Visualizzazione post con etichetta GIUDIZIO * 1/2. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta GIUDIZIO * 1/2. Mostra tutti i post

14 maggio 2024

FIGHTER


Vi anticipo subito che Fighter non regge la seconda visione. Le sequenze aeree sono straordinarie, l'interpretazione di Anil Kapoor è molto credibile, la battaglia personale dell'eroina contro i pregiudizi sessisti è un argomento interessante, e Hrithik Roshan è da rapimento immediato con annessa fuga romantica verso destinazione ignota. Fighter è il lavoro più serio, almeno nelle intenzioni, di Siddharth Anand, regista nato con la commedia, passato poi ai film d'azione - per la cronaca: il suo prodotto migliore rimane la pellicola di debutto, Salaam Namaste. Ma la storia è noiosa, certo l'ambientazione non aiuta; e la pesantissima retorica antipachistana - pesantissima proprio, persino per i tempi che corrono - trasforma il film in un indigeribile pilone di cemento armato conficcato nello stomaco. 
Verrebbe da chiedere al regista cos'abbia contro i pachistani perché Fighter trasuda rancore acido a fiotti. Se non ci si allontana in tempo dallo schermo, si rischia l'accecamento. Ai pachistani, in Fighter, non viene concessa la dignità di essere persone. Non hanno famiglie, non chiacchierano fra loro del più e del meno, non ridono mai (semmai sogghignano in modo sinistro), non cantano, non mangiano, non passeggiano, non cazzeggiano, non dormono, non leggono, non osservano tramonti, non si emozionano - figuriamoci commuoversi. Sono inumani, dallo sguardo perennemente torvo, dagli occhi bistrati, dalla vocalità da basso profondo (tipo brontolio vulcanico); vivono in tane buie e anguste, pensano solo a massacrare gli indiani. L'eroe negativo è ridicolo, con una cornea annegata nel sangue e una psicosi in fase acuta. Compatisco l'attore - cosa non si fa per pagare le rate dell'auto.

TRAMA

Un'organizzazione terroristica vicina ai servizi segreti pachistani progetta un attentato per colpire la base aeronautica indiana a Srinagar. Su suggerimento dei servizi segreti indiani, presso la stessa base viene organizzata una squadra speciale composta da provetti piloti ed elicotteristi. Seguono canti intorno ai falò, innamoramenti e scazzi, missioni, acrobazie, eccetera eccetera.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* [Spoiler] Fra le molte cose, sceglierei l'imbarazzante combattimento finale fra Patty e Azhar, a partire dal blocco del piede a mezz'aria - Azhar educatamente attende che Patty reciti il suo invece di strappargli a morsi un orecchio. Del tutto deliranti, farneticanti le battute enunciate da Patty, e India Occupied Pakistan è il culmine dell'idiozia. A cui aggiungere il volo d'angelo verso l'elicottero. Niente. Non manca niente per lasciarmi allibita.

RECENSIONI

Film Companion:
'The action is good, but not good enough to distract from the film's political demons. (...) The narrative swag is compromised by the film's timing. Its sense of fiction is suspended between the writing of history and the rewriting of it. (...) The warmongering, too, keeps contradicting itself. The film insists that its battle is with nationless terrorists and not with the Pakistani people, but threats that use phrases like "India-occupied Pakistan" prove that the distinction is flimsy at best. (...) It is imperative that he [Azhar, l'eroe negativo] is bad enough for Patty [il protagonista] and his gang to justify their "victory is more important than rules" ways. It is also imperative that Azhar becomes a cultural surrogate for Pakistan-but-not-fully-Pakistan. (...) Siddharth Anand has a knack for composing action that treads the line between pulpy and cool. The pre-interval aerial jousts are nicely choreographed (...) but (...) a lot of the combat descends into chaos by the end. It's almost like the movie is trying to be unclear about the events it chooses to remodel. (...) Patty (...) often ends up trivializing the IAF [Indian Air Force] as well as the concept of patriotism. The screenplay aims to deify him so hard that it presents him as an entitled loose cannon who treats the Srinagar base like his backyard. The second half follows a suspended Patty around like a lovesick puppy, relegating the stand-off between two countries and the consequences of his actions to a footnote. His redemption arc is so crowded - he must win over Rocky [il suo superiore], Minni [la protagonista], India, a captive's wife, the audience, a cat (not really) - that the film simply lets him bulldoze his way back into the fold. (...) Deepika Padukone is fine in the 2.5 moments Minni is afforded - her role is almost invisible for a film that treats the supporting cast as token faces (the woman, the Good Muslim, the best friend, the goofy Sikh man). (...) Fighter doesn't allow humans or machines to shine because India is supposed to be its bombastic superstar. (...) When Patty thrashes up the baddie, his agility is not in focus because his sentences are'.
Rahul Desai, 25.01.24

Cinema Hindi: * ½ 
Punto di forza: la figaggine, quella sì disumana, di Hrithik Roshan. Le sequenze in volo.
Punto debole: i dialoghi e la nauseante retorica antipachistana e nazionalista, talmente nauseante da far impallidire d'invidia qualunque altra pellicola di propaganda.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Hrithik Roshan - Patty (nome di battaglia), pilota aeronautico militare
* Deepika Padukone - Minni (nome di battaglia), elicotterista militare
* Anil Kapoor - Rocky (nome di battaglia), superiore di Patty e Minni
* Rishabh Sawhney - Azhar, capo dei terroristi
* Karan Singh Grover - Taj (nome di battaglia), collega di Patty
* Akshay Oberoi - Bash (nome di battaglia), collega di Patty
* Ashutosh Rana (cameo) - padre di Minni

Regia: Siddharth Anand
Sceneggiatura: Ramon Chibb. Preferisco ignorare i nomi di chi ha scritto i dialoghi. 
Colonna sonora: Vishal-Shekhar. Commento musicale Sanchit/Ankit Balhara. Colonna sonora non brutta ma generica. I video dei brani Bekaar Dil e Ishq Jaisa Kuch sono stati girati in Italia.
Fotografia: Satchith Paulose
Montaggio: Aarif Sheikh. Direi un buon lavoro, considerando le numerose sequenze di combattimento in volo.
Anno: 2024

CURIOSITÀ

* Ad oggi, Fighter è il campione d'incassi hindi del 2024. Nella classifica dei film indiani del 2024, si posiziona al secondo posto. Meno male che siamo solo a maggio. Fonte Wikipedia.
* Ramon Chibb è un ex militare. Oltre a firmare la sceneggiatura di Fighter, è uno degli aiutoregisti, e regala anche un cameo nel ruolo del capo istruttore dell'accademia aeronautica.
* Riferimenti al cinema indiano: Uri: The Surgical Strike, Kareena Kapoor, Saif Ali Khan.
* Riferimenti all'Italia: nell'autunno 2023 la troupe era in Sardegna per girare i video dei brani Bekaar Dil e Ishq Jaisa Kuch. Per la lista delle location, articoli e fotografie, vedi Fighter: le riprese in Italia
* Film che trattano lo stesso tema: Operation Valentine (telugu), Uri: The Surgical Strike (infinitamente migliore), Gunjan Saxena. The Kargil Girl (decisamente migliore), Tejas.

GOSSIP & VELENI

* Ad estirpare ogni mia gioia, sembra sia in progetto un secondo capitolo di Fighter. Son già qui a fissar l'abisso. Mi auguro che il regista s'interroghi seriamente sulle sue scelte di vita.
* [Spoiler]:
- comprendo bene la fascinazione nei confronti di Hrithik, ma che all'inizio rimangano tutti lì imbambolati a fissarlo in adorazione, anche meno. Se in War un episodio simile faceva sorridere, qui fa solo ridere (in senso negativo);
- cioè fate il verso ad una battuta di Uri: The Surgical Strike? Sul serio? Ma ascoltatevi i vostri, di dialoghi, che ce n'era di lavoro da fare;
- la poesia di Patty. Bah. Gravame irrespirabile;
- come si regge esattamente Patty fuori dall'elicottero in volo mentre tutto giulivo sventola la bandiera? 
- la coreografia di Bekaar Dil, sequenza girata in Italia, proprio innestata alla cazzo nella narrazione;
- me li immagino, i dirigenti dei servizi segreti pachistani, balbettare impauriti al cospetto di un terrorista qualunque, come no;
- almeno la trita scenetta del pilota finto russo ce la potevano risparmiare. E invece no, infierire a 360 gradi su noi poveri spettatori. Accerchiati e abbattuti;
- ma quanta chiacchiera fra nemici mentre si pilotano quei bolidi volanti. In guerra come dal parrucchiere.
* Penso all'orrore delle guerre, e a quanto siamo scemi noi esseri umani, ma proprio scemi scemi scemi, talmente scemi che una civiltà aliena ci conquisterebbe in un paio di minuti, e talmente scemi che ce lo meriteremmo.  


19 dicembre 2022

RAM SETU


Parliamo di Akshay Kumar: ama l'Italia, fisicamente invecchia benissimo, come attore con gli anni è diventato più spontaneo ed ha imparato a gestire meglio il suo particolare timbro di voce. Dal 2014, ha interpretato ruoli da protagonista in circa 25 film - ne ho visti i due terzi. Baby (2015) e Jolly LL.B 2 (2017) sono i prodotti migliori. Rustom (2016), Gold (2018), Mission Mangal (2019) e Good Newwz (2019) si guardano con piacere. Nel debole Bachchan Pandey (2022) Akki è a dir poco strepitoso. 
Kumar è considerato il testimonial hindi dell'ideologia dominante, e in effetti non perde occasione per dimostrarlo. Le bollette e le rette scolastiche vanno pagate, e garantire alla famiglia uno stile di vita da vip costa un botto. Akshay è salito sul carro del vincitore per poter continuare a recitare - comprensibile -, e forse anche per rubare la scena al trio regale dei (musulmani) Khan. Però, inaspettatamente, nessuna delle sue pellicole è presente nelle prime quaranta posizioni del botteghino indiano (in 2.0 Akki è l'antagonista, non il protagonista), e anzi, diversi titoli si sono rivelati insuccessi clamorosi. È il caso di Ram Setu, distribuito in occasione del diwali (insieme a Thank God, con Ajay Devgan).

Questa lunga premessa per giustificare la sorpresa del critico di Film Companion (e mia) durante i primi trenta minuti di RS. Kumar è affascinante nel ruolo di uno stropicciato archeologo - udite udite - ateo convinto. Battute speziate, amicizia con - udite udite - simpatici scienziati pachistani e afgani e rispetto per le loro istituzioni governative. Abhishek Sharma sembrava essere tornato il regista del delizioso titolo d'esordio, il dissacrante Tere Bin Laden. Ma, conoscendo Akki, mi aspettavo la fregatura, che puntualmente è arrivata.
Fermo restando il diritto di ogni parte politica e di ogni credo religioso di produrre i propri film, fermo restando anche il diritto di propagandare le proprie idee o fedi, due cose: non è necessario denigrare chi non la pensa come te; il cinema è una forma d'arte, perciò dev'essere ben fatto.
RS poteva limitarsi ad offrire una gradevole storia avventurosa per ragazzi. Pazienza per gli effetti speciali non sempre accurati. Sarebbe risultato più onesto e leggero. Perché gravarlo di conflitti non necessari (ateismo contro religione), peraltro trattati in modo grossolano per non dire infantile. Perché asfissiarci con la manfrina del processo e puntare il dito contro il governo precedente (la vicenda è ambientata nel 2007).
Jacqueline Fernandez si sforza di entrare nel ruolo, ma le acconciature e il trucco sempre perfetti stonano con le situazioni che il suo personaggio affronta. Nushrratt Bharuccha mi convince anche quando, come in RS, le tocca una parte agghiacciante. Satyadev Kancharana è una gradevolissima scoperta. Dove si nascondeva? Almeno RS ha il merito di averlo introdotto ad un pubblico più ampio.

TRAMA

Aryan è un archeologo indiano che collabora al progetto internazionale di restauro delle colossali statue di Buddha del distretto afgano di Bamyan, statue distrutte dai talebani. Al suo rientro a Delhi, viene nominato direttore aggiunto dell'Archaeological Survey of India. Il suo primo incarico è quello di certificare la creazione naturale - e non per opera umana - del Ram Setu, sottile lingua di terra che collega l'India allo Sri Lanka. La certificazione è richiesta dal governo per dare corso al Sethusamudram Shipping Canal Project, che si propone di creare un canale artificiale che consenta il passaggio delle imbarcazioni attraverso il Ram Setu, considerato sacro dai devoti hindu. Per Aryan cominciano i guai.

RECENSIONI

Film Companion:
'For the first 30 minutes of Ram Setu, Akshay Kumar plays a shockingly sensible character. In fact, the film itself looks reasonable. (...) In a saner decade, a character like Aryan [il protagonista] might have been an underdog hero - someone who bravely exposes the fault lines between Indian history and Hindu mythology, between truth and literature. (...) In this post-truth age of Hindi cinema, however, responsibility is a man-made myth that connects art to politics. Today, it's not the nation that needs to be saved; it's the saviour. It's not the world that must transform; it's the movie hero. (...) Fortunately, Ram Setu is too shabby to be problematic. Its craft is worse than its ideology. (...) Of the performances, the crocodile isn't too bad; it moves with rawness and elegance, doing a fine job of pretending to not sense the sneaky humans behind [Rahul al suo meglio, LO AMO]'.
Rahul Desai, 25.10.22

Cinema Hindi: * 1/2
Punto di forza: la parte iniziale, Satyadev Kancharana.
Punto debole: sceneggiatura immatura, il sermone finale di Aryan, retorica, propaganda, eccetera eccetera. 

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Akshay Kumar - Aryan, archeologo
* Jacqueline Fernandez - Sandra, ecologa
* Nushrratt Bharuccha - Gayatri, moglie di Aryan
* Satyadev Kancharana - AP, guida

Regia e sceneggiatura: Abhishek Sharma
Colonna sonora: Ajay-Atul, Vikram Montrose, Ved Sharma, Dr. Zeus.
Coreografia: Ganesh Acharya
Fotografia: Aseem Mishra
Montaggio: Rameshwar S. Bhagat
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Il Sethusamudram Shipping Canal Project è attualmente in stallo. Oltre agli integralisti hindu, anche gli ambientalisti si oppongono al progetto.
* Riferimenti al cinema indiano: Chiranjeevi.

GOSSIP & VELENI

* Sembra incredibile, ma l'ateismo è presente anche in un Paese a così alto tasso di spiritualità come l'India. Nell'ambiente del cinema, Ram Gopal Varma è l'ateo più famoso, l'unico abbastanza coraggioso o incosciente da qualificarsi pubblicamente come tale.

22 agosto 2022

HURDANG


Le recensioni indiane sono tutte negative, e bocciano forma e contenuto. Alcune testate hanno addirittura deciso di non recensire il film. Premesso ciò, Hurdang non è noioso, ed è già qualcosa. La regia è di media qualità (ho visto di peggio, anche di molto peggio), le interpretazioni del cast sono dignitose, il personaggio di Loha è interessante, così come la sottotrama della manipolazione del movimento studentesco da parte della politica.
Il personaggio di Jhulan è insolito: la ragazza è determinata e sa cosa vuole, sia a livello personale che professionale. La scrittura però la tradisce quando la svuota di una chiara presa di posizione. Jhulan appartiene alla fascia di popolazione che avrebbe diritto alle quote riservate nella pubblica amministrazione, in Hurdang poteva incarnare la voce in difesa della discriminazione positiva.

Passiamo alla sceneggiatura. Al netto del trattamento semplicistico dell'argomento delle quote, non è proprio terribile, ma alcuni svarioni si dovevano evitare. Ad esempio: la condotta degli studenti nei confronti degli agenti di polizia (non mi risulta che Hurdang sia una commedia); il cliché del leader studentesco arrogante e violento (Daddu), popolare per ragioni tutte sbagliate; [spoiler] l'assenza di un'indagine investigativa a seguito dei decessi di Ranjan e di Loha.
Il delicatissimo tema della discriminazione positiva nei confronti delle caste svantaggiate (mi scuso per la terminologia generica) è rappresentato in modo grossolano e solo dal punto di vista delle caste alte (che sembrano le uniche vittime). Un personaggio (minore) sostiene le quote ma è sgradevole e scompare in un battito di ciglia. Jhulan è convenientemente silenziata. Daddu, il suo fidanzato (di casta alta), considera ingiusta la politica delle quote, ma non lo tocca la scorrettezza del suo piano (architettato prima che si diffondesse la notizia del progetto governativo di implementare le proposte della Commissione Mandal) di superare l'esame per un impiego pubblico procurandosi in anticipo le domande. Daddu beneficia di un processo di formazione, dal punto di vista dello sceneggiatore, ma rimane il personaggio più fiacco.

TRAMA

Siamo negli anni novanta del secolo scorso. Daddu è il solito cazzone figo e bullo. Si fa manipolare come un pirla dal disonesto Loha. Daddu (di casta alta) vorrebbe un impiego pubblico per poi sposare Jhulan (di casta bassa), ma solo i fessi (come Jhulan) studiano per l'esame. Lui, che invece è un drittone, preferisce aspettare che Loha gli procuri in anticipo le domande - in cambio gli fa da cameriere. Ed ecco che il governo centrale, con la chiara intenzione di sabotare il futuro di Daddu, progetta di aumentare la percentuale di quote riservate alle fasce fragili nella pubblica amministrazione. Come reagirà il nostro (ehm) eroe?

RECENSIONI

The Times of India: * 1/2
'Neither has the backdrop been researched and displayed well, nor has the love story been fleshed out in a way that it churns your insides. Even though the actors have done their bits right, they could only go as far as the written material could take them'. 
Rachana Dubey, 08.04.22

Firstpost: *
'The politics of the film is naturally not nuanced. (...) There is no exploration of the caste-based discrimination and atrocities that lower caste people face in the country. (...) No supporter of Reservation is given even a voice in the film. (...) The one student leader who is pro-Reservation is callous and hot-tempered. (...) In this movie, only upper-caste characters suffer and are traumatized. Their opportunities are taken away. (...) The fact that she [la protagonista] comes from a low-caste family is barely explored in the film. (...) Every twist and turn in the story can be predicted in advance. (...) The characters are not likeable, and therefore, you feel no pity for them when they suffer. (...) It can be forgiven for its sloppy filmmaking, but not for the propaganda it is spewing. Hurdang is not just a bad movie. It is also a dangerous one'. 
Shreemayee Das, 11.04.22

Cinema Hindi: * 1/2
Punto di forza: la narrazione procede con un certo ritmo e non annoia, le interpretazioni sono lodevoli, alcune sequenze sono ben gestite dalla regia.
Punto debole: la superficialità e l'assenza di cognizione di causa, imperdonabili se affronti un argomento tanto spinoso. Il film è comunque ambiguo, vorrebbe (a tratti) rispettare la sensibilità di tutti, ma è solo a corto di argomentazioni valide a sostegno della sua posizione. 

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Sunny Kaushal - Daddu, leader studentesco
* Vijay Varma - Loha, leader studentesco
* Nushrratt Bharuccha - Jhulan, fidanzata di Daddu
* Shubhashish Jha - Ranjan, amico di Daddu   

Sceneggiatura e regia: Nikhil Nagesh Bhat
Colonna sonora: Amaal Mallik, Sachet-Parampara    
Fotografia: Ramanuj Dutta, Archit Patel
Montaggio: Bodhaditya Banerjee
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Film che trattano lo stesso tema: Aarakshan.

GOSSIP & VELENI

* Sunny Kaushal è il fratello di Vicky Kaushal (complimenti alla mamma).
* Mi scuso per la terminologia generica. Hurdang non mi è stato d'aiuto in tal senso. Ho provato a rimediare informandomi meglio, ma più leggevo e più m'impantanavo. Fra caste, sottocaste, fuori casta e acronimi fantasiosi, m'è venuto un cerchio alla testa che non vi dico.  

28 gennaio 2020

PAGALPANTI


Anees Bazmee ha diretto alcune commedie piuttosto divertenti. Sfortunatamente Pagalpanti non è fra queste.

TRAMA

Tre amici. Tre belle ragazze. Una serie di disavventure e un nugolo di criminali. Un tesoro. Imbrogli. (...) ?? (...) LEONI SUL SET. RIPETO: LEONI SUL SET. A TUTTO IL CAST: RIFUGIARSI NELLE AUTO. (...) Poi giuro che non mi ricordo come finisce il film.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* I completini sfoggiati da Anil Kapoor mi hanno fatto palpitare in più di un'occasione.

RECENSIONI

Film Companion:
'It’s 2019, and Bazmee - old-school in the manner of jazzy frame rates, swish pans and songs featuring dancers doing Govinda steps in fluorescent costumes at exotic locations while foreigners gawk at this acidic spectacle - is still trying to replicate his Welcome and Singh Is Kinng days. I’m all for harebrained comedies, but even nonsense needs to have a language. (...) But films like Pagalpanti lack that tone. For starters, it heavily features John Abraham, Kriti Kharbanda and Pulkit Samrat. As a result, the Anil Kapoors and Saurabh Shuklas and Arshad Warsis try doubly hard to salvage the stubborn datedness of the Bazmee universe. (...) Sometimes it’s difficult to tell the difference between the ladies. I guess that’s the point. I never thought I’d be attributing this to the conscious imagination of adult writers, but that’s the world we’re in. In between, there’s a sudden nationalistic surge in dialogue; it’s as if the makers suddenly decide to cash in on John Abraham’s genre because clearly the comedy isn’t working out too well. The closest the film comes to being smart is when the climax features three lions - in England - though I suspect the symbolism is entirely accidental. The big cats look quite confused and cute, as if they were feeling existential like Madagascar’s Alex. (“Is this my purpose in life? To rescue a Bollywood comedy instead of ruling the great wild?”). There’s not much more I can say about Pagalpanti. It exists. I exist. Baby steps. I’m fine. No problem. Thank you'.
Rahul Desai, 22.11.19

Cinema Hindi: * 1/2

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* John Abraham - Raj
* Arshad Warsi - Junky
* Pulkit Samrat - Chandu
* Saurabh Shukla - Raja
* Anil Kapoor - Wi-Fi
* Ileana D'Cruz - Sanjana
* Kriti Kharbanda - Jhanvi
* Urvashi Rautela - Kavya

Regia: Anees Bazmee
Sceneggiatura: Rajiv Kaul, Praful Parekh, Anees Bazmee
Colonna sonora: Sajid–Wajid, Yo Yo Honey Singh, Tanishk Bagchi, Nayeem-Shabir
Traduzione del titolo: follia
Anno: 2019

GOSSIP & VELENI

* Pulkit Samrat e Kriti Kharbanda pare siano fidanzati. In passato Pulkit era stato fidanzato con Yami Gautam.

30 ottobre 2019

S A A H O


Avevo letto le recensioni indiane negative, ma sinceramente non mi aspettavo un film così scadente. L'immagine pubblica di Prabhas mi piace. Sembra un uomo amabile e perbene. Il fantasmagorico successo riscontrato dai due capitoli di Baahubali non ha scalfito il senso della realtà dell'attore. Però accettare il ruolo di Saaho, il protagonista di questa pellicola, è stata una decisione incauta. 
Non ricordo un solo dettaglio positivo di Saaho, salvo forse il colpo di scena prima dell'intervallo. Film lunghissimo, noiosissimo, dalla trama pasticciata e incomprensibile, dalle tonalità inutilmente fosche, dalla sceneggiatura che, più che raccontare, si limita a sputare eventi come capita, dalla regia sbronza, dal ritmo singhiozzante, dalle interpretazioni piatte. Saaho parte infliggendoci una catena interminabile di premesse incastonate una nell'altra, e pare che la storia vera e propria non inizi mai. La pellicola è infarcita di sequenze superflue che non contribuiscono alla narrazione nè tantomeno al divertimento, sequenze implausibili, inverosimili sino al delirio, sequenze che andavano riviste o (meglio) spietatamente tagliate. 

Saaho è costato una cifra astronomica, eppure i set non mi hanno impressionata, nè le roboanti scene d'azione, nè le coreografie o la colonna sonora. Il difetto peggiore a mio parere è la totale assenza di ironia, per cui gli eccessi - e sono parecchi, e colossali - infastidiscono invece di stupire e/o intrattenere. Ogni singola parola viene declamata, i dialoghi sono pomposi, i personaggi vacui e insopportabili. Qualche battuta e qualche episodio tentano con sforzo avvertibile di strappare un sorriso, senza riuscirci. Non si crea empatia con i protagonisti, della cui sorte allo spettatore non importa una cippa. 
Fra Saaho e il cambio di stagione nel guardaroba, scelgo il secondo. Persino un documentario sul manto stradale appassionerebbe di più.

TRAMA

Il capo di un cartello mafioso alla guida di un impero economico viene brutalmente ucciso. Si scatena la guerra fra le varie fazioni per la successione. 

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Il cambio di stagione nel guardaroba.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Saaho.

RECENSIONI

Deccan Chronicle: (versione telugu) * 1/2
'Right from the beginning to the end, nothing holds the viewer's interest. Saaho is a completely mindless and unbearable film and one fails to understand how the makers poured so much money into it without any proper story. Even the action scenes are not impressive. While Saaho was being touted as a screenplay-based film, there is in fact no screenplay at all and everything is a disjointed mess. There are too many artistes in the film with a lot of incoherent action scenes, gunfire and racing. For the entire duration of the movie, one simply cannot understand what is happening onscreen. (...) There are no outstanding performances in Saaho. Prabhas’ looks and outfits are unimpressive and he seems a bit lazy and disinterested as he trudges through the film wearing only one expression. Also, Shraddha Kapoor is a total waste in this film while several other Hindi actors like Mahesh Manjrekar, Jackie Shroff, Neil Nitin Mukesh, Mandira Bedi and Tinnu Anand appear and disappear at will. The music and action scenes don’t do anything to redeem the film either. Sadly, Saaho is an unbearable watch. (...) This is easily one of the worst movies in recent times'.
Suresh Kavirayani, 31.08.19

Mid-Day: (versione hindi) * 1/2
'This film is so complex in its stupidity that at some point you fear for your brains dimming a bit, if you try too hard to understand what Saaho is really about. (...) This movie is an attempt to blow your brains out with a series of non-stop, high-octane action sequences, between a bunch of music-videos, with a strange mix of Punjabi pop and wannabe-Rahman peppiness. The aim is to play up Prabhas's under-stated swag. And basically propel him as the superhero, plus arch-enemy, all rolled into one - constantly announcing his entries and exits on screen. Every scene and dialogue is supposed to be a movie moment'.
Mayank Shekhar, 30.08.19

Cinema Hindi: * 1/2
Punto di forza: -
Punto debole: (non ho mica tutto questo tempo).

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Prabhas - Saaho
* Shraddha Kapoor - Amritha
* Jackie Shroff - Roy
* Neil Nitin Mukesh - Ashok
* Chunky Pandey - Devaraj
* Murali Sharma - David
* Mandira Bedi - Kalki
* Mahesh Manjrekar - Prince
* Tinnu Anand - Prithviraj, padre di Devaraj
* Jacqueline Fernandez - item song Bad boy

Regia e sceneggiatura: Sujeeth
Sceneggiatura: Sujeeth, Ashwin Madasu, Anil Kumar Upadyaula
Colonna sonora: Shankar-Ehsaan-Loy, Tanishk Bagchi, Guru Randhawa, Badshah
Anno: 2019

CURIOSITA'

* Saaho è stato girato in simultanea in telugu, hindi e tamil, e doppiato in malayalam e kannada.
* Riferimenti all'Italia: Armani. La troupe di Saaho era a Roma nell'ottobre 2018, e i titoli di coda lo confermano. Chiedo scusa agli amici romani, ma io non ho identificato nessuna località nel film (ho visto la versione telugu) che possa essere associata alla nostra magnifica capitale (forse dormivo). Però le scenografe Illia Boccia e Giulia Parigi hanno collaborato all'allestimento dei set. Vedi anche Italy says Benvenuto, intervista nella quale Ivano Fucci di ODU Movies, fra le altre cose, dichiara: 'Saaho and [Radhe Shyam] both star Prabhas. While shooting the latter, we got the opportunity to have Saaho's action director Kenny Bates (...) shooting in Italy as well (with Six Underground) and we made a two-week shooting schedule in Rome, building the biggest blue screen ever made in Italy. (...) Saaho was (...) shot in Rome, at the Cinecittà World Studios and at the Fiera di Roma Hangars'.

GOSSIP & VELENI

* Ashok a testa in giù? Se non sei Ram Gopal Varma, meglio evitare inquadrature azzardate.

03 settembre 2019

THACKERAY


Nei film di propaganda vige un regime di sospensione dell'imparzialità. Lo scopo non è intrattenere o suscitare riflessioni, bensì esaltare e indottrinare. Sono lungometraggi pubblicitari che promuovono un partito politico. La glorificazione, l'apologia e l'auto-indulgenza diventano caratteristiche irrinunciabili. Quindi immagino vadano recensiti seguendo criteri differenti e senza soffermarsi troppo sul contenuto.

Thackeray, da un punto di vista tecnico, è un prodotto curato. Fotografia, regia e scenografie sono apprezzabili. La sceneggiatura però è più piatta di un parquet. Si limita ad un tedioso elenco delle gesta eroiche compiute da Thackeray, personaggio monodimensionale con un'aureola di santità perennemente appollaiata sulle orecchie. Il vero Thackeray era una figura controversa, a suo modo interessante: peccato che la pellicola non ne delinei anche le ombre o le giustifichi (con tripli salti mortali in rovesciata) trasformandole in pregi. Ma è un film di propaganda pura, quindi cosa pretendo?
Nawazuddin Siddiqui è irriconoscibile, e non solo a causa del trucco prostetico. E' del tutto inespressivo, quasi anestetizzato, con lo sguardo spento. Mi chiedo quali motivazioni abbiano indotto 1. la produzione a scritturare un attore musulmano, e 2. Nawazuddin ad accettare il ruolo, dal momento che Thackeray è stato un fervente integralista hindu, pare coinvolto, fra le altre cose, nella demolizione della Babri Masjid. 

Se siete sostenitori dello Shiv Sena, Thackeray è per voi. Se la propaganda politica è il vostro oggetto di studio, Thackeray potrebbe interessarvi. Se, come me, siete fan di Nawazuddin Siddiqui, vi tocca sorbirvelo in rassegnato silenzio. Per tutti gli altri: spegnete il pc e andate in pizzeria.

TRAMA

Balasaheb Thackeray si ritiene discriminato in quanto appartenente alla comunità di lingua marathi. Fonda un giornale, un movimento di assistenza sociale, un partito politico. Intreccia alleanze prima con il Congresso e poi con il BJP. Discrimina a sua volta. Sobilla tumulti. Costringe le sale cinematografiche a proiettare film marathi. Si considera il padrone di Mumbai quando non dell'intero Maharashtra. Farnetica sulla grandezza di Hitler. I suoi sostenitori lo venerano come un semidio. Una cura per il delirio di onnipotenza, grazie.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Si accenna al tragico evento della demolizione della Babri Masjid con imperdonabile leggerezza, per non dire spudorata sfacciataggine. Strano che la censura indiana non sia intervenuta. 

RECENSIONI

Hindustan Times: *
'Some films make it clear where they stand. (...) I walked in primed for a film back-pedalling extremism in order to justify the late Balasaheb Thackeray’s actions. I expected scenes depicting the politician as a warm and misunderstood figure, and a film that essentially turns him into a hero. This is not that film. Thackeray shockingly relishes the most controversial aspects of the polarising leader’s legend. This film plays out like the origin story of a super-villain. We are shown a character who is a proud bigot, a man who indulges in hate-speech, likens himself to Adolf Hitler, and gives orders for erasure of mosques and for the killing of communists. This is not a whitewash, it’s a confession. (...) Siddiqui revels in the character’s growing villainy, playing him with the irredeemable smugness of a bad guy from a 90s film. Sure, he wears the thick black glasses and sometimes gets the mannerisms right, but despite the big (and obviously fake) nose, he lacks the towering persona of the politician and never even attempts to speak with Thackeray’s distinctive tones. He sounds like the Nawaz we have come to know, (...) someone increasingly drunk on power and eager to kill to get more of it. (...) As a film, the acting is decent, the lookalikes are mostly good (the man playing Thackeray’s father, Keshav, is perfectly cast) and it looks crisp and well produced, with the majority of the film cleverly shot in black and white to depict another time. Despite the slick production and efficient making, the film feels exhaustingly long, primarily because it refuses to believe its protagonist has any flaws. Still, Thackeray is competently and solidly put together, which is why - unlike the easily dismissed The Accidental Prime Minister - people may take this film and its rhetoric to heart. That is the most alarming concern. (...) This film is either oblivious or blatantly self-aware, a work not of propaganda as much as it is a work of pride, the celebration of a legacy of violence. (...) In the final reckoning, Thackeray should be considered a cautionary tale about the ugliness of hate speech. Saying revolting things does not make a revolutionary'.
Raja Sen, 25.01.19

Cinema Hindi: * 1/2  
Punto di forza: la fotografia in bianco e nero nel primo tempo.
Punto debole: mettiamola così: se la sceneggiatura avesse esagerato meno nel super-eroizzare il protagonista, e se avesse omesso gli eventi più violenti invece di giustificarli, il mio giudizio sarebbe stato ***. Ma rimane un film poco avvincente.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Nawazuddin Siddiqui - Balasaheb Thackeray
* Amrita Rao - la moglie di Thackeray

Regia e sceneggiatura: Abhijit Panse
Anno: 2019

CURIOSITA'

* Balasaheb Thackeray, figlio di un esponente di punta di un movimento indipendentista marathi, è il fondatore dello Shiv Sena (= l'esercito di Shivaji, un re guerriero marathi del diciassettesimo secolo), un partito nazionalista marathi-hindu attivo soprattutto nello Stato del Maharashtra (capitale Mumbai), dove si parla appunto marathi. Ha incredibilmente un passato da vignettista satirico. Thackeray cavalca lo scontento della popolazione di lingua marathi, ai danni degli immigrati provenienti dal sud dell'India e dei musulmani. Lo Shiv Sena è coinvolto in diversi episodi di violenza, e Thackeray stesso viene arrestato più volte ma per brevi periodi. Fra le altre cose, gli attivisti dello Shiv Sena contestano in modo aggressivo i film giudicati non graditi da Thackeray (vedi Bombay di Mani Ratnam), con minacce rivolte ai proprietari delle sale. Nel 1995 Bombay viene ridenominata Mumbai per volere dello Shiv Sena, all'epoca alla guida politica del Maharashtra. Thackeray muore nel 2012. Alla notizia del decesso, Mumbai si blocca istantaneamente. Chiudono tutte le attività commerciali, soprattutto per il terrore di rappresaglie vandaliche da parte dello Shiv Sena. Vengono accordati i funerali di Stato - concessione che genera molte controversie -, e al rito funebre partecipa una folla oceanica. La polizia arriva addirittura ad arrestare una ragazza di 21 anni per un commento denigratorio nei confronti di Thackeray postato sul proprio profilo Facebook, e un amico della ragazza responsabile di un like! Alla guida dello Shiv Sena succede Uddhav Thackeray, figlio di Balasaheb. (Fonte: Wikipedia).
* Il regista Abhijit Panse è il leader del partito Maharashtra Navnirman Sena, fondato da Raj Thackeray, nipote di Balasaheb e cugino di Uddhav.
* Thackeray è stato girato simultaneamente in lingua marathi e in lingua hindi.
* La trilogia di Sarkar, diretta da Ram Gopal Varma, si ispira al personaggio di Thackeray. Maximum City, di Suketu Mehta, contiene un'intervista concessa da Thackeray all'autore. L'ultimo sospiro del Moro, di Salman Rushdie, ironizza sulla figura di Thackeray.

GOSSIP & VELENI

* Il regista Sudhir Mishra è nel cast?? A parte la sorpresa, com'è che non me lo ricordo?

23 marzo 2012

EK DEEWANA THA



Gautham Menon, tra gli autori più amati dal pubblico tamil, non riesce ad abbandonare il suo sogno nel cassetto e continua  a corteggiare Mumbai. Già dai tempi del pietoso remake di Minnale (Rehna Hai tere Dil Mein)  il regista aveva tentato di trasportare, senza incontrare la fortuna sperata, un suo titolo di successo nella capitale del cinema hindi. Qualche anno dopo ci riprova, sicuro di cadere in piedi, con un film che gli sta molto a cuore dotato di  potenziali carte vincenti: una colonna sonora di A.R. Rahman, una coppia inedita di attori, una storia d’amore interculturale che dalle strade di Juhu si sposta tra i paesaggi del Kerala (già portata sullo schermo due volte sempre collezionando applausi) e una collaborazione in atto con Javed Akhtar che si offre di revisionare i testi delle canzoni e la sceneggiatura. Eppur saggio sarebbe imparare dai propri errori.



TRAMA
Sachin (Prateik Babbar) è un aspirante regista ancora cameraman semi-disocuppato, mentre il suo sogno di sfondare nel mondo del cinema inizia ad avvicinarsi conosce Jessie (Amy Jackson), la ragazza della porta accanto semplicemente bella ma fredda e super - inibita. Il tira e molla tra i due va avanti per mesi e resta nascosto alla famiglia di lei, cattolici ortodossi e inflessibili.


Non so quale impressione potrebbe lasciare il film ad uno spettatore che non conosca gli altri lavori del regista, certo è che la visione di Ek Deewana Tha per i fan di Menon non può che dimostrarsi un’esperienza  frustrante e una delusione clamorosa. Si avverte chiaramente che sono stati tagliati i fondi ma soprattutto il tempo a disposizione, scende a picco la qualità del montaggio, l’originalità dei tagli, l’efficacia delle scene, tutto appare tirato via, opaco, non curato, anche la deliziosa colonna sonora di A.R. Rahman viene in parte intaccata e stravolta.
Basta poco e gli equilibri si rompono. Vinnaithandi Vaaruvaya e Ye Maya Chesave, le versioni tamil e telegu del film, sono state girate  in contemporanea nel 2010 con due diverse coppie di attori:  Silambarasan / Trisha e Naga Chaitanya / Samantha, il regista si era diviso tra i set portando avanti allo stesso tempo le due pellicole, in modo che nessuna risultasse il remake dell’altra, facendo attenzione a renderle ugualmente appetibili, graziose e coerenti. Nella particolarità della narrazione e nei dettagli si nascondeva l’energia trainante, si ripetevano scene identiche ma cambiavano locations, atmosfere e coreografie per i brani musicali, i due finali alternativi finivano per intrecciarsi insieme richiamando in causa tutti e quattro gli interpreti. Nel quadro idilliaco offertoci da Gautham Menon finora Ek Deewana Tha malamente si inserisce, le modifiche apportate per proporre nuovamente lo stesso schema ad un pubblico diverso  agiscono da zavorra ed appesantiscono la storia fino a trascinarla completamente a fondo con un climax così stucchevole da apparire ridicolo.
Prateik Babbar cerca di affermarsi come protagonista dopo aver recitato in svariati film (Jaane tu ya jaane na, Aarakshan, Dum Maaro Dum, Dhobi Ghat ) ma sempre in ruoli secondari, ed aver fatto fiasco con la sua prima esperienza da eroe (My Friend Pinto).  Il ragazzo è  estroso e degno di sguardi ma qui non riesce a slegarsi dall’ansia di dovercela fare e non si diverte, non si appassiona, non si lascia andare, i suo movimenti sono pesanti e le sue espressioni appena tiepide. Anche se ancora  inesperta, Amy Jackson mostra invece una lodevole forza di volontà e si confronta senza timori  con lo stesso personaggio interpretato da Trisha, l'eroina più pagata a amata a Chennai. Amy, seppur inglese doc (nata nell’Isola di Mann e cresciuta a Liverpool), si getta in un’impresa degna di stima in un mercato che non accoglie certo a braccia aperte le attrici straniere, lavora sodo e si rende disponibile ad ogni cambiamento pur  di trasformarsi da seconda classificata al concorso di Miss England a primadonna  del cinema indiano del Sud, accanto a star del calibro di Arya (Madrasapattinam),  Vikram (Thandavam), Ram Charan Teja e Allu Arjun (Yevadu). La fortuna premia gli audaci.


Il mio giudizio sul film : *1/5 1,5/5


ANNO: 2012


TRADUZIONE DEL TITOLO : C’era una ragazzo impazzito per amore


CAST:
Prateik Babbar………………………… Sachin
Amy Jackson ………………. Jessie
Manu Rishi …………….. Manu
Apparizioni speciali di Ramesh Sippy e Samantha


COLONNA SONORA: A.R. Rahman
PLAYBACK SINGERS: A.R. Rahman, Javed Ali, Shreya Ghoshal, Naresh Iyer, Alphonse Joseph, Leon D'Souza, Souzanne D'Mello, Clinton Cerejo, Kaliyani Menon, Madhushree


06 settembre 2011

READY



Uno stesso titolo e una stessa trama confusionaria e chiassosa. Il successo giovanile telegu diviene la linea guida per una nuova autocelebrazione della superstar Salman Khan, reduce da un fascinoso restyling avviatosi con Wanted e ferocemente esploso in Dabangg.
Nel film con Ram e Genelia l’azione e la love story padroneggiano sulla commedia, elemento che invece invade la versione di Anees Bazmee cucita attorno ai pettorali , e alla cattedra di Mass Hero, del suo protagonista. Se la pellicola telegu è un’intrecciata romanticheria senza alcun senso quella hindi è una manciata di coriandoli su Salman, maggiore è l’attaccamento alla sua immagine di good/bad boy da parte del pubblico maggiore sarà  l’entusiasmo con cui il film verrà accolto.

TRAMA
Una ragazza in fuga (Asin / Genelia D’Souza) cerca di trovare una sistemazione in attesa del suo nuovo passaporto per andarsene negli States e si finge la promessa sposa dello scapolone d’oro di una famiglia benestante Prem / Chandu (Salman Khan / Ram). La dote della giovane fa gola agli zii, entrambi don della malavita e con figlioli in età da matrimonio. Innamoratosi di Pooja Prem/ Chandu decide di trovare un meccanismo per burlarsi dei parenti e sfrutta la sua furbizia per girare le situazioni a suo favore.

Anees Bazmee  è riuscito pienamente a trasformare un film romantico per ragazzini in una commedia colorata e di facile consumo destinata ad un pubblico più vasto. La trama inconsistente e l’eccessiva durata tuttavia penalizzano entrambe le versioni. il film con Ram e Genelia si mostra ancora più debole e meno adatto a soddisfare e ad intrattenere, a Bazmee va il merito di ha aggiunto una maggiore dose di umorismo e di aver saputo riproporre le stesse scene con brio e simpatia, confezionando un tipico masala flick estremamente dinamico in grado di far sorridere il pubblico almeno alla prima visione.
Da una parte le cime innevate della Svizzera ("Tu tu tu"  e "Naa pedavulu nuvaite"), dall’altra le architetture scintillanti della Thailandia ("Humko pyaar hua"), cambiano le location dei video musicali. Genelia seduce con la sua freschezza in jeans, minigonne e chiome spettinate, Asin si mostra ipersofisticata ed esibisce una collezione di tulle e sete, abiti lunghi e svolazzanti, boccoli e trucco pesante. Aldilà della differenti scelte d’immagine e costumi le due eroine sono del tutto diverse anche nell’approccio:  Genelia padroneggia sul suo compagno di scena Ram, spesso stanco o poco convinto, mentre Asin è soggiogata dall’esuberanza di un Salman sempre più Superman. I personaggi minori e gli arredi ricordano quelli dei Serial Tv tanto in voga nelle reti indiane piuttosto che figure o sfondi cinematografici; le famiglie patriarcali dalle reazioni esasperate, il padre smemorato e i ganster demenziali sono forse il principale motivo di risate in entrambi i casi, Paresh Rawal riesce a far sorridere molto più di quanto ha fatto Brahamanandan nello stesso ruolo. I set vistosamente artificiali e dal gusto retrò, i colori iper-saturati e i lieti fini “botte danze e zuccherini” accomunano perfettamente il film del 2008 e quello del 2011.
Le collaborazione tra Pritam e Devi Sri Prasad regala ai fedeli fan di Salman una colonna sonora gustosa, dalla pepatissima Item song “Character Dheela” , un Desi Reggaetone con giocosi riferimenti ai classici (Sholay, Mughal e Azam, Shree 420) in cui Zarine Khan (sosia ufficiale di Katrina Kaif?) e il muscoloso protagonista in canotta si sollazzano tra i piaceri della carne, ma ancora di più il tormentone “Dhinka Chinka” composto da Prasad per il film Arya 2 (“Ringa Ringa”) e riproposto in chiave salmancentrica, accompagnato da coreografie ammiccanti che non passeranno inosservate.
Tra gesti ricorrenti, percussioni di sottofondo, occhiali da sole e un look tamarro/modaiolo Salman Khan se la ride un sacco ed incendia il botteghino ancora prima del Tea (anzi Pee) Break festeggiando con ogni mezzo il suo ritrovato self- control.



READY ( HINDI)

Il mio giudizio sul film *** 3/5
Da guardare per : Farsi travolgere da un Salman Khan burlone over-confident oltre ogni limite, godersi scene divertenti, coreografie spassose e belle canzoni. Per Paresh Rawal e molte battute azzeccate.
Punti deboli : Durata eccessiva.

RECENSIONI

THE TIMES OF INDIA  *** 3/5
Difficile capire perchè Anees Bazmee realizzi film, dal momento che in generale non vi è nessuna logica in essi. Thank you, No problem... Ma poi lo si comprende: per celebrare l'illogicità e il nonsense rendendoli terapeutici per il pubblico. Per fortuna in Ready vi è anche un'altra ragione: Salman Khan. La pellicola è un'ode a Salman, l'intrattenitore più che l'attore. E sino ad un certo punto, funziona. Lasciate perdere ogni pretesa e gustatevi il recital di una star che sta diventando sempre meno apologetico riguardo alla sua immagine. Salman in Ready si produce in tutto ciò che ama fare e che lo spettatore ama vedergli fare. E grazie anche al resto del cast, alla colonna sonora, ai colori, Ready non concede un attimo di tregua che consenta di pensare. Non vi annoierete.
Nikhat Kazmi, 02.06.11 Testo originale


HINDUSTAN TIMES  ** 2/5
Ready rappresenta l'impero culturale, trito, da popcorn, di Re Salman. Mi trovo in un cinema tradizionale a sala singola, e il pubblico esulta producendo una folle cacofonia che potrebbe intimidire i non iniziati. Riesco a malapena a sentire me stesso. Fra le sequenze d'azione, le battute secche, le canzoni, le entrate in scena di Salman Khan - quasi tutte al rallentatore -, qualunque altra cosa si possa avvertire di questo film a prova di critico è di interesse puramente accademico. Non è difficile riconoscere la firma di Anees Bazmee. Il soggetto e la sensibilità derivano da una pellicola telugu. Negli anni ottanta i grandi successi bollywoodiani erano realizzati così, anche se non ambientati all'estero. Salman Khan è al momento la star non del sud più simile a Rajinikanth. Non recita una parte: è il personaggio a recitare Salman. Spesso l'attore neanche si preoccupa di sincronizzare il movimento delle labbra alle battute, si guarda intorno in modo disinteressato, oppure punta dritto all'obiettivo (che sembra apprezzare tantissimo la sua informalità). Ma la celebrità è ciclica. Ne sa qualcosa al riguardo Akshay Kumar che sperimentò una simile inesplicabile ascesa nel 2007 (Bhagam Bhag, Bhool Bhulaiyaa, Namastey London, Welcome), e in seguito, per le stesse sconosciute ragioni, la fortuna lo abbandonò (Tashan, Chandni Chowk To China, Kambakkht Ishq, Blue, Tees Maar Khan, Khatta Meetha...). Il rigenerato masala di Salman (Wanted, Dabangg) costituisce ancora una novità, e la star è qui in questa monosala a dire ciao al suo pubblico, quel bacino di spettatori per i quali è lui il solo King Khan. I fischi di apprezzamento, i boati, le grida sono senza fine. E' difficile descrivere il caos. Si tratta di un'esperienza pop-culturale, e ne vale del tutto la pena. Ma sfortunatamente c'è anche un intero film da vedere, e il collo mi duole.
Mayank Shekhar, 03.06.11 Testo originale


ANNO : 2011
REGIA : Anees Bazmee

CAST:
Salman Khan ………………. Prem
Asin …………………. Pooja / Sanjana
Paresh Rawal …………………Balidan Bhardwaj
Arya Babbar ………………… Veer
Puneet Issar …………………….Dada Chaudhary
Apparizioni speciali di Ajay Devgan, Zarine Khan, Kangna Renaut, Sanjay Dutt, Arbaaz Khan

COLONNA SONORA : Pritam e Devi Sri Prasad
PLAYBACK SINGERS : Rahat Fateh Ali Khan, Kay Kay, Tulsi Kumar, Mika Singh, Sangeeta Pant



READY (TELEGU)
Il mio giudizio sul film : * 1,5/5

Da guardare per : l’energia di Genelia D’Souza, qualche bel brano musicale di Devi Sri Prasad
Punti deboli: Scarsa appetibilità, ritmi troppo lenti, coreografie viste e riviste, situazioni comiche mai efficaci.

ANNO : 2008
REGIA: Srinu Vylta

CAST :
Ram ……………………… Chandu
Genelia D’Souza ………………………. Pooja
Nazar…………………. Raghupati
Kotha Srinivasa Rao ……………….. Peddinaidu
Brahmanandam …………………… McDowell

Apparizioni speciali di Tamanna e Navdeep

COLONNA SONORA : Devi Sri Prasad
PLAYBACK SINGERS : Karthik, Priya, Benny, Shreya Ghoshal

24 agosto 2011

ALWAYS KABHI KABHI

Shahrukh Khan con la sua Red Chillies Entertainment, fino ad oggi, aveva prodotto Main Hoon Na,  Kaal (co-prodotto con la Dharma Productions), Paheli, Om Shanti Om, Billu e My Name is Khan (anch'esso una co-produzione). Alcune sono pellicole divertenti e con ottimi incassi come Main Hoon Na e Om Shanti Om, altri  sono film più piccoli, come Billu, altri ancora, meno fortunati al box office, sono apprezzati dalla critica e di indiscutibile bellezza, come Paheli. Pruduzioni di cui, per diverse ragioni, è possibile essere orgogliosi. Che cosa abbia spinto il re di Bollywood, non certo un novellino, a buttarsi in un progetto come Always Kabhi Kabhi è un mistero.

TRAMA

Quattro ragazzi, Sameer (Ali Faza), Aishwarya (Giselli Monteiro), Nandini (Zoa Morani) e Tariq (Satyajeet Dube) al loro ultimo anno di liceo.

RECENSIONI

The Times of India **1/2
Le questioni sono facili  da indicare. Prima, e più importante, questo è un film per i ragazzi ma la storia manca completamente del divertimento e del gioco associati a questa generazione...L'ultimo anno di scuola di Always Kabhi Kabhi non rispecchia quello di una moderna classe di oggi.
...Secondariamente i motivi di scontro genitori-ragazzi sono davvero scontati.
Nikhat Kazmi, 17.06.11
La recensione integrale.

 Hindustan Times *
Questo è un film sui giovani, idealmente pronunciato con la "G" maiuscola. Ogni casa di produzione di Mumbai ne promuove uno ogni tanto. La speciale e comune idea in essi è: dei "Giovani" in minigonna o corpi allenati che non fanno altro che parlare al cellulare, navigare in rete, sui social network, in generale su internet; quando non sognano per un obiettivo che non potranno perseguire o gironzolano in spiaggia, o al bar, reggendo con familiarità verdi bottiglie di birra Kingfisher.
Per me va bene. Una storia, una, persino una vaga sembianza di una storia, potrebbe davvero aiutare.
Mayank Shekhar, 17.06.11
La recensione integrale.

Diana *1/2
Un gruppo di amici frequentano il loro ultimo anno di scuola. Durante questo periodo, come suggerisce il regista, di passaggio all'età adulta, i quattro giovani faranno esperienze che ad una persona normale non capitano in una vita intera. Avanti allora con la carrellata di ovvie incomprensioni con i genitori, ovvi conflitti tra quello che è richiesto dagli adulti e il reali desideri dei ragazzi. Chi è timida e scrive un diario pieno di sensibilissime osservazioni (!), ma è costretta a fare la modella in bikini, chi deve studiare materie scientifiche ma ha l'anima del poeta, chi è dura fuori per nascondere le proprie insicurezze ma tenera dentro. L'ovvietà è solo uno degli elementi di Always Kabhi Kabhi, l'altro è la superficialità con cui le varie tematiche sono trattate. L'allusione ad un tentato suicidio, la gravidanza indesiderata, l'abuso da parte delle forze dell'ordine, l'incidente stradale a causa del quale una ragazza rimane in coma per giorni salvo ricomparire in carrozzina (ma tranquilli, tempo di cantare una canzone e sarà di nuovo in piedi) sul palcoscenico dove è in corso l'immancabile recita scolastica, sono solo elementi da buttare nel calderone e strumentalizzare senza pietà (per lo spettatore).
Si aggiungano la sensazione che la storia sia malamente scopiazzata qua e là, una colonna sonora mediocre ed un finale infarcito di retorica e il film è fatto: tanti auguri a chi intende sottoporsi a tale spettacolo.

Il bello:
- Gli unici fotogrammi che valga la pena di vedere (anzi non perdeteveli!) di Always Kabhi Kabhi sono quelli dei titoli di coda. Saltate pure le 2 ore e passa di film e gustatevi gli ultimi due minuti: Shahrukh Khan è da arresto per disturbo della quiete pubblica.

Il brutto:
- La lista sarebbe molto lunga.
E' il caso di citare la gag che coinvolge l'esperto di Shakespeare, Rahul Ghosh  (Ashwin Mushra), nel cui bicchiere vengono versati sonniferi, lassativi e diuretici (?), per cui il malcapitato, durante un discorso in pubblico, deve urgentemente andare in bagno, tra un attacco di sonno e l'altro. Incommentabile.
Altra chicca: lo spot alla Fanta. Ad una festa una delle protagoniste del film fissa una bottiglia di aranciata per alcuni minuti, tenendola in mano proprio come in una pubblicità. Dopo aver bevuto la bibita  l'allegria ed il divertimento raggiungono i massi livelli, parte addirittura una canzone durante la quale tutti vedono il mondo colorato di arancione. Incredibile.

LA SCHEDA DEL FILM

Cast:

K.G. - Satish Shah
Ms. Das - Lilette Dubey
Il professor Agarwal - Vijay Raaz
ACP - Mukesh Tiwari
L'ispettore - Manoj Joshi
Mrs. Dhawan - Navneet Nishan
Rahul Ghosh  - Ashwin Mushran

Scritto da Ishita Moitra

Diretto da Roshan Abbas

Prodotto da ShahRukh e Gauri Khan

Musiche di Aashish Rego, Shree D e Pritam Chakraborty

Coreografie di Bosco Martis, Caesar Gonsalves e Feroze Khan

Distribuito da Red Chillies Entertainment ed Eros Entertainment

Anno 2011

CURIOSITA'

- Ali Fazal compare per la prima volta sugli schermi bollywoodiani in 3 idiots. Ali ha un viso interessante, gli auguriamo di essere più fortunato con il suo prossimo lavoro.

- Sembra che sia stato Shahrukh Khan stesso a segnalare Giselli Monteiro a Roshan Abbas, per il suo aspetto di ragazza innocente e vulnerabile che ben si adattava al personaggio di Aishwarya. Giselli non ci aveva convinto con il suo esordio in Love Aaj Kal e non ci convince ora. (Tranquilli la signora Aishwarya Ray Bachchan è in dolce attesa e sicuramente non avrà avuto modo di sapere com'è stato fatto scempio del suo nome di battesimo).

- Nel film  uno dei ragazzi mangia gli spaghetti usando una forchetta a pile, quelle che arrotolano la pasta automaticamente.

- Il making della canzone "Antenna".

Il sito ufficiale del film.

07 luglio 2011

C R O O K



Emraan Hashmi, nel corso di una carriera costellata di successi, ha commesso anche qualche passo falso, senza comunque compromettere il bacino di fedelissime fan conquistate grazie al suo sex appeal. Negli ultimi tempi ha affascinato un settore più ampio di pubblico interpretando in modo convincente ruoli drammatici in pellicole quali Raaz - The mystery continues, Tum Mile e soprattutto Once upon a time in Mumbaai. Il cugino Mohit Suri è noto per aver diretto in passato film insoliti - sempre con Emraan nel cast, ad eccezione di Woh Lamhe -, fra i quali spicca l'interessante Kalyug, girato a soli 24 anni. I due tornano ad incendiare il botteghino proprio questa settimana con l'attesissimo Murder 2.

Crook non costituisce un buon esempio della loro collaborazione. Emraan esegue diligentemente quanto gli viene richiesto: si atteggia a ragazzaccio sciupafemmine rubando ancora una volta la scena con la sua carismatica fisicità, malgrado la tipicizzazione del ruolo stia ormai scontentando anche l'attore. Ma Mohit Suri? Purtroppo non è solo la sceneggiatura di Crook (redatta da Ankur Tewari) a deludere: la pellicola è diretta con una sciatteria e una superficialità imperdonabili. In Kalyug Mohit aveva dimostrato di saper gestire con perizia denuncia e intrattenimento, rispetto per le figure femminili e morbosità: il risultato merita di essere visto per l'originalità - nella cinematografia hindi - del tema sviluppato (pornografia, prostituzione, traffico internazionale di esseri umani, siti web a luce rossa) e per l'inusualità della confezione.

In Crook la magia non si ripete: il film precipita inarrestabilmente verso l'intrattenimento più trito e verso una morbosità inopportuna. L'argomento degli scontri razziali viene trattato in modo imbarazzante (unico aspetto positivo: la condanna di tutte le etnie coinvolte). La sintonia fra Emraan e la sua partner, Neha Sharma, è sciupata da una storia inesistente. L'eccessiva drammatizzazione, la retorica e gli stereotipi scontentano pubblico e critica. I personaggi, in primo luogo quelli occidentali, sono mal scritti. Crook colleziona errori e occasioni sprecate. Spiace per i Bhatt, che in passato si sono sforzati di offrire prodotti sempre fuori dal coro. E spiace per Emraan, attore ormai maturo che merita ruoli migliori.

TRAMA

Jai (Emraan Hashmi) viene spedito dal padre adottivo (Gulshan Grover) a Melbourne affinchè giri al largo dai guai. In Australia Jai diventa Suraj, fa il tassista, incontra la ballerina di lap dance Nicole (Shella Alan), si innamora di Suhani (Neha Sharma), ed entra in rotta di collisione con i fratelli delle due ragazze, Russell (Francis Chouler) e Samarth (Arjan Bajwa). Sullo sfondo, gli scontri razziali che contrappongono indiani e australiani.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

Nella cinematografia popolare hindi i personaggi sono spesso stereotipati. In particolare, le figure femminili occidentali sono rappresentate in modo pruriginoso e indelicato, con picchi in film quali Out of control. In Crook il personaggio di Nicole è tristissimo. Siamo solidali con Shella Alan, l'attrice che lo ha interpretato (cosa non si fa per vivere?). Ci piacerebbe che una volta tanto gli sceneggiatori indiani accantonassero le spogliarelliste a favore di impiegate di uffici postali o commesse di supermercato, donne che fanno la spesa, leggono, chiacchierano con le amiche.

RECENSIONI

The Times of India: ***
Crook fa centro per la sua estrema attualità. Il regista Mohit Suri trae una storia dalle notizie di questi giorni e la narra con l'audacia e il nervosismo suoi propri. Ed è un terreno di gioco familiare anche per Emraan Hashmi, ancora una volta nel ruolo dell'enfant terrible. Mohit sviluppa l'argomento in modo nuovo, rappresentando entrambi gli schieramenti - quello indiano e quello australiano - come ugualmente razzisti. A differenza dei precedenti lavori di Suri (Kalyug e Jannat), Crook parte in modo incoerente e ci mette un po' a focalizzare. La maggior parte del primo tempo è sprecata, ma nel secondo la storia decolla provocando un significativo rumore: abolire le discriminazioni razziali o morire.
Nikhat Kazmi, 07.10.10

Hindustan Times: *
Mayank Shekhar, 08.10.10

Cinema Hindi: *1/2
Punto di forza: Arjan Bajwa e Emraan Hashmi. Se non altro lustriamoci gli occhi...
Punto debole: la sceneggiatura e il personaggio di Nicole

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Emraan Hashmi - Jai/Suraj
* Neha Sharma - Suhani
* Arjan Bajwa - Samarth, fratello di Suhani
* Kavin Dave (My name is Khan, I hate luv storys) - Romi
* Mashhoor Amrohi - Golde
* Shella Alan - Nicole
* Francis Chouler - Russell, fratello di Nicole
* Gulshan Grover (Knock out) - Joseph Pinto, padre adottivo di Jai

Soggetto e regia: Mohit Suri
Sceneggiatura e dialoghi: Ankur Tewari (Tum Mile)
Colonna sonora: non brutta, è composta da Pritam
Coreografia: Rajeev Surti (Wanted)
Fotografia: Ravi Walia (Dil Toh Baccha Hai Ji)
Montaggio: Ajay Sharma (Tum Mile)
Anno: 2010
Sito ufficiale

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* Bollywood Hungama, 25.02.10: intervista a Mohit Suri
* Hindustan Times, 11.09.10: intervista a Emraan Hashmi. Alla domanda 'Come spiegherà le scene erotiche girate da lei a suo figlio Ayaan, quando sarà più grande?', l'attore sagacemente risponde 'Ci penserò quando verrà il momento. Oggi, a 10 anni, mio figlie dice cose che mi scioccano, quindi immagino che sarà Ayaan a spiegarle a me'.
* Bollywood Hungama, 05.10.10: dichiarazioni di Neha Sharma
* Bollywood Hungama, 07.10.10: intervista a Emraan Hashmi
* Bollywood Hungama, 09.10.10: intervista a Neha Sharma
* Video: Making of Crook, prima, seconda e terza parte
* Bollywood Hungama, 15.09.10: intervista video a Neha Sharma
* India-Forums, 01.10.10: video della conferenza stampa con Emraan Hashmi, Neha Sharma, Arjan Bajwa. Purtroppo è in parte in hindi, ma Emraan è talmente tirabaci (per non parlare di Arjan: uno splendore!), che segnaliamo comunque il link.

CURIOSITA'

* Arjan Bajwa è laureato in architettura. Il padre è stato vicesindaco di Delhi. Arjan ha recitato in diverse pellicole in lingua telugu. Era inoltre nel cast di Guru e di Fashion.
* Nel corso del 2009 i media indiani e australiani portarono alla luce la piaga dei crimini a sfondo razziale perpetrati in Australia ai danni di cittadini indiani. Gli studenti indiani erano per numero il secondo gruppo di studenti stranieri residenti in Australia. Il 31 maggio 2009 circa 4.000 studenti indiani protestarono a Melbourne contro il razzismo e contro la debole reazione delle autorità australiane. Nel giugno 2009 si registrarono a Sidney i primi casi di rappresaglie violente di matrice indiana. (Fonte: Wikipedia). L'8 febbraio 2010 la copertina del settimanale indiano Outlook fece il giro del mondo: il titolo pubblicato, Why the Aussies hate us, introduceva uno speciale di dieci pagine dedicato all'argomento (clicca qui). I media australiani criticarono quello che definirono eccessivo sensazionalismo da parte dei colleghi indiani. Anche Bollywood si inserì nella contesa. Si invocò l'interruzione di produzioni cinematografiche ambientate in Australia. Amitabh Bachchan rifiutò il dottorato onorario conferito dalla Queensland University of Technology. Aamir Khan definì la vicenda una vergogna. Pare che la troupe di Crook abbia incontrato qualche problema durante le riprese a Melbourne (clicca qui).
* Riferimenti a Bollywood: Mother India, Sholay. La canzone che Suraj ascolta in piscina è la famosissima Bheegey Hont (Murder). Il brano visualizzato sullo schermo del cinema, nella scena iniziale, è Paisa (De Dana Dan).
* Riferimenti all'Italia: Ferrari, Gas.
* Film che trattano lo stesso tema: I - Proud to be an Indian, Patiala House. Pellicole ambientate in Australia: Dil Chahta Hai, Salaam Namaste, Heyy Babyy, Bachna Ae Haseeno, Singh is Kinng, Main Aurr Mrs. Khanna, We are family. Film nei quali è presente un personaggio femminile occidentale: Out of control, Rang De Basanti, Marigold, Barah Aana (con Violante Placido).

GOSSIP & VELENI

* Emraan Hashmi è figlio di un musulmano e di una cattolica, e ha sposato una ragazza hindu. Emraan è incorso in un incidente durante una sequenza di guida inclusa in Crook. La telecamera posta sulla vettura andò in pezzi. Pare che la troupe fosse preoccupata più per la camera che per l'incolumità dell'attore...
* Neha Sharma è una piacevole sorpresa. Bella, spigliata ed espressiva. Vista la penuria di nuovi volti femminili interessanti a Bollywood, applaudiamo il suo esordio nell'industria cinematografica di Mumbai.
* Arjan Bajwa, sperando di ottenere la parte in Crook, si recò dai produttori per un colloquio. Nel tragitto subì però un incidente, e dunque l'attore si presentò all'appuntamento comprensibilmente irritato. I Bhatt lo scritturarono all'istante perchè lo ritennero perfetto per il ruolo dell'ombroso Samarth.
* Smilie Suri (Kalyug), che in Crook interpreta la sorella di Suhani, è la sorella del regista Mohit.
* Sembra che la troupe e il cast di Crook siano rientrati in India dall'Australia due giorni prima della fine delle riprese per il mancato rilascio dei permessi a filmare da parte delle autorità locali. Molte scene sono state modificate rispetto alla sceneggiatura originale e ambientate in interni.
* Crook in India è stato vietato ai minori a causa delle sequenze girate in topless (anche se di schiena) da Shella Alan. Pare che il regista avesse accettato i tagli proposti dalla censura, e che Emraan fosse d'accordo, ma non i Bhatt.
* Il portavoce della federazione degli studenti indiani in Australia ha duramente criticato Crook, dichiarando che la rappresentazione sullo schermo del problema degli scontri fra indiani ed australiani è pessima. Articolo di Hindustan Times.
* Mohit Suri è fidanzato da tempo con l'attrice Udita Goswami (Chase). Prima della distribuzione di Crook, Mohit promise che avrebbe chiesto a Udita di sposarlo solo se il film avesse incassato abbastanza da permettergli di garantire una vita agiata alla futura moglie. Considerando che Crook si è poi rivelato un flop... Aggiornamento del 09.07.11: pare che i due abbiano rotto il fidanzamento.