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26 luglio 2019

K A L A N K


Difficile rimanere impassibili al cospetto di tanta sovrumana magnificenza estetica. In Kalank il comparto tecnico offre il meglio, sostenuto da investimenti colossali da parte della produzione. Non una nota stonata: splendide scenografie, abiti sontuosi, coreografie spettacolari. Un tripudio di lusso e colore. A cui aggiungere un cast di tutto rispetto, un soggetto e una sceneggiatura molto vecchio stile (e non è necessariamente un difetto), un'interessante cornice storica, personaggi ieratici, battute solenni, elegante gestualità. E una regia alla ricerca maniacale della perfezione in ogni fotogramma. 

Alla prima visione, lo splendore del film mi aveva folgorato. Mi godevo lo sfarzo a discapito della trama. Un'orgia per gli occhi e poca empatia. La costruzione drammatica mi era sembrata troppo fragile. Alla seconda visione, ero meno distratta dalla confezione. Mi sono emozionata di più. La narrazione si è rivelata dignitosa. Però Kalank non mi ha soddisfatto. Ritengo che la ragione sia la mancanza di carisma da parte degli attori principali. Varun Dhawan mi ha colpito, e mi ha ricordato Shah Rukh Khan, superstar per la quale, se non sbaglio, originariamente era stato scritto il personaggio di Zafar. Alia Bhatt (26 anni) ha un aspetto troppo giovane. Non credo fosse adatta ad interpretare Roop. E nel ruolo di Dev avrei preferito un attore più vecchio e più solido di Aditya Roy Kapur. Penso a pellicole simili come Devdas o Jodhaa Akbar, nelle quali i protagonisti sfoggiano una padronanza scenica che il trio di Kalank non possiede, con l'eccezione del solo Varun. 
Pare che Kalank sia rimasto per 15 anni nel cassetto della Dharma Productions. Ecco: 5 anni ancora e il cast sarebbe maturato al punto giusto. I film in costume di questa caratura sono molto impegnativi, nel senso che gli attori meno carismatici rischiano di rimanere soffocati dagli ornamenti e dai decori principeschi. Varun ce l'ha fatta a bucare lo schermo (bravo!). Alia e Aditya, pur diligenti, a mio parere no. Una menzione per Kunal Khemu, che regala l'unica interpretazione in larga parte davvero spontanea, ma in un ruolo purtroppo secondario. 

TRAMA

Satya sta per morire e induce Dev, l'amatissimo compagno, a sposare un'altra donna, Roop, contro la volontà di entrambi. Roop incontra Zafar, di religione e classe sociale diverse dalla sua. I due si innamorano. Dev lo scopre. La Partizione risolve.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La sequenza della celebrazione festiva di Dussehra, che visualizza il brano Ghar More Pardesiya. Un assaggio del tono della pellicola.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* La sequenza del toro, maldestramente creata al computer. Scena del tutto inutile, oltre che imbarazzante. Perchè scopiazzare Jodhaa Akbar (o Baahubali)?

RECENSIONI

Hindustan Times: ** 1/2
'First things first, the film is gorgeous. (...) Directed by Abhishek Varman and shot by the masterful Binod Pradhan, the makers of Kalank not only want every frame to be a painting, but every dialogue a proverb, every scene a portent. The result is beautiful but tedious. (...) The film’s politics are naive and laughable. From verbose lines to extreme opulence, Kalank is too theatrical and stage-y to appear current, which is why the old-world setup works... until it doesn’t. (...) Kalank often feels too much, and I only wish it made me do the same. It is a stunningly plated meal, but needed salt'.
Raja Sen, 18.04.19

Cinema Hindi: *** 1/2
Punto di forza: lo splendore estetico *****
Punto debole: lo scarso carisma di Alia Bhatt e di Aditya Roy Kapur

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Alia Bhatt - Roop
* Varun Dhawan - Zafar
* Madhuri Dixit - Bahaar Begum
* Aditya Roy Kapur - Dev
* Sonakshi Sinha - Satya
* Sanjay Dutt - Balraj
* Kunal Khemu - Abdul
* Kiara Advani - Lajjo
* Kriti Sanon - item song Aira Gaira

Regia e sceneggiatura: Abhishek Varman
Scenografia: Amrita Mahal Nakai *****
Colonna sonora: Pritam (canzoni). Lustratevi gli occhi con i video dei brani Kalank, First Class, Tabaah Ho Gaye (lunga vita a Madhuri!) e Rajvaadi Odhni.
Coreografia: Remo D'Souza, Bosco-Caesar, Saroj Khan
Fotografia: Binod Pradhan
Costumi: Manish Malhotra, Maxima Basu Golani
Traduzione del titolo: stigma, ignominia, macchia
Anno: 2019

RASSEGNA STAMPA/VIDEO


CURIOSITA'

* Sridevi era stata inizialmente scritturata per il ruolo di Bahaar Begum. Dopo il suo decesso, è subentrata Madhuri Dixit.

GOSSIP & VELENI

* Ho notato che nel film gli episodi di violenza vengono attribuiti solo alla comunità musulmana ai danni di quella hindu. Non sono un'esperta di storia, non saprei se a Lahore (Pakistan), città nella quale è ambientato Kalank, prima e durante la Partizione gli hindu fossero in numero talmente esiguo da non consentire loro di agire/reagire in modo altrettanto sanguinario.
* A parte quello già citato, ci sono altri scopiazzamenti in Kalank. Facciamo che la sequenza alla stazione (molto emozionante) non ricordi proprio Dilwale Dulhania Le Jayenge, ma, ad esempio, la scena degli ombrelli è quasi identica a quella analoga di Kabhi Khushi Kabhie Gham.

05 febbraio 2012

KHALNAYAK



Una cavalcata di oltre tre ore tra fughe, lotte violente, coreografie e canzoni. Khalnayak , insieme a Karz, è uno dei migliori film di Subash Ghai, titoli riconducibili ad un’era non troppo lontana in cui il regista sapeva ancora regalare al pubblico dell’ ottimo cinema d’intrattenimento, corposo nella storia, incisivo nelle immagini e nelle emozioni, arricchito da numeri musicali la cui notorietà resta immune al passare del tempo.


TRAMA
Dopo la fuga di un pericoloso ricercato (Sanjay Dutt) l’ispettore di polizia Ram (Jackie Shroff) perde la sua credibilità professionale e viene accusato di negligenza, la fidanzata Ganga (Madhuri Dixit) cerca di rendere possibile una nuova cattura di Ballu e si unisce sotto mentite spoglie al gruppo di criminali.


L’Angry Young Man portato sullo schermo con successo da Amitabh Bachchan negli Anni Settanta e Ottanta ispira la caratterizzazione di Ballu, il protagonista di Khalnayak, figlio disilluso di un padre idealista, antieroe che lotta da solo e che malgrado la sua vita sia tutta sbagliata non tradisce chi è al suo fianco né rimpiange le sue scelte. Giudicato dalla società perbene la mela marcia da scartare, Ballu contempla la corruzione in cui è immerso con aria da goliardo, la esalta, ci scherza sopra e non vede all’orizzonte alcuna alternativa, se qualcosa è ancora in grado di ferirlo veramente è solo la sua solitudine.
A differenza delle pellicole del passato l’intensità dello script si diluisce mentre l’azione sovrasta la storia. C’è poco tempo per riflettere perché gli eventi si susseguono senza tregua, numerosi brani musicali si inseriscono nella trama nei momenti più impensati e dove la narrazione sembra rallentare subentra l’escapismo. Subhash Ghai gioca puntando tutto sugli attori e crea per ognuno di essi il personaggio che più si avvicina alla loro presenza scenica: Sanjay Dutt il giovane ribelle viziato dalla madre premurosa, Jackie Shroff l’ufficiale cinico dalla corporatura imponente, Madhuri Dixit temeraria ninfa danzante, forte, indipendente e dagli atteggiamenti mascolini.
Molta della popolarità del film è legata alla presenza di una canzone folk ricca di allusioni erotiche “Choli ke peeche kya hai? / Cosa si nasconde sotto il top?” una maliziosa gipsy dance coreografata da Saroj Khan. Seppur più divertente che volgare (e nobilitata dalla raffinatezza di una performer come Madhuri Dixit) il testo della canzone e le movenze troppo ammiccanti per gli standard allora ammessi dalla censura hanno scatenato un autentifico putiferio. Da una parte l’aver infranto le regole ha garantito a Khalnayak un’immediata notorietà, dall’altra l'ha esposto a critiche di ogni tipo,  il paroliere Anand Bakshi è stato accusato di aver scritto un ritornello indecente e contrario al buon costume. Gli anni sono passati e la canzone oggi appare più vitale e divertente che mai.
Il lungo gioco delle menzogne coinvolge i protagonisti in un’interessante mascherata nella quale il personaggio interpretato da Jackie Shroff, che dovrebbe rappresentare la legge, appare più nervoso, frustrato e sgradevole del suo antagonista, il poliziotto incompetente è impegnato a seminare violenza dentro le mura della prigione ma  una volta fuori dal suo ambiente protetto scarseggia d'intuito e lascia che sia la sua fidanzata a tirarlo fuori dai guai. L’eroe è un anti-eroe, un gangster, un cattivo, ma rovescia sul tavolo le carte senza timori , l’eroina porta avanti da sola la sua crociata per la giustizia ma per fare ciò assume un’altra identità, tende una trappola, agisce con l’astuzia e l’inganno. Ad un certo punto non si capisce chiaramente chi sia l’antagonista e chi l’eroe, chi sia veramente bugiardo e pericoloso e chi no, non una ma decine di etichette si possono attaccare ai personaggi ed è proprio questa imprevedibilità a   renderli speciali.


Il mio giudizio sul film: **** 4/5


ANNO: 1993

TRADUZIONE DEL TITOLO : L’antieroe

REGIA : Subash Ghai


CAST
Sanjay Dutt ………………… Ballu
Madhuri Dixit ……………… Ganga
Jackie Shroff …………………. Ram
Rakhee ………………………. Aarti
Anupam Kher ……………………. Ishwar Pandey
Ramya Krishna ……………….. l’amante di Ballu
Pramod Muthu …………. Roshan Mahanta


COLONNA SONORA : Laximikant & Pyarelal

PLAYBACK SINGERS : Alka Yagnik, Ila Arun, Mohammed Aziz, Vinod Rathod, Manhar Udhas, Kavita Krishnamurthy, Jagit Singh



QUALCOS'ALTRO

Saroj Khan è stata premiata con il Filmfare Award per le Migliori Coreografie. Lo stesso anno Sanjay Dutt è stato nominato come Miglior Attore Protagonista ma la statuetta fu vinta da Shahrukh Khan per un altro ruolo negativo di tutto rispetto: Ajay Sharma in Baazigar.

Subash Ghai voleva nel ruolo di Ballu Anil Kapoor o Nana Patekar, solo in un secondo tempo la scelta è caduta su Sanjay Dutt.

18 ottobre 2010

HUM AAPKE HAIN KAUN



A metà strada tra un cartone animato, un documentario sulla vita domestica e il riassunto di un bizzarro telefilm a puntate , Hum aapke hai kaun (chi sono io per te) ispirato al più delicato e poetico Nadiya ke paar ruba il titolo da una frase ricorrente nel suo predecessore, realizzato dodici anni prima dalla stessa casa di produzione. Impossibile seguire il film senza sbadigliare almeno una volta, impossibile non sperare che la lunga saga abbia fine, e che Salman e Madhuri tornino come d’incanto ad occupazioni migliori. Il lento, lentissimo, avanzare della storia viene intervallato da scenette superflue o lunghe chiacchierate, partite di cricket sul giardino di casa mentre giochi di bambini e pesanti sermoni si rincorrono nella trama.

TRAMA

( Vedi Nadiya ke paar)

Le nozze di Rajesh e Pooja riuniscono due famiglie in allegre celebrazioni, durante le quali, Prem, fratello dello sposo si diverte a scherzare e combinare dispetti a Nisha, sorella della sposa. Dalla semplice amicizia nasce una nuova attrazione ma un’improvvisa tragedia li richiama alle proprie responsabilità.


Il suo successo straordinario, confesso, probabilmente incomprensibile agli occhi di uno straniero, fu dovuto alla spettacolarizzazione e alla messa in scena dei rituali e tradizioni di una numerosa famiglia induista. Oltre duecento minuti di saga familiare e ben quattordici canzoni ambientate all’interno di una realtà domestica apparentemente middle class ma indiscutibilmente sfarzosa, ciascun brano musicale ha la sua precisa funzione educativa, che sia spiegare il significato delle celebrazioni, dare colore ai festeggiamenti o scandire un rito di passaggio.

Hum Aapke Hain Kaun deve molto alla frizzantissima presenza di Madhuri Dixit, bellissima, dal sorriso che incanta, dai passi felini, dall’incantevole purezza ed eleganza, e della sua azzeccata collaborazione con uno stravagante Salman Khan, figliolo modello, affascinante, buffo e burlone. Alle loro spalle , set artificiali, vistosi interni, colorate case, giardinetti, un mondo idilliaco degno di una casa di bambole, interrotto dal frastuono delle voci, dalla massiccia presenza di gente ovunque pronta a piangere, sacrificarsi, gioire, ricordare, festeggiare.

I punti deboli del lungo racconto di amore morte e sacrificio sorpassano ampiamente alcune buone caratteristiche e, macchiandomi d’impopolarità, dovrò etichettare uno dei più famosi blockbuster indiani come un prodotto appena mediocre. La stessa storia, che in Nadya ke paar trovava la sua forma essenziale e serena, nello zuccherato remake anni ’80 subisce una drammatica perdita formale. Il budget usato per narrare una trama del tutto identica si innalza notevolmente ma a discapito della naturalezza, coerenza e semplicità che mi avevano fatto amare la versione del decennio precedente. Nel film di Barjatya la scena è governata dall’eccesso, dall’esuberanza, dalla messa in scena di una realtà impossibile, seppur legata idealmente a momenti della vita quotidiana e a rituali che il pubblico condivide e conosce.


Il mio giudizio sul film : ** 2 / 5


ANNO: 1994

REGIA : Sooraj Barjatya


TRADUZIONE DEL TITOLO: Chi sono io per te?


CAST:


Madhuri Dixit………….. Nisha

Salman Khan…………… Prem

Anupam Kher…………. Siddharth Chaudhary

Reema Lagooo…….. Mr Chaudhary

Monhish Bhel……………. Rajesh

Renukha Shahane……….. Pooja

Bindu……………………. La zia di Nisha

Alok Nath…………. Kailsh


COLONNA SONORA : Raamlaxman


PLAYBACK SINGERS: Lata Mangeshkar, Sharda Sinha, Kumar Sanu, Balasubramanian, Udit Narayan, Shailendra Singh


CURIOSITA’

Il film è incluso nella top ten dei più lunghi film di bollywood , accanto a Lagaan (3h44) e Loc Kargil (4h15). Fonte Rediff.com

Nel film Kabhi Kushi Kabhie Gham, Hrithik Roshan intona il ritornello di “Wah Wah Raamji” e Il motivetto indimenticabile di Dilwale Dulhania le Jayenge ricorda molto le note di “Didi tera devar deewana” la canzone portante del film.

Madhuri Dixit vinse il Filmfare Award come miglior attrice, nello stesso anno ricevette ben due nomination, una per Hum aapke hain kaun, e una per la sua performance drammatica in Anjaam al fianco di uno spietato e ruggente Shahrukh Khan.

Salman Khan debuttò con un film dello stesso regista, Maine Pyar Kya (1989) , film romantico amatissimo dai giovani che ispirò la trama di numerose storie d’amore. Mentre la carriera del giovane Salman era pronta al decollo, quella della sua compagna di scena Bhagyashree nonostante il successo del film non riuscì a prendere alcuna direzione. L’attrice, soprannominata “one hit wonder/ meraviglia di un solo successo”, si perse velocemente nell’anonimato , uno dei rari titoli in cui la vediamo apparire di nuovo è Humko Deewana Kar Gaye (2006) dove compare in un ruolo secondario.

27 luglio 2009

RAJKUMAR


Un film bollywoodiano di cappa e spada non mi era ancora capitato, ed ecco colmata (con sollievo?) la lacuna. 'Rajkumar' vorrebbe essere una favola per ragazzi: principi&principesse, sortilegi, avventure&duelli. Ma i brani musicali offrono una Madhuri Dixit insolitamente provocante. Di certo i genitori indiani (mi riferisco ai padri) non si saranno annoiati. Immaginate una proiezione all'aperto in un villaggio rurale: pubblico seduto per terra, stuolo di ragazzini vocianti. Parte la prima coreografia, 'Yeh Khubsoorat Badan' ('Questo bel corpo'). Una voluttuosa Madhuri avvolta nella schiuma. Sussulto delle madri presenti. E sussulto anche dei pargoli. Perchè è vero che un bambino di otto anni magari pensa solo al cricket, ma dinanzi allo spettacolo di una generosa insaponata Dixit, è lecito supporre che l'amore per lo sport passi di colpo in secondo piano.

Com'è il film? Dimenticabilissimo. Anil Kapoor è sempre dignitoso ma immagino provi ancora oggi un certo imbarazzo al pensiero di aver interpretato 'Rajkumar'. Madhuri è bellissima, e non è una novità. Quanto a Naseeruddin Shah, fingerò di non aver notato la sua presenza nel cast (Naseer: PERCHE'?).

Vi risparmio la visione della pellicola elencandovi di seguito i link dei numeri coreografati, irrinunciabili per tutti i fan della Dixit. In un tripudio di veli, trasparenze e splendidi costumi, godetevi la bellezza di questa donna superba, l'intensità dello sguardo di una delle attrici più amate dal pubblico Indiano, la bravura tecnica di una ballerina di prim'ordine.
Signore e (soprattutto) signori: MADHURI.

* Lo spumoso 'Yeh Khubsoorat Badan'

(Mi siete grati, lo so)

TRAMA

Il principe Rajkumar (Anil Kapoor) si innamora della principessa Vishaka (Madhuri Dixit). Ma Durjant Singh (Naseeruddin Shah), il crudele Primo Ministro del regno di Vishaka, aspira a sposare la ragazza e a diventare re con ogni mezzo. E non è l'unico ostacolo: anche la madre di Rajkumar, ritenendo Vishaka colpevole dell'esecuzione del marito, osteggia l'unione dei due. Tranquilli. Alla fine l'amore trionfa.

RECENSIONI

Cinema Hindi: *
Punto di forza: MADHURI (e le coreografie) ****
Punto debole: tutto il resto

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Anil Kapoor ('Pukar') - il principe Rajkumar
* Madhuri Dixit ('Pukar') - la principessa Vishaka
* Naseeruddin Shah ('Iqbal') - il Primo Ministro Durjan Singh e il fratello di questi Surjan
* Danny Denzongpa ('Asoka') - Ali
* Farida Jalal ('Kuch Kuch Hota Hai') - Panna

Regia: Pankaj Parashar

Soggetto, sceneggiatura e dialoghi: Vinay Shukla e Kamlesh Pandey

Coreografia: Saroj Khan ('Jab We Met', 'D O N')

Traduzione del titolo: 'principe'

Anno: 1996

CURIOSITA'

* Danny Denzongpa ha recitato in moltissime pellicole in lingua Hindi e Nepali, ma anche in produzioni internazionali ('Sette anni in Tibet'). Ha ricoperto quasi sempre il ruolo del 'villain', mancando però di un soffio uno dei più famosi eroi negativi di Bollywood: Gabbar Singh nel celeberrimo 'Sholay'. E' anche cantante, ed ha interpretato alcuni brani di colonne sonore di film nepalesi. Jaya Bachchan, moglie del grande Amitabh, è stata sua compagna di classe al Film Institute di Pune: grazie a lei l'attore ha adottato 'Danny' in sostituzione del suo difficilissimo nome di battesimo (Tshering Phintso)

* Il ruolo che Danny ricopre in 'Rajkumar' è molto simile a quello affidatogli in seguito in 'Asoka'

GOSSIP&VELENI

* La produzione avrà dovuto ungere un bel po' per consentire ai brani coreografati di superare indenni la rigorosissima censura Indiana: non solo Madhuri è scatenatissima e molto provocante, ma anche i testi delle canzoni non scherzano. Per non parlare di alcuni dialoghi con Anil Kapoor. Il film sarà stato anche un flop, ma di certo avrà turbato i sonni di 500 milioni di maschi Indiani per mesi. E i componenti della troupe presenti sul set? Non si saranno ancora ripresi...

13 febbraio 2009

PUKAR




Guardatelo attentamente.Immergersi in un film come Pukar è sempre un’esperienza che vale la pena di provare.Vedrete cambiare toni, paesaggi e temi con una velocità inaudita: inizia come un film d’azione, si sviluppa sul tema dell’invidia e della vendetta, porta avanti ben due storie d’amore parallele, si chiude con un finale assolutamente irrazionale e imprevedibile.

Certo i clichet non mancano.E' stato girato nel 2000 ma possiede tutte le caratteristiche dei grandi successi del decennio precedente. E’ un film conservatore, classico, intrattenitore di massa … si può sostenere tutto..Un anno dopo Karan Johar avrebbe girato Kabhie Khushi Kabhie Gham lasciando senza parole, Gowariker terminava il raffinato Lagaan, e Farhan Aktar dava voce alla nuova generazione con Dil Chahta Hai. Strano pensare che con cambiamenti così grandi alle porte Rajkumar Santoshi si divertisse ancora a giocare con i soliti temi della produzione masala: inseguimenti, lanci con il paracadute, esplosioni, missioni segrete e uomini coraggiosi.Nostalgico anche nella scelta del cast: la coppia Anil Kapoor / Madhuri Dixit ha debuttato con Hifazat nel 1987 diventando una delle più gettonate negli anni ’90.Pukar fa un salto nel passato investendo un' ingente somma di denaro in un film che va contro corrente. Un po’ come bloccare con una gigantesca fotografia un paesaggio a cui si è affezionati ma che sta inevitabilmente cambiando.

In Pukar Anil Kapoor è un militare fedele al suo codice d’onore che non esita a lanciarsi in combattimenti sulla neve, sparatorie e disperate ricerche del nemico.Improvvisamente la sequenza avventurosa si blocca per introdurre una dimensione completamente opposta.. quella domestica. Il soldato torna ad essere una persona qualunque, anzi, un cocco di mamma alle prese con problemi del tutto quotidiani. La  spaccatura tra due toni è segnata da una modernissima canzone, “Ke Sera Sera”, composta dal genio A.R. Rahman, in cui ritroviamo una sinuosissima Madhuri Dixit circondata da ombre nere e rosse al fianco del coreografo e ballerino Prabhu Deva.Solo per questa brano, e per il momento in cui è bruscamente introdotto sullo schermo, Pukar merita di figurare ben esposto nell' armadietto di dvd.
Madhuri si appropria di tutto lo spazio e sgomita a tal punto da fare il vuoto intorno. iI suo personaggio, Anjali è l'amica d’infanzia di Jaidev innamorata ma non ricambiata,  furiosa di gelosia. Carica di invidia e risentimento Anjali si trasforma da dolce e sorridente in aggressiva , sensuale e pericolosa.Madhuri dark lady è davvero la fine del mondo, si esibisce in una danza procace sdraiata su un tavolino luminoso, sostituendo uno sguardo torbido al suo classico e famosissimo sorriso.Tra tanto caos, rabbia e tradimenti, il film trova spazio anche per una romantica love song girata in Argentina nel parque de los Galciares ma non ci si può rilassare troppo perchè l’azione riprende, seguita da esplosioni, rocambolesche cadute, torture e rapimenti.
Il finale? Perdonatemi. Non posso resistere. Nostante tutti i disastri che combina e gli errori commessi… Anjali la passa pure liscia, conquista l’amore di Jaidev e diviene una figura positiva. Incredibile,  Irrazionale,  Fuori Luogo, Un colpo di sole in testa. Machissenefrega..


Il mio giudizio sul film: *** 3/5

Consigliato a chi:
- Non può far passare un giorno senza vedere Madhuri Dixit ballare, le sue doti mischiate alle note di Rahman sono una combinazione interessante
- Già conosce e apprezza molti atri titoli della cinematografia indiana ed è pronto a stare al gioco
- Per chi vuole provare l’esperienza di un film capace di passare da un genere all’altro con la velocità di un secondo

Sconsigliato a chi:
- Cerca il realismo e odia l’azione
- Sta muovendo i primi passi in questo mondo. Se non si è un po’ abituati ai film indiani degli ’80-‘90 Pukar potrebbe risultare troppo sconclusionato ed eccessivo.

ANNO: 2000

REGIA: Rajkumar Santoshi

CAST:

Anil Kapoor ......... Jaidev

Madhuri Dixit .........Anjali

Namrata Shirodkar..... Pooja

Om Puri......... Colonel Husain

Farida Jalal………… ..Gayetri


COLONNA SONORA : A.R. Rahman


ULTERIORI INFO:

- Lata Mangeshkar, la più grandiosa cantante mai esistita, fa un’apparizione a sorpresa nel finale
- Ritroviamo Madhuri Dixit /Anil Kapoor in : Hifazat (1987), Tezaab (1988), Kishen Kahanaya (1990) , Jamai Raja (1990), Pratikar (1991), Zindagi Ek Juhaa (1992), Khel (1992), Jeevan Ek Sangaarsh (1992), Beta (1992), Rajkumar (1996), Pukar (2000), Lajja (2001)

22 gennaio 2009

L A J J A


Spegnete il cellulare e mettetevi comodi: ho moltissime cose da raccontarvi di questo film.

'Lajja' è un classico polpettone bollywoodiano. Non manca all'appello nessuna caratteristica tipica della cinematografia popolare in lingua Hindi, e ciascun ingrediente è presente in dosi tali da garantire l'indigestione. La pellicola gronda retorica a fiumi, infarcita com'è di sermoni e di stereotipi. Anche da un punto di vista strutturale e formale siamo in zona hardcore: film solo per bollywoodiani temprati.
Impossibile elencare tutti i dettagli che rendono 'Lajja' un perfetto compendio di bollywoodianità. Mi limiterò ai principali:
- la durata: tre ore e cinque minuti;
- la struttura narrativa, che non solo mescola il dramma alla commedia, ma che sviluppa tre storie fra loro indipendenti inserite in una cornice che è una storia anch'essa. Amore. Pathos. Azione. Danze. C'è di che gozzovigliare;
- i personaggi stereotipati: la Donna Virtuosa (Manisha Koirala), legata alle tradizioni; il Marito Indifferente (Jackie Shroff), ricco, viziato, che non la rispetta; il Cattivo; il Buffone; il Ladro (Anil Kapoor), simpatico e di buon cuore; la Sposa (Mahima Chaudhry), tutta fruscii, tintinnii, luccichii; l'Attrice (Madhuri Dixit), donna scostumata e senza onore; la Madre (Rekha), forte e coraggiosa; e naturalmente l'Eroe (Ajay Devgan), tenebroso e invincibile;
- le vicende, anch'esse stereotipate: la Disgrazia, l'Intrigo, il Matrimonio, il Dramma, il Sopruso, la Tragedia, la Vendetta, la Redenzione, il Lieto Fine;
- la location straniera: New York;
- lo status sociale: altissimo;
- le donne: bellissime;
- le item-song, di ottimo livello (non per niente il regista è uno dei pionieri di questa tradizione), interpretate da Urmila Matondkar, sempre generosa, nella trascinante 'Aaye Ye Aajaye Ye'; e da Sonali Bendre, sinuosa e raffinata, nella tradizionale 'Saajan Ke Ghar';
- le coreografie ricercate, i costumi scintillanti, le scenografie ricche e colorate: caratteristiche presenti anche nel brano 'Badi Mushkil', interpretato con classe da Madhuri Dixit (e da Manisha Koirala);
- la colonna sonora, che vanta addirittura due compositori: Ilaiyaraaja per il sinfonico commento musicale (eseguito dall'Orchestra della Radio di Budapest ), e Anu Malik per le canzoni;
- e naturalmente loro: i Divi, un succoso grappolo attorniato da una schiera di collaudati attori minori.

Sempre comodi?
Bene. Dimenticate tutto quanto avete letto sino ad ora.

'Lajja' è un film S-P-L-E-N-D-I-D-O.
Partiamo dall'incipit.
Dedicata a Rajam, la madre del regista, la pellicola, il cui titolo significa 'vergogna', si apre con una battagliera dichiarazione: 'I personaggi e le vicende narrate nel film sono l'eco di quanto accade intorno a noi, nel cosiddetto mondo civile. Le voci, le grida, i pianti, gli appelli sono stati amplificati affinchè i sordi possano prenderne nota. La grandezza di una civiltà si misura sulla base della condizione sociale riconosciuta alle donne.'
Rajkumar Santoshi, regista acclamato dalla critica, non dimentica nulla: nel suo polpettone infonde tutto ciò che in India porta un film al successo. E lo fa con notevole maestria. 'Lajja' è ben scritto, ben narrato, ben diretto, ben recitato. Ma sono il Genio e l'Astuzia di Santoshi a strabiliarci. Se hai un messaggio forte da trasmettere, in India come puoi raggiungere il più vasto pubblico possibile? Facile: confezionando uno scintillante, perfetto, completo, tradizionale, retorico, stereotipato, orribile compendio di bollywoodianità. Santoshi ci presenta eventi e personaggi stereotipati, ma li sgretola e li trasforma sotto i nostri occhi annebbiati da colori e danze, e ci inietta il suo messaggio. Che è tutto fuorchè bollywoodiano.
Siamo di fronte a due pellicole opposte fra loro che si sovrappongono e si amalgamano. Il regista non rinuncia al suo amore per il realismo, ma nel contempo riconosce al mezzo 'Bollywood' l'enorme valenza di fenomeno sociale. E scaltramente ne sfrutta l'impatto e la risonanza.
Di rigore la controanalisi:
a) Il film ruota intorno a straordinari personaggi femminili. Vivi. Veri. Solidali fra loro.
- La Donna Virtuosa intraprende il suo viaggio attraverso un'India livida e crudele, dove le donne, senza alcun rispetto per l'età, sono sempre e solo vittime. La fuggiasca osserva, si indigna, reagisce.
- La Sposa accetta rassegnata quella che sembra una tradizione antica ed immutabile (la dote), felice di unirsi all'uomo che ama. Ma lo Sposo si rivela senza spina dorsale. La famiglia di lui è avida e arrogante. La ragazza osserva, si indigna, reagisce.
- L'Attrice, fiera e indipendente, vive la sua vita in modo non convenzionale. Delusa dall'uomo che ama, si ribella pubblicamente e nel modo più dissacrante. E, malgrado la dura punizione, non si lascia spezzare.
- La Madre, splendido personaggio femminile, è la paladina della difesa dei diritti delle donne in un misero villaggio. Il suo sacrificio completa la trasformazione interiore della Donna Virtuosa.
b) Il cast è di prima classe.
- Madhuri e Rekha sono DA URLO. Difficile decretare la migliore fra le due. La Dixit è spontanea e vivace. E rappresenta il dramma vissuto dall'Attrice in modo superbo. Rekha è perfetta. Energica, tragica, straziante. Anche Mahima è impeccabile. Delude invece l'interpretazione di Manisha: mostra il meglio solo nelle scene madri.
- Gli attori? Jackie Shroff non convince, colpa forse di un personaggio davvero povero, anche se la sua voce di velluto farebbe sciogliere un iceberg al Polo Nord. Ajay Devgan è ben calato nel suo ruolo: il tradizionale eroe dallo sguardo letale, dai minacciosi silenzi, dalla voce tonante. Ma è Anil Kapoor, a mio parere, a cavarsela meglio: il suo personaggio è amabilissimo, e lui lo interpreta con leggerezza e simpatia.
c) Le vicende, quelle non stereotipate: le violenze domestiche, la piaga sociale della dote, la condizione femminile sempre subalterna, la segregazione, i tabù religiosi, gli infanticidi, l'analfabetismo, la divisione castale, la corruzione, gli stupri.
d) I sermoni: retorici, certo. Ma al di là della forma, il messaggio è chiaro e preciso: la condanna di una società retrograda che sfrutta le donne e nega loro anche i più elementari diritti.
Moltissimi i dettagli indimenticabili:
* Le battute taglienti: 'Gli uomini considerano le donne la porta per l'inferno: ma è proprio attraverso quella porta che vengono al mondo'.
* Le scene da standing ovation:
- il Ladro che difende la prostituta;
- la Sposa che sputa insulti sullo Sposo, sulla sua famiglia e sui loro invitati (da guardare e riguardare più volte per non perdersi neanche una sfumatura);
- il linciaggio dell'Attrice (GRANDISSIMA Madhuri);
- la Donna Virtuosa, che denuncia la tradizione della segregazione;
- la Madre che scopre la relazione fra il figlio e una ragazza di casta alta;
- l'esecuzione della Madre (GRANDISSIMA Rekha);
- la Donna Virtuosa che denuncia l'infamia dello stupro di gruppo e del brutale omicidio;
- ma, soprattutto, la sequenza entrata nella storia del Cinema Indiano: l'Attrice che sul palco reinterpreta il mito di Sita, moglie di Rama, nel 'Ramayana'. DA PELLE D'OCA. Madhuri è SUBLIME.
Quanto dura il film? Tre ore e cinque minuti?
Ottimamente impiegati.

TRAMA

Vaidehi (Manisha Koirala) è l'infelice moglie del ricchissimo Raghu (Jackie Shroff). All'ennesimo alterco, lui la ripudia rispedendola in India. Da qui l'inizio di una serie di eventi che la condurranno in lungo e in largo per il Paese. Incontrerà donne coraggiose ed umiliate. Uomini corrotti e violenti. E ritroverà il coraggio e il rispetto di sè.

RECENSIONI

The Hindu:
'Lajja' non è un film facile. Solleva diverse questioni sulla condizione femminile, ma lo fa attraverso clichè e stereotipi. 'Lajja' è grandioso, sontuoso, opulento. Le scenografie sono incantevoli. Sfortunatamente questa colorata pellicola è una delusione in bianco e nero, in particolare nel secondo tempo. Malgrado le sensibili interpretazioni di Madhuri e di Manisha, il film è eccessivo e semplicistico. Non c'è spazio per il grigio: gli uomini sono il Nero, le donne il Bianco.'
Ziya Us Salam, 07.09.01

Cinema Hindi: *****
Punto di forza: la struttura inusuale, i dialoghi e soprattutto il Puro Genio del regista
Punto debole: la recitazione spesso incolore di Manisha Koirala; l'indigestione bollywoodiana

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Manisha Koirala ('Dil Se') - Vaidehi
* Madhuri Dixit ('Devdas') - Janki
* Rekha - Ramdulaari
* Mahima Chaudhry ('Pardes') - Maithili
* Anil Kapoor ('Tashan') - Raju
* Ajay Devgan ('Halla Bol') - Bulwa
* Jackie Shroff ('Rangeela') - Raghu
* Urmila Matondkar ('Rangeela') - ballerina per il brano 'Aaye Ye Aajaye Ye'
* Sonali Bendre ('Kal Ho Naa Ho') - ballerina per il brano 'Saajan Ke Ghar'
* Farida Jalal ('Kuch Kuch Hota Hai') - madre di Maithili
* Johnny Lever ('Kuch Kuch Hota Hai') - uno dei Buffoni
* Sharman Joshi ('Hello') - figlio di Ramdulaari

Soggetto, regia e produzione: Rajkumar Santoshi ('Halla Bol'), che ha anche collaborato alla stesura della sceneggiatura e dei dialoghi

Colonna sonora: composta da Ilaiyaraaja ('Cheeni Kum') e da Anu Malik ('Main Hoon Na', 'Asoka'). Intrigante il brano di quest'ultimo, 'Aaye Ye Aajaye Ye'

Coreografie: Ganesh Acharya ('Rang De Basanti')

Anno: 2001

Award: Zee Cine Best Supporting Actress Popular Award per Madhuri Dixit

Distribuzione: Eros International Ltd.

CURIOSITA'
* I quattro personaggi femminili portano tutti uno dei nomi di Sita, la moglie di Rama, avatar del dio Visnu. Nel 'Ramayana' si narra del rapimento di Sita messo in atto dal demone Ravana. Rama riesce a raggiungerli e libera la consorte, ma è costretto a ripudiarla a causa della sua permanenza con un demone. Sita allora si sottopone all'ordalia del fuoco per dimostrare la propria purezza. Non perdetevi nemmeno una parola del monologo di Janki in 'Lajja': la sua personalizzata (e sacrilega) versione del punto di vista di Sita è memorabile. In India ha acceso gli animi e provocato proteste: a Bhopal un gruppo di simpatizzanti del partito tradizionalista Hindu BJP ha bruciato in pubblico immagini del regista Rajkumar Santoshi e dell'attrice Madhuri Dixit.
* Il prossimo film di Raj Kumar Santoshi, 'Ajab Prem Ki Ghazab Kahani', conterrà alcune sequenze girate in Italia. Grande occasione per incontrare il regista
* Citazioni bollywoodiane: 'Josh'

GOSSIP&VELENI

* Manisha Koirala, nepalese, proviene da una famiglia di figure politiche di altissimo livello: il padre, B.P. Koirala, è stato Primo Ministro del Nepal, così come due fratelli del nonno paterno
* Madhuri Dixit pare abbia avuto una relazione con Sanjay Dutt ('Munna Bhai')
* Rekha pare abbia avuto una turbolenta relazione con nientedimenoche Amitabh DIO Bachchan
* Anil Kapoor è il padre di Sonam Kapoor, l'attrice che ha esordito in 'Saawariya' di Sanjay Leela Bhansali. Il fratello maggiore di Anil, il produttore Boney Kapoor, è sposato con l'affascinante diva Sridevi. In Italia possiamo ammirare Anil su grande schermo in 'Slumdog Millionaire'
* Ajay Devgan è il marito della talentuosissima Kajol
* Urmila Matondkar è stata a lungo legata al regista Ram Gopal Varma

17 gennaio 2009

DIL TO PAGAL HAI



Prodotto e girato da Yash Chopra, capostipite della Yash Raj, la prima casa di distribuzione in India. Il film, come tutti si aspettavano, è nato per far impazzire gli spettatori nelle sale e per trasformarsi subito in uno straordinario successo commerciale che strizza l'occhio al pubblico. Madhuri Dixit torna ad avere tutti i riflettori puntati addosso dopo una serie di uscite poco soddisfacenti, Karisma Kapoor era nel pieno della sua carriera e , sentendo già profumo di blockbuster movie, accetta un ruolo secondario cosciente che i benefici ricadranno anche su di lei. Dil To Pagal Hai è soprattutto un musical  (anzi un musical on stage stile Broadway) che ruota attorno ad una compagnia di attori capitanata dal giovane e autoritario regista Rahul. Nisha è la prima donna dello show, o almeno sembra esserlo fino a che non comincia a materializzarsi una nuova sceneggiatura, per la quale si richiede qualcosa di più.Ancora prima che la ragazza subisca un infortunio durante le prove, si capisce che non ha le carte necessarie per il nuovo ruolo e che c’è bisogno di un volto diverso per rendere giustizia al personaggio di Maya. E il vuoto viene colmato da Pooja, ragazza impeccabile e perfetta ballerina, pronta a impossessarsi da sola del palco, e anche dei pensieri di Rahul.

Il film è semplice, se non elementare, ma dentro ci si possono trovare scene memorabili che incollano allo schermo, battute famosissime che chiunque sia fan di Bollywood non può fare a meno di ricordare, canzoni orecchiabili e divertenti e soprattutto … loro: Madhuri Dixit e Shahrukh Khan!!!! Perché gli attori fanno la differenza, e se mettiamo i personaggi di Pooja e Rahul in mano a due potenze così, otterremo fuoco e fiamme anche da una storia banale.

Due buoni motivi per vederlo subito:

1) Fino a poco prima dell’intervallo i due protagonisti non si incontrano mai!!!!! Vale a dire, più di un ora in cui non c’è nessuna interazione diretta, eppure tutto è incentrato su di loro. Incredibile ma vero.
2) Non dimentichiamoci poi che Dil To Pagal Hai contiene una delle scene più sensuali della storia del cinema, non anticipo niente ma ricordatevi le parole “Aur Pas, Aur Pas” e spostatevi sulla seconda parte del film. In bocca al lupo…

Yash Chopra, uno dei registi e produttori più attivi e longevi nella storia di Bollywood, torna a dirigere Shahrukh Khan dopo il favoloso Darr nel 1993. Certo, lo stile di questo grande autore, nel bene e nel male si fa sentire un po’ in tutti i suoi film, e, allo stesso modo in cui riesce a regalarci ottime storie e scene memorabili, ogni tanto, la mano gli scivola troppo sul patetico, ( come dimenticare l’interminabile e noiosissimo discorso finale durante il processo di Veer Zaara?) In Dil to Pagal Hai Yash Chopra non riesce a evitare di sovraccaricare il personaggio di Pooja, facendola nascere come una donna moralmente impeccabile e soffocata dai suoi doveri verso la famiglia che l’ha adottata da bambina, capace di sacrificare la sua felicità per non deluderli mai. Oddio… Madhuri Dixit fa salti mortali per rendere dinamico e accattivante anche un personaggio come questo, dei più finti e tradizionali mai visti. Eppure il miracolo si compie…
Rendere agili alcuni passaggi sembra non essere proprio il forte di Yash alla regia… ma la qualità dei suoi prodotti è indiscutibile, e, malgrado la prevedibilità e alcuni eccessi di buonismo, Dil To Pagal Hai è un film facilissimo da amare.

Il mio giudizio sul film ***  3/5

ANNO : 1997

REGIA : Yash Chopra

TRADUZIONE DEL TITOLO :
Il cuore è matto (letteralmente) / Il cuore è imprevedibile… (suona un po’ meglio)

CAST

Shahrukh Khan ……… Rahul

Madhuri Dixit…………Pooja

Karisma Kapoor………Nisha

Akshay Kumar…………Ajay

Farida Jalal…………… la zia di Pooja


CURIOSITA’

- Impossibile lasciar passare la frase “Rahul…. Naam toh Suna Hoga? / Rahul… ti di dice qualcosa questo nome?” la sentirete pronunciare molto spesso. Shahrukh si è già chiamato così in altri 3 film prima di questo; Darr, Zamaana Deewana e Yess Boss.. e naturalmente si chiamerà così nei primi due indimenticabili successi di Karan Johar : Kuch Kuch Hota Hai e Kabhi Khushi Kabhie Gham. Insomma, un nome destinato ad essere ricordato a lungo…
- La canzone che da il titolo al film, nella quale compaiono Akshay Kumar e Madhuri Dixit è stata girata all’Europapark di Freiburg Am Breisgau, in Germania.
- Nei titoli di apertura del film compaiono anche Yash Chopra e Pamela Chopra, Yash Johar e Hiroo Johar, Aditya Chopra e Payal Chopra.
- I costumi indossati da Shahrukh Khan sono stati disegnati da Karan Johar


AWARDS:
Solo alcuni dei tanti premi vinti dal film, per motivi di spazio faro solo una selezione:

1998 Filmfare Awards
•Best Film
•Best Actor (Shahrukh Khan)
•Best Actress (Madhuri Dixit)
•Supporting Actress (Karisma Kapoor)

1998 National Award
•Best Film providing popular and wholesome entertainment

1998 Zee Cine Awards
•Best Film - Yash Chopra
•Best Actor - Shahrukh Khan
•Best Actress - Madhuri Dixit
•Best Actress in a Supporting Role - Karisma Kapoor
•Best Dialogue - Aditya Chopra
•Best Music Director - Uttam Singh
•Best Female Singer - Lata Mangeshkar