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19 luglio 2019

THE DIRTY PICTURE



L'importanza di The Dirty Picture nella storia del cinema popolare indiano è maggiore della qualità della pellicola. TDP è talmente significativo, per numerose ragioni, che non solo si è meritato un successo clamoroso infiammando pubblico e critica, ma potrebbe addirittura aggiudicarsi il titolo di film del decennio, strappandolo a pellicole migliori. TDP sprigiona una forza travolgente. E' riuscito nell'impossibile. E' un superfilm. Con una deflagrazione di portata continentale, TDP ha creato un caso mediatico e di costume. Sono trascorsi quasi 8 anni dalla distribuzione nelle sale, eppure l'impatto è ancora avvertibile.

Cosa rende TDP così straordinariamente unico?
Di sicuro ciò che poteva (si temeva potesse) essere e non è: una scontata commediola per adulti, scollacciata e pruriginosa. 
Di sicuro il soggetto impudico. TDP incendia le fantasie del pubblico maschile indiano narrando la vita della sensualissima attrice Silk Smitha, sex-symbol del cinema del sud, e investigando il fenomeno delle pellicole softcore (per lo standard locale) degli anni ottanta. Forse per la prima volta viene affrontato un tema tanto scabroso in un film di intrattenimento.
Di sicuro la storia al femminile che pone al centro una figura ben lontana dall'iconografia classica dell'eroina hindi, e che ribalta completamente il ruolo tradizionale della donna nell'industria cinematografica popolare. Silk è investita dello stesso potere scenico sino ad allora riservato solo ai protagonisti maschili, in termini di rappresentazione, battute folgoranti, estetica e quant'altro. TDP non si è limitato a tracciare un sentiero: dalla sera alla mattina, ha materializzato un'autostrada grazie alla quale tutte le professioniste del settore - e non solo le attrici - da quel momento in poi hanno potuto dimostrare la propria forza e il proprio valore a colleghi e spettatori.
Di sicuro una regia - maschile - misurata e leggera, che non perde mai di vista il divertimento e che non scade mai nel cattivo gusto (applauso a scena aperta a Milan Luthria, grandissimo).
Di sicuro una sceneggiatura - maschile - che, pur con qualche lacuna, scivola via robusta e godibile, e che si sforza di rendere giustizia alla protagonista (applauso a scena aperta a Rajat Aroraa, grandissimo).
Di sicuro la produzione - femminile - che non solo ha sempre tenuto in pugno il progetto imponendo la propria visione a regista e sceneggiatore, ma che lo ha anche sostenuto e promosso con un vigore encomiabile, malgrado l'assenza di una superstar maschile come protagonista (Emraan Hashmi si limita ad un ruolo di supporto), inebriando il pubblico potenziale con una campagna spumeggiante, capillare ed efficace. Una campagna che ha posto l'accento sull'intrattenimento puro, omettendo il risvolto tragico, eludendo scaltramente l'errore nel quale si incorre in India quando si pubblicizza un titolo al femminile, quello cioè di indurre lo spettatore a credere che si tratti di un film d'autore (standing ovation per l'intrepida Ekta Kapoor, grandissima).  
Di sicuro una rappresentazione solare della sensualità che è allegria spudorata e gioia di vivere e risata che sgorga.

E non dimentichiamo i pregi del film.
Primo fra tutti la performance di Vidya Balan, immensa, senz'altro il fattore determinante che ha reso TDP ciò che è: una pellicola audace e innovativa, una commedia che non è solo una commedia. Vidya spazza via inibizioni e condizionamenti, e regala al suo personaggio la giusta licenziosità. Vidya è incontenibile, generosa, conturbante, spregiudicata, marcia come un treno, a testa alta, noncurante delle conseguenze. Un applauso senza fine al suo coraggio.
Nel cinema popolare indiano di solito i protagonisti negativi vengono rappresentati in modo apologetico, quasi come modelli da seguire. TDP non commette questo passo falso e nemmeno azzarda giudizi morali. Regista e sceneggiatore sono innamorati del personaggio, e si vede, ma lo offrono per quello che è, senza edulcorazioni. Lo spettatore? Parlo per me: confesso che all'inizio ho nutrito qualche perplessità, poi, con il dipanarsi della narrazione, sono stata catturata da Silk, dalla sua impudenza, dalla sua prorompente vitalità, dai suoi errori (non ultimi, sovrastimare il proprio divismo e sottostimare l'ego smisurato di una superstar maschile), dal suo dramma.
I dialoghi di Rajat Aroraa sono pungenti, costellati di battute salaci, e qualificano i personaggi più delle loro azioni. Le interazioni acquistano vivacità e pienezza, le relazioni prospettiva, la storia profondità.
Naseeruddin Shah è una sorpresa e un vero spasso, anche se talvolta sembra navigare in acque poco conosciute. Emraan Hashmi offre a Vidya un validissimo, rispettoso supporto: il suo Abraham è l'unico personaggio, in quell'esclusivo ambiente infettato da ipocrisie, a conservare una certa integrità. Apprezzabile il contributo di Tusshar Kapoor.
Le scenografie e i costumi sono spettacolari. La Chennai degli anni ottanta è stata ricreata in modo superbo negli studi di Film City a Mumbai. Le atmosfere vintage sembrano congeniali a Milan Luthria, che in precedenza mi aveva già ammaliato con la rappresentazione dei violenti e modaioli anni settanta in Once upon a time in Mumbaai (sempre prodotto da Ekta Kapoor).  
Che bello assistere ad un cinema che si rinnova di settimana in settimana. Che cresce, cambia, sperimenta, osa. Un cinema che col suo candore e col suo travolgente work-in-progress stupisce un pubblico occidentale intorpidito.

TDP non è privo di difetti, ma mi è difficile individuarli con chiarezza. Qualcosa nella narrazione e nel personaggio principale non mi torna, anche se capisco l'esigenza di Luthria di trovare un equilibrio fra solidità e intrattenimento. Talvolta è meglio chiudere un occhio su imperfezioni e lacune e applaudire progetti che tentano di essere innovativi e nel contempo di raggiungere il maggior numero possibile di spettatori. In fondo quale tipo di impatto sociale può provocare in India un film d'autore se nessuno lo guarda? Non sono forse pellicole come TDP ad ottenere risultati concreti? 

TRAMA

Reshma scappa di casa alla vigilia del suo matrimonio, tenta la fortuna nel cinema, si trasforma in Silk e diventa una star. Una cavalcata giocosa ed entusiasmante. Silk non è proprio candida, non è proprio un'attrice, ma possiede il talento innato di titillare i desideri più reconditi del pubblico maschile, scatenando apprensioni e inevitabili gelosie (e qualche emulazione) in quello femminile. Il successo però non è sinonimo di felicità. 

LA BATTUTA MIGLIORE

* Una delle più famose nella storia del cinema indiano: 'Filmein sirf teen cheezo ke wajah se chalti hai: entertainment, entertainment, entertainment. Aur main entertainment hoon - Films do well only because of three reasons: entertainment, entertainment, entertainment. And I am entertainment'. In hindi suona decisamente meglio. Grazie a Filmy Quotes.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Le sequenze indimenticabili sono diverse. Forse la mia preferita è la scena ambientata in un glorioso cinema tradizionale monosala, desolatamente vuoto, che, all'apparizione di Silk sullo schermo, viene preso d'assalto da un rumoroso carosello di spettatori. Acclamazioni, danze, applausi, canti, lanci di monetine. Termina il numero di Silk, e tutti spariscono, in attesa del numero successivo...

RECENSIONI

Rediff: *** 1/2
"Balan's heroine Silk (...) is a highly empowered woman (...). She does what she does (...) simply because she loves it. She feeds off the attention, the control, the adulation and the sizzle of the spotlight. Balan exultantly runs with it, making the character her own with remarkable commitment to the role. There is no vulgarity (...) simply because Balan visibly chooses to have a helluva time. She might not match the legend whose name she's borrowed in terms of sheer screen raunch, but outdoes her with an assault of unashamed oomph. Vanity is disregarded early on as we see the actress' paunch rolling over her waistline, even when she's at her hottest, and later, as her gut barrels out of shape and yet she continues to wear midriff-baring tops, we see just how defiantly unapologetic she is. The film too is defiant, but in more juvenile fashion. Director Milan Luthria's approach to this heroic harlot is a masala one, and in its urge to please crowds, forsakes much potential nuance that could have made this a great film instead of merely a film with a great lead character. There is a surfeit of cartoonish sound effects and annoyingly convoluted lines of dialogue; the storyline settles into predictability halfway through, and never bothers to thrill again; and the one flagbearer for cerebral cinema - an impressive and subdued Emraan Hashmi (...) - sells out promptly enough to become yet another ludicrous star. It is as if, in its rabid defense of formulaic masala, the film condemns any manner of cinema not subscribing to the bums-on-seats credo - and so strong is this unwarranted shunning of the sensible, as it runs like a theme through this film, that it makes The Dirty Picture appear not just insecure but fairly shaky. Pity. Having said that, the film is far more engaging than most Bollywood produce. And it's not just the bosom. Naseeruddin Shah plays a larger-than-life movie star with infectious glee, grotesque neck-skin folds never quelling his mojo. It's a caricature, but Shah squeezes in much lovely detail, from a genteel sense of the proper (if only in front of the flashbulbs) to a foppishly detailed prescience about action cinema of the 80s. His genius is a curse, he claims with extreme world-weariness, and the effect is delightful. (...) It's a very demanding part, and Balan shows that she's worthy of both wolf-whistles and applause. It's a dazzling performance - and a remarkably brave one, considering we live in a country so cinematically repressed (...). Constantly convincing, Balan proves so dynamic that she even makes her parts of the tinny SalimJaved-lite dialogues work. There is a lot of talk of legitimizing the lewd and the hypocrisy of audiences and critics, and Balan might as well be talking about herself in this film, and not Silk, and she delivers the lines in fiery style. She's a treat. (...) It's a performance to be grateful for. So thank you, Ms Balan". 
Raja Sen, 02.12.11

Hindustan Times: ***
"I desideri sessuali del maschio indiano sono influenzati dalle antiche sculture (vedi Khajuraho). Silk Smitha rappresenta quell'estetica femminile sul grande schermo, e The Dirty Picture è la sua storia. Il fem-jep (female in jeopardy = donna in pericolo) è un popolare genere cinematografico americano. Madhur Bhandarkar ne è il santo patrono hindi (Chandni Bar, Fashion). TDP non appartiene a quel filone: Silk si merita abbastanza quanto le capita. Difficile dire se il film racconti in modo veritiero la sua vita. Il veterano Bharati Pradhan, giornalista che intervistò Silk, ritiene che il personaggio sia piuttosto vicino all'originale. La differenza fra la Silk raffigurata in TDP e, a titolo di esempio, una Mallika Sherawat, è che, dopo aver assaporato un moderato successo in pellicole che per loro natura rimangono al di sotto del radar, di solito un'attrice cerca di 'ripulirsi' nel mainstream. Silk non lo fa. Non cerca il rispetto. La vicenda dovrebbe essere ambientata a Madras e di sicuro siamo negli anni ottanta. Ma potrebbe essere benissimo Bollywood. TDP, anche quando non tende a parodiare il suo soggetto, in qualche modo mantiene quell'atmosfera: dialoghi eccessivi, doppi sensi, sequenze chiassose con gli attori sempre in stato di emergenza. Qualche volta si rimane sospesi troppo nell'incredulità. Il film messo in scena in TDP e TDP sembrano combaciare. Quest'ironia intriga in modo bizzarro. Naseeruddin Shah è esilarante. Solo pochi brillanti attori di sesso maschile possono cambiare l'industria cinematografica commerciale guidata dalle star. Ma guardando Vidya Balan, ci si convince che il cambiamento può essere generato anche da un'attrice. Il suo ruolo in TDP è il più aggressivo visto da tempo".
Mayank Shekhar, 02.12.11

The Times of India: **** 1/2
"The Dirty Picture appartiene essenzialmente a Vidya Balan, che offre una performance torreggiante. Il punto di forza dell'interpretazione di Vidya è il fatto che, malgrado il suo personaggio sia una bomba sexy, la sessualità che rappresenta non diventa mai sguaiata o cruda. Anzi, i suoi tentativi di scioccare e meravigliare una società compassata che prospera sulla falsità sono irresistibili. Comunque il tour de force di Vidya non adombra i partner maschili, che fanno la loro figura nonostante il ruolo scarno. I dialoghi sfrontati di Rajat Arora aggiungono un gusto deciso. La sceneggiatura è senza esclusione di colpi, ma rifiuta di trattare il sesso come un semplice atto volgare. Applausi al regista Milan Luthria per aver gestito un tema così controverso con sensibilità e audacia. TDP non è solo il film della settimana bensì un lavoro seminale".
Nikhat Kazmi, 01.12.11

Cinema Hindi: **** 1/2 
Punto di forza: Vidya Balan, l'allegria, la rappresentazione potente di Silk e tutto ciò che TDP implica. 
Punto debole: ci devo ancora riflettere. 

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Vidya Balan - Silk 
* Naseeruddin Shah - Suryakanth
* Emraan Hashmi - Abraham
* Tusshar Kapoor - Ramakanth, fratello di Suryakanth

Regia: Milan Luthria
Sceneggiatura e dialoghi: Rajat Aroraa
Colonna sonora: Vishal-Shekhar. Vi segnalo il video del famosissimo brano Ooh La La Tu Hai Meri Fantasy: dopo quasi un quarto di secolo, sono riusciti a convincere Naseeruddin Shah a ballare.
Anno: 2011
Awards: la lista è impressionante (clicca qui). Elenco solo alcuni dei premi conferiti a Vidya Balan come miglior attrice protagonista: il prestigioso National Film Award, Filmfare Award, IIFA, Asia Pacific Screen Award, Screen Award, Zee Cine Award (miglior attrice e miglior attrice per la critica), Stardust Award (miglior attrice in un ruolo drammatico e star dell'anno).


RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* Ekta Kapoor: The Revised Version, Tavishi Paitandy Rastogi, Brunch, 03.12.11 - "Ritengo che negli affari l'aspetto commerciale sia importante quanto quello creativo. E ciò va tenuto a mente. Le mie pellicole sono diverse ma onestamente non le definirei molto coraggiose. Ad esempio: LSAD e Shor in the city sono inusuali, realizzati sulla base di una certa idea ma destinati ad un certo pubblico, e hanno funzionato. OUATIM è un regolare film commerciale. Secondo me è The Dirty Picture il più coraggioso, perchè per la prima volta ho tentato di mescolare i due aspetti, di mescolare le classi e di raggiungere comunque le masse. Da un lato ho prodotto una pellicola su un'attrice soft porno che non è un documentario, e dall'altro ho preteso che non fosse una semplice esposizione di sesso e di nudo. E nemmeno una storia triste. La protagonista non è una vittima, bensì una donna audace e del tutto non apologetica che celebra la sua sessualità e diviene una forza con cui fare i conti. E' stato davvero piuttosto complicato e decisamente azzardato produrlo, ma ho corso il rischio'. Nella stessa intervista, Ekta inoltre dichiara: 'For me, this entire film has been a gamble. I started TDP with a loss. (...) People told me not to take it up. I did. People told me not to cast Vidya in this role. I did. The same people today are stunned'. (Una curiosità: Vidya Balan aveva già partecipato ad una produzione di Balaji agli inizi della sua carriera, la sitcom televisiva Hum Paanch).
* It's been a hurricane of sorts!, Ekta Kapoor, The Times of India, 05.12.11: 'Truly overwhelmed with the feedback that TDP is receiving. It’s taken the audiences by storm. I smile when I hear people calling it a game-changer and myth-buster. (...) I cannot stop gushing over the reviews that TDP has garnered. I’m glad that people are loving it. There’s praise coming in from every quarter. It’s been a hurricane of sorts. I’ve said it before and I’ll say it again - Vidya is the only actress who could pull this off with panache! I remember narrating the script to her and her shocked expression. I told her, “You can do it.” She transformed herself into the character and had everyone enchanted with her curves, passion and drive. Every award next year belongs to Vidya!'.
* Why Vidya Balan Rules, Vir Sanghvi, Brunch, 17.12.11: 'For two weeks now everyone I know and possibly most of urban India has been going crazy about Vidya Balan. Nearly everywhere you go she is the subject of discussion and the conversations are nearly always flattering. The obvious point of reference is The Dirty Picture. For two months before the movie released, Vidya was everywhere. Never before in the history of Indian cinema has a star done so much publicity for a film. And The Dirty Picture was not even a big budget special effects extravaganza. (...) But Vidya appeared on every television show you could think of (and many that you would never have thought of) and in every print publication. (...) Could it be that everyone loved The Dirty Picture? The box office figures suggest that it will be a massive hit not just relative to its (somewhat modest) budget but compared to most other films released this year. Obviously, this is a picture that everyone has seen and liked. Or it could be that they all think that Vidya is terrific in the movie (which she is)? Few actresses could have carried off that role with so much aplomb and managed to hold their own against an actor of the calibre of Naseeruddin Shah who gives one of his best ever performances. (...) The Dirty Picture represented a huge risk. Hindi cinema no longer requires its heroines to be virginal angels of innocence. But I can’t think of a single other film where a heroine is shown as seducing a man simply to advance her career and is still treated as a sympathetic character. And then there was the terrible visual deterioration that her character suffered at the end of the movie. Which heroine would agree to do all this without wondering about the effect on her stardom? But Vidya took the risk. She liked the role, she said. It offered her a chance to take a character that society looked down on and to invest that person with dignity and depth. Her character didn’t have to be somebody you felt sorry for. You just had to accept that she was an independent woman making her own choices in her own interests. “‘Treat her with respect,’ was my motto,” she says. Now that the risk has paid off and the film is such a stupendous success, it is easy to say that Vidya was right to take the role. But had it gone wrong, it could well have been career suicide'.
* Silk Smitha's Bold Interview: nel 2013 Filmfare ripropone un'intervista concessa da Silk Smitha nel 1984.

CURIOSITA'

* Silk Smitha (1960-1996) ha recitato in centinaia di pellicole di successo in lingua tamil, telugu, malayalam e kannada (qualcuna anche in hindi). Il corpo senza vita dell'attrice venne rinvenuto nel suo appartamento di Chennai nel 1996. Le cause della morte non furono mai chiarite, ma si ventilò l'ipotesi del suicidio. In questo video potete ammirare la vera Silk Smitha in azione. Nel 2013 sono stati distribuiti Dirty Picture: Silk Sakkath Hot, film di grande successo in lingua kannada interpretato dall'attrice pachistana Veena Malik, e Climax, film in lingua malayalam interpretato da Sana Khan, entrambi ispirati alla vita di Silk Smitha.

Silk Smitha

* Il periodo 2009-2012 è stato davvero dorato per Vidya Balan, soprannominata in quegli anni The Balan, The (Wo)man. L'attrice ha inanellato una collana di successi clamorosi: Paa (2009), Ishqiya (2010), No One Killed Jessica e The Dirty Picture (2011), Kahaani (2012). E una pioggia di premi come miglior attrice protagonista, fra cui: Filmfare Award (Paa, Ishqiya - per la critica -, TDP, Kahaani), IIFA (Paa, TDP, Kahaani), National Film Award (TDP), Screen Award (Paa, Ishqya, TDP, Kahaani), Zee Cine (Ishqiya, TDP - anche per la critica -, Kahaani - per la critica -).

National Film Awards

* Per Ekta Kapoor gli anni 2010-2011 sono stati fondamentali, biennio in cui la produttrice ha finanziato progetti che hanno scosso l'industria dei sogni di Mumbai dalle fondamenta: Love Sex Aur Dhokha, OUATIM, Shor In The City, Ragini MMS, TDP. 
* Vidya Balan è stata la madrina dell'Indian Film Festival of Melbourne 2012. La locandina ufficiale dell'evento è una magnifica rielaborazione grafica del personaggio interpretato da Vidya in TDP.



25 novembre 2011

THAT GIRL IN YELLOW BOOTS

Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia a settembre del 2010, That Girl in yellow boots, dopo aver partecipato a diverse rassegne, è uscito nelle sale ad un anno dalla prima proiezione, nel settembre del 2011.

TRAMA

Una ragazza inglese, Ruth (Kalki Koechlin), è a Mumbai in cerca del padre, Arjun Patel, che abbandonò la famiglia dopo il suicidio della figlia maggiore.

RECENSIONI

The Times of India ****
Non cercate mai qualcosa di prevedibile nella filmografia di questo originale regista che di rado vi deluderà. Perchè Kashyap tenta davvero di spingere le frontiere del cinema indiano contemporaneo, e crede genuinamente nel produrre pellicole nuove, diverse, consistenti. Ma Anurag ama anche scioccare il suo pubblico. La ricerca del padre scomparso da parte del personaggio interpretato da Kalki Koechlin è una storia triste e donchisciottesca di amore e nostalgia, con un climax che sconcerta. Ed è anche una sordida e tragica storia di incesto e di abusi sessuali, atti intrinseci di una società che ancora non sa come trattare le donne. Ma a colpire è soprattutto l'idioma cinematico di That girl in yellow boots. Il mondo della protagonista è chiuso, soffocante, buio. Kashyap presta la stessa attenzione agli aspetti tecnici e alla sceneggiatura (e allo sviluppo dei personaggi), e ciò rende i suoi film un'esperienza artistica e salutare. Da menzionare l'interpretazione di Kalki: l'attrice scivola letteralmente nel ruolo, ed esprime in modo naturale l'angoscia di un'anima sola e perduta.
Nikhat Kazmi, 01.09.11
La recensione integrale.

Hindustan Times **
Kalki Koechlin è un talento straordinario, l'ovvia musa del regista. Il suo personaggio è intrigante. La scenografia e le location sono ispirate e contemporanee in modo intelligente. La sceneggiatura talvolta si compiace nell'essere terra terra, ed è vivificata dal meraviglioso lavoro operato da Rajiv Ravi, il direttore della fotografia. Purtroppo la storia, debole e rigorosamente breve, non si combina bene. Molte domande rimangono senza risposta. Ma il mistero principale viene risolto, e solo allora si intuisce quanto il film sia migliore rispetto al suo scarno spunto. Peccato. Kashyap ultimamente sembra in gran forma. I suoi lavori come produttore includono Aamir, Shaitan, Udaan. Le sue due precedenti fatiche come regista sono state Dev D e Gulaal. In confronto, That girl in yellow boots è rapido, insoddisfacente, meno ambizioso.
Mayank Shekhar, 02.09.11
La recensione integrale.

Diana ***
E' impressionante la realtà di Mumbai mostrata da Kashyap, il mondo ai margini in cui si muove Ruth. I burocrati a cui la ragazza si rivolge sono sboccati e corrotti, il suo padrone di casa la ricatta, il fidanzato, Prashant, è un tossicodipendente e il gangster a cui Prashant deve del denaro pretende che lei ripaghi il debito.
Se il fondale sconcerta, il focus è sulla protagonista. Ruth, una straordinaria Kalki Koechlin, ha un passato tragico – il suicidio della sorella e l’abbandono del padre – lavora in uno squallidissimo “centro massaggi”, senza un permesso di soggiorno. Eppure la ragazza è forte, sopravvive da combattente in un ambiente ostile e, decisa, cerca le risposte di cui ha bisogno.
Un film molto personale per Kashyap e, forse proprio perché sentito, è il suo lavoro più faticoso.
Anurag sceglie di scioccare piuttosto che di sviscerare il soggetto. La regia è da fuoriclasse, come sempre, ma il film lascia in qualche modo insoddisfatti.  La storia è molto amara, lo squallore mostrato è avvilente e  la brevità della pellicola impedisce una trattazione più esauriente. Quasi un corto, That girl in yellow boots, sembra un'opera minore. Una pagina di diario.

Il bello:
- Il talento dietro la macchina da presa di Anurag Kashyap.
- La bravura di Kalki Koechlin.

Il brutto:
- Il senso dell'intero film è legato molto (troppo) al segreto svelato nel finale.

LA SCHEDA DEL FILM

Cast:
Ruth - Kalki Koechlin
Prashant - Prashant Prakash
Chittiappa - Gulshan Devaiya
Divakar  - Naseruddin Shah
Lynn - Kumud Mishra 
Divya - Divya Jagdale
Cameo di Makrand Deshpande e di Rajat Kapoor

Scritto da Anurag Kashyap e Kalki Koechlin

Diretto da Anurag Kashyap

Prodotto da Anurag Kashyap

Musiche di Naren Chandavarkar

Distribuito da IndiePix Films

Anno 2011

CURIOSITA'

- Durante la promozione del film Kalki girava spesso con indosso gli anfibi gialli di Ruth.
Ecco alcune immagini qui, qui e qui.

- That girl in yellow boots è stato realizzato in 13 giorni.

- Kalki Koechlin ha dichiarato di essersi  immedesimata nel personaggio: "sono cresciuta come donna dalla pelle chiara in India, ero sempre quella strana. C'era una sensazione di emarginazione che ne conseguiva; finivo per estraniarmi perchè ognuno mi trattava come una ragazza bianca e quindi considerata facile"
L'articolo integrale.

- That girl in yellow boots nel 2010 ha partecipato alla Mostra del Cinema di Venezia, al Toronto International Film Festival, e al South Asian International Film Festival a New York.
Nel 2011 è stato proiettato al London Indian Film Festival.

- Un assaggio della bella colonna sonora di That girl in yellow boots.

- All'undicesimo minuto circa, una ragazza canticchia San Sanana dal film Asoka. Un video che vale sempre la pena di riguardare.

Il sito ufficiale del film.

30 ottobre 2011

BHUMIKA



Considerato tra i migliori lavori di Shyam Benegal, Bhumika è un racconto lento e sofferto che ferisce per la natura dei suoi contenuti ma ammalia per la qualità delle interpretazioni e la cura nell’architettura narrativa. Un presente sbiadito si intreccia a ricordi girati in seppia prima che irrompano i colori e le luci di scena dell’industria cinematografica. Vestita di seta lucente, vistosamente truccata, cavigliere e fiori nei capelli, Usha / Urvashi  si presenta al suo pubblico con un’esibizione di danza nel set, la troupe è in fermento, le ragazze più inesperte la seguono, i tecnici la fissano estasiati, il suo sguardo trascina la telecamera con una malinconia che seduce mentre i passi veloci nascondono un’energia solo apparente. Smita Patil ha sentito il personaggio, l’ha fatto muovere, camminare, respirare, le ha prestato il suo volto, gli occhi intensi e il nero conturbante dei suoi capelli, ha fatto tremare le sue mani davanti alla sorpresa e al dolore, le ha dato la speranza di continuare a cercare, l’ha resa raggiante come una giovane sposa, ha spento le emozioni senza fiatare di fronte alle gabbie decise dal destino.


TRAMA
Usha (Smita Patil) viene spinta dalla madre ad entrare nel mondo del cinema ancora bambina, inizia come playback singer per divenire poi una delle attrici più richieste. All’apice della sua carriera i gossip la avvicinano all’attore Rajan (Anant Nang) quando invece è segretamente incinta di un amico di famiglia molto più grande di lei (Amol Palekar). Dopo il fallimento del matrimonio la donna cerca nuove relazioni , con un regista ombroso (Naseruddin Shah) e con un ricco proprietario terriero (Amrish Puri), ma le illusioni crollano e la sua vita torna di nuovo al punto di partenza: il piccolo appartamento di Mumbai, la pioggia, la solitudine e la sua professione nello spettacolo.


Smita Patil , insieme a Naseruddin Shah e Shabana Azmi, è stata una delle maggiori personalità della New Wave del Cinema Parallelo prodotto in India tra gli Anni ’70 e gli ’80, impossibile non restare folgorati dalla sua forte presenza scenica e dell’intensità, a volte inquietante, dei suoi sguardi. Smita ha prediletto ruoli controversi e scene drammatiche, profonde discese nell’interiorità dei personaggi ed esplorazioni dei molteplici aspetti dell’essere donna. Le innegabili doti dell’attrice, purtroppo prematuramente scomparsa, non smettono di destare meraviglia e ammirazione.
Il film è un viaggio tutto al femminile verso la totale disillusione, la riappacificazione con la solitudine e con la propria identità. Le figure maschili sono deboli, ipocrite e insensibili, sembrano loro piuttosto che l’attrice sul set a dover indossare delle maschere e portare avanti un ruolo con battute circostanziali, parole vuote e lusinghe. Uomini che non amano, che sfruttano, che schiavizzano, che  nascondono la prima moglie inferma o celano il loro passato agli occhi della nuova conquista. Gelidi di fronte ai sentimenti, attratti solo da una bellezza ormonale ed estetica, pronti a stancarsi facilmente e passare oltre, come se niente fosse.
Usha è una donna indipendente ma fragile, sa essere pratica e adattarsi a nuove situazioni, riesce a gestire la sua immagine pubblica eppur fallisce nell’individuare la natura dei suoi legami affettivi e non smette di raccontarsi bugie; ripetutamente si inganna, non vuole riconoscere di essere circondata dal nulla, prova a pensare al futuro ma continua a scegliere il passato e per abitudine si unisce all’uomo sbagliato.  La protagonista ha la tendenza a spingersi verso l’ignoto per poi correre nuovamente verso ciò che le è familiare, riascolta il vecchio disco della nonna, cerca rifugio tra gli alberi del giardino, tra le braccia dell’uomo che conosce da una vita o sotto casa dell’attore la corteggiava da ragazza, si guarda riflessa allo specchio negli attimi di tensione o di paura. La continuità di certi elementi ormai fissi nella sua vita divengono una spiaggia su cui riposare quando anche le novità si rivelano inaspettatamente tristi.
Le situazioni si ripetono, la donna lascia la vita di prima e prova ad iniziare daccapo, cede alle attenzioni di Sunil perchè l’uomo è attratto dal suo spirito ribelle e li accomuna la stessa inquietudine. Il personaggio , forse il più complesso profilo maschile del film interpretato da un grandissimo Naseruddin Shah, è l’artista  sensibile ma nichilista, o meglio, la proiezione di esso. Gli eventi sembrano provare che la creatività e il dono dell’intelletto non rendono la persona più completa e profonda, anzi, l’arte stessa diventa un rifugio dal terrore della mediocrità di un’esistenza come tante. I punti di vista dell'ombroso regista sono affascinanti,   il modo in cui esce di scena fa però riflettere attorno ai limiti e alle contraddizioni di questa figura,  lasciando il pubblico a chiedersi se la sua emotività non sia stata solo di facciata e quindi  nient'altro che uno dei tanti ruoli.  
Fuggendo nuovamente dal marito geloso e sfruttatore (Amol Palekrar)  Usha incontrerà Vinayak (Amrish Puri) l’altero nobiluomo che le prometterà una vita serena per poi soffocarla nelle regole asfissianti della sua rigida impostazione patriarcale. La donna desidera reinventarsi e spogliarsi dell’abito di scena (per lei materializzazione delle ipocrisie)  ed è così disperata nel suo intento che sceglie con fretta e non riesce ad accorgersi né della freddezza, nè della malafede degli altri. Anche se cerca di voltare le spalle al passato i suoi volti e le sue situazioni ritornano e tutto comincia da dove è iniziato.
Ogni elemento è curato con attenzione, le ambientazioni, le battute e persino i silenzi. Il passare degli anni si può avvertire da dettagli come il variare dei modelli di automobili e acconciature o le differenze nelle tipologie di set in cui Usha sta lavorando, da avventure di cappa e spada al mitologico, fino a storie d’amore e melodrammi. La fotografia di Govind Nihalani propone un duplice racconto in bianco nero e a colori,  tinte e luci che sembrano impazzire ed esplodere nel numero musicale di apertura e chiusura. Smita Patil è impeccabile come tutti i co-protagonisti, lo script è solidissimo, la regia audace, la storia è un sofferto confluire  di eventi sbagliati, fin troppo realistica da lasciare amarezza.  

Il mio giudizio sul film : ***** 5/5


ANNO: 1977

REGIA : Shyam Benegal

TRADUZIONE DEL TITOLO : Il ruolo

CAST
Smita Patil ………………….. Usha
Amol Palekar ………………….. Keshav
Naseruddin Shah ………………… Sunil Verma
Amrish Puri …………….. Vinayak
Anant Nang …………………. Rajan


COLONNA SONORA : Vanraj Bhatia, testi di Majrooh Sultanpuri

PLAYBACK SINGERS: Chandru Atma, Firoz Dastur, Uttara Kelkar, Saraswati Rane, Preeti Saagar e Bhupendra.



QUALCOS’ALTRO:

La trama del film è ispirata alla biografia dell’attrice marathi Hansa Wadkar dal titolo Sangtya Haika

Bhumika è stato dichiarato miglior film dell’anno alla cerimonia dei Filmfare Awards nel 1978, nello stesso anno Smita Patil si è aggiudicata il National Award come Miglior Attrice Protagonista

Urvashi, il nome d'arte scelto da Usha al suo ingresso nel mondo dello spettacolo, è legato ad una figura della mitologia hindu, la danzatrice celeste.

Bhumika : The Roles of Smita Patil è il nome dell’esposizione temporanea tenutasi nel 2010 presso il Lincoln Centre di New York, curata dalla sorella minore Manya Patil.

15 giugno 2011

ALLAH KE BANDAY



Allah Ke Banday è pieno di buone intenzioni, accompagnate da una regia a tratti potente, da un cast impeccabile, da un montaggio al cardiopalma, da una colonna sonora coinvolgente. Il soggetto è interessante, anche se non originale, ma viene purtroppo vanificato da una sceneggiatura che, principalmente nel secondo tempo, perde vigore e credibilità. I personaggi non convincono del tutto, malgrado le brillanti performance degli attori. Qualche esagerazione nelle caratterizzazioni, qualche episodio poco realistico e del sentimentalismo non necessario completano il quadro.

I giovani interpreti sono naturali e godibili, e dominano il tempo più riuscito: il primo. Si perdonano alcune cadute di tono perchè la storia sembra comunque crescere bene. Naseeruddin Shah regala un brivido mortale, nonostante il suo personaggio sia surreale. Nel secondo tempo la sceneggiatura si smaglia. La storia d'amore lascia perplessi. Atul Kulkarni, uno dei più raffinati attori indiani, è sprecatissimo (*). Si distinguono solo le performance degli ottimi Sharman Joshi e Faruk Kabir (che è anche il regista del film). E un paio di minuti di cinema immenso: l'uscita di scena di Naseeruddin Shah, una breve sequenza perfetta per concezione e per realizzazione, da ricordare sino in punto di morte.
(*) Aggiornamento del 16.06.11 - Atul Kulkarni ha cortesemente risposto ad un nostro messaggio nel suo profilo in Twitter: 'Grazie mille!!! Sì, nel corso delle riprese qualcosa andò storto nella sceneggiatura e nel montaggio, ma grazie per aver notato il lavoro!' (testo originale). Ringraziamo Atul per la sua estrema gentilezza.

TRAMA

Yakub (Varun Bhagwat) e Vijay (Madan Deodhar) sono due dodicenni che crescono in mezzo al crimine in uno slum di Mumbai. Yakub è orfano, ed è stato adottato dalla madre di Vijay. La donna è seriamente malata e necessita di cure costose. I ragazzi decidono dunque di mettersi in proprio, scavalcando il boss locale. Ma qualcosa va storto. I due vengono rinchiusi per undici anni in un carcere minorile, diretto da un lugubre funzionario (Naseeruddin Shah). Scontata la pena, Yakub (Faruk Kabir) e Vijay (Sharman Joshi), ormai adulti, tornano nel loro quartiere, pronti alla conquista.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Naseeruddin Shah: il suo personaggio non è del tutto riuscito, ma l'attore è da santificazione immediata.
* Sharman Joshi, che offre forse la sua migliore (ad oggi) interpretazione. Inoltre in AKB è fighissimo, il che non guasta.
* I titoli di testa, commentati dal brano Rabba Rabba. Ispirati a Slumdog millionaire, e va bene, ma ugualmente coinvolgenti.
* Zakir Hussain abbigliato e truccato da prostituta in una delle rare scene divertenti di AKB.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* I soliti cliché bollywoodiani, inaccettabili in un film come AKB che, per altri versi (il tema trattato della criminalità infantile e delle condizioni disumane negli istituti carcerari minorili; la realizzazione da guerrilla filmmaking), è piuttosto innovativo per gli standard della cinematografia hindi: qualche lampo di recitazione carica, la madre malata e il rapporto zuccheroso con i due protagonisti, l'eroe negativo (il direttore del riformatorio) dipinto a tinte forti, troppe semplificazioni e ingenuità nelle vicende rappresentate nel secondo tempo, l'amore a prima vista, la fidanzata di Vijay che non si pone alcun interrogativo sulla vita criminale di lui, l'eroe positivo (interpretato da Atul Kulkarni) troppo angelico e sdolcinato, la scappatoia finale senza conseguenze penali, eccetera.

RECENSIONI

The Times of India: ***1/2
La pellicola brasiliana City of God ha ispirato molti registi indiani che hanno scelto di raccontare la vita dei ragazzi di Dharavi. Anche Faruk Kabir ha tratto spunto da quel classico, ma il suo linguaggio e la sua rappresentazione sono originali. Allah Ke Banday non intende intrattenere, e suscita nello spettatore un lamento silenzioso per l'innocenza perduta. Il punto di forza del film sono le interpretazioni efficaci e l'autenticità dello scenario. Girato nelle località reali, AKB colpisce grazie alla sua energia visuale. Sia Sharman Joshi che Faruk Kabir recitano con fuoco e con verve, ma è il cameo di Naseeruddin Shah a rubare la scena. E tenete d'occhio Faruk Kabir: è davvero promettente, sia come regista che come attore.
Nikhat Kazmi, 26.11.10

Hindustan Times: **
Molti ritengono che Dharavi sia lo slum asiatico più esteso, ma in realtà non è nemmeno il più vasto di Mumbai, se rapportato a Mankhurd, a nord di Dharavi, o all'area di Mira Road, nella parte nordoccidentale della città. Ma Dharavi sembra rimanga lo slum preferito dal povertariato urbano. Crimini efferati e ragazzini dotati di armi automatiche rimangono del tutto al di sotto del radar dei media. La polizia si fa notare per la sua completa assenza. Il regista ci conduce in un inferno oscuro. Il film brasiliano City of God è il riferimento. L'azione è eseguita in modo teso, ma l'esito è terribilmente insoddisfacente e semplicistico. Questo genere cinematografico mumbaita che ha tratto origine da Satya richiede ora un serio aggiornamento (Maqbool rappresentava tutta un'altra mitologia). Il terrorismo ha rimpiazzato la mafia di strada degli anni settanta. Il venerdì nero del 1993 ha alterato, probabilmente per sempre, il gioco, il campo da gioco e le sue regole. Le gang e gli slum non sono più gli stessi. Questo aspetto sarebbe un male minore se solo lo scenario di Allah Ke Banday non fosse così protagonista, ma sfortunatamente lo è.
Mayank Shekhar, 26.11.10

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: le interpretazioni, su tutte quella offerta da Naseeruddin Shah (*****).
Punto debole: la sceneggiatura inadatta al soggetto e alle intenzioni.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Madan Deodhar - Vijay
* Varun Bhagwat - Yakub
* Sharman Joshi - Vijay adulto
* Faruk Kabir, al suo esordio - Yakub adulto
* Naseeruddin Shah - il direttore del carcere minorile
* Atul Kulkarni - il maestro
* Zakir Hussain - Ramesh

Regia: Faruk Kabir, al suo esordio
Sceneggiatura: Faruk Kabir
Colonna sonora: è piuttosto interessante, ed è composta da un nugolo di musicisti. I Kailasa di Kailash Kher firmano Kya Hawa Kya Baadal; Chirantan Bhatt (Haunted) compone Maula; Hamza Faruqui firma Mayoos (magistralmente interpretata da Sunidhi Chauhan). Tarun & Vinayak compongono Rabba Rabba nonchè l'incalzante commento musicale.
Fotografia: Vishal Sinha (Bhoot)
Montaggio: Sandeep Francis (Mangal Pandey)
Traduzione del titolo: popolo di Dio (fonte: BollyMeaning)
Anno: 2010

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* Bollywood Hungama, 02.11.10: intervista a Faruk Kabir
* Bollywood Hungama, 09.11.10: live chat con Sharman Joshi
* Hindustan Times, 06.12.10: dichiarazioni di Faruk Kabir
* Bollywood Hungama, 04.10.10: intervista video a Faruk Kabir, prima, seconda, terza e quarta parte
* Bollywood Hungama, 06.10.10: intervista video a Sharman Joshi
* Bollywood Hungama, 24.11.10: intervista video a Naseeruddin Shah
* Times Now: intervista video a Naseeruddin Shah
* Bollywood Hungama: lista di tutti i link agli articoli e ai video dedicati ad AKB

CURIOSITA'

* Faruk Kabir offrì a diversi attori (Shreyas Talpade, Kunak Khemu, Siddharth, Imran Khan) il ruolo di Yakub adulto, ma nessuno accettò. A due settimane dall'inizio delle riprese, Faruk decise di interpretarlo lui stesso.
* La quasi totalità delle sequenze di AKB sono state girate in location reali, spesso adottando la tecnica nota come guerrilla filmmaking: la produzione non disponeva di fondi a sufficienza per pagare i permessi per lunghi periodi, permessi talvolta difficili da ottenere.
* Molte scene di AKB sono state girate in un carcere minorile. Pare che i giovani detenuti fossero così eccitati dall'evento che risultava impossibile tenerli lontani dal set, sino a quando la produzione non decise di noleggiare dei dvd da distribuire nelle celle. Ma, all'arrivo di Naseeruddin Shah, la marea di ragazzini invase nuovamente il set. Naseeruddin, colpito dall'affetto di questi specialissimi fan, ordinò biryani, dolci e frutta per tutti. Articolo originale.
* Il video promozionale di Kya Hawa Kya Baadal vede protagonisti ben 1.000 ragazzi di età compresa fra i 5 e i 15 anni. Pare che per la prima volta dopo i tragici attacchi terroristici del novembre 2008 le autorità abbiano autorizzato un raduno di giovani di tale entità nell'area del monumento simbolo di Mumbai: la porta dell'India. I ragazzi provenivano dagli slum, dalle scuole pubbliche, dagli istituti privati. Vi erano anche alcuni stranieri. Le riprese sono durate dodici ore. Un esercito di 75 guardie di sicurezza e di 100 assistenti per l'infanzia garantiva l'incolumità dei piccoli. Articolo originale.
* Nel corso di un evento promozionale, Naseeruddin Shah e Faruk Kabir hanno incontrato i ragazzi ospitati in un carcere preventivo. Video diffuso da Bollywood Hungama.
* Faruk Kabir e il produttore del film hanno fondato la AKB Foundation con lo scopo di sostenere finanziariamente l'educazione scolastica dei ragazzi meno abbienti.
* Allah Ke Bande è il titolo di uno dei più grossi successi di Kailash Kher, incluso nella colonna sonora di Waisa Bhi Hota Hai Part II, pellicola di culto del 2003.
* Riferimenti a Bollywood: quando Vijay rivela a Yakub di aver incontrato una ragazza speciale, Yakub lo canzona affettuosamente accennando al celeberrimo brano Kuch Kuch Hota Hai.
* Riferimenti all'Italia: AKB si apre con una citazione di Maria Montessori tratta da Educazione per un mondo nuovo (1947): 'Se vi è per l'umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l'uomo'. Una curiosità: Maria Montessori si recò in India durante la seconda guerra mondiale per diffondere la sua opera pedagogica.
* Film che trattano il tema dell'infanzia negli slum: Traffic signal, Slumdog millionaire (produzione internazionale), Thanks Maa. Jail punta il dito contro il sistema carcerario indiano. Innumerevoli sono le pellicole che denunciano la criminalità organizzata negli slum. Una su tutte: Satya (vedi anche le note a Once upon a time in Mumbaai). Quanto ai romanzi, vi segnaliamo: La città della gioia (genere ibrido, per la verità), Le dodici domande, Il bambino con i petali in tasca.

GOSSIP & VELENI

* Faruk Kabir e Rukhsar (che in AKB interpreta la moglie del maestro) si sono sposati in segreto il 23 marzo 2010.
* Ignoriamo se si sia trattata solo di una manovra pubblicitaria o se davvero la cosa abbia avuto un seguito, comunque questo articolo di Hindustan Times rivela che Faruk Kabir progettava di intentare una causa ai danni delle autorità governative responsabili dei carceri minorili in India. Il regista, durante le ricerche effettuate per AKB, rimase scioccato dalle disumane condizioni in cui versavano i giovani detenuti. I ragazzi rimangono reclusi a scopo preventivo per lunghissimi periodi di tempo, senza che venga loro garantita l'assistenza legale d'ufficio. Nelle strutture che li accolgono non esistono programmi rieducativi, malgrado siano previsti dalla legge. Sembra che Naseeruddin Shah e Sharman Joshi avessero offerto il loro appoggio all'iniziativa.

Naseeruddin Shah in visita ad un carcere preventivo

21 aprile 2011

7 KHOON MAAF


Vishal Bhardwaj, il creativo regista di Kaminey e il brillante sceneggiatore di Ishqiya, compone la colonna sonora, scrive, dirige e produce un film tutto suo. Il risultato è 7 Khoon Maaf, thriller drammatico, che, nonostante sia di discreta realizzazione, a causa di una trama bruttina e davvero mal concepita, annoia e delude.

TRAMA

7 Khoon Maaf  è la storia della vita di Susanna Anna-Marie Johannes (Priyanka Chopra) e dei suoi sette mariti.

RECENSIONI

The Times of India ****
Vishal Bhardwaj spicca un salto da Shakespeare alla tragedia greca. Dopo aver tradotto con grande successo Otello e Macbeth in puro idioma desi, l'innovativo regista trasforma Priyanka Chopra in un'infernale Medea determinata alla vendetta. 7 Khoon Maaf è una pellicola intensamente dark, fatta di controluci e ombre, di delitto e castigo, che mette a nudo i recessi più intimi di un'anima torturata. Bhardwaj rimpolpa con numerosi dettagli i personaggi e la trama del racconto di Ruskin Bond su cui 7KM si basa, e non solo: espone il fulcro morale del film in modo interessante. La protagonista è un'assassina difficile da biasimare perchè porta dentro di sè il dolore di tutte le donne maltrattate e offese. Dal punto di vista delle interpretazioni, 7KM indubbiamente finirà col diventare una pietra miliare nella carriera di Priyanka Chopra. L'attrice mostra un'ottima padronanza del suo complesso personaggio, personaggio mai rappresentato prima nella storia del cinema indiano. Anche la colonna sonora, con l'ipnotizzante brano Darrling, è incantevole. Quanto alla lunghezza della pellicola, un montaggio più teso e con qualche taglio avrebbe reso il film maggiormente avvincente. Con 7KM la cinematografia indiana diventa sostanziosa e globale.
Nikhat Kazmi, 17.02.11
La recensione integrale.

Hindustan Times ***
Rimarrete incollati allo schermo. Per Priyanka Chopra questo è senza dubbio il ruolo della sua vita. L'attrice - e la maggior parte di 7 Khoon Maaf - vi cattureranno. Vishal Bhardwaj ha diretto, prodotto e scritto il film, oltre a comporne la colonna sonora e il commento musicale, dimostrandosi una volta di più il fautore del Rinascimento del cinema indiano. Il soggetto, le motivazioni dei personaggi principali o lo stato mentale della protagonista, non sono la principale preoccupazione di 7KM. La pellicola è creata unicamente attorno a sequenze forti e d'effetto che avvincono.
Mayank Shekhar, 18.02.11
La recensione integrale.

Diana **
Il film si apre con una sequenza forte: Anna-Marie Johannes (Priyanka Chopra) che si punta una pistola alla tempia.
Per scoprire che cosa le è capitato sarà necessario ripercorrere tutta la sua vita.
Giovane donna, rimasta presto orfana e padrona di una grande casa nelle campagne indiane, sposa un attraente ufficiale. Non c'è il tempo di capire se si tratta di un matrimonio d'amore che l'uomo si rivela un marito insensibile, possessivo, prepotente e prevaricatore, che muore in circostanze sospette quanto propizie.
Al secondo marito già ci si comincia a chiedere quanti ne mancano.
Un'esperienza che ricorda quella di What's Your Raashee?, un film del 2009, diretto da Ashutosh Gowarikar, nel quale un giovane in cerca di moglie incontra dodici ragazze, tante quante i segni zodiacali, tutte, tra l'altro, interpretate da Priyanka Chopra, senza trovare quella giusta.
7 Khoon Maaf  gode di un'atmosfera più cupa ed affascinante di quella leggera che si respira in What's Your Raashee?, ma la sostanza non cambia. Lo spettatore rimane intrigato solo inizialmente, ben presto subentra l'incredulità e poi la noia.
Non si comprende come Anna-Marie Johannes riesca a mettere in fila una serie così sconcertante di uomini indesiderabili, nè sono chiarite le sue motivazioni. Se si tratti di un profondo bisogno di essere amata o di pura sfortuna. Il suo personaggio nel corso degli anni sembra perdere l'ingenuità giovanile ma rimane lontano dal diventare la vedova nera a cui forse il numero dei mariti collezionati farebbe pensare.
Più che una cinica assassina appare, se non una vittima, una persona disturbata ed incapace di occuparsi di se stessa.
La regia di Vishal Bhardwaj  è buona, alcune scene sono potenti e ben girate, gli interpreti ottimi. Peccato che tutto sia al servizio di una sceneggiatura inaccettabile. La scelta infelice del finale completa il disastro.

Il bello:
- Il cast di star a cui è dovuta la mezza stelletta in più del giudizio.
7 Khoon Maaf vanta la partecipazione di molti grandi attori. Tutti convincenti, in modo particolare Neil Nitin Mukesh, Irrfan Khan e Naseruddin Shah.
- La canzone Darling composta sulle note del noto brano folk Kalinka. Una commistione di Hindi e Russo piuttosto divertente.

Il brutto:
- La sceneggiatura che non sta in piedi.
- Il finale stucchevole.

SCHEDA DEL FILM
Cast:
Susanna Anna-Marie Johannes - Priyanka Chopra
Neil Nitin Mukesh - Edwin Rodriques
Jimmy Stetson - John Abraham
Wasiullah Khan - Irrfan Khan
Nicolai Vronsky  - Aleksandr Dyachenko
Keemat Lal - Anu Kapoor
Modhusudhon Tarafdar - Naseruddin Shah
Arun Kumar - Vivaan Shah
la moglie di Arun - Konkona Sen Sharma

Scritto da Vishal Bhardwaj insieme a Matthew Robbins sceneggiatore, produttore e regista americano

Diretto da Vishal Bhardwaj

Prodotto da Vishal Bhardwaj  e Ronnie Screwvala

Musiche di Vishal Bhardwaj

Distribuito da UTV

Anno: 2011

CURIOSITA'
7 Khoon Maaf è ispirato ad un racconto di Ruskin Bond, indiano di origine inglese, autore anche di The Blue Umbrella, che ispirò l'omonimo film del 2007, diretto da Vishal Bhardwaj.

- Priyanka Chopra, per interpretare tutte le fasi della vita del suo personaggio, appare invecchiata. La trasformazione si deve ad un esperto truccatore di Hollywood, lo stesso che lavorò con Brad Pitt ne Il curioso caso di Benjamin Button, aiutato da una foto della nonna della stessa Priyanka.
- 7 Khoon Maaf  è stato presentato tra gli applausi al 61° Festival Internazionale del Cinema di Berlino.

Il sito ufficiale del film.

26 luglio 2010

BARAH AANA


Co-prodotto da Giulia Achilli e interpretato da Violante Placido, Barah Aana è un piccolo, a tratti delizioso film, che avvicina l'Italia all'industria cinematografica di Mumbai. Non ci stancheremo di applaudire l'evento, anche se, malgrado le recensioni positive e la proiezione al River to River Florence Indian Film Festival 2009, nessun distributore ha avuto il coraggio di presentare la pellicola nelle sale italiane.

Barah Aana narra una storia piuttosto singolare, una sorta di formazione negativa vissuta da tre personaggi adulti che, pur lavorando stabilmente, vivono alle soglie della povertà nell'area disagiata di Dharavi. Yadav, Shukla e Aman finiscono coinvolti più o meno casualmente in un ingranaggio illegale che farà loro assaporare non solo il potere del denaro ma anche il ritrovato rispetto di sè. Abbastanza audace. La sceneggiatura è scritta in modo accurato. I protagonisti sono ben delineati, soprattutto Yadav. Il personaggio di Kate è meno stereotipato del solito. I dialoghi sono assolutamente godibili. La fotografia è di livello superiore.

Quanto alle performance, Vijay Raaz è incontenibile. La sua interpretazione è la più sfaccettata e completa, e segna di sicuro uno dei picchi recitativi della sua carriera. Raaz è decisamente sottostimato in India: un attore dal talento mostruoso il più delle volte confinato in ruoli minori. Ringraziamo Raja Menon per avergli affidato una parte così interessante e consistente. Naseeruddin Shah è volutamente sotto tono: il personaggio di Shukla è silenzioso e schivo, e quindi l'attore non ha molte occasioni di mostrare la sua abituale perizia. Arjun Mathur è coscienzioso. Violante Placido regala credibilità alla sua Kate.

TRAMA

Yadav (Vijay Raaz) lavora come portiere in un condominio. Vive a Dharavi, in una baracca che condivide con Aman (Arjun Mathur), un cameriere innamorato di Kate (Violante Placido). Yadav riceve una telefonata dalla moglie rimasta nel villaggio d'origine: il loro bambino ha seri problemi di salute, e per le cure mediche servono soldi. Un vicino, Shukla (Naseeruddin Shah), di professione autista, è il solo a prestare a Yadav la somma di denaro necessaria, ma Yadav viene rapinato.

RECENSIONI

The Times of India: ***
La sceneggiatura è intelligente, la narrazione è tesa, l'umorismo sottile, l'ironia cruda. Ma più di tutto questo, sono le performance a sostenere il film, con i silenzi laceranti di Naseeruddin e con la rabbia disperata di Vijay Raaz.
Nikhat Kazmi, 20.03.09

Hindustan Times: ***
Naseeruddin Shah colpisce ancora nei panni di un taciturno autista che subisce le angherie di un'abrasiva datrice di lavoro. L'attore soddisfa le aspettative. Vijay Raaz è brillante, al suo meglio dopo Monsoon Wedding. Arjun Mathur è dignitoso. Violante Placido è l'anello debole, ma fortunatamente non fa troppo danno. Barah Aana intrattiene con una regia sicura, personaggi realistici, interpretazioni largamente efficaci. Un ringraziamento al regista Raja Menon per non aver inserito gratuiti item number. Che sollievo! 97 minuti concentrati e tirati.
Shashi Baliga, 20.03.09

Cinema Hindi: ***1/2
Punto di forza: l'interpretazione di Vijay Raaz (*****), il soggetto, la fotografia.
Punto debole: ritmo non sempre sostenuto; personaggi minori non ben delineati.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Vijay Raaz (Delhi-6, Aks) - Yadav, il portiere
* Arjun Mathur (Luck by chance, My name is Khan) - Aman, il cameriere
* Naseeruddin Shah - Shukla, l'autista
* Violante Placido - Kate

Soggetto, co-sceneggiatura, co-produzione e regia: Raja Menon
Co-sceneggiatura e dialoghi: Raj Kumar Gupta (regista di Aamir)
Co-produzione: Giulia Achilli
Fotografia: Priya Seth
Montaggio: Hemanti Sarkar (Sankat City)
Traduzione del titolo: lo stesso regista, Raja Menon, ci ha tradotto il titolo. 'Barah Aana significa letteralmente tre quarti di rupia nel vecchio sistema monetario indiano. Ho scelto questo titolo perchè ritengo che la vita non sia mai completa, e che questo ci renda tutti uguali, indipendentemente dalle nostre possibilità economiche e dal gruppo sociale a cui apparteniamo'. (Gli aana o anna costituivano, prima della decimalizzazione della rupia avvenuta nel 1957, 1/16 di rupia. Ogni anna era suddiviso in 4 paisa o in 12 pie. Oggi la rupia è suddivisa in 100 paisa).
Anno: 2009
Sito ufficiale

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* 12.01.09, The Times of India: presentazione di Barah Aana a Pune con dichiarazioni di Naseeruddin Shah
* 17.01.09, The Times of India: intervista a Raja Menon
* 20.03.09, The Times of India: dichiarazioni di Naseeruddin Shah
* 27.03.09, The Times of India: intervista a Vijay Raaz
* 09.04.09, The Times of India: dichiarazioni di Raj Kumar Gupta
* Video in italiano che raccoglie le dichiarazioni di Giulia Achilli e di Raja Menon
* Video: Raja Menon al River to River Florence Indian Film Festival 2009
* Bollywood Hungama: intervista-video a Raja Menon, Vijay Raaz e Arjun Mathur
* Mid-Day: video della presentazione di Barah Aana a Pune, con Naseeruddin Shah
* Video: proiezione speciale di Barah Aana, con Naseeruddin Shah e Imran Khan

Vedi anche:

* Raja Menon: intervista esclusiva, nella quale il regista ci ha svelato molti retroscena relativi alla realizzazione di Barah Aana.

CURIOSITA'

* Barah Aana era stato presentato in anteprima all'istituto italiano di cultura di New Delhi, alla presenza dell'ambasciatore italiano Roberto Toscano (testo). E' stato inoltre proiettato al River to River Florence Indian Film Festival 2009 alla presenza del regista.
* Barah Aana è stato girato a Dharavi, uno dei più grandi slum asiatici, con una popolazione che, secondo Wikipedia, va dalle 600.000 al milione di unità. Dharavi è stato rappresentato in diverse pellicole: Salaam Bombay!, Parinda, molti film di Ram Gopal Varma fra cui Satya e Sarkar, Black friday, Traffic Signal, Aamir, Slumdog Millionaire, Bombay, Nayagan, Kaminey.
* Riferimenti a Bollywood: Amitabh Bachchan, Salman Khan.
* Riferimenti all'Italia: il marchio Lavazza è uno dei brand-partner del film. I personaggi pronunciano le parole broccoli, espresso, cappuccino. Uno dei bar dove si incontrano Aman e Kate appartiene alla catena indiana Barista acquistata da Lavazza. Nei titoli di testa si ringrazia il consolato italiano a Mumbai.
* Diversi siti italiani hanno accennato alla pellicola, fra cui il Corriere della Sera (articolo).

GOSSIP & VELENI

* Arjun Mathur interpreta un ruolo controverso nell'episodio dedicato all'omosessualità incluso in I am, il chiacchieratissimo film diretto da Onir.

23 giugno 2010

F I R A A Q


Ad un primo tempo estremamente emozionante, segue un secondo tempo in tono minore. La regia della debuttante Nandita Das - già acclamata attrice - non delude. Le interpretazioni da parte del cast sono tutte impeccabili: Naseeruddin Shah spicca grazie ad una delle migliori performance della sua carriera. La sceneggiatura però non convince fino in fondo. Parte in modo sublime per poi indebolirsi. Le storie narrate nel film sono significative, ma ad un certo punto non avvincono più. Si concludono in modo frettoloso o non si concludono affatto.

Malgrado questo, la pellicola è da consigliare. Il messaggio che trasmette è importante, veicolato da sequenze indimenticabili, dialoghi accurati, recitazione sincera. Il primo tempo affonda nello spettatore con una rapidità ed una precisione chirurgica, lasciando decisamente il segno. L'approfondimento psicologico dei personaggi è l'aspetto più interessante di Firaaq: nessuna drammatizzazione, solo il fardello quotidiano di dolore, rimorso, incredulità dinanzi alla barbarie.

TRAMA

Firaaq racconta una giornata della vita di alcuni abitanti di Ahmedabad, un mese dopo la tristemente nota carneficina del 2002. Il piccolo Mohsin (Mohammad Samad) fugge dal centro di accoglienza per cercare il padre in una città ferita e deserta. Arati (Deepti Naval) non dimentica l'orrore dei massacri e non si perdona la propria impotenza. Sanjay (Paresh Rawal), il marito, si gloria delle razzie a cui ha preso parte. Sameer (Sanjay Suri), musulmano, convice la moglie hindu Anuradha (Tisca Chopra) a trasferirsi a Delhi. Muneera (Shahana Goswami) non ha più una casa, bruciata nei roghi. Khan Saheb (Naseeruddin Shah), perso nel suo mondo di musica e di armonia, osserva incredulo gli effetti devastanti della follia umana.

RECENSIONI

The Times of India: ***1/2
Quando i tempi diventano brutali, lo diventano anche gli esseri umani? Questa è la domanda che l'esordiente regista Nandita Das pone nel suo piccolo efficace film. Firaaq dice molto attraverso i suoi personaggi e il suo forte contenuto. La pellicola raramente indugia in visioni di violenza e di morte, ma ogni singolo fotogramma mette in guardia dalla depravazione umana, pur invocando con gentilezza quello spirito sublime che risiede in ognuno di noi. Cinque storie parallele ricreano il trauma di individui che tentano disperatamente di recuperare le fila della propria vita, ma che realizzano che i pregiudizi, le paure, i crimini non possono essere spazzati via, nè si può attribuirne la responsabilità alla Storia. Firaaq è un debutto sicuro da parte di Nandita Das, che aveva già dimostrato le sue doti di attrice. Il film documenta in modo equilibrato e sensibile le difficoltà dell'India contemporanea, e si appella al buon senso, alla pace e alla tolleranza.
Nikhat Kazmi, 19.03.09

Hindustan Times: ***1/2
Il film si apre in un cimitero, con un carico di cadaveri a riempire lo schermo. E' il periodo immediatamente successivo ai disordini in Gujarat del 2002. Un evento terribile che è stato affrontato in altre pellicole (la migliore: Parzania). Nandita Das non riprende quei fatti, ma ne trae ispirazione per intrecciare sei storie che esplorano le diverse facce dell'odio, dell'amore, dell'amicizia. Firaaq è un termine urdu che significa sia ricerca che separazione, due temi che stanno entrambi alla base delle vicende narrate. Alcune si incontrano, altre scorrono parallele. Ciò poteva dar luogo a confusione, ma la debuttante Nandita Das, che ha firmato la sceneggiatura con Shuchi Kothari, riordina le trame in una narrazione fluente ed emotiva. La brillante fotografia di Ravi K. Chandran regala al film un aspetto naturale. Il montaggio di Sreekar Prasad è teso e tirato. Con un cast come questo le interpretazioni soddisfano le aspettative. Ma alcuni attori ugualmente spiccano. Naseeruddin Shah offre un'altra eccellente performance nei panni di un musicista ignaro della dura realtà. Lo spettatore riesce a provare la sua disillusione. Riesce quasi a sentire la musica nella sua testa. Raghubir Yadav è una degna spalla. Shahana Goswami e Deepti Naval, due mogli tormentate, ciascuna nella sua maniera, lasciano il segno. E il piccolo Mohamed Samad che interpreta Mohsin è sorprendente. Malgrado alcuni personaggi e alcune scene siano un poco pesanti, Firaaq segna un punto grazie alla sua moderazione. Non capita spesso che un'attrice diventi regista: Nandita Das, con questo film, ci offre di sicuro una ragione per festeggiare.
Shashi Baliga, 20.03.09

Cinema Hindi: ***1/2
Punto di forza: lo splendido primo tempo (*****); l'efficace introspezione psicologica.
Punto debole: una narrazione poco conclusiva.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Naseeruddin Shah - Khan Saheb
* Raghubir Yadav (Salaam Bombay, Lagaan) - l'assistente di Khan Saheb
* Paresh Rawal - Sanjay
* Deepti Naval (Shakti the power) - Arati, moglie di Sanjay
* Mohammad Samad - Mohsin
* Sanjay Suri (Sorry Bhai) - Sameer Shaikh
* Tisca Chopra (Taare Zameen Par) - Anuradha Desai, moglie di Sameer
* Shahana Goswami (Rock On!!, Jashnn) - Muneera

Regia: Nandita Das (attrice in Earth e in Fire)
Sceneggiatura: Shuchi Kothari e Nandita Das
Colonna sonora: Rajat Dholakia e Piyush Kanojia (Gandhi my father)
Fotografia: Ravi K. Chandran (My name is Khan)
Scenografia: Gautam Sen (Yes boss)
Montaggio: Sreekar Prasad (Kaminey)
Traduzione del titolo: ricerca, separazione
Anno: ultimato nel 2008 e presentato in diversi festival internazionali, Firaaq è stato distribuito in India nel 2009.
Awards (selezione):
* National Awards: miglior montaggio e miglior scenografia.
* Filmfare Awards: fra gli altri, miglior film per la critica e miglior montaggio.
Sito ufficiale

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* 07.01.09, Bollywood Hungama: intervista a Tisca Chopra
* 20.02.09, Bollywood Hungama: intervista a Nandita Das
* 18.03.09, Hindustan Times: intervista a Nandita Das, nella quale, fra le altre cose, Nandita annuncia la sua probabile partecipazione al prossimo progetto di Deepa Mehta, la trasposizione cinematografica del celebre romanzo I figli della mezzanotte di Salman Rushdie
* 19.03.09, The Times of India: intervista a Tisca Chopra
* 03.04.09, The Times of India: intervista a Nandita Das
* 26.11.09, The Times of India: dichiarazioni di Nandita Das
* Video: dichiarazioni di Nandita Das
* Video di presentazione di Firaaq
* Video della conferenza stampa
* Video della première
* Video: dichiarazioni di Naseeruddin Shah
* Video: intervista a Nandita Das
* Video: intervista a Nandita Das

CURIOSITA'

* Firaaq è stato presentato, fra gli altri, al Toronto Film Festival 2008, al London Film Festival 2008, al 2008 South Asian International Film Festival di New York. Aggiornamento del 28.09.11: Firaaq è stato proiettato al World Cinema Amsterdam Festival 2011.
* Nel 2002 nello Stato del Gujarat un treno venne assaltato da un gruppo di musulmani. Secondo Wikipedia, 59 passeggeri hindu, soprattutto donne, bambini ed anziani di ritorno da un pellegrinaggio alla città sacra di Ayodhya, furono arsi vivi. La reazione della comunità hindu non tardò a manifestarsi: durante gli scontri cruenti che seguirono, vennero massacrati 790 musulmani e 254 hindu. Altre 223 persone furono date per disperse. 298 santuari sufi, 205 moschee, 17 templi hindu e persino 3 chiese cristiane furono danneggiati. 61.000 musulmani e 10.000 hindu rimasero senza casa.
* Nandita Das è stata membro della giuria al festival di Cannes nel 2005. La Francia l'ha nominata Cavaliere delle Arti e delle Lettere.
* Raghubir Yadav, per la sua interpretazione in Massey Sahib (1985), ha vinto il premio della critica alla Mostra del Cinema di Venezia. Nel cast anche la scrittrice Arundhati Roy.
* Shahana Goswami, ex-campionessa nazionale di arrampicata (su parete artificiale), è una giovane attrice dal talento sorprendente. Vi suggeriamo di ammirarla in azione in Rock On!! e in Jashnn. Pare sia nel cast del prossimo film di Shah Rukh Khan, Ra-One. Shahana è la protagonista del video di Dido Let's do the things we normally do.
* Il BJP, il partito indiano associato al nazionalismo hindu, ha protestato ufficialmente contro la distribuzione di Firaaq avvenuta in periodo elettorale. Nandita Das, la cui madre è originaria del Gujarat, ha respinto le accuse di appoggio da parte del partito del Congresso di Sonia Gandhi. Rahul Gandhi, figlio di Sonia, è intervenuto alla première del film a Delhi, mentre il primo ministro del Gujarat, Narendra Modi, del BJP, pretendeva una proiezione speciale solo per lui. Ricordiamo che Parzania, che narra specificatamente le vicende della carneficina del 2002, non era stato distribuito in Gujarat. Articolo originale di The Times of India.
* Firaaq è stato girato ad Hyderabad. Nandita Das ha preferito evitare Ahmedabad perchè il tema del film era troppo sensibile. Proprio in una scuola di Hyderabad la regista ha scovato il piccolo Mohammad Samad, un bambino molto sorridente a cui Nandita, sul set, ha dovuto raccontare storie tristi per aiutarlo a calarsi meglio nel ruolo di Mohsin.
* Riferimenti a Bollywood: Preity Zinta; un accenno del brano Koi Mil Gaya tratto dalla colonna sonora di Kuch Kuch Hota Hai.
* Film che trattano il tema del massacro in Gujarat del 2002: Dev, Parzania. Citiamo anche una pellicola in lingua malayalam, Vilapangalkappuram. Film che trattano il tema degli scontri fra le diverse comunità etniche e religiose: Mr. and Mrs. Iyer, Dharm, Road to Sangam.

GOSSIP & VELENI

* Deepti Naval è stata sposata col regista Prakash Jha (Raajneeti). In passato pare abbia avuto una relazione con Nana Patekar.