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02 marzo 2011

KAAKHA KAAKHA




Kaakha Kaakha è uno strepitoso poliziesco in lingua Tamil, enorme successo commerciale, prima superhit per il regista Gautham Menon e vera glorificazione per la star Suriya, eletto a furor di popolo l’attore di punta dopo l’ottima performance in questo film. Presto uscirà a Bollywood un remake in lingua Hindi dal titolo Force con John Abraham e Genelia D’Souza, chissà se il progetto (rifiutato da Menon e diretto da Nishikanth Kamat) riuscirà a reggere il confronto con la coinvolgente pellicola a cui si ispira.


TRAMA
Anbuselvan (Suriya) è un agente di una squadra specializzata nella lotta alle mafie locali e la sua vita è continuamente esposta al rischio, motivo per cui non riesce a costruirsi degli affetti e vuole tenere alla larga Maya (Jyothika) un’insegnante che si è innamorata di lui e apertamente lo corteggia. Non riuscendo a deviare le attenzioni della ragazza Anbu inizia a frequentarla ma il pericoloso boss Pandya (Jeevan) torna da Mumbai per ottenere la sua vendetta .


Ormai definito un autentico classico contemporaneo, Kaakha Kaakha è un film avvincente e sensuale in grado di rapire i sensi. Lasciando da parte ogni illusione rovescia sul tavolo realismo, violenza, urla e polvere senza alcun freno, senza paura di appesantire il morale degli spettatori con elementi pessimisti e dark. Il pubblico del Cinema Tamil dimostra una scarsa dipendenza da happy ending e conclusioni appaganti, anzi, molto spesso i titoli più amati hanno svolgimenti travagliati e oscuri oltre che finali bruschi e amari.
Lo straordinario successo della pellicola è del tutto giustificato, il film è robusto , intenso, supportato da un ottimo script e da una brillante regia, la colonna sonora piace già dal primo ascolto, le sequenze d’azione sono inserite nella trama con armonia , senza eccessi. Nel racconto non ci sono pause e la sua apertura è già una suggestiva ipnosi, l’incedere della storia, i suoi ritmi e il montaggio, fanno sì che l’attenzione non possa disperdersi neanche per un attimo.
Gautham Menon crea per Jyothika un personaggio femminile che ridefinisce l’immagine dell’eroina tipo e ispira nuovi canoni e metri di giudizio. Maya è una donna moderna, forte, una che se ne frega di apparire perfetta e si veste come vuole, lavora, affronta le sue scelte senza ricorrere all’aiuto di nessuno, seduce il suo uomo e gli dichiara apertamente di voler fare l’amore con lui. Una frizzante musa, una guida, una ragazza della porta accanto che parla senza timori e cerca di liberare Anbu dalla sua abitudine di rinchiudersi in spazi ristretti, di nascondersi, di rimandare ogni piacere terreno. La protagonista, salvatrice e provocante al tempo stesso,   appare sullo schermo per la prima volta come una sirena che solleva il compagno tramortito dal fondo delle acque e lo riporta alla vita. L’eroe è forte e macho ma la sua donna è ancora più coraggiosa e “maschio” di lui. Suriya e Jyothika, (oggi felicemente sposati fuori dal set) vantano una fantastica presenza scenica e una chimica elettrizzante, Kaakha Kaakha è film che meglio ha valorizzato la loro intesa professionale e sentimentale.


Il mio giudizio sul film **** ½ / 4,5 /5


ANNO : 2003

LINGUA : Tamil

TRADUZIONE DEL TITOLO : Proteggere



CAST
Suriya …………………… Anbuselvan
Jyothika ……………….. Maya
Jeevan …………………… Pandya
Daniel Balaji ………. Shrikanth


COLONNA SONORA : Harris Jayaraj

PLAYBACK SINGERS : Bombay Jayashree, Kay Kay, Suchitra, Sunita Sarathy, Febi Mani, Karthik, Timmy, Pop Shalini


QUALCOS’ALTRO
E’ stato già girato un remake Telegu del film, Gharshana, con Venkatesh e Asin, Menon ha accettato di dirigerlo rifiutando però un ulteriore remake della stessa pellicola in Hindi.
Pandya , il villain, è stato interpretato da Jeevan, ma Gautham Menon ha voluto doppiarlo con la sua voce, il regista recita anche nel film in un piccolo ruolo, è uno degli agenti di polizia che affiancano il protagonista.
Kaakha Kaakha è stato girato principalmente in Sri Lanka e per le strade di Chennai. I set sono soprattutto locations reali e non allestite appositamente per il film.

24 dicembre 2009

DHOOL

L’industria cinematografica dello stato dell’India meridionale del Tamil Nadu, conosciuta anche come Kollywood è, per numero di film prodotti annualmente la seconda dell’India. Con una forte connotazione popolare, non trascura temi scottanti o controversi. Ha il proprio centro nella città di Chennai, nell’area chiamata Kodambakam dove ci sono i principali studi cinematografici.
Le star del cinema tamil hanno un seguito di pubblico che qualche volta sfiora la venerazione e in genere sono più pagati dei loro colleghi di Bollywood.

Titolo:Dhool
Anno: 2003
Regia: Dharani
Cast: Vikram, Jothika, Vivek, Reema Sen

voto: *****/5


Trama: Gli abitanti di un villaggio del Tamil Nadu, a causa della vicinanza di una fabbrica inquinante, non hanno accesso all’acqua potabile. Decidono di mandare una propria delegazione nella capitale per presentare una mozione al politico da loro eletto poco tempo prima.
La delegazione è formata da una donna anziana, da Eeswari bella e coraggiosa e da Arumugan, l’eroe del film.
Ma la richiesta di far valere i propri diritti non è facile e il gruppo proveniente dal villaggio si trova ad affrontare pericoli e problemi di ogni tipo, delinquenti e politici corrotti.

Dhool è un ottimo esempio per mostrare alcune delle differenze tra il cinema tamil e la produzione cinematografica di Bollywood. Ci si presenta come un grande contenitore narrativo in cui sono inserite molteplici trame, quella che fa da sfondo riguarda l’eroe che deve combattere politici corrotti e, su questa si innesta una storia d’amore che pian piano cresce e trova il suo culmine, con l’eroe che deve salvare la propria amata dal pericolo che la minaccia. Si aggiunge anche il lato comico, che nei film tamil può essere inserito nel contesto narrativo ma, a volte si presenta in veste di brevi scene completamente distaccate dalla narrazione principale.

Nel caso del film su cui stiamo ragionando le scene comiche sono inserite nel discorso narrativo e vedono coinvolti non solo gli attori specializzati in ruoli comici ma anche i protagonisti principali del film. Dhool infatti ci mette in contatto con la personalità di Vivek, ad oggi uno fra i migliori attori comici di tutta l’India, e ci dà la possibilità di apprezzare gli scambi brillanti e divertenti fra Arumugan e Eeswari.

La funzione delle scene comiche è molteplice, in Dhool aggiunge leggerezza a momenti più crudi della storia, praticamente ogni scena di questo tipo coinvolge i due attori protagonisti con l’aggiunta di Vivek e Reema Sen (nella parte della bella e provocante Swapna) e contribuisce a creare e rafforzare il legame amoroso tra Arumugan e Eeswari; in altri film le scene comiche formano una unità narrativa a parte e hanno una funzione didattico/pedagogica, dove si presenta al pubblico una situazione che riguarda un comportamento individuale o del villaggio/società e l’attore comico si presenta come colui che individua i comportamenti negativi e li condanna.

Un altro elemento caratterizzante i film tamil riguarda l’ambientazione che può apparire maggiormente “realistica”, ma che realtà potremmo definire più popolare. Non ci sono qui le ricche e immense ville tipiche delle ambientazioni di Bollywood, i personaggi sono inseriti in luoghi che sembrano più poveri, dalle pareti scrostate, con una vernice non proprio nuova. I set cinematografici tendono a ricreare quartieri dove le strade sono a volte sconnesse, non ci sono abitazioni moderne, c’è la presenza di cani, che è raro vedere in film Hindi. A volte hanno un padrone, vivono in casa e a volte, semplicemente li si vede aggirarsi tranquillamente per le strade in cui si svolge una data scena. A volte sono incolpevoli esecutori delle vendette dei prepotenti.

Le case, di cui abbiamo accennato sopra, sono costituite da un ampio cortile interno, spesso si tratta di uno spazio aperto, qui si riunisce la famiglia nei momenti di lavoro o di condivisione del tempo libero. Intorno c’è l’abitazione vera e propria che si sviluppa su un piano, raramente su due. E’ fatta per accogliere un gruppo familiare più ampio di quello costituito dalla coppia con figli, nella casa possono convivere infatti più fratelli con le rispettive mogli e i genitori anziani.

Differenze si notano anche nel tipo di abbigliamento. Le donne usano un abbigliamento indiano, quelle sposate hanno il sari e le ragazze non sposate hanno un abito costituito da tre pezzi formato da una gonna lunga e ampia, una blusa e una sorta di scialle che è drappeggiato lungo i fianchi e appoggiato su una spalla, non è raro vedere i personaggi femminili di questi film indossare il salwar kameez formato da ampi pantaloni e da una lunga tunica, i capelli sono lunghi, raccolti in una treccia e quasi sempre adornati da fiori bianchi.

Anche gli uomini hanno spesso abiti indiani, il più utilizzato è il dhoti, un lungo pezzo di stoffa che è drappeggiato intorno ai fianchi e ripiegato in modo da farlo somigliare vagamente a un pantalone, non raramente però i maschi portano anche abiti occidentali.
Infine uomini e donne portano sulla fronte vari segni costituiti da linee verticali, nel caso di devoti del dio Vishnu, o segni orizzontali di colore arancione nel caso di seguaci del dio Shiva.

Anche senza generalizzare troppo, possiamo dire che il tasso di violenza è maggiore nei film tamil. Dhool ci mostra molte scene di questo tipo e sono legate tutte alla presenza di personaggi corrotti, qui si tratta del politico e dei suoi metodi per organizzare brogli elettorali con il sostegno di una banda di malavitosi di quartiere. Lo stesso politico si serve della violenza per disfarsi dell’eroe che reclama i propri diritti, provocando un ulteriore contrasto violento tra i suoi scagnozzi e lo stesso eroe; qui ci troviamo in presenza di una novità, quella del personaggio femminile negativo, Swarnaka che è il capo della gang di delinquenti.

Swarnaka ordina gli attacchi punitivi contro chi si oppone ai suoi soprusi, è lei a minacciare e manipolare le elezioni, per conto del politico. Arriva al punto di occuparsi direttamente dell’eliminazione di un testimone scomodo, e infine è proprio lei ad affrontare in un duello finale Arumugan.
La scena è costruita in un crescendo drammatico in cui si inserisce la canzone cantata dalla vecchia che è arrivata in città insieme a Arumugan, il testo esalta le gesta di un eroe dalla forza straordinaria e lo incita alla lotta e alla vittoria.

La violenza, almeno in Dhool non è fine a se stessa, ma ne costituisce un momento inevitabile per ottenere giustizia. Può risultare una posizione controversa ma va inserita in un contesto dove tutto il resto ha già fallito il proprio scopo e funzione.
Chi reclama i propri diritti inizialmente si rivolge alla classe politica, ma si accorge che è costituita da corrotti e pericolosi individui, in altri film la corruzione avvelena l’altra istituzione preposta per legge alla garanzia della legalità, ovvero la polizia.
In altri contesti ancora la corruzione e il tradimento della propria funzione arriva dal mondo accademico o da un mondo economico che sconfina facilmente in atteggiamenti mafiosi.
Solo dopo aver provato il fallimento di queste istituzioni, l’eroe trova nella personale interferenza sugli eventi, il solo modo per ristabilire quella giustizia e ordine che è stato violato. Nel caso di masala e film di taglio popolare, questo schema di rottura/intervento/ricostituzione dell’ordine è quasi sempre rispettato.

Dhool inizia con una scena di lotta tra due personaggi rivali; la scena di lotta rappresenta una delle modalità con cui spesso inizia un film di questo tipo, altre volte la scena di apertura è una canzone coreografata di cui possiamo sottolineare qualche ulteriore aspetto di differenza rispetto ad altre cinematografie indiane. Ci riferiamo all’enfasi che ha il gruppo formato da molte decine di ballerini, il protagonista è posto al centro del gruppo a cui si contrappone, come in un dialogo danzato, il gruppo di ballerine di cui fa parte l’attrice protagonista, a differenza di molti film Hindi dove invece, le scene ballate si concentrano più spesso intorno ai due interpreti principali.

Da un punto di vista visivo l’efficacia è assicurata da un gioco di scelte cromatiche davvero notevoli, con uno sfondo che a volte è il verde intenso delle campagne del Tamil Nadu, altre volte lo sfondo è lo splendido mare azzurro dell’Oceano Indiano.

Anche se non mancano situazioni in cui le canzoni costituiscono rotture dello scorrere della storia o una digressione di qualche tipo, nei migliori esempi di film masala, le scene ballate hanno spesso una maggiore coerenza narrativa e nascono da situazioni o reazioni emotive di un personaggio.

Un ultimo elemento che vorremmo mettere in evidenza riguarda i nomi dei personaggi, ci riferiamo unicamente ai personaggi maschili dato che la cinematografia tamil ruota intorno al protagonista maschile.
Nei film tamil la componente culturale è molto marcata, lo abbiamo visto quando abbiamo affrontato il discorso sull’abbigliamento, la scelta dei nomi ribadisce l’orientamento culturale/religioso dato che fanno riferimento a vari appellativi delle divinità induiste del Tamil Nadu come Arumugan, Aru, Arul, Saamy che si riferiscono al dio Murugan dalle cinque facce e che è oggetto dell’adorazione degli induisti delle parti meridionali dell’India.

Dhool contiene praticamente molti degli elementi sopra elencati, vogliamo sottolineare la presenza efficace di Vikram, bravo attore tamil che riesce a passare da un film impegnato a un film popolare con naturalezza e bravura, ha ottimi tempi comici e una buona intesa cinematica con l’attrice Jothika, si dimostra un ottimo danzatore e risalta nelle scene di azione. Jothika regge il confronto e rappresenta una ottima controparte nelle situazioni serie, in quelle comiche e soprattutto in quelle romantiche.
Vivek ha quella rara qualità di superare i confini linguistici e culturali con il suo livello di attore comico.

17 settembre 2009

BAGHBAN


Ravi Chopra nutriva questo progetto da tempo, voleva scritturare Dilip Kumar e Rakhee Gulzar per una storia d'amore tra una coppia matura ma il film si perse nei meandri della produzione e le riprese non iniziarono mai.
Con un distacco di quasi trent'anni viene ripresa in mano l'idea immaginandoci i volti di Amitabh Bachchan e Hema Malini (la loro ultima collaborazione era stata Nastik nel 1983) e alla storia base iniziarono ad aggiungersi altri personaggi, la trama si fece più complessa e articolata, e, nonostante i rifiuti di Juhi Chawla e Shahrukh Khan, (scritturati per i ruoli che poi andarono a Mahima Chaundhry e Salman Khan) il film fu completato e uscì nelle sale nel 2003.

TRAMA

Raj e Pooja hanno passato una vita insieme, il loro rapporto è una simbiosi totale; senza curarsi degli anni sono ancora belli, vitali, affiatati, credono di aver creato una famiglia perfetta. Ma è veramente tutto splendido come sembra?
Nel momento in cui esprimono il desiderio di passare più tempo con figli e nipoti impallidiscono di fronte ad una risposta inaspettata, nessuno li vuole tra i piedi e vengono scaricati da una famiglia all'altra come un pacco postale. Delusi di aver sacrificato fino all'ultimo risparmio per il benessere di coloro che gli hanno chiuso la porta in faccia, riscoprono una nuova giovinezza e si dedicano a tutto ciò che finora avevano solo rimandato.


Proponendo una storia che smonta a pezzi l'immagine della famiglia patriarcale e unita, il film insiste sulla sensazione di disagio che i due protagonisti provano nel vedere crollare le loro aspettative. Dopo una prima parte esclusivamente introduttiva, che si intervalla da un festeggiamento all'altro, la storia inizia a svilupparsi solo da metà film e si fa sempre più densa e coinvolgente.
Costretti a separarsi, dato che nessuno dei figli vuole assumersi la responsabilità di tutte e due, Pooja e Raj interrompono la loro simbiosi per la prima volta dopo quarantanni; nella lontananza rivivono le attese dell'adolescenza e si cercano come fossero due ragazzini al primo incontro, progettano un futuro insieme e si concedono i vizi dei quali si erano sempre privati.
Ricercando una nuova identità dopo la pensione e lo sgretolarsi delle illusioni portate avanti negli anni, si slegano dai vincoli familiari e provano a recuperare il tempo perduto.

Emotivo, duro ma carico di sensazioni, Baghban vive grazie ad una sublime interpretazione di Amitabh Bachchan, questa volta fragile e nostalgico, irrimediabilmente innamorato della sua donna che continua a guardare con affetto e desiderio. Il dio del cinema indiano non sbaglia un colpo, scalda il cuore degli spettatori e canta con la sua voce ben tre brani della colonna sonora (tra cui “Main yahaan tum wahan” la commovente serenata al telefono).


Il mio giudizio sul film : *** 3,5/5

DA VEDERE PER : un emozionante e nobile Amitabh Bachchan, un'ottima storia, una buona regia

DIFETTUCCI: Ritmi troppo lenti nella prima parte, troppo spazio concesso alla storia tra Salman Khan e Mahima Chaudhry, la superflua festa di S. Valentino.


RECENSIONI:

- Bollywood Hungama (testo originale)
- Movie IndiaTimes (testo originale)

ANNO: 2003

TRADUZIONE DEL TITOLO: termine vicino a “giardiniere” nel senso di “far crescere con cura” o “guardiano” per esprimere “colui che sorveglia e ne è responsabile”

REGIA: Ravi Chopra

CAST:

Amitabh Bachchan...........Raj
Hema Malini......................Pooja
Salman Khan....................Alok
Mahima Chaudhry..........Arpita
Aman Verma...................Ajay
Samir Soni.......................Sanjay
Divya Dutta....................Reena
Paresh Rawal..................Hemant
Riimi Sen.........................Payal


COLONNA SONORA : Adesh Srivastav

PLAYBACK SINGERS: Amitabh Bachchan, Alka Yagnik, Udit Narayan, Richa Sharma, Sukhwinder Singh, Sudesh Bhonsle

18 agosto 2009

KUCH NAA KAHO (UN PADRE PER MIO FIGLIO)


Prima di convolare a nozze e rallegrarsi del successo del bellissimo Guru di Mani Ratnam, Abhishek Bachchan e Aishwarya Rai inciamparono in più di un filmetto deludente e degno di scarsa attenzione.

Kuch naa Kaho figura nella mia lista personale di titoli da NON consigliare; guardatelo e ritroverete il peggio di Bollywood. Coloro che amano criticare la cinematografia indiana questa volta avranno pane per i loro denti perché il film è veramente fasullo, infantile e scontato, (ma che non ci prendano il vizio perchè non gli capiterà spesso un'occasione così).


TRAMA
Raj conosce Namrata durante il suo viaggio di ritorno in India e la rincontra lo stesso giorno al matrimonio del cugino. Pur essendo saldamente ancorato alla sua vita da single inizia a mostrare un certo interesse per la ragazza, ma un giorno scopre che è sposata e ha un figlio.
Che fine ha fatto il marito fuggitivo? Come è prevedibile prima che Kuch naa Kaho finisca, il dimenticato consorte dovrà fare un salto sulle scene per liberare la pista a Raj e benedire l’happy ending.


Nonostante il fascino di Abhishek e Aishwarya la pellicola non ha molto da offrire, spalma appiccicosa melassa alla velocità della luce e non tira fuori emozioni vere.
Nessun brivido.
Gli attori sono ben ingessati e incerati, carini ma niente di più.
L’avvenuta metamorfosi professionale di entrambi è sconvolgente, Abhishek in questi ultimi anni ha affinato così tanto le sue capacità da risultare irriconoscibile se paragonato al ragazzetto pallido di Kuch Naa Kaho. Sta diventando bravo, anzi bravissimo, ma in questa pellicola siamo ancora in alto mare.

Il film va avanti sommando una lacuna dietro l’altra come fossero briciole di Pollicino, gira alcune sequenze in un caotico campo estivo (deve essere scattata una moda non indifferente dopo il successo di Kuch Kuch Hota Hai) nel quale vengono portate avanti una serie di scontatissime gag. Alcune scene meriterebbero di essere sfettucciate con le cesoie e Abhishek che si lancia dal tetto giusto per attirare l’attenzione non è esattamente un modello da imitare.

L’unico momento che rivedrei è canzone "Achi Lagti Ho" la cui musica è piacevole e rilassante. La bellezza dell’ex Miss World monopolizza la schermo dalla prima all’ultima nota e scatena una tempesta con un solo battito di ciglia. Al termine di questi amabili sei minuti il film torna ad essere una noia totale, le cose sono due. : o si prende un caffè doppio macchiato per resistere agli sbadigli… o si manda in pensione il dvd ancora prima che abbiano luogo i festeggiamenti finali.


Il mio giudizio sul film * 1/5
Tolta la bella canzone tutto il resto è un colabrodo.


ANNO: 2003

REGIA: Rohan Sippy

TRADUZIONE DEL TITOLO: Non dire niente

CAST:

- Aishwarya Rai…… Namrata
- Abhishek Bachchan…… Raj
- Arbaaz Khan…………… Sanjeev
- Satish Shah…………… Rakesh
- Meghna Malik………… Nikki


COLONNA SONORA: Shankar – Ehsaan – Loy

PLAYBACK SINGERS: Shaan, Shankar Mahadevan, Sujata Battacharya, Mahalaxmi, Kavita Krishnamurty e Udit Narayan


QUALCOS’ALTRO:

- Il regista Rohan Sippy è il figlio del leggendario Ramesh Sippy (Sholay)

- Il testo della canzone "Achi Lagti ho" è stato scritto da Javed Akthar

- Il film verrà trasmesso su Raiuno in lingua italiana sabato 22 Agosto in prima serata. Il titolo sarà “Un padre per mio figlio”.

10 luglio 2009

M A R K E T



'Market' è un prodotto davvero imbarazzante. Di più: offensivo. Mi chiedo come abbia potuto Manisha Koirala - non fra le mie attrici preferite, ma in 'Dil Se' e in 'Company' ha regalato interpretazioni convincenti, e in 'Khamoshi' se l'è cavata piuttosto bene - acconsentire a girare questo film. Che non inizia malissimo: bella la lunga sequenza per le strade affollate e pittoresche di Hyderabad, spettacolare (anche se un po' troppo ripulita) la location nella quale è collocato il bordello, accettabili alcune scene e alcune battute. Ma a mano a mano che la narrazione procede la pellicola scende ad un livello tale da far accapponare la pelle. Il dramma personale si trasforma in un action movie (!). Personaggi di cartone entrano in scena, svolazzano sul set, escono per sempre (non che se ne senta la mancanza). I ricordi dolorosi della protagonista si intrecciano a udienze in tribunale, fughe, sparatorie, vendette.

Definire eccessivo il guazzabuglio nel quale 'Market' si impantana non dà la misura dello scempio.
Ho ancora i brividi: ci si deve davvero impegnare, e tanto, per provocare una tale devastazione.

TRAMA

Muskaan (Manisha Koirala) fa la prostituta in un bordello di Hyderabad. Un bel giorno la polizia decide di ripulire l'area, e la nostra eroina rimane senza lavoro. Trova un 'ingaggio' in trasferta a Mumbai, dove viene trasformata in una squillo di lusso.

RECENSIONI

Bollywood Hungama: **1/2
'Market' mescola realismo e cinema popolare, catturando l'attenzione dello spettatore. Fortunatamente il film non delude. Il linguaggio, l'ambientazione e il modus operandi sono efficacemente rappresentati. Il regista Jai Prakash ha svolto bene il suo compito. Trasmette il suo messaggio in modo molto convincente.'
Taran Adarsh, 12.09.03

Cinema Hindi: *
Punto di forza: -
Punto debole: la sceneggiatura è un vero schifo, e la regia e le interpretazioni non fanno nulla per migliorarla

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Manisha Koirala ('Dil Se') - Muskaan
* Govind Namdeo ('Satta') - Yashwant Anna

Regia: Jay Prakash

Anno: 2003

CURIOSITA'

* Citazioni bollywoodiane: Aamir Khan

GOSSIP&VELENI

* Aamir: MA DENUNCIALI!

* Qualcuno dovrebbe suggerire al recensore di Bollywood Hungama di moderarsi nel consumo di funghi allucinogeni

* La cosa mi spezza il cuore, ma pare che Manisha Koirala in passato avesse intrecciato una relazione con Nana Patekar ('Ab Tak Chhappan'). Magari non saprà scegliere i film da interpretare, ma gli uomini da frequentare decisamente sì

09 luglio 2009

DIL KA RISHTA


Lo includo nella categoria di film da guardare una sola volta per poi lasciare in balìa della polvere.

In questo caso si parla di puro godimento estetico davanti a due attori bellissimi : Aishwarya Rai, ex Miss Mondo, e Arjun Rampal, eterno Bronzo di Riace, sullo sfondo di set sgargianti, vagamente esotici, accompagnati da qualche gradevole canzone.
Se si salva dall’anonimato è grazie alle belle coreografie che mischiano classico e moderno, ideate da Vaibhavi Merchant, nelle quali Aishwarya regna sovrana.

TRAMA
Jai resta folgorato dal fascino angelico di Tia ed inizia a corteggiarla facendo sfoggio del suo consistente patrimonio. Contro ogni previsione, la ragazza sceglie di sposare un altro uomo e non si lascia per niente sedurre, né dalla bellezza, né dal conto in banca, dell’ipotetico principe azzurro.
Il tempo passa e i due si incontrano ancora, lei ha perso la memoria ed è malata, lui si offre di assisterla ed aiutarla a dimenticare il passato.


Ok. La trama ricorda le peggiori telenovelas , ma non è tanto la povertà dello script a far danni quanto la freddissima interazione ( anzi oserei dire glaciale) tra i due protagonisti.
Non passa nemmeno un filo d’emozione e il tutto resta finto e scordinato.
Pura apparenza.

Sprovvisto di ogni possibile àncora per agganciarsi al pubblico, Dil ka rishta vive veramente solo quando Aishwarya ha l’opportunità di ballare. Circondata da scenari opulenti e preziosi gioielli, lei, la più bella del reame diviene una sublime ammaliatrice, meravigliosa sulle note di "Dayya dayya re", tra cambi d'abito, colori e luccichini, aiutata da una coreografia interessante.


Il mio giudizio sul film ** 2/5



DA GUARDARE PER :

- la canzone "Daya daya re"

- la bellezza straripante dei due attori

- la sempre meravigliosa Rakhee Gulzar in un piccolo ruolo

- riscoprire un nostalgico richiamo ad un filone bollywoodiano degli scorsi decenni (ora per fortuna in via d'estinzione) caratterizzato da un “estremismo” nei legami affettivi, segnati da una serie di tragedie varie prima di giungere al lieto fine (vedi Hum aapke hain kaun, l'inguardabile Nazrana , Mann… ecc..)


DA EVITARE PER :

- la totale assenza di chimica tra Aish e Arjun (insomma, se vogliono farci credere in una storia d’amore, avrebbero dovuto crederci loro per primi… ma non è avvenuto)

- una trama, anzi, storiella, anche un po’ patetica

- l’effettiva e indiscutibile carenza di originalità

- vedere Paresh Rawal del tutto sprecato in un miserissimo ruolo che oscura il suo talento


ANNO: 2003

REGIA: Naresh Malhotra

TRADUZIONE DEL TITOLO : legami del cuore


CAST:

- Aishwarya Rai.............Tia
- Arjun Rampal..............Jai
- Priyanshu Chatterje.......Raj
- Rakhee Gulzar.............la madre di Tia
- Eesha Koppikar.............Anita
- Paresh Rawal............. il padre di Jai


RECENSIONI:

- Bollywood Hunghama * 1,5 / 5
(testo originale)


QUALCOS’ALTRO:

- Il film è stato prodotto da Aishwarya Rai in collaborazione con suo fratello Aditya

- La location prediletta dal film è il Sudafrica

05 maggio 2009

LOC KARGIL



Non ricordo un film di guerra che mi sia piaciuto. E 'LOC Kargil' non fa eccezione.
La pellicola, una delle più lunghe (e più costose) nella storia del cinema indiano, dura ben 4 ore. Durante le quali non succede nulla. La trama si ispira ad un conflitto - purtroppo - reale, e ne segue fedelmente - purtroppo - la cronaca. La sceneggiatura è ripetitiva e tediosa.

Ma è la parzialità nel rappresentare il nemico a disturbare di più.
I soldati indiani nel film hanno volti, parole, gesti. Madri, mogli, fidanzate, figli. Sono tutti eroici ('Vittoria o martirio' il loro motto). Offrono impavidi il petto ai proiettili dell'invasore. Si immolano per salvare i compagni, eccetera eccetera.
I soldati pachistani, al contrario, non hanno volto. Nè madri, mogli o figli. Nascono spontaneamente dal fertile suolo della Terra dei Puri come muschio e funghi sulle cortecce degli alberi. L'appellativo con cui vengono più educatamente apostrofati è 'cani' o 'bastardi'. Tralascio quelli più pesanti. Sono tutti codardi e indegni di vivere.
Solo al termine del film Sanjay Dutt recita una battuta FINALMENTE umana alla volta del nemico. E per fortuna l'ordine è di seppellire le vittime pachistane invece di abbandonarle sul campo come animali.

Il nutrito grappolo di attori si impegna, ma il cast è talmente affollato che, alla fine, nessun personaggio ha abbastanza tempo a sua disposizione per impressionare lo spettatore. Inoltre si fatica a ricordare chi è chi e a capire chi fa cosa. Mi pare che l'unico a spiccare sia Ajay Devgan.
Il cast femminile è del tutto sprecato: la presenza delle attrici è talmente inutile, ridicola, solo decorativa, che definirla 'cameo' è esagerato.

TRAMA (ci provo)

Soldati ovunque. Marciano, sparano, muoiono. L'azione si svolge in una gelida landa desertica. Molte giovani vite recise di netto per conquistare un'inutile pietraia che io non vorrei nemmeno regalata.
Meglio un sanguinolento, onesto horror. Almeno si muore per un motivo plausibile.

RECENSIONI

Bollywood Hungama: ****
'LOC Kargil' è probabilmente il più vivido e viscerale film indiano di guerra. I personaggi sono uomini vulnerabili e veri, forzati a diventare vittime o eroi o entrambi. La pellicola funziona soprattutto perchè mostra la dura realtà senza nascondere nulla. Ed è arricchita da dialoghi taglienti (O.P. Dutta), da una meravigliosa fotografia (Karim Khatri), da sequenze di battaglia ben costruite (Bhiku Verma) e da un efficace commento musicale (Aadesh Shrivastava). Il regista J.P. Dutta è brillante, ed è uno dei migliori sceneggiatori dei nostri tempi. Quanto al cast, le interpretazioni che spiccano sono quelle offerte da Ajay Devgan, Saif Ali Khan, Abhishek Bachchan e Manoj Bajpai. Ajay entra nella pelle del suo personaggio e regala una performance che può assicurargli solo elogi. Saif migliora di film in film, e riesce ad emergere malgrado il cast importante. Abhishek è estremamente piacevole e la sua interpretazione è fra le migliori della sua carriera. Manoj Bajpai è controllato e il cameratismo che condivide con Ashutosh Rana è fantastico. Il ruolo di Sanjay Dutt è poco consistente. Suniel Shetty è relegato nelle retrovie. Akshaye Khanna è bravo. Nel cast femminile, è Kareena Kapoor ad emergere, seguita da Esha Deol.'
Taran Adarsh, 25.12.03

Cinema Hindi: *
Punto di forza: (non so, dormivo)
Punto debole: troppi, ma spicca su tutti la parzialità

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Sanjay Dutt ('Munna Bhai') - Lt. Col. Jyoshi
* Ajay Devgan ('Company') - Lt. Manoj Pandey
* Saif Ali Khan ('Omkara') - Capt. Anuj Nayyar
* Suniel Shetty ('Hera Pheri') - Sanjay Kumar
* Sanjay Kapoor ('Luck By Chance') - Maj. Deepak Rampal
* Abhishek Bachchan ('Dostana') - Lt. Vikram Batra
* Nagarjuna ('Shiva') - Maj. Padmapani Acharya
* Akshaye Khanna ('Dil Chahta Hai') - Lt. Balwan Singh
* Manoj Bajpai ('Satya') - Yogender Singh Yadav
* Rani Mukherjee ('Black') - fidanzata di Manoj Pandey
* Kareena Kapoor ('Jab We Met') - fidanzata di Anuj Nayyar
* Raveena Tandon ('Satta') - moglie di Deepak Rampal
* Mahima Chaudhry ('Lajja') - moglie di Yogender Singh Yadav
* Esha Deol ('Darling') - fidanzata di Vikram Batra
* Isha Koppikar ('Don') - fidanzata di Sanjay Kumar
* Divya Dutta ('Delhi-6') - (la moglie di non ricordo più chi)

Regia, sceneggiatura, montaggio e produzione: J.P. Dutta ('Umrao Jaan')

Colonna sonora: Anu Malik ('Main Hoon Na'). Il brano 'Main Kahin Bhi Rahoon' dura ben 13 minuti

Anno: 2003

CURIOSITA'

* Il conflitto di Kargil è esploso nel Maggio-Luglio 1999 fra Indiani e Pachistani nel distretto di Kargil in Kashmir. La causa scatenante fu l'infiltrazione in territorio indiano di Pachistani e terroristi Kashmiri, che si spinsero oltre la linea di controllo (Line Of Control) designata come confine fra i due Stati. Gli Indiani riuscirono a respingerli e a ristabilire la LOC. L'evento ha ispirato diversi film (fra cui il non esaltante 'Lakshya' del 2004) in diverse lingue indiane, serie televisive e pièce teatrali

* J.P. Dutta è specializzato in film di guerra: con 'Border' (1997) si è aggiudicato il prestigioso National Award. E pare che nessuna cerimonia militare possa in India considerarsi conclusa senza l'esecuzione del brano 'Sandese Ate Hain' tratto da questa pellicola

* Sanjay Dutt è figlio dell'attore Sunil Dutt e dell'attrice Nargis

* Nagarjuna, stella del cinema Telugu, è laureato in ingegneria informatica. Ha conquistato il National Award nel 1996 per 'Ninne Pelladutha' e nel 1998 per 'Annamayya'. Ma si è guadagnato la nostra riconoscenza eterna fidandosi di uno sconosciuto giovane regista e acconsentendo ad interpretare il suo primo film. La pellicola è uno dei più clamorosi successi di Tollywood, 'Shiva'. E il regista nientedimenoche il GRANDE Ram Gopal Varma. Nagarjuna: GRAZIE!

* Manoj Bajpai si è aggiudicato il National Award nel 1999 per 'Satya' per la sua splendida interpretazione del personaggio di Bhiku, e nel 2003 per 'Pinjar'

* Citazioni bollywoodiane: ma Madhuri Dixit, ovviamente

GOSSIP&VELENI

* Fa una certa impressione vedere Ajay Devgan e Rani Mukherjee recitare il ruolo degli innamorati in un film. Nella vita reale Ajay è sposato con la cugina di Rani, Kajol, e pare che il rapporto fra le due non sia dei più affettuosi

* Fa una certa impressione vedere anche Saif Ali Khan e Kareena Kapoor, da qualche tempo fidanzati nella vita

* Ma la coppia forse più inedita è rappresentata da Abhishek Bachchan e Esha Deol, figli di due mostri sacri di Bollywood (Amitabh Bachchan e Dharmendra) che hanno interpretato insieme la pellicola più amata dal pubblico indiano: il classico, intoccabile 'Sholay'

* Quale film Hindi mi ha annoiato più di questo? Di sicuro 'Drona' (povero Abhishek: recita in entrambi).

30 aprile 2009

ANDAAZ



Basta la presenza di una Miss World e di una Miss Universe a colmare le lacune di un film tirato via?

Immagino che Raj Kanwar, regista di Andaaz, si sia posto questa domanda almeno una volta prima affrontare un qualsiasi colloquio con i produttori. Il suo esordio è stato contemporaneo a quello di Shahrukh Khan nel film Deewana nel 1992, proprio così, quest’uomo ha avuto un’illuminazione pazzesca nel fidarsi di un attore ancora sconosciuto divenuto oggi una straordinaria super-star. Da una persona capace di certe intuizioni ci si aspetterebbe solo l’eccellenza, eppure tra i titoli della sua filmografia si notano più flop che successi.
Che è accaduto?

Nel caso di Andaaz c’è un problema antipatico, ed è la scopiazzatura selvaggia dello script del film di Karan Johar Kuch Kuch Hota Hai (attenzione: titolo intoccabile!!!) scelta abbastanza azzardata. Io al suo posto non ci avrei dormito la notte.

TRAMA
Raj si accorge di amare Kajal, l’amica d’infanzia, nel giorno in cui lei sceglie di sposare un altro uomo. Qualche anno dopo si rincontrano, lei ha perso suo marito in un incidente, lui si è appena fidanzato con la bella Jia per cercare di dimenticarla. A questo punto non è difficile immaginare il finale…

Il film è freddo e il livello di coinvolgimento emotivo è pari a zero, la fotografia è antiquata, le canzoni, tantissime… ma tutte abbastanza noiose.
Lo scopo primario di alcuni video era far risaltare a tutti i costi la sensualità di Priyanka Chopra, costruendo per Lara Dutta un’immagine più angelica e pacata. Obiettivi mancati di netto. Certo Priyanka è dotata di un aspetto molto vistoso, ma i movimenti che le impongono la fanno apparire al massimo un po’ volgarotta.
Lara è puramente decorativa e Akshay Kumar (che quando vuole sa essere un buon attore) non muove un dito per aiutare il film, forse avrà capito che non valeva la pena agitarsi per dare il massimo se le condizioni esterne non lo permettono. In questi casi l’esempio di Shahrukh Khan e Madhuri Dixiti in Hum Tumhare Hain Sanam può essere d’aiuto, come dimenticare gli sforzi di due attori formidabili impegnati a svuotare acqua da una barca affondata? Se il film è nato male tutto diventa troppo difficile.
Il mio giudizio sul film : * 1/5 - digestione lenta, sonno pesante-

ANNO: 2003

REGIA: Raj Kanwar

CAST :

Akshay Kumar…………. Raj

Lara Dutta……………….Kajal

Priyanka Chopra…………Jia

Aman Verma……………Karan

Jhonny Lever……………Joe



QUALCOS’ALTRO:

- Il film è stato girato tra Mumbai e Cape Town

- Si tratta del debutto assoluto per Lara Dutta che vinse il Filmfare award come Best Debutant Female (era sola a concorrere… spero..)

- Priyanka afferma di odiare questo film e alcune immagini abbastanza calcate delle quali (ingenuamente vorrebbe farci credere) non si era nemmeno resa conto

- Assolutamente vietato confondere questo Andaaz con il suo omonimo in bianco e nero girato da Mehboob Khan con Nargis, Dilip Kumar e Raj Kapoor. Non hanno niente – ma niente – in comune!!!!

23 marzo 2009

BHOOT


Swati e Vishal traslocano in un appartamento al dodicesimo piano di un grattacielo di Mumbai, dove ha avuto luogo un fatto terribile: una donna, Manjeet, si è buttata dal balcone assieme al figlio. Quando Vishal acquista l’appartamento è informato della tragedia dall’amministratore del palazzo ma non ritiene opportuno riferire nulla alla giovane moglie.
Una notte Swati, non riuscendo a prendere sonno si mette a guardare la televisione. Nello specchio che ha di fronte, improvvisamente vede per un attimo una donna. Da quel momento comincerà a soffrire di sonnambulismo e allucinazioni sempre più intense e frequenti.
Pochi giorni dopo la prima apparizione, il guardiano al condominio viene trovato assassinato in un modo alquanto strano. Il poliziotto che indaga sull’omicidio indirizza subito i suoi sospetti sulla povera Swati.
La condizione psicologica della donna si aggrava e Vishal si rivolge prima ad uno psichiatra, poi ad una medium…

Regista: Ram Gopal Varma
Produttore: Nitin Manmohan
Colonna sonora: Salim-Sulaiman
Anno: 2003
Genere: horror

Attori:
Urmila Matondkar (Swati)
Ajay Devgan (Vishal)
Nana Patekar (Liaqat Quereshi)
Rekha (Sarita)
Barkha Madan(Manjeet Khosla)
Fardeen Khan (Sanjay)
Tanuja (Mrs Khosla)
Seema Biswas (Kamla Bai)
Victor Banerjee (Dr. Rajan)
Sabeer Masani (guardiano)

Recensione ****

Horror ben riuscito: nonostante la banalità della trama il film è molto intenso. Ottime le inquadrature, i dettagli, la musica di suspence e l’interpretazione degli attori. Urmila Matondkar è fantastica sia nel ruolo della mogliettina moderna che in quello della posseduta. Anche Rekha recita bene la medium misteriosa.
La trama prende spunto da quella del film “L’esorcista”, mentre la figura del fantasma deve molto alla rappresentazione degli spettri del cinema horror asiatico.
Sullo sfondo del film si profila una riflessione sul rapporto tra modernità e tradizione. Il mondo moderno non può fare a meno del passato, anzi è proprio rivolgendosi a quest’ultimo che si possono risolvere i problemi del presente.

10 febbraio 2009

S A T T A


Un suggerimento: questo film va visto a stomaco vuoto, se non volete che vi blocchi la digestione.
Corruzione, collusione mafiosa, brutali omicidi, intimidazioni a scopo elettorale, avidità, tracotanza criminale, vuoto di ideali: tutta la degenerazione della classe politica messa a nudo con grande realismo da uno dei più dotati registi del Cinema Hindi, Madhur Bhandarkar.

La singolarità di 'Satta' (traduzione: 'Potere') è nel ruolo principale, affidato ad un personaggio femminile che, a seguito di un meschino calcolo altrui, si ritrova invischiato nel circo della politica. Non solo: l'espediente consente al regista di denunciare anche la discriminazione sessuale. Ma l'eroina, Anuradha, NON E' una vittima. Il suo percorso è molto simile a quello dell'eroe tradizionale di questa cinematografia: osserva, incassa, cresce, si ribella - anche con violenza -, vince.

La storia è davvero interessante, la sceneggiatura ben costruita, i dialoghi ILLUMINANTI. I personaggi sono sfaccettati, evolutivi, tridimensionali, arricchiti da balenii psicologici che affondano in profondità. La regia presenta l'abituale taglio documentaristico di Bhandarkar.
Le interpretazioni, con qualche rara eccezione, sono superbe, comprese quelle degli attori minori. Il sempre convincente Atul Kulkarni infonde vita ad un personaggio sottile e complesso con una performance misurata e molto realistica. Govind Namdeo è PERFETTO: il suo Baig è corrotto, elegante, privo di scrupoli. Manoj Joshi incarna con veemenza l'unico personaggio maschile positivo (e costruttivo) di tutta la pellicola. Ma la vera sorpresa è Raveena Tandon: la sua interpretazione, non esaltante nelle sequenze iniziali, cresce di pari passo col film, sino ad assumere un cipiglio marziale che quasi incute timore.

In 'Satta' sono molte le scene da applauso. Le migliori: il litigio fra Anuradha e il marito; il dialogo fra Anuradha e l'ispettore di polizia; la resa dei conti fra Anuradha e i suoceri. Ma il film è un susseguirsi di battute taglienti, a volte ironiche, spietate.
Nessuno sconto. Nessuna redenzione. Il gioco al massacro si compie fino a consentire un barlume finale di speranza: si apprezza il tentativo di Bhandarkar di rincuorarci, ma chi ci casca?

TRAMA

Anuradha (Raveena Tandon) è una ragazza vivace, sveglia, indipendente. Sposa l'attraente Vivek (Sameer Dharmadhikari), figlio di un politico locale. Ma il matrimonio rivela la personalità sordida e brutale di lui. A seguito di un tragico evento, inizia la guerra fra i due. Senza esclusione di colpi. E che coinvolge suoceri e colleghi politici. I sentimenti e la fiducia della ragazza si sgretolano, ma la forza che acquista in cambio è davvero letale. La combattiva Anuradha impara velocemente le regole del gioco, le fa proprie e le ritorce contro coloro che le hanno imposte. Il suo asso nella manica: il rigore morale. Nessuno si salverà.

RECENSIONI

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: la veemenza nella denuncia
Punto debole: la sfumatura un po' troppo caricaturale di alcuni personaggi negativi

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Raveena Tandon ('Zamaana Deewana') - Anuradha
* Atul Kulkarni ('Rang De Basanti') - Yashwant
* Govind Namdeo ('Sarkar Raj') - Baig
* Sameer Dharmadhikari - Vivek
* Manoj Joshi ('Bhool Bhulaiyaa') - l'ispettore
* Shri Vallabh Vyas - il padre di Vivek

Regia, soggetto e dialoghi: Madhur Bhandarkar ('Page 3', 'Fashion')

Sceneggiatura e dialoghi: Manoj Tyagi ('Page 3')

Anno: 2003

GOSSIP&VELENI

* Madhur Bhandarkar si è aggiudicato ben tre National Award: per 'Chandni Bar', 'Page 3' (SPLENDIDO) e 'Traffic Signal'

* Atul Kulkarni si è aggiudicato due National Award come miglior attore non protagonista in 'Chandni Bar' e in 'Hey Ram'

* Raveena Tandon si è aggiudicata un National Award come miglior attrice per il film 'Daman: A Victim Of Marital Violence'. Fra i suoi ex-fidanzati, spiccano i nomi di Akshay Kumar e di Ajay Devgan