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25 aprile 2024

PONNIYIN SELVAN - II


Ponniyin Selvan - I e Ponniyin Selvan - II vanno gustati uno in fila all'altro, perché si tratta di un unico film girato tutto insieme ma suddiviso in due parti solo per ragioni commerciali e distributive. Nella sua interezza, la saga è di fattura squisita, molto omogenea pur nella diversificazione dei toni. A voler proprio trovare un difetto, alla prima visione è faticoso tenere il passo, la storia è articolatissima e sconosciuta a noi non indiani (troppi intrighi per i miei gusti), un folto numero di personaggi secondari da memorizzare - oltre ai sottotitoli poco leggibili. La saga va affrontata solo dopo aver letto con attenzione la trama di PS-I (pazienza per gli spoiler), e va assaporata un tempo alla volta, con calma. PS cresce ad ogni visione successiva, sino a causare dipendenza. Ci si affeziona ai protagonisti, si colgono nuovi deliziosi dettagli, si rimane catturati dall'artisticità e dalla precisione delle inquadrature. La tecnica è sopraffina. PS dovrebbe diventare oggetto di studio nelle scuole (anche occidentali) di cinema. 

Accennavo ai toni. PS-I è più esuberante, con una narrazione in espansione e una luce ottimistica. Vengono presentati i personaggi, ciascuno col suo spazio e con la sua caratterizzazione. E vengono annunciati gli eventi, creando curiosità e aspettative. PS-II è più introspettivo, con una narrazione che procede verso la sua conclusione - anche di chiusura definitiva (per alcuni personaggi) -, e con interazioni significative. I protagonisti tracciano le parabole delle loro esistenze, rivelano le fragilità. Le finezze non si contano. Acqua ovunque, il suono ovattato dei flutti, l'acqua da cui emerge e in cui si immerge Nandini, l'inizio e la fine. La colonna sonora, compatta quanto la pellicola, si accorda con le ipnotiche immagini in totale, magica armonia.

Una vera impresa comprimere un romanzo (e una storia) di quelle proporzioni in una sceneggiatura cinematografica che, ad ogni visione aggiuntiva, dimostra sempre più il proprio valore. Gli attori regalano interpretazioni straordinarie. Un applauso a Mani Ratnam, anche per la direzione delle vorticose sequenze d'azione e per quelle estremamente realistiche di guerra. Un fragoroso applauso per la scena dell'incontro, davvero epico, fra Nandini e Aditha adulti (Mani: graziegraziegrazie). 

TRAMA

Siamo nel X secolo nel sud dell'India. L'impero della dinastia Chola è retto dal sovrano Sundara, ormai malato. L'erede è il primogenito Aditha, in guerra espansionistica ai confini del regno. I ministri cospirano per restituire il trono al cugino dell'imperatore. [Spoiler] Arunmozhi, il terzogenito di Sundara, salvato dall'annegamento da una donna misteriosa, è protetto in un monastero. Aditha incontra dopo anni la bellissima Nandini. I cospiratori stanno per chiudere il cerchio intorno alla famiglia reale, mentre i sicari del regno nemico dei Pandya progettano l'omicidio di Sundara, Aditha e Arunmozhi. Ed ecco il colpo di scena: il cugino dell'imperatore rinuncia al trono, ma è Arunmozhi ad offrirglielo.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* L'incontro da cardiopalma fra Nandini e Aditha. Indimenticabile. Aishwarya e Vikram al top. Gesti, sguardi, parole pronunciate e parole trattenute. In ginocchio al cospetto di un cinema che esalta, emoziona e commuove.

RECENSIONI

The Hindu:
'Mani Ratnam’s sequel takes liberal creative liberties by leaving out some parts from the Tamil classic in order to present it cinematically - and the climax might be the subject of some discussion in this context, especially among fans of the book - but it largely encapsulates the myriad twists and turns as the story unravels. (...) The zing of the first installment might be missing here, but there is certainly more depth to the characters. Despite having to chronicle several character arcs and showcase the twists and turns, Mani Ratnam’s cinematic flourishes come to the fore. The director has always been an expert at showcasing two different character sequences packaged as one. (...) Some of the scenes do extend more than they ought to; there’s a Vikram-Aishwarya Rai meet-up that becomes too dialogue-oriented, but do watch out for their sparking performances and cinematographer Ravi Varman’s rich use of light and colour in this particular sequence. Aishwarya Rai Bachchan’s hard work and effort to portray Nandini shows on the big screen, and she oozes confidence, but one wishes the makers gave this character more heft in the end. Somehow, she gets a lot of character-building (...) but her different shades could have been conveyed more effectively. (...) If Karthi was the life of the first part (...) Vikram and Jayam Ravi get their act together here, with powerful performances. Vikram displays flashes of acting brilliance, especially during the sequence where he learns that a plot is brewing against him. Jayam Ravi comes across as more quiet and confident, especially in a sequence that involves Buddhist monks saving him from a tricky situation. Whoever said ‘mass’ moments needed lots of action? Aiding this galaxy of actors (...) is a rousing score from A.R. Rahman who seems to know when to dish out soft musical cues (...) and go all out with powerful vocals and percussion. (...) Despite the war sequences in the end, it is the interpersonal dynamics and drama between its main characters that make the core of Ponniyin Selvan. Kalki has packed inside his literary work several twists that might be a little hard to understand for someone unfamiliar with the PS universe and the family tree, but Mani Ratnam’s cinematic adaptation makes for a satisfactory watch'.
Srinivasa Ramanujam, 28.04.23

Galatta:
'There are hardly any raised voices in Ponniyin Selvan - II, and save for a couple of action/battle scenes, this may be the quietest epic I've seen. The zingers are quiet. (...) The confrontations are quiet. (...) The humour is quiet. (...) The stunning set pieces are quiet. (...) The emotional moments are quiet, like when the three Chola siblings are reunited - it's one of many fabulous pieces of choreography with close-ups in a film filled with close-ups. With his superb cinematographer Ravi Varman, Mani Ratnam amps down the aural drama and amps up the visual drama. Even by this director's legendary standards, the staging is something else. (...) Ponniyin Selvan - II is an intimate movie, both literally (all those close-ups) and figuratively. (...) Several scenes are so good (...) that you wish for separate spin-off films with just these characters alone. The big show-down between Aditha (...) and Nandini is another stunner. (...) And again, it's shot mostly in tight close-ups. This is a narrative filled with talk, and Mani Ratnam keeps finding ways to film these conversations in diversely dramatic ways, with the camera rarely fixed. (...) Unlike Part I, this is heavier, sadder - it's more of a Shakespearean drama, with failings and failures. (...) A.R. Rahman's songs are aptly fitted into the background. (...) The writing (...) is a model of concision without confusion. The emotional bonds are strongly reinforced within minimal screen space. Nothing feels stagey. There's no forced rhetoric. But for the time period, these people could be us - only, our lives aren't exquisitely edited by Sreekar Prasad and set-designed by Thota Tharani. The two films' design alone is worth a review. Look at how the pure and peace-loving Arunmozhi is always shown in shades of white, as opposed to the darker hues that define his tortured brother. Mani Ratnam released his first movie on January 7, 1983. Forty years on, he continues to challenge himself and his viewers. Sometimes he fails, but he is on a roll now, and the Ponniyin Selvan films are easily among his grandest achievements'.
Baradwaj Rangan, 28.04.23

Cinema Hindi: **** (scommetto che se lo guardassi un'altra volta volerei a *****)
Punto di forza: regia da urlo, sceneggiatura lucida e compatta, Vikram e Aishwarya.
Punto debole: troppi eventi, troppi personaggi. Materiale sovrabbondante per una sola visione.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Vikram - principe Aditha Karikalan, primogenito dell'imperatore Sundara ed erede al trono
* Karthi - principe Vallavaraiyan Vandiyadevan, comandante dell'esercito Chola e amico del principe Aditha 
* Aishwarya Rai - Nandini, moglie del ministro del tesoro del regno Chola / Mandakini
* Trisha - principessa Kundavai, secondogenita dell'imperatore Sundara
* Jayam Ravi - principe Arunmozhi Varman alias Ponniyin Selvan, terzogenito dell'imperatore Sundara
* Prakash Raj - imperatore Sundara Chozhar della dinastia dei Chola
* Kamal Haasan - narratore

Regia: Mani Ratnam
Sceneggiatura: adattamento cinematografico redatto da Mani Ratnam, Elango Kumaravel e B. Jeyamohan del monumentale romanzo tamil in cinque volumi Ponniyin Selvan (1955) di Kalki Krishnamurthy.
Colonna sonora: A.R. Rahman 
Fotografia: Ravi Varman
Scenografia: Thota Tharani
Montaggio: Sreekar Prasad
Lingua: tamil
Traduzione del titolo: il figlio di Ponni. Ponni è l'antico nome letterario tamil del fiume sacro Kaveri.
Anno: 2023

CURIOSITÀ

* PS-II ha conquistato la terza posizione nella classifica degli incassi dei film tamil del 2023.
* Bejoy Nambiar è l'aiuto regista della saga.
* Ponniyin Selvan è considerato uno dei più importanti romanzi della letteratura tamil. Dal 1950 al 1954 fu pubblicato a puntate sul periodico Kalki, e poi raccolto in cinque volumi nel 1955. I primi due volumi sono condensati in PS-I, gli ultimi tre in PS-II.
* La dinastia dei Chola, localizzata originariamente nella valle del fiume Kaveri (India meridionale), è una delle più longeve della storia (III secolo a.C. - XIII secolo d.C.). Nel IX secolo ebbe inizio l'espansione territoriale: nacque così il potente impero marittimo dei Chola. Sundara Chola, alias Parantaka II, regnò dal 958 al 973. Gli venne affidato il trono in quanto il cugino Madurantaka Uttama, erede legittimo, era troppo giovane. Arunmozhi, alias Rajaraja I, regnò dal 985 al 1014, dopo il breve regno di Madurantaka Uttama - regno offerto dallo stesso Arunmozhi alla morte di Sundara (e di Aditha). Aditha fu assassinato nel 971, a soli 29 anni, in circostanze misteriose. Kundavai sposò davvero il principe Vallavaraiyan Vandiyadevan - almeno una soddisfazione (Fonte Wikipedia). 

23 novembre 2022

PONNIYIN SELVAN - I


Escludendo Jodhaa Akbar e Asoka, non ricordo un film indiano a sfondo storico - intendo: re, regine, intrighi, tradimenti, guerre - che mi abbia convinto. Aggiungi poi la pesante retorica nazionalista degli ultimi anni, e la narcosi è assicurata. Per fortuna Ponniyin Selvan - I si differenzia dal mucchio. In primo luogo perché dietro la macchina da presa c'è l'occhio allenato di un signor regista, Mani Ratnam, dotato di mestiere, talento, gusto. E poi per il carisma del cast. Vikram è magnifico, ha dalla sua fisicità e carattere, e non si limita a grugnire accigliato, come fanno di solito i colleghi in pellicole similari, ma regala una scena madre da urlo. Aishwarya Rai (doppiata dalla brava Deepa Venkat) torna finalmente sul set dopo quattro anni, con uno splendore che illumina lo schermo. Ash è nel suo elemento: regale e divina, come lei nessuna. Trisha non è da meno: un soffio di sorriso e l'incantesimo è servito. La leggerezza di Karthi inibisce il melodramma.

Assaporare un'opera di Ratnam è un modo sublime di stare al mondo. Le inquadrature, le finezze, l'estetica e i colori riempiono gli occhi di bellezza. Non dimentichiamo che Ratnam è un buon narratore, e questa sua qualità ha ridotto noia e sbadigli. Anche le sequenze di combattimento (vedi ad esempio la battaglia d'apertura) - girate con maestria e cura dei dettagli - per una volta sembrano raccontare e non solo mostrare acrobazie e carneficine.
La sceneggiatura si sforza di rendere PS-I un prodotto completo e non una sequenza slegata di eventi. La regia sostiene narrazione e ritmo (oltre a gestire un esercito di comparse), arginando la prevedibilità del genere e mantenendo vigile il più possibile l'attenzione dello spettatore. Comparto tecnico impeccabile: fotografia ammaliante, costumi e scenografie all'altezza di un progetto di questo calibro, coreografie interessanti. Una menzione speciale alla colonna sonora: brani e commento musicale privi di difetti accompagnano le sequenze rapide come quelle lente arricchendo il film di suggestioni.

La retorica - di qualsiasi tipo - mi è sembrata molto contenuta, così come sentimentalismi ed esagerazioni. Le scene più leggere fluiscono con naturalezza nella trama principale senza forzature, i caratteristi non strafanno. I dialoghi, pur non strabilianti, non eccedono in proclami e non sconfinano in battute slegate dal contesto. I personaggi conversano fra loro e non declamano. Il loro percorso è allo stadio iniziale, con l'eccezione di Aditha e di Nandini. Non hanno un passato e, per ora, non si è vista una formazione. Valuterò nel secondo capitolo.


TRAMA

Siamo nel X secolo nel sud dell'India. L'impero della dinastia Chola è retto dal sovrano Sundara, ormai malato. L'erede è il primogenito Aditha, in guerra espansionistica ai confini del regno. I ministri cospirano per restituire il trono al cugino dell'imperatore. Aditha invia a Thanjavur, capitale dell'impero, il fidato Vallavaraiyan per carpire informazioni e trasmetterle a Sundara e a Kundavai, secondogenita dell'imperatore. Sundara decide di richiamare a corte sia Aditha che il terzogenito Arunmozhi, quest'ultimo in guerra espansionistica nell'attuale Sri Lanka. [Spoiler] - Aditha rifiuta di tornare per non incontrare Nandini, la bellissima moglie del ministro del tesoro (capo della cospirazione), con la quale in passato aveva intrecciato una relazione bruscamente troncata dall'imperatrice su consiglio di Kundavai. Nandini era stata allontanata da Thanjavur perché orfana e quindi giudicata non idonea al ruolo di imperatrice. Anni dopo, Aditha aveva colto Nandini in atteggiamento confidenziale con il re del regno nemico dei Pandya, re assassinato in quell'occasione dallo stesso Aditha. L'omicidio aveva scatenato la sete di vendetta di Nandini. - Quanto ad Arunmozhi, viene attaccato da un drappello di ribelli del regno dei Pandya e di soldati del regno di Lanka, cade in mare durante una tempesta e risulta disperso. Alla notizia, Aditha si dirige rabbioso verso Thanjavur per punire Nandini, la mandante dell'agguato.

RECENSIONI

The Hindu:
'The source material is rich with myriad characters that undergo a rollercoaster of emotions, and Mani Ratnam gleefully picks them all up to give it a cinematic touch. It helps that he has a power-packed starcast. Karthi almost steals the show, especially in the first half, kindling a feeling of joie de vivre, thanks to his zesty acting style. (...) Vikram packs a powerful performance; watch him bawl during a sequence in which he sadly reminisces about a skeleton from his past. Jayam Ravi has an easygoing, understated approach to his character, while still maintaining the dignity associated with royalty. And (...) Aishwarya Rai Bachchan and Trisha get their Tamil accents right... but the face-off scene between them needed more tension. Aishwarya Rai looks a million bucks, and also shines in the few scenes that showcase glimpses of her character’s villainy, but there’s a lot more to be fleshed out. We’ll wait for the next instalment. The issue with an epic of this kind is that all characters, except the leads, get little prominence. (...) Another issue is the presence of a dozen important characters, (...) which will prove to be a challenge to follow for the average viewer. But what the audiences will follow - and probably marvel at - is the film's ability to take you into a world from many centuries ago. Be it the rich sequences inside the kingdom or the magnificent battle set pieces, Ponniyin Selvan - I has you invested in the big screen, though one feels that the ocean segment in the second half could have been staged better. Thota Tharani's production design is a highlight, as is Ravi Varman's camera that almost runs alongside the characters; the quick-motion shots from atop a horse are as classy as those basked in beautiful sunlight. A.R. Rahman's music (...) is experimental, and amps up the war sequences, while the songs are placed in a way that aids the story narrative. (...) Ponniyin Selvan - I is 167 minutes of powerful storytelling backed by visual splendour'.
Srinivasa Ramanujam, 30.09.22

Galatta:
'The film transforms a book into an utterly gorgeous piece of cinema, and I’m not just talking about Ravi Varman’s image after stunning image. (...) It’s also the writing, by Mani Ratnam, Elango Kumaravel and Jeyamohan. (...) The book has been slashed, and pages and images flutter across from one bit of exposition to another. (...) Every character has a strong scene - or three - where their essence is established. One part of me wished for a ten-hour movie. But given two hours and forty-five minutes, there really is no other way to tell this story on screen, and the big plus is seeing Mani Ratnam, the director, in glorious form with his fantastic technical team: Thota Tharani handles the production design, Sreekar Prasad is the editor, and cinematographer Ravi Varman fills the screen with colour, from the blue of the seas to the browns of the land. (...) This is a film filled with constant movement: it's either the chases or the battles or the never-ending mind games that keep coiling around the narrative like a slimy snake. Even the camera, mostly, is free and keeps moving. Very few shots seem "composed". (...) I would have liked the songs to have been replaced by more interaction between the characters. Or maybe more time for the action scenes to play out. (Right now, they seem like truncated versions of longer action blocks). (...) Instead of trying to dazzle us with epic-ness, Mani Ratnam goes all-out real. There are no "mass" dialogues, the jokes are casually tossed off, the verbal confrontations are delivered in even tones, and even the fights aren't staged as spectacles for the sake of spectacle. (...) All the actors are fantastic, especially Vikram, Aishwarya, Trisha and Karthi. (...) This character-driven first part perfectly sets the stage for the second installment, which can now hit the ground running. Apart from showing how a huge novel can be convincingly condensed, that is this film's biggest achievement'.
Baradwaj Rangan

Mid-Day: * 1/2
'This film traverses breathlessly, at breakneck speed, between way too many scenes, and set-pieces - from horses in battle, armada on high seas, to swashbuckling sword-fights - without a second for any kinda staging of emotions, whatsoever. The audience isn’t supposed to simply soak in the stuff on screen. So much so that you begin to believe after a point, that maybe a lot of footage has been lost, and the movie has been stitched together, with only the high-points left over. Either that. Or the filmmakers are totally unable to contain the enthusiasm for the material at hand. They devote themselves entirely, therefore, to simply cover page after page of the original text. Remaining, in turn, far too faithful to the book this film is adapted from. (...) What do you really make of the first part of Ponniyin Selvan - I? (...) Very little, beyond the fact that soon as you settle into a character/scene/scenario, the movie simply moves on. (...) Ratnam is at his best. (...) Same with his partnering composer, A.R. Rahman. (...) And yet, it hardly takes a keen eye to observe/laud the effort put into this visually captivating canvas - in terms of locations, lighting, VFX, production design; scale, basically. (...) You do a double-take sometimes and look up, alright - especially the combat sequences, with (Ravi Varman’s) camera pacing through crowds, with actors in sharp close up, faces covering the giant full-screen. The only time the camera does calm down for a bit is to admire the beauty of actor Aishwarya Rai Bachchan. (...) Only there’s hardly much (...) to glue you to what happens next. Maybe the story is just not leaping off the pages, as it should?' 
Mayank Shekhar, 30.09.22

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: promemoria di come si confeziona una pellicola a sfondo storico privo di retorica nazionalista. Il carisma del cast. Regia, fotografia, colonna sonora, coreografie, azione.
Punto debole: eventi sottintesi, personaggi numerosi. Difficile condensare un romanzo fiume di cinque volumi in un film in due parti. Vi consiglio di memorizzare bene la trama prima di affrontare la visione.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Vikram - principe Aditha Karikalan, primogenito dell'imperatore Sundara ed erede al trono
* Karthi - principe Vallavaraiyan Vandiyadevan, comandante dell'esercito Chola e amico del principe Aditha 
* Aishwarya Rai - Nandini, moglie del ministro del tesoro del regno Chola
* Trisha - principessa Kundavai, secondogenita dell'imperatore Sundara
* Jayam Ravi - principe Arunmozhi Varman alias Ponniyin Selvan, terzogenito dell'imperatore Sundara
* Prakash Raj (cameo; avrei preferito un ruolo più corposo per un attore che ultimamente non delude mai) - imperatore Sundara Chozhar della dinastia dei Chola
* Kamal Haasan - narratore

Regia: Mani Ratnam
Sceneggiatura: adattamento cinematografico redatto da Mani Ratnam, Elango Kumaravel e B. Jeyamohan del monumentale romanzo tamil in cinque volumi Ponniyin Selvan (1955) di Kalki Krishnamurthy.
Colonna sonora: A.R. Rahman in gran forma. Segnalo i brani Ponni Nadhi, Chola Chola, e il fascinoso (e molto esotico) Alaikadal (solo audio, voce Antara Nandy).
Coreografia: Brinda
Fotografia: Ravi Varman
Scenografia: Thota Tharani
Costumi: Eka Lakhani
Montaggio: Sreekar Prasad
Azione: Kecha Khamphakdee, Sham Kaushal
Lingua: tamil
Traduzione del titolo: il figlio di Ponni. Ponni è l'antico nome letterario tamil del fiume sacro Kaveri.
Anno: 2022

RASSEGNA STAMPA

* I wanted to break 'the Mani Ratnam style' in Ponniyin Selvan, dichiarazioni rilasciate da Ratnam raccolte da Navein Darshan e pubblicate da Cinema Express il 20 settembre 2022:
'"Fitting Ponniyin Selvan into a single film was the biggest challenge I had when thinking of adapting. Today, the audience has embraced the idea of duologies and trilogies, and this seemed like the perfect time for me to explore the format. If I had made the material as a single film, I would have been critical of myself for leaving out so many details. (...) Being unpredictable is my top priority. So, I try to avoid a distinct signature or style in my films. When someone starts finding a pattern in my work, I don't see it as a compliment; instead, I push myself harder to overwrite it. (...) Each film dictates itself. I just have to ensure that none of my previous influences is infused into my current work." (...) He adds that using multiple-narrative techniques was essential in adapting Ponniyin Selvan into a cinema. "While a novel can have an entire page to explain the wave of emotions a character is going through, a film can only utilise body language and dialogues. So, we had to explain certain things directly, certain things indirectly and the rest in an intricate manner to ensure a gratifying viewing experience." (...) "As a significant portion of the novel is based on real history, our research team worked hard in getting the representation of the characters and locations right. For instance, the warriors in the film wear thick leather armour, instead of those made of metal. Also, we have humanised the characters as much as possible." (...) The auteur states that he lets his actors find their path. "I just plant the idea in them and guide them when they lose track. I believe in my actors a lot. Once I finish casting, I trust actors to transform themselves and bring their characters to life." But this doesn't mean he went easy on them. The taskmaster made sure that his actors underwent multiple workshops and script-reading sessions'.

CURIOSITÀ

* Realizzare l'adattamento cinematografico di Ponniyin Selvan è stato il sogno di diversi registi indiani. Lo stesso Ratnam ci aveva già provato un paio di volte in passato, senza successo. PS-I è, ad oggi, il campione tamil d'incassi del 2022, e, escludendo le versioni tamil dei due Baahubali, è il secondo campione tamil d'incassi della storia dopo 2.0
* La dinastia dei Chola, localizzata originariamente nella valle del fiume Kaveri (India meridionale), è una delle più longeve della storia (III secolo a.C. - XIII secolo d.C.). Nel IX secolo ebbe inizio l'espansione territoriale: nacque così il potente impero marittimo dei Chola. Sundara Chola, alias Parantaka II, regnò dal 958 al 973. Gli venne affidato il trono in quanto il cugino Madurantaka Uttama, erede legittimo, era troppo giovane. (Fonte Wikipedia).

GOSSIP & VELENI

* Karthi è il fratello di Suriya.
* Sham Kaushal, direttore di sequenze di azione, è il padre di Vicky Kaushal.
* Vicende storiche ok, ma a me alla fine quel che intriga è il rapporto fra Aditha e Nandini. [Spoiler] Lui non riesce a dimenticarla, si abbruttisce in guerra, oscilla fra amore, odio, ossessione, rimpianto. Lei sposa un altro, trama nell'ombra, usa la seduzione per raggiungere il suo scopo e vendicarsi. Roba forte. Mi sto sforzando di non leggere in rete la trama del romanzo. Aditha è una figura storica realmente esistita, Nandini parrebbe di no, ma ho preferito non approfondire per evitare spoiler. Sono molto curiosa di vedere cosa ci avrà riservato il buon Ratnam per il confronto - spero ad alta tensione - fra Aditha e Nandini nel secondo capitolo (già completato, in distribuzione nelle sale fra marzo e giugno del prossimo anno). Mi aspetto sciami di scintille: voglio abbrustolirmi.

28 ottobre 2015

I


La favola della Bella e la Bestia incontra il Gobbo di Notre Dame, la rabbia di Anniyan i colori di Robot. Dalla  miscela nasce un film atipico, un cocktail stravagante dal budget astronomico. Si passa dai quartieri bassi di Chennai alle pagode cinesi, dal blu di Jodhpur alla Thailandia. L'immaginazione corre indisturbata e Shankar si sollazza facendo ciò che ama di più: il giro del mondo in un film. Vikram dona anima e corpo al suo personaggio e la sua dedizione lascia ammutoliti. A colmare il silenzio ci pensa A.R. Rahman con una colonna sonora avvolgente. I è tutto questo e anche di più.


TRAMA
Lingesan (Vikram), innocente wrestler virile e baffuto, entra nel mondo dello spettacolo per sostenere la carriera della ragazza di cui si è innamorato (Amy Jackson). Diviene un modello sofisticato e fighissimo (sempre Vikram) ma proprio all'apice della sua carriera il suo corpo si deforma, giorno dopo giorno diviene sempre più gobbo e ammalato (ancora una volta Vikram) e della sua bellezza non c'è più ricordo.


Shankar è uno di quei registi che ammiro follemente. Uno di quelli che si alza la mattina con un'idea e la vuole vedere sullo schermo, costi quello che costi, piaccia o no. I suoi film sono dispendiosi oltre ogni limite razionale, pieni di elementi da fumetto, sfide ardite alla logica, stravaganze, colori, locations esotiche e bellezza. A questi elementi in I si aggiunge l'orrore, l'estrema bruttezza, le sevizie, la sofferenza e vendette raccapriccianti. E' il gioco degli opposti, e come tutti gli estremi o si ama o si odia. Il protagonista sembra un barbaro assetato di sangue, il suo personaggio fa ribrezzo ma ecco che parte la storia.  La disciplina e la dedizione con cui Vikram ha dato vita al suo personaggio (anzi, personaggi) sono impressionanti. Tutto cambia in lui in un attimo, le espressioni, il linguaggio del corpo, la voce, la struttura fisica. I mutamenti sono incredibili, frutto di un buon team di truccatori, costumisti, etc, ma soprattutto del talento del protagonista, un vero colosso del cinema tamil sia per presenza scenica che per bravura.

Amy Jackson se la cava bene, è molto heroine e poco actress ma per una ragazza del tutto europea, nata al freddo dell'isola di Man, riuscire ad interpretare con naturalezza il ruolo di una modella tamil è già un fattore degno di nota. Si sente che le piace quello che fa e che ci mette passione. Riesce a non capitolare di fronte a un mostro sacro come Vikram e partecipa con energia. E poi è bellissima, incanta nei video musicali e dalle interviste sembra pure simpatica. Mi piace dal suo debutto in Madrasapattinam, quando ancora non potevo immaginare che avrebbe fatto così tanta strada.

Svariati sono gli effetti speciali, alcune combinazioni molto eleganti (per esempio le sequenze girate in Cina), altre più kitsch. C'è del comico ma anche del grottesco, romanticismo vellutato ma anche immagini disgustose. Il film disorienta ma resta aggrappato ad un punto fermo, la performance pazzesca di Vikram, così se tutto il resto non dovesse funzionare c'è sempre lui a tenere le redini della situazione.

Quando decido di guardare un film per la seconda volta è perchè spesso mi sono ritrovata a pensarci, a ricostruirne scene nella mente alla fermata del bus, lavando i piatti, aspettando il treno o in fila al supermercato. I è uno di quelli. Pur di trovare l'occasione di rivederlo ho convinto mio marito, e ci sono voluti due giorni dato che lui che ha la fortuna di parlare hindi ed è un po' pigro quando si tratta di seguire sottotitoli per quasi tre ore. Ma l'ha fatto per me. Perchè un film tamil va visto in lingua originale e mai doppiato, perchè la voce di Vikram mi scatena i brividi, perchè solo così riesco ad immergermi veramente nelle canzoni e nella storia. L'ha fatto per farmi contenta, almeno per i primi quindici minuti. Poi mano a mano che il film scorreva ha iniziato a cambiare espressione, ad appassionarsi sempre di più, a dimenticare l'ora di cena e anche i termosifoni accesi. Qundi tra qualche mese mi ricorderò ancora una volta di I, guardando la bolletta.


Il mio giudizio sul film : **** 4/5


ANNO 2015

LINGUA : Tamil

REGIA : Shankar 



CAST :

Vikram ........ Lingesan

Amy Jackson ............ Diya
Suresh Gopi .............. Vasudevan
Upen Patel .................. John


COLONNA SONORA : A.R.Rahman

12 novembre 2011

DEIVA THIRUMAGAL



Potersi gustare un nuovo film del talentuoso A.L. Vijay , regista del bellissimo Madrasapattinam, è già un motivo sufficiente per abbandonare di colpo qualsiasi altra occupazione, l’autore che ci aveva deliziati con un kolossal sontuoso sullo sfondo dell’indipendenza indiana cambia rotta e dirige un film intimo dalla complessa impalcatura emotiva. Anche se fortemente ispirato alla pellicola hollywoodiana I Am Sam, Deiva Tirumagal non si presenta semplicemente come un remake ma sviluppa una storia diversa a partire dalle linee tracciate dal film con Sean Penn. Vikram sovrasta con la sua interpretazione naturale e il suo aspetto subisce una metamorfosi che lascia ammutoliti.

TRAMA
Krishna (Vikram) dopo aver perso la propria compagna si trova a dover crescere da solo la sua bambina , le donne del villaggio si offrono di aiutare il giovane padre disabile che non sa come prendersi cura della neonata. Nila (Sarah), la piccola, cresce felicemente nella località montana coccolata da tutti i membri della comunità fino a che il nonno e la zia non vengono a reclamare la sua custodia. Krishna, ingannato dal suocero e barbaramente abbandonato, troverà l’appoggio di Anuradha (Anushka) un’avvocatessa che prende a cuore la sua causa.


Pieno di pause ma non lento, vivace ma non logorroico. Il film mantiene un buon equilibrio e si plasma sulle emozioni, sulla tenerezza senza appesantirsi o cedere a lacrime facili. Per lasciarci un profilo accurato il regista si prende tutto il tempo che vuole, ci trascina fuori o dentro il mondo di Krishna, uomo-bambino impulsivo, affettuoso ma incapace di accettare le convenzioni e riconoscere i cattivi istinti. Vijay sceglie cosa dirci e cosa no, ci fa entrare nella casa e nell’immaginario del protagonista celando però   l’identità della moglie Bhanu (della quale non riusciamo a vedere nemmeno il volto) e quella che è stata la sua vita prima della nascita di Nila.
Affidare o non affidare la custodia della figlia di cinque anni ad un uomo disabile, a volte incapace di prendersi cura di se stesso senza l’aiuto di nessuno? Dopo aver fatto luccicare gli occhi degli spettatori con scene dolcissime il regista fa un passo indietro, diventa un po’ cinico e la storia si chiude con una domanda, lasciandoci con il dubbio se solo l’amore e la dedizione di Krishna per la sua piccola siano o no sufficienti a garantirle una crescita serena. Nel trattare un argomento così delicato il film oscilla tra il realismo e la fiaba, scansando comunque eccessi di stravaganza nella narrazione. Ciò che ne prende vita è un composto visivo degno di nota le cui immagini sono brillanti e le locations rifugi nel verde, un prodotto capace di guadagnarsi recensioni positive sia per i suoi contenuti che per la qualità formale.
I flashback sono stati usati con maestria,  malgrado la tecnica del racconto a ritroso sia tra le più inflazionate nell’universo cinematografico la riunione di ricordi intervallati al presente si è saputa intersecare nel modo giusto garantendoci di creare una chiara panoramica degli eventi senza rinunciare all’effetto sorpresa. Tra i momenti che creano piacevoli intervalli ricreativi: le fasi di improvvisazione di un racconto che si compongono nella mente di Krishna preoccupato sul come aiutare la figlia negli impegni scolastici (l'assemblamento disordinato di tutti gli elementi fantastici assimilati negli anni crea un composto adorabilmente fantasioso) e la visualizzazione del brano "Vizhigali Oru Vannavil" dove la pioggia si trasforma in vernice mentre Anuradha vaga indisturbata nei sui pensieri.
Se Anushka Shetty si dimostra un’attrice sempre più completa e matura Vikram continua a stupire ed aggiunge questa performance perfetta ad un curriculum già ricco di gioielli. Il protagonista si muove sotto molteplici sguardi femminili: le attenzioni protettive della moglie del capo che gli insegna come accudire la neonata e lo tranquillizza nelle sue paure; la spontanea vitalità della piccola Nila, intuitiva e scaltra ma rispettosa per la diversità del padre; la determinazione e i capricci di Swetha, donna in carriera che fa la voce grossa ma non ha chiarezza d'idee;  l’intelligenza e la capacità di immedesimazione di Anuradha la quale si trova a riconsiderare la propria etica e la propria vita alla luce del nuovo incontro.
Fuggendo da conclusioni scontate il film evita di far nascere una storia d’amore tra l’avvocato e il suo cliente, a scaldare la loro intesa non sarà un’attrazione fisica ma l'ammirazione per i rispettivi messaggi: la generosità e la perseveranza in Anuradha e la capacità di amare e perdonare in Krishna. Dubito che la scelta di Sarah, la piccola attrice il cui volto somiglia moltissimo ad Anushka Shetty, sia stata casuale, il lei il personaggio ricorda qualcosa che aveva dimenticato e si rivede in lei,  dalle attenzioni che vorrebbe ricevere alla sua perduta spontaneità. La ragazza non cerca di diventare la compagna dell’uomo che l’ha ispirata quanto sogna di poter pensare ancora come sua figlia Nila e continuare a credere che un rapporto di totale fiducia e amore  sia possibile.  



Il mio giudizio sul film : **** 4/5


ANNO : 2011

LINGUA : Tamil

TRADUZIONE DEL TITOLO : figlia di Dio

REGIA : A.L. Vijay


CAST
Vikram ……………………………. Krishna
Anushka Shetty………………………… Anuradha
Sarah ……………………… Nila
Amala Paul ……………………. Shweta
Sachin Kedhekar …………………. Rajendran
Karthik Kumar ………………………. Karthik
Santhanam ………………………. Vinod
Nassar ……………………….Bashyam


COLONNA SONORA : GV Prakash Kumar alla sua terza collaborazione con L.Vijay dopo Kireedam e Madrasapattinam

PLAYBACK SINGERS : Vikram, Shringa, Saindhavi, GV Prakash Kumar, SP Balasubrahmanyam, Maya, Rajesh, Kalyan, Haricharan, Navin Iyer



QUALCOS’ALTRO:

Main Aisa Hi Hoon (2005) con Ajay Devgan è stato un precedente remake di I am Sam in lingua hindi.

Il motivetto “Pa pa papa” riprende un brano dal classico Disney Robin Hood

Amala Paul è stata la fantastica eroina di Mynaa, village movie tamil gudicato Miglior Film dell’anno durante la passata edizione dei Filmfare Awards South.

Il film è stato accolto positivamente sia dai critici che dal pubblico, dopo essere stato doppiato in lingua telegu (Nanna) ha incontrato un ottimo successo anche in Andhra Pradesh.

Deiva Thirumagan ( figlio di Dio) è stato sostituito a fine riprese con Deiva Thirumagal (figlia di Dio) a seguito di una rivendicazione di copyright da parte della Sivaji Production che aveva già acquistato i diritti sul titolo per uno dei loro progetti futuri.

SITO UFFICIALE DeivaThirumagal.com

Qualche informazione in più su Vikram e Anuskha Shetty nelle sezioni: I VOLTI MASCHILI DEL CINEMA TAMIL, I VOLTI FEMMINILI DEL CINEMA TELEGU

22 agosto 2010

RAAVAN


Il prossimo 6 settembre Mani Ratnam sarà premiato alla 67ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Il giorno seguente verrà proiettato l'ultimo film di Ratnam, Raavan.

TRAMA

Beera Munda (Abhishek Bachchan) un fuorilegge di Lal Maati, nel nord dell'India, rapisce Ragini (Aishwarya Rai), la moglie del capo della polizia Dev Pratap Sharma (Chiyaan Vikram), scatenando una furiosa caccia all'uomo da parte dell'ispettore Sharma per salvare Ragini.

RECENSIONI

The Times of India ***1/2
Il punto di forza di Raavan è la sua opulenza visiva. La pellicola è davvero un lavoro artistico. Il montaggio lascia senza respiro, unito all'eccellente fotografia di Santosh Sivan e di Manikandan. Raavan è una tale sequenza di immagini mozzafiato che dimenticherete - e quasi perdonerete - il fatto che il primo tempo non ha una storia, ma è essenzialmente un lungo inseguimento. Il secondo tempo sembra seguire una trama, adeguatamente ornata di colpi di scena, e il film diventa anche viscerale. Ma ogni aspetto di Raavan sembra piegato all'esigenza di rendere la pellicola un'opera d'arte, inclusi musica, scene d'azione, fotografia, trucco. Si doveva però prestare un'attenzione maggiore alla narrazione. Quanto alle interpretazioni, Aishwarya Rai spicca ed è la vera protagonista. Vikram è l'eroe in qualche modo indefinito e messo da parte. Abshishek Bachchan è estremamente godibile, ma fallisce nello sviluppare il personaggio dell'anti-eroe: con qualche istrionismo in meno l'attore naturale che è in lui sarebbe affiorato in superficie. Le performance che ci ha regalato nei precedenti lavori di Mani Ratnam - Yuva e Guru - sono decisamente migliori. Raavan è una festa per i sensi: abbandonatevi.
Nikhat Kazmi, 17.06.10
La recensione integrale.

Hindustan Times *1/2
Tutto il film è rimasto nella mente del regista. La trama è esile. La visualizzazione non delude. Rahman ha composto un pastiche delle sue precedenti colonne sonore. I dialoghi sono stringati. Ratnam, oltre che un esteta, è uno dei pochi registi indiani mainstream, dotato di voce chiara (Yuva, Anjali), di orecchio per la trama (Guru, Nayakan) e di occhio per il contesto contemporaneo (Roja, Bombay, Dil Se). Li ha persi tutti e tre in una volta sola. Rivogliamo il nostro vecchio Mani!
Mayank Shekhar, 18.06.10
La recensione integrale.

Diana **
Film attesissimo, uscito con clamore lo scorso giugno che tuttavia ha deluso molto.
Raavan nelle intenzioni doveva essere una pellicola di grande effetto ma un regista apprezzato, un cast di star, una grande attenzione alla fotografia e alla colonna sonora non sono stati sufficienti. Ratnam sembra essersi dedicato molto all'impatto visivo ed emotivo del suo lavoro ma il livello della sceneggiatura e dei dialoghi è rimasto basso. I personaggi non sono studiati con cura: Beera e Dev Sharma mancano di spessore emotivo. Le gravi motivazioni di Beera sono sviluppate in modo semplicistico e Dev sembra spinto più dalla brama di vendetta che dall'angoscia e dal timore per le sorti dell'amata.
Raavan non è un buon film.
Facciamo lo stesso i nostri sinceri complimenti a Mani Ratnam per la sua imminente partecipazione alla Mostra del Cinema di Venezia e un grosso in bocca al lupo al regista per il suo prossimo progetto.
Nell'attesa consigliamo di riguardare Guru.

Il bello:
- L'ambientazione, la foresta umida e fosca.
- Aishwarya Rai. Ratnam ama le sue eroine spaventate ma combattive e Ragini è il personaggio meglio caratterizzato del film. Le inquadrature strette sul volto di Aish, i suoi occhi chiari e disperati, sono tra le poche cose buone della pellicola.
La Rai è l'unica che passa indenne attraverso il disastro Raavan e che, splendida come sempre, mantiene intatti controllo, grazia e fascino.

Il brutto:
- Il finale prevedibile.
- La recitazione caricaturale di Abhishek Bachchan. L'attore che si è spesso distinto grazie ad una certa naturalezza e sobrietà, qui pare irriconoscibile. Tutto il biasimo a Mani Ratnam che evidentemente non ha saputo tirare fuori il meglio da Abhishek, di cui ricordiamo le splendide e misurate performance in Naach, Kabhi Alvida Naa Kehna, Guru e Delhi-6.
-Il personaggio interpretato da Vikram è tratteggiato grossolanamente, risultando inconsistente, ottuso, dai modi rozzi e violenti, non in grado di suscitare alcuna empatia, tantomeno di indurre lo spettatore all'identificazione.
- Molte scene ed alcuni dialoghi risultano inverosimili fino al cattivo gusto: incomprensibile ed imperdonabile, soprattutto da parte di un regista come Mani Ratnam.

LA SCHEDA DEL FILM

Cast:
Beera Munda - Abhishek Bachchan
Ragini Sharma - Aishwarya Rai
Dev Pratap Sharma - Chiyaan Vikram
Sanjeevani Kumar - Govinda
DSP Hemant Pratap - Nikhil Dwivedi
Jamuni - Priyamani

Scritto da Mani Ratnam e Vijay Krishna Acharya

Diretto da Mani Ratnam

Prodotto da Mani Ratnam, Sharada Trilok e Shaad Ali

Musiche: A. R. Rahman
Parole: Gulzar (Ishqiya)

Coreografie: Astad Deboo, Brinda (Guru), Ganesh Acharya (De Dana Dan) e Shobhana

Distribuito da Reliance Big Pictures e T-Series

Anno 2010

CURIOSITA'

- Contemporaneamente al film in Hindi, Ratnam ha girato una versione Tamil di Raavan dal titolo Raavanan, che sarà anch'essa presentato a Venezia, in cui Beera è interpretato da Vikram.
- Pare che la trama del film sia ispirata al Ramayana (i giornali hanno fatto riferimento ad un "moderno Ramayana") e alla vita di Kobad Ghandy, attivista naxalita.
- Priyamani, affermata attrice di film Tamil, Telegu e Malayalam che con Raavan ha fatto il suo debutto nel cinema Hindi, è la cugina di Vidya Balan.

Il sito ufficiale del film

Tutte le pellicole indiane in calendario alla 67ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

24 dicembre 2009

DHOOL

L’industria cinematografica dello stato dell’India meridionale del Tamil Nadu, conosciuta anche come Kollywood è, per numero di film prodotti annualmente la seconda dell’India. Con una forte connotazione popolare, non trascura temi scottanti o controversi. Ha il proprio centro nella città di Chennai, nell’area chiamata Kodambakam dove ci sono i principali studi cinematografici.
Le star del cinema tamil hanno un seguito di pubblico che qualche volta sfiora la venerazione e in genere sono più pagati dei loro colleghi di Bollywood.

Titolo:Dhool
Anno: 2003
Regia: Dharani
Cast: Vikram, Jothika, Vivek, Reema Sen

voto: *****/5


Trama: Gli abitanti di un villaggio del Tamil Nadu, a causa della vicinanza di una fabbrica inquinante, non hanno accesso all’acqua potabile. Decidono di mandare una propria delegazione nella capitale per presentare una mozione al politico da loro eletto poco tempo prima.
La delegazione è formata da una donna anziana, da Eeswari bella e coraggiosa e da Arumugan, l’eroe del film.
Ma la richiesta di far valere i propri diritti non è facile e il gruppo proveniente dal villaggio si trova ad affrontare pericoli e problemi di ogni tipo, delinquenti e politici corrotti.

Dhool è un ottimo esempio per mostrare alcune delle differenze tra il cinema tamil e la produzione cinematografica di Bollywood. Ci si presenta come un grande contenitore narrativo in cui sono inserite molteplici trame, quella che fa da sfondo riguarda l’eroe che deve combattere politici corrotti e, su questa si innesta una storia d’amore che pian piano cresce e trova il suo culmine, con l’eroe che deve salvare la propria amata dal pericolo che la minaccia. Si aggiunge anche il lato comico, che nei film tamil può essere inserito nel contesto narrativo ma, a volte si presenta in veste di brevi scene completamente distaccate dalla narrazione principale.

Nel caso del film su cui stiamo ragionando le scene comiche sono inserite nel discorso narrativo e vedono coinvolti non solo gli attori specializzati in ruoli comici ma anche i protagonisti principali del film. Dhool infatti ci mette in contatto con la personalità di Vivek, ad oggi uno fra i migliori attori comici di tutta l’India, e ci dà la possibilità di apprezzare gli scambi brillanti e divertenti fra Arumugan e Eeswari.

La funzione delle scene comiche è molteplice, in Dhool aggiunge leggerezza a momenti più crudi della storia, praticamente ogni scena di questo tipo coinvolge i due attori protagonisti con l’aggiunta di Vivek e Reema Sen (nella parte della bella e provocante Swapna) e contribuisce a creare e rafforzare il legame amoroso tra Arumugan e Eeswari; in altri film le scene comiche formano una unità narrativa a parte e hanno una funzione didattico/pedagogica, dove si presenta al pubblico una situazione che riguarda un comportamento individuale o del villaggio/società e l’attore comico si presenta come colui che individua i comportamenti negativi e li condanna.

Un altro elemento caratterizzante i film tamil riguarda l’ambientazione che può apparire maggiormente “realistica”, ma che realtà potremmo definire più popolare. Non ci sono qui le ricche e immense ville tipiche delle ambientazioni di Bollywood, i personaggi sono inseriti in luoghi che sembrano più poveri, dalle pareti scrostate, con una vernice non proprio nuova. I set cinematografici tendono a ricreare quartieri dove le strade sono a volte sconnesse, non ci sono abitazioni moderne, c’è la presenza di cani, che è raro vedere in film Hindi. A volte hanno un padrone, vivono in casa e a volte, semplicemente li si vede aggirarsi tranquillamente per le strade in cui si svolge una data scena. A volte sono incolpevoli esecutori delle vendette dei prepotenti.

Le case, di cui abbiamo accennato sopra, sono costituite da un ampio cortile interno, spesso si tratta di uno spazio aperto, qui si riunisce la famiglia nei momenti di lavoro o di condivisione del tempo libero. Intorno c’è l’abitazione vera e propria che si sviluppa su un piano, raramente su due. E’ fatta per accogliere un gruppo familiare più ampio di quello costituito dalla coppia con figli, nella casa possono convivere infatti più fratelli con le rispettive mogli e i genitori anziani.

Differenze si notano anche nel tipo di abbigliamento. Le donne usano un abbigliamento indiano, quelle sposate hanno il sari e le ragazze non sposate hanno un abito costituito da tre pezzi formato da una gonna lunga e ampia, una blusa e una sorta di scialle che è drappeggiato lungo i fianchi e appoggiato su una spalla, non è raro vedere i personaggi femminili di questi film indossare il salwar kameez formato da ampi pantaloni e da una lunga tunica, i capelli sono lunghi, raccolti in una treccia e quasi sempre adornati da fiori bianchi.

Anche gli uomini hanno spesso abiti indiani, il più utilizzato è il dhoti, un lungo pezzo di stoffa che è drappeggiato intorno ai fianchi e ripiegato in modo da farlo somigliare vagamente a un pantalone, non raramente però i maschi portano anche abiti occidentali.
Infine uomini e donne portano sulla fronte vari segni costituiti da linee verticali, nel caso di devoti del dio Vishnu, o segni orizzontali di colore arancione nel caso di seguaci del dio Shiva.

Anche senza generalizzare troppo, possiamo dire che il tasso di violenza è maggiore nei film tamil. Dhool ci mostra molte scene di questo tipo e sono legate tutte alla presenza di personaggi corrotti, qui si tratta del politico e dei suoi metodi per organizzare brogli elettorali con il sostegno di una banda di malavitosi di quartiere. Lo stesso politico si serve della violenza per disfarsi dell’eroe che reclama i propri diritti, provocando un ulteriore contrasto violento tra i suoi scagnozzi e lo stesso eroe; qui ci troviamo in presenza di una novità, quella del personaggio femminile negativo, Swarnaka che è il capo della gang di delinquenti.

Swarnaka ordina gli attacchi punitivi contro chi si oppone ai suoi soprusi, è lei a minacciare e manipolare le elezioni, per conto del politico. Arriva al punto di occuparsi direttamente dell’eliminazione di un testimone scomodo, e infine è proprio lei ad affrontare in un duello finale Arumugan.
La scena è costruita in un crescendo drammatico in cui si inserisce la canzone cantata dalla vecchia che è arrivata in città insieme a Arumugan, il testo esalta le gesta di un eroe dalla forza straordinaria e lo incita alla lotta e alla vittoria.

La violenza, almeno in Dhool non è fine a se stessa, ma ne costituisce un momento inevitabile per ottenere giustizia. Può risultare una posizione controversa ma va inserita in un contesto dove tutto il resto ha già fallito il proprio scopo e funzione.
Chi reclama i propri diritti inizialmente si rivolge alla classe politica, ma si accorge che è costituita da corrotti e pericolosi individui, in altri film la corruzione avvelena l’altra istituzione preposta per legge alla garanzia della legalità, ovvero la polizia.
In altri contesti ancora la corruzione e il tradimento della propria funzione arriva dal mondo accademico o da un mondo economico che sconfina facilmente in atteggiamenti mafiosi.
Solo dopo aver provato il fallimento di queste istituzioni, l’eroe trova nella personale interferenza sugli eventi, il solo modo per ristabilire quella giustizia e ordine che è stato violato. Nel caso di masala e film di taglio popolare, questo schema di rottura/intervento/ricostituzione dell’ordine è quasi sempre rispettato.

Dhool inizia con una scena di lotta tra due personaggi rivali; la scena di lotta rappresenta una delle modalità con cui spesso inizia un film di questo tipo, altre volte la scena di apertura è una canzone coreografata di cui possiamo sottolineare qualche ulteriore aspetto di differenza rispetto ad altre cinematografie indiane. Ci riferiamo all’enfasi che ha il gruppo formato da molte decine di ballerini, il protagonista è posto al centro del gruppo a cui si contrappone, come in un dialogo danzato, il gruppo di ballerine di cui fa parte l’attrice protagonista, a differenza di molti film Hindi dove invece, le scene ballate si concentrano più spesso intorno ai due interpreti principali.

Da un punto di vista visivo l’efficacia è assicurata da un gioco di scelte cromatiche davvero notevoli, con uno sfondo che a volte è il verde intenso delle campagne del Tamil Nadu, altre volte lo sfondo è lo splendido mare azzurro dell’Oceano Indiano.

Anche se non mancano situazioni in cui le canzoni costituiscono rotture dello scorrere della storia o una digressione di qualche tipo, nei migliori esempi di film masala, le scene ballate hanno spesso una maggiore coerenza narrativa e nascono da situazioni o reazioni emotive di un personaggio.

Un ultimo elemento che vorremmo mettere in evidenza riguarda i nomi dei personaggi, ci riferiamo unicamente ai personaggi maschili dato che la cinematografia tamil ruota intorno al protagonista maschile.
Nei film tamil la componente culturale è molto marcata, lo abbiamo visto quando abbiamo affrontato il discorso sull’abbigliamento, la scelta dei nomi ribadisce l’orientamento culturale/religioso dato che fanno riferimento a vari appellativi delle divinità induiste del Tamil Nadu come Arumugan, Aru, Arul, Saamy che si riferiscono al dio Murugan dalle cinque facce e che è oggetto dell’adorazione degli induisti delle parti meridionali dell’India.

Dhool contiene praticamente molti degli elementi sopra elencati, vogliamo sottolineare la presenza efficace di Vikram, bravo attore tamil che riesce a passare da un film impegnato a un film popolare con naturalezza e bravura, ha ottimi tempi comici e una buona intesa cinematica con l’attrice Jothika, si dimostra un ottimo danzatore e risalta nelle scene di azione. Jothika regge il confronto e rappresenta una ottima controparte nelle situazioni serie, in quelle comiche e soprattutto in quelle romantiche.
Vivek ha quella rara qualità di superare i confini linguistici e culturali con il suo livello di attore comico.