ma, con l'esclusione di Parineeta (la cui sceneggiatura è tratta da un'opera letteraria), l'esito non è mai incisivo. Le sue eroine si pongono fuori dal coro in modo inautentico e talora fastidioso. Anche da un punto di vista tecnico LP è lontano anni luce dallo splendore visuale e dalla perfezione di Parineeta, così come lo è Laaga Chunari Mein Daag (con l'esclusione delle sequenze iniziali girate a Varanasi). La regia risulta nel complesso poco accattivante, e non mitiga gli errori contenuti nella sceneggiatura.

TRAMA

Nandu (Neil Nitin Mukesh) è un pugile non professionista che combatte ad occhi bendati in incontri clandestini gestiti da Usmaan Bhai (Piyush Mishra), il boss mafioso del quartiere popolare in cui vive. Pinky (Deepika Padukone) lavora come commessa in un grande magazzino, ma sogna di diventare una pattinatrice professionista. Nandu, in fuga durante un inseguimento, investe con l'auto Pinky. La ragazza perde la vista ma non la sua determinazione.

RECENSIONI

The Times of India: ***
In Lafangey Parindey viene rappresentato una volta di più il mondo familiare dei bhai e dei pugili. La familiarità nella sceneggiatura e nei personaggi rema contro la terza storia d'amore di Pradeep Sarkar (dopo Parineeta e Laaga Chunari Mein Daag). In LP prevale un senso di déjà-vu. Ma le performance sollevano il film dalla sua mediocre, prevedibile sceneggiatura. Neil Nitin Mukesh recita con misurato slancio senza risultare isterico. Deepika Padukone emoziona. Piyush Mishra è abile a condire con zelo maniacale i suoi ruoli. Sfortunatamente il suo personaggio rimane in qualche modo non sviluppato. La colonna sonora di R. Anandh e le coreografie nei numeri di pattinaggio di Bosco-Ceasar (*) contribuiscono a rendere LP piacevole da guardare. Ma ci voleva un pizzico di verve in più.
(*) Informazione errata. Il coreografo in quelle sequenze è Sandro Guerra. (Nota di Cinema Hindi).
Nikhat Kazmi, 20.08.10

Hindustan Times: *1/2
Il tapori esiste più al cinema che nella città che i film vorrebbero rappresentare. Paticamente nessuno a Mumbai si esprime con questo slang da strada creato dagli sceneggiatori (e che ancora funziona a livello umoristico). Neil Nitin Mukesh è sincero. Deepika Padukone è coraggiosa. Lafangey Parindey vorrebbe essere una pellicola sulla danza, ma offre pochi numeri danzati, e la colonna sonora sembra presa in prestito da Rock on!! e da Wake up Sid!. LP vorrebbe anche essere una gangster-story, e una storia di boxe. Non vale la pena indagare oltre. La sovraccarica confusione non finisce qui. Il regista, con Laaga Chunari Mein Daag, tentò di catturare l'attenzione delle casalinghe. Ora mira ad un pubblico giovane.
Mayank Shekhar, 20.08.10

Cinema Hindi: **
Punto di forza: Kay Kay Menon, anche se il suo è solo un cameo.
Punto debole: la sceneggiatura e la regia.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Deepika Padukone - Pinky
* Neil Nitin Mukesh - One-shot Nandu
* Kay Kay Menon - Anna (special appearance)
* Piyush Mishra - Usmaan Bhai
* Juhi Chawla - special appearance
* Jaaved Jaaferi - special appearance

Regia: Pradeep Sarkar
Soggetto, sceneggiatura e dialoghi: Gopi Puthran
Colonna sonora: R. Anandh. Ronit Sarkar, il figlio allora diciottenne di Pradeep Sarkar, ha interpretato la title track. All'età di 16 anni il ragazzo entrò nella band Icecream Truck della quale fa parte tuttora.
Coreografia: Bosco-Caesar (3 idiots), Sandro Guerra (per le sequenze con i pattini)
Fotografia: N. Nataraja Subramanian (Parineeta)
Montaggio: Sanjib Datta (Dor)
Traduzione del titolo: perditempo, anche se in diverse occasioni il cast ha spiegato che il titolo qualifica i due protagonisti del film come personaggi che intendono vivere in base alle proprie regole.
Anno: 2010
Awards:
* Golden Kela Awards: il peggior titolo del 2010.
Sito ufficiale, nel quale si possono consultare i testi hindi delle canzoni
Canale ufficiale in YouTube

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* Hindustan Times, 07.09.10: lunga intervista concessa da Neil Nitin Mukesh nella quale scopriamo che il suo nome di battesimo fu scelto da Lata Mangeshkar in onore di Neil Armstrong, e che l'attore ama Nuovo Cinema Paradiso.
* Video: Making of Lafangey Parindey, prima e seconda parte
* Video: intervista a Pradeep Sarkar
* Video: intervista a Neil Nitin Mukesh
* Video: intervista a Deepika Padukone
* Video: live video chat con Neil Nitin Mukesh e Deepika Padukone
* Video: presentazione della colonna sonora, con Pradeep Sarkar, Neil Nitin Mukesh e Deepika Padukone. Prima e seconda parte.
* Bollywood Hungama: lista dei link a tutti gli articoli e video dedicati a Lafangey Parindey

CURIOSITA'

* Lafangey Parindey si ispira a Castelli di ghiaccio e a Kinara (1977) di Gulzar.
* Sia Deepika che Neil, prima dell'inizio delle riprese di LP, hanno frequentato per alcuni mesi un corso di pattinaggio e (il solo Neil) di guida estrema in moto. L'attore ha girato la maggior parte delle scene pericolose senza ricorrere ad una controfigura, ferendosi spesso.
* Lo show televisivo di cui si parla nel film è il celebre India's got talent. Deepika e Neil hanno partecipato alla puntata andata in onda il 13 agosto 2010 (video) interpretando i personaggi di LP. La giuria era composta da Sonali Bendre, Sajid Khan e Kirron Kher.
* Riferimenti a Bollywood: Dhoom 2 - Back in action, Tashan, Bunty Aur Babli, Disco Dancer, Kareena Kapoor, Abhishek Bachchan, Amitabh Bachchan, Aishwarya Rai, Shahid Kapoor.
* Riferimenti all'Italia: uno dei personaggi sfoggia una felpa con la scritta Italia. Una scena è ambientata in uno dei locali della catena Barista di Lavazza. Nei titoli di chiusura si ringraziano Sara e Patrick Venerucci.
* Film che trattano lo stesso tema: Aryan, Apne e Lahore affrontano l'argomento della boxe. In Black e in Fanaa le protagoniste sono non vedenti. LP si ispira a Kinara.

GOSSIP & VELENI

* Neil non aveva mai baciato nessuna partner sullo schermo, nè intendeva farlo con Deepika in LP. Dopo lunga opera di persuasione, l'attore si è finalmente deciso.
* Deepika, dal canto suo, era terrorizzata all'idea di afferrare un volatile con le mani (video)...


Da sinistra: Sara Venerucci, Neil Nitin Mukesh, Patrick Venerucci e Sandro Guerra

Deepika Padukone e Patrick Venerucci

13 luglio 2011

BENNY AND BABLOO



Benny and Babloo è un prodotto molto semplice (e semplicistico) che ricorda i melodrammoni italiani degli anni quaranta e cinquanta del secolo scorso. L'inizio è dignitoso, con qualche siparietto divertente. In seguito però la narrazione vira verso il patetico, tradendo l'intenzione del regista di denunciare pregiudizi e vuoto morale. Il film diventa ripetitivo, lacrimoso, scontato, superficiale, a tratti anche imbarazzante. Rajpal Yadav e Kay Kay Menon sono bravi e sostengono da soli la pellicola, malgrado la performance di Menon (superbo attore) risulti un filo spiritata. Rajpal, dal canto suo, nei ruoli drammatici o comunque non marcatamente comici (Chandni Bar, Yeh Mera India) è sempre naturalissimo. A proposito di Chandni Bar: preferiamo evitare qualunque confronto con Benny and Babloo.

TRAMA

Benny (Kay Kay Menon) e Babloo (Rajpal Yadav) sono due amici che dividono lo stesso appartamento. Benny lavora in un lussuoso hotel a cinque stelle, Babloo in un dance bar. Non tutto è come sembra: la direzione dell'albergo consente un traffico di droga e di prostituzione per accontentare le richieste dei suoi facoltosi clienti; le ballerine del locale di Babloo si rivelano brave ragazze dedite alla famiglia.

RECENSIONI

The Times of India: **
Pronti per lo scontro fra alta e bassa società? Benny and Babloo potrebbe essere interessante se solo non fosse così pieno di cliché. I ricchi sono rappresentati come privi di morale, i meno abbienti come persone che si aggrappano all'onore e all'umanità a dispetto della loro lotta per la sopravvivenza. BAB è troppo moralista e affrettatamente critico. Rajpal Yadav e Kay Kay Menon, con i loro personaggi da uomo comune, emergono nel coraggioso tentativo di catturare l'attenzione dello spettatore, attenzione che però continua a calare.
Nikhat Kazmi, 30.09.10

Cinema Hindi: **
Punto di forza: Rajpal Yadav e Kay Kay Menon
Punto debole: tutto il resto, in particolar modo la sceneggiatura e i personaggi minori molto stereotipati.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Kay Kay Menon - Benny
* Rajpal Yadav - Babloo
* Rukshar (Allah Ke Banday) - Hema
* Anita Hassanandani (Dus Kahaniyan) - Esha
* Shweta Tiwari - Sheena
* Riya Sen - Riya

Soggetto, sceneggiatura e regia: Yunus Sajawal
Colonna sonora: Amjad Nadeem e Anand Raj Anand (Chalo Dilli)
Coreografia: Piyush Panchal (99)
Fotografia: Manoj Shaw e Kishore Kapadia
Montaggio: Nitin Rokade (Partner)
Anno: 2010

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* Bollywood Hungama, 06.09.10: video nel quale il cast presenta il film. E' in parte in hindi, ma è talmente raro catturare Kay Kay Menon lontano dal set che segnaliamo comunque il link.

CURIOSITA'

* Yunus Sajawal, qui al suo debutto alla regia, in passato ha firmato le sceneggiature di pellicole di grande successo, quali Partner, All the best: fun begins, Golmaal 3.
* Nei dance bar indiani ballerine in abiti succinti danzano al ritmo di brani bollywoodiani o comunque hindi pop e ricevono denaro dagli avventori, denaro che viene in seguito diviso con i proprietari del locale. Nessun genere di contatto fisico è ammesso. I dance bar sono preminentemente diffusi a Mumbai. Non è chiaro se oggi siano clandestini. Sembra infatti che lo stato del Maharashtra li abbia dichiarati illegali, almeno per un certo periodo.
* Riferimenti a Bollywood: Shah Rukh Khan e la superstar del cinema tamil Rajinikanth.
* Film che trattano lo stesso tema: Chandni Bar, di livello decisamente superiore, e Laaga Chunari Mein Daag. Quanto alla narrativa, suggeriamo Hotel Calcutta, romanzo da cui è stata tratta la pellicola in lingua bengali del 1968 Chowringhee.

GOSSIP & VELENI

* Rukshar è la moglie di Faruk Kabir, regista e interprete di Allah Ke Banday.
* Riya Sen è la sorella dell'attrice Raima Sen (The Japanese wife). Le due vantano, da parte di padre, invidiabili origini aristocratiche. La madre è l'attrice Moon Moon Sen, e la nonna materna è Suchitra Sen, leggenda del cinema bengali. La stampa indiana in passato attribuì a Riya Sen relazioni con John Abraham e persino con lo scrittore Salman Rushdie.

12 luglio 2010

G U L A A L


Malgrado il soggetto possa sembrare poco attraente - la politicizzazione delle università - Gulaal ammalia con la sua originalità, con una fotografia calda e sensuale, con una scenografia che intrappola e cattura. La pellicola stordisce grazie al richiamo profondo che nasconde, strega lo spettatore e lo costringe ad ammirare affascinato le sinuosità della vita, gli scoppi della passione, la brutalità della violenza, l'indolenza morale dinanzi all'ipocrisia. Gulaal è una sorta di fiaba macabra nella quale il rosso del sangue incanta.

Ma verso la metà del secondo tempo il film inaspettatamente cambia. L'incantesimo si scioglie, perdendo fascino, respiro, passione, ritmo. La sceneggiatura si sgonfia, il protagonista si affloscia, e l'angelo sterminatore del climax non convince. Restano l'inusualità del soggetto, la regia sempre sapientemente in bilico fra azione ed emozione, i dialoghi stupefacenti, l'efficace caratterizzazione dei personaggi (anche di quelli minori), le interpretazioni impeccabili.

In Gulaal Kashyap mostra una volta di più la sua ossessione per gli ambienti chiusi, notturni, illuminati da neon, curati negli arredi e nei dettagli. L'alloggio dei due studenti è un ipnotico mix di design americano e di atmosfere da Mitteleuropa. Anche la filmografia del regista sembra seguire la stessa sorte, oscillando fra il realismo americano di Black friday e le visioni allegoriche europee di No smoking, passando per la fusione di Dev D e di Gulaal. Il tutto insaporito da una (contenuta) esuberanza indiana. Gulaal pare, sino ad oggi, l'esperimento di commistione meglio riuscito, più di Dev D, la cui freddezza emotiva costituisce un handicap.

La denuncia del separatismo terrorista non è il solo tema del film. Il messaggio di Gulaal, personificato da Prithvi Bana, è contro ogni tipo di arroganza: quella fisica ma anche quella più subdola, l'arroganza intellettuale. Scritto in un periodo non facile della vita personale di Kashyap, Gulaal è il risultato di un lungo travaglio interiore e professionale. Questo probabilmente spiega il singolare fascino della pellicola: l'intenzione realista contaminata dall'introspezione psicologica è rappresentata sullo schermo da crude azioni che si trasfigurano in ammalianti visioni. E i personaggi, che si muovono fra apatia e vitalità con innocenza e crudeltà infantili, conquistano. Conquistano le vittime, con la loro nostalgica umanità. Conquistano gli aguzzini, con la loro seducente brutalità.

TRAMA

Siamo in Rajasthan. Dilip (Raj Singh Chaudhary), timido studente di giurisprudenza, incontra in uno psichedelico alloggio Ransa (Abhimanyu Singh), esuberante figlio di un aristocratico di alto lignaggio. I due stringono un'insolita amicizia, suggellata dal desiderio di vendicarsi di un oltraggio subito dagli studenti più anziani. Chiedendo imprudentemente l'aiuto di Dukey Bana (Kay Kay Menon), il sovversivo signorotto locale, Ransa si trova coinvolto in una ragnatela di politica e di violenza, finendone tragicamente vittima. Al suo amico Dilip la sorte non riserverà migliori fortune.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Kay Kay Menon che, con baffo da sparviero e sguardo acuminato, arringa la folla. Da rapire e sigillarsi con lui in un baule per ore (non telefonate, grazie).

RECENSIONI

The Times of India: ***
Anurag Kashyap si lascia alle spalle l'emozionale Dev D per un mondo altrettanto violento e caotico: quello della politica studentesca. In realtà Gulaal è stato realizzato molto prima della versione postmoderna di Devdas. Da qui la relativa irregolarità della sceneggiatura e della caratterizzazione dei personaggi, e risulta impegnativo per lo spettatore tenere il passo con la degenerazione dei sentimenti e della politica rappresentata sullo schermo. Tuttavia l'effetto risulta largamente ipnotico, poichè Kashyap una volta di più usa il cinema come un potente strumento di critica sociale. Con le ambizioni da incubo del suo protagonista (Kay Kay Menon) di cambiare la democrazia indiana in una monarchia esclusiva di una singola comunità, Gulaal diventa una critica esemplare ad ogni movimento politico contemporaneo che sostenga la supremazia di un gruppo o di una regione. Il regista crea un coinvolgente primo tempo, ma fallisce nel mantenere lo slancio nel secondo. E' la mescolanza fra macro politica e politica studentesca a costituire il nocciolo del dramma: Dilip Singh (Raj Singh Chaudhary), studente apolitico, viene involontariamente risucchiato nel vortice di sangue, odio e violenza. La ribellione dell'uomo semplice, Dilip, è l'anello più debole di una pellicola nella quale tutto corre confusamente verso un climax mal costruito. Peggio: molti personaggi sono appena abbozzati, specialmente quello interpretato da Jesse Randhawa che sembra galleggiare attraverso il film dopo una drammatica introduzione. Quanto alle performance, sono Kay Kay Menon, Piyush Mishra e Deepak Dobriyal a creare alcuni avvincenti momenti, mentre Mahie Gill affascina una volta di più col suo breve ma significativo cameo. Piyush Mishra merita una menzione speciale per i suoi potenti testi e per la musica.
Nikhat Kazmi, 12.03.09

Hindustan Times: ****
Anurag Kashyap crea uno spazio minaccioso e brutale che come un vulcano sputa fuori veleno fuso. Può essere un'esperienza opprimente, ma anche immensamente eccitante. Gulaal vi cattura già dalla prima drammatica sequenza, e cresce di potenza in un modo che può soffocare con il suo sovraccarico sensoriale, ma che mantiene le sue promesse nel climax. Ciò che rende Gulaal così avvincente è l'esaltante confluenza dei molti aspetti che compongono il film. Il drammatico montaggio di Aarti Bajaj rende taglienti le incredibili inquadrature di Rajeev Ravi. I costumi si innestano perfettamente nella scenografia. I dialoghi di Kashyap sono acuti tanto quanto la sceneggiatura. E quando la recitazione non è buona, è eccezionale. Kay Kay Menon e Aditya Shrivastava colpiscono per l'interpretazione superbamente controllata. Abhimanyu Singh dà vita al ribelle Ransa con un'arroganza pericolosamente allettante. E l'irresistibile Deepak Dobriyal costruisce un trionfo pur con un ruolo relativamente di basso profilo. Ma è Piyush Mishra - attore, musicista e compositore di testi - che lascia senza fiato con la sua ispirata follia. Sembra quasi indecente parlare di difetti per questa pellicola, ma non possiamo sfuggirli: Jesse Randhawa è dignitosa ma inadatta al ruolo; il simbolismo e le allusioni allegoriche possono essere potenti ma anche incomprensibili. Però si è pronti a perdonare tutto di fronte alla brillantezza di gran parte del film. Gulaal ha avuto una genesi lunga - sette travagliati anni - ma il ritardo se non altro ha aggiunto profondità alla storia, narrata da Kashyap con grande passione, mestiere e audacia.
Shashi Baliga, 13.03.09

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: l'incantesimo che stordisce, la regia, la fotografia, Kay Kay Menon.
Punto debole: la perdita di ritmo narrativo nel secondo tempo; il personaggio di Dilip non sempre a fuoco; Ayesha Mohan poco adatta ad interpretare il ruolo intriso di erotismo e di calcolato candore della maliarda.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Kay Kay Menon - Dukey Bana
* Raj Singh Chaudhary (Black Friday) - Dilip
* Abhimanyu Singh (It's breaking news) - Ransa
* Deepak Dobriyal (Delhi-6) - Bhati, il braccio destro di Dukey Bana
* Ayesha Mohan - Kiran, sorella di Karan e sorellastra di Ransa
* Jesse Randhawa (No smoking) - Anuja
* Piyush Mishra (Maqbool) - Prithvi Bana, fratello di Dukey Bana
* Aditya Shrivastava (Satya, Black friday) - Karan, fratello di Kiran e fratellastro di Ransa
* Mahie Gill (Dev D) - Madhuri, l'amante di Dukey Bana
* Mukesh Bhatt (Guru) - Bhanwar, il servitore di Dilip
* Pankaj Jha (Teen Patti) - Jadwal
* Anurag Kashyap (cameo)

Regia e sceneggiatura: Anurag Kashyap
Soggetto e co-sceneggiatura: Raj Singh Chaudhary
Colonna sonora: Piyush Mishra ha composto la musica, redatto i testi e interpretato alcune canzoni. La colonna sonora di Gulaal mescola in modo singolare tradizione, atmosfere folk e attualità, ironia, serietà e poesia. Alcuni brani sembrano ispirarsi alle figure popolari dei cantastorie. Vi segnaliamo i festosi Chak Mak e Rana Ji, la marcia Arambh Hai, la funebre filastrocca Ek Bakhat (titolo alternativo: Sheher), e la struggente O Ri Duniya, ispirata alla colonna sonora di Pyaasa.
Coreografia: Mansi Agarwal (Dev D)
Fotografia: Rajeev Ravi (No smoking, Dev D)
Montaggio: Aarti Bajaj (No smoking, Dev D)
Traduzione del titolo: il gulaal è la polvere colorata che, nel corso delle celebrazioni della festività della Holi, gli hindu si lanciano addosso.
Anno: distribuito nel 2009, il film ha subito una lunghissima gestazione e continui rinvii.

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* 18.03.09, The Times of India: intervista ad Anurag Kashyap
* 27.03.09, The Times of India: intervista a Raj Singh Chaudhary
* 29.03.09, The Times of India: intervista a Jesse Randhawa
* 03.04.09, Hindustan Times: dichiarazioni di Abhimanyu Singh
* Bollywood Hungama: intervista-video a Raj Singh Chaudhary
* maggio 2022, Senses of Cinema: An ominous shade of crimson: Anurag Kashyap's Gulaal, Karthick Ram Manoharan


CURIOSITA'

* Gulaal si apre con una dedica: 'Dedicato ai poeti indiani del periodo pre-indipendenza, poeti che cantarono la libertà ed ebbero la visione di un'India libera: un'India che non siamo riusciti a costruire'. Nel fotogramma successivo si legge: 'Ispirato dal brano Yeh Mahlon, Yeh Takhton, Ye Tajon Ki Duniya di Sahir Ludhianvi da Pyaasa'. La canzone citata è intitolata Yeh Duniya Agar Mil Bhi Jaaye, tratta dalla colonna sonora di Pyaasa, musica di S.D. Burman, testo di Sahir Ludhianvi (ringraziamo Pushker).
* Gulaal è stato ultimato prima di Dev D, ma la realizzazione e la distribuzione del film hanno subito rallentamenti e rinvii continui. A causa della difficoltà nel reperire i finanziamenti, gli attori e i membri della troupe hanno accettato di ricevere il compenso per le loro prestazioni solo a distribuzione avvenuta.
* Anurag Kashyap ci ha parlato di Gulaal nell'intervista esclusiva rilasciata al nostro blog: 'Ho scritto Gulaal nel 2001, nel mio periodo più arrabbiato, quando tutti i miei film venivano rifiutati e Water fu accantonato. Ebbi una grossa questione per ciò che concerneva la gestione da parte del nostro governo della libertà di espressione e per la situazione politica del Paese. Lasciai Bombay e mi recai nel Rajasthan. Nel lettore portatile avevo un solo cd, Pyaasa, e continuavo ad ascoltarlo. Da tutto ciò emerse Gulaal: una visione di come l'India fu immaginata dai poeti nel periodo prima dell'indipendenza.
* Gulaal è stato presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2009 (insieme a Dev D). Kashyap è stato membro della giuria in quell'edizione del festival. Vedi: Anurag Kashyap sul red carpet alla Mostra del Cinema di Venezia 2009.
* Rajputana era il nome che sino al 1949 indicava all'incirca l'attuale Stato del Rajasthan, il più esteso dell'Unione indiana. Rajputana significa 'terra dei Rajput'. I Rajput costituiscono uno dei più importanti gruppi della casta dei re e dei guerrieri hindu o kshatriya, ma numerosi Rajput sono di religione musulmana o sikh. I sostenitori del movimento di liberazione del Rajputana chiedono l'indipendenza dall'Unione e la fine della supremazia della casta braminica (secondo la cultura hindu, la prima e la più rilevante delle quattro caste in cui è tradizionalmente suddivisa la società indiana, ossia quella dei sacerdoti; seguono le caste kshatriya, vaishya - commercianti, artigiani, agricoltori - e shudra - i servitori), con conseguente de-sanscritizzazione della cultura locale.
* Raj Singh Chaudhary è laureato in informatica. Dopo la laurea, ha aperto un'impresa a Bangalore, ma, imbrogliato dai soci, lascia l'attività e si trasferisce a Mumbai per tentare una nuova carriera. Satya di Ram Gopal Varma - alla cui sceneggiatura ha collaborato Anurag Kashyap - spinge Raj a cimentarsi nella scrittura. Redige una bozza di Gulaal e la presenta a Kashyap, il quale stende una sceneggiatura basandosi sul soggetto ideato da Raj. Chaudhary ha anche scritto la bozza dalla quale Kashyap ha tratto la sceneggiatura di No smoking.
* Piyush Mishra è attore, compositore, cantante, scrittore e regista di teatro. Ha recitato nell'adattamento di Morte accidentale di un anarchico di Dario Fo. Ha redatto i dialoghi di The legend of Bhagat Singh, il premiato film di Rajkumar Santoshi ispirato in parte ad una pièce teatrale scritta dallo stesso Mishra. Ha interpretato pellicole quali Dil Se, Maqbool e Lahore. Ha firmato i testi dei brani delle colonne sonore di Black friday, Aaja Nachle, Tashan. Ha scritto i dialoghi di Ghajini e la sceneggiatura di Lahore. In Gulaal, oltre a recitare e a comporre la colonna sonora e i testi, ha interpretato anche alcuni brani, quali Arambh Hai e O Ri Duniya.
* Ayesha Mohan, assistente alla regia di Kashyap, pare sia stata scritturata per il ruolo di Kiran dopo il rifiuto di Antara Mali (Naach) e di Konkona Sen Sharma. Articolo originale di Hindustan Times con dichiarazioni di Ayesha.
* Aarti Bajaj è stata sposata con Anurag Kashyap. Ha curato il montaggio di Black friday, Jab We Met, No smoking, Aamir e Dev D.
* Riferimenti a Bollywood: Tabu (di cui Kashyap è un grande fan), Dilip Kumar.
* Film che trattano il tema della politica nelle università: Yuva, Haasil, Kaalbela (in lingua bengali).

20 agosto 2009

SANKAT CITY


Nel mondo sta accadendo di tutto. Un'evoluzione tumultuosa in direzioni inaspettate. Ne sentite l'energia? Arriva da lontano. L'Occidente ingrigito non ne è più il motore. Sì: nel mondo sta proprio accadendo di tutto. Ma non è qui che accade. Non dove viviamo noi.
Mumbai.
Il centro. La fucina. Il ventre e il cervello. Gli slum. Il denaro. Colossale. Frenetica. Ingorda. Formicolante. Sporca. Maleodorante. Ricca. Opulenta. Sfrenata. Criminale. Proiettata verso un futuro a noi precluso. La megalopoli tentacolare in espansione inarrestabile che trabocca di sfrontata vitalità, di avide speranze, di ingiustizie profonde. Che pulsa, ininterrottamente. E le sue pulsazioni sono un rombo che scuote il pianeta.
Mumbai. La città dei sogni. La città dei guai. Maximum City. Sankat City.
Ma cosa facciamo ancora qui?

Il regista Pankaj Advani conosce bene Mumbai. E nel pirotecnico film che ha scritto e diretto, non è la città a contribuire alla definizione dei personaggi bensì il contrario. A Mumbai spetta il ruolo principale, confezionato per lei con amore irriverente. Tutto il resto le ruota attorno: un soggetto genialmente scanzonato, una sceneggiatura noir assemblata in modo delizioso, una regia fulminata dall'infatuazione, un montaggio che mozza il respiro, un cast multiplo da assuefazione letale.
'Sankat City' è una rotazione rocambolesca e perenne attorno ad un centro, Mumbai, che attrae con la forza gravitazionale di un buco nero: se ti avvicini troppo ci cadi dentro. Peccato non poter ammirare questa pellicola su grande schermo. La vera fortuna dell'industria cinematografica statunitense è la miopia dei distributori occidentali. 'Sankat City' è la dimostrazione inconfutabile che, quando la sceneggiatura è di prima classe, il cinema Indiano non è secondo a nessuno. Attenta Hollywood: i tuoi giorni sono contati.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE:

- Kay Kay Menon in un ruolo brillante piuttosto insolito per lui;

- la sorprendente irresistibile intesa fra Kay Kay e Dilip Prabhavalkar: ladri d'auto I-N-D-I-M-E-N-T-I-C-A-B-I-L-I. Impossibile non innamorarsene. Godetevi le interazioni fra i due, lo scambio di battute, le gag. Vinceranno l'award come migliori attori non protagonisti?

- il ballo sfrenato di Anupam Kher in tutina attillata da super-eroe (Anupam: TI AMIAMO!!!);

- Rimi Sen in un'impeccabile interpretazione (chi l'avrebbe immaginato?);

- e... tutto il resto! Non perdetevi nulla di questo spumeggiante, ironico film.

TRAMA

Mumbai e i suoi abitanti. Ladri d'auto, palazzinari, registi di B-movie, attori sfioriti, pupe, gangster, killer, prostitute, guru. E una valigia. Piena di soldi, ovviamente.

RECENSIONI

The Times Of India: ***1/2
'Grazie Dio per il cinema indipendente bollywoodiano! No ai grossi budget, alle superstar, alle sgargianti ambientazioni. Solo una storia intelligente, intelligentemente narrata, con un pugno di attori che non hanno nulla di cui vantarsi - nessun appeal pubblicitario, nessun compenso da blockbuster - a parte la sovrabbondanza di talento. 'Sankat City' è uno sguardo tagliente ai bassifondi e al sudiciume di Mumbai. Un film coinvolgente. Il paesaggio ritratto da Pankaj Advani non è contemplato nella Mumbai di 'Shantaram': i bui quartieri malfamati, i depositi di rottami, le produzioni di film di serie C, i sordidi tuguri, gli ombrosi gangster e i loro covi. E così sono i personaggi, una folla eterogenea di vagabondi e di perdenti che condividono una sola cosa: acciuffare il sogno promesso da Mumbai e diventare ricchi subito. Allacciate le cinture per una black comedy che, come una ragnatela intricata, aggiunge nuovi fili senza mai smarrire la logica o la continuità. La pellicola si presenta in modo grezzo e privo di raffinatezze tecniche, ma non lasciatevi ingannare dalle apparenze: 'Sankat City' è come un giro sulle montagne russe attraverso il cuore di Mumbai, caratterizzato dalle impeccabili interpretazioni del cast. Si stagliano su tutti il mercuriale Kay Kay ma anche Rimi Sen che, piena di argento vivo, con tanto di abbigliamento vistoso e di trucco volgare, regala la migliore performance della sua carriera. Gustatevelo.'
Nikhat Kazmi, 09.07.09

Hindustan Times: ***
'In 'Sankat City' si narrano cose che accadono solo nei film. Ed è per questo che piace. Mostra una serie di caricature che si incastrano insieme in una trama circolare. Il bello della narrazione è nel modo in cui ciascun personaggio, del tutto privo di rapporti con gli altri, trova la sua strada per entrare ed uscire da questa confusione che gira in tondo. Godetevi lo spettacolo.'
Mayank Shekhar, 11.07.09

Cinema Hindi: ****1/2
Punto di forza: la sceneggiatura, la regia, il cast. Insomma: tutto!
Punto debole: -

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Kay Kay Menon ('Corporate') - Guru
* Anupam Kher ('A Wednesday') - Faujdar
* Rimi Sen ('Kyon Ki') - Mona
* Chunky Pandey ('D O N') - Sikandar (e il suo sosia)
* Dilip Prabhavalkar ('Sarkar Raj') - Ganpat
* Yashpal Sharma ('Ab Tak Chhappan') - Pachisia
* Sanjay Mishra ('Tashan') - Lingam
* Manoj Pahwa ('Singh Is Kinng') - Gogi
* Rahul Dev ('Asoka') - Suleman (cameo)
* Shri Vallabh Vyas ('Satta') - Sharafat (cameo)
* Hemant Pandey ('Krrish') - Fattu, l'autista di Faujdar

Regia e sceneggiatura: Pankaj Advani

Dialoghi: Pankaj Advani e Ashwani Kumar (anche assistente alla regia)

Colonna sonora: Ranjit Barot ('Aks', commento musicale)

Fotografia: Chirantan Das ('Dus Kahaniyaan')

Montaggio: Hemanti Sarkar ('Pareneeta')

Traduzione del titolo: 'sankat' significa 'guaio', 'problema' (ringraziamo Pushker e Rajesh)

Anno: 2009


CURIOSITA'

* Il regista Pankaj Advani ha firmato il soggetto e la sceneggiatura di 'Kabhi Haan Kabhi Naa', film del 1993 interpretato da Shah Rukh Khan

* Il compositore Ranjit Barot ha firmato la colonna sonora del film 'Senso Unico' del 1999, una co-produzione italo-indiana diretta da Aditya Bhattacharya, che ha interpretato il ruolo di Aziz in 'Black Friday'. Nel cast anche Stefania Rocca. Ranjit Barot si è aggiudicato il Filmfare Award e lo Screen Award per il miglior commento musicale per 'Aks'

* Dilip Prabhavalkar è un apprezzato attore di teatro e di cinema in lingua Marathi. Ha vinto due National Award come miglior attore non protagonista nello stesso anno per 'Lage Raho Munna Bhai' (interpretava Gandhi) ex-aequo con la pellicola Marathi 'Shevri'

* Citazioni bollywoodiane: 'Mangal Pandey', 'Lagaan', Amitabh Bachchan

* Dal BLOG del regista Pankaj Advani:

- 'Sankat City' è come una corsa selvaggia sulle montagne russe attraverso il ventre molle di una formicolante metropoli. Il film presenta un assortimento di personaggi demenziali: un ladro d'auto, un'imbrogliona, un gangster, un uomo di Dio, un produttore cinematografico, un costruttore, un attore e il suo duplicato, un meccanico, una prostituta, un autista, un killer, un tassista, eccetera. Uomini e donne disperati che combattono contro i capricci della fortuna e del fato, e le cui pazze pagliacciate intrecciano inestricabilmente le loro vite, generando caos e confusione. Denaro, omicidi, vendette, avidità, paura, inganni. E non dimentichiamo il divertimento, le burle. E ultimo ma non ultimo: l'amore. Tutti ingredienti di questo comico, avvincente thriller-masala. (...) In qualche modo fin dall'inizio ho istintivamente sentito che la città non avrebbe fatto solo da sfondo a questa birichinata, ma sarebbe stata un personaggio. Una città impazzita, alcuni suoi disperati e nevrotici abitanti: tutto ciò dove avrebbe condotto? Alla discarica dei rifiuti, ovviamente! L'idea mi eccitava e ci ho lavorato a ritroso: è così che ho iniziato. E a proposito della discarica, di sicuro il cast e la troupe non dimenticheranno mai quelle riprese. Miglia e miglia di cumuli di spazzatura tutt'intorno. Non abbiamo solo girato in mezzo alle dune, ma anche fatto colazione e pranzato. Faceva molto caldo, e il tanfo era insopportabile. Tutti eravamo forniti di mascherine, che però furono abbandonate al momento delle riprese. Abbiamo dovuto trasportare con fatica l'equipaggiamento. La scena era lunga e prevedeva anche un po' d'azione. C'erano folla, bulldozer, camion, ma soprattutto il terreno era bagnato e molle. Dovevamo stare attenti, però abbiamo gestito la cosa abbastanza bene, malgrado l'assistente cameraman sia scivolato nella melma durante le riprese. Dopo esserne faticosamente uscito, è sparito per un po' per farsi un bagno, anche se non ho la minima idea di dove abbia trovato l'acqua.'

- In questo TESTO il regista racconta da dove ha tratto ispirazione per i personaggi.

- 'Mumbai. Una città in movimento, frenetica, energetica, caotica, drammatica, persino nevrotica. Una mescolanza di culture e di lingue. Una città con un cuore. Una città che non dorme mai. Una città sull'orlo. Ma anche una città di speranze. E naturalmente di contraddizioni. Spero di essere riuscito a rappresentare tutto questo in 'Sankat City'.
I personaggi. Una galleria di amabili canaglie. Topi e scarafaggi che corrono verso la libertà, cercando di annusare la via d'uscita che li conduca fuori dai buchi che si sono essi stessi scavati. Spero di aver reso loro giustizia.'
Nello stesso testo, il regista racconta in modo esilarante gli equivoci e le complicazioni del giorno della prima.

* Il regista Anurag Kashyap ('Dev D') presenta così il film nel suo blog: 'Sankat City' è un film talmente pazzo e demenziale! E' spassoso, sgargiante, buffo, completamente esagerato. Tanti personaggi, ciascuno ignaro degli altri e tutti divertenti: solo il denaro funge da denominatore comune fra loro. Si passa da un Kay Kay originalissimo e mai visto prima (ho lavorato spesso con lui senza mai notare questo lato della sua personalità) ad un misuratissimo Yashpaal Sharma. Pellicola da vedere con urgenza!'

* Altri film nei quali Mumbai riveste un ruolo di primaria importanza:
- 'Life In A Metro', pellicola emblematica di una megalopoli dal volto (anche) umano;
- 'A Wednesday', con le sue inquadrature mozzafiato;
- 'Aamir', con i suoi imperdibili titoli di testa e il suo protagonista in perenne movimento per le vie della città;
- 'Munna Bhai MBBS' e 'Lage Raho Munna Bhai': le tradizionali lavanderie a cielo aperto e la spettacolare Marine Drive;
- 'Black Friday': Mumbai e le sue ferite;
- gran parte della filmografia di Ram Gopal Varma: 'Satya' tinge di noir la città, 'Rangeela' e 'Naach' la vivificano con coreografie da perderci il sonno, 'Bhoot' la riveste di un'insolita foggia gotica;
- la filmografia di Madhur Bhandarkar: 'Chandni Bar', 'Page 3' e 'Traffic Signal' ci regalano una Mumbai spietata, sordida, crudele;
- 'Ab Tak Chhappan': il crimine, l'ingiustizia, la violenza;
- 'Kaminey': il battito della metropoli che non dorme mai.

* Aggiornamento del 23.11.2010: il regista Pankaj Advani è morto l'11 novembre 2010 a causa di un attacco di cuore. Per saperne di più: clicca qui.

26 febbraio 2009

CORPORATE


Un film Hindi privo di personaggi positivi è davvero raro.
Madhur Bhandarkar in 'Corporate' non giustifica nessuno: persino la protagonista, Nisha, che pure mostra un tiepido senso dell'etica e che pagherà a caro prezzo i propri errori, non riesce a guadagnarsi la simpatia dello spettatore.

La pellicola è ambientata nel mondo della grande industria. Il primo tempo risulta alquanto incomprensibile, e non per lacune nella sceneggiatura o nella regia - il film è patinato quanto l'ambiente che rappresenta richiede, realistico quanto la crudezza della trama impone -, bensì per la tecnicità degli eventi e della terminologia. Nel secondo tempo la narrazione diventa più serrata e più masticabile anche per i profani: spionaggio industriale, corruzione politica, interessi economici internazionali, dubbie manovre borsistiche.
I personaggi sono molto ben costruiti: tutti negativi, in varia misura e a vario titolo, ma tutti realistici. Mostrano una trattenuta spossatezza, un'assenza quasi innocente di etica, un sincero stupore per il disprezzo che suscitano.

Il cast maschile è di prim'ordine. Kay Kay Menon, soprattutto nel secondo tempo, è superbo. Rajat Kapoor misurato e impeccabile dalla prima inquadratura all'ultima. Harsh Chhaya convincente e realistico.
Quanto a Bipasha Basu, si impegna e provoca meno danno del solito, ma il ruolo (e il film) sono troppo grandi per lei.

TRAMA

Nisha (Bipasha Basu) e il fidanzato Ritesh (Kay Kay Menon) lavorano entrambi nell'industria alimentare di proprietà del cognato di lui (Rajat Kapoor). Nisha sottrae alla concorrenza il progetto di lancio di una nuova bibita, ed insieme a Ritesh si adopera per la creazione di un prodotto analogo. Ma la falda acquifera che alimenta lo stabilimento è inquinata da sostanze cancerogene. Niente paura. Si lubrifica qualche politico e la bevanda viene immessa sul mercato.

RECENSIONI

The Times of India
'Tedioso nel primo tempo, teso e tirato nel secondo. Troppi personaggi si muovono sullo schermo, ed alcuni di loro rimangono inesorabilmente in disparte. E' il caso di Minissha Lamba. Persino Kay Kay Menon pare disoccupato sino all'esplosione del climax, quando, con le sue battute, stabilisce il fulcro morale della storia. Il film appartiene sostanzialmente a Rajat Kapoor e a Bipasha Basu. Guardate 'Corporate' per la sua attualità e novità.'
Nikhat Kazmi, 08.07.06

Hindustan Times
'Corporate' è realistico e tecnicamente buono. Ma senz'anima. Emoziona pochissimo. I personaggi sono figurine di cartone con le quali non sembra ci si possa relazionare. Il film esplora l'ipocrisia delle classi elevate e la corruzione nei corridoi del potere: tutte cose che abbiamo già visto nella cinematografia Hindi, anche se forse non confezionate in questo modo. 'Corporate' è prevedibile, e in alcune sequenze ricorda 'Page 3'. Il primo tempo è troppo lento e lo spettatore si gode soltanto gli ultimi 20-25 minuti. Il film si fonda sulle performance, con superbe interpretazioni da parte di tutti gli attori, in particolare di Bipasha che si è aggiudicata il ruolo della sua vita. Con sobrio glamour, l'attrice mostra la sua capacità nel sostenere un ruolo forte. Kay Kay è naturale, ma l'eccellente Rajat Kapoor conquista con Bips la scena.'
Diganta Guha, 08.07.06
Cinema Hindi: ***1/2
Punto di forza: Kay Kay Menon al suo meglio
Punto debole: la materia un po' ostica per i non addetti ai lavori

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Kay Kay Menon ('Black Friday') - Ritesh
* Bipasha Basu ('Raaz') - Nisha
* Rajat Kapoor ('Dil Chahta Hai') - Vinay
* Harsh Chhaya - Naveen
* Manoj Joshi ('Satta') - il regista (cameo)
* Javed Akhtar (compositore di testi) - cameo
* Atul Kulkarni ('Rang De Basanti') - narratore

Regia: Madhur Bhandarkar ('Page 3')

Sceneggiatura: Madhur Bhandarkar, Ajay Monga ('Fashion'), Manoj Tyagi ('Page 3')

Anno: 2006

CURIOSITA'

* Corporate è stato proiettato al Cairo International Film Festival 2009 nell'ambito di una retrospettiva dedicata a Madhur Bhandarkar (aggiornamento del 24.11.10).
* Non mancano scene esilaranti: il grande industriale che indossa l'anello con pietra consigliata dall'astrologo di fiducia; l'attrice bollywoodiana che si concede in modo pratico e frettoloso al politico locale; e la più gustosa, il regista che replica scandalizzato ad un giornalista 'QUESTO non è un item number, ok? QUESTA è una canzone filosoficamente sufi, ok?'

* Lo sceneggiatore Ajay Monga è stato protagonista della controversia relativa al presunto caso di plagio che ha coinvolto la sceneggiatura di 'Om Shanti Om', il cui primo tempo pare sia molto simile ad una storia scritta in precedenza da Ajay

GOSSIP&VELENI

* Bipasha Basu è la fidanzata di John Abraham ('Dostana'). Tra i suoi ex, spicca Dino Morea

* La Bipasha che con gli artigli pitturati di celeste arpiona il mio Kay Kay non mi va niente a genio