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16 luglio 2013

CHORI CHORI





Chori Chori è l’ultimo film che ha unito la coppia cinematografica Raj Kapoor / Nargis, al calare del sipario le strade dei due artisti si sono divise per non ricontrarsi mai più, a distanza di anni il film conserva inalterato il suo fascino, la delicata e sfuggente bellezza di un tramonto. Una volta entrati nella storia non c'è modo di interromperla o venire distratti, la pellicola è una macchina del tempo dalla quale si viene risucchiati.  In occasione del centenario del Cinema Hindi il film è stato restaurato e passato ad un paziente lavoro di colorizzazione, è uscita lo scorso mese una nuova versione di Chori Chori grazie ad un progetto di promozione e rilancio di alcuni classici del passato tra cui Dil Tera Deewana e Half Ticket.

TRAMA
Kammu (Nargis) infatuata di un avvenente cacciatore di dote (Pran) sfugge al padre milionario ingannando la servitù.  Durante un lungo viaggio in bus da Chennai a Bangalore la ragazza incontra Sagar (Raj Kapoor) un giornalista sfortunato che si offre di aiutarla a patto che possa un giorno scrivere un articolo sulla sua storia.

Chori Chori serve fedelmente la primaria vocazione del cinema, quella di raccontare una storia, di coinvolgere, di valorizzare al massimo ogni minuto speso per la sua visione, è ’un film gentile, appassionante e ricco di humor, arricchito da divertenti personaggi di sfondo portati sullo schermo da veterani caratteristi (Jhonny Walker, David Abraham e Master Bhagwan) e può contare sulla personalità del più incredibile bad boy del cinema indiano, Pran, ancora una volta nel ruolo di un ingannevole seduttore.
Raj Kapoor e Nargis sfoggiano impeccabili tempi comici e una sintonia difficile da eguagliare, si cambia registro  velocemente, un attimo appena divide le risate dalle lacrime, l’atmosfera spensierata di questa favola on the road si interrompe lasciando spazio a una strana amarezza, una tensione che chiunque conosca almeno un po’ le vicende personali degli interpreti potrà tentare di decifrare. Il film è stato girato negli AVM studios di Chennai e propone numerosi influssi southern, non solo i rigogliosi paesaggi del Tamil Nadu ma soprattutto splendide esibizioni di bharatnatyam. Tutte le melodie composte da Shankar e Jaikishan sono divenute leggendarie, dal duetto romantico “Yeh Raat bheegi bheegi  alla struggente “Aaja Sanam  fino alla simpatica picturization di “Jahanmein jati hoon” che ha ispirato anche le coreografie di "Phir Raat Kati" in Paheli.
Raj Kapoor ha un ruolo garbato e ricco di fascino  ma la vera protagonista è Nargis, la sua Kammo, più sbadata che elegante, rifugge dallo stereotipo della principessa o ereditiera in fuga e conquista punti per l’autoironia e i suoi manierismi deliziosi. Fin dal primo istante Chori Chori è un colpo di fulmine,  un salto nel passato sempre piacevole da compiere, un dvd che si può guardare all’infinito senza mai sperimentare noia o stanchezza.  Un po’ Vacanze Romane, un po’ Accadde una Notte e un po’ Basant, la trama è semplice e inflazionata ma l’esecuzione originale e setosa, ricca di dialoghi brillanti, di splendide canzoni, di fantasiosi set costruiti in studio, di suggestivi primissimi piani, un vero gioiello per i nostalgici ammiratori dei classici bollywoodiani.  Un brivido corre lungo la schiena quando gli occhi azzurri di Raj Kapoor si voltano verso la telecamera, quando le lacrime di Nargis paiono troppo spontanee per sembrare glicerina, ed è proprio questo sottile confine tra la realtà e la finzione, tra le linee della sceneggiatura e le indiscrezioni sulla tormentata vita dei due attori, a trasformare la visione del film in un’emozione fino in fondo piuttosto che un semplice passatempo.

Il mio giudizio sul film : **** 1/2  4,5/5
ANNO 1956
REGIA: Anand Thakur
TRADUZIONE DEL TITOLO : Di nascosto

CAST:
Nargis ………….. Kammo
Raj Kapoor ……………….. Sagar
Pran …………… Suman
Gope ………………… Girdharilal
Master Bhagwan …………………. Bhagwan
Raja Sulochana …………… la moglie di Bhagwan
Jhonny Walker ………………. Il poeta
David Abraham ………………….. Banvarilal


COLONNA SONORA : Shankar & Jaikishan
PLAYBACK SINGERS:  Manna Dey, Lata Mangeshkar, Mohammad Rafi


QUALCOS'ALTRO

* Dil Hai Ki Manta Nahin, con un giovanissimo Aamir Khan al fianco di Pooja Bhatt è il remake di Chori Chori, entrambi i film ebbero un notevole successo. Il film con Raj Kapoor e Nargis si ispira però a Basant (con Shammi Kapoor e Nutan, girato nel 1960) a sua volta remake di Accadde una Notte (1934) film hollywoodiano di Frank Capra che ha come protagonisti Clark Gable e Claudette Colbert.

* La leggenda vuole (e le indiscrezioni tramandano) che proprio durante le riprese di Chori Chori il già difficile equilibrio tra i due attori si sia definitivamente spezzato nel momento in cui Raj è venuto a conoscenza della volontà di Nargis di diventare la protagonista di Mother India. Nel set del film di Mehboob Khan Nargis si è legata a Sunil Dutt, i due si sono sposati nel 1958. 

* Shankar e Jaikishan vinsero per la colonna sonora di Chori Chori il primo Filmfare Award della loro carriera. La manifestazione, avviatasi nel 1954, li premierà altre otto volte, il primato dei compositori rimase imbattuto fino all'arrivo di A.R. Rahman (che ha vinto la statuetta come Best Music Director ben dieci volte).

* Tra gli altri film in bianco e nero restaurati e portati al colore troviamo Naya Daur e Haqeeqat, ma  il più famoso è senza dubbio Mughal e Azam, uscito nelle sale nel 2004. Nel 2011 Dev Anand ha autoprodotto la versione color del suo successo Hum Dono.

* Pran, l'elegante antagonista in centinaia di film hindi, si è spento a Mumbai lo scorso 12 Luglio all'età di novantatré anni. La sua filmografia vanta oltre trecentocinquanta ruoli, per lo più personaggi negativi, uno dei pochi, ma significativi, ruoli positivi nella carriera dell'attore è stato in Aah, in cui recita sempre al fianco di Nargis e Raj Kapoor.

29 dicembre 2011

ROOP TERA MASTANA



Roop Tera Mastana è uno dei tanti film interessanti naufragati nella produzione oceanica degli Anni Settanta, molti elementi stuzzicanti e i bizzarri twist della storia lo rendono un particolare esperimento di riciclaggio furbo dai risultati divertenti. La trama è guidata dal triangolo standard hero / heroine / villain ma il solito plot si rompe per lasciar spazio ad un continuo scambio di ruoli e doppi ruoli, l’architettura degli eventi è piacevole così come la colonna sonora, le scenografie, gli eccessi e i tocchi di esotismo.

TRAMA
Una ragazza povera (Mumtaz) viene obbligata a prendere il posto della principessa Usha affinchè un parente corrotto (Pran) incassi l’eredità che le verrà consegnata il giorno del suo diciottesimo compleanno, nel frattempo, Kishore (Jeetendra), il fidanzato  dell'ereditiera,  si accorge del piano in atto e vuole smascherare gli impostori.

Il lungo e variegato musical romantico dallo scenario barocco prende il titolo dal celebre brano “Roop Tera Mastana” che accompagnò una  scena cult del film Aradhana. La storia non manca di romanticismo e colpi di scena e nemmeno di canzoni nostalgiche e coreografie ammiccanti, il suo elevato dosaggio di sensualità, piuttosto alto se rapportato agli standard del tempo, rende il lungo tira e molla tra Usha e Kishore una love story meno patinata ma più intrigante e passionale.
RTM è uno di quei film dove tutto può succedere e tentare di attaccare qualsiasi etichetta di genere diviene un’impresa ardua se non impossibile, se Mumtaz è al tempo stesso la village belle,  l’aristocratica seduttrice e la vamp, Jeetendra si trova ad interpretare un doppio ruolo ancora più strampalato : il giovane principe viziato e il  goliardico padre chiacchierone.  L’eroe è spigliato e modaiolo, indossa jeans e indulge in costanti atteggiamenti da piacione, affascinante e sicuro come un vero bollywood hero deve essere, simpatico nelle scene comiche e pronto a saltare in qualsiasi direzione la storia voglia imboccare. Usha è soprattutto un sex symbol da capogiro, seguendo i cambiamenti del personaggio il suo guardaroba diviene più audace che mai, alle acconciature esagerate e agli abitini cuciti addosso si aggiungono vestaglie di pizzi e trasparenze, minigonne e cortissimi top. L'intesa tra le due star, Mumtaz e Jeetendra, è deliziosamente perfetta. Malgrado Pran abbia dovuto interpretare per decenni personaggi fin troppo simili tra loro ha regalato a ciascuno di essi qualcosa di indimenticabile, Ajit,  lo spregiudicato e impietoso bad boy è l'elemento che tiene cucita la storia ed impedisce alla narrazione di perdere la sua intensità.
La cornice diviene sempre più opulenta e stravagante, Khalid Akthar è stato assistente alla regia di Karim Asif durante le riprese di Mughal e Azam e questo ce lo può svelare anche la grandiosa sovrabbondanza di lussi e decorazioni che ha scelto per il suo film, troviamo ambienti splendenti, bizzarre statue in cartongesso, tendaggi,  veli e arredi che tradiscono la preferenza del regista per il luccicante artificio di set grandiosi costruiti con pazienza, regni perduti dell'escapismo e della contemplazione visiva.


Il mio giudizio sul film : *** 3/5


ANNO: 1972

TRADUZIONE DEL TITOLO: La tua bellezza fa perdere il controllo

REGIA: Khalid Akhtar

CAST
Mumtaz ……………….. Usha
Jeetendra ………………….. Kishore
Pran ………………………. Ajit
Malika ……………………. Champa
Aruna Irani appare per pochi secondi in una scena del film


COLONNA SONORA : Laxmikant & Pyarelal

PLAYBACK SINGERS: Kishore Kumar, Lata Mangeshkar, Mohammed Rafi

29 gennaio 2011

RAJKUMAR (1964)



Ancora prima dell’era di Om Shanti Om & Co. Bollywood sperimenta una graziosa parodia di se stessa e propone un contenitore ammiccante di riferimenti cinematografici (e in questo caso anche mitologici) un’eroina super glamourous dal sorriso incantatore (Sadhana), un eroe autoironico e scanzonato (Shammi Kapoor) accanto all’emblema della vecchia dinastia (Prithviraj Kapoor) e il “villain” per antonomasia, elegante e cattivo fino al midollo (Pran).
Ogni elemento viene portato alla massima potenza fino a far nascere una fantasiosa favola kitsch, scandita dalle musiche incantevoli di Shankar e Jaikishan.


TRAMA
La notizia del ritorno del principe Bhanu nel suo regno natale spaventa il nobile Narpat Singh che aveva ormai sperato per anni di diventare l’erede al trono. Dopo aver fatto uccidere il sovrano di una tribù vicina, Narpat fa cadere ogni indizio sul figlio del re. Costretto a fuggire dal regno Bhanu si traveste da popolano e si fa chiamare Bhagat Ram, nel frattempo la principessa Sangeetha conosce il giovane e si innamora di lui.


Manmohan Desai ha scritto la sceneggiatura del film, aspettiamoci pertanto un intreccio rocambolesco e gustoso, seppur classico nei suoi schemi. Rajkumar è soprattutto parodia e intrattenimento, un palcoscenico iper-decorato su cui lasciar liberi attori brIllanti, un set idilliaco nel quale far apparire nuvole di fumo, roseti, rocce, giardini e ruscelli, un’estrosa e bizzarra isola felice.

Prithviraj Kapoor accettò un ruolo che richiama con simpatia e affetto il suo Akbar in Mughal e Azam, Shammi si scatena in languidi corteggiamenti e la bellissima Sadhana emerge dalle acque come una dea. Sono proprio gli abiti indossati da Sadhana a tradire la vocazione del regista, il genere mitologico , nel quale K. Shankar si specializzerà dopo aver lavorato in quasi tutte le cinematografie indiane dalla Hindi alla Malayalam dalla Telegu alla Tamil.

Nonostante i famosissimi interpreti e la piacevole realizzazione il film non è in realtà troppo conosciuto, in compenso i suoi video sono frequentemente trasmessi in Tv e le canzoni si incontrano sempre nelle stazioni radio, prima tra tutte “Aa ja Aaye Bahar Dil Hai” interpretata da Lata Mangeshkar.


Il mio giudizio sul film *** 3/5


ANNO : 1964

REGIA : K. Shankar


CAST :

Shammi Kapoor …………………… Prince Bhanu / Bhagat Ram
Sadhana…………………………… Sangeetha
Pran……………………………………….Narpat Singh
Prithviraj Kapoor……………………. Maharaja
Om Prakash …………………………… Bimasal


COLONNA SONORA : Shankar & Jaikishen

PLAYBACK SINGERS: Lata Mangeshkar, Mohammad Rafi, Asha Bhosle.

24 aprile 2010

AN EVENING IN PARIS




Scanzonato e super-glamourous. Dall’eleganza all’esplosione del kitsch il passo è breve e possibile. An Evening in Paris è un film allergico alle mezze misure, costoso, matto e senza freni.

Lo scopo è divertire e lo spettacolo ha inizio.
Odalische, gonnellini hawaiani, completini di piume, manciate di strass, saree lucenti, buffi travestimenti , appariscenti colori e tagli di capelli (che dire del rosso carota sfoggiato da Pran?? Immagino che l’attore abbia ancora una causa in corso con il costumista) doppi ruoli, gangster, serate di cabaret, rapimenti a catena.. e quant’altro.. sobrietà e noia saranno solo un ricordo lontano.
Che lo scenario sia la romantica Parigi, le montagne della Svizzera, il porto di Beirut o le cascate del Niagara, lasciatevi travolgere dalla vivace personalità di Shammi Kapoor, straordinario performer, abbastanza pazzo da lasciarsi legare veramente ad un elicottero, da rotolarsi sul cofano di un’auto e da sfrecciare in una vespa per tortuose strade di campagna, imparate a memoria tutte le nove canzoni della frizzante colonna sonora, deliziatevi con le esibizioni simpatiche e ammiccanti del peperoncino Sharmila Tagore.


TRAMA

Shyam è indiano ma si finge francese per conquistare le turiste, Deepa è una milionaria in vacanza che si finge cameriera in viaggio con la padrona. Shyam perde la testa per Deepa ma lei fa la difficile e il ragazzo si abbandona ad ogni tipo di follie. Il film diventa uno spasso. Nel frattempo esce fuori una sosia dell’ereditiera, la sexy Suzy, disinibita ballerina di cabaret che se la intende con una cerchia di malviventi. Approfittando dell’occasione, Shekhar, il pretendente respinto propone un proficuo scambio di identità, punto di partenza di un’adorabile e caotica serie di disavventure.



Alcuni film hanno il potere di ritirare fuori un sorriso anche nelle giornate più nere, anche in quelle in cui i muscoli facciali si contraggono così tanto da sembrare cavi di alta tensione. An Evening in Paris è una di quelle carte che mi gioco solo nei casi di emergenza , l’esperimento funziona e la sua energia potenziale non si esaurisce mai.

Lo spettacolo è variopinto e divertente, a volte sembra una commedia teatrale incentrata su accesi scambi di battute, situazioni paradossali, perfetta mimica e sfrenato linguaggio del corpo, poi il film ci trascina di nuovo in un rocambolesco mondo in Technicolor (sorry.. Eastmancolor.. ) che si dimostra più che mai frutto dell'universo cinematografico e sfoggia con vanità la sua attitudine a sognare in grande uscendo da ogni limite spaziale e geografico.

Shammi e Sharmila insieme fanno scintille, moltiplicando per dieci la loro pazzesca chimica in Kashmir Ki Kali si può avere un’idea delle rispettive performance in An Evening in Paris. Sharmila ci regala il doppio ruolo femminile più entusiasmante di sempre, Shammi moltiplica se stesso tante volte quante sono le diverse situazioni del film.

Unico neo: un finale piattino che non mi convince. Un consiglio, dopo la prima visione ricordatevi di interrompere il dvd con cinque minuti di anticipo.



Il mio giudizio sul film: **** 4/5


ANNO: 1967

REGIA: Shakti Samanta

CAST:

- Sharmila Tagore........... Deepa / Suzy
- Shammi Kapoor............. Shyam
- Pran...................... Shekhar
- David................Damodar Dayal
- Sarita................. la cameriera
- K.N. Singh............... Jack



COLONNA SONORA : Shankar - Jaikishen

PLAYBACK SINGERS: Mohammad Rafi, Asha Bhosle



QUALCOS'ALTRO:

- Il costume indossato da Sharmila Tagore nella canzone "Zuby Zuby" cadde sotto l'obiettivo della censura, la scena venne lasciata nel film ma le critiche furono pesanti. Più tardi tutti si dimenticarono e molte altre star (tra cui Parveen Babi) si affrettarono ad imitarla. Sharmila, per niente intimorita, snobbò le male lingue e corse a posare nuovamente in bikini sulla copertina di Filmafare. Brava!!!

- Shakti Samanta, regista purtroppo scomparso lo scorso anno, è stato creatore di molti film di successo, tra i miei preferiti AradhanaChinatown, Howrah Bridge, Kashmir ki Kali e Kati Patang.

29 marzo 2010

AMAR AKBAR ANTHONY



Trascinando in un vortice di commedia ad azione, amore a dramma, passando da situazioni incredibili ad altre normalmente quotidiane, Amar Akbar Anthony è una pietra miliare della scoppiettante filmografia anni Settanta. Potrei consigliarlo come l’esempio più classico di “lost and found movie” un genere molto in voga nei decenni postclassici del cinema indiano, la cui storia è intrecciata e sospesa nel tempo, i legami tra i personaggi si rompono, si confondono, per poi ritrovarsi nel corso degli anni. L’avvincente e variegato multi-starrer unisce in un solo film dalla trama rocambolesca i nomi di Pran, Nirupa Roy, Parveen Babi, Neetu Singh e Shabana Azmi, accanto ad un’eccezionale triade di protagonisti : Amitabh Bachchan, Vinod Khanna e Rishi Kapoor.

TRAMA
Ingannato da un potente gangster locale, Kishanlal vede sgretolare in un attimo la sua vita, la moglie tenta il suicidio e i suoi figli si dividono e si perdono mentre cercano di scappare. Adottati rispettivamente da una famiglia induista, da un sarto musulmano e da un parroco cristiano, ciascun ragazzo cresce in un contesto diverso: Amar diviene un ispettore di polizia, Akbar un gioioso musicista qawali e Anthony un impenitente contrabbandiere di alcolici. Ancora prima di conoscere la loro vera identità i tre si scoprono amici e le loro storie si intrecciano di nuovo.


Manmohan Desai è un vero mago dell’intrattenimento popolare. Apparentemente rustici e poco elaborati i suoi film incedono a ritmi pulsanti e nascondono una conoscenza profonda dei meccanismi di gradimento e coinvolgimento del pubblico.
Le tre storie hanno equivalente spessore e si alternano con vivacità ed equilibrio. La classe di Amitabh Bachchan trionfa nel sarcastico e simpatico personaggio di Anthony Gonzalves, che si ubriaca, lotta tra la polvere e ride dietro le sbarre ma è anche capace di trasformarsi in eroe romantico o campione d’eleganza, fino a saltare fuori da un gigantesco uovo di Pasqua sorprendendo gli ospiti con divertenti indovinelli, privi di senso, ma in perfetto British English. Quest’uomo ha dell’incredibile, sarete d'accordo con me.
Rishi Kapoor aggiunge quel tocco di energia scanzonata accanto alla sua luminosa e sempre sorridente Neetu Singh. A Vinod Khanna spetta invece il personaggio più bacchettone e meno loquace, nonché l’eroina più smorta, (Shabana Azmi) ma il tanto antipatico Amar della prima parte diviene molto meno serioso nella seconda, fino a meritarsi una standing ovation nella canzone che da il titolo al film, in cui si esibisce coperto di strumenti musicali in un mix di straordinaria follia.


Le scene più belle:
1) Medaglia d'oro al monologo di Amitabh Bachchan ubriaco davanti allo specchio. Da solo vale il prezzo del film. Uno dei momenti in cui Big B supera se stesso per ironia, stile e credibilità. Gustiamocela con calma e gettiamoci a suoi piedi.
2) La serenata di Rishi Kapoor sotto casa della sua bella, matta e divertente la canzone "Taiyyab Ali pyar ki dushman" / (Taiyyab Ali nemico dell’amore) nasce per essere un corteggiamento alla ragazza e finisce per diventare un attacco irresistibilmente velenoso al padre stizzito e tutto d'un pezzo.
3) La rivalsa di Kishanlal. L’uomo ordina al suo nemico di lucidargli le scarpe ripetendo al contrario l’umiliazione subita in passato. Dieci e lode ad un inossidabile Pran che trafigge lo schermo con una sola azzeccatissima scena.


Il mio giudizio sul film : **** 4/5


ANNO: 1977

REGIA: Manmohan Desai


CAST :
Amitabh Bachchan………………Anthony Gonzalvez

Rishi Kapoor…………………………Akbar Allahbadi

Vinod Khanna……………………… Amar Khanna

Pran……………………………………… Kishanlal

Parveen Babi………………………Jenny

Neetu Singh…………………………Salma

Shabana Azmi………………………… Laxmi

Jeevan………………………………… Robert

Nirupa Roy……………………………Bharti



COLONNA SONORA : Laxmikant & Pyarelal

PLAYBACK SINGERS: Mohammed Rafi, Kishore Kumar, Lata Mangeshkar, Mukesh, Mahendra Kapoor, Shailendra Singh

QUALCOS'ALTRO:
- Amitabh Bachchan si aggiudicò il Filmfare Award come miglior attore protagonista per la sua interpretazione nel film. Laximikant & Pyarelal vinsero nella categoria Miglior colonna sonora.
- Esistono remakes Telegu e Malayamal usciti negli anni ’80 intitolati Ram Robert Rahim e John Jaffard Janardhan
- My name is Anthony Gonzalves oltre ad essere il ritornello della canzone più popolare di Amar Akbar Anthony è anche il titolo di un film uscito nel 2008
- Nel film Baadshah, Shahrukh Khan improvvisa una veloce parodia del famoso discorso strampalato di Big B in inglese.
- Il nome Anthony Gonzalves viene usato come identità immaginaria dell'amico di Ajay Devgan in uno degli equivoci di Golmaal Returns (2008)

20 giugno 2009

PATTHAR KE SANAM



Niente di più semplice: due ragazze simpatiche e civettuole (Mumtaz, Waheeda Rehman) e uno straniero impacciato (Manoj Kumar) che si lascia incantare dai loro tranelli. E così via.
La commedia degli equivoci diventa un brioso teatrino domestico che gioca sull’esasperazione di alcuni clichet e, strada facendo, riesce a regalare più di un sorriso.

Sullo sfondo: una casa ricca e ben arredata circondata da paesaggi da cartolina, palcoscenico di un viavai confuso di eventi e personaggi.


TRAMA
Meena è moderna e se la tira da paura, Taruna è disciplinata e indossa abiti regali rigorosamente indiani. Come passatempo si divertono a prendere in giro il nuovo impiegato facendogli credere di essere entrambe ai suoi piedi, e questo va avanti per tutta la prima parte.
Nella seconda compare un fantomatico gangster (Pran) e il film rispolvera colpi di scena antiquati, identità nascoste e drammi solo presunti.


L’assalto ai luoghi comuni è volutamente massiccio, fino a diventare ironico. La pazza picturization della canzone “Rama dushman hai zamana” sembra inclusa da un regista sotto effetto di allucinogeni… ma ecco che la raffinatezza con cui è stato rappresentato il romanticissimo brano “Mehboob Mere” crea momentaneamente un’oasi di pace in mezzo al più completo casino.

Waheeda Rehman meriterebbe un discorso a parte.
L’attrice dimentica a casa il suo razionale equilibrio per lanciarsi in un saggio e simpatico overacting. Centodieci e lode con bacio accademico per la sua versatilità. (Non dimentichiamoci che stiamo parlando della stella di Pyaasa catapultata questa volta in un film che è una pazzia collettiva). ¡Así se hace! Anche questo significa essere una vera diva.

Mumtaz, con le sue forme abbondanti strizzate in attillati completini (che sembrano esplodere da un momento all’altro), è più immagine che sostanza, ma , da secondaria che potrebbe sembrare , la sua presenza diviene fondamentale mano a mano che il film va avanti. Lei è carica di esuberanza, ha un viso adorabile e il suo aspetto vistoso si intona con tutto il resto.
Se potessi cambierei pure l’epilogo per darle ancora più spazio nel film.

Manoj Kumar resiste agli attacchi delle primedonne in un film quasi completamente al femminile. Trascinato da due frizzantissime colleghe non prova nemmeno a fare l’eroe e si concentra nella creazione di una nicchia tutta per sé.


Il mio giudizio sul film: *** 3/5
Spigliato quanto serve e campato in aria quanto basta.

Di livello superiore rispetto ad altre uscite a lui contemporanee, Patthar ke Sanam, intrattiene, diverte, pur non essendo niente di trascendentale.
Da guardare per ritrovare buoni attori in un film degli anni '60 dallo schema classico ma con una buona dose di gusto e ironia. ( e con qualche salto di follia.. che non guasta)


ANNO: 1967

REGIA : Raja Nawathe

TRADUZIONE DEL TITOLO: Amore di pietra


CAST:

- Waheeda Rehman..............Taruna
- Mumtaz...............................Meena
- Manoj Kumar......................Rajesh
- Mehmood.............................Haria
- Lalita Pawar........................Shanti
- Pran..............................Lala Baghat Ram
- Aruna Irani..........................Gauri
- Raj Mehra.............................Shyamlal


COLONNA SONORA : Laxmikant - Pyarelal

PLAYBACK SINGERS: Lata Mangeshkar, Mukesh, Majrooh Sultanpuri, Mohammad Rafi



UNA CURIOSITA’ :

Manoj Kumar , attore e regista, impegnato soprattutto in film a sfondo patriottico e sociale, ultimamente sembra non essere in vena di scherzi.
Lo scorso anno ha infatti trascinato in tribunale gli autori di Om Shanti Om per aver inserito nel film una sua parodia ritenuta offensiva.
C'è una scena in cui Shahrukh Khan entra alla prima di Dreamy Girl spacciandosi per lui,e, nel coprirsi il volto con la mano ripete in maniera ironica un gesto molto popolare dell’attore nel film Clerk (1989). Evidentemente Manoj non ha gradito la citazione… ed ha pure vinto la causa ottenendo un notevole risarcimento.
Coda di paglia o senso per gli affari??

27 aprile 2009

ZANJEER


Incasinato ed esuberante, in poche parole, un puro delirio.
Zanjeer riesce ad essere pericolosamente esagerato senza perdere di vista la trama, appassionando con una storia accattivante e sapientemente interpretata. Nel caos ci si ritrova coinvolti e i personaggi sembrano animarsi e prendere vita direttamente da una delle variopinte locandine dipinte a mano.
TRAMA
Vijay è un poliziotto che non riesce mai semplicemente a fare il suo dovere, ogni nemico è un suo personale ostacolo ed è capace di infrangere anche la legge pur di raggiungerlo e condannarlo. Alla radice di questo comportamento c’è un pesante trauma subito nell’infanzia che la sua mente ha rimosso nel corso degli anni. Ma il ricordo si ripresenta ogni notte sottoforma di sogno ricorrente, Vijay è perseguitato dall’immagine di un cavallo bianco (topic che tra l’altro è stato ripreso in maniera ironica nel film Jaane tu… ya Jaane na) e capisce che dietro questa sua fobia è nascosto qualcosa.
Decisivo sarà l'incontro con Mala, della quale si innamorerà, e con Sher Khan, il bandito che sceglie di cambiar vita per diventare il suo migliore amico.
Per vedere i film prodotti da Mumbai negli anni ’70 è forse necessario abituarsi l’occhio alla pesante caratterizzazione dei personaggi buoni-cattivi , heroes – villain, e cercare di non fermarsi alla semplicità di superficie per andare a fondo e concentrarsi sugli attori inquadrati e sulla capacità dei registi di creare dal niente una vera e propria epica.
Affezionarsi ai film di quel decennio significa aver sospeso ogni controllo per catapultarsi in una realtà fatta di contrasti, dove tutto sembra prevedibile, per riscoprirsi poi sempre diverso.

Big B è come al solito la perfezione. Dovrò smettere di ripetermi o diventerò noiosa…
Per citare una frase del film – è un lago d’acqua dolce nato dalla forza di un vulcano -

Jaya Badhuri, ha un ruolo vivace e dinamico dalle mille sfumature. Non solo una figura femminile a fianco dell’eroe come potevano esserlo Parveen Babi o Bindu ma una protagonista perfetta capace di rubare la scena anche allo stesso Amitabh. E’ forse l’unica che riesce a contrastare l’incontrollabile presenza di suo marito sullo schermo, ritagliandosi sempre ottime performance, delle quali, data la sua storica modestia, non si è – mai - vantata.
Sicuramente catturerà l’attenzione il cattivo-bravo ragazzo interpretato da Pran, dai costumi e pettinature improbabili, a metà strada tra un disegno dei fumetti e un personaggio di una commedia teatrale medievale.
Ma il vero antagonista ha un aspetto più sofisticato. Vijay inizia a cercare il colpevole dal basso catturando Sher Khan per poi accorgersi che il male proviene dall’ alto. Il vero villain si circonda di potere ed è il re dagli strati più in vista della società; come in molti masala movies degli anni ’70, è un cattivo-cattivo-cattivo e risulta oltremodo riconoscibile.
Considerato dalla critica tra i migliori film di Bachchan, regala una delle scene più famose della coppia Jaya – Amitabh, quella che è stata soprannominata la window scene” / scena della finestra. I due protagonisti osservano degli artisti di strada esibirsi in una canzone d’amore e non sanno se cercarsi con lo sguardo o evitarsi. Non è curioso che il momento più celebrato di un film d’azione risulti essere proprio questo??

Il mio giudizio sul film **** 4/5
Non so se lo scrive il cuore o la testa… devo ancora capirlo.

ANNO: 1973
REGIA: Prakash Mehra
TRADUZIONE DEL TITOLO: La catena

CAST:
- Amitabh Bachchan...........Vijay
- Jaya Bhaduri..................Mala
- Pran..............................Sher Khan
- Om Prakash..................De Silva
- Bindu............................Mona

COLONNA SONORA: Kaliyanji Anandji , uno degli autori dei brani musicali del primo DON