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09 aprile 2022

SHARMAJI NAMKEEN


Commedia leggera, molto piacevole. Soggetto audace, considerando l'età media del pubblico indiano: Sharmaji Namkeen racconta le insoddisfazioni di un neo pensionato, le aspirazioni non sopite dall'età, il rifiuto opposto ai figli di tramutarsi in una statuina silenziosa e invisibile. La sceneggiatura, non articolatissima, è una piccola gemma di semplicità, con qualche perdonabile passo falso, e con qualche sottigliezza inaspettata. Il primo tempo è quasi perfetto: dialoghi, ritmo - tutto ben oliato. Sharmaji, il protagonista, è scritto - e rappresentato (e interpretato) - in modo pressoché impeccabile. La regia non è mai perentoria o invasiva.

SN ha affrontato numerose difficoltà, a seguito del decesso di Rishi Kapoor, l'attore principale, avvenuto durante la realizzazione del film. La famiglia Kapoor ha voluto fortemente completarlo, e Paresh Rawal ha accettato di affiancare il compianto Rishi nel dar vita a Sharmaji. Ed ecco che SN, oltre ai meriti intrinseci, acquista valore aggiuntivo per due ragioni: perché è l'ultima pellicola con Rishi Kapoor, e perché è un prodotto oserei dire rivoluzionario nella raffigurazione del protagonista. In SN, oltre a sequenze più lunghe ad interpretazione singola, vi sono scene brevi a interpretazione mista - intendo scene che si aprono con un attore e si concludono con l'altro. Il risultato è sbalorditivo, certo un po' eccentrico, miracolosamente mai disarmonico. Come ha sottolineato la critica indiana, il generoso Rawal si è calato nel ruolo di Sharmaji sulla scia di quanto avviato da Kapoor senza però imitarlo. In SN Rishi è incomparabile, disinvolto, naturale. Una vera gioia ammirarlo in azione. Paresh, per scelta precisa, si è adattato, ma è riuscito nel colpaccio di offrire nel contempo una performance personale. Cosa niente affatto facile.
Il risultato finale è doppiamente interessante: perché mostra come lo stesso personaggio, nello stesso film, addirittura nelle stesse sequenze, possa mostrare sfumature diverse (più bonario, nel caso di Rishi; leggermente più spigoloso, nel caso di Paresh) a seconda dell'interprete; e perché costituisce la prova tangibile, visionabile, del fatto che una pellicola non venga girata seguendo la cronologia degli eventi narrati nella sceneggiatura - fatto noto, certo, ma constatarlo su grande schermo è curioso e bizzarro. 

TRAMA

È ora di andare in pensione. Sharmaji non ne è proprio entusiasta. Per combattere la noia, tormenta i vicini, si cimenta con la zumba e con le soap opera, ma soprattutto si scatena in cucina. Successo inaspettato. E grande imbarazzo da parte dei figli.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La movimentata sequenza alla stazione di polizia. Impagabile.

RECENSIONI

Mid-Day: ***
'Fundamentally, this film has no real conflict as such at its core. (...) If you’re sufficiently drawn to a film, it simply doesn’t matter that both Rishi Kapoor and Paresh Rawal (...) turn up as Sharma Ji, depending on the scene. Further, it’s of little consequence that the story itself doesn’t hold much conflict. What’s essential is there’s enough slice of life in it, to go with the flow. What you begin to appreciate then are the characters, their quirks, beats, and most laudably the throwaway lines as asides in the dialogues, that you laugh with, pretty much all along. Good movies are anyway convincing lies. This is a joyous pic'. 
Mayank Shekhar, 02.04.22

Film Companion:
'When I heard about the makers choosing to complete the production with a second actor (...) playing the same character, I didn't really expect the film to be more than a show-must-go-on symbol. In other words, the gesture was the film. But SN is a rare exception. It's a gem of a movie: sweet, funny, soulful, understated, and the perfect marriage of craft and circumstance. Director Hitesh Bhatia has somehow managed to preserve the identity of SN as a standalone film. (...) The heart is heavy while watching the Rishi Kapoor scenes, naturally, but the narrative meaning transcends the moment. (...) We've seen versions of this story before. But the orchestration of the man's modest journey is wonderfully organic. (...) SN resists broad strokes and theatricality in favour of a slice-of-life tone that seldom overplays its social intent. (...) These are people trying to navigate the familial circularity of adulthood as much as men whose egos are doing battle. The solution the film chooses - a superbly choreographed climax at a police station - is amusing, grounded and monologue-free. (...) The overall result is a male-driven iteration of English Vinglish, another movie that owns the line between personal resolution and cultural catharsis. (...) SN, despite being a logistical nightmare, sticks to its original vision and earns its integrity'.
Rahul Desai, 31.03.22

Cinema Hindi: *** 1/2
Punto di forza: la sceneggiatura minimalista ma curata, Rishi Kapoor e Paresh Rawal.
Punto debole: il secondo tempo è meno realistico ma sempre divertente.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Rishi Kapoor/Paresh Rawal - Sharmaji
* Juhi Chawla (deliziosa) - Veena
* Suhail Nayyar - Sandeep (Rinku), primogenito di Sharmaji    
* Satish Kaushik - Chadda, amico di Sharmaji

Soggetto e regia: Hitesh Bhatia
Sceneggiatura: Hitesh Bhatia, Supratik Sen
Colonna sonora: Sneha Khanwalkar
Traduzione del titolo: namkeen è un termine generico che indica spuntini salati.
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Riferimenti al cinema indiano: Baghban, Amitabh Bachchan, Sunny Leone, Dimple Kapadia, Kabhi Khushi Kabhie Gham, Dil Chahta Hai, Jai Santoshi Maa, Zakhmi Aurat, Bobby, Saagar.

08 agosto 2019

EK LADKI KO DEKHA TOH AISA LAGA


Se dovessi spiegare ad un bambino la faccenda delle api e dei fiori, non saprei che pesci pigliare. L'entomologia e la botanica non sono il mio forte - e nemmeno l'ittiologia. Figuriamoci illustrare un argomento ancora più complesso quale l'omosessualità. Simulerei un principio di arresto cardiaco o gli piazzerei in mano uno smartphone. Ma ecco che Ek Ladki Ko Dekha Toh Aisa Laga potrebbe venirmi in aiuto, perchè i difetti del film si trasformano (forse) in pregi a seconda dell'età del pubblico. 
ELKDTAL narra la storia di Sweety, una ragazza in procinto di iscriversi all'università, innamorata della coetanea Kuhu. E' sorprendente che si tratti di una pellicola popolare e non d'autore, per giunta ambientata in una cittadina. Gli attori principali sono volti noti (Sonam Kapoor, Rajkummar Rao) quando non delle vere e proprie star (Anil Kapoor - padre reale di Sonam -, Juhi Chawla). ELKDTAL non ha incendiato il botteghino, e c'era da aspettarselo, ed è stato distribuito solo nei grandi centri. La critica indiana ha applaudito l'audacia. 

Alla sceneggiatura e ai dialoghi ha collaborato Gazal Dhaliwal, attivista del movimento LGBT, che nel 2007 si è sottoposta agli interventi chirurgici necessari per cambiare sesso. Suppongo che Gazal abbia fatto il massimo possibile per questo progetto, tenendo conto del clima in India. Sottolineato ciò, a mio parere è proprio la sceneggiatura l'aspetto debole di ELKDTAL. Il film è troppo semplicistico, manca di sottigliezza e non approfondisce a sufficienza il tema, che viene trattato in modo cautamente asettico. Mi aspettavo più scontri, più confronti, più dialoghi. Senza sconfinare nel cinema d'autore, la sceneggiatura poteva mostrare più coraggio, invece risulta sbilanciata a favore di personaggi e storie parallele che rubano la scena a Sweety e Kuhu. Sweety è esangue, come l'interpretazione di Sonam Kapoor, ma standing ovation all'attrice per aver accettato il ruolo. Di Kuhu non sappiamo niente: il suo processo di formazione sembra opposto a quello di Sweety, quindi sarebbe stato interessante anche il suo punto di vista. Quanto al resto del cast, Rajkummar Rao è una delizia che ti fa innamorare, Anil Kapoor una piacevole conferma, e che bello rivedere Juhi Chawla su grande schermo.
ELKDTAL è un inizio, e per certi versi può essere definito una pellicola epocale. Speriamo che i passi successivi siano più solidi e più consistenti.

Cambiando l'età del pubblico, però, ELKDTAL diventa uno strumento didattico comprensibile anche ai giovanissimi. Semplice, poco verboso, non pesantemente concentrato sul dramma di Sweety. L'argomento dell'omosessualità è diluito ma il messaggio arriva. La parte migliore del film riguarda la piccola Sweety e l'improvvisa, devastante scoperta che provare attrazione per un'altra bambina è un sentimento giudicato dagli altri repellente e anormale. Di punto in bianco crolla la sua identità, crollano le certezze. La scuola è un ambiente ostile, la famiglia è lontana e ignara, l'adorato fratello non nasconde il disgusto. La solitudine incombe spegnendo il futuro. Sweety si accartoccia su se stessa e sul suo dolore, e si rifugia nel diario. Penso che tutto questo susciterebbe empatia negli spettatori più giovani.
Potreste obiettare: perchè proiettare a dei bambini una pellicola del genere? Perchè, anche nel campo dei pregiudizi, prevenire è più economico che sradicare. E perchè simulare arresti cardiaci magari porta sfiga.

TRAMA

Sweety è una bella ragazza e una brava studentessa, dal carattere dolce e riservato. I coetanei le ronzano intorno, la famiglia comincia a progettare il matrimonio, ma Sweety non mostra interesse. Un giorno incontra Sahil, aspirante commediografo e figlio di un noto produttore bollywoodiano. Sahil si innamora, non corrisposto, di Sweety, e la ragazza decide di condividere la sua verità con lui.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Beh, la Google Map redatta da Chatro per raggiungere la casa di Sweety. Un colpo di genio.
* La nonna paterna di Sweety: la scollatura, come la borsa di Mary Poppins, nasconde di tutto; esilaranti i battibecchi col figlio, cuoco mancato, per la supremazia in cucina; le password dei suoi profili social. Un personaggio impagabile. 
* Un paio di sequenze sono davvero divertenti: il primo incontro fra Sahil e Balbir, la lezione di recitazione sui tetti. Inaspettata la battuta finale di Balbir rivolta a Sweety.

RECENSIONI

Hindustan Times: *** 1/2
'Ek Ladki Ko Dekha Toh Aisa Laga is a progressive drama that intentionally binds itself within mainstream convention. It looks like yet another Punjab-based comedy about big weddings and eligible girls, but the trappings have been kept in place to comfort an easily offended audience while selling them on the big idea of accepting a same-sex relationship. As you may imagine, this is an uphill climb in a country where homosexuality was decriminalised only last year, and is still widely regarded an aberration. This film’s syntax, however, is anything but radical. (...) Anil Kapoor is in top form as the father challenged by extreme unfamiliarity, clearly marking his plight and his pain. He is never the cruel-dad cliché of yore, but finds his daughter’s lesbianism hard to swallow (...). The dependable Rajkummar Rao is suitably over-the-top as the ‘filmi’ writer trying to be arty (and failing), both as person and artist. Juhi Chawla, playing an enthusiastic and talentless actress (...) is wonderfully warm. Sonam Kapoor brings anguish to the lead role of Sweety, but there isn’t much personality to the part - we never get to see what she’s like, or even what she likes. Then again, this could be an attempt to universalise the character so people can identify more readily with this simple, sad girl. The bright-eyed object of her affections, Kuhu, played by Regina Cassandra, remains even more of a cipher. (...) There will indeed be plenty who leave their seats unconvinced, but this film will make several people wonder - many of whom may never have considered the question. This could certainly have been a bolder, more explicit film, but sometimes cinema should work like a street play'. 
Raja Sen, 02.02.19

Cinema Hindi: *** se lo considero un film per giovanissimi
Punto di forza: il soggetto
Punto debole: la sceneggiatura

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Sonam Kapoor - Sweety
* Anil Kapoor - Balbir, padre di Sweety
* Rajkummar Rao - Sahil
* Juhi Chawla - Chatro
* Sara Arjun - la piccola Sweety
* Madhumalti Kapoor - nonna paterna di Sweety
* Regina Cassandra (al suo debutto a Bollywood) - Kuhu

Regia: Shelly Chopra Dhar
Sceneggiatura: Shelly Chopra Dhar e Gazal Dhaliwal
Colonna sonora: Rochak Kohli
Traduzione del titolo: How I Felt Whe I Saw That Girl
Anno: 2019

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* Bollywood lancia il primo film sull'amore omosessuale, Monica Coviello, Vanity Fair, 01.02.19

CURIOSITA'

* La pellicola prende il titolo da un brano di R.D. Burman incluso nella colonna sonora di 1942: A Love Story, e si ispira a Una damigella in pericolo di P.G. Wodehouse.
* Per la prima volta Anil e Sonam Kapoor lavorano insieme in un film.
* La sceneggiatrice Gazal Dhaliwal nel 2014 ha partecipato ad un episodio della terza serie di Satyamev Jayate, il popolare programma televisivo condotto da Aamir Khan, episodio intitolato Accepting Alternate Sexualities.
* ELKDTAL, visibile su Netflix, è stato recensito in Italia da Cinematographe.
* Riferimenti a Bollywood: Aamir, Salman e Shah Rukh Khan, Priyanka Chopra, Hrithik Roshan, Kareena Kapoor.
* Film che trattano lo stesso tema: Fire di Deepa Mehta.

GOSSIP & VELENI

* Rajkumar Hirani ha collaborato alla produzione di ELKDTAL. Coinvolto nello scandalo delle molestie sessuali proprio nel periodo di promozione del film, il suo nome è stato poi depennato dalle locandine e dai titoli.
* Sara Arjun, vista in Jazbaa, è la figlia di Raj Arjun (Secret Superstar).

23 maggio 2011

I AM


Onir, che nel 2005 scelse come debutto alla regia una pellicola, My Brother… Nikhil, il cui personaggio principale è HIV positivo, mostra di avere un'inclinazione per i temi sociali. Si ispira a storie vere e realizza un film utile ma privo di intento didattico.
TRAMA
Quattro episodi: Afia, Megha, Abhimanyu e Omar. Quattro racconti dal soggetto forte: la fecondazione artificiale, il conflitto in Kashmir, l'abuso infantile e l'omosessualità.
RECENSIONI
The Times of India ****
Il film è un insieme di quattro storie caratterizzate da un tema comune: la ricerca e l'asserzione dell'identità individuale. Storie combinate con destrezza a numerosi personaggi, e tenute insieme da un filo conduttore: l'appropriazione di spazi privati in una società che ha la tendenza ad usare la tradizione come il bastone più convincente per mantenere tutti in una disturbante conformità. I am corteggia l'arte di dire no. Le quattro storie sono splendidamente sviluppate. Le protagoniste femminili raccontano quelle più morbide, e Nandita Das e Juhi Chawla creano due figure di donne coraggiose e di spessore. Anurag Kashyap regala un grande cameo. Sanjay Suri è sensibile, sottile e il suo personaggio turba davvero, tanto quanto quello interpretato da Rahul Bose. I am non è apologetico, e tratta di argomenti reali in un'India reale.
Nikhat Kazmi, 27.04.11
Recensione integrale.

Hindustan Times ***
I am non è un lungometraggio bensì un insieme di quattro corti non correlati fra loro se non da link casuali. Data l'attenzione in costante diminuzione mostrata in generale dal pubblico, questo modo di costruire una pellicola potrebbe essere il futuro... Attraverso ciascun corto lo spettatore può captare il respiro e il suono di Calcutta, del Kashmir, di Bangalore e di Mumbai, tutti luoghi che rappresentano uno scenario indiano in cambiamento. Era da un po' che non ammiravamo Manisha Koirala sullo schermo, ma ancora una volta capiamo perchè Mani Ratnam vide una terrorista suicida (Dil Se) in questa attrice dalla femminilità così intensa. Rahul Bose è incredibilmente disinibito, il che è insolito per un attore indiano famoso. Il regista ha voluto chiaramente narrare conflitti forti e coinvolgenti, grazie anche al contributo di 400 sconosciuti investitori residenti in 45 città diverse nel mondo. Il mio corto preferito è il primo, quello interpretato da Nandita Das. E' teso e vissuto: ancora un passo oltre, e la storia poteva raggiungere quel tipo di sensibilità dall'appeal globale alla Pedro Almodovar (Parla con lei, Tutto su mia madre). Ma per ora è sufficiente. Penso, dunque I am.
Mayank Shekhar, 29.04.11
Recensione integrale.

Diana ***
Certi principi come l'irrinunciabilità alla libertà personale, urgenza e necessità primaria, in tempi cupi durante i quali si è discriminati per età, forma, colore, religione e gusti, non sono affermati mai abbastanza. Onir con una regia poco invadente ma ben riconoscibile, riesce  nel compito e apre una finestra sull'India di oggi: moderna e tradizionalista, tollerante e spietata, generosa e corrotta, immensa e contraddittoria.

Il bello:
- Il cast di prima qualità. Rahul Bose in una prova eccezionale.
- Le tematiche dense  unitamente allo stile essenziale.

Il brutto:
- La scelta del racconto ad episodi garantisce semplicità e linearità, sottrae però approfondimento. Un film se non a spot, a bocconi. Finger movie.

SCHEDA DEL FILM

Cast:
Afia - Nandita Das
Suraj - Purab Kohli
il medico - Anurag Basu

Megha - Juhi Chawla
Rubina - Manisha Koirala
Farookh - Rushad Rana
la madre di Rubina - Madhu Sagar

Abhimanyu - Sanjay Suri
Natasha - Radhika Apte
la madre di Abhimanyu - Shernaz Patel
il patrigno di Abhimanyu - Anurag Kashyap

Jai - Rahul Bose
Omar - Arjun Mathur
il poliziotto - Abhimanyu Singh

Scritto da Onir, Urmi Juvekar, Merle Kroeger

Diretto da Onir

Prodotto da Sanjay Suri e Onir

Musiche di Amit Trivedi, Vivek Philip e Rajiv Bhalla

Distribuito da Anticlock Films

Anno 2011

AWARDS

I Am è uscito ufficialmente nelle sale lo scorso aprile, dopo la prima mondiale, del settembre 2010, al I View Film Festival di New York. Ha già partecipato a diversi Festival guadagnando numerosi riconoscimenti:

- NETPAC Award 2010  Best in Asian Cinema all' International Film Festival del Kerala
- Menzione speciale dalla giuria internazionale all' International Film Festival  del Kerala

- The Engendered Award for Human Rights al I View Film Festival 2010

-  Media for Social Justice Award alla Biennial Global Awards per Sanjay Suri e Onir

- Best Film Award al London Asian Film Festival 2011
- Premio miglior attrice al London Asian Film Festival 2011 per Juhi Chawla

- Premio del pubblico al River to River. Florence Indian Film Festival 2010

CURIOSITA'

- Come dichiarato da Onir, la sfida maggiore nella realizzazione di I Am è stata quella di reperire i finanziamenti. La produzione, infatti, attraverso Facebook e Twitter, ha chiesto la partecipazione degli appassionati di cinema. Quattrocento persone di quarantacinque differenti città nel mondo hanno contribuito e compaiono nei crediti del film.
Inoltre alcune delle star del cast hanno lavorato gratuitamente come Juhi Chawla, Anurag Kashyap e i costumisti Manish Arora e Aki Narula.

- In I Am sono parlate sei lingue: Hindi, Inglese Kannada, Marathi, Bengali e Kashmiri. Mentre le locations sono quattro: Kolkata, Srinagar (Kashmir), Bangalore e Mumbai.
A causa delle minacce e degli attacchi ricevuti durante le riprese a Srinagar, la produzione si è dovuta spostare a Karan Nagar.

-  Onir e Rahul Bose hanno partecipato all'edizione del River To River Florence Indian Film Festival del 2010. I Am ha vinto il premio del pubblico come miglior lungometraggio.
Per saperne di più  suggeriamo di leggere l'approfondito articolo di Cinema Hindi, arricchito di foto e video.

Il sito ufficiale del film.

26 marzo 2009

QAYAMAT SE QAYAMAT TAK





Dimentichiamoci degli action movies degli anni precedenti, niente più banditi dallo sguardo crudele né pericolosi inseguimenti in sfreccianti auto colorate. Questo film, diretto nel 1988 da Mansoor Khan, reindirizza i gusti del pubblico verso l’empatia assoluta con i protagonisti di una candida e dolcissima storia d’amore. I così detti villains non sono più capi della mala o loschi sicari ma persone normali; rispettabili membri della famiglia che con il loro orgoglio cieco finiscono per distruggere la vita delle persone che amano, dimostrandosi non meno pericolosi dei famigerati gangster …

L’ispirazione parte da Romeo e Giulietta, la tragedia romantica per eccellenza.
Nonostante la diversità storico-geografica del contesto, l'anima dell'opera e l’insieme di purezza, gioventù e romanticismo vengono rispettate a meraviglia. Nello stile dei capolavori Shakspeariani, la storia vera e propria, ricca di tensione, partecipazione, sofferenza, si intervalla a momenti di più leggera commedia rivolgendosi a un pubblico di qualsiasi età ed estrazione sociale.

I protagonisti, Aamir Khan e Juhi Chawla al loro debutto ufficiale, immobilizzano lo spettatore con la loro tenerezza ed è impossibile non adorarli fin dalla prima inquadratura.
Juhi ha addosso un’energia incontrollabile, potrebbe essere una ragazza qualunque e non gioca mai a fare la star, questo le fa guadagnare anche le attenzioni e la simpatia del pubblico femminile, che può identificarsi in lei senza percepirla come rivale. Aamir, ancora adolescente ma già pienamente consapevole del suo ruolo, mostra il disagio che si prova nel ritrovarsi in un territorio affascinante e inesplorato, trasmette le sensazioni di gioia a indecisione legate alla scoperta dell’amore. Sempre in imbarazzo si morde le labbra in maniera convulsa (…ma quanto è carino quando fa così??)

Trama : vedi Romeo & Giulietta, immaginando Romeo con gli occhioni neri di Aamir Khan

Al di là della storia straordinariamente struggente, (capace di far commuovere un masso di granito e abbattere di colpo il primato di chi afferma da sempre “davanti ai film non piango mai!”) QSQT è girato benissimo. Forse potrà sembrare banale ma nel suo essere semplice coinvolge ed è sempre guidato da una fluida naturalezza.
Il finale non vuole soddisfare a tutti i costi e sceglie di rinunciare all’happy ending interrompendo di colpo l’ovattata atmosfera da favola.

Proprio questo film ha portato al successo Aamir, introducendo una nuova versione dello star-crossed lover : fragile, ingenuo ma anche.. casto seduttore (quanti baci in totale? Non mi ricordo, dal quinto in poi ho perso il conto…)

Qayamat se Qayamat tak ha inoltre aperto la strada a tutte le più famose love story degli anni a venire, tanti sono gli elementi che sono stati ripresi in altri titoli: lo spettacolo al college dove il protagonista si esibisce con una canzone, l’ambientazione del campeggio estivo, i due ragazzi che si ritrovano da soli dopo aver perso il gruppo degli amici, le famiglie conservatrici che ostacolano la libera espressione dei figli considerandoli come loro proprietà, la fuga romantica ecc...

Recuperando sentimenti universali e riadattandoli alle nuove circostanze, il film senza troppi investimenti si trasforma in un successo nazionale, risvegliando i ricordi della giovinezza e innestando un ideale di amore assoluto.


Il mio giudizio sul film : **** 4 /5


ANNO: 1988

REGIA: Mansoor Khan

TRADUZIONE DEL TITOLO: Da un'avversità all'altra (nb. Qayamat può essere tradotto anche come Doomsday-Apocalisse)


CAST:

Aamir Khan……… Raj
Juhi Chawla……….Rashmi
Goga Kapoor…… ..Randhir Singh
Dalip Tahil……….. Dhanraj Singh
Beena Banerjee……Saroj
Alok Nath……… Jaswant


COLONNA SONORA: Anand - Milind
La canzone più famosa : "Papa Kehte Hain" ... collegata alla prima comparsa di Aamir nel film

PLAYBACK SINGERS. Alka Yagnik, Udit Narayan

QUALCOS’ALTRO:

- L’uscita del film coincide con l’introduzione in India della videocassetta, il suo successo commerciale sarà seguito da una massiccia vendita di vhs
- Mansoor Khan è cugino di Aamir e figlio del famoso regista Nazir Husain (Yadoon Ki Baarat , Hum Ki se Se Hum Nahin)
- Aamir e Juhi erano apparsi già in film minori ma per entrambi questo è stato il primo vero ruolo della loro carriera

FILMFARE E NATIONAL AWARDS:

- Ai Filmfare del 1988 Qayamat se Qayamat tak vinse come miglior film, e, rispettivamente Aamir, Juhi e i compositori Anand/Milind, trionfarono nelle categorie Best Debut (Male), Best Debut (Female) e Best Music director

- Vinse anche il National Award nella categoria – Best Movie Providing Wholesome Entertainment

14 dicembre 2008

KISMAT KONNECTION (L'AMORE PORTA FORTUNA)






Be confident.
Forse la parola chiave di tutto il film.
Avere fiducia in sé stessi è indispensabile per uscire vivi dalla continua lotta verso l’affermazione personale. Da cosa dipende ciò che siamo (o non siamo) diventati ? Intelligenza e talento sono sufficienti oppure serve anche qualcos'altro per aprirci la strada?? Un tema universale, valido in India come nel resto del mondo, chiunque può sentirlo così vicino da immaginarci dentro la propria vita. Ecco perché non si può non amare un film così.

Un soddisfacente successo al botteghino, il film, intrattiene, diverte ma non senza una buona dose di cervello, stimola riflessioni sulle difficoltà ad entrare veramente nel mondo del lavoro, dipingendo un quadro piuttosto efficace dei fantomatici dirigenti d’azienda (qui rappresentati in chiave incredibilmente ironica) e dei loro costanti capricci.

Il protagonista, interpretato da Shahid Kapoor, uno dei giovani attori più affermati negli ultimi anni, è Raj, un ragazzo senza un soldo e perseguitato dalla sfortuna più nera; insegue sogni di gloria intrappolato in elegantissimi completi grigi con tanto di cravatta, beve tonnellate di caffè in sale d’aspetto che metterebbero ansia anche al più tranquillo degli esseri umani mentre attende i fatidici colloqui di lavoro in compagnia di anonime e pedanti segretarie rigorosamente English Speaking e diplomatiche da far schifo.
Come si fa a sentirsi a proprio agio con una vita così? Si aspetta per ore… e intanto le raccomandazioni vanno avanti. Raj si rassegna ma non perde le speranze, cercando nel frattempo tutte le vie traverse possibili, eppure l’occasione di una vita sembra non voler arrivare mai.

Raj, il classico tipo perfettino, è stato sempre il migliore al college, distaccandosi dalla media dei suoi coetanei, eppure ora che deve dimostrare chi è, non riesce a farsi valere nella vita. Le aspettative sono alte, esagerate, lo spettatore insegue la lotta al successo di Raj quasi sentendo come propri i suoi fallimenti.
Possibile che una persona così non riesca ad essere “produttiva”? Possibile che un ragazzo brillante si faccia buttar giù dal giudizio degli altri? Mano a mano che ci si affaccia al tema centrale di Kismat Konnection la storia si sviluppa con delicatezza e brio, il tempo vola e nemmeno ci si accorge di aver trascorso più di due ore in piacevole compagnia.

Il mio giudizio sul film  ***  3/5

Punti di forza :
The Waving Man - ovvero, l’uomo che saluta con la mano, interpretato da Boman Irani, un personaggio gradevole e significativo soprattutto se si pensa che può nascere un’amicizia con chiunque e in qualsiasi circostanza. Anche due sconosciuti che si incontrano tutte le mattine da una sponda e dall’altra del fiume possono condividere, senza nemmeno essersi mai incontrati, un rapporto di reciproco affetto. Tanto per citare una frase del film “non tutti i legami hanno bisogno di una spiegazione effettiva”...
Haseena Bano Jaan - una variopinta Juhi Chawla, maga bizzarra che dispensa consigli e improbabili incantesimi, naturalmente in cambio di una banconota da 10 dollari.

Punti deboli:
Forse il finale accomodante e con qualche monologo di troppo.
Vidya Balan per la seconda volta interpreta un personaggio impegnato socialmente e alle prese con una comunità di anziani; il riferimento a Lage Raho Munnabhai non è un po’ troppo palese?


RENCENSIONI

Hindustan times: ** 2/5

Putroppo un giudizio piuttosto basso, Shahid Kapoor viene giudicato un po’ sottotono rispetto il successo del 2007 Jab we metLa storia sembra rifarsi un po’ troppo ad altri successi del cinema hindi e internazionale.

Bollywood Hungama *** 3/5
Recensione Originale


ANNO: 2008

REGIA: Aziz Mirza

CAST:

Shahid Kapoor – Raj Malhotra
Vidya Balan – Priya
Juhi Chawla – Haseena Bano Jaan
Om Puri – Sanjeev Gill
Vishal Malhotra - Hiten Patel
Boman Irani – The Waving Man
Amit Varma – Karan


Colonna Sonora : Musiche composte da Pritam, testi di Sayeed Quadri & Shabbir Ahmed.
Numeri musicali non straordinari ma piacevoli, si passa dall’ hip hop latineggiante di Tu Hai Meri Soniye , alle canzoni più lente e romantiche come Tumhi Ho e Is this Love?


Sito Ufficiale di Kismat Konnection per vedere trailer e foto del film


CURIOSITA’:

- Il titolo doveva essere in un primo momento Lucky Charm (talismano) poi sostituito con Kismat Konnection, saggia decisione mi pare.
- Sembra che Vidya Balan sia stata particolarmente in difficoltà con le coreografie della canzone che accompagna i titoli di coda
- La città in cui il film è stato girato è Toronto
- E’ la prima volta in cui il regista, Aziz Mirza gira un film senza il suo attore prediletto, Shahrukh Khan. Attenzione però… il re di Bollywood è presente a suo modo anche in questa pellicola, è infatti la voce fuoricampo che introduce il protagonista.
- Raj Malhotra, nome già sentito e risentito… soprattutto perché si chiama così il celebre personaggio interpretato da Shahrukh Khan nell'indimenticabile classico Dilwale Dulhania Le Jayenge