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05 dicembre 2022

DOBAARAA


Per un cineasta controcorrente come Anurag Kashyap, dev'essere dura, negli ultimi tempi, fare il proprio mestiere in India. Ma il sornione Kashyap non si perde d'animo, e, un po' per galleggiare un po' per divertimento, spiazza il suo pubblico con una scelta davvero singolare: realizzare il remake ufficiale di un film spagnolo in odore di fantascienza (con lo scaltro bonus di un pizzico di thriller).
Non ho visto Durante la tormenta, di Oriol Paulo, però ne ho letto la trama in rete, e pare che l'adattamento indiano si discosti pochissimo dall'originale. Risulta quindi complicato recensire Dobaaraa, dal momento che l'aspetto più convincente della pellicola è la storia - e il modo ingegnoso in cui la sceneggiatura la sviluppa. Quanto al resto, la regia certamente non tradisce le aspettative, anche se manca quel guizzo personale che contraddistingue il cinema di Kashyap. Kashyap si è trincerato in territorio neutrale, e per farsi perdonare ci regala il (forse) primo film hindi - se non addirittura indiano - che tratta in modo specifico l'argomento di universi temporali differenti e paralleli con annesse implicazioni.

Dobaaraa è intrigante, coinvolgente, ma freddino. I protagonisti vivono situazioni straordinarie provando solo un accenno di educata sorpresa, ed elaborando lo straordinario con implausibile rapidità. La loro razionalità rimane intatta, come se le conversazioni con i defunti o gli universi paralleli fossero parte della routine quotidiana. Taapsee Pannu regge bene il ritmo della sua affannata eroina, e se la sua interpretazione può sembrare tiepida, la responsabilità è da imputare alla sceneggiatura che non accorda al personaggio la dovuta riflessività. Il cast è diligente però non brilla, con l'eccezione di Rahul Bhat.
Trattandosi di un lavoro di Kashyap, è lecito chiedere qualcosa di più. Il regista non sembra lo stesso, in congedo temporaneo in un universo parallelo. Attendo fiduciosa il suo ritorno.

TRAMA

Il piccolo Anay sta registrando un messaggio video per il padre, e viene disturbato dal violento litigio nella casa accanto. Anay decide di dare un'occhiata di persona, dimenticando la fotocamera accesa. Venticinque anni dopo, Antara recupera la videocassetta. Fra i due nasce un rapporto decisamente singolare. (L'uso dei verbi al presente può suonare stonato ma ben si addice alla natura del film).

RECENSIONI

Mid-Day: ***
'This is the least likely among what we've come to expect of an 'Anurag Kashyap' film. (...) It's something that at least I'm unaware has ever been attempted in a Hindi film before. (...) How does this (...) land on the lay audience? In a way that it's instantly accessible. (...) Despite the plot (...) Dobaaraa is a pretty straight and simple film, with a trippy background score, and even a proper Hindi soundtrack'.
Mayank Shekhar, 21.08.22

Film Companion:
'Dobaaraa makes a case for mental well-being rather than just physical healing. The occupants of this film seem to be fighting the genre itself in pursuit of a humanity - and a sense of continuity - that's often denied to them by narrative gimmickry. (...) It's a fairly faithful adaptation of Mirage, so a lot of its hidden complexities and surface-level enterprise can be traced back to the DNA of the Spanish film. (...) Despite going through serious upheavals, the character of Antara feels curiously flat. Taapsee Pannu's presence is urgent, but Antara often looks to be reacting to the tricks of the narrative instead of the circumstances of a life. (...) Her quest to be believed (...) feels mechanical. As does her readymade bond with the cop. (...) This isn't exactly a suspenseful movie, which is why the film-making falters while teasing the preconceived notions of the audience. (...) Doobaara engages more than it entertains. (...) Its unwitting depth is the mark of a good genre movie - it becomes what you want it to be'.
Rahul Desai, 19.08.22

Cinema Hindi: *** 1/2. Mezza stella in meno rispetto a Badla (remake ufficiale hindi di un altro film di Oriol Paulo, Contrattempo) perché qui le interpretazioni sono poco carismatiche e perché l'atmosfera di Badla è più fascinosa.
Punto di forza: storia originale, sceneggiatura interessante.
Punto debole: personaggi distanti, scritti con scarsa cura.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Taapsee Pannu - Antara
* Pavail Gulati - Anand, il poliziotto
* Aarrian Sawant - Anay
* Rahul Bhat - Vikas
* Saswata Chatterjee - il vicino
* Sukant Goel - Abhishek

Regia: Anurag Kashyap
Sceneggiatura: adattamento di Nihit Bhave della sceneggiatura di Durante la tormenta (2018, Oriol Paulo) redatta da Oriol Paulo e Lara Sendim. Dobaaraa è il remake ufficiale hindi.
Colonna sonora: Gaurav Chatterji e Shor Police
Fotografia: Sylvester Fonseca
Montaggio: Aarti Bajaj
Traduzione del titolo: gioco di parole fra again (dobaaraa) e 2.12 (do baarah).
Anno: 2022
Award: miglior lungometraggio al River to River Florence Indian Film Festival 2022 (aggiornamento del 12 dicembre 2022).

RASSEGNA STAMPA

Anurag Kashyap, incontro con il regista indiano che ama spaziare fra i generi e il Jeeg Robot di Mainetti, Mauro Donzelli, ComingSoon, 9 dicembre 2022: '“C’è la censura che crea problemi, devi andare avanti facendoti furbo. Per esempio ho girato un remake, Dobaaraa, perché avevo bisogno di fare un film ‘tranquillo’, dopo aver avuto difficoltà con il governo. Abbiamo lavorato sulla sceneggiatura dell’originale quando ancora non era uscito, tanto che alla fine il nostro è un film diverso”.' (Aggiornamento del 9 dicembre 2022).

CURIOSITÀ

* Dobaaraa è prodotto da Ekta Kapoor. Aggiornamento del 12 dicembre 2022: è stato proiettato al River to River Florence Indian Film Festival 2022 alla presenza di Kashyap, e si è aggiudicato il premio per il miglior lungometraggio.
* Taapsee Pannu ha interpretato un altro remake ufficiale hindi di un film di Oriol Paulo: Badla.
* Riferimenti al cinema indiano: Aanewala Pal Jane Wala Hai.
* Riferimenti all'Italia: Vikas si cimenta in cucina col risotto.

GOSSIP & VELENI

* [Spoiler] Se un morto mi parlasse dal televisore, io stramazzerei infartata al suolo. Se mi ritrovassi in un universo parallelo e, come se non bastasse, non avessi più una figlia, la cosa mi scardinerebbe al punto tale che sarei incapace di pensare, di parlare, di agire, ed avrei bisogno di rannicchiarmi in un angolo e disperarmi, e tentare di capire cosa cazzo succede per non impazzire. Antara invece è operativa al minuto due dal suo risveglio. Mai un momento di riflessione su quanto di incommensurabilmente grande ed eccezionale le è capitato. 

25 novembre 2011

THAT GIRL IN YELLOW BOOTS

Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia a settembre del 2010, That Girl in yellow boots, dopo aver partecipato a diverse rassegne, è uscito nelle sale ad un anno dalla prima proiezione, nel settembre del 2011.

TRAMA

Una ragazza inglese, Ruth (Kalki Koechlin), è a Mumbai in cerca del padre, Arjun Patel, che abbandonò la famiglia dopo il suicidio della figlia maggiore.

RECENSIONI

The Times of India ****
Non cercate mai qualcosa di prevedibile nella filmografia di questo originale regista che di rado vi deluderà. Perchè Kashyap tenta davvero di spingere le frontiere del cinema indiano contemporaneo, e crede genuinamente nel produrre pellicole nuove, diverse, consistenti. Ma Anurag ama anche scioccare il suo pubblico. La ricerca del padre scomparso da parte del personaggio interpretato da Kalki Koechlin è una storia triste e donchisciottesca di amore e nostalgia, con un climax che sconcerta. Ed è anche una sordida e tragica storia di incesto e di abusi sessuali, atti intrinseci di una società che ancora non sa come trattare le donne. Ma a colpire è soprattutto l'idioma cinematico di That girl in yellow boots. Il mondo della protagonista è chiuso, soffocante, buio. Kashyap presta la stessa attenzione agli aspetti tecnici e alla sceneggiatura (e allo sviluppo dei personaggi), e ciò rende i suoi film un'esperienza artistica e salutare. Da menzionare l'interpretazione di Kalki: l'attrice scivola letteralmente nel ruolo, ed esprime in modo naturale l'angoscia di un'anima sola e perduta.
Nikhat Kazmi, 01.09.11
La recensione integrale.

Hindustan Times **
Kalki Koechlin è un talento straordinario, l'ovvia musa del regista. Il suo personaggio è intrigante. La scenografia e le location sono ispirate e contemporanee in modo intelligente. La sceneggiatura talvolta si compiace nell'essere terra terra, ed è vivificata dal meraviglioso lavoro operato da Rajiv Ravi, il direttore della fotografia. Purtroppo la storia, debole e rigorosamente breve, non si combina bene. Molte domande rimangono senza risposta. Ma il mistero principale viene risolto, e solo allora si intuisce quanto il film sia migliore rispetto al suo scarno spunto. Peccato. Kashyap ultimamente sembra in gran forma. I suoi lavori come produttore includono Aamir, Shaitan, Udaan. Le sue due precedenti fatiche come regista sono state Dev D e Gulaal. In confronto, That girl in yellow boots è rapido, insoddisfacente, meno ambizioso.
Mayank Shekhar, 02.09.11
La recensione integrale.

Diana ***
E' impressionante la realtà di Mumbai mostrata da Kashyap, il mondo ai margini in cui si muove Ruth. I burocrati a cui la ragazza si rivolge sono sboccati e corrotti, il suo padrone di casa la ricatta, il fidanzato, Prashant, è un tossicodipendente e il gangster a cui Prashant deve del denaro pretende che lei ripaghi il debito.
Se il fondale sconcerta, il focus è sulla protagonista. Ruth, una straordinaria Kalki Koechlin, ha un passato tragico – il suicidio della sorella e l’abbandono del padre – lavora in uno squallidissimo “centro massaggi”, senza un permesso di soggiorno. Eppure la ragazza è forte, sopravvive da combattente in un ambiente ostile e, decisa, cerca le risposte di cui ha bisogno.
Un film molto personale per Kashyap e, forse proprio perché sentito, è il suo lavoro più faticoso.
Anurag sceglie di scioccare piuttosto che di sviscerare il soggetto. La regia è da fuoriclasse, come sempre, ma il film lascia in qualche modo insoddisfatti.  La storia è molto amara, lo squallore mostrato è avvilente e  la brevità della pellicola impedisce una trattazione più esauriente. Quasi un corto, That girl in yellow boots, sembra un'opera minore. Una pagina di diario.

Il bello:
- Il talento dietro la macchina da presa di Anurag Kashyap.
- La bravura di Kalki Koechlin.

Il brutto:
- Il senso dell'intero film è legato molto (troppo) al segreto svelato nel finale.

LA SCHEDA DEL FILM

Cast:
Ruth - Kalki Koechlin
Prashant - Prashant Prakash
Chittiappa - Gulshan Devaiya
Divakar  - Naseruddin Shah
Lynn - Kumud Mishra 
Divya - Divya Jagdale
Cameo di Makrand Deshpande e di Rajat Kapoor

Scritto da Anurag Kashyap e Kalki Koechlin

Diretto da Anurag Kashyap

Prodotto da Anurag Kashyap

Musiche di Naren Chandavarkar

Distribuito da IndiePix Films

Anno 2011

CURIOSITA'

- Durante la promozione del film Kalki girava spesso con indosso gli anfibi gialli di Ruth.
Ecco alcune immagini qui, qui e qui.

- That girl in yellow boots è stato realizzato in 13 giorni.

- Kalki Koechlin ha dichiarato di essersi  immedesimata nel personaggio: "sono cresciuta come donna dalla pelle chiara in India, ero sempre quella strana. C'era una sensazione di emarginazione che ne conseguiva; finivo per estraniarmi perchè ognuno mi trattava come una ragazza bianca e quindi considerata facile"
L'articolo integrale.

- That girl in yellow boots nel 2010 ha partecipato alla Mostra del Cinema di Venezia, al Toronto International Film Festival, e al South Asian International Film Festival a New York.
Nel 2011 è stato proiettato al London Indian Film Festival.

- Un assaggio della bella colonna sonora di That girl in yellow boots.

- All'undicesimo minuto circa, una ragazza canticchia San Sanana dal film Asoka. Un video che vale sempre la pena di riguardare.

Il sito ufficiale del film.

12 luglio 2010

G U L A A L


Malgrado il soggetto possa sembrare poco attraente - la politicizzazione delle università - Gulaal ammalia con la sua originalità, con una fotografia calda e sensuale, con una scenografia che intrappola e cattura. La pellicola stordisce grazie al richiamo profondo che nasconde, strega lo spettatore e lo costringe ad ammirare affascinato le sinuosità della vita, gli scoppi della passione, la brutalità della violenza, l'indolenza morale dinanzi all'ipocrisia. Gulaal è una sorta di fiaba macabra nella quale il rosso del sangue incanta.

Ma verso la metà del secondo tempo il film inaspettatamente cambia. L'incantesimo si scioglie, perdendo fascino, respiro, passione, ritmo. La sceneggiatura si sgonfia, il protagonista si affloscia, e l'angelo sterminatore del climax non convince. Restano l'inusualità del soggetto, la regia sempre sapientemente in bilico fra azione ed emozione, i dialoghi stupefacenti, l'efficace caratterizzazione dei personaggi (anche di quelli minori), le interpretazioni impeccabili.

In Gulaal Kashyap mostra una volta di più la sua ossessione per gli ambienti chiusi, notturni, illuminati da neon, curati negli arredi e nei dettagli. L'alloggio dei due studenti è un ipnotico mix di design americano e di atmosfere da Mitteleuropa. Anche la filmografia del regista sembra seguire la stessa sorte, oscillando fra il realismo americano di Black friday e le visioni allegoriche europee di No smoking, passando per la fusione di Dev D e di Gulaal. Il tutto insaporito da una (contenuta) esuberanza indiana. Gulaal pare, sino ad oggi, l'esperimento di commistione meglio riuscito, più di Dev D, la cui freddezza emotiva costituisce un handicap.

La denuncia del separatismo terrorista non è il solo tema del film. Il messaggio di Gulaal, personificato da Prithvi Bana, è contro ogni tipo di arroganza: quella fisica ma anche quella più subdola, l'arroganza intellettuale. Scritto in un periodo non facile della vita personale di Kashyap, Gulaal è il risultato di un lungo travaglio interiore e professionale. Questo probabilmente spiega il singolare fascino della pellicola: l'intenzione realista contaminata dall'introspezione psicologica è rappresentata sullo schermo da crude azioni che si trasfigurano in ammalianti visioni. E i personaggi, che si muovono fra apatia e vitalità con innocenza e crudeltà infantili, conquistano. Conquistano le vittime, con la loro nostalgica umanità. Conquistano gli aguzzini, con la loro seducente brutalità.

TRAMA

Siamo in Rajasthan. Dilip (Raj Singh Chaudhary), timido studente di giurisprudenza, incontra in uno psichedelico alloggio Ransa (Abhimanyu Singh), esuberante figlio di un aristocratico di alto lignaggio. I due stringono un'insolita amicizia, suggellata dal desiderio di vendicarsi di un oltraggio subito dagli studenti più anziani. Chiedendo imprudentemente l'aiuto di Dukey Bana (Kay Kay Menon), il sovversivo signorotto locale, Ransa si trova coinvolto in una ragnatela di politica e di violenza, finendone tragicamente vittima. Al suo amico Dilip la sorte non riserverà migliori fortune.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Kay Kay Menon che, con baffo da sparviero e sguardo acuminato, arringa la folla. Da rapire e sigillarsi con lui in un baule per ore (non telefonate, grazie).

RECENSIONI

The Times of India: ***
Anurag Kashyap si lascia alle spalle l'emozionale Dev D per un mondo altrettanto violento e caotico: quello della politica studentesca. In realtà Gulaal è stato realizzato molto prima della versione postmoderna di Devdas. Da qui la relativa irregolarità della sceneggiatura e della caratterizzazione dei personaggi, e risulta impegnativo per lo spettatore tenere il passo con la degenerazione dei sentimenti e della politica rappresentata sullo schermo. Tuttavia l'effetto risulta largamente ipnotico, poichè Kashyap una volta di più usa il cinema come un potente strumento di critica sociale. Con le ambizioni da incubo del suo protagonista (Kay Kay Menon) di cambiare la democrazia indiana in una monarchia esclusiva di una singola comunità, Gulaal diventa una critica esemplare ad ogni movimento politico contemporaneo che sostenga la supremazia di un gruppo o di una regione. Il regista crea un coinvolgente primo tempo, ma fallisce nel mantenere lo slancio nel secondo. E' la mescolanza fra macro politica e politica studentesca a costituire il nocciolo del dramma: Dilip Singh (Raj Singh Chaudhary), studente apolitico, viene involontariamente risucchiato nel vortice di sangue, odio e violenza. La ribellione dell'uomo semplice, Dilip, è l'anello più debole di una pellicola nella quale tutto corre confusamente verso un climax mal costruito. Peggio: molti personaggi sono appena abbozzati, specialmente quello interpretato da Jesse Randhawa che sembra galleggiare attraverso il film dopo una drammatica introduzione. Quanto alle performance, sono Kay Kay Menon, Piyush Mishra e Deepak Dobriyal a creare alcuni avvincenti momenti, mentre Mahie Gill affascina una volta di più col suo breve ma significativo cameo. Piyush Mishra merita una menzione speciale per i suoi potenti testi e per la musica.
Nikhat Kazmi, 12.03.09

Hindustan Times: ****
Anurag Kashyap crea uno spazio minaccioso e brutale che come un vulcano sputa fuori veleno fuso. Può essere un'esperienza opprimente, ma anche immensamente eccitante. Gulaal vi cattura già dalla prima drammatica sequenza, e cresce di potenza in un modo che può soffocare con il suo sovraccarico sensoriale, ma che mantiene le sue promesse nel climax. Ciò che rende Gulaal così avvincente è l'esaltante confluenza dei molti aspetti che compongono il film. Il drammatico montaggio di Aarti Bajaj rende taglienti le incredibili inquadrature di Rajeev Ravi. I costumi si innestano perfettamente nella scenografia. I dialoghi di Kashyap sono acuti tanto quanto la sceneggiatura. E quando la recitazione non è buona, è eccezionale. Kay Kay Menon e Aditya Shrivastava colpiscono per l'interpretazione superbamente controllata. Abhimanyu Singh dà vita al ribelle Ransa con un'arroganza pericolosamente allettante. E l'irresistibile Deepak Dobriyal costruisce un trionfo pur con un ruolo relativamente di basso profilo. Ma è Piyush Mishra - attore, musicista e compositore di testi - che lascia senza fiato con la sua ispirata follia. Sembra quasi indecente parlare di difetti per questa pellicola, ma non possiamo sfuggirli: Jesse Randhawa è dignitosa ma inadatta al ruolo; il simbolismo e le allusioni allegoriche possono essere potenti ma anche incomprensibili. Però si è pronti a perdonare tutto di fronte alla brillantezza di gran parte del film. Gulaal ha avuto una genesi lunga - sette travagliati anni - ma il ritardo se non altro ha aggiunto profondità alla storia, narrata da Kashyap con grande passione, mestiere e audacia.
Shashi Baliga, 13.03.09

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: l'incantesimo che stordisce, la regia, la fotografia, Kay Kay Menon.
Punto debole: la perdita di ritmo narrativo nel secondo tempo; il personaggio di Dilip non sempre a fuoco; Ayesha Mohan poco adatta ad interpretare il ruolo intriso di erotismo e di calcolato candore della maliarda.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Kay Kay Menon - Dukey Bana
* Raj Singh Chaudhary (Black Friday) - Dilip
* Abhimanyu Singh (It's breaking news) - Ransa
* Deepak Dobriyal (Delhi-6) - Bhati, il braccio destro di Dukey Bana
* Ayesha Mohan - Kiran, sorella di Karan e sorellastra di Ransa
* Jesse Randhawa (No smoking) - Anuja
* Piyush Mishra (Maqbool) - Prithvi Bana, fratello di Dukey Bana
* Aditya Shrivastava (Satya, Black friday) - Karan, fratello di Kiran e fratellastro di Ransa
* Mahie Gill (Dev D) - Madhuri, l'amante di Dukey Bana
* Mukesh Bhatt (Guru) - Bhanwar, il servitore di Dilip
* Pankaj Jha (Teen Patti) - Jadwal
* Anurag Kashyap (cameo)

Regia e sceneggiatura: Anurag Kashyap
Soggetto e co-sceneggiatura: Raj Singh Chaudhary
Colonna sonora: Piyush Mishra ha composto la musica, redatto i testi e interpretato alcune canzoni. La colonna sonora di Gulaal mescola in modo singolare tradizione, atmosfere folk e attualità, ironia, serietà e poesia. Alcuni brani sembrano ispirarsi alle figure popolari dei cantastorie. Vi segnaliamo i festosi Chak Mak e Rana Ji, la marcia Arambh Hai, la funebre filastrocca Ek Bakhat (titolo alternativo: Sheher), e la struggente O Ri Duniya, ispirata alla colonna sonora di Pyaasa.
Coreografia: Mansi Agarwal (Dev D)
Fotografia: Rajeev Ravi (No smoking, Dev D)
Montaggio: Aarti Bajaj (No smoking, Dev D)
Traduzione del titolo: il gulaal è la polvere colorata che, nel corso delle celebrazioni della festività della Holi, gli hindu si lanciano addosso.
Anno: distribuito nel 2009, il film ha subito una lunghissima gestazione e continui rinvii.

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* 18.03.09, The Times of India: intervista ad Anurag Kashyap
* 27.03.09, The Times of India: intervista a Raj Singh Chaudhary
* 29.03.09, The Times of India: intervista a Jesse Randhawa
* 03.04.09, Hindustan Times: dichiarazioni di Abhimanyu Singh
* Bollywood Hungama: intervista-video a Raj Singh Chaudhary
* maggio 2022, Senses of Cinema: An ominous shade of crimson: Anurag Kashyap's Gulaal, Karthick Ram Manoharan


CURIOSITA'

* Gulaal si apre con una dedica: 'Dedicato ai poeti indiani del periodo pre-indipendenza, poeti che cantarono la libertà ed ebbero la visione di un'India libera: un'India che non siamo riusciti a costruire'. Nel fotogramma successivo si legge: 'Ispirato dal brano Yeh Mahlon, Yeh Takhton, Ye Tajon Ki Duniya di Sahir Ludhianvi da Pyaasa'. La canzone citata è intitolata Yeh Duniya Agar Mil Bhi Jaaye, tratta dalla colonna sonora di Pyaasa, musica di S.D. Burman, testo di Sahir Ludhianvi (ringraziamo Pushker).
* Gulaal è stato ultimato prima di Dev D, ma la realizzazione e la distribuzione del film hanno subito rallentamenti e rinvii continui. A causa della difficoltà nel reperire i finanziamenti, gli attori e i membri della troupe hanno accettato di ricevere il compenso per le loro prestazioni solo a distribuzione avvenuta.
* Anurag Kashyap ci ha parlato di Gulaal nell'intervista esclusiva rilasciata al nostro blog: 'Ho scritto Gulaal nel 2001, nel mio periodo più arrabbiato, quando tutti i miei film venivano rifiutati e Water fu accantonato. Ebbi una grossa questione per ciò che concerneva la gestione da parte del nostro governo della libertà di espressione e per la situazione politica del Paese. Lasciai Bombay e mi recai nel Rajasthan. Nel lettore portatile avevo un solo cd, Pyaasa, e continuavo ad ascoltarlo. Da tutto ciò emerse Gulaal: una visione di come l'India fu immaginata dai poeti nel periodo prima dell'indipendenza.
* Gulaal è stato presentato fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2009 (insieme a Dev D). Kashyap è stato membro della giuria in quell'edizione del festival. Vedi: Anurag Kashyap sul red carpet alla Mostra del Cinema di Venezia 2009.
* Rajputana era il nome che sino al 1949 indicava all'incirca l'attuale Stato del Rajasthan, il più esteso dell'Unione indiana. Rajputana significa 'terra dei Rajput'. I Rajput costituiscono uno dei più importanti gruppi della casta dei re e dei guerrieri hindu o kshatriya, ma numerosi Rajput sono di religione musulmana o sikh. I sostenitori del movimento di liberazione del Rajputana chiedono l'indipendenza dall'Unione e la fine della supremazia della casta braminica (secondo la cultura hindu, la prima e la più rilevante delle quattro caste in cui è tradizionalmente suddivisa la società indiana, ossia quella dei sacerdoti; seguono le caste kshatriya, vaishya - commercianti, artigiani, agricoltori - e shudra - i servitori), con conseguente de-sanscritizzazione della cultura locale.
* Raj Singh Chaudhary è laureato in informatica. Dopo la laurea, ha aperto un'impresa a Bangalore, ma, imbrogliato dai soci, lascia l'attività e si trasferisce a Mumbai per tentare una nuova carriera. Satya di Ram Gopal Varma - alla cui sceneggiatura ha collaborato Anurag Kashyap - spinge Raj a cimentarsi nella scrittura. Redige una bozza di Gulaal e la presenta a Kashyap, il quale stende una sceneggiatura basandosi sul soggetto ideato da Raj. Chaudhary ha anche scritto la bozza dalla quale Kashyap ha tratto la sceneggiatura di No smoking.
* Piyush Mishra è attore, compositore, cantante, scrittore e regista di teatro. Ha recitato nell'adattamento di Morte accidentale di un anarchico di Dario Fo. Ha redatto i dialoghi di The legend of Bhagat Singh, il premiato film di Rajkumar Santoshi ispirato in parte ad una pièce teatrale scritta dallo stesso Mishra. Ha interpretato pellicole quali Dil Se, Maqbool e Lahore. Ha firmato i testi dei brani delle colonne sonore di Black friday, Aaja Nachle, Tashan. Ha scritto i dialoghi di Ghajini e la sceneggiatura di Lahore. In Gulaal, oltre a recitare e a comporre la colonna sonora e i testi, ha interpretato anche alcuni brani, quali Arambh Hai e O Ri Duniya.
* Ayesha Mohan, assistente alla regia di Kashyap, pare sia stata scritturata per il ruolo di Kiran dopo il rifiuto di Antara Mali (Naach) e di Konkona Sen Sharma. Articolo originale di Hindustan Times con dichiarazioni di Ayesha.
* Aarti Bajaj è stata sposata con Anurag Kashyap. Ha curato il montaggio di Black friday, Jab We Met, No smoking, Aamir e Dev D.
* Riferimenti a Bollywood: Tabu (di cui Kashyap è un grande fan), Dilip Kumar.
* Film che trattano il tema della politica nelle università: Yuva, Haasil, Kaalbela (in lingua bengali).

08 settembre 2009

NO SMOKING


To do is to be
Plato

To be is to do
Socrates

Do Be Do Be Do
Sinatra

Così inizia No Smoking di Anurag Kashyap, regista, classe 1972, che si era già fatto notare nel 2004 con Black Friday.
Kashyap torna con una pellicola inaspettata, spiazzando i critici e i suoi fan grazie ad una storia inconsueta, tratta da un racconto di Sthefen King, Quitters Inc., pubblicato in Italia nell'antologia di racconti A volte ritornano del 1978. No Smoking è un film sorprendente, pensato e diretto con grande ironia e decisamente nuovo, sia nei contenuti che nella realizzazione, nel panorama del cinema indiano.

TRAMA

K è un uomo attraente, ricco ed egocentrico con il vizio del fumo. Senza una reale intenzione di abbandonare la sua dipendenza K, per accontentare la giovane moglie e su consiglio di un vecchio amico, accetta un incontro a Prayogshaala, un centro di riabilitazione dove vengono curate le cattive abitudini. Presto i metodi violenti e coercitivi utilizzati al Prayogshaala si riveleranno molto più pericolosi e nocivi delle sigarette stesse.

RECENSIONI

The Times of India: * 1/2
K potrebbe essere Kafka. Ma K potrebbe stare anche per "confusione". Non è facile tradurre la Metamorfosi di Kafka sul grande schermo. In più non tutti possono essere Lars von Trier e usare i film come metafora, senza perdere di significato e di comprensibilità. Vi ricordate Dogville?... ma mentre il romanzo di Kafka è un'accusa all'autoritarismo ed al conformismo, No Smoking lascia sconcertati e disperatamente alla ricerca di una logica...
Nikhat Kazmi, 27 ottobre 2007
La recensione integrale

Hindustan Times: *
...Aaah l'adorabile, bravissimo, Kashyap ha adesso scritto e diretto No Smoking. In cui John Abraham con una barba alla Gulzar, fuma sigarette, nuota in una vasca, visita uno stravagante gruppo per curarsi (dal fumo non dai bagni)... Signori, il film è così inusuale, non convenzionale, audace. E' originale, originale ragazzi. Portatemi un doppio whisky per favore. Devo celebrare. Assomiglia, però, così tanto a Quitters Inc. di Stephen King portato sullo schermo nell'horror Cat’s Eye nel 1985. Cosa fare Mr Genio? Noi poveri idioti critici, STUPIDI, feccia della terra, guardiamo anche i dvd. E sì, in realtà Abraham deve ancora imparare il Ka Kha Ga (l'A B C) della recitazione...Signor Kashyap, il suo genio è accecante. Grazie per un Quitters Inc., ambientato a Mumbai e in Siberia. E se me lo chiedete, a questo punto, io non voglio smettere di fumare ma voglio smetterla con Kashyap...
Khalid Mohamed, 26 ottobre 2007
La recensione integrale

Diana ***** 5/5
Come in un lavoro di David Lynch sogno e realtà si fondono e come in una pièce di Ionesco la messa in scena dell'assurdo diventa rappresentazione dell'esistenza: tanto più la situazione è surreale quanto più il concetto espresso è rafforzato. Il primo tempo di No Smoking è uno spasso, il secondo è più cupo e lugubre ma efficace.
No Smoking è un film sulla libertà di scelta: intelligente, divertente, impeccabile.

Il bello:
- John Abraham è perfetto nella parte di K, ha la faccia giusta, il fisico giusto e l'atteggiamento giusto: le scene in cui si aggira tra la camera e il bagno, con un asciugamano intorno ai fianchi e la sigaretta in bocca, guardandosi allo specchio, sono tra le riprese più divertenti che mi sia mai capitato di vedere.
- Sempre John Abraham/K: arrogante, incurante, egocentrico. Una mattina, chiede alla moglie che cosa desidera come regalo per il loro anniversario di matrimonio, quando lei risponde: il divorzio, lui, senza scomporsi, ribatte: avevo pensato a qualcosa di meno costoso.
- Le sequenze oniriche.
- L'irrinunciabile desiderio di K di fumare: non importa quanto una cosa possa essere sbagliata, molesta o malsana, ogni essere umano ha una naturale, solenne, intoccabile inclinazione a decide per se stesso.

Il brutto: niente.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

John Abraham - K
Ayesha Takia - Anjali / Annie
Paresh Rawal - Shri Shri Prakash Guru Ghantal Baba Bengali Sealdahwale
Ranvir Shorey - Abbas Tyerwalla
Joy Fernandes - Alex

Scritto e diretto da Anurag Kashyap

Musiche: Vishal Bhardwaj (Kaminey)

Anno: 2007

Distribuito da Eros Entertainment

CURIOSITA'

- Anurag Kashyap in questi giorni è al Lido nelle vesti di giurato della 66° Mostra del Cinema di Venezia.

- No Smoking nell'anno della sua uscita nei cinema, 2007, è stato presentato in Italia al Festival del Cinema di Roma.

- John Abraham ha una relazione, vivace ma stabile, con Bipasha Basu (Dhoom 2, Bachna Ae Haseeno), che compare in No Smoking in una special appearance.

- In No Smoking appare Anurag Kashyap per un cameo.

Il sito ufficiale del film
Il sito ufficiale di Anurag Kashyap
Il sito ufficiale di John Abraham

23 marzo 2009

DEV. D


PREMESSA

1 - Anurag Kashyap è il più sperimentale regista Hindi. Si cimenta col grottesco (v. 'No Smoking'). Non dimentica la denuncia e l'attualità (v. 'Black Friday'). Affronta temi classici rivisitandoli alla luce della propria audace immaginazione (v. 'Dev D'). Ma la sua ossessiva ricerca dell'originalità spesso nuoce alla spontaneità. Il risultato è sempre un po' artificioso (con l'eccezione forse di 'Black Friday'), caotico, incompiuto, talvolta incomprensibile. La narrazione procede a singhiozzi, tralascia dettagli importanti, accelera improvvisamente. Spossando lo spettatore. Da un punto di vista tecnico, la preponderante oscurità, le inquadrature azzardate e i virtuosismi, più che affascinare lasciano inappagati. Kashyap non gestisce la sperimentazione con chiarezza di intenti. Non sempre riesce ad essere conclusivo. Difetta in Potere. Quel Potere che Ram Gopal Varma dispiega a piene mani ipnotizzando gli spettatori e inchiodandoli alla poltrona, imponendo loro la propria visione. Si consiglia la filmografia di Anurag Kashyap a tutti coloro che ritengono la Cinematografia Hindi un prodotto di serie B - ne rimarranno sorpresi -, ma sempre, ad ogni suo film, si aspetta la pellicola successiva nella speranza di gridare al capolavoro. Il regista è pieno di idee, è fantasioso. Non può deluderci. Andrà meglio con 'Gulaal'?

2 - Non ho letto il racconto di Sharat Chandra Chatterjee a cui 'Dev D' si ispira, ma ho visto lo splendido 'Devdas' diretto da Sanjay Leela Bhansali, uno dei capolavori della cinematografia Hindi. Inevitabile, quindi, il raffronto continuo fra le due pellicole. E per quanto mi riguarda, è 'Devdas' a vincere la sfida.

DEV D

* Soggetto. L'idea è partorita da Abhay Deol. I due stanno aspettando il fischio d'inizio di una delle partite dell'ultimo Mondiale di calcio, e Abhay ne approfitta per raccontare a Kashyap una storia per un progetto futuro. Anurag se ne innamora all'istante e se ne appropria, scrivendo a quattro mani con Vikram Motwane la sceneggiatura.

* Sceneggiatura. Difficile immaginare una versione contemporanea di 'Devdas' più azzeccata. La rivisitazione in chiave moderna funziona ed è del tutto credibile. Il film è suddiviso in due parti distinte:
a) Primo tempo. I tre protagonisti vengono presentati uno alla volta, e la narrazione, la scenografia e la regia si piegano al punto di vista del personaggio in esame.
- Paro, irruente e dall'aspetto comune. Il ritmo è tumultuoso. L'ambientazione realistica e un po' sciatta.
- Lenny/Chanda, complessa e intrigante. La narrazione si fa più dolente, scava nel passato e racconta con partecipazione emotiva le vicende della diciassettenne Lenny che si trova coinvolta in uno scandalo e che si trasforma nella prostituta Chanda. La parte migliore del primo tempo.
- Dev D, umorale e suicida. Comincia la discesa agli inferi. E comincia la sperimentazione tecnica. L'inferno personale di Dev è ottundente, atemporale, lisergico. La scenografia diventa surrealista.
b) Secondo tempo, il più riuscito. La narrazione alterna caos autodistruttivo a tenerezza emotiva.
Rispetto a 'Devdas' di Bhansali sono molte le novità nella sceneggiatura:
- Paro e Dev rimangono sempre in contatto durante l'esilio londinese di lui, mantenendo vivo il loro rapporto. In 'Devdas' risulta invece implausibile la solidità del legame dopo la lunga separazione. Ma in 'Dev D' l'amore fra i due sembra molto più carnale rispetto a quello che legherà il ragazzo alla prostituta. Dev e Paro galleggiano in una nebbia ormonale permanente che li inebria lasciandoli sempre dolorosamente inappagati. In 'Devdas' i due innamorati sono totalmente immersi l'uno nell'altra, ma in una dimensione da incantesimo che amplifica il mito. Un legame profondo e magico che giustifica la tormentosa rovina di Devdas e l'inevitabile infelicità di Paro.
- Il rapporto fra Dev e Chanda è più caldo e tenero.
- Il finale non devasta come in 'Devdas'. La vicenda personale di Dev alterna alti e bassi, e il film si conclude in una delle fasi alte. Ma il regista non ci rassicura: non sappiamo se Dev - e Chanda - davvero si salveranno.

* Regia. Meno sperimentale rispetto a 'No Smoking', meno realistica rispetto a 'Black Friday'. Alterna sperimentazione e realismo in perfetta sincronia con la sceneggiatura e con i personaggi. Ma manca di compiutezza. Non abbastanza emotiva.
Bhansali con 'Devdas' ci ha regalato uno dei film più sontuosi della storia del cinema: ogni singolo fotogramma è un capolavoro e una gioia per gli occhi. Ogni singola inquadratura incanta. Ogni singolo dettaglio rasenta la perfezione.

* Personaggi. Il lavoro maggiore degli sceneggiatori si concentra sulla riscrittura - o arricchimento - dei personaggi:
- Paro. Donna forte. L'amore che nutre per Dev è importante ma non esclusivo. Si salva dall'ossessione e passa oltre.
Rispetto a 'Devdas', la prima differenza che balza all'occhio è estetica: l'incantevole bellezza di Aishwarya Rai giustifica pienamente la disperazione che suscita in Devdas. Ash regala una Paro un po' immota, vero, ma solo perchè NON E' di questo mondo. Nessuna donna reale potrebbe causare una rovina tanto inesorabile. Mahi, al contrario, ha un aspetto comune (così come gli altri due attori protagonisti), ed è difficile comprendere le ragioni che spingono Dev all'ossessione. La sua Paro è più sana, più viva. Indipendente. Piena di carattere. Pragmatica e costruttiva. Non si lascia spaventare dal suo desiderio per Dev, ma nemmeno da un futuro senza di lui. Contrae un matrimonio felice e sembra dimenticare. Il personaggio è però troppo frenetico. Si fatica a seguire questa Paro che non sta ferma un attimo, perennemente spettinata, con ciocche selvagge che le nascondono il volto. Grida. Litiga. Aggredisce. E la scena della fontana è veramente imbarazzante. Nel secondo tempo i due si incontrano, ma Paro non dimostra grande emozione. Dev tenta un approccio, ma il tutto è frettoloso e arido.
- Lenny/Chanda. Il personaggio più interessante. Ha un passato che giustifica il suo presente. Condivide con Dev infelicità e dipendenze, ma non si lascia spezzare.
Rispetto a Chandramukhi è molto meno fascinosa (Madhuri è INARRIVABILE). Conosciamo la sua storia, ma gli sceneggiatori forse esagerano la dimensione 'nazionale' e mediatica della vicenda del video amatoriale, così come la tragedia che colpisce il padre della ragazza. La vergogna di Lenny per l'uploading e la fuga da casa sarebbero state sufficienti. Comunque Kalki è sorprendente. La sua Lenny è moderna, cosmopolita, istruita. Colpita dalla disperazione di Dev, se ne innamora quasi all'istante, ma risponde punto per punto, sfacciatamente, agli insulti e alle asperità di lui. Sua la battuta migliore del film (quando Dev rompe il bicchiere). Sua l'espressione più dolorosamente vera, quando Dev dichiara il suo amore per Paro. Rispetto a Chandramukhi, Chanda abbandona risolutamente il bordello e sembra vincere la sua partita con Dev.
- Dev. Pessimo studente. Inconsistente. Già durante il lungo soggiorno londinese si avvicina alle dipendenze che poi lo intossicheranno fin quasi a distruggerlo.
Rispetto a Devdas è un personaggio negativo. Non ci si appassiona alle sue vicende. Non ispira simpatia. E' per questo che non emoziona. Devdas è debole, Dev è vuoto. Devdas subisce le angherie di un padre autoritario che minano le sue sicurezze. Dev è un bambino ribelle che esaspera il padre, severo ma non crudele. Il padre non osteggia affatto la sua relazione con Paro, e si dimostra anzi pronto ad accettare la ragazza come nuora. Non è ancora troppo tardi, ma Dev, spinto dall'orgoglio - e non dalla debolezza, come Devdas -, rifiuta. Devdas è caldo e umano. Dev è freddo e disumano. In Devdas l'ossessione è preponderante rispetto alla dipendenza dall'alcool. In Dev le (numerose) dipendenze sembrano invece preponderanti rispetto all'ossessione. Il crollo di Devdas è più plateale: il ragazzo è uno studente brillante, un essere umano positivo, pieno di vita, pronto a spiccare il volo verso un roseo futuro. In Dev, invece, la perdita di Paro sembra solo un pretesto per consentirgli di sprofondare nelle sue già sperimentate dipendenze. Non ha prospettive. Nessun progetto concreto. Non disdegna le attenzioni di un'altra quando il rapporto con Paro è ancora vivo. E' viziato ed egoista. Devdas si abbandona totalmente al suo sentimento. E così diventa mortalmente vulnerabile: perde se stesso la prima notte di nozze di Paro per non ritrovarsi mai più.

* Interpretazioni. Con l'eccezione di Kalki, un po' fredde. L'esordiente - nel Cinema Hindi - Mahi è dignitosa ma non eccezionale. Sembra inadatta al ruolo. Abhay è impeccabile come sempre. Ma è la sorprendente Kalki, qui al suo debutto, a colpire dritto al cuore, con un'interpretazione pulita, dolente, emotiva.
Il trio di attori in 'Devdas' è intoccabile. Ash perfetta per la sua eterea e irraggiungibile Paro. Madhuri dolorosa e viva. Shah Rukh Khan disperato fino a trafiggere.

TRAMA

Dev (Abhay Deol) torna a Chandigarh dopo aver studiato per anni a Londra e riabbraccia Paro (Mahi Gill), la sua fidanzata. Ma in seguito ad un equivoco i due litigano furiosamente, e Paro sposa un altro. Dev per dimenticarla si abbandona all'alcool e alle droghe. E incontra Chanda (Kalki Koechlin), una giovane prostituta che si innamora di lui.

RECENSIONI

The Times of India: *****
Nikhat Kazmi, 05.02.09

Hindustan Times: ***1/2
Shashi Baliga, 06.02.09

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: l'originalità, la sperimentazione, il cast (soprattutto Kalki)
Punto debole: un primo tempo non sempre all'altezza e (scusate) LA MANCANZA DI UN'ILLUMINAZIONE ADEGUATA

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Abhay Deol ('Oye Lucky! Lucky Oye!') - Dev
* Mahi Gill - Paro
* Kalki Koechlin - Lenny/Chanda

Regia e co-sceneggiatura: Anurag Kashyap

Co-sceneggiatura: Vikram Motwane

Fotografia: Rajeev Ravi ('No Smoking')

Montaggio: Aarti Bajaj, moglie di Kashyap ('Black Friday', 'Aamir')

Colonna sonora: bizzarra, originale, a tratti intensa. Composta da Amit Trivedi ('Aamir') per la musica e da Amitabh Bhattacharya per i testi. 'Pardesi' è forse il brano migliore, rappresentato sullo schermo in modo molto intrigante, con un'insolita coreografia. 'Emosonal Attyachar', il brano suonato al matrimonio di Paro, è di un'allegria contagiosa. È un tributo a Meri Jaan AAA, dalla colonna sonora di Om Dar-B-Dar. Le recensioni critiche indiane sono favorevolissime. Anche il pubblico ha apprezzato la varietà e la modernità del sound. E pare che 'Emosonal Attyachar' sia diventato una specie di inno per i giovani indiani

Anno: 2009

Award: National Film Award per la miglior colonna sonora (aggiornamento del 16 settembre 2010)

Sito ufficiale: http://www.devdthefilm.com/, per visionare il trailer e consultare la rassegna stampa

Vedi anche Amit Trivedi: è nata una stella, 19 settembre 2010

CURIOSITA'

* Dev D è stato proiettato all'Indian Film Festival Bollywood & Beyond 2010, al Salone Internazionale del Libro 2010, al Filmfest Munchen 2010, al London Indian Film Festival 2010 e al Minneapolis/St. Paul Asian Film  Festival 2010 (aggiornamento del 24.11.10).
* Nei titoli di testa si ringrazia Danny Boyle, regista di 'Slumdog Millionaire'
* Paro e Lenny si incontrano fuggevolmente solo una volta, sul treno: Paro sta andando dal fotografo, Lenny sta scappando
* Lenny, durante il suo esilio dai nonni, legge 'Il Disprezzo' di Alberto Moravia
* Anurag in un'occasione è stato costretto ad interrompere le riprese in esterni: si era diffusa la voce che Shah Rukh Khan stesse girando un film, e una folla oceanica si era raccolta attorno al set, rifiutandosi decisamente di disperdersi
* Anurag Kashyap ha esordito nel cinema con la sceneggiatura di 'Satya', il capolavoro di Ram Gopal Varma. Ha anche firmato la sceneggiatura di 'Water' di Deepa Mehta. Ha interpretato se stesso in un cameo in 'Luck By Chance'. E ha co-prodotto la pellicola più emozionante del 2008: 'Aamir'. Ha dichiarato che 'Ladri di biciclette' di De Sica è il film che più lo ha influenzato.
* Sharat Chandra Chatterjee ha scritto anche un altro famoso racconto, 'Parineeta', da cui è stata tratta l'omonima pellicola con Saif Ali Khan. Pare che il suo 'Devdas' abbia ispirato ben 9 versioni cinematografiche. 'Dev D' è la decima
* Kalki Koechlin è nata in India da genitori francesi. Parla davvero tamil, inglese e francese. Ma ha dovuto studiare la lingua hindi per interpretare Chanda
* Mahi Gill ha esordito nel cinema Punjabi. Prima di 'Dev D', aveva recitato in 'Gulaal', sempre diretto da Kashyap. Ma 'Gulaal' è stato distribuito un mese dopo rispetto a 'Dev D'
* Lo sceneggiatore Vikram Motwane è stato assistente alla regia in 'Devdas' e in 'Hum Dil De Chuke Sanam', entrambi diretti da Bhansali
* Alla domanda 'E' curioso di vedere com'è questo Devdas?', Shah Rukh Khan risponde: 'Mi piace molto Anurag Kashyap perchè ha gli occhi da folle, e mi piace quello che scrive. Mi aveva proposto di interpretare 'No Smoking'. 'Emosonal Attyachar' suona benissimo. E sono sicuro che Abhay abbia fatto un lavoro molto migliore del mio'. Intervista originale
* Kashyap nel suo blog personale ha scritto diffusamente di 'Dev D'. Di seguito alcuni dei testi dedicati all'argomento:
'Nel mio film Devdas non si compatisce ma scopre se stesso. Scopre che è dissoluto, ipocrita, edonista, autodistruttivo, ma non sa come distruggersi.'
- La genesi di 'Dev D', 20.12.08, dove scrive fra l'altro di Abhay e di Danny Boyle
- La genesi (II), 30.12.08
'Dev D' è una storia di auto-realizzazione, di scoperta di se stessi. E l'autodistruzione è una delle strade per arrivarci, o ne è il risultato.'
- Lo stile di 'Dev D', 02.01.09, nel quale il regista descrive la scelta delle scenografie, dei costumi, delle location
* Aggiornamento del 07.08.09: vedi Anurag Kashyap: intervista esclusiva.
* Aggiornamento del 19.09.09: 'Dev D' è stato proiettato pochi giorni fa fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia (Anurag Kashyap era uno dei membri della giuria)
* Aggiornamento del 01.07.22: A Devdas for every generation, Jaymini Mistry, Senses of Cinema, maggio 2022. 

GOSSIP&VELENI

* Vikram Motwane è uno dei più vecchi amici di Abhay Deol. E' stato lui a presentarlo a Kashyap