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02 maggio 2024

AMAR SINGH CHAMKILA


Imtiaz Ali è come rinato. Non è la prima volta che il regista racconta la vita di un musicista, né che si confronta con il passato, oltre che col presente, delle sue storie - tratto distintivo della sua filmografia -, ma in Amar Singh Chamkila Ali rasenta la perfezione. La sceneggiatura e la regia sono strutturate, mature. Geniale metodologia narrativa e originalissima raffigurazione del protagonista, o meglio, della cronologia non lineare delle sue vicende. ASC frantuma il corso del tempo per ricomporlo a suo piacimento, lo incrina, spalanca delle fenditure, con un andamento un po' avanti, un po' indietro. Ed è sempre Amar Singh. Bambino, ragazzo, giovane uomo. Nello stile tipico di Ali, ma qui più marcato; e la realtà irrompe nelle crepe, si mescola alla storia rappresentata sullo schermo, ci convive, per poi uscirne e ritornare e uscirne di nuovo. Anche l'animazione fa la sua parte, colorando l'avventura umana di Chamkila con sfumature di solennizzazione. La bravura e il mestiere di Ali stanno nel non creare confusione e nel mantenere chiarezza nell'esposizione.

La scelta dell'argomento - ASC è più che una semplice biografia -, è la strategia adottata da Ali per resistere ai tempi e per lanciare il suo messaggio di emancipazione della creatività da qualsiasi vincolo di censura o costrizione. Si accenna solo di sfuggita alla questione della discriminazione castale - del resto, non era il punto centrale della pellicola - però di certo non capita spesso che un prodotto hindi di intrattenimento ruoti intorno ad un eroe di casta bassa. Eroe, va detto, tutt'altro che immacolato: Chamkila è bigamo, non disdegna alcolici e fumo, non è vegetariano, non indossa il turbante, porta i capelli corti. Chamkila è padrone - o almeno ci prova - della sua vita. È determinato a costruirsi il futuro che desidera, ad essere ciò che desidera, ma anche ad essere se stesso, nel bene e nel male. ASC racconta la parabola, talvolta eccitante, talvolta tragica, di una passione, di un'ossessione: la musica è talmente imperativa nella personalità di Chamkila da sconfiggere persino l'istinto naturale primario di sopravvivenza, perché per Chamkila vivere senza musica, soprattutto senza condividerla con il suo pubblico, equivale a morire. Ali non esprime giudizi e non ci spinge a simpatizzare per Chamkila. Noi spettatori affrontiamo il film come il personaggio del poliziotto affronta la sua indagine. Anche noi in principio siamo indifferenti a quanto accaduto. Il poliziotto ascolta ciò che noi vediamo sullo schermo, e noi insieme a lui ci emozioniamo via via sempre più. 

Le figure femminili non hanno ampio spazio, però si ritagliano e conquistano un impeto insopprimibile di ribellione. Amarjot seduce, sposa, perdona e si tiene stretto l'uomo che ama. E, contro la sua famiglia e contro la morale corrente, canta i brani licenziosi scritti da lui. Le altre donne si impadroniscono della malizia di queste canzoni e si abbandonano ad una celebrazione del desiderio sessuale. 
L'interpretazione di Diljit Dosanjh è impeccabile, mai sopra le righe malgrado gli eccessi del personaggio. Penso ai suoi occhi, ai suoi sguardi, alle sue espressioni, ai sorrisi appena accennati. Una performance di cui andare fieri e un ulteriore fiore all'occhiello di una carriera - quella di musicista - già costellata di successi e riconoscimenti. 
Non amo particolarmente le biografie ma ho adorato ASC perché è una vera delizia, e lasciarselo scappare un delitto. ASC è, con Highway, il lavoro migliore di Imtiaz Ali. 

TRAMA

Amar Singh, stanco della vita da operaio, riesce ad infiltrarsi nel circuito musicale punjabi in qualità di suonatore e compositore. In occasione di un concerto, grazie al provvidenziale ritardo della star in cartellone, Amar debutta come cantante e gli viene affibbiato il soprannome di Chamkila. I suoi brani allegri e dai testi licenziosi conquistano immediatamente gli ascoltatori e scalano le classifiche. I concerti si susseguono a ritmo frenetico, le copie dei suoi dischi si vendono come il pane. La cantante Amarjot diventa la sua seconda moglie e condivide con lui questa magica avventura. Ma non tutti approvano lo stile di vita di Chamkila e gli argomenti, considerati scabrosi, delle canzoni. E il successo scatena l'invidia dei colleghi.

RECENSIONI

Mid-Day: *** ½
'This is a smartly edited film. (...) It’s hard to figure, though, how many more minutes should’ve been hacked, further, to arrive at a much tighter narrative still. That said, there’s something instantly meditative about the moments. (...) It’s also the naturally sweet, innocent [Diljit] Dosanjh, so seamlessly transferring his soul to an imagined star, Chamkila, a fellow-singer, he probably himself grew up idolising. Feels as authentic as it gets. (...) The subject matching the star. A.R. Rahman delivering music, that’s totally as per the script’s milieu/brief. Rather than a generic, multi-genre soundtrack. (...) And of course, [Imtiaz] Ali, co-writer (along with brother Sajid), and director - fully in control of the material - who’s similarly delved into vital questions of art vs artiste, fame and its pitfalls, within the phenomenal musical, Rockstar, (...) inspired by the Punjabi legend, Heer Ranjha. (...) Through the folk singer, Chamkila, known/derided for his vulgar lyrics - such a common motif of folk music, after all - Ali gathers a courageous voice to question, who defines obscenity, anyway? Apart from religious fanaticism and violence, the caste angle - although only briefly touched upon - lends Chamkila’s story an added layer. Dhani Ram, aka Amar Singh, aka Chamkila, belonged to the low/chamar caste. Something that must’ve permanently defined his position in a pind. Intense popularity, from sheer talent, helped him transcend his circumstances. The world is what it is. He learnt to be. And then they didn’t let him be. Honestly, I don’t know what to make of (...) Chamkila - whether to see him as (...) kinda iconoclast, or simply a chart-busting Bhojpuri, Lollyop singer, providing visceral joy to a willing public. I’m glad the film doesn’t influence you either way'. 
Mayank Shekhar, 14.04.24

Film Companion:
'Most Indian biopics are shackled by their relationship with history. Reverence becomes the default lens; stories are chosen to educate, not excavate. There is no room for opinion, and film-making is reduced to a medium of adulatory bullet points. In that sense, Amar Singh Chamkila is a rare cocktail of legend and legacy. The life of the slain Punjabi musician (...) is defined by the very language of opinion. (...) So it's fitting that the biopic about him is inventive, freewheeling and curious - constantly mining the connective tissue between not just art and artist, but also between the worlds that make and break them. (...) To its credit, the film sings in the past but speaks to the present. Chamkila's career (...) manages to offend all fractions of society. It reveals the hypocrisy of a people who thrive on private escapism and public virtue. Unlike the rest, he (...) creates from what he's seen (...) rather than what he aspires to see. His work remains a function of observation, not romanticisation. (...) The conflict is familiar: The politics of art is censored by the religions of intolerance. (...) That is the essence of ASC. It reclaims the words from the headline. And it grieves the death of not a person, but a place and time; it laments for a world that watched and wondered. The film isn't a whodunit. It is a ghost story - and it haunts a culture that continues to shoot the messenger'.
Rahul Desai, 12.04.24

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: l'originalità nell'esposizione, la regia, la sceneggiatura, l'interpretazione di Diljit Dosanjh.
Punto debole: -

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Diljit Dosanjh - Amar Singh detto Chamkila, cantautore
* Parineeti Chopra - Amarjot, cantante, seconda moglie di Chamkila
* Anjum Batra - Tikki, musicista del gruppo di Chamkila

Regia: Imtiaz Ali
Sceneggiatura: Imtiaz Ali, Sajid Ali (fratello di Imtiaz)
Colonna sonora: nel film sono inclusi alcuni famosi brani punjabi di Chamkila, cantati o da lui, o da Diljit (e Parineeti) e registrati dal vivo durante le riprese. La colonna sonora originale (principalmente hindi) è composta da A.R. Rahman. Chamkila non ha scritto canzoni di argomento personale che descrivessero la sua vita, le sue relazioni, i suoi sentimenti; la colonna sonora prova quindi a colmare questa lacuna.
Fotografia: Sylvester Fonseca
Montaggio: Aarti Bajaj
Traduzione del titolo: chamkila (punjabi) significa brillante, luccicante
Anno: 2024

RASSEGNA STAMPA

'It is important to understand the meaning of vulgarity and what experimentation with vulgarity has meant for Dalit-Bahujan communities. Vulgarity stood as an antithesis to the sanitised modern spaces that the music industry was generating towards the 1980s [canzoni sacre/devozionali che ebbero grande successo negli anni ottanta e novanta]. (...) For Amar Singh Chamkila to choose vulgarity over the moral/devotional was also a creation of a counternarrative of vulgar music against the sanitised, middle-class devotional music. For the Dalit-Bahujan community, experimenting with the ‘vulgar’ hasn’t been a new phenomenon. (...) Therefore, choosing to sing a song deemed vulgar is a reclamation of the humiliation that the Dalit-Bahujan community has been historically subjected to. (...) If Imtiaz Ali was genuinely interested in portraying the real Amar Singh Chamkila, he would have appreciated the singer’s choice to sing vulgar songs rather than depicting him as confused about whether to sing them or not. Chamkila consciously chose vulgarity. He claimed to emerge from his everyday lived experience as a Dalit by singing about his life and publicly speaking about the Dalit-Bahujan lifeworld. Chamkila’s music is also anti-caste because it defies the existing dominant upper-caste devotional music industry and instead creates an alternative space that resonates with the masses. (...) The tycoons of the Punjabi music industry remain predominantly from dominant caste communities, who are well-networked with the mainstream music industry. (...) The emergence of an anti-caste music industry is relatively new and closely tied to the rise of the anti-caste socio-political movement in the region. While many songs by these artists are assertive at their outset, it is interesting to examine figures like Chamkila, who defied caste barriers in music and experimented with the ‘vulgar’. The question of caste assertion in Chamkila’s music manifests subtly through defiance and disobedience. (...) The critical question one needs to ponder is: What made Chamkila’s death inevitable? From marrying a woman from a dominant caste (Amarjot Kaur) to seeking popularity in the music industry despite coming from the Dalit community, these were some of the caste contractions that Chamkila was prey to. The non-acceptance of a ‘low’ caste by the dominant caste manifests itself at multiple socio-cultural-political levels, not just in terms of economic relationship. Despite Chamkila’s popularity and economic accolades, the stickiness of caste never escaped him, and his death became the only ultimate pacification'.

CURIOSITÀ

* ASC, disponibile sulla piattaforma Netflix, purtroppo non è stato distribuito nelle sale.
* [Spoiler] Dhani Ram, noto come Amar Singh Chamkila, è stato un celebre cantautore punjabi, di estrazione dalit, attivo negli anni ottanta del secolo scorso. Il suo genere è stato definito folk commerciale. Chamkila fu assassinato nel 1988, a soli 28 anni, insieme alla seconda moglie e a due membri del suo gruppo musicale. I colpevoli non sono mai stati identificati. Chamkila e Amarjot compaiono in un cameo nella pellicola punjabi Patola (1988). 
* Riferimenti al cinema indiano: Amitabh Bachchan
* Film che trattano lo stesso tema: 22 Chamkila Forever (punjabi)

GOSSIP & VELENI

* Imtiaz Ali ha rivelato che, anche dopo le seconde nozze e la nascita del primo figlio di Chamkila e Amarjot, il cantante continuò comunque la sua relazione personale e intima con la prima moglie.



07 agosto 2017

JAB HARRY MET SEJAL



JHMS non è un film entusiasmante, però mi è piaciuto malgrado gli innegabili difetti. 
Qualcosa nel personaggio di Harry (e nell'interpretazione di Shah Rukh Khan) mi ha toccato. Harry è intrigante. Uno che con le donne ci sa fare, e sa anche ferirle. Uno che è meglio perderlo che trovarlo. Che nella vita ha combinato poco o niente. Che convive con un rimorso forse immotivato ma ingigantito dallo scorrere del tempo. Che nasconde un grumo di solitudine e di insoddisfazione. 
Niente di nuovo, se non fosse che SRK si diverte un mondo nel ruolo del bastardo infrequentabile, ed io con lui. Ci sono lampi di KANK e di Chak De! India negli spigoli di Harry, e non potrei chiedere di più. Nei titoli di testa, commentati dallo stupendo brano Safar (standing ovation per Pritam e per il timbro ruvido di Arijit Singh), Harry entra in scena senza alcuna enfasi bollywoodiana e spara le mie aspettative alle stelle. 
Però, per diventare un personaggio non solo intrigante ma anche interessante, manca qualcosa. Imtiaz Ali, pur avendo le idee chiare su Harry, pecca di pigrizia e lo schizzo non si perfeziona. Imtiaz rimane in superficie e decide di non esplorare tutte le potenzialità di Harry.
Ho dovuto ridimensionare le mie aspettative, e lasciarmi andare sull'onda del carisma oceanico di SRK. L'attore si accolla la responsabilità di un personaggio incompleto e di un film gracile. E ne esce bene. Anche Harry, tutto sommato.

Sejal, al contrario, è fuori fuoco. Instabile. Frulla vivacità, sfrontatezza e paure. Imtiaz non riesce ad inquadrarla, e dipinge con tonalità accese un personaggio chiassoso e in parte implausibile. Sejal oscilla, corre via, torna, scappa di nuovo, sconcertando sia Harry che gli spettatori.   
Sembra che in Sejal tutto ruoti intorno alle sue insicurezze sessuali, e che Harry sia il maschio prescelto a scioglierle. Sejal, eroina moderna, non esita a chiedere (lecito). Non è abbastanza moderna però da accettare un no come risposta, e rifiutare è un diritto, tanto femminile quanto maschile. Sejal è anarchica, maleducata, molesta. Ma fortunata: Harry, contro ogni logica, si innamora.
Anushka Sharma è un'attrice diligente che si impegna nel ruolo, però Sejal sfugge anche a lei. 

Risultato? Una narrazione poco godibile, che risente degli umori e delle lacune di Sejal, e che impedisce a Harry di mostrare spessore. Alla fine tutto è perdonabile - il pretesto debole dell'anello, la sceneggiatura asfittica, la ripetitività, alcuni aspetti un po' forzati -, dal momento che JHMS è sostanzialmente la storia della relazione fra Sejal e Harry. Ma se uno dei due personaggi non funziona, allora la struttura si incrina.

TRAMA

Sejal, figlia di un ricchissimo commerciante di gioielli, è in viaggio in Europa con la famiglia e con il fidanzato Rupen. Harry è la loro guida turistica. Al momento del ritorno in India, Sejal si accorge di aver perduto l'anello di fidanzamento, appartenuto alla nonna di Rupen. Il ragazzo minaccia di annullare le nozze. Sejal allora si rifiuta di partire e, accompagnata da Harry, cerca l'anello.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Sejal chiede ad Harry di recitare la parte del fidanzato per aiutarla a ricordare. Manco a dirlo: SRK ci regala il meglio di sè e ricorda a noi, se mai ce ne fosse bisogno, perchè lo amiamo.
* Harry ritrova Sejal e si dichiara. Qui è Imtiaz Ali ad offrire il meglio di sè e a permettere a SRK di fare un figurone.
* I celebri manierismi di SRK. Non ne ho mai abbastanza. Sarò grave?

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* L'incontro fra Sejal e l'ex fidanzata di Harry. Al momento sembra una scena divertente, che però lascia in bocca un gusto cattivo.
* Perchè Harry piange? Imtiaz: cosa mi combini? Lo sai che ho il cuore di pietra, dài.

GIUDIZIO: ***
Punto di forza: l'interpretazione fascinosa di Shah Rukh Khan (****).
Punto debole: il personaggio di Sejal, la narrazione infelice.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Harry - Shah Rukh Khan
* Sejal - Anushka Sharma

Regia e sceneggiatura: Imtiaz Ali
Colonna sonora: Pritam
Fotografia: K.U. Mohanan
Montaggio: Aarti Bajaj
Traduzione del titolo: Quando Harry incontrò Sejal
Anno: 2017

Vedi anche:
recensione di LuceSole.

CURIOSITA'

* Riferimenti a Bollywood: Deepika Padukone.
* Riferimenti all'Italia: per un secondo viene mostrata un'immagine del Colosseo. Harry pronuncia la parola espresso.

GOSSIP & VELENI

* Il titolo del film, male accolto in India, sembra sia stato suggerito da Ranbir Kapoor.


(Grazie a Uday e a Jogi di Italy Indian Cinemas, e al cortese signore della biglietteria del Cinema Ariosto di Milano).

jab harry met sejal



datemi shah rukh khan in versione sciupafemmine stropicciato ed io sono in pace col mondo.
poi certo ci sono inezie come la sceneggiatura piatta o i dialoghi non a fuoco o quell'anatra di sejal da schiacciare con una pressa.
ma non mi asciugate. è agosto. sono crocifissa a milano. 90 gradi in frigo. pietà.
datemi shah rukh khan col dito nell'ombelico (non il suo). sbattuto fuori dall'ingrata di turno (ma sei scema? SEI SCEMA? harry: vieni a sciuparmi a casa mia che ti incateno al contatore del gas). che dardeggia sguardi lascivi. che grida luceeeeee all'oceano. ed io sono in pace col mondo.

#JHMS senza sciarùk: gesù che spavento. anche no. inconsistente confuso implausibile. l'anello è pure una schifezza. non succede una mazza e quel poco che succede era meglio che non succedeva. tutto un vorticare di aeroporti piazze chiese che mi gira la testa. l'anatra che starnazza sentenzia legifera rompe i coglioni. implacabile. abbattetela. scusa anushka. tu non c'entri.

#JHMS con sciarùk: National Award for best film.

applauso:
all'idea al sentore al sapore di harry nei titoli di testa e al brano di commento (safar. MAGNIFICO). alla tecnica del fidanzato perfetto (maschietti: osservare&imparare). alla dichiarazione finale (sprecata per l'anatra). a shah rukh khan che col suo ruvido incontenibile carisma colma i vuoti di harry.

però:
sejaaal! non è che devi menarmela allo sfinimento che hai soldi che non sei sistertype e che ti vuoi sbattere harry! eccheppalle. HO CAPITOOO. 
harrrry! il toyman con l'anatra no che è pure contronatura! e NON frignare!
come? basta un viaggio in europa e anche un'anatra stronza e infantile diventa umana? difficile se l'italia è esclusa.

(spoilerrrr)
L'ANELLO E' SEMPRE STATO NELLA BORSA. il primo posto dove guardereste? come siete prevedibili.


e quindi insomma JHMS è bruttarello ma mi è piaciuto. mi sono anche divertita. certo che Imtiaz: non ti veniva mica l'artrite ad approfondire il personaggio maschile. impagliavi l'anatra. chiamavi il film harry. ed io ero felice.

eLLeSSeDì

29 aprile 2014

HIGHWAY




Highway è stato concepito per rimanere indigesto, per graffiare sulla pelle, per far risuonare le sue parole, e le sue grida nella sala cinematografica anche dopo ore, quando ormai la stanza sarà buia e vuota. Un film che può venir facilmente snobbato, criticato, scansato neanche fosse un cucchiaio di medicina, e che forse non si vorrà iniziare una seconda volta, come tutte le cose che fanno male.  


TRAMA
Veera (Alia Bhatt), figlia di un ricchissimo uomo d’affari di Delhi, viene presa in ostaggio durante un furto d’auto e trattenuta da un gruppo di malviventi guidato da Mahabir (Randeep Hooda). Prima di poter chiedere il riscatto alla famiglia della ragazza il gruppo deve far perdere le sue tracce e sfuggire ai controlli della polizia.


La storia si costruisce sull’evoluzione, e sulla caduta, degli opposti. Situazioni, paesaggi e personaggi che sembrano essere agli antipodi, ma solo a un primo sguardo. La narrazione va avanti e i veli si strappano uno ad uno, mostrando una realtà nuda, e non più confusa dalle apparenze, dai luoghi comuni e dal perbenismo. Allo stesso modo Veera e Mahabir, divisi da una spaccatura profonda, scavata dalla società e dalle circostanze, appaiono sempre meno in conflitto e sempre più uguali, dal momento in cui si dimentica tutto il resto e si lascia alla spalle la realtà.
La strada che i personaggi percorrono senza una destinazione è un tragitto che guida lentamente verso la riconciliazione con se stessi. Il regista mette in piedi una situazione falsa al fine di mostrare qualcosa di vero, una narrativa a più strati. Se ad un primo livello c’è il gioco degli opposti, lo strato successivo è lo scontro tra il dentro e il fuori. Luoghi chiusi ed emozioni chiuse, spazi aperti e grida che vengono da dentro, silenzi imposti dalla società e urla mascherate nel silenzio.  Non c’è amore, non c’è fisicità, l’incontro tra i personaggi si basa sulla condivisione. Si capovolgono i concetti di paura, pericolo e brutalità. Dove si nascondono veramente questi tre elementi? Qual è il punto di partenza dalla fuga? Veera e Mahabir  stavano fuggendo prima, nell’accettazione passiva degli eventi, o dopo, nel momento in cui perdono la ragione e smettono di abbassare la testa?
Perdere la ragione si può, e non è affatto infrequente, delle motivazioni possibili sono pieni libri e sceneggiature di tutto il mondo, l’uomo è forse naturalmente destinato alla follia, se cerca di arginarsi, e di inscatolarsi, lo fa perché non ha altra scelta, solo così potrà continuare ad essere segretamente folle, e farlo nel luogo più nascosto di sé.  Forse quando si guarda in faccia il proprio dolore, o quando si asciugano dal viso lacrime di felicità, ci si sente un po’ più vicini a una dimensione liberatoria di follia, un’area quasi sacra dove niente è come dovrebbe e dove si è lontani da tutto, un po’ come Veera e Mahabir tra le montagne.
I due attori protagonisti mi hanno sorpresa, seppur in modo diverso.  Non mi aspettavo un performance così matura da parte di Alia e nemmeno dei cambiamenti così profondi in Randeep Hooda. Se la ragazza sembra appena emersa da un bagno in una fonte miracolosa, Randeep abbandona completamente la sua immagine da sciupafemmine e si trasforma fino ad essere irriconoscibile. Non si tratta di trucco di scena ma di impegno e di dedizione profonda al suo personaggio. Dopo questo film temo che sarà davvero difficile poter parlare male di lui o continuare a considerarlo un attore “di cornice”.
Il viaggio può rivelarsi più importante della destinazione ma come tutti i percorsi prima o poi deve giungere al termine. La difficoltà maggiore nel realizzare un film di questo tipo è riuscire a trovare il modo di chiuderlo, e farlo senza perdere il controllo o addolcire troppo la pillola. La domanda “come finirà?”  mi ha martellato la testa durante tutta la seconda parte. Immaginavo che il finale sarebbe stato il punto debole del film ma tra le varie ipotesi possibili quella scelta dal regista è stata forse la meno peggio.  
Imtiaz Ali non fa che confermare il suo talento e continua a sperimentare senza paura. Il film non è un road movie, non è una pellicola d’azione, non è una storia romantica, non è un dramma sentimentale. E’ forse il film dei NON E’.  Highway è semplicemente la strada, il movimento, il canale di uscita delle emozioni represse, la pagina del passato che si legge ad alta voce e poi si strappa, la felicità di trovare qualcuno che, anche se solo per poco più di un istante, riesca a guardare nella stessa direzione.
Le contraddizioni e i conflitti di Highway mi hanno fatto pensare a un racconto di Herman Hesse intitolato proprio Dentro e Fuori, credo che queste frasi, prese umilmente in prestito da uno dei miei autori preferiti, possano avvicinarsi in qualche modo a questo lavoro (per me capolavoro) di Imtiaz Ali. “Scambiare fuori e dentro, non per costrizione, non soffrendo come hai fatto tu, ma liberamente, volontariamente. Chiama il passato, chiama il futuro: ambedue sono in te! Oggi sei stato schiavo del tuo intimo. Impara a esserne padrone”.

Il mio giudizio sul film :  ****1/2   4,5/5

ANNO : 2014

REGISTA: Imtiaz Ali

CAST : 
Alia Bhatt ........................... Veera Tripathi
Randeep Hooda .................... Mahabir Bhati

COLONNA SONORA : A.R. Rahman

PLAYBACK SINGERS :  A.R. Rahman, Jonita Gandhi, Sunidhi Chauhan, Sweta Pandit, Sultana Nooran, Jyoti Nooran, Lady Kassh, Suvi Suresh, Krissy, Zeb, Alia Bhatt


QUALCOS'ALTRO : 
Il film è stato proiettato (in anteprima) durante la 64a Edizione del Berlin International Film Festival.  Maggiori informazioni, e photo galleries  (gustose soprattutto per il pubblico femminile), negli articoli pubblicati da Cinema Hindi nella sezione Breaking News.
Non dimentichiamoci che Randeep Hooda (anche se in questo film fa di tutto per non darlo a vedere) è uno degli uomini più sexy e arrapanti del pianeta Terra. Gustiamoci ancora una volta questa intervista segnalata da Cinema Hindi.  Randeep Hooda : intervista e video . 
Karan Johar, durante la quarta edizione del suo show televisivo Koffee with Karan ha chiesto a tutti i suoi celebri ospiti la domanda: "Alia or Parineeti, the brighter future?" Senza nulla togliere a Parineeti, dopo la visione di questo film mi aspetto di avere un sogno questa notte dove Karan mi pone la stessa domanda e io rispondo "Alia, Alia, Aliaaaa!!!!"

20 agosto 2013

ROCKSTAR

Successo del 2011, diretto da Imtiaz Ali che ha come protagonista il premiatissimo Ranbir Kapoor, Rockstar, parzialmente girato a Verona (no, non ci stanchiamo mai di ripeterlo), è stato proiettato al River to river - Florence Indian Film Festival nel 2012 (fortunati i presenti!).

TRAMA

Struggente storia d'amore tra lo stralunato aspirante musicista Janardhan "Jordan" Jakhar (Ranbir Kapoor) e Heer (Nargis Fakhri), corteggiatissima e altera studentessa, dalle idee chiare e dal futuro prestabilito.

RECENSIONI

The Times of India ****
Le storie romantiche sotto la sua (di Imtiaz Ali, ndr) visione creativa, diventano multistrato, sensibilmente ricche di sfumature, una grandiosa esperienza che ha più a che vedere con il fare una serenata al proprio innamorato piuttosto che con uno stereotipato rapporto tra coniugi...
... il film è una pietra miliare nella carriera di Ranbir Kapoor come attore...
Guardate Rockstar e aspettate per il prossimo lavoro di Imtiaz Ali, dalla sua antologia sull'amore.
Nikhat Kazmi, 10.11.2011
La recensione integrale.

Hindustan Times *** 1/2
...Tutti ricorderanno Ranbir Kapoor in questo film. Qualcuno conoscerà Mohit Chauhan, la splendida voce dietro il peronaggio. Come eroe bollywoodiano, Ranbir, per cambiare, merita tutta l'attenzione della nazione...Questa storia gli appartiene...
Il regista Imitiaz Ali (Jab We Met, Love Aaj Kal) riesce a mantenere il tocco d'autore personale in un genere che è ampiamente commerciale, mainstream. Una vera impresa.
...Qualcosa delude nel finale. Non ci si può rammaricare, però, di un film che è stato fino a quel momento così coinvolgente e divertente.
Mayank Shekhar, 11.11.2011
La recensione integrale.

Diana **** 1/2
Jordan (Ranbir Kapoor) è un giovane iscritto al college in cerca della sua strada. Appassionato di musica, suona la chitarra fin da bambino, aspira ad emulare le rockstar, suoi idoli. Ma che cosa fa di un uomo un artista?
La risposta del più maturo confidente di Jordan, Khatana, interpretato da Kumud Mishra, è definitiva: il dolore.
Jordan, che ha sperimentato ben poco dei problemi che affliggono i meno fortunati di lui, è privo di qualsiasi esperienza. Decide così di prendere in mano il suo destino, andare in cerca di un po' di sofferenza, corteggiando l'algida spezza cuori Heer (Nargis Fakhri).
Troverà molto più di quello che desiderava, sorprendendo se stesso e noi spettatori, perché quel che fa di un uomo un artista è la stessa cosa che trasforma un ragazzo in uomo: la vita.
L'aspetto più appassionante ed interessante del film è proprio la crescita del personaggio di Jordan, da impacciato musicista ad acclamata rockstar, da giovane inesperto ad adulto, tormentato ed intenso innamorato. Crescita che va di pari passo con l'evolversi della suo rapporto con Heer. Relazione che è il cuore del film.
Jordan e Heer diventano adulti, entrambi misurando se stessi con l'altro. Bevendo insieme, ridendo insieme, ballando insieme, imbrogliando, tradendo, mentendo, accettando nuove sfide, superando i limiti, sconvolgendo se stessi, crescendo insieme anche quando separati.
Questo è un film sull'amore e quindi sulla vita ma anche sulla musica, sulla ricerca e la realizzazione di se stessi.
Imtiaz Ali dimostra di saper capire e rappresentare superbamente i rapporti sentimentali per quanto complessi siano. Il suo è un tocco lieve, anche nel dramma, una capacità non comune ed apprezzatissima. 
La devozione che è espressa da Jordan per Heer, la dedizione rappresentata tramite Jordan, è un capolavoro di umanità, di passione e toglie il fiato.
Le immagini sono intrise di poesia e la colonna sonora, firmata A.R. Rahman, è perfetta. 
Guardate questo film di rara intensità, ricco e denso che vi lascerà commossi ma anche appagati; che vi farà venire voglia di cantare, di aspettare l'alba accanto all'amore della vostra vita. Che vi rimarrà in testa e nel cuore. Per sempre. 
Da vedere. 

 Il bello:
- Ranbir Kapoor.
Dopo un debutto di lusso come protagonista di uno dei film più raffinati di Bhansali, Saawariya, Ranbir dimostra anno dopo anno di volersi meritare il cognome che porta. Figlio del grandissimo Rishi e di Neetu Singh, nipote dell'ingombrante quanto leggendario Raj Kapoor, pare proprio non essere intimidito da eventuali scomodi confronti e non sbaglia un colpo. E' lui il protagonista di Rockstar, il film più premiato del 2011 e della pellicola più interessante del 2012, Barfi!. Senza dimenticare i precedenti Wake up Sid, Rocket Singh: Salesman of the Yeare e Anjaana AnjaaniEspressivo, versatile, talentuoso, ormai possiamo affermare senza tema di essere smentiti che Ranbir è uno dei più intelligenti attori della sua generazione. Da tenere d'occhio!!
Prossimo appuntamento ad ottobre del 2013 con Besharam, diretto dal regista di Dabangg
Eccovi locandina e trailer.

Il brutto:
- Niente.

LA SCHEDA DEL FILM

Cast:
Janardhan "Jordan" Jakhar / JJ - Ranbir Kapoor
Heer Kaul - Nargis Fakhri
Ustad Jameel Khan - Shammi Kapoor
Jai - Moufid Aziz
Sheena - Aditi Rao Hydari
Khatana - Kumud Mishra
Dhingra - Piyush Mishra
Neena Kaul - Shernaz Patel
il fratello di Jordan - Jaideep Ahlawat
la cognata di Jordan - Shreya Narayan

Scritto da Imtiaz Ali e Muazzam Beg

Diretto da Imtiaz Ali

Prodotto da Shree Ashtavinayak Cine Vision Ltd e Eros International

Musiche di A. R. Rahman

Coreografie Ashley Lobo, Bosco Martis e Caesar Gonsalves

Distribuito da Eros International

Anno 2011

AWARDS

Screen Award 2012:
Best Actor (Male) - Ranbir Kapoor
Best Playback Singer (Male) - Mohit Chauhan
Best Music - A. R. Rahman

Zee Cine Awards 2012
Best Actor - Ranbir Kapoor
Best Director - Imtiaz Ali
Best Lyrics - Irshad Kamil
Best Singer - Mohit Chauhan
Best Editing - Aarti Bajaj

Filmfare Award 2012:
Best Actor In A Leading Role (Male) - Ranbir Kapoor
Best Music Director - A. R. Rahman
Best Lyrics - Irshad Kamil
Best Playback Singer (Male) - Mohit Chauhan
Best Actor Male (Critics) - Ranbir Kapoor

Apsara Award 2012:
Best Actor in a Leading Role (Male) - Ranbir Kapoor
Best Lyrics - Irshad Kamil
Best Music - A R Rahman
Best Playback Singer - Male - Mohit Chauhan

International Indian Film Academy (IIFA) 2012:
Playback Singer (Male) - Mohit Chauhan
Music Direction - A R Rahman
Best Lyrics - Irshad Kamil
Performance in a Leading Role (Male) - Ranbir Kapoor
Best Background Score - A. R. Rahman
Hottest Pair of the year - Ranbir Kapoor e Nargis Fakhri

CURIOSITA'

- Data la location italiana, all'inizio del film si sentono le comparse pronunciare qualche parola nella nostra lingua (estasi).
E' sempre un piacere ripassare la mappa delle locations italiane dei film bollywoodiani, grazie all'articolo di Caterina.

- Nargis Fakhiri è al debutto. Il prossimo 23 agosto è in uscita Madras Cafe, con John Abraham, il suo secondo film. 
- Tutto da gustare il video della divertente Hawa Hawa.
Rockstar rappresenta l'ultima apparizione sullo schermo di Shammi Kapoor scomparso il 14 agosto del 2011.


La pagina di Bollywood Hungama dedicata a Rockstar.

09 agosto 2009

LOVE AAJ KAL (L'AMORE IERI E OGGI)

Love Aaj Kal è una delle prime uscite importanti in quel di bollywood, dopo la lunga pausa causata dallo sciopero per il mancato accordo tra produttori e proprietari dei multiplex sulle quote relative agli incassi. L'attesa era alta perchè si tratta del terzo film da regista di Imtiaz Ali, dopo il meritato successo di Jab We Met, e perchè il battage pubblicitario ha puntato molto sull'alchimia tra i due protagonisti insistendo maliziosamente a proposito dei baci che Saif Ali Khan e Deepika Padukone si sono scambiati per esigenze di copione. Love Aaj Kal è una delle tante commedie attuali ma non spregiudicate, che ha in sè tutti gli elementi di modernità, ma non dimentica le tradizioni. Locations, almeno in parte, oltremare, comparse e coprotagonisti occidentali, canzoni, poche, inserite nella trama del film (addio timidi sguardi tra le Alpi svizzere, ora si balla solo alle feste o in discoteca), protagonisti giovani ed indipendenti che si amano senza necessariamente sposarsi, sono gli ingredienti di un film premiato al box office, carino, colorato, ma non irresistibile.

TRAMA

Jai (Saif Ali Khan) e Meera (Deepika Padukone) si incontrano e si innamorano. Convinti come sono che i sentimenti siano incompatibili con la libertà ed una piena realizzazione delle proprie ambizioni, si allontanano e si respingono quanto più possibile. Basterà il tenero esempio dell'innamorato Veer (Rishi Kapoor) e la sua bella Harleen (Giselle Monteiro) e tutta la durata del film per far loro cambiare idea?

RECENSIONI

The Times of India:****
Non rimarrete delusi. Il film rispecchia la fobia nei confronti delle responsabilità nei rapporti sentimentali da parte dei giovani professionisti di successo. Con gran dispiacere dei genitori, i quali non ne comprendono il dilettantismo emotivo e li tormentano con i clichè dell'amore di una vita. Il segreto del modo di fare cinema del regista Imtiaz Ali risiede in tre fattori. Invece di dipendere pesantemente da una sceneggiatura lunga tre ore, Imtiaz si concentra sui dialoghi: frizzanti, concisi, realistici. Il secondo aspetto è la definizione dei personaggi, capaci di infiammare letteralmente lo schermo con la loro vena individualistica e la loro triste vulnerabilità. Il terzo aspetto è l'atmosfera e l'ambientazione. Londra e San Francisco sono belle, ma è ancora una volta Delhi a convincere in pieno. Gioca un ruolo importante nel creare la giusta atmosfera anche la colonna sonora di Pritam. Quanto ai difetti, il primo tempo tarda a carburare, ma poi confluisce in un coinvolgente secondo tempo. Per fortuna le affascinanti interpretazioni dei due protagonisti celano questi rallentamenti. Deepika è decisa ed efficace nel ruolo di Meera. Ma è Saif che regala al suo personaggio così tante sfumature da renderlo estremamente reale.
Nikhat Kazmi, 30.07.09
recensione integrale

Hindustan Times:***
Probabilmente questo tipo di relazione semi-informale con un ex partner è una novità nei film Hindi. Saif Ali Khan, al solito, recita la parte del 'Saif à la Hugh Grant', il che è una gran cosa. Non conosco nessuno nell'immaginario popolare che potrebbe interpretare meglio l'adorabile, disinvolto, simpatico Saif. Insieme a Deepika Padukone, mantiene vivo l'interesse dello spettatore. Amerete questa storia d'amore per il suo realismo.
Mayank Shekhar, 01.08.09
recensione integrale

Bollywood Hungama:****
...Love Aaj Kal non è un film facile da scrivere e realizzare. Certo è una love story ma non di quelle che parlano d'amore e struggimento del cuore. Ci sono due storie ambientate in differenti periodi... se non si è attenti si rischia di fare confusione con la trama...
Taran Adarsh, 30.07.09
recensione integrale

Diana:***
E' proprio vero, al di là dei tanto discussi (e castissimi) baci sulle labbra (Saif evidentemente non è uno che si tira indietro visto che aveva già baciato niente meno che Rani Mukherjee in Hum Tum e Preity Zinta in Salaam Namaste) tra i due protagonisti c'è una buona alchimia che, nonostante la differenza di età, sullo schermo funziona. E' grazie a Saif e Deepika che il film è piacevole, entrambi sono brillanti e perfettamente in parte.

Il bello:
- Saif e Deepika, il loro struggente prendersi e lasciarsi. L'attrazione palpabile tra i due. La superficialità, l'immaturità ma anche il pudore vergognoso di non ammettersi innamorati: chiunque abbia avuto una relazione in cui la testa diceva di no ma tutto il resto del corpo urlava sì, amerà almeno un po' Love AAj Kal.
- Rishi Kapoor, convincente, indispensabile, adorabile.
- Il cameo di Neetu Singh Kapoor.

Il brutto:
- Bisogna aspettare il quarantottesimo minuto del film per godere del primo vero stacco musicale. La colonna sonora è divertente ma dispensata con il contagocce. Si sente la mancanza dei balletti a maggior ragione visto che si tratta di una commedia d' intrattenimento.
- Giselle Monteiro: c'era bisogno dell'unica brasiliana sulla faccia della terra senza alcun senso del ritmo per il ruolo di Harleen Kaur? Davvero nessun' altra modella, magari, indiana, altrettanto bella ma con maggior talento per la danza, era disponibile?
- Inutile sforzarsi di tenere il piede in due scarpe, meglio decidersi per un film tradizionale o per una commedia più moderna. Il rischio è di pasticciare con la trama, creando qualche incongruenza, ed esagerare inserendo elementi che sovraccaricano la storia per accontentare i più tradizionalisti.

SCHEDA DEL FILM

Cast:
Saif Ali Khan - Jai Vardhan Singh/ il giovane Veer Singh
Deepika Padukone - Meera Pundit
Giselle Monteiro - Harleen Kaur
Rishi Kapoor - Veer Singh da adulto
Rahul Khanna - Vikram

Regia: Imtiaz Ali (Jab We Met)

Musiche: Pritam Chakraborty (Billu, Singh Is Kinng)

Coreografie: Ashley Lobo (Namastey London, Jab We Met), Bosco Martis (Partner), Caesar Gonsalves (Partner), Saroj Khan (Delhi-6)

Prodotto da:
Illuminati Films (di proprietà di Saif Ali Khan che ne ha scelto il nome) in collaborazione con la Eros International

Anno: 2009

Traduzione del titolo: L'amore ieri, oggi e domani

CURIOSITA'

Pare che Kareena Kapoor, attuale compagna di Saif, si fosse detta entusiasta e disponibile per il ruolo di Meera. Saputo che la parte era già stata assegnata ha reagito con una certa eleganza, così come ha fatto durante il lancio del film dichiarando che sperava che Love Aaj Kal diventasse una hit anche maggiore del suo Kambakkht Ishq. Nessun commento invece dal fidanzato di Deepika, Ranbir Kapoor.

Il sito ufficiale del film


14 luglio 2009

JAB WE MET (L'AMORE ARRIVA CON IL TRENO)



Attingendo all’archivio bollywoodiano, ma senza far scattare allarmi di copiatura, il film riprende alcune parti del catastrofico Dhai akshar prem ke, (film con Aishwarya Rai e Abhishek Bachchan) aggiungendo quella raffinatezza, quello spirito e quella credibilità che mancavano al primo e sviluppando una storia più completa e avvincente.


TRAMA
L’incontro con l’adorabile impicciona Geet cambia radicalmente la vita di Aditya, giovane imprenditore poco consapevole di se stesso, che si lascia crogiolare in una delusione d’amore fino a pensare al suicidio. Travolto dall’energia della ragazza, inizia a conoscersi veramente e prende spunto dal suo modo di essere per affacciarsi al mondo e riconsiderare tutte le situazioni dalle quali si sentiva oppresso.


In India un film “vive”
Quelli che hanno semplicemente un inizio, una storia e una fine si dimenticano in fretta.
Per rimanere forte nel tempo una pellicola ha bisogno di un’anima che si costruisce passo dopo passo attraverso un gioco di squadra nel quale è coinvolto soprattutto il pubblico

Se Jab we met è stato accolto a braccia aperte è anche grazie a quel “qualcosa in più” che possiede… inutile cercare una qualsiasi ragione tecnicamente analizzabile capace di tradurre ciò che c’è alla base.
Non è facile definire a parole ciò che è invece facilmente percepibile: il dialogo che istaura con gli spettatori, la sua freschezza, il coinvolgimento continuo, il ritmo, l’amore a prima vista per i personaggi, la scoppiettante colonna sonora.

La storia... piacevole
può mettere d’accordo tutti , riuscendo nel difficile compito di coinvolgere ragazzi, adulti, ma anche dei nonni con i nipoti seduti nella stessa sala, ugualmente sedotti e trascinati dalla visione.
Ditemi se già in questo non è spettacolare.

La musica...esplosiva,
frenetici ritmi punjabi (più tradizionali in "Nagada Baja" e rivisitati in chiave disco-pop nel tormentone "Mauja Mauja"), melodie più lente (con testi originali bellissimi, cosa da non sottovalutare..) in "Aoo Milo Chale" e "Tumse hi". Fino a "Yeh Ishq Haaye" , un motivetto da non togliersi più dalla testa le cui parole urlano un’incontenibile positività.

I personaggi... da colpo di fulmine
Kareena Kapoor ha saputo rendere Geet davvero speciale, riuscendo ad unire con spontaneità le apparenti contraddizioni del suo carattere. Simpatica o rompiscatole? Buffa o seducente? Immatura o solo combattiva e fiduciosa? In lei c’è un po’ di tutto ed è un mix esplosivo.
Shahid dal canto suo ha resistito bene all’ onnipresenza di Kareena, riconoscendo che era il suo personaggio ad avere in mano le chiavi del successo di Jab we met, ma aveva ancora bisogno di un valido supporto, del compagno ideale. Una presenza maschile composta e delicata, capace di appoggiare attivamente la performance della protagonista senza dare troppo a vedere il suo costante (e importante) intervento.

Il mio giudiizo sul film : **** 4/5


ANNO : 2007

REGIA: Imtiaz Ali

TRADUZIONE DEL TITOLO: quando ci siamo incontrati

CAST:

- KAREENA KAPOOR ......Geet
- SHAHID KAPOOR ......Aditya
- TARUN ARORA ......Anshuman
- DARA SINGH .......Dadaji
- SAUMYA TANDON ....Roop


COLONNA SONORA : Pritam (musica) Irshad Kamil (testi)

PLAYBACK SINGERS: Shaan, Ustaad Rashid Khan, Labh Jauja, Sonu Nigam, Shreya Ghosal, Mohit Chauhan


RECENSIONI:

- Bollywood Hungama 3,5 /5
(testo originale)

- Hindustan Times 3/5
(testo originale)

- The Times of India 4/5
(testo originale)


UNA CURIOSITA':

Da sempre nella tradizione del cinema indiano il mescolarsi di eventi reali con la finzione cinematografica finisce per caricare il film con qualcosa che va aldilà della trama e che stimola una riflessione in più (o semplicemente una chiacchiera, come in questo caso) :

Shahid e Kareena, erano coinvolti sentimentalmente da diversi anni ma hanno finito per troncare il loro rapporto poco prima dell’uscita del film.
Il bacio dell’happy ending non è stato incluso a caso, ma in risposta ad un video girato a lungo su You tube, che vedeva i due ex fidanzati ripresi dal proprio telefonino in un momento d’intimità. Inutile pensare ad un montaggio o a dei sosia… entrambi gli attori non si sono nemmeno giustificati e hanno riso sopra l’evento (uno scandalo se pensiamo che Kareena fa di cognome Kapoor).


QUALCOS’ALTRO

- Con saggia delicatezza, Imtiaz Ali, rovista ancora nei cassetti e fa riprendere in mano a Kareena e Shahid un’immagine memorabile di Dilwale Dulhania le jayenge reinserendola in un contesto nuovo; non per carenza di originalità... ma per stimolare un collegamento e risvegliare un’emozione già nota, anche se in modo diverso. Il cinema indiano ama giocare con i suoi preparatissimi spettatori, che non impiegano che un attimo ad individuare i riferimenti suggeriti dai registi, i lori link, i loro tranelli…

- Tra le locations ritroviamo i paesaggi di Chandigarh, Manali, Shimla e Rothang Pass (Himalaya)

- Il nuovo film del regista Imtiaz Ali sarà intitolato Love Aaj Kal ed è in uscita il 31 luglio prossimo. il film vedrà Saif Ali Khan, attuale compagno di Kareena, impegnato sia come protagonista che come produttore, affiancato da Deepika Padukone, la “dreamy girl” di Om Shanti Om.
Per foto, trailer e news consulta il Sito ufficiale

- Jab we met sarà trasmesso in italiano sabato 18 luglio in prima serata su Raiuno, il titolo sarà L’amore arriva in treno. Incrociamo le dita e speriamo in tagli non troppo devastanti…