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09 gennaio 2020

CHHICHHORE


In Chhichhore dramma e commedia si incrociano.
Partiamo dalla commedia. Chhichhore racconta la vita in un campus in modo divertente ed abbastanza realistico. I personaggi (e gli attori) sono freschi anche se privi di profondità. Le vicende che li riguardano allegre. I dialoghi esilaranti. Chhichhore osa parlare di pornografia e di masturbazione senza mai scadere nel grossolano. E' la bella copia di quelle agghiaccianti pellicole dal soggetto similare che periodicamente infestano il cinema popolare indiano. E' un prodotto piuttosto curato che, per certi versi e per certi temi, ricorda 3 Idiots. Il ritmo è esuberante, la regia convincente. 

Il dramma però si affianca male alla commedia, appesantendola e sottolineando il messaggio che vuole trasmettere. L'intenzione è lodevole ma la rappresentazione è molto scadente. La pellicola diventa didascalica. Il mondo degli adulti risulta artificioso. I personaggi perdono credibilità. A farne le spese è soprattutto Maya: il suo dolore è posto in secondo piano rispetto all'asprezza del carattere, ed è un errore imperdonabile. I dialoghi sono inascoltabili, la narrazione asfittica. La regia latita. 
Chhichhore alterna alti e bassi qualitativi. La noia è circoscritta, il film intrattiene, anche se la delusione è dietro l'angolo.

TRAMA

Il giovane Raghav attende con ansia i risultati dei suoi esami. Purtroppo viene bocciato, e il ragazzo tenta il suicidio. 

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La sequenza iniziale dei gavettoni.
* I suggerimenti tattici dell'allenatore di kabaddi.
* La performance calcistica di Sexa, e quella di Mummy al carrom (Google vi spiegherà cos'è, sciagurati!).

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Diverse sequenze maldirette e lacrimose: la conversazione telefonica fra Mummy e il figlio, la catena di no ripetuti da tutti i protagonisti al capezzale di Raghav, il piagnisteo di Anni quando discute l'argomento dell'impreparazione dei ragazzi al fallimento, eccetera. Il trucco, le interpretazioni, le vicende e i dialoghi dei personaggi adulti non sono credibili.

RECENSIONI

Mid-Day: 
'This film is literally all in its writing. Which isn't to suggest that the performers on screen (...) don't match up to the material. Oh, all of them do. They collectively shine, without doubt. (...) The story being told is so deeply universal that I can't imagine anyone not instantly relating to it. (...) Chhichhore is the sort of film that we can all add to, with our own versions of the same story - a user-generated series, if you like. (...) Why's this unique? Because I can't recall any Hindi mainstream movie, in the colour of its language (first-rate dialogues), and the tone of its very being, that's managed to capture what it's actually like to be on an Indian campus (...). It is, in that sense, polar-opposite to the wilful dumbf***ery of, say, Student Of The Year (SOTY), that had as little to do with India as a campus. For its time, Mansoor Khan's Jo Jeeta Wohi Sikandar (JJWS) might appear close to this, but more so for a similar 'joy of life'. 
Mayank Shekhar, 05.09.19

Film Companion:
'Indian college movies are made as weapons of mass distraction. They are fluffy and unrealistic and funny and aspirational - flush with melodramatic tropes of heroism and all-or-nothing competitions - because real college life is anything but dramatic. The Mohabbateins and Student of the Years and 3 Idiots of the world are designed as easy escapes from the country’s bleak academic culture. The darker the actual education system, the sillier the narrative tropes. These stories are simply told to make (student) life worth living. (...) The story is unrealistic and exaggerated. For instance, not one book or teacher is revealed. (Subtext: Life is our education). All we see are the ragtag occupants of a “losers” hostel trying to shed their tag by winning a two-month-long sports championship. But for once, this airy and inauthentic tone of a college movie - a very entertaining college movie - has a reason to belong. There is a lot at stake. Filmmakers usually assume their audiences to be (brain)dead and in need of resuscitation. Here, the listener is literally dying, and in need of psychological resuscitation. (...) Dangal director (and ex-IITian) Nitesh Tiwari, along with co-writers Piyush Gupta and Nikhil Mehrotra, locates a context to exercise his “good old days” tone on us. It’s a personal Mary-Poppins rendition of his own past... but it matters. It makes us laugh a little louder and cry a little softer - and be manipulated a little more willingly - because a family’s fate relies on the language of storytelling. The Main Hoon Na style swishes of parody (the 40:1 boy-to-girl ratio in engineering; hero’s friends segregated into categories - porn addict, alcoholic, guttermouth, mommy’s boy, chainsmoker stud; the filmy villain; the cartoon-level team tryouts) belong in this movie. The slow-motion climax, points tables and backroom meltdowns - they belong here. These stereotypes acquire a sense of gravitas. (...) The supporting cast is excellent. (...) Naveen Polishetty, in particular, stands out as Acid. (...) Thanks to this gang, Chhichhore is a hoot, but it’s not flawless. (...) The adults tend to discuss things not as friends, but as movie characters who want to educate the audience. (...) Sushant Singh Rajput gives a typically sincere performance. (...) Eventually though, it’s Tiwari’s understanding of mainstream emotional dynamics that tide the missteps over to frame an enjoyable film. He directs sports better than his contemporaries'.
Rahul Desai, 07.09.19

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: la commedia è davvero godibile.
Punto debole: il dramma è davvero insopportabile.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Sushant Singh Rajput - Anni
* Varun Sharma - Sexa
* Shraddha Kapoor - Maya, moglie di Anni
* Naveen Polishetty - Acid
* Prateik Babbar - Raggie
* Tahir Raj Bhasin - Derek
* Mohammad Samad - Raghav, figlio di Anni e Maya
* Tushar Pandey - Mummy
* Saharsh Kumar Shukla - Bevda

Regia: Nitesh Tiwari
Sceneggiatura: Nitesh Tiwari, Piyush Gupta, Nikhil Mehrotra
Colonna sonora: Pritam
Traduzione del titolo: Mayank Shekhar nella sua recensione scrive: 'What does Chhichhore mean? Don't think this North Indian slang has a direct English translation. "Unhinged," is the closest I can come up with'. 
Anno: 2019
Awards: National Film Award per il miglior film in lingua hindi (aggiornamento del 30 marzo 2021)

CURIOSITA'

* Mohammad Samad ha debuttato in Firaaq, interpretando il ruolo del piccolo Mohsin.
* Riferimenti al cinema indiano: Silk Smitha.
* Film che trattano lo stesso tema: 3 idiots, i due Student of the year.

GOSSIP & VELENI

* Nel 2018 Sushant Singh Rajput è stato accusato di molestie.
* Prateik Babbar è il figlio della celebre attrice Smita Patil. Smita morì a 31 anni, due settimane dopo aver dato alla luce Prateik.
* Che un figone come Derek da adulto si riduca così non ci crede nessuno.
* Scusate, machissenefrega della reputazione dell'ostello.
* [Spoiler] Come fa Raghav a sopravvivere e a guarire? E l'anno successivo, apparentemente sanissimo, andare al college??

23 marzo 2012

EK DEEWANA THA



Gautham Menon, tra gli autori più amati dal pubblico tamil, non riesce ad abbandonare il suo sogno nel cassetto e continua  a corteggiare Mumbai. Già dai tempi del pietoso remake di Minnale (Rehna Hai tere Dil Mein)  il regista aveva tentato di trasportare, senza incontrare la fortuna sperata, un suo titolo di successo nella capitale del cinema hindi. Qualche anno dopo ci riprova, sicuro di cadere in piedi, con un film che gli sta molto a cuore dotato di  potenziali carte vincenti: una colonna sonora di A.R. Rahman, una coppia inedita di attori, una storia d’amore interculturale che dalle strade di Juhu si sposta tra i paesaggi del Kerala (già portata sullo schermo due volte sempre collezionando applausi) e una collaborazione in atto con Javed Akhtar che si offre di revisionare i testi delle canzoni e la sceneggiatura. Eppur saggio sarebbe imparare dai propri errori.



TRAMA
Sachin (Prateik Babbar) è un aspirante regista ancora cameraman semi-disocuppato, mentre il suo sogno di sfondare nel mondo del cinema inizia ad avvicinarsi conosce Jessie (Amy Jackson), la ragazza della porta accanto semplicemente bella ma fredda e super - inibita. Il tira e molla tra i due va avanti per mesi e resta nascosto alla famiglia di lei, cattolici ortodossi e inflessibili.


Non so quale impressione potrebbe lasciare il film ad uno spettatore che non conosca gli altri lavori del regista, certo è che la visione di Ek Deewana Tha per i fan di Menon non può che dimostrarsi un’esperienza  frustrante e una delusione clamorosa. Si avverte chiaramente che sono stati tagliati i fondi ma soprattutto il tempo a disposizione, scende a picco la qualità del montaggio, l’originalità dei tagli, l’efficacia delle scene, tutto appare tirato via, opaco, non curato, anche la deliziosa colonna sonora di A.R. Rahman viene in parte intaccata e stravolta.
Basta poco e gli equilibri si rompono. Vinnaithandi Vaaruvaya e Ye Maya Chesave, le versioni tamil e telegu del film, sono state girate  in contemporanea nel 2010 con due diverse coppie di attori:  Silambarasan / Trisha e Naga Chaitanya / Samantha, il regista si era diviso tra i set portando avanti allo stesso tempo le due pellicole, in modo che nessuna risultasse il remake dell’altra, facendo attenzione a renderle ugualmente appetibili, graziose e coerenti. Nella particolarità della narrazione e nei dettagli si nascondeva l’energia trainante, si ripetevano scene identiche ma cambiavano locations, atmosfere e coreografie per i brani musicali, i due finali alternativi finivano per intrecciarsi insieme richiamando in causa tutti e quattro gli interpreti. Nel quadro idilliaco offertoci da Gautham Menon finora Ek Deewana Tha malamente si inserisce, le modifiche apportate per proporre nuovamente lo stesso schema ad un pubblico diverso  agiscono da zavorra ed appesantiscono la storia fino a trascinarla completamente a fondo con un climax così stucchevole da apparire ridicolo.
Prateik Babbar cerca di affermarsi come protagonista dopo aver recitato in svariati film (Jaane tu ya jaane na, Aarakshan, Dum Maaro Dum, Dhobi Ghat ) ma sempre in ruoli secondari, ed aver fatto fiasco con la sua prima esperienza da eroe (My Friend Pinto).  Il ragazzo è  estroso e degno di sguardi ma qui non riesce a slegarsi dall’ansia di dovercela fare e non si diverte, non si appassiona, non si lascia andare, i suo movimenti sono pesanti e le sue espressioni appena tiepide. Anche se ancora  inesperta, Amy Jackson mostra invece una lodevole forza di volontà e si confronta senza timori  con lo stesso personaggio interpretato da Trisha, l'eroina più pagata a amata a Chennai. Amy, seppur inglese doc (nata nell’Isola di Mann e cresciuta a Liverpool), si getta in un’impresa degna di stima in un mercato che non accoglie certo a braccia aperte le attrici straniere, lavora sodo e si rende disponibile ad ogni cambiamento pur  di trasformarsi da seconda classificata al concorso di Miss England a primadonna  del cinema indiano del Sud, accanto a star del calibro di Arya (Madrasapattinam),  Vikram (Thandavam), Ram Charan Teja e Allu Arjun (Yevadu). La fortuna premia gli audaci.


Il mio giudizio sul film : *1/5 1,5/5


ANNO: 2012


TRADUZIONE DEL TITOLO : C’era una ragazzo impazzito per amore


CAST:
Prateik Babbar………………………… Sachin
Amy Jackson ………………. Jessie
Manu Rishi …………….. Manu
Apparizioni speciali di Ramesh Sippy e Samantha


COLONNA SONORA: A.R. Rahman
PLAYBACK SINGERS: A.R. Rahman, Javed Ali, Shreya Ghoshal, Naresh Iyer, Alphonse Joseph, Leon D'Souza, Souzanne D'Mello, Clinton Cerejo, Kaliyani Menon, Madhushree


19 febbraio 2012

AARAKSHAN

Diretto da Prakash Jha, appassionato di temi politici-sociali, già regista di Raajneeti, Aarakshan affronta la questione del sistema educativo indiano. Amitabh Bachchan, da grande mattatore, si prende sulle spalle la responsabilità di tutto il film salvandone le sorti, almeno parzialmente.

TRAMA

Prabhakar Anand (Amitabh Bachchan) è il rispettato preside del STM College, una scuola prestigiosa e selettiva che garantisce un alto livello di istruzione e ottime possibilità lavorative. Il posto al STM si ottiene grazie al merito, tanto che nemmeno il ministro dell'Istruzione, Baburamji (Saurabh Shukla), riesce ad imporre l'iscrizione del nipote, che non vanta un punteggio sufficiente. Quando la Corte Suprema decide d'innalzare al 49,5% la quota dei posti riservati nelle università alle caste più basse, il malcontento ed i conflitti nel SMT College esplodono. Deepak Kumar (Saif Ali Kha), un dalit, professore, pupillo di Prabhakar Anand ed innamorato di Poorbi Anand (Deepika Padukone), figlia del preside, lascia la scuola.
Prabhakar Anand viene sabotato, escluso ed allontanato dal STM College per lasciare spazio alla corruzione ed a un sistema lucrativo che trasformi  l'istruzione in un affare.

RECENSIONI

The Times of India ***
Il regista Prakash Jha è di una razza a parte. Negli anni settanta-ottanta si affermò come uno dei principali fautori del cinema cosiddetto parallelo, e da allora non ha mai rinnegato le sue radici. Anzi, ha optato per una combinazione di cinema d'autore e di massa, di contenuto e di masala. Da qui l'importanza di film come Gangaajal, Apaharan, Raajneeti, nei quali, senza annoiare, vengono trattati argomenti scottanti. Aarakshan segue le medesime regole, offrendo uno sguardo incisivo sulla politica indiana delle quote riservate e sul suo impatto sul sistema scolastico. O perlomeno questo è il tema del primo tempo, che grazie a ciò risulta davvero drammatico. I confronti sullo schermo fra i personaggi interpretati da Amitabh Bachchan e da Saif Ali Khan sono esplosivi e coinvolgenti. Saif regala una delle sue migliori performance dopo Omkara, ma nel secondo tempo il suo personaggio viene rimosso all'improvviso e in modo arbitrario, perchè la pellicola abbandona completamente l'argomento principale per abbracciare una storia del tutto diversa, rappresentata con la formula tradizionale dell'eroe straordinario (Bachchan) contrapposto allo spregevole, machiavellico villain (Manoj Bajpai). Triste. Il primo tempo funziona, il secondo - una diatriba contro la scuola privata - non porta da nessuna parte.
Nikhat Kazmi, 11.08.11

Hindustan Times **
Enfatico, semplicistico ma importante. Prateik Babbar ha lo sguardo sempre sbalordito, ed è l'unico fra i protagonisti di Aarakshan ad essere genuinamente contro le quote riservate alle minoranze negli istituti scolastici statali. Gli altri sostengono la proposta governativa per ragioni diverse: sociali (il Prabhakar Anand di Amitabh Bachchan riconosce il merito di raddrizzare i torti della storia), economiche (il personaggio interpretato da Manoj Bajpai subodora il denaro che le ricche caste superiori spenderanno per gli istituti privati) e personali (il Deepak Kumar di Saif Ali Khan è un dalit). L'affabile, disinvolto, urbano Saif non appare affatto fuori luogo nel suo ruolo. Aarakshan è un dramma poco sottile, eccessivo, che sembrerebbe dunque favorevole alle quote. Ma in caso contrario, sarebbe stato bollato come favorevole al sistema castale? In questo Paese ci viene proibito di discutere i meriti e i demeriti delle quote riservate su base castale? E gli spettatori non possono nemmeno decidere quali pellicole guardare? Il personaggio interpretato da Amitabh Bachchan possiede un certo suo onore, anche se risulta troppo filmico. Ammirare un uomo onesto che non scende a compromessi e che si espone per salvaguardare ciò in cui crede, è ancora fonte d'ispirazione. Ciò non accade intorno a noi, nel mondo reale, ed è per questo che andiamo al cinema. Bachchan infonde una dignità immensa nel suo ruolo, l'unico nettamente definito. Lo scaltro personaggio interpretato da Manoj Bajpai è, al contrario, il classico villain bollywoodiano, caricaturale e di cartone. E rappresenta il peggio della commercializzazione del sistema scolastico indiano, che poi è il vero argomento di Aarakshan. Non solo la sceneggiatura ma anche la realizzazione della pellicola sembra essere frettolosa, ed il risultato è il meno soddisfacente fra gli ultimi lavori di Prakash Jha: Gangaajal (2003, un dibattito sulle atrocità della polizia), Apaharan (2005, sull'anonima sequestri), Raajneeti (2010, nel quale un partito politico viene rappresentato come una nuova monarchia). Hip Hip Hurray (1984) è ancora di gran lunga il suo miglior film sulla gioventù indiana. Una pellicola minimalista e sensibile, al contrario di Aarakshan che si sforza di essere imponente e gradito dalle masse senza riuscirci. Una buona occasione mancata, anche se alcune questioni importanti vengono comunque poste all'attenzione dello spettatore. Lo stato attuale del sistema scolastico indiano è davvero agghiacciante, ed è un serio problema, ma la storia narrata in Aarakshan non è convincente. I conflitti si diluiscono in ingenuità, le motivazioni non sono chiare, alcune trite situazioni prendono il sopravvento. La pesante commercializzazione (del sistema scolastico) denunciata dal film sembra affliggere anche l'industria cinematografica.
Mayank Shekhar, 12.08.11

Diana ** 1/2
Buon primo tempo, arricchito da due brani in soli venti minuti, durante il quale ci si gode il ricco cast. Prateik Babbar, fresco volto in ascesa, Deepika Padukone e Saif Ali Khan, che si confermano coppia affiatata, e Amitabh Bachchan, unico e insostituibile. Il tema iniziale, le quote riservate, è interessantissimo e apre a riflessioni più ampie ed universali sulle minoranze e sui possibili sistemi di garanzia dell''uguaglianza sociale. Peccato che venga lasciato cadere troppo presto in favore della battaglia, un tantino retorica, contro avidità e corruzione della classe dirigente.
Secondo tempo di riconciliazioni e riscosse che nonostante le buone intenzioni finisce per annoiare e lasciare senza risposte.

Il bello:
- L'alchimia tra Deepika e Saif.

Il brutto:
- Il mancato approfondimento sulla questione delle quote riservate.

LA SCHEDA DEL FILM

Cast:
Dr. Prabhakar Anand - Amitabh Bachchan
Deepak Kumar - Saif Ali Khan
Mithilesh Singh - Manoj Bajpayee
Poorbi Anand - Deepika Padukone
Sushant - Prateik Babbar
Kavita Anand - Tanvi Azmi
Shakuntala Thakral - Hema Malini
Dinkar - Chetan Pandit
Ispettore di polizia - Mukesh Tiwari
Shambhu Yadav - Yashpal Sharma
Aniruddh Prasad - Darshan Jariwala
Baburamji - Saurabh Shukla
Vishambhar Das - Vinay Apte
Kamta Prasad - S. M. Zaheer
Munni - Aanchal Munjal
Sanjay Tandon - Deepraj Rana
Verma - Bikramjeet Kanwarpal
Damodar Seth - Rajeev Varma
Avvocato - Saurabh Dubey
Pandit Dinanath Upadhay - Amitosh Nagpal
La moglie di Kamta Prasad - Anita Kanwal
La madre di Deepak - Sonal Jha

Scritto da Anjum Rajabali e Prakash Jha

Diretto da Prakash Jha

Prodotto da Prakash Jha

Musiche di Shankar-Ehsaan-Loy

Coreografie di Jayesh Pradhan

Distribuito da Base Industries Groups

Anno: 2011

AWARDS

Screen Awards 2012:
- Best Actor in a Supporting Role (Male) -  Saif Ali Khan
- Best Lyrics - Prasoon Joshi
- Ramnath Goenka Excellence Award for 'having made a difference' - Prakash Jha

CURIOSITA'

- Il film ha avuto diverse contestazioni prima della sua uscita, tanto che ne è stato chiesto il divieto di proiezione sia in Uttar Pradesh, nel Punjab e nell'Andhra Pradesh, nel timore che le frasi di discrimidazione nei confronti delle caste inferiori contenute nella pellicola potessero risultare offensive e motivo di disordini tra gli spettatori.

- La mitica Hema Malini onora la pellicola con un cameo.

- Prakash Jha è un plurivincitore del National Film Award.

- Deepika e Saif in coppia fanno scintille, come già dimostrato in Love aaj kal.

- Il making di Aarakshan.

Il sito ufficiale del film.

26 maggio 2011

DUM MAARO DUM


Rohan Sippy, figlio del mitico regista di Sholay, Ramesh Sippy, è un produttore e un regista. Amico fin dalla scuola di Abhishek Bachchan, lo ha voluto per tutti i suoi film precedenti: Kuch Naa Kaho del 2003 e l'ottimo Bluffmaster! del 2005. Tra il primo e il suo secondo lavoro c'è già una grande differenza, con Dum Maaro Dum lo stile di Rohan Sippy è diventato ancora più deciso e determinato. Aspettiamo che abbia per le mani una sceneggiatura che fili dall'inizio alla fine e forse potremo celebrare un grande film.

TRAMA

Lorry (Prateik Babbar) è stato ammesso in un college americano, ma, a causa della retta troppo elevata, non potrà partire insieme alla sua innamorata Tani (Anaitha Nair). Frustrato per l'occasione perduta e sicuro che la distanza tra lui e Tani significherà la fine della loro storia, Lorry accetta la proposta di Ricky (Gulshan Devaia) di diventare, per una volta soltanto, un corriere per gli Stati Uniti.

RECENSIONI

The Times of India ***1/2
Quando Abhishek Bachchan ricopre ruoli da poliziotto la sua interpretazione funziona sempre. In Dhoom l'attore ha regalato - ad oggi - una delle sue performance più memorabili. Abhishek replica in Dum Maaro Dum: con il linguaggio del corpo, la resa dei dialoghi, l'indolente zelo e l'atteggiamento laconico, aggiunge un taglio definito al suo personaggio. Ma il film è arricchito da un insieme di ottime interpretazioni: Prateik Babbar, Anaitha Nair, Bipasha Basu, Rana Daggubati (in un debutto pieno di slancio) e Aditya Pancholi infondono vita a personaggi credibili e molto godibili. E ancor più la stilizzazione e la narrazione drammatica rendono DMD stimolante, malgrado si avverta la necessità di un ritmo più teso. Le pause però sono seguite da bruschi colpi di scena. Shridhar Raghavan e Purva Naresh hanno scritto un coinvolgente poliziesco nel quale non mancano furbe battute. Goa è rappresentata nella sua grandezza e nelle sue miserie con colori splendenti, grazie alla fotografia di Amit Roy. La colonna sonora di Pritam è energetica. Il regista Rohan Sippy offre una prodotto vivace e avvincente fino ai titoli di coda. E non dimentichiamo Vidya Balan con i suoi sorrisi irresistibili, in un cameo nel quale prova ancora una volta di essere la partner più in sincronia con Abhishek. L'item song di Deepika Padukone vanta una coreografia bollente, malgrado il testo discutibile della canzone.
Nikhat Kazmi, 21.04.11
Recensione integrale.

Hindustan Times ***
Le storie dei personaggi principali vengono raccontate separatamente, come spesso accade nei film contemporanei. La sceneggiatura (Shridhar Raghavan) è ben scritta, almeno sino all'intervallo. I dialoghi sembrano mutuati dalla pubblicità. Dum Maaro Dum è il terzo lavoro di Rohan Sippy in otto anni, ma Bluffmaster rimane tuttora il migliore. Il pubblico indiano sceglie una pellicola in primo luogo per la colonna sonora, il problema è che DMD non ce l'ha. Il tema del film e la title track si ispirano a un capolavoro di R.D. Burman. Il commento musicale ostenta riff da Mission: impossible. Gli altri brani suonano simili a precedenti composizioni di Pritam. Con un montaggio più teso DMD sarebbe stato migliore, ma la pellicola è comunque in larga parte godibile.
Mayank Shekhar, 22.04.11
Recensione integrale.

Diana ** 1/2
Bellissimo primo tempo ambientato in una Goa viziosa e viziata tanto che le autorità si sono lamentate, in particolare di una frase contenuta nel film: "Liquor is cheap here and women are even cheaper here"("Il liquore è a buon mercato qui e le donne lo sono ancora di più"), che darebbe un'immagine distorta della città (*). Sensualità, spregiudicatezza, corruzione, un'estetica che a tratti ricorda gli anni '70, uno stile volutamente sopra le righe, sono gli elementi di una miscela che intriga. La storia però (Shridhar Raghavan con Bluffmaster! aveva fatto meglio), con lo scorrere del film, perde appeal, l'atmosfera cambia e il racconto risulta banalizzato. Il clima di dissolutezza, ahinoi, lascia spazio a quello che sembra un intento moralizzatore per arrivare ad un finale da incubo, nel quale i cattivi subiscono una sconfitta esemplare e i vincitori sono benedetti dai cari scomparsi che li salutano con la manina alzata prima di ritirarsi (in paradiso?).
(*) L'articolo originale.

Il bello:
- L'entrata in scena di ogni protagonista. La cura con cui Sippy presenta i suoi personaggi li rende subito mitici.
 - Gli stacchi e le dissolvenze piuttosto creativi.

Il brutto:
-  Il crematorio tappezzato di buste di cocaina (che cosa è stato usato perchè rimanessero attaccate? Uno scotch biadesivo? Dell'attack?): una sequenza infelice.
- La cartolina con la soluzione del caso trovata al posto giusto, dalla persona giusta.
- Il simbolico saluto delle vittime.
- Tutti gli ultimi 30 minuti del film.

LA SCHEDA DEL FILM

Cast:
ACP Vishnu Kamath - Abhishek Bachchan
Biscuit - Aditya Pancholi
Zoe - Bipasha Basu
DJ Joki - Rana Daggubati
Lorry - Prateik Babbar
Tani - Anaitha Nair
Ricky - Gulshan Devaiah
Special Appearance di Vidya Balan e Deepika Padukone

Diretto e prodotto da Rohan Sippy

Scritto da Shridhar Raghavan (Bluffmaster!)

Musiche di  Pritam Chakraborty e R D Burman

Coreografie di  Bosco Martis e Caesar Gonsalves

Distribuito da Fox Star Studios e Ramesh Sippy Entertainment

Anno 2011

AWARDS

ZeeCine Awards 2012
- Best Debut Male - Rana Daggubati

CURIOSITA'

- Dum Maro Dum è una superhit degli anni settanta e fa parte della colonna sonora del film Hare Rama Hare Krishna diretto da Dev Anand. Anand ha acconsentito al remix della canzone curato da Pritam ed inserito nel film.
Per la versione del 2011, Mit Jaaye Gam - Dum Maaro Dum, è stata chiamata Deepika Padukone che si esibisce in un infuocato cameo. Video.
La versione di Dum Maro Dum originale.

- Durante la promozione della pellicola Abhishek Bachchan ha rilasciato un'intervista a Bollywood Hungama nella quale rivelava che il suo personaggio, ACP Vishnu Kamath, interpreta un brano "romantico" insieme alla sua partner del film: una pistola. Ecco il video del durissimo e cattivissimo agente con la sua compagna: Thayn Thayn.
Abhishek canta parte della canzone. Ecco il dietro le quinte della registrazione.
L'articolo di Bollywood Hungama.

Il sito ufficiale del film.

28 marzo 2011

DHOBI GHAT



Un piccolo film composto, dal gusto e dal ritmo più europei che bollywoodiani, che dura solo un'ora e trentacinque minuti. Anche questa è India.

TRAMA

Arun (Aamir Khan), un artista che ha appena traslocato in un vecchio appartamento di Mumbai e Shai (Monica Dogra), che vive in America ma è in India per un anno sabbatico, s'incontrano ad un'esposizione. Incuriosita da Arun, che si rivela un tipo schivo e solitario, Shai conosce Munna (Prateik Babbar), il ragazzo che lava i panni nel quartiere del pittore.
Munna, fan di Salman Khan ed aspirante attore, si avvicina sempre più a Shai, mentre Arun si scopre completamente assorbito da alcune videocassette-diario, trovate per caso, che appartengono alla precedente proprietaria dell'appartamento, Yasmin (Kriti Malhotra).

RECENSIONI

Times of India *** 1/2
Qual è il tratto che qualifica una metropoli se non la moltitudine di persone che vi abita? L'indice di alienazione di chi vi giunge da luoghi differenti per conquistare il proprio spazio. Tutte anime perdute, bramanti, solitarie. Dhobi Ghat è un coinvolgente film sull'angoscia urbana. Le esperienze vissute sullo schermo dai quattro protagonisti possono essere diverse fra loro, ma presentano un aspetto in comune: la disperata ricerca di un'ancora di salvezza. DG segna il sensibile debutto di Kiran Rao, ed è una pellicola fortemente impregnata di umori e di anima. La regista utilizza i personaggi con intelligenza per dissezionare il tanto chiacchierato spirito di Mumbai, senza mai diventare querula. Il punto di forza del film è la sobria eleganza. Il quartetto scivola dentro e fuori dai fotogrammi, inseguendo sogni e aspirazioni. Aamir Khan enuncia l'arte della discrezione con la sua interpretazione di Arun. Monica Dogra e Kriti Malhotra alternano abilmente forza e vulnerabilità. Il Munna di Prateik Babbar è irresistibile, anche se un po' troppo chic per il suo ruolo. Ma alla fine è il quinto personaggio a stagliarsi, con i suoi colori e i suoi imprevedibili mutamenti: Mumbai, la maximum city. La fotografia di Tushar Kanti Ray cattura Mumbai in tutte le sue originali sfumature: nero, grigio, soleggiato, ombroso, caotico, desolato. DG è un esempio di intelligente cinema d'autore, un'ode lirica alla malattia contemporanea della metro-eccentricità.
Nikhat Kazmi, 20.01.11
La recensione integrale

Hindustan Times ***1/2
Prateik Babbar è incommensurabilmente naturale. Monica Dogra è disinvolta. Aamir Khan, accettando un ruolo così sommesso, ha compiuto una mossa ammirevole per una superstar, anche se, per la stessa ragione, forse non era adatto. Dhobi Ghat dura circa 90 minuti e non prevede intervallo. La trama è minimalista. La drammaticità è solo nelle emozioni espresse. L'esecuzione è abile. Kiran Rao, sicura in modo supremo per un'esordiente, sposa davvero il mondo dei suoi personaggi. Le storie si incrociano. Lo spettatore è catturato da quanto vede. Bombay è al centro dell'attenzione del film. E' probabilmente la sola città al mondo nella quale così tante classi si amalgamano in un fiume comune di dispiaceri, bellezza, speranze, ciascuno ignaro dell'effetto che provoca ogni giorno sugli altri. DG è viscerale, un omaggio di prima classe alla metropoli.
Mayank Shekhar, 21.01.11
La recensione integrale.

Diana ****
Kiran Rao firma un ottimo esordio dietro la cinepresa, debuttando con un film che svela molto della personalità della sua autrice. Le scelte di Kiran sono precise e sicure. Il suo stile elegante, controllato si traduce in un'estetica asciutta ma poetica e vitale. Un film dal look raffinato che però è palpitante, inteso ed emozionante.
I quattro protagonisti sono tutti bravi e giusti. Per il mitico Aamir Khan è un gioco da ragazzi, ma chi spicca davvero sono l'affascinante, Monica Dogra, nel suo primo ruolo da protagonista, e Prateik Babbar (già visto in Jaane Tu... Ya Jaane Na) dolcissimo e quasi troppo tenero per essere vero.

Il bello:
-  Aah Mumbai...sembra di essere lì e non si vorrebbe più venire via.

Il brutto:
- Un film minimalista, magari un po' snob, di cui lo stesso Aamir Khan ha detto: "...non è per le persone a cui piacciono le commedie, gli action, i thriller o altri film facilmente catalogabili. E' più per il pubblico che ama la musica e che legge molto, più per un pubblico di nicchia". (L'articolo integrale).
Che si preferiscano le pellicole essenziali o quelle più fastose e persino un po' trash, Dhobi Ghat è un gran bel film.

SCHEDA DEL FILM

Cast:
Arun - Aamir Khan
Munna - Prateik Babbar
Shai - Monica Dogra
Yasmin - Kriti Malhotra
Vatsala - Kitu Gidwani
Amma - Nafisa Khan

Scritto e diretto da Kiran Rao

Musiche di Gutavo Santaolalla

Prodotto e distribuito da Aamir Khan Productions

Anno 2011

CURIOSITA'

- Aamir Khan e Kiran Rao si sono sposati nel 2005, dopo essersi conosciuti sul set di Lagaan, quando  Kiran era uno degli assistenti alla regia di Ashutosh Gowariker. Per Aamir è il secondo matrimonio.
Insieme hanno fondato la Aamir Khan Productions e prodotto film di grande successo come Taare Zameen Par, Jaane Tu Ya Jaane Na e Peepli Live.

- Dhobi Ghat è stato realizzato con una tecnica chiamata "guerilla", spesso utilizzata per le pellicole a basso budget, che prevede di girare con una troupe ridotta, in locations reali, molto velocemente e senza richiedere i permessi.

- Monica Dorga, di origine indiana e cresciuta negli States, è una cantautrice e fa parte del duo electro punk Shaa'ir+Func.
Il sito ufficiale del gruppo Shaa'ir+Func.
Da You Tube un'intervista ed un assaggio delle doti canore di Monica Dogra.


Il sito ufficiale del film.