Visualizzazione post con etichetta GENERE COMMEDIA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta GENERE COMMEDIA. Mostra tutti i post

08 maggio 2024

TERI BAATON MEIN AISA ULJHA JIYA


Di lacune ce ne sono, eppure nell'insieme Teri Baaton Mein Aisa Uljha Jiya non mi è dispiaciuto. Il film parte malissimo, con presagi di tormentose sciagure narrative e registiche. Dialoghi forzati e recitazione amatoriale da soap opera, esagerazioni, scenografie inquietanti. Vacillo per un attacco improvviso di agorafobia scatenato da quegli interni vasti come cattedrali. Gli innumerabili, nauseanti pregi dell'eroe mi inducono a vergognarmi del mio mortificante curriculum.
Poi per fortuna entra in scena l'eroina e la pellicola cambia registro. Le interazioni fra i due protagonisti sono speziate, Kriti Sanon adorabile, Shahid Kapoor competente come sempre. L'idea del film è molto intrigante, la sceneggiatura tenta di sostenerla e svilupparla in modo altrettanto intrigante, ma il risultato è di qualità instabile. La sceneggiatura perde spesso fuoco, dimentica l'obiettivo - o forse non lo ha mai avuto. L'argomento permetteva di volare alto. TBMAUJ poteva essere una satira pungente, oppure una riflessione - in tono leggero, certo - sul rapporto fra uomo e tecnologia e su un mucchio di altre cose. Purtroppo difetta di immaginazione. 

TRAMA

Durante un viaggio di lavoro, Aryan incontra Sifra, l'assistente personale della zia. Sifra è estremamente istruita, estremamente abile, gentile, accomodante, servizievole e bellissima. Aryan si ritrova innamorato perso quasi senza accorgersene. Ma la ragazza nasconde un non trascurabile segreto.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* L'esilarante episodio della denuncia alla stazione di polizia.
* In generale tutta la sequenza finale del malfunzionamento di Sifra.

RECENSIONI

Mid-Day: **
'The flip side of this film’s tone/genre is that it’s packed with such an OTT, stereotypically Delhi-Punjabi family, and other caricatures for characters, deliberately descending towards thorough silliness, that you might want to replace the rest of the humans in the movie with AI as well! (...) The filmmakers are way too busy attempting a comedy, with hardly a joke that lands, for us to be thinking about the essence of its purpose/point as much. I’m not saying they should’ve gone deeply meditative. (...) But just a few pauses and strong moments for pennies to drop could salvage a script far more obsessed with a commercially safe fam-dram (...) before fatigue eventually sets in'. 
Mayank Shekhar, 11.02.24

Film Companion:
'For most part, the story appears to unfold as a self-reflexive critique of Kabir Singh-style love stories. Everything points towards the commentary of confessional cinema. (...) Aryan is head over heels because Sifra is the primal male fantasy: Subservient, infantile, attentive, curious, sheltered. She cooks, cleans, serves, smiles and asks him innocent questions - (...) he teaches her Hindi slang, smoking, kissing, dancing. It's peak mansplaining. (...) But the enduring horror of this film is that it never gets its own memo. (...) You assume it's being snarky but it's actually being... sober. Apparently, Aryan's love for Sifra is perfectly acceptable. This is no indictment of Kabir Singh, this is Kabir Singh. (...) Every time you expect the screenplay to hold Aryan accountable for being a creepy guy with a fetish for compliant and mechanical soulmates, it turns him into a tortured hero. It refuses to recognise its own metaphor about an entitled Indian man treating his partner like an artificial being'.
Rahul Desai, 09.02.24

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: il soggetto, le interazioni fra Shahid Kapoor e Kriti Sanon.
Punto debole: vistosi errori di sceneggiatura, faciloneria.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Shahid Kapoor - Aryan, ingegnere robotico
* Kriti Sanon - S.I.F.R.A., androide
* Dimple Kapadia - Urmila, ingegnere robotico e imprenditrice, zia di Aryan
* Dharmendra - nonno di Aryan
* Janhvi Kapoor - cameo

Regia e sceneggiatura: Amit Joshi e Aradhana Sah
Colonna sonora: Tanishk Bagchi, Sachin-Jigar (anche commento musicale), Mitraz, Raghav. Segnalo il brano Akhiyaan Gulaab, composto e interpretato da Mitraz.
Fotografia: Laxman Utekar
Montaggio: Manish Pradhan
Traduzione del titolo: got so entangled/confused in your words
Anno: 2024

CURIOSITÀ

* Riferimenti al cinema indiano: Priyanka Chopra, Deepika Padukone, Katrina Kaif, Kareena Kapoor. Kriti Sanon danza sulle note del brano Dhak Dhak Karne Laga - incluso nella colonna sonora del film Beta (1992) -, accennando i passi della celebre coreografia originale interpretata da Madhuri Dixit.
* Film che trattano lo stesso tema: il delizioso Android Kunjappan Version 5.25 (malayalam), il bizzarro Enthiran (tamil), la serie OK Computer.

GOSSIP & VELENI

* [Spoiler] Dunque:
- che Aryan non intuisca subito la vera natura di Sifra mi fa sospettare che, come ingegnere robotico, sia una pippa;
- che Urmila abbia acconsentito a programmare Sifra anche per flirtare e accoppiarsi con esseri umani mi fa disidratare la mucosa all'istante. E che abbia coinvolto il nipote in questo - diciamo - esperimento sociale, e che sia tutta soddisfatta del risultato, beh, roba da prenderla a ciabattate in fronte;
- Urmila non sgama il nipote, quando Aryan manda all'aria il fidanzamento e le propone di spedirgli Sifra in India. Un'aquila proprio. E poi, non contenta, gli regge il gioco con la madre;
- un androide così sofisticato senza uno straccio di antivirus?? 
- ma non potevano ordinare all'inizio a Sifra di non svelare a nessuno il suo segreto?
- come può Aryan sposare Sifra se lei non ha documenti?
- l'unico argomento di Urmila contro la follia delle nozze è: il robot è di mia proprietà?? E poi lascia correre?? Davvero l'androide è l'unico normale in quella gabbia di matti;
- Urmila è la prima a vedere Sifra rientrare a casa, nota che qualcosa non va e non fa nulla. Però telefona al nipote. Ah beh allora tutto a posto;
- un androide così sofisticato che non si disattiva in automatico in caso di malfunzionamento? E che svalvola per un semplice problema di impianto? Ma il salvavita o roba simile non ce l'ha?
- un ingegnere robotico che affronta un androide malfunzionante con... una sciabola, certo. Poi, chi non ha una sciabola in casa? Posso rinunciare alla lavatrice, ma non alla mia sciabola;
- e perché Sifra non lo stritola? Si blocca solo perché Aryan le ha scorticato a sciabolate qualche centimetro di pelle finta? Non so, sviene dalla vergogna? Dal ridere?
- devo decidere se trovo più balzano il comportamento di Aryan o quello della sua famiglia che non vede l'ora di schiavizzare la nuora perfetta;
- ma poi mi dico: chi sono io per giudicare? Son qui a sfottere uno che se la fa con un androide, cioè evidentemente l'ultima frontiera del porno, ed io mi sparo maratone di film horror/splatter con mostri ululanti e gente squartata;
- allora mi son seduta a riflettere. E se possedessi un androide con le sembianze di sciarùk mio, programmato per compiacermi in tutto, mi ci accoppierei? Ci ho pensato su un bel po' (beh? non la smetteva di piovere), e alla fine ho concluso che mi accontenterei che passasse l'anticalcare e mi preparasse la frittata alle zucchine. Poi: avvisto zanzare/cimici/ragni in casa? Oplà, attivo la macchina assassina. Però sbaciucchiarmelo... bah, no. Mi limiterei ad una più asettica gratitudine. Sarà anche un androide, ma non merita rispetto?
- un attimo: non batto ciglio all'idea dello sterminio di forme di vita (per quanto oggettivamente ripugnanti), però mancare di rispetto a una macchina, cavolo, no. Ma com'è che son cresciuta così male? Son troppo sanguinaria. Corro a dileguarmi nell'ombra (voi dimenticatemi).

05 maggio 2024

DUNKI


Intanto non fidatevi delle mie recensioni, perché neanch'io mi fido più. La realtà è che, escludendo un 30%, forse meno, di pellicole oggettivamente magnifiche o oggettivamente agghiaccianti, il restante 70% fluttua in un'area di giudizio che va da ** ½ a *** ½. Per quasi un terzo di questi film - dignitosi, non sempre memorabili - mi capita di ribaltare il giudizio alla seconda visione. Come se il valore di una pellicola dipendesse da parametri esterni (al film) variabili: il mio umore? il grado di stanchezza? l'orario? il bioritmo? fame/sonno/pipì? 
Guardo Dunki per la prima volta e penso: debole, forzato, immaturo, semplicistico; la narrazione mi dà la bizzarra impressione di una lunghissima introduzione ad una storia mai sviluppata. Lo guardo la seconda volta e mi scopro - con grande sorpresa - a seguirlo con piacere, lo trovo gradevole, al netto di qualche sequenza mediocre anche piuttosto curato. La sceneggiatura, la regia, le interpretazioni, sono rimaste le stesse - Rajkumar Hirani non ha apportato alcuna modifica, di nascosto, nell'intervallo fra le due visioni -, allora perché il mio giudizio si è ammorbidito?
Per le aspettative? Dopo un'assenza che durava dal 2018, Dunki è il nuovo lavoro di Hirani, interpretato da Shah Rukh Khan, distribuito in un anno in cui i due precedenti titoli del Re hanno incendiato il botteghino. A Hirani va riconosciuto un merito indiscutibile: con la saga di Munna Bhai ha innalzato la qualità della commedia hindi a livelli talmente vertiginosi che li scorgono anche dal futuro. 3 Idiots, e PK - che pure mi aveva causato qualche incertezza -, sono buoni prodotti. Malgrado i commenti in rete riguardanti Dunki non proprio entusiastici, pregustavo comunque una pellicola di fattura accettabile. Invece, alla prima visione, sono rimasta delusa; ho affrontato la seconda visione con zero aspettative, e mi sono divertita. 

In Dunki Hirani non è al top della forma. Non avendo visto Sanju (2018), non posso affermare che il declino, in termini di ispirazione, - sempre che di declino si tratti -, inizi con questa pellicola. In Dunki non tutto funziona, e ciò che funziona scivola via senza lasciare traccia. Spesso difetta di spontaneità. Sulla definizione dei personaggi si doveva lavorare meglio. Lo spunto è molto interessante, ma la storia che ne è scaturita e la sceneggiatura non sono all'altezza, non avendone esplorato in pieno le potenzialità. 
[Spoiler] Alcuni grossolani errori nella trama andavano evitati: l'episodio del suicidio di Sukhi è imbarazzante, inspiegabile il crudele assassinio dei tre fuggiaschi, l'incontro fortuito e immediato con Balli in una metropoli come Londra è una coincidenza a cui non crede nessuno. Il trattamento della malattia di Manu è di una leggerezza - in senso negativo - sconfortante, ma ho apprezzato il fatto che la sceneggiatura non abbia premuto il pedale sui piagnistei e che anzi il film si concluda con una nota lieta. Però la manfrina alla Veer-Zaara dei due protagonisti che si aspettano per un quarto di secolo potevano risparmiarcela.
Nel complesso la pellicola è rispettabile. Ognuno ha svolto abbastanza diligentemente il compito assegnato, senza impegnarsi troppo, con un occhio all'orologio in attesa del suono della campanella. Hirani ha deciso di accontentarsi, di non puntare in alto. Gli eventi personali degli ultimi anni - nel 2019 era stato accusato di molestie - devono aver giocato un ruolo determinante nel suo processo creativo, che appare come impallidito. Dunki è anche il primo lavoro di Hirani non prodotto da Vidhu Vinod Chopra - forse spiega qualcosa.

TRAMA

Anni novanta. Cinque ragazzi indiani si iscrivono ad un corso di inglese per superare l'esame di lingua e tentare di ottenere un visto per studenti per il Regno Unito. L'avventura è tutta in salita. Le ragioni che li spingono all'impresa sono diverse per ciascuno di loro. E non sempre la via legale è quella percorribile.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La sequenza della reazione di Hardy in chiesa.

RECENSIONI

Mid-Day: ***
'Taapsee Pannu (...) has as much a role to die for. And she’s as good as it gets. SRK 3.0, on his part, cracking it in 2023, is the most competent we’ve seen him on screen, ever - altogether shorn of his usual mannerisms and tics (this grimace, that laughter) we’ve known and many have loved him for decades. It’s almost as if he graduated from another acting school, while on hiatus (for four years) from the big screen. And he looks his best, when his character ages to his actual self, that is, pushing 60. (...) Have to say, this is still better than Sanju. (...) In the sense of its scope and scale, to begin with. The film encompasses several lives and ambitions, with scenes after scenes - either taking the story forward, or getting deeper into characters. All of it in the interest of sunny entertainment, as the family drama breathlessly alternates between romance, song, action, with comedy at the base, also shining a light on NRIs (non-resident Indians), who have been SRK’s own core audience-base for long. There is just so much going on that I felt like viewing Dunki the second time on might help digest this overboiled egg better. But there is also so much that doesn’t land - from jokes to the general jostling - that watching it again, so soon, might be a bit much. Even as you’re better off, either way, wholly suspending disbelief and cynicism, simultaneously. (...) Dunki is therefore a film on immigration at a time in history, when world politics is strongly centred on xenophobia and closing borders. (...) It retains the hallmark of the Hirani-Joshi partnership - their sugarcoating of bitter pills, through characters/performances, situational comedy, and idealism. Lensing the most tragic issues with the bearable lightness of being amusing, all through. (...) You sense Dunki trying too hard to fit into the funky template. What you can’t deny is the originality of its idea, while most blockbusters of 2023, the post-pandemic year that audiences truly re-embraced the theatres, have chiefly been regurgitative action set-pieces. (...) Stepping out of the cinema, I was feeling a tad bit better. That’s enough, frankly'. 
Mayank Shekhar, 22.12.23

Film Companion:
'Watching a Rajkumar Hirani movie in 2023 is like meeting a popular childhood professor. (...) Sometime during this meeting, you realise that it's your memory of him that's entertaining. You're only seeing what you want - and hope - to see. He might be the same, but the world around him has changed. Dunki is that meeting. The issue isn't immediately obvious. Instead, it's steeped in a sort of slow-burning disappointment. (...) At first, the Hirani-isms feel reassuring. (...) The scene-stealing Vicky Kaushal becomes (...) a tragic remainder of life in a playground of movie tropes. It doesn't take long, however, for the lack of depth to emerge. (...) Most of the jokes (...) just don't land. (...) These little vignettes aren't smart enough for Dunki to act meaningful. If anything, they trivialise the drama while trying to diffuse it. A bigger problem with Dunki is that it's also a Shah Rukh Khan film. On paper, he plays the quintessential Hirani hero: An outsider who repairs his new setting as much as the setting repairs him. (...) He is a custom-fitted saviour-charmer-leader-chiller, (...) popular for being popular. (...) There is no before or after to his persona. The intrusive SRK hero usurps the humanitarian Hirani hero. Even though the film has multiple characters, a lot of it seems to be designed around Khan - and how to riff on his image. (...) Hardy also cries a lot - like most Khan protagonists do - to emphasise the alt-masculinity that the actor has come to represent. But today's Khan is not a convincing crier. (...) As a result, almost none of the emotional parts work. (...) The writing isn't great to begin with, but it's hard to look past the superstar trapped in the character. Hirani, as a director, has a track record of camouflaging the pop-cultural face with a satirical facade. But Dunki is probably his weakest film, because there's at once too much of Hirani, and not enough of him'.
Rahul Desai, 21.12.23

Raja Sen:
'Dunki tries too desperately to make viewers cry. A badly plotted mess, with Shah Rukh Khan and Rajkumar Hirani hamming it up. Taapsee Pannu and Anil Grover are good, the writing is not. The film ends with a PowerPoint presentation - but it should have been replaced with one'.
21.12.23

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: il soggetto, Shah Rukh Khan, il cast.
Punto debole: la pellicola manca di personalità, errori vistosi nella trama.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Shah Rukh Khan - Hardy, soldato
* Taapsee Pannu - Manu, sorella di un collega di Hardy
* Vicky Kaushal - Sukhi
* Vikram Kochhar - Buggu
* Anil Grover (fratello di Sunil Grover) - Balli
* Boman Irani - insegnante d'inglese

Regia e montaggio: Rajkumar Hirani
Sceneggiatura: Rajkumar Hirani, Abhijat Joshi, Kanika Dhillon
Colonna sonora: Pritam e Shekhar Ravjiani. Commento musicale Aman Pant. Segnalo il brano Banda (Pritam), interpretato da Diljit Dosanjh.
Fotografia: C.K. Muraleedharan, Manush Nandan, Amit Roy.
Traduzione del titolo: termine punjabi per to hop from place to place. Pare che da questa parola derivi l'espressione donkey flight, un sistema di immigrazione illegale che funziona più o meno come descritto nel film.
Anno: 2023

CURIOSITÀ

* Riferimenti all'Italia: Manu guida una Vespa; una fotografia della torre di Pisa è appesa sulle pareti dell'agenzia truffaldina dei visti e dell'aula di inglese; Hardy nomina la pizza italiana.
* Film che trattano lo stesso tema: Aaja Mexico Challiye (punjabi), Comrade in America (malayalam). Il modesto Chal Mera Putt, commedia punjabi ambientata a Birmingham, racconta i problemi e i disagi affrontati da un gruppo di immigrati clandestini indiani e pachistani, fra lavoro nero, fughe dai controlli della polizia, scarsità di risorse, coabitazioni forzate - la sceneggiatura ha un minimo (giusto un minimo) di senso, ma troppi siparietti comici sono di vecchio stampo e non fanno ridere. Un accenno all'argomento anche in Street Dancer 3D. Heaven on Earth, pellicola canadese diretta da Deepa Mehta, descrive la vita tutt'altro che rosea degli immigrati punjabi (non clandestini) in Canada.

GOSSIP & VELENI

* Il 2023 è stato un anno eccezionale per SRK. Ricapitolando:
- Pathaan (seconda posizione lista incassi 2023 film hindi e film indiani) è il più patinato, il Re è stupendissimo, ma ci vorrebbero qualche aggiustatina alla sceneggiatura e dialoghi più briosi;
- Jawan (prima posizione incassi hindi e indiani) è il più coraggioso (considerando i tempi), con un personaggio (Vikram, quello vero) stratosferico, ma ci vorrebbero qualche aggiustatina alla sceneggiatura e all'interpretazione di SRK nel ruolo di Azad, e qualche deciso colpo d'ascia ai piagnistei;
- Dunki (quinta posizione incassi hindi, ottava posizione incassi indiani) è il più interessante, ma ci vorrebbe qualche aggiustatina alla trama;
E non dimentichiamo Tiger 3 (sesta posizione incassi hindi, nona posizione incassi indiani) che regala un elettrizzante cameo del personaggio di Pathaan. Dopo quest'orgia, ora che son bella viziata, quanto mi tocca aspettare per il prossimo film del Re?

03 gennaio 2023

GOVINDA NAAM MERA


Incrocio non pienamente riuscito fra commedia classica e black comedy. La commedia è a tratti chiassosa; la black comedy rimane impigliata in un nugolo di eventi secondari che, presi singolarmente, avrebbero senso, ma nell'insieme risultano ridondanti. Il finale è mal gestito.
Intendiamoci: Govinda Naam Mera è la scelta giusta per una serata spensierata. È divertente, ricco di colpi di scena, scanzonato. La sceneggiatura è affollata - anche di personaggi - e di sicuro non annoia. La regia tiene il ritmo, la colonna sonora è perfetta per il clima vacanziero, le interpretazioni di Vicky Kaushal e di Bhumi Pednekar sono buffe e azzeccate. Ma c'è un po' troppo di tutto, la narrazione è talvolta maldestra, le coreografie poco originali (i due protagonisti sono ballerini aspiranti coreografi), i personaggi poco interessanti. Suku è la figura delineata peggio, e mortifica la performance di Kiara Advani: solo in brevi sequenze viene concessa all'attrice l'opportunità di dimostrare il proprio valore. 

TRAMA

Govinda è un ballerino aspirante coreografo deluso dal lavoro e schiacciato da una madre tossica, da una moglie prepotente, e da un'amante insoddisfatta. Fra cause legali, scaramucce con la governante, pestaggi (subiti), la marcia trionfale della sua sfiga non conosce battute d'arresto. Ad un certo punto, però, a Govinda proprio girano di brutto, ed ecco che il nostro sfortunato eroe architetta un piano per prendersi una bella rivincita. Quando ci vuole, ci vuole.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La scoppiettante scaramuccia fra Govinda e Manju. Battute mitragliate, movimenti rapidi dei personaggi, sottotitoli a cascata: rimane solo da chiudere gli occhi, tapparsi le orecchie e provare a riprendere fiato.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Agghiacciante (e inutile) la manfrina della paralisi. Sono solidale con l'attrice.

RECENSIONI

Film Companion:
'In spite of an excellent cast and a story that includes everything, (...) Govinda Naam Mera feels boring. (...) Through the over wrought but lazy writing, [Shashank] Khaitan attempts an ode to the madcap comedies of the Nineties, particularly those starring Govinda. Unfortunately, being stupid in an entertaining way requires more skill and smarts than this film possesses. (...) All we get is a messy jumble of half-baked ideas. (...) Silly, escapist fun would have been perfect for a streaming feature (particularly at this time of year), but GNM is too laboured to be entertaining. The script is also riddled with outdated clichés'.
Deepanjana Pal, 16.12.22

Cinema Hindi: *** (sono stata generosa)
Punto di forza: il clima allegro generale, i dialoghi, Bhumi Pednekar.
Punto debole: il personaggio di Asha, sceneggiatura non brutta ma un po' tortuosa, il finale.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Vicky Kaushal - Govinda, ballerino aspirante coreografo
* Kiara Advani - Suku, ballerina aspirante coreografa
* Bhumi Pednekar - Gauri, moglie di Govinda
* Renuka Shahane - Asha, ex-ballerina, madre di Govinda
* Trupti Khamkar - Manju, collaboratrice domestica di Gauri e Govinda
* Amey Wagh - Kaustubh, avvocato di Govinda e Asha
* Ranbir Kapoor (cameo) - se stesso
* Ganesh Acharya (cameo) - se stesso
* Shashank Khaitan (cameo) - Anand, agente immobiliare

Sceneggiatura e regia: Shashank Khaitan
Colonna sonora: Meet Bros, Tanishk Bagchi, B Praak, Sachin-Jigar, Rochak Kohli. Il festoso commento musicale è di John Stewart Eduri. La colonna sonora nel complesso è piacevole. Segnalo il brano Bijli (Sachin-Jigar).
Coreografia: Ganesh Acharya, Tushar Kalia
Fotografia: Vidushi Tiwari
Montaggio: Charu Shree Roy
Traduzione del titolo: Govinda è il mio nome
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Riferimenti al cinema indiano: Ranveer Singh, Hrithik Roshan, Tiger Shroff, Bang Bang!, Kajra Re.

GOSSIP & VELENI

* Perché inizialmente la polizia collabora con il gangster e poi lo arresta? Boh. Perché Gauri stipula un'assicurazione a favore di Govinda? Doppio boh.

28 dicembre 2022

DOCTOR G


Mi chiedo quanti attori al mondo possano vantare un sottogenere cinematografico tutto loro. Nel 2012 in India venne distribuito Vicky Donor. Il protagonista era Ayushmann Khurrana, volto noto della televisione, al suo debutto sul grande schermo. Vicky Donor incontrò il favore del pubblico e della critica, e inaugurò un sottogenere di commedia strettamente legato al nome di Khurrana. Un tipo di commedia che si propone di combattere i pregiudizi, ridefinendo i parametri dei rapporti personali. L'eroe è un uomo comune la cui parabola passa dal pregiudizio alla tolleranza. 

Il sottogenere di recente sembrava aver perso parte del suo smalto, ma Doctor G è un'iniezione ricostituente. Il film è divertente e interessante, retto da dialoghi arguti e da una sceneggiatura originale - non mi riferisco alla trama, quanto al trattamento. Il ritmo è scandito da un commento musicale che accompagna allegramente la visione. Nel secondo tempo si affacciano argomenti più seri, la regia rimane di qualità, però forse avrei preferito un tono leggero sino alla fine. In chiusura la pellicola si sfalda all'improvviso, come se tutto il personale tecnico (sceneggiatori inclusi) avesse mollato il set per andare in pausa pranzo, abbandonando gli sbalorditi attori ad improvvisare eventi e battute.
Doctor G tocca diversi temi in modo intelligente e armonioso, a volte anche solo con un rapido, periferico stralcio di conversazione. Colpisce la natura della relazioni personali. Le figure femminili sono indipendenti, dalla mentalità aperta, in continua fluida evoluzione, sempre un passo avanti rispetto al bistrattato protagonista (e agli altri personaggi maschili), il cui sviluppo è, al contrario, lento e difficoltoso. La sceneggiatura non concede sconti all'eroe, tantomeno premi.

Shefali Shah brilla nel ruolo affidatole, e quando appare sullo schermo cattura senza esitare l'attenzione del pubblico dirottandola violentemente dal protagonista. Puja Sarup travolge con la sua brusca spontaneità: spara battute come fossero proiettili, un vero peccato che non le sia stato concesso uno spazio maggiore. Ayushmann Khurrana è, beh, nel suo sottogenere personale, quindi khurraniano a dovere.

TRAMA

Uday vorrebbe specializzarsi in ortopedia, ma non vi sono posti disponibili nella sua città, quindi decide a malincuore di parcheggiarsi nel dipartimento di ginecologia, e ritentare l'ammissione l'anno successivo. A ginecologia è l'unico studente di sesso maschile. Le compagne di corso e il capo dipartimento gli rendono la vita impossibile. Le pazienti provano imbarazzo durante le visite. Uday stesso prova imbarazzo. Quando affronta da solo il suo primo parte, però, qualcosa scatta dentro di lui. Complice anche il supporto della bella Fatima, Uday si convince che la ginecologia forse non è poi così male.

RECENSIONI

Mid-Day: ***
'This is, at its core, a film about gender/sexual relations, meaning men, and women - between the young and the old; indeed, among the old, and among the young. Once you get that, it becomes simple to navigate this warm space. (...) This picture kinda falls into a confused space a lot of the times - and you may have to patiently engage with the characters, in order to absorb what it is that they're really going through, and how that makes sense for the point the picture is trying to make, eventually. (...) Doctor G is director Anubhuti Kashyap's debut feature. (...) The heartening fact is that she has a voice, by which I mean she actually has something to say - and can execute it entertainingly enough'.
Mayank Shekhar, 15.10.22

Film Companion:
'There's something about Doctor G. The story (...) follows a familiar trajectory. The setting (...) is stagey. At first glance, this is a formulaic social-message entertainer that does the little things well. The supporting cast, for instance, is spotless. (...) Muslim characters are not fetishised but normalised. (...) The film's wokeness, however, remains more playful - it has an eye on the cultural discourse in this country, but doesn't flaunt its themes. Yet, if one digs deeper, Doctor G works for a specific reason. It's a rare Ayushmann Khurrana movie that functions as a critique - and course-correction - of previous Ayushmann Khurrana movies. (...) The first half of Doctor G unfolds like the Khurrana-trope-generator narrative we've come to expect over the years. (...) [In] the Khurrana arc (...) illumination is treated as more of a narrative contest than a social ideology. (...) But the second half of Doctor G deconstructs this age-old template. It begins where most Khurrana films end, suggesting personal evolution is not limited to the design of a 'winning' story. If the first half was the movie we're conditioned to watch, the second reveals the consequences of choosing to change. (...) More than once, we see Shefali Shah's Dr. Nandini Srivastava cut Uday [il protagonista] down to size, even in the moments he thinks he's owned. Her presence reflects the influence of a female film-maker (Anubhuti Kashyap), and becomes a constant reminder that men and movie characters like Uday are celebrated too easily, often for things as simple as doing their job and not being awful people. (...) She is actually a reality check for both Uday and the film's viewers. (...) His bond with Fatima [la protagonista] becomes (...) a fresh subversion of all those glorified Bollywood heroes who interpret a girl's reluctance as a sign of her consent. (...) Most Hindi films take the shortcut of presenting a blatantly-flawed protagonist so that the redemption feels tangible. Perhaps if Uday were introduced as a man who is not so obviously guileless, Doctor G might have been a more rewarding story. But there is a lot to appreciate about the decisions the film takes towards the end; there's never a sense that Uday is a finished product. (...) The film may end, but you suspect that the man is still figuring things out'.
Rahul Desai, 14.10.22

Cinema Hindi: *** 1/2
Punto di forza: dialoghi, sceneggiatura, regia.
Punto debole: la parte finale è troppo semplicistica, quasi dilettantesca. Il parto in corridoio un po' esagerato.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Ayushmann Khurrana - Uday, medico
* Rakul Preet Singh - Fatima, medico
* Shefali Shah - Nandini, medico, capo del dipartimento di ginecologia
* Sheeba Chadha - madre di Uday
* Ayesha Kaduskar - Kavya, studentessa
* Puja Sarup - Sunita, infermiera

Regia: Anubhuti Kashyap
Sceneggiatura: Sumit Saxena, Saurabh Bharat, Vishal Wagh, Anubhuti Kashyap
Dialoghi: Sumit Saxena ****
Colonna sonora: Amit Trivedi, Amjad Nadeem Aamir, Sultan Sulemani. Commento musicale di Ketan Sodha.
Coreografia: Bosco-Caesar, Vijay Ganguly
Fotografia: Eeshit Narain
Montaggio: Prerna Saigal
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Riferimenti al cinema indiano: Rajinikanth, Neeraj Ghaywan.
* Riferimenti all'Italia: pasta.
* Film che trattano lo stesso tema: Khandaani Shafakhana.

GOSSIP & VELENI

* Anubhuti Kashyap è la sorella di Anurag e Abhinav Kashyap.

23 dicembre 2022

THANK GOD


Quando credi di aver già visto il peggio del peggio, ecco un film come Thank God, distribuito col chiaro scopo di smentirti.

TRAMA

Aayan è un agente immobiliare sull'orlo della bancarotta. E poiché (è assodato) alla sfiga non c'è mai fine, a seguito di un incidente d'auto, Aayan viene sottoposto ad un delicatissimo intervento chirurgico. [Spoiler] Mentre il medico si affanna per salvargli la vita, Aayan si ritrova al cospetto del dio CG, e gli tocca superare alcune prove per non morire. 

RECENSIONI

Film Companion:
'Thank God is (...) an unwitting reincarnation of a scrapped aesthetic. (...) Its audacity to be made in 2022 is almost impressive'.
Rahul Desai, 26.10.22

Cinema Hindi: *
Punto di forza: -
Punto debole: non si salva niente. Niente.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Sidharth Malhotra - Aayan, agente immobiliare
* Ajay Devgan - CG (dio Chitragupta)
* Rakul Preet Singh - Ruhi, agente di polizia, moglie di Aayan
* Nora Fatehi (cameo)

Regia: Indra Kumar
Sceneggiatura: adattamento di Aakash Kaushik e Madhur Sharma del film danese Sorte Kugler, di cui Thank God è il remake ufficiale hindi.
Colonna sonora: Tanishk Bagchi, Rochak Kohli, Chamath Sangeeth. 
Fotografia: Aseem Bajaj
Montaggio: Dharmendra Sharma
Anno: 2022

26 novembre 2022

LAAL SINGH CHADDHA


Contro ogni previsione, Laal Singh Chaddha non ha sbancato il botteghino indiano, e il cuore mi si spezza. È un film gentile e generoso. Caldo. Piacevole come una stecca di cioccolato alle nocciole. 
Temevo che il remake ufficiale hindi di Forrest Gump mi avrebbe delusa, invece l'adattamento redatto dal talentuoso attore Atul Kulkarni funziona a dovere, nel senso che gli aspetti che mi convincono meno in LSC sono gli stessi che non mi convincevano nell'originale (vedi i picchi melodrammatici). Quanto ai pregi, LSC vanta una definizione più interessante della figura della protagonista (Rupa) e di un personaggio di supporto (Mohammad, soldato pachistano) - oltre allo spiritosissimo cameo regalato da Shah Rukh Khan. La tragica parabola di Rupa è un nodo alla gola, e Kareena Kapoor rende giustizia alla sua eroina senza strafare. Manav Vij è impressionante, il migliore in campo. Laal non è l'eroe cinematografico che sembra andare per la maggiore di questi tempi in India. Non vuole uccidere nessuno, [spoiler] salva il ferito Mohammad, non soddisfatto ne diventa il migliore amico: davvero ancora mi stupisco che LSC non abbia incendiato le biglietterie?
Confesso che non mi aspettavo grandi cose nemmeno dalla regia, ma la maturazione professionale di Advait Chandan ha contribuito in larga parte alla riuscita del progetto. LSC è diretto con dolcezza e con misura. Il ritmo non incalza la narrazione, piuttosto la snocciola con naturalezza, rispettandone i tempi.

Capitolo a parte per Aamir Khan, che ha anche prodotto LSC. Aamir è musulmano e proviene da una famiglia di registi e produttori. Negli ultimi anni, le sue dichiarazioni e le sue azioni sono state sottoposte a scrutinio costante, e nel 2021 la superstar ha chiuso i profili social personali. A ridosso della distribuzione di LSC, la rete è stata inondata dal solito torrente di richieste di boicottaggio. Aamir si è trovato costretto ad invitare pubblicamente i potenziali spettatori a non disertare la pellicola, e solo grazie alla distribuzione internazionale ha potuto arginare, almeno in parte, le perdite - LSC è, ad oggi, il titolo hindi campione d'incassi del 2022 all'estero. Proprio qualche giorno fa, Aamir ha dichiarato che non reciterà per i prossimi 12-18 mesi, malgrado LSC sia il suo primo lavoro dopo quattro lunghi anni di assenza. 
Premesso tutto ciò, e considerando che adoro Aamir qualsiasi cosa faccia, devo però ammettere che la sua interpretazione in LSC non è fra le migliori della sua prestigiosa carriera, e il cuore mi si spezza. L'ironia è che è sempre stato considerato il Tom Hanks indiano. Aamir ha perso venti chili per il ruolo, il trucco e la post produzione hanno compiuto un lavoro magnifico nel grattar via almeno trent'anni dalla sua età anagrafica. Laal è amabile e disarmante, ma in qualche modo un po' meccanico. Aamir non è solo una superstar, è anche un attore di calibro: da lui pretendo il massimo. 

TRAMA

Durante un viaggio in treno, Laal intrattiene i viaggiatori raccontando la storia della sua vita intrecciata a quella recente del suo Paese. Una storia di amore, amicizia, morte. Laal ha imparato sin da piccolo a non mollare mai. E, in caso di necessità, a correre.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Facile: il cameo del Re.

LA BATTUTA MIGLIORE

* Mohammad: There's God's word and then those who interpret it and fools like us forget God and get swayed (ecco che gli incassi si dimezzano).

RECENSIONI

Mid-Day: ****
'Yes, this is the same story. It is not the same film. The Indian adaptation (by Atul Kulkarni) is totally seeped in desi, earthy imagination. And the original mustn’t matter. For, who’s this film for? The India that must watch its own story, told so softly, entertainingly! And to give Laal Singh Chaddha the love he so sweetly, innocently gives back'.
Mayank Shekhar, 11.08.22

Film Companion:
'Atul Kulkarni's writing - and his sense of translation - manages to suggest that Chaddha's mere presence is political. His guileless reading of religion - rooted in his mother's sugarcoating of communal violence as "malaria" - (...) is political. (...) Even his unwillingness to be political - and his desire to just be - is political. Gump's heroism was an extension of his national identity: Be American and success will find you. But Chaddha's heroism is an indictment of his cultural identity: Be human and history will remember you. (...) Aamir Khan, the producer, deserves credit for recognising Forrest Gump as a film begging to be reformed rather than remade. And for backing Advait Chandan, (...) a director blessed with the narrative manipulation of Rajkumar Hirani and the visual flair of Anurag Basu. (...) But unlike Forrest Gump, which was relentlessly redeemed by Hanks, this film works in spite of - and not because of - Aamir Khan, the actor. (...) His performance is excessive. (...) He reacts better than he acts. (...) Kareena Kapoor Khan doesn't overcook the role. She plays Rupa as someone who - in stark contrast to Laal - is so desperate to make history that she gets consumed by it. (...) It's been a while since I've enjoyed a Hindi big-screen experience like Laal Singh Chaddha. A lot of it is down to the film's marriage of mind with heart. The thinking often morphs into a way of feeling. The writing often digs a tunnel through the political to reach the personal - and it's this fable-like dimension that finds new context'.
Rahul Desai, 11.08.22

Cinema Hindi: *** 1/2
Punto di forza: i miei due Khan preferiti nello stesso film, sceneggiatura fedele all'originale ma anche sorprendente, le calde relazioni fra i personaggi, il coraggio di certi dettagli, Manav Vij.
Punto debole: nulla da attribuire direttamente a LSC, in quanto l'eccesso di eventi nella vita di un solo personaggio e il melodramma sono mutuati dalla sceneggiatura di Forrest Gump.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Aamir Khan - Laal
* Kareena Kapoor - Rupa
* Naga Chaitanya (delizioso debutto a Bollywood) - Bala, amico di Laal
* Manav Vij - Mohammad, soldato pachistano amico di Laal
* Shah Rukh Khan (cameo) - se stesso

Regia: Advait Chandan
Sceneggiatura: adattamento di Atul Kulkarni della sceneggiatura originale di Forrest Gump, di cui Laal Singh Chaddha è il remake ufficiale hindi.
Colonna sonora: Pritam
Coreografia: Raju Khan
Fotografia: Satyajit Pande
Montaggio: Hemanti Sarkar
Anno: 2022

RASSEGNA STAMPA

'"The process began 14 years ago. Aamir [Khan] had produced a film called Jaane Tu Ya Jaane Na. After the premiere, we were sitting in his house, talking about the movies we like, and he mentioned Forrest Gump and that we both like it. The next day, I had an outdoor shoot which got cancelled. I had 12-15 days in my hand. The DVD of Forrest Gump was lying so I decide to watch it again. While watching the film, I thought what if this character was Indian, what would happen, and I started taking notes. After an hour and so, I felt that I should attempt writing the script. I started from the first scene onwards. I did not know if I would be able to complete the script, but in, the next few days I completed the script, and in the next 2-3 days I completed the second and third draft." (...) Atul [Kulkarni] shared that he always wanted Aamir to play the protagonist in the Hindi adaptation of Forrest Gump. "It was completely written for him. (...) It was always Aamir whom I thought would play the character".' 


CURIOSITÀ

* LSC è stato girato in più di cento località indiane. Atul Kulkarni ha lavorato per dieci anni alla sceneggiatura.
* La vicenda di Rupa e del suo amante si ispira all'analoga vicenda reale che coinvolse l'attrice Monica Bedi e il gangster Abu Salem. 
* Riferimenti al cinema indiano: Dilwale Dulhania Le Jayenge, Swades, Kal Ho Naa Ho, Don, Om Shanti Om, Kuch Kuch Hota Hai, Main Hoon Na, Sushmita Sen.
* Riferimenti all'Italia: credo di aver intravisto Sonia Gandhi nel filmato di repertorio sulla morte di Indira.
* Film che trattano lo stesso tema: My name is Khan.
* Per molte ragioni (fra cui un numero minore di titoli in due anni causa coronavirus), non è un buon periodo per il regale triumvirato dei Khan. In dettaglio, considerando la classifica delle prime dieci posizioni del botteghino solo indiano dal 2014 ad oggi (ammesso che i dati condivisi da Wikipedia siano attendibili):
- Aamir, il meno prolifico: bene PK (2014, ad oggi settimo) e Dangal (2016, quarto); male Thugs of Hindostan (2018) e LSC (2022) che non entrano nemmeno nelle posizioni dall'undicesima alla cinquantesima;
- Salman, il più prolifico: bene Bajrangi Bhaijaan (2015, ottavo); entrano nelle posizioni dall'undicesima alla cinquantesima Kick (2014), Prem Ratan Dhan Payo (2015), Sultan (2016), Tiger Zinda Hai (2017), Race 3 (2018) e Bharat (2019); male Tubelight (2016), Dabangg 3 (2019) e Radhe (2021);
- Shah Rukh: nessun titolo nelle prime dieci posizioni; entrano nelle posizioni dall'undicesima alla cinquantesima Happy New Year (2014) e Raees (2017); male Dilwale (2015), Fan (2016), Jab Harry Met Sejal (2017) e Zero (2018 - ad oggi il suo ultimo film).
Includendo gli incassi internazionali, rientrano Dilwale e Thugs of Hindostan:
1 Dangal 2016
6 Bajrangi Bhaijaan 2015
7 PK 2014
9 Sultan 2016
14 Tiger Zinda Hai 2017
20 Prem Ratan Dhan Payo 2015
24 Kick 2014
27 Happy New Year 2014
30 Dilwale 2015
37 Thugs of Hindostan 2018
39 Bharat 2019
45 Raees 2017
46 Race 3 2018.
Quindi sono sei anni che nessun film interpretato dai tre Khan entra nelle prime dieci posizioni di entrambe le classifiche. 
Ovviamente la situazione cambia prendendo in esame solo le pellicole hindi (incassi esteri inclusi). Dal 2017 in poi, entrano nelle prime dieci posizioni: 
2017 Tiger Zinda Hai, Raees e Tubelight
2018 Thugs of Hindostan e Race 3
2019 Bharat e Dabangg 3
2021 Radhe.

14 novembre 2022

JUGJUGG JEEYO


Il pregio di questo film è l'aver affrontato temi inconsueti per un prodotto di intrattenimento: adulterio, divorzio in età non più giovane, successo professionale femminile, insicurezza maschile. Il difetto è l'alternanza schizofrenica di momenti azzeccati - in termini di dialoghi e sceneggiatura - e crolli di stile davvero imperdonabili. Jugjugg Jeeyo ha incontrato il favore di pubblico e critica. È una commedia spesso godibile, dal ritmo sostenuto, dalle interpretazioni di buon livello. Anil Kapoor, in particolare, è nel suo elemento, amabilissimo nel dar vita ad un personaggio moralmente discutibile. La sceneggiatura appesantisce la trama con inutili eventi secondari (la cena di anniversario, l'indecisione della futura sposa, l'agghiacciante addio al celibato) invece di concentrarsi con maggiore arguzia su quelli principali ed offrire una maggiore uniformità nella qualità dei dialoghi. Anche la regia risulta indecisa, incapace di occultare o arginare le lacune. I personaggi a cui viene accordata una formazione, in modo non proprio sottile, ne escono comunque sgualciti, aspetto piuttosto realistico, apprezzabile, di sicuro inaspettato considerando il tenore della pellicola.

TRAMA

Kukoo, innamorato della brillante Nainaa sin da bambino, riesce a conquistarla, a sposarla, e a seguirla in Canada, dove Nainaa trova un lavoro prestigioso mentre lui si arrabatta. Il ragazzo è insoddisfatto, si sente insicuro dinanzi ai successi professionali della moglie. Anche Nainaa è amareggiata. I due decidono di partecipare al matrimonio in India della sorella di Kukoo, e di comunicare la loro imminente separazione ai familiari a nozze avvenute. Ma un'altra sgradevole sorpresa attende Kukoo.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Tutta la tiritera imbastita da Gurpreet per - diciamo - intrattenere Bheem. Di pessimo gusto.

RECENSIONI

Mid-Day: *** 1/2
'This film is what you’d call the quintessential ‘family entertainer’. (...) And yet the theme is totally adult. In the sense that it deals with divorce and infidelity, old-age infatuation, and young-love destroyed. The treatment may well be that of a sex comedy. And yet at no point does the picture feel cheap-assed, salacious. (...) Really, what’s there not to love in a film going back to basics, or ‘Bollywood’, as it were. (...) It’s really the interplay between the four lead characters that makes it work. The warm, genteel Neetu Kapoor provides it the dramatic centre. Looking at her ace scenes with long passages, it’s a loss to humanity that we’re seeing her in a film after almost a decade, and that we lost her from the screen at her prime in the early ’80s. The one more obviously overpowering this show, no points for guessing, is Anil Kapoor, 65, indisputably India’s youngest sexagenarian. (...) This is also such a fantastic plot-driven script (Rishhabh Sharrma), that it’s hard to accurately tell the motivations of characters, in terms of why they do, what they do - Anil’s is the hardest to get. Should it have remained a cranked up, sex-com alone, and this dad would make more sense then? Maybe. Does the film seem too verbose at the same time, explaining itself on occasion? Surely. Can you tell the twists beforehand, though? I couldn’t. Does the gag-fest work, pretty much all through then? Hell, yeah'. 
Mayank Shekhar, 25.06.22

Film Companion:
'Jugjugg Jeeyo is a fascinating film. It speaks like a child but thinks like an adult. It's jarringly loud, long, crude and decadent. (...) Almost every scene is a composition of these two disparate tones: high-pitched humour and high-pitched melodrama. Characters are either funny or serious. There is no middle ground. But for once, this dated language doesn't feel random - it becomes a narrative smokescreen to renovate the vintage Bollywood junction of family and romance. The themes are old, but the resolutions are new. (...) The first half is mostly fun and games. (...) The second half features intense confrontations, fewer gags and surprisingly mature writing; gender and generational conflicts come to the fore. The flawed-parent trope is not a familiar one in mainstream Hindi cinema, less so when the tone resists the moral segregation of heroes and villains. Beneath the crass layers of volume, the writing is perceptive. (...) The women in the film refuse to be clever or playful to be accepted as characters, (...) stay comfortable in their own skin, unlike their attention-seeking partners, who are busy deflecting drama with humour so that nobody notices their inadequacies. I think the casting of JJ doubles up as its own screenplay. No antique star has aged as elegantly - and sportingly - as Anil Kapoor. (...) When Kapoor makes us laugh in every other scene, it's a reminder of how movies have culturally conditioned us to mistake male entitlement for charm, aura and levity. (...) Anil Kapoor's inherent charisma turns Bheem into a man who's so difficult to dislike that we feel culpable for liking him. Unlike most movie patriarchs, he doesn't get a full-fledged redemption arc'.
Rahul Desai, 24.06.22

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: i temi trattati - [spoiler] JJ non è una storia d'amore ma di divorzio; è il matrimonio combinato a saltare, e per volontà di Geeta; la vita all'estero per nulla invidiabile; ottimo rapporto suocera/nuora; la mancanza di rispetto nei confronti dell'intelligenza e del successo professionale di Nainaa. Alcuni dialoghi, in particolar modo l'efficace sintesi di Geeta della propria esperienza matrimoniale, o il confronto fra Nainaa e Kukoo. Anil Kapoor è uno spasso.
Punto debole: sceneggiatura di qualità intermittente, a tratti generica, anche volgare. Qualche taglio qua e là avrebbe aiutato. Neetu Singh troppo spenta nella sua interpretazione. Il personaggio di Meera. JJ oscilla curiosamente fra il sembrare un film pazzesco e una cazzata colossale.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Varun Dhawan - Kukoo
* Anil Kapoor - Bheem, padre di Kukoo
* Neetu Singh - Geeta, madre di Kukoo
* Kiara Advani - Nainaa, moglie di Kukoo
* Maniesh Paul - Gurpreet, fratello di Nainaa e migliore amico di Kukoo
* Tisca Chopra (cameo) - Meera, amante di Bheem

Regia: Raj Mehta

Sceneggiatura: Rishhabh Sharrma (anche dialoghi), Anurag Singh (anche soggetto), Sumit Batheja, Neeraj Udhwani. 
Colonna sonora: Tanishk Bagchi, Kanishk Seth, Kavita Seth, Diesby, Pozy, Vishal Shelke. Affascinante il remix Duppata, di Diesby, che ricorda le sonorità della dance francese. Il remix ha reso irriconoscibile il brano originale, Dupatta Tera Satrang Da, successo punjabi degli anni novanta composto da Atul Sharma.      
Fotografia: Jay I. Patel
Montaggio: Manish More
Traduzione del titolo: have a long life (jug sta per yug, che nella tradizione induista significa era cosmica).
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Riferimenti al cinema indiano: Dilip Kumar, Saira Banu, Mr. India, Kalank, Emraan Hashmi, Arjun Kapoor.
* Riferimenti all'Italia: Moscato
* Film che trattano lo stesso tema: Abhimaan, Kabhi Alvida Naa Kehna

08 settembre 2022

DARLINGS


Amo le black comedy (da qui in poi BC). Più sono dissacranti, eversive, anche (e soprattutto) sanguinarie, e più le adoro. Non esiste al mondo argomento tanto inviolabile che una BC fatta come dio comanda, con arguzia e sfrontatezza, non possa oltraggiosamente profanare. 
Malgrado la presentazione mediatica, Darlings è in realtà un film drammatico che vira verso la BC più nelle intenzioni che nel risultato. Ci sono intelligenza e sensibilità, ma manca quell'abbandono spudorato tipico del genere. L'indecisione fra dramma e BC è lampante nel finale: [spoiler] Darlings non si concede alla follia preferendo la didattica - il messaggio è apprezzabile, ma dov'è la BC?
Il primo tempo è ben costruito, frutto di una sceneggiatura ponderata e di una regia a cui non sfugge quasi nulla. La tensione non è mai preponderante, e quando si sprigiona sa come prenderti dritto alla gola. L'eroe negativo è scritto con cura, le battute affidategli sono precise e taglienti, Vijay Varma rigoroso sino a sfiorare la perfezione e si merita un applauso a scena aperta. Shefali Shah è concreta, sempre più determinata, dopo Jalsa, ad accaparrarsi tutte le statuette disponibili destinate alla migliore attrice non protagonista. Alia Bhatt non sfigura nelle scene madri, ma a tratti la sua interpretazione è un po' fanciullesca, non in sintonia con l'esperienza cupa vissuta dal suo personaggio.   

TRAMA

Badru e Hamza sono sposati da tre anni, non felicemente. Il loro amore è messo a durissima prova dalle pesanti patologie di Hamza, uomo violento, sadico, manipolatore. Hamza si pente, promette, non mantiene. Badru perdona, giustifica, sopporta. Entrambi considerano l'alcolismo come la causa del problema, e a nulla valgono le insistenze della madre di Badru affinché la ragazza si separi dal marito. Sino a quando Hamza, da sobrio, picchia Badru una volta di troppo. E se ora iniziasse Badru a torturare il marito? 

RECENSIONI

Mid-Day: *** 1/2
'Instead of relying on crutches of good intentions alone, Darlings pretty much plays out like an altogether funny caper, gripping audiences with enough excitement over what’ll happen next. (...) Shefali Shah - (...) an actor blessed with some of the most expressive eyes, that they deserve separate award nominations of their own! (...) A film simply coming together so well - on paper, therefore in the picture - that it will be considered first-timer Reen’s dream directorial debut of sorts, with actors in top form, dialogues and repartees in place, the story always in motion, each character serving a purpose'. 
Mayank Shekhar, 07.08.22

Film Companion:
'Darlings is the sort of movie that might look a little strange while you're watching it. The premise is serious; the treatment is playful. The demons are real; the slaying is wishful. The method is messy; the madness is cinematic. But the more you think about Darlings, the more sense it makes. (...) Is revenge the only grammar of redemption? The answers are rooted in the genre of storytelling that Darlings chooses. Mainstream Hindi cinema has long played misogyny for either cheap laughs or bleak vigilante thrills. But the female-driven Darlings is a black comedy, a hybrid of the two extreme tones - it plays anti misogyny for both laughs and bleakness at once. (...) The film's challenge - like its protagonist's - is to not succumb to the poisonous tropes it sets out to subvert. (...) Darlings is mostly successful in that sense. (...) I like Darlings for what it aims to achieve. The entertainment is almost incidental to the plot, because it is a reactive piece of film-making. It reacts to the fraught relationship between romance and abuse as well as our perception of art that glorifies this relationship. It also acknowledges that life is far more complicated than the narrative tropes the trivialize it. (...) These clashing dynamics of the mother-daughter duo imply that the makers are aware of the boundary between social media discourse and real-world living. (...) Bhatt does well in a tricky role. (...) In her hands, Badru is more heartbreak than rage. (...) But the scene-stealer of Darlings is, unironically, the man'.
Rahul Desai, 05.08.22

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: il primo tempo (*** 1/2), Vijay Varma, Shefali Shah.
Punto debole: il secondo tempo. Esattamente come Badru e la madre non sanno cosa farne di Hamza, così il film non sa come andare avanti. Ripetizioni, scenette non tutte divertenti. Dov'è l'audacia senza freni di una BC come dio comanda?

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Alia Bhatt - Badru
* Vijay Varma - Hamza, marito di Badru
* Shefali Shah - madre di Badru
* Roshan Mathew - Zulfi
* Rajesh Sharma - macellaio

Regia: Jasmeet K. Reen
Sceneggiatura: Parveez Sheikh, Jasmeet K. Reen
Colonna sonora: Vishal Bhardwaj (ottimo il brano Pleaj!), Mellow D
Fotografia: Anil Mehta
Montaggio: Nitin Baid
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Darlings è prodotto da Alia Bhatt, al suo debutto nel ruolo di produttrice, e da Red Chillies Entertainment. 
* Riferimenti al cinema indiano: Main Agar Kahoon, Badla, Amitabh Bachchan, Zero.

GOSSIP & VELENI

* Alcuni espedienti narrativi mi sono sembrati deboli: [spoiler] il poliziotto che comunica ad Hamza il nome del denunciante, la manfrina della visita del boss di Hamza con bugie annesse, Hamza che ruba il cellulare ad un morto (com'è che nessuno se ne accorge?). Forzata la storia fra Zulfi e la madre di Badru.

16 agosto 2022

JAYESHBHAI JORDAAR


Jayeshbhai Jordaar è un prodotto molto modesto. Nel primo tempo tenta di coinvolgere e divertire lo spettatore, in parte riuscendoci. Ma dall'episodio della taglia sulla protagonista in poi, si sgonfia di botto, diventa ripetitivo - peggio: insulso. Non ho capito lo scopo del soggetto, figuriamoci della trama. La sceneggiatura è generica e si perde per strada. La regia ne segue le orme. Boman Irani nel primo tempo è imperiosamente efficace. Shalini Pandey mantiene una certa stabilità di interpretazione, ed ho apprezzato le sue esilaranti espressioni di puro, sincero sconcerto. Ranveer Singh ha accettato un ruolo insolito con esiti altalenanti. L'antieroe Jayesh non è coraggioso, sa di non esserlo, deve sopportarsi così com'è. Odia le ingiustizie ma non ha il fegato di combatterle, prova con l'astuzia ma è più fortunato che scaltro. 
JJ non ha un'identità precisa. Non è una black comedy, e nemmeno una satira. Il tema del feticidio femminile è trattato in modo grossolano, a tratti disturbante. Il film manca di concentrazione. I personaggi non convincono. Alla fine si prova un senso di insoddisfazione per un film che disattende le sue premesse, ma si prova anche un senso di amarezza, perché JJ, per quanto fiacco, riflette comunque un ambiente malato e una mentalità distorta - anche femminile - purtroppo radicata e tollerata.

TRAMA

Mudra aspetta un bambino. I suoceri desiderano ardentemente un maschio. In caso contrario, ennesimo aborto (imposto) all'orizzonte, che però renderebbe sterile la donna. I suoceri sono pronti a ripudiarla e a sostituirla. La ginecologa rivela al padre Jayesh - l'unico a non curarsi del sesso del feto - che è in arrivo una bimba. Jayesh, innamorato di Mudra, non si perde d'animo e attiva il piano B.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La sequenza del divieto del sapone alle donne. Satira azzeccatissima.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Il monologo strampalato sul bacio, con corredo di donne piangenti. Bah. 

RECENSIONI

Mid-Day: **
'Goes without saying, this is Ranveer [Singh] in an altogether believable, (...) contemporary rural part, that you haven’t seen him perform before. (...) It’s of course essential for an actor to go all over the place with his talent/career. Just that a film going all over the place, alongside, isn’t equally great news. At its core, this is supposed to be a full-on farcical comedy. Only what lies beneath it, i.e. female foeticide, wife beating, etc, make it hard to stick to the intended humour, and the fantasies that follow. The jokes run dry. The road-trip derails. Surely there are gems for moments.  (...) Do these moments add up to a gem of a movie? The attention span simply drops after a point. The picture stretches on'. 
Mayank Shekhar, 14.05.22

Film Companion:
'Jayeshbhai Jordaar is gratingly basic. (...) We've moved on, but the film hasn't. The first act is promising. (...) It's (...) nice that Jayesh is a rare beta male in Hindi cinema. (...) He is not designed as a male saviour. He's (...) struggling to be the man society expects him to be. But it's the simplistic writing that undermines [Ranveer] Singh's performance, turning Jayesh into more of a mousey caricature than a good person. The many monologues, in particular, are terribly corny - composed for effect, not feeling. (...) The chase gets repetitive very fast, and the climactic chaos at a hospital (...) looks like the end of a children's film. (...) Some may call the film's Gandhi-esque stance feel-good and necessary in this age of intolerance, but it comes at the cost of the integrity of the cause. It's a classic sign of films that try too hard to be liked and enjoyed - they're even willing to ridicule themselves to get an extra smile or two'.
Rahul Desai, 13.05.22

Cinema Hindi: ** 1/2
Punto di forza: qualche sequenza indovinata nel primo tempo.
Punto debole: secondo tempo debolissimo, sceneggiatura e regia anemiche.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Ranveer Singh - Jayesh
* Shalini Pandey - Mudra, moglie di Jayesh
* Boman Irani - padre di Jayesh
* Ratna Pathak - madre di Jayesh

Regia: Divyang Thakkar
Sceneggiatura: Divyang Thakkar, Anckur Chaudhry
Colonna sonora: Vishal-Shekhar 
Fotografia: Siddharth Diwan
Montaggio: Namrata Rao
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Riferimenti al cinema indiano: Dharmendra, Hema Malini.

GOSSIP & VELENI

* Mudra è sempre velata sino al mento. Poi il suocero mette una taglia sulla sua testa, ed ecco che lei se ne va in giro tranquilla a volto scoperto. Ma allora!?
* Un villaggio sperduto di soli uomini è il posto più sicuro al mondo per una donna in difficoltà?? 
* [Spoiler] I genitori di Jayesh si redimono di punto in bianco nel finale, così come gli altri bruti maschilisti e violenti. Intervento divino?

30 luglio 2022

HUM DO HAMARE DO


Segata via mezza stella per il maldestro trattamento del tema dell'adozione da parte della sceneggiatura. Il soggetto conteneva un brillante spunto per una commedia - un giovane uomo benestante, orfano da sempre, decide di adottare un padre e una madre -, ma la trama prende purtroppo una piega traditrice vanificandone l'originalità. Segata via un'altra mezza stella per l'insopportabile tiritera del wedding planner, con annesso imbarazzante zoo, e per il cugino rompiscatole.
Peccato perché Hum Do Hamare Do vanta un cast di un certo livello. Rajkummar Rao è l'adorabile attore che tutti amiamo, Paresh Rawal ispiratissimo, Ratna Pathak deliziosa e non mi stanco mai di ammirarla in azione, Kriti Sanon si sforza di offrire qualcosa che vada oltre il suo bell'aspetto e per questo la stimo. La sceneggiatura però è appesantita da un errore grosso come un macigno (le bugie non pagano e non mi fanno ridere) che assorbe una larga parte della storia, sottraendo spazio a tracce narrative più interessanti. Con il risultato di indebolire il rapporto fra i due protagonisti, complice anche una scrittura asfittica del personaggio di Anya, e di non far decollare quello, assai più tenero ed emozionante, fra i due genitori adottati. Sorvoliamo su dettagli abusati quali la figura del migliore amico privo di vita propria, o del promesso sposo che si rivela un perfetto idiota guarda caso al momento giusto. La regia non ha avvistato l'ostacolo contro cui HDHD stava andando a sbattere, o lo ha sottovalutato, e non si è quindi adoperata per aggirarlo.
Dopo una sfilza di thriller, avevo proprio voglia di un prodotto più leggero, ma HDHD è talmente inconsistente da volare via senza lasciare traccia.

TRAMA

Dhruv è un giovane imprenditore di successo. Anya una ragazza solare. Entrambi sono orfani. Anya desidera sposare un uomo la cui famiglia sia disposta ad accoglierla come una figlia. Dhruv si innamora di lei ma non osa confessarle di non avere i genitori. Anya ricambia il sentimento e non vede l'ora di conoscere i futuri suoceri. Dhruv decide allora di adottare per un breve periodo il celibe Premi e la vedova Deepti, due ex fidanzati che non si incontravano da anni. Ben presto il trio ci prende gusto a vivere come una famiglia, e anche Anya, ignara dell'inganno, si affeziona all'anziana coppia.

RECENSIONI

Film Companion:
'A vapid and unoriginal social comedy. Somewhere inside, there's a nice story about the core idea of family - but it's buried too deep to find it. (...) We've reached a stage in Hindi film discourse where if a movie is dated and formulaic, baffled viewers like myself tend to wonder if it's perhaps a deliberate ode to old-school Bollywood pulp. But I've no such conflicts about Hum Do Hamare Do, which is gratingly basic on many levels. (...) Happy song after sad song, the film seems to be going through the motions, more focused on following bullet-point structures than being honest about its themes. The performances barely matter'.
Rahul Desai, 29.10.21

Cinema Hindi: ** 1/2
Punto di forza: Ratna Pathak e Paresh Rawal (****). Le loro interazioni sono incantevoli.
Punto debole: sceneggiatura incauta, frettolosa scrittura dei personaggi, alcuni espedienti narrativi triti o forzati.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Rajkummar Rao - Dhruv
* Kriti Sanon - Anya, fidanzata di Dhruv
* Paresh Rawal - Premi (Purshottam), padre adottato da Dhruv
* Ratna Pathak - Deepti, madre adottata da Dhruv
* Aparshakti Khurana - Shunty, migliore amico di Dhruv

Regia: Abhishek Jain
Sceneggiatura: Prashant Jha
Colonna sonora: Sachin-Jigar
Fotografia: Amalendu Chaudhary
Montaggio: Dev Rao Jadhav
Traduzione del titolo: noi due i nostri due
Anno: 2021

CURIOSITÀ

* Il titolo del film è stato uno slogan della campagna indiana di pianificazione familiare.
* Riferimenti al cinema indiano: Amar Prem, brano Pe Pe Pepein.
* Riferimenti all'Italia: citati i gusti cassata e tutti frutti. Il wedding planner chiede a Dhruv se desidera dei genitori italiani.
* Film che trattano lo stesso tema: 14 Phere.