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01 settembre 2019

THE ACCIDENTAL PRIME MINISTER


Il guaio di The Accidental Prime Minister non è tanto il fatto di essere propagandistico, quanto soprattutto di essere assurdamente dilettantesco. Durante la visione ho provato un enorme imbarazzo. Distribuire nelle sale un prodotto così scadente richiede una dose industriale di incoscienza. Inoltre è fuorviante perchè racconta il doppio mandato da primo ministro di Manmohan Singh - e quindi mi aspettavo un film a sostegno del partito del Congresso -, ma rappresenta il protagonista come un inetto totale, un fantoccio manovrato dall'intrigante e tentacolare famiglia Gandhi - e quindi mi sono ritrovata con una pellicola a sostegno degli avversari politici del Congresso.

Anupam Kher, attore raffinato, credo abbia offerto la peggiore performance della sua carriera. Per curiosità, ho cercato in rete un video di un discorso del 2016 di Manmohan Singh: lo statista è - diciamo - flemmatico e parla davvero con un filo di voce. Kher, nella vita reale attivo sostenitore del BJP, ne offre però un'imperdonabile caricatura. 
Elencare i numerosi difetti di TAPM è un'inutile perdita di tempo. Mi limito ad un consiglio: state alla larga da questo film.

TRAMA

Manmohan Singh è il primo ministro indiano dal 2004 al 2014, a capo della coalizione di centro-sinistra UPA (United Progressive Alliance) guidata dal partito del Congresso di Sonia Gandhi. La storia è raccontata dal punto di vista di Sanjaya Baru, consulente di Singh per i rapporti con i media.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Tutto il film

RECENSIONI

Hindustan Times: *
'Kher’s version of Singh (...) is a profoundly, disappointingly silly caricature from a veteran surely capable of better. (...) Kher wreathes his character in a state of constant helplessness, a one-note riff that never lets the character feel alive. (...) There is amateurishness at every bend. (...) The one-sided intent of The Accidental Prime Minister may have appeared more insidious had it felt like an actual motion picture. Instead, we have an apparently political film that borrows its background score occasionally from Kal Ho Naa Ho'. 
Raja Sen, 11.01.19

Mid-Day, Mayank Shekhar, 16.01.19

Cinema Hindi: -
Punto di forza: -
Punto debole: tutto

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Anupam Kher - Manmohan Singh
* Akshaye Khanna - Sanjaya Baru, consulente di Singh per i rapporti con i media 
* Suzanne Bernert - Sonia Gandhi
* Arjun Mathur - Rahul Ghandi
* Hansal Mehta (??) - cameo

Regia: Vijay Ratnakar Gutte
Sceneggiatura: adattamento cinematografico non mi è chiaro redatto da chi (e preferisco non saperlo) del libro omonimo di Sanjaya Baru. Vedi anche The Book Versus The Film, Bhavya Dore, Film Companion, 12.01.19.
Colonna sonora: non mi è chiaro da chi sia stata composta, ma il tema musicale è sfacciatamente simile a quello di Kal Ho Naa Ho.
Anno: 2019

CURIOSITA'

* Suzanne Bernert, attrice nata in Germania, ha interpretato Sonia Gandhi anche in 7 RCR, programma televisivo documentaristico condotto dallo scrittore Chetan Bhagat.

GOSSIP & VELENI

* Quasi all'inizio del film, il personaggio di Rahul Gandhi si rivolge alla madre Sonia in un incomprensibile italiano. Ho decifrato il significato della frase solo grazie ai sottotitoli in inglese. Dizione inqualificabile, eppure l'India pullula di nostri connazionali: prendersi la briga di verificare con uno di loro l'esatta pronuncia, nonchè l'esatta sintassi? 
* Vijay Ratnagar Gutte nel 2018 è stato denunciato per frode fiscale. Il padre, un industriale dello zucchero ed esponente attivo del BJP, è stato a sua volta denunciato per frode bancaria.
* Com'è finito il regista Hansal Mehta nel cast di un film del genere??

26 marzo 2019

M A U S A M



Mi sono un po' annoiata, ma ho visto film peggiori. Esteticamente parlando, Mausam è in larga parte di ottima fattura. Sonam Kapoor contribuisce con la sua bellezza e con la sua quieta eleganza. Edimburgo è un set eccezionale. La regia è accettabile. Il commento musicale in tono. Il cast si impegna. Shahid Kapoor non delude.

Alcuni grossolani, vistosi difetti vanificano però gli sforzi.
Innanzitutto l'irritante ripetersi di implausibili coincidenze. I due protagonisti, Aayat e Harry, si incontrano diverse volte, sempre per caso, a distanza di tempo, nei luoghi più disparati e lontani. Tolleri la prima, scoppi a ridere alla seconda, la terza è pura fantascienza. Mausam vorrebbe raccontare un'indissolubile storia d'amore, che risulta però troppo sbilanciata in favore di Harry, mentre Aayat è appena accennata, silenziosa, inspiegabilmente in ombra. Il coinvolgimento dei personaggi in numerosi eventi dolorosi mi è sembrato forzato e non necessario. La sceneggiatura richiedeva maggiore attenzione e maggior misura.

Pankaj Kapoor, attore immenso, nonchè padre di Shahid, con Mausam debutta come regista nel cinema (alla fine degli anni novanta si era cimentato dietro la macchina da presa realizzando una serie televisiva). Suppongo che la sua intenzione fosse quella di sfornare un classico estetizzato - da qui il ritmo lento -, e di regalare a Shahid un ruolo e un film indimenticabili. Tutto lecito. Ma in Mausam l'atmosfera scade nello stucchevole, la narrazione emoziona con riserva, il dramma si trasforma inesorabilmente in melodramma, il personaggio di Harry è scritto con scarsa cura, i dialoghi impallidiscono col procedere della storia, e Shahid è poco spontaneo (a conferma della regola che i registi non dovrebbero dirigere i figli).
Mausam è una clamorosa occasione mancata. 

TRAMA

Harry vive spensieratamente la sua giovinezza, in attesa di arruolarsi in aeronautica. Aayat non può permettersi spensieratezze: è costretta a lasciare la sua casa e la sua famiglia in Kashmir, e rifugiarsi da una zia in un villaggio del Punjab. I due si incontrano, si amano, si perdono, si ritrovano, si amano, si perdono, lui l'avvista, la insegue, lei dorme, lui fugge, lei scrive, lui le salva la vita, SI SPOSANOOOOO !!

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La sequenza del dialogo con i bigliettini sciolti nel bicchiere.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* La sfida in auto con il treno è veramente cretina.

RECENSIONI

Rediff: **
"Set in a small and very warmly depicted Punjab town, Mausam kicks off most entertainingly. The elderly gent playing the befuddled yet gruff village chieftain is an absolute treat and unquestionably the finest thing in the film, while cinematographer Binod Pradhan, capturing earthy frames with unusual yet fluid grace, earns a clear second place. The rest of the folks involved, including debutant director (and the best actor in the history of Hindi cinema) Pankaj Kapoor are best advised not to look at the marks-sheet with much optimism. Mausam starts off significantly fresh, making up for slightly overdone cutesiness with heart and flavour. The setting is enchanting and real, the characters are likable, the supporting cast stays pretty solid throughout, and Shahid revs up the energy while his classically gorgeous heroine Sonam Kapoor does what she does best, skipping around looking breathtaking. It is when the film changes gear from romcom to melodrama that both Kapur and his son struggle, going from light and likable to irritating and implausible. The couple that initially wins us over gradually emerges harebrained and inexplicably passive. We never root for either girl or boy, because they coyly retreat just when they shouldn't. The passion the film began quickly turns lukewarm, because as Mausam and Shahid begin to take themselves seriously, we stop having fun. And, more importantly, giving a damn. (...) Sure, mosques are smashed and wars break out, but the real-life atrocities the film uses as background soon feel like predictable gimmick. Worse still, they serve only to underscore the film's repetitive, episodic nature, making the already overlong Mausam feel like several seasons too many. (...) (Sonam Kapoor) shows genuine grace, (...), and one wishes her character was smarter. (...) No lovely little nuance could forgive Mausam its preposterous bad-action-movie climax, completely bringing the guillotine down on the already too-long film. As manipulative masala tearjerkers go, it's a film that tries relatively earnestly and certainly one that occasionally looks striking, but disappoints overall".
Raja Sen, 23.09.11

Hindustan Times: * 1/2
"Mausam dura circa tre ore, e si prova la sensazione di assistere a più stagioni (mausam) di una serie televisiva. Non si sa bene quando questa epico dramma finirà e se finirà. Si ricorda a malapena com'è iniziato, nei primi anni novanta, e i dettagli sono perfetti, i paesaggi infiniti. Una sorta di alternativa più realistica e calda alle produzioni di Yash Chopra. Il film è promettente, in parte divertente, in parte romantico, in parte poetico, molto bollywoodiano. Pankaj Kapoor sembra aver costruito il suo debutto alla regia con lo stello livello di onestà e convinzione con cui ha creato la sua sottovalutata carriera di attore. Ma un momento: non è trascorsa nemmeno un'ora. Troppo presto per giudicare. I due protagonisti si conoscono appena. Si adocchiano da lontano, costantemente. Pare sia una forma popolare di amore agreste. Si potrebbe supporre che la loro relazione sia contrastata da motivi religiosi, e invece no. Ma non chiedete qual è il problema. Il personaggio maschile non beve, non fuma, non è un donnaiolo. Nel mondo reale un uomo così sarebbe pericoloso. Nella pellicola incarna l'ideale dell'eroe bollywoodiano. Lei, dal canto suo, parla poco, sorride radiosa, sussurra timida. Lei all'improvviso scompare e Mausam si sposta su un altro piano. Sette anni sono trascorsi. Lui conserva ancora la foto di lei nel portafogli. Sono ancora entrambi single. (Datemi un Pringle perchè stanno per lasciarsi di nuovo). Lei telefona ancora dai vecchi apparecchi a disco, scrive lettere. Il film continua. Shahid Kapoor è un mix di Shah Rukh Khan e di Tom Cruise (da Top Gun). Invecchia bene. Ci piacerebbe poterlo dire anche del suo pubblico. Mausam fluttua su un mare di nulla, rovinato dalle sue ambizioni di essere un Via col vento, un Dottor Zivago, un Casablanca. Un'epica storia d'amore che sopravvive attraverso lo scorrere del tempo e della Storia. Un fiume di denaro è stato pompato nelle convinzioni del regista, ma sarebbe stato preferibile scrivere una sceneggiatura con una migliore costruzione drammatica (se non con una trama migliore). Nel frattempo gli equivoci fra i due amanti lontani si moltiplicano. Cambiano numero di cellulare, indirizzo. Siamo ormai nel 2002. E' ora, gente: per l'amor di Dio, apritevi una casella di posta elettronica, dài!"
Mayank Shekhar, 24.09.11

The Times of India: ***
"Mausam parte bene. Molta atmosfera, stati d'animo, emozioni. Splendide immagini di un paesaggio rurale e sonnolento. La timida femminilità di Sonam Kapoor e la vivacità di Shahid Kapoor aggiungono scintille. La storia d'amore è di vecchio stile: parole non dette, sentimenti inespressi, sguardi rubati e tanta melodia (Pritam). Ed è intrisa di un fascino orientale che regala momenti di grande visione. L'intero cast è spontaneo. Però nel secondo tempo il regista Pankaj Kapoor sembra perdere il controllo della narrazione, almeno in parte. Troppi incontri e separazioni, troppe opportunità mancate, troppe ripetizioni. L'evoluzione dei due personaggi principali non convince. Tutto eccessivamente bizzarro, non necessario. Si sconfina nel grottesco. Ma Mausam ha comunque parecchio da offrire ad un pubblico amante di un cinema languoroso, quieto, emotivo, dall'estetica impeccabile. La pellicola tenta di raggiungere un equilibrio fra arte ed intrattenimento, riuscendovi solo parzialmente".
Nikhat Kazmi, 22.09.11

Cinema Hindi: ** 1/2
Punto di forza: la confezione raffinata
Punto debole: le troppe coincidenze

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Shahid Kapoor - Harry
* Sonam Kapoor - Aayat

Regia, sceneggiatura e dialoghi: Pankaj Kapoor
Colonna sonora: Pritam
Traduzione del titolo: stagione
Anno: 2011

RASSEGNA STAMPA

* Il 9 febbraio 2010, Pankaj Kapoor ha dichiarato a Hindustan Times: 'Shahid possiede grandi potenzialità. Il pubblico lo ha sempre considerato un chocolate-boy, ma in Kaminey ha dimostrato un nuovo lato di sè. Sono sicuro che stupirà non solo gli spettatori ma anche me. È stato lui a chiedermi di lavorare insieme, ed abbiamo in progetto qualcosa di sostanzioso e di stimolante. Ora siamo in fase di pre-produzione. Ho redatto gran parte della sceneggiatura, ed inizieremo a girare in due o tre mesi. Ma ho scritturato Shahid solo dopo averne saggiato le capacità. Ho lavorato al soggetto per tre anni, e nel frattempo è accaduta una cosa meravigliosa: mio figlio è diventato una star. Come padre sono molto orgoglioso di lui, e la sua celebrità costituirà un fattore positivo per il film. Io mi sono ritagliato una special appearance, sul tipo di quelle di Hitchcock, ma nulla di più perché voglio concentrarmi sulla regia. Racconterò una storia d'amore diversa dalle altre: ho in mente di convogliare la mia sensibilità e quella di Shahid. È piuttosto triste essere qualificato come un attore anticonformista. Tutte le volte che ne ho avuto l'opportunità, ho girato anche pellicole d'intrattenimento. Non ho nulla contro il cinema commerciale se la storia è sviluppata in modo sensibile. Ho imparato moltissimo guardando i blockbuster, e spero di utilizzare tutto questo nel mio film. Dal momento che i produttori spenderanno parecchio investendo nel progetto, sarebbe meglio se riuscissi a ripagarli. Il titolo di Mausam è provvisorio e ne cercheremo uno alternativo. L'associazione con il Mausam di Gulzar è troppo forte. Il format di quella pellicola era ispirato a Il posto delle fragole di Ingmar Bergman, e Mausam è di gran lunga superiore al film che dirigererò'. 
* Il 26 febbraio 2010, Shahid Kapoor ha dichiarato a Hindustan Times: 'Dal momento che verrò diretto da mio padre, mi piacerebbe imparare tutto: fotografia, coreografia, regia. Da lui apprenderò moltissimo sulla recitazione, però il pensiero di lavorare con mio padre mi pietrifica. Penso di aver offerto spesso delle performance dignitose, ma in sua presenza tutta la mia sicurezza crolla. Durante le riprese di Jab We Met, mio padre fece un salto sul set. Beh, ho dovuto smettere di girare! Mausam è molto importante perché, dopo 35 anni di recitazione e dopo essere stato il miglior attore indiano - questo è ciò che penso di lui -, mio padre finalmente dirige un film con me nel ruolo del protagonista. Il meno che possa fare per lui è stargli accanto incondizionatamente durante tutto il periodo necessario per realizzarlo. Interpreterò un pilota dell'aeronautica, ma se credete che imparerò a pilotare un aereo, beh, ciò che posso dire è che non ho raggiunto quello stadio di pazzia!'

GOSSIP & VELENI

* Supriya Pathak in Mausam interpreta il ruolo della zia di Aayat. Supriya è la seconda moglie di Pankaj Kapoor, e non è la madre di Shahid Kapoor. La sorella di Supriya, Ratna, è la seconda moglie di Naseeruddin Shah, ed è la madre di Imaad e Vivaan Shah.

21 aprile 2014

TOTAL SIYAPAA



Ci sono film che incontrano di colpo una sorte infelice, recensioni impietose e incassi deboli, alcuni titoli se lo meritano (altri sfuggono a questo destino ma se lo meriterebbero alla stragrande) altri invece ci cadono per caso e finiscono in una categoria in cui non dovrebbero assolutamente stare.  Coloro che sgranocchiano quotidianamente film come biscotti, e che non potrebbero vivere senza, non si lasciano certo impaurire da tutto ciò che è stato detto, scritto e diffuso in rete. E a volte si fanno delle belle scoperte, come nel caso di Total Siyapaa.

TRAMA
Aman (Ali Zafar) e Asha (Yami Gautam) decidono di sposarsi. Arriva finalmente il giorno in cui la ragazza decide di presentare il fidanzato alla sua rumorosa famiglia punjabi, ha parlato a tutti di lui ma ha dimenticato un dettaglio, l’uomo che ha scelto di sposare è pachistano.

Fare una buona commedia non è affatto facile, continuo a credere che sia più difficile far ridere che far piangere, soprattutto se si rincorre l’obiettivo nel modo giusto, senza rifugiarsi in battute scontate, doppi sensi e a volgarità. Total Siyapaa è una commedia pulita ambientata nell’arco di una sola notte, un film/teatro breve ma ritmato, del quale non scarterei nemmeno un secondo. La storia è guidata da una serie di disavventure che le coppie miste prima o poi si ritrovano ad affrontare, alcuni spunti comici dello script sono presi da situazioni molto meno cinematografiche di quello che si potrebbe pensare. Il film è ben saldo al terreno grazie alle interpretazioni di un cast da applaudire fino a fratturarsi le mani, la cui regina incontrastata è Kirron Kher (favolosa e inimitabile!) accanto al suo compagno di scena, e di vita, Anupam Kher (un puro spasso, che altro dire).  
Ali Zafar è una presenza alternativa a Bollywood, il ragazzo merita davvero, la sua personalità e accattivante e stuzzica più di un aperitivo, per farmi felice dovrebbe girare come minimo un film al giorno. Semplicemente lo adoro e lo trovo perfetto soprattutto per la commedia intelligente (vedi il fantastico Tere Bin Laden) o più elegante, un po’ Hollywood degli anni d’oro, come Total Siyapaa.  Se c’è un genere cinematografico la cui qualità sta andando a picco negli ultimi anni è proprio la buona commedia, ovvero film che non siano solo simpatici, ma che facciano veramente ridere (e ridere di brutto), che riescano a convincere anche un pubblico internazionale e che non siano fiere di volgarità e ragazzotte in bikini. C’è bisogno di prodotti come questo per risollevare la media, pertanto la notizia del suo scarso successo mi resta proprio sullo stomaco, neanche fossi andata subito a letto dopo una serata di giropizza.
Si gioca con intelligenza, e senza parteggiare per una causa piuttosto che per un’altra, sul tema indiani/pachistani, ma si lancia la palla in un campo neutro: una modernissima Londra multirazziale dove Aman e Asha si innamorano senza tenere conto dei rispettivi paesi di provenienza.  A rinfrescargli la memoria saltano fuori poi tutta una serie di personaggi, dal poliziotto britannico ossessionato con le “indagini preventive”, alla madre della ragazza, una casalinga punjabi vecchio stile che sfoggia dei monologhi degni di un drammaturgo ubriaco. Al quadretto di pura follia si aggiunge un padre smemorato che vaga per la città mettendosi in una serie di guai, una fratello razzista e teppista, un nonnetto armato, una sorella maliarda che beve vino a “scopo terapeutico” e il suo marito spilorcio terrorizzato dall’idea di spendere denaro. 
Mi sto dimenticando di qualcuno, ma si, Asha, ovvero Yami Gautam. Un’attrice con i piedi per terra e non una diva da copertina, capace di illuminare lo schermo con un sorriso ma anche di far ridere tanto quanto Ali Zafar e Kirron Kher. Oltretutto la trovo bellissima, insomma, se fossi un regista la scritturerei di continuo, fino all’età della pensione.
Neanche dieci minuti e Total Siyapaa è già candidato a diventare uno dei miei film preferiti del 2014. Non conosco quali saranno le sorprese delle prossime stagioni, ma è certo che questo titolo, responsabile di avermi causato un attacco di colite dalle risate, merita di sicuro un posto nella mia top ten.

Il mio giudizio sul film : **** 4/5
Giudizio direttamente proporzionale all'attacco di colite causato.


ANNO: 2014
REGIA:  E. Nivas
TRADUZIONE DEL TITOLO : Caos totale

CAST
Ali Zafar ............................. Aman

Yami Gautam .........................Asha

Kirron Kher ........................... la madre di Asha

Anupam Kher ......................... il padre di Asha

Sarah Khan................................. la sorella di Asha

Anuj Pandit ............................il fratello di Asha

Vishwa Badola .................. il nonno di Asha

COLONNA SONORA: Ali Zafar

PLAYBACK SINGERS: Ali Zafar e Fariha Pervez

25 marzo 2013

SPECIAL 26



Neeraj Pandey, salito al successo grazie al suo primo lavoro A Wednesday (2008), si cimenta in un secondo debutto lanciandosi ora in un progetto piu’ vicino al cinema popolare. Special 26 e’ una storia ispirata ad un evento di cronaca trascinata in un format cinematografico classico, il film vanta una sceneggiatura appetitosa ma soprattutto un cast eccellente: Akshay Kumar, Manoj Pajpaj, Anupam Kher e Jimmy Shergill riuniti nello stesso film.
 
TRAMA
Gli agenti Ranveer e Shanti (Jimmy Shergill e Divya Dutta) vengono convocati da due falsi ispettori delle fisco (Akshay Kumar e Anupam Kher) a svolgere un improvviso raid nella casa di un politico. Dopo aver scoperto di essere stati ingannati si uniscono a Waseem Khan (Manoj Pajpaj) l’uomo che conduce la caccia ai due furbi impostori.
 
Indietro di ventisei anni e indietro nel tempo fino al 19 gennaio 1987, giorno in cui ventisei falsi agenti delle finanze svaligiano sotto gli occhi di tutti una famosa gioielleria dell’Opera House a Mumbai. Il regista sposta le lancette dell’orologio,  propone immagini di Mumbai e Delhi in seppia, scrittura un fascinoso Akshay Kumar  e stabilisce un infuocato testa a testa con il magnetico Manoj Bajpai. I colori delle riprese divengono piu’ caldi, come se l’intero film fosse una vecchia cartolina, Akshay, elegantissimo, veste abiti vintage e si lascia crescere i baffi per il suo personaggio, bugiardo bad boy votato alla truffa, uno stiloso imbroglione i cui espedienti ricordano quelli di Di Caprio in Catch Me if you Can.  A dettare il tempo e' l'attesa del probabile confronto tra i due antieroi, Ajay e Waseem, il falso agente e quello vero, divisi da un colloquio di selezione andato male molti anni prima.
Special 26 ha forse poco a che vedere con un autentico thriller ma e’ un film carino che regala ottimismo per la produzione dell’anno cinematografico che si e’ da poco aperto, con estrema ironia la lotta all’evasione fiscale appare un furto legalizzato portato avanti sotto gli occhi di tutti e in piena luce diurna. Corruzione si confonde con altra corruzione, i tesori collezionati illegalmente divengono una refurtiva altrettanto illegale da incassare e la confusione cresce, dopo un po' tutti i limiti appaiono sballati. L'umorismo e' sottile e piacevole, molti dialoghi stuzzicanti, alcuni riservati ai protagonisti altri messi in bocca a personaggi che sfiorano lo schermo solo per un attimo, e parlo della folta schiera di junior artists in cerca di lavoro che appare nelle simpatiche scene del reclutamento di nuove leve, una sequenza spassosa che sfoggia un'improvvisa ansia di congelare i giudizi positivi del pubblico ancora prima che giunga il finale.
 
 Il mio giudizio sul film : ***  3/5
Punti forti : Il cast e l'umorismo
Punti deboli : La colonna sonora da sbadiglio e il personaggio affidato a Kajal Aggarwal. Entrambi ad alto tasso di dimenticabilita’.
Il paragone con A Wednesday!. Special 26 e' ben costruito e grazioso ma non riesce a toccare lo stesso livello qualitativo del film che l'ha preceduto.
 
 
ANNO: 2013
REGIA:  Neeraj Pandey
 
CAST:
Akshay Kumar .............................. Ajay
Manoj Pajpai ............................ Waseem Khan
Anupam Kher .......................... PK Sharma
Kajal Aggarwal ................................ Priya
Jimmy Shergill ..................... Ranveer
Divya Dutta ............................... Shanti
 
 
COLONNA SONORA: MM Keeravani e Himesh Reshammya ("Gore Mukhde")
PLAYBACK SINGERS: MM Keeravani, KK, Shreya Goshal, Sunidhi Chahuan, Bappi Lahiri, Keerthi Sangathia, Angaraag Mahanta, Chaitra Ambadipudi
 
 
QUALCOS'ALTRO:
Il compositore MM Keeravani ha deliziato il pubblico dell'India del Sud con splendide colonne sonore, purtroppo il suo debutto ufficiale nella cinematografia hindi non e' stato affatto esplosivo, stessa sorte e' toccata anche all'attrice Kajal Aggarwal  (gia' apparsa in Singham a fianco di Ajay Devgan) che non ha ricevuto qui un ruolo degno della sua popolarita' tolly/kollywoodiana.
Link alle recensioni di The Times of India e Hindustan Times  ( giudizio di entrambe *** 1/2  3,5/5) 
 

13 agosto 2012

KUCH KUCH HOTA HAI

Clamoroso successo degli anni '90, Kuch Kuch Hota Hai (KKHH) è un classico. Uno di quei film immortali che hanno consacrato il proprio cast e che sono entrati a far parte della storia della cinematografia in lingua Hindi.

TRAMA

La madre di Anjali (Sana Saeed), Tina (Rani Mukherjee), prima di morire in seguito alle complicazioni del parto, ha lasciato delle lettere per la sua bambina, perchè non crescesse senza conoscerla. Il giorno dell'ottavo compleanno, Anjali legge la lettera che le rivela la storia dell'incontro tra suo padre Rahul (Shah Rukh Khan) e Tina, e quella di Anjali Sharma (Kajol), la migliore amica di Rahul ai tempi del college.

Diana *****
KKHH è una storia d'amore. La trama è semplice ma abbastanza articolata.
La prima parte, che è raccontata da Tina nella lettera per sua figlia, è  mostrata in flashback: Rahul, lo sbruffone della scuola, ci prova con tutte ma ha una sola migliore amica, la straripante, un po' maschiaccio, Anjali. Quando entra in scena la figlia del preside Tina, molto femminile ed affascinante, Rahul rimane incantato. Ad Anjali, che si è resa conto di essere innamorata dell'amico, non resta che uscire di scena.
Tornati al presente, Rahul e Anjali avranno l'occasione di reicontrarsi. Anjali sarà, però, fidanzata con Aman (Salman Khan).
La storia è, quindi, dinamica, la sua vivacità e la sua freschezza sono tra le carte vincenti del film.
L'appeal dei protagonisti, l'allegria degli ambienti, la bella colonna sonora e le frizzanti coreografie di Farah Khan danno vita ad un'orgia coloratissima per lo spettatore che può bearsene felice. Tutto, inoltre, è raccontato con leggerezza ed umorismo ma mai con superficialità. Karan Johar, sceneggiatore e regista al suo debutto, dà prova di maturità. I suoi personaggi funzionano, divertono e colpiscono al cuore. Tra le molte scene buffe, infatti, sono quelle romantiche le più coinvolgenti, quelle rimaste nella memoria di tutti. La scoperta e la tenerezza del primo amore, il dolore della perdita e la sensualità di un'intesa in età più adulta (basterà nominare la "scena del gazebo" per sentire sospirare schiere di fan bollywoodiani) fanno vibrare la pellicola di intense emozioni.
Il cast è eccezionale, vanta la coppia d'oro di Bollywood, Kajol e SRK, la splendida Rani Mukherjee ai suoi primi passi, la star Salman Khan e i mitici Anupam Kher e Farida Jalal. Tutti bravissimi. Naturalmente a spiccare sono i protagonisti: SRK, che in più di un'occasione ha affermato che nella vita reale non si metterebbe mai in ginocchio per conquistare una donna e che certe smancerie sentimentali non fanno per lui, ma che evidentemente nella parte dell'eroe romantico è perfettamente a suo agio tanto da reinventarne le caratteristiche e creare un delizioso Rahul. E Kajol, la meravigliosa. Caschetto sbarazzino nel primo tempo, eleganti saree nel secondo, iperenegetica e vitale. E' attaverso il suo viso, il sorriso luminoso, lo sguardo loquace che passano tutte le emozioni del film, tutto il suo significato.
Anupama Chopra, nel suo libro King of Bollywood: Shah Rukh Khan and the seductive world of Indian cinema, sostiene che KKHH offrisse al pubblico degli anni '90 la perfetta fusione tra modernità e tradizione di cui c'era bisogno. In un momento di crescita economica, di apertura commerciale e culturale nei confronti dell'Occidente si avvertiva la necessità di conciliare i valori tradizionali indiani e l'ondata di novità portata dall'Occidente, sia in termini consumistici che di costumi. I protagonisti di KKHH vestono con abiti firmati, frequentano un college, molto diverso da un tipica scuola indiana, animato da cheerleaders e da studenti in skateboard,  eppure si recano al tempio per le preghiere e conservano il dovuto rispetto e la devozione per i genitori e i legami familiari. Essi offrono un'attraente immagine del proprio paese d'origine e la possibilità di identificazione anche agli indiani residenti all'estero che si lasciano andare alla nostalgia.
Le considerazioni di Anupama sono interessanti ed indubbiamente KKHH ha contribuito a segnare un'epoca.
Quello, però, a cui mi piace pensare è a un giovane uomo di ventisei anni, grassottello e insicuro che raggiunge con passo goffo il palco dei Filmfare Awards del 1999, per ricevere la statuetta come miglior regista. Un ragazzo cresciuto a pane e cinema che racconta con il groppo in gola di come inconsapevolmente si fosse preparato per tutta la sua giovane vita a quel momento, come lo avesse sognato, provando e riprovando il discorso di ringraziamento davanti allo specchio. Quel ragazzo era Karan Johar all'inizio di una luminosa carriera e Kuch Kuch Hota Hai è proprio questo: il meraviglioso frutto di un sogno.

Il bello:
Questo film per ragioni personali ed affettive è il mio preferito e mi è molto caro. Auguro a tutti quelli che lo guarderanno per la prima volta di divertirsi e di provare le stesse emozioni che travolsero me.

Il brutto:
Karan Johar è sempre stato una persona sensibile e molto intelligente. Lui stesso riconosce alcune ingenuità del suo film, come per esempio l'espediente delle lettere, otto per i primi otto anni di vita della bambina, che non tiene conto di come possano essere lette e comprese, soprattutto le prime. O di come, per esempio, Tina abbia avuto il tempo di scriverle. Karan, inoltre, esprime delle perplessità sul finale, lo definisce un compromesso e ammette di non essere riuscito a trovare di meglio per risolvere la situazione che lui stesso aveva ideato. Quello che pensò allora è che se fosse stato abbastanza convinto di se stesso e del film, avrebbe convinto anche il pubblico. E la cosa funzionò. La sua onestà, la sua freschezza e la sua determinazione sono nel film e ognuno le può sentire. Mai più, dice Karan, potrò rifare un film come KKHH, perchè non avrò mai più ventisei anni, non sarò mai più la stessa persona che ero allora. Quella magia fermata sulla pellicola rimane per noi e per tutti gli spettatori che verranno perchè, come recita il titolo Kuch Kuch Hota Hai (Qualcosa sta succedendo), quando si guarda KKHH qualcosa succede davvero.

LA SCHEDA DEL FILM
 

Cast:
Rahul Khanna -
Shahrukh Khan
Anjali Sharma - Kajol
Tina Malhotra - Rani Mukherjee
Aman Mehra - Salman Khan
La madre di Rahul - Farida Jalal
Il preside Malhotra, padre di Tina -
Anupam Kher
Col. Almeida - Johny Lever
Anjali Khanna -
Sana Saeed
Mrs. Sharma -
Reema Lagoo
Il bambino silenzioso - Parzun Dastur
Ms. Briganza - Archana Puran Singh
Rifat Bi - Himani Shivpuri
Neelam - Neelam Kothari

Scritto e diretto da Karan Johar

Prodotto da Yash Johar

Musiche di Jatin-Lalit

Coreografie di Farah Khan

Distribuito da Dharma Productions e Yash Raj Films

Anno 1998

AWARDS

National Film Awards:
Best Film For Providing Wholesome Entertainment - Karan Johar
Best Female Playback Singer - Alka Yagnik (Kuch Kuch Hota Hai)

Filmfare Awards:
Best Movie - Yash Johar
Best Director - Karan Johar

Best Actor - Shahrukh Khan
Best Actress - Kajol
Best Supporting Actor - Salman Khan
Best Supporting Actress - Rani
Mukherjee
Best Art Direction - Sharmishta Roy
Best Screenplay - Karan Johar


Zee Cine Awards:
Best Film - Yash Johar
Best Director - Karan Johar
Best Actor-Male - Shahrukh Khan
Best Actor-Female - Kajol
Best Actor in a Supporting Role-Female - Rani
Mukherjee
Best Music Director - Jatin Lalit
Best Playback Singer - Female - Alka Yagnik (Kuch Kuch Hota Hai)
Best Lyricist - Sameer (Kuch Kuch Hota Hai)
Lux Face of the Year - Rani
Mukherjee

Sansui Viewer’s Choice Movie Awards:
Best Actor - Shahrukh Khan
Best Actress - Kajol

Star Screen Awards:
Best Film - Yash Johar
Best Director - Karan Johar
Best Music Director - Jatin Lalit
Best Comedian - Archana Puran Singh

Bollywood Movie Awards:
Best Film - Yash Johar
Best Director - Karan Johar
Best Actor - Shahrukh Khan
Best Actress - Kajol
Best Music Director - Jatin Lalit
Best Playback Singer Male - Udit Narayan (Kuch Kuch Hota Hai)
Best Playback Singer Female - Alka Yagnik (Kuch Kuch Hota Hai)
Best Costume Designer - Manish Malhotra
Best Choreography - Farah Khan


CURIOSITA'

- Yash Johar è l'amatissimo padre di Karan Johar. L'indimenticato produttore è deceduto nel 2004.

- Per Rani Mukherjee Kuch Kuch Hota Hai fu il secondo film in lingua Hindi e divenne quello di lancio. Premiata e acclamata fece un esordio memorabile.

-  Il personaggio di Aman Mehra inizialmente era stato offerto a Saif Ali Khan che rifiutò. Karan Johar non aveva mai pensato a Salman Khan, che all'epoca era già una star, per un ruolo sì importante ma non molto ampio. Pare che proprio Salman abbia avvicinato Karan e gli abbia detto: "so che stai cercano un attore per un ruolo che nessuno accetta, lo faccio io". E che alle sorpresa di Karan abbia risposto semplicemente : "perchè mi piace tuo padre". Grande Salman!

- Un altro aneddoto carino a proposito del film riguarda la prima volta che il trio delle meraviglie, Kajol, Karan e SRK, s'incontrarono per parlare della storia. E di come i due attori temessero che l'idea del giovane regista non fosse buona. A quei tempi, Kajol, Karan e SRK, erano già ottimi amici: come deludere Karan e dirgli di no? Kajol e SRK si auguravano che la storia fosse buona fino a desiderare di farsela piacere. Beh pare che Karan tolse tutti dall'imbarazzo, perchè Kajol pianse e rise entusiasta durante tutto il racconto, rimanendo in lacrime sul finale, e SRK, anche se più compostamente, fu conquistato.

- Parte del video di Tujhe Yaad Na Meri Aayee e quello della title song, Kuch Kuch Hota Hai, furono girati in Scozia. Ecco una miniguida per chi volesse visitare i mitici luoghi dove la magia prese forma.

-Il successo del film è speculare a quello della bella colonna sonora curata dai fratelli Jatin e Lalit Pandit. La musica di Kuch Kuch Hota Hai si aggiudicò diversi awards ed è stata votata al terzo posto nella classifica delle quaranta migliori colonne sonore di sempre nel sondaggio di BBC Asian Network.
(Grazie a Cinema Hindi)

-  Per festeggiare i 10 anni trascorsi dall'uscita del film i protagonisti hanno rilasciato una bella intervista caricata su You Tube. Il nostro Karan racconta di quando si recò con Manish Malhotra a Londra per scegliere i costumi per Kuch Kuch Hota Hai, e misero gli occhi sulla maglietta Polo Sport blu e verde, indossata da SRK durante la canzone Koi Mil Gay, che costava 75 pounds. Ci vollero tre ore di discussione e una nottata di riflessione, per decidersi a spendere così tanto per una sola t-shirt.
Kajol, invece, ipersorridente ammette di aver suggerito a Karan di mostrarsi duro con lei e di urlarle dietro in modo che il resto della troupe non lo credesse troppo molle e non approfittasse della sua gentilezza ed educazione. Si immaginava, infatti, che tutti sarebbero rimasti impressionati se Karan avesse osato addirittura alzare la voce con lei, ma l'espediente non si rese necessario, l'autorità di Karan, naturalmente, non venne mai massa in discussione. Anzi, nel Making of inserito negli speciali del DVD, e ripreso da Bollywood Hungama qui, Rani, divertita, rivela che Karan aveva le idee chiare e conosceva benissimo i personaggi tanto che avrebbe potuto interpretare Tina anche meglio di lei.

- Da qualche tempo è annunciata l'uscita di Koochie Koochie Hota Hain, film d'animazione remake di Kuch Kuch Hota Hai, a cui presterebbe la voce gran parte del cast originale. Sarà il 2012 l'anno giusto?

 - Come tutti i film immortali, Kuch Kuch Hota Hai ha iniziato un filone, è stato oggetto di diversi tentativi di replica ed imitazione, ed è citatissimo. Ecco Farah Khan e Boman Irani in verisone Anjali e Rahul per la promozione di Shirin Farhad Ki Toh Nikal Padi (in uscita il prossimo 24 agosto). E una delle simpatiche locandine del film.








La pagina della Yash Raj Films dedicata al film.
La pagina della Dharma Productions dedicata al film.

17 aprile 2012

PRANAYAM



Un film statico e difficile che costringe il pubblico ad armarsi di pazienza e lasciare che lentamente le sue porte si aprano. Blessy rivela di aver iniziato a pensare alla storia dalla scena finale e di aver tenuto nel cassetto l’idea e la sceneggiatura per oltre venticinque anni senza tirarla fuori o cercare di portarla sul grande schermo. Il regista ha messo da parte lentamente i suoi appunti, annotando parole o gesti che avrebbe voluto associare ai suoi personaggi, compiendo una raccolta delle sue riflessioni personali sull’amore, la gelosia, il perdono e l’imprevedibilità dell’incontro con la morte.


TRAMA
Achutha (Anupam Kher) rivede la sua ex moglie (Jaya Prada) dopo tanti anni di silenzio e lontananza, dimenticando i rancori i due vorrebbero ritrovare un dialogo e conoscere cosa ne è stato delle loro vite dopo il divorzio. L’incontro tra i due è favorito dal secondo marito della donna (Mohanlal) che capisce l’importanza di una serena riappacificazione con il passato.


Scambi di battute, pensieri che scorrono, parole che lasciano la pelle d’oca e una sensazione di turbamento interiore. Pranayam è una triste poesia che si interroga su quesiti esistenziali senza risposta, una messa in scena razionale sull’irrazionalità del destino e dei rapporti umani, facilmente giudicabili dall’esterno ma sempre difficili da comprendere.
La fotografia propone immagini dai colori freddi, la luce di giornate autunnali in cui può iniziare a piovere da un momento all’altro, i paesaggi sgargianti del Kerala si trasformano in un set privo di connotazioni geografiche dominato dal blu violaceo di un mare agitato, acque che Mathew, il personaggio interpretato da un grandissimo Mohanlal, resta a fissare per ore, perché nessun’onda è mai uguale all’altra anche se lo stesso movimento si ripete.
Pranayam tradotto significa Amore, un concetto che il film descrive come l’appartenersi completamente fino a divenire due parti fisiche della stessa entità vivente, Grace e Mathew sono un tutt’uno e neanche il ritorno del primo marito della donna è in grado di far nascere alcun dubbio o timore nei loro cuori. I tre personaggi riescono grazie all’esperienza a gestire i rapporti non con impeto ma con maturità, slegandoli da ogni forma di egoismo. Grace vede davanti a sé l’uomo che cambiò la sua vita accanto all’uomo che è stato la sua vita, il primo amore spezzato per differenze e capricci, il secondo trasformato in un’intesa profonda, impossibile da intaccare. Come mostra una scena chiave del film, al secondo lancio il sasso riesce ad andare più lontano perché non c’è più solo l’intenzione di lanciare ma quella di riuscire a raggiungere una direzione migliore. Il regista attraverso il personaggio di Mathew lascia scorrere le sue emozioni senza freni e si abbandona ad interessanti interpretazioni dei sentimenti e della realtà.
Esasperati dalle critiche della società e dei familiari, Grace, Mathew e il suo ex marito Achutha si allontano dalle proprie case senza dire niente a nessuno ed intraprendono un viaggio insieme lungo le spiagge solitarie del Kerala, un percorso che lega i ricordi al presente e celebra la ritrovata amicizia tra un uomo e una donna che accettano i propri errori e aprono il cuore al perdono, lasciando i figli ad interrogarsi sulla moralità della  scelta e sulle ripercussioni sociali del gesto compiuto.
Il faccia faccia tra due grandi interpreti del cinema indiano, il versatile Anupam Kher e il carismatico Mohanlal, è già un motivo sufficiente per dedicare tempo al film e viverlo senza fretta. Gli attori interiorizzano i personaggi e vivono la storia, mentre Achutha placa lentamente la solitudine e il rimpianto per aver distrutto la felicità del passato, Mathew diviene la voce che rassicura e conforta, la personalità  che doma l’irrequietezza degli istinti con la sua saggezza, spingendo gli altri a riflettere più a fondo sui propri limiti, sull’incapacità dell’uomo di comprendere la vita o agire senza commettere errori.

Il mio giudizio sul film : **** 4/5

ANNO: 2011

LINGUA : Malayalam
TRADUZIONE DEL TITOLO: Amore

REGIA: Blessy


CAST:
Anupam Kher………………… Achutha Menon
Mohanlal ……………………. Mathew
Jaya Prada ………………….. Grace
Anoop Menon …………………… Suresh
Dhanya Mari ……………………… Asha


COLONNA SONORA: M. Jayachandran
PLAYBACK SINGERS: Shreya Ghoshal, Vijay Yesudas, Mohanlal, Sharret, P. Jayachandran

QUALCOS’ALTRO:
Anupam Kher , la cui filmografia vanta circa quattrocento titoli, ha incluso Pranayam tra i sette migliori film della sua carriera in una recente intervista concessa a Kochi.
Jaya Prada è ricordata dal pubblico soprattutto per alcune pellicole di successo al fianco di Amitabh Bachchan (Shaarabi),  Rishi Kapoor (Sargam) e Kamal Haasan (Sagara Sangamam).
Per Mohanlal Pranayam segna il traguardo del trecentesimo film, la performance sbalorditiva dell'attore è stata la più apprezzata dal pubblico e dai critici.

05 febbraio 2012

KHALNAYAK



Una cavalcata di oltre tre ore tra fughe, lotte violente, coreografie e canzoni. Khalnayak , insieme a Karz, è uno dei migliori film di Subash Ghai, titoli riconducibili ad un’era non troppo lontana in cui il regista sapeva ancora regalare al pubblico dell’ ottimo cinema d’intrattenimento, corposo nella storia, incisivo nelle immagini e nelle emozioni, arricchito da numeri musicali la cui notorietà resta immune al passare del tempo.


TRAMA
Dopo la fuga di un pericoloso ricercato (Sanjay Dutt) l’ispettore di polizia Ram (Jackie Shroff) perde la sua credibilità professionale e viene accusato di negligenza, la fidanzata Ganga (Madhuri Dixit) cerca di rendere possibile una nuova cattura di Ballu e si unisce sotto mentite spoglie al gruppo di criminali.


L’Angry Young Man portato sullo schermo con successo da Amitabh Bachchan negli Anni Settanta e Ottanta ispira la caratterizzazione di Ballu, il protagonista di Khalnayak, figlio disilluso di un padre idealista, antieroe che lotta da solo e che malgrado la sua vita sia tutta sbagliata non tradisce chi è al suo fianco né rimpiange le sue scelte. Giudicato dalla società perbene la mela marcia da scartare, Ballu contempla la corruzione in cui è immerso con aria da goliardo, la esalta, ci scherza sopra e non vede all’orizzonte alcuna alternativa, se qualcosa è ancora in grado di ferirlo veramente è solo la sua solitudine.
A differenza delle pellicole del passato l’intensità dello script si diluisce mentre l’azione sovrasta la storia. C’è poco tempo per riflettere perché gli eventi si susseguono senza tregua, numerosi brani musicali si inseriscono nella trama nei momenti più impensati e dove la narrazione sembra rallentare subentra l’escapismo. Subhash Ghai gioca puntando tutto sugli attori e crea per ognuno di essi il personaggio che più si avvicina alla loro presenza scenica: Sanjay Dutt il giovane ribelle viziato dalla madre premurosa, Jackie Shroff l’ufficiale cinico dalla corporatura imponente, Madhuri Dixit temeraria ninfa danzante, forte, indipendente e dagli atteggiamenti mascolini.
Molta della popolarità del film è legata alla presenza di una canzone folk ricca di allusioni erotiche “Choli ke peeche kya hai? / Cosa si nasconde sotto il top?” una maliziosa gipsy dance coreografata da Saroj Khan. Seppur più divertente che volgare (e nobilitata dalla raffinatezza di una performer come Madhuri Dixit) il testo della canzone e le movenze troppo ammiccanti per gli standard allora ammessi dalla censura hanno scatenato un autentifico putiferio. Da una parte l’aver infranto le regole ha garantito a Khalnayak un’immediata notorietà, dall’altra l'ha esposto a critiche di ogni tipo,  il paroliere Anand Bakshi è stato accusato di aver scritto un ritornello indecente e contrario al buon costume. Gli anni sono passati e la canzone oggi appare più vitale e divertente che mai.
Il lungo gioco delle menzogne coinvolge i protagonisti in un’interessante mascherata nella quale il personaggio interpretato da Jackie Shroff, che dovrebbe rappresentare la legge, appare più nervoso, frustrato e sgradevole del suo antagonista, il poliziotto incompetente è impegnato a seminare violenza dentro le mura della prigione ma  una volta fuori dal suo ambiente protetto scarseggia d'intuito e lascia che sia la sua fidanzata a tirarlo fuori dai guai. L’eroe è un anti-eroe, un gangster, un cattivo, ma rovescia sul tavolo le carte senza timori , l’eroina porta avanti da sola la sua crociata per la giustizia ma per fare ciò assume un’altra identità, tende una trappola, agisce con l’astuzia e l’inganno. Ad un certo punto non si capisce chiaramente chi sia l’antagonista e chi l’eroe, chi sia veramente bugiardo e pericoloso e chi no, non una ma decine di etichette si possono attaccare ai personaggi ed è proprio questa imprevedibilità a   renderli speciali.


Il mio giudizio sul film: **** 4/5


ANNO: 1993

TRADUZIONE DEL TITOLO : L’antieroe

REGIA : Subash Ghai


CAST
Sanjay Dutt ………………… Ballu
Madhuri Dixit ……………… Ganga
Jackie Shroff …………………. Ram
Rakhee ………………………. Aarti
Anupam Kher ……………………. Ishwar Pandey
Ramya Krishna ……………….. l’amante di Ballu
Pramod Muthu …………. Roshan Mahanta


COLONNA SONORA : Laximikant & Pyarelal

PLAYBACK SINGERS : Alka Yagnik, Ila Arun, Mohammed Aziz, Vinod Rathod, Manhar Udhas, Kavita Krishnamurthy, Jagit Singh



QUALCOS'ALTRO

Saroj Khan è stata premiata con il Filmfare Award per le Migliori Coreografie. Lo stesso anno Sanjay Dutt è stato nominato come Miglior Attore Protagonista ma la statuetta fu vinta da Shahrukh Khan per un altro ruolo negativo di tutto rispetto: Ajay Sharma in Baazigar.

Subash Ghai voleva nel ruolo di Ballu Anil Kapoor o Nana Patekar, solo in un secondo tempo la scelta è caduta su Sanjay Dutt.

02 giugno 2011

GAME

Con un titolo come Game è naturale aspettarsi un puzzle, una sfida, oppure un inganno. Nel nome è già svelata la sorpresa: si è sicuri che oltre a quello che viene mostrato ci sia dell'altro. Il gioco è capire che cosa.

TRAMA

Neil Menon (Abhishek Bachchan), il proprietario di un Night Club ad Istanbul, Vikram Kapoor (Jimmy Shergill), attore bollywoodiano, Tisha Khanna (Shahana Goswami), giornalista, e OP Ramsay (Boman Irani) candidato Primo Ministro a Bangkok, sono invitati sull'isola greca di Samos dal milionario Kabir Malhotra (Anupam Kher). Sono tre anni che Kabir aspetta il momento d'incontrare i suoi ospiti, ma, la mattina dopo il loro arrivo, viene trovato morto suicida.

RECENSIONI

The Times of India **
Difficile credere che dietro Game ci sia Farhan Akhtar, che Javed Akhtar abbia scritto i testi dei brani, e che Shankar-Ehsaan-Loy abbiano composto la colonna sonora. Malgrado questi grossi nomi, in Game c'è ben poco da assaporare. Nessuna canzone memorabile. Il film, pur stiloso, difetta d'anima e sostanza. L'aspetto è luccicante, gli scenari esotici, i personaggi ben pettinati ma privi di convinzione. La recitazione di Abhishek Bachchan è confusa, quella di Kangna Ranaut anonima, quella di Boman Irani è una vuota spacconata. Il personaggio di Anupam Kher è marginale, e il debutto di Sarah Jane Dias insignificante. Jimmy Shergill e Shahana Goswami rimangono a bocca asciutta a causa di una sceneggiatura (Althea Delmas Kaushal) che non offre loro nulla e che spesso sconfina nel banale. Game è mediocre e prevedibile.
Nikhat Kazmi, 31.03.11
Recensione integrale.

Hindustan Times *
Un mucchio di colpi di scena di terz'ordine. Inutili inquadrature di uno yacht solitario nel vasto oceano. La direzione artistica punta alla fotografia pubblicitaria e basta.
Mayank Shekhar, 01.04.11
Recensione integrale.

Diana ***
Clamoroso flop al botteghino, stroncato spietatamente dalla critica, Game è un film, seppur non impeccabile nella sceneggiatura, ben curato nella confenzione e perfettamente godibile. A patto di non essere troppo pignoli e di non aspettarsi di più di quello che si richiederebbe ad uno dei tanti thriller americani, che Game è stato accusato, con poca fantasia, di scimmiottare, non si resterà delusi. Abhishek Bachchan fa la parte del leone lasciando poco spazio ai suoi partner di scena. Le sue vicissitudini, anche le più inverosimili e senza senso, sono le più divertenti  e gagliarde del film.

Il bello:
- La fotografia e le ambientazioni stilose. Da Samos, ai tetti di Istanbul, viene voglia di partire subito.
- Abhishek supercool. Questo genere di personaggio gli è perfettamente congeniale. Kangna Ranaut, nonostante il look curatissimo, un po' mascolino che le dona molto, vicino a Bachchan junior sparisce. Colpa anche del suo ruolo di poliziotta volenterosa ma poco perspicace,  studiato apposta perchè non offuschi Abhi.

Il brutto:
- Il personaggio toccato a Boman Irani è mal tratteggiato, tanto che l'interpretazione di Boman sconfina nel caricaturale. La plateale uscita di scena di OP Ramsay è da dimenticare.
 - Ci sono diverse trovate infelici e poco realistiche in Game (come per esempio le telecamere che seguono i sospetti, in tempo reale, da Londra, in ogni angolo di ben altre tre città nel mondo) che per  non svelare la trama non citiamo. Il film ha mille difetti e può risultare persino banale e noioso. All'analisi dei particolari non funziona ma nel suo complesso sì, soprattutto per chi ha voglia di passare una serata disimpegnata.

SCHEDA DEL FILM

Cast:
Neil Menon - Abhishek Bachchan
Sia Agnihotri - Kangna Ranaut
Maya -  Sarah-Jane Dias
Vikram Kapoor - Jimmy Shergill
Tisha Khanna - Shahana Goswami
OP Ramsay - Boman Irani
Kabir Malhotra - Anupam Kher
Samara Shroff, - Gauhar Khan

Scritto da Althea Delmas Kaushal

Diretto da Abhinay Deo

Prodotto da Farhan Akhtar e Ritesh Sidhwani

Musiche di Shankar Mahadevan, Ehsaan Noorani e Loy Mendonca

Coreografie di Vaibhavi Merchant e Shiamak Davar

Distribuito da Excel Entertainment e Eros International Ltd.

Anno 2011

CURIOSITA'

- Game è il primo film di Abhinay Deo ad uscire in sala. Il suo lavoro più di successo è, però, Delhi Belly, prodotto dalla Aamir Khan Productions.

- Abhishek Bachchan, come spettatore, ha dichiarato di essere rimasto incantato da Game.
L'intervista completa.

- All'ottantatreesimo minuto del film viene nominata Roma e dopo poco Abhishek Bachchan, adorabile, pronuncia l'espessione latina: cui bono.

- Nel sito ufficiale del film  per accedere ai vari menu vengono proposti dei giochi: ti interessa il cast? Allora atterra tre aerei con il mirino messo a disposizione. Vuoi saperne di più sulla colonna sonora? Risolvi il puzzle...Provare per credere.
Il sito ufficiale del film.

10 luglio 2010

PYAAR IMPOSSIBLE




Questa volta nessun brutto anatroccolo diventa cigno né si improvvisano trasformazioni da village girl a modella seminuda come accade in Dulha mil Gaya, questa volta lo sfigatello della scuola non cerca e non vuole cambiare se stesso (era ora!!) e si propone di conquistare la bella irraggiungibile semplicemente con la sua onestà, tenacia e simpatia. Cos’altro può desiderare una donna? Assolutamente niente. Occhi cerulei e addominali diventano fuori moda e i tanti sforzi vengono premiati, soprattutto se la bella in questione oltre ad avere un bel paio da gambe ha anche un buon cervello capace di scindere ciò che conta da ciò che no.


TRAMA

Abhay (Uday Chopra) è timido e bruttino e s’innamora di Alisha (Priyanka Chopra) la ragazza più popolare del college. Un totale fallimento. Le aspirazioni del ragazzetto invisibile restano insoddisfatte, almeno in questo contesto. Qualche anno dopo i due si rincontrano a Singapore, Abhay è ancora single e così ingenuo da cadere in una grossa truffa, Alisha una madre separata alla prese con il lavoro e una figlia pestifera. Nuova città, nuovo contesto e nuove occasioni, a questo punto lui ha la possibilità di farsi notare e lei quella di uscire dai propri preconcetti legati all’immagine. Il pyaar impossibile in questione diventa sempre più “possible”, e al bellimbusto di turno (Dino Morea) non resta che fare fagotto ripiegando con calma i suoi completi firmati.

Una buona colonna sonora (Salim & Sulaiman) aiuta moltissimo a preparare un legame con il film. Già dalle prime immagini, accompagnate dalle note di “Alisha, jab se tujhko hai jaana, dil na kaha na maana/ Alisha da quando ti conosco il cuore rifiuta di ascoltare" , viene voglia di canticchiare le canzoni in auto, in treno, sotto la doccia, al supermercato, al lavoro, in bagno, o durante la fila al bancone della gastronomia. Uday Chopra, attore protagonista ma anche produttore della pellicola, fa un ottimo lavoro e mi costringe a mordere la lingua davanti ai commenti maligni che solitamente non risparmio nei suoi confronti.

Piacevole da seguire e accattivante, Pyaar Impossibile si lascia guardare senza troppi sforzi avviando un’ottima empatia e una complicità istantanea con il pubblico. Le buone idee non mancano anche se niente profuma veramente di nuovo. Il riciclaggio di fondo, quì così ben eseguito, non rende il film meno interessante o poco originale, nemmeno l’acqua attinta da una fonte piuttosto che da un’altra risulta un dettaglio così sgradevole o troppo vistoso da condizionare il giudizio globale. Più che all’unicità, punta alla visione spensierata adatta a coinvolgere e trasportare sulla stessa frequenza piccoli e grandi spettatori, proponendo qualche scena davvero divertente ( prima fra tutte la buffa cena Thai) e una buona atmosfera, dove i motivetti orecchiabili fanno da padrone e i personaggi, seppur stereotipati, conquistano al primo sguardo.


Il mio giudizio sul film : *** 3,5 / 5


ANNO : 2010

REGIA: Jugal Hansraj

TRADUZIONE DEL TITOLO: Amore impossibile

CAST:

- Uday Chopra.......... Abhay Sharma
- Priyanka Chopra...... Alisha
- Dino Morea........... Varun
- Anupam Kher.......... Mr Sharma
- Advika Yadav......... Tania


COLONNA SONORA : Salim / Sulaiman



RENCENSIONI

- HINDUSTAN TIMES * 1,5 / 5

Tutto nel film, dalle scenografie alla colonna sonora, appare inautentico. E come la maggior parte della nostra cinematografia, PI è cotto a metà, preso in prestito. Ma il personaggio del protagonista maschile è ben disegnato. Chopra interpreta un ragazzo sfigato, bruttino, insicuro e sottovalutato. Decisamente se la cava meglio in questo ruolo che in quelli precedenti.
Mayank Shekhar, 08.01.10
Testo integrale. Clicca QUI.

- THE TIMES OF INDIA *** 3 / 5

Ciò che realmente sorprende in questo film sono le avvincenti interpretazioni e la misura con cui, senza fretta, la storia si dipana. Uday Chopra è quasi amabile con il suo basso profilo; Dino Morea è soave e diabolico insieme; la piccola Advika è precoce e preziosa. Ma è Priyanka a catturare la scena, conquistando tutti gli applausi: è fantastica. In termini di talento è davvero una delle migliori attrici attualmente in circolazione (vedi 'Fashion', 'Dostana', 'Kaminey'). Quanto alla sceneggiatura, ricorda molte pellicole Hollywoodiane, ma PI colpisce comunque con il suo gusto desi. I dialoghi sono realistici. Il film non è niente di eccezionale ma si lascia guardare.
Nikhat Kazmi, 08.01.10
Testo originale. Clicca QUI.


QUALCOS'ALTRO

- Uday Chopra è figlio di Yash Chopra e fratello minore di Aditya. La triade è il nucleo decisionale e operativo della casa di produzione Yash Raj Films.

- Nel sito ufficiale di Pyaar Impossible prima dell’uscita del film e dalla sua colonna sonora vennero pubblicate immagini e retroscena della sua lavorazione, dalla pooja benaugurale alla scelta degli abiti per Priyanka Chopra, fino alla realizzazione dietro le quinte di alcune scene.

- Ostacolato da piogge di recensioni negative il film non ha collezionato grandi incassi, anzi, è stato addirittura un flop

- Il regista Jugal Hansraj ha alle spalle una carriera da attore (da child artist a comprimario) e la leggenda vuole che abbia suggerito a Karan Johar le prime strofe e il motivetto della canzone "Kuch Kuch Hota Hai" durante una serata tra amici. Santo Subito!!! (fonte Wikipedia..)

15 giugno 2010

BADMAASH COMPANY


La storia narrata in Badmaash Company è simile a quella di Teen Patti: un gruppo di ragazzi guadagna rapidamente ingenti somme di denaro con sistemi illegali. Teen Patti ne segue le vicende imbastendo uno stiloso thriller. L'accento è posto sul dramma. L'epilogo tragico che toccherà ad uno dei personaggi, sveglierà bruscamente gli altri dal torpore euforizzante nel quale la ricchezza li aveva affondati. Badmaash Company è diviso in due parti: la prima gioca in modo vincente la carta dell'intrattenimento. Ha un tono brillante e metropolitano, un ritmo rapido. La seconda, meno riuscita, aggiunge un tocco riflessivo. L'azione si sposta negli Stati Uniti perdendo autenticità. La sceneggiatura diventa ripetitiva, si appesantisce, e stona col frizzante inizio.

Il soggetto è interessante: sondare le aspirazioni e le ambizioni dei giovani indiani a metà degli anni novanta, quando l'economia del Paese comincia lentamente ma inesorabilmente a crescere. Quali cambiamenti personali e sociali avvengono nella classe media urbana? Di quale entità è la frattura fra la nuova generazione, piena di speranze e abbagliata dal lusso occidentale, e la generazione dei genitori? La sceneggiatura parte bene anche se rimane in superficie. Diverte e intrattiene. La pellicola però non decolla. Il risvolto drammatico è trattato in modo un po' banale. I dialoghi sono asciutti e tesi, ma non sempre all'altezza delle intenzioni. La regia si sgonfia col procedere della storia. Badmaash Company rimane un luccicante film giovanilistico, e non ci sarebbe nulla di male, se solo non diventasse troppo retorico e didascalico nella seconda parte. Parmeet Sethi, sceneggiatore e regista, non è riuscito ad incastrare a dovere i due diversi aspetti della pellicola, e il prodotto finale risulta confuso.

Comunque Badmaash Company sta registrando un lusinghiero successo al botteghino, rincuorando così la Yash Raj Films. Le interpretazioni sono buone: Vir Das, soprattutto, è da tenere d'occhio. Shahid Kapoor ha dimenticato i parziali insuccessi di Chance Pe Dance e di Paatshaala ed appare fresco e seducente. Anushka Sharma è brava e fuori dal coro, ma sempre con un'espressione involontariamente arcigna che non conquista. Meiyang Chang è davvero una novità. I personaggi che interpretano sono ben scritti. Una menzione speciale per Anupam Kher, che incarna la generazione dei genitori: solidi, onesti, insofferenti al lusso, ma anche poco coraggiosi, votati alla monotonia della routine quotidiana. Illuminante al riguardo il dialogo fra padre e figlio nel primo tempo: il miglior scambio di battute del film.

TRAMA

Karan (Shahid Kapoor) ha un sogno: diventare molto ricco nel più breve tempo possibile. Le idee non gli mancano, anche se truffaldine. Con gli amici Chandu (Vir Das) e Zing (Meiyang Chang) e con la fidanzata Bulbul (Anushka Sharma) fonda la Friends & Company. Tutto sembra filare liscio. Soldi a palate. Divertimento. Ma l'avidità acceca. L'amicizia annaspa. L'amore si spegne. E la polizia è alle costole.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* I titoli di testa: la Bombay di quindici anni fa e la Mumbai di oggi illustrate da una successione rapidissima di micro-sequenze e raccontate dalla voce fuori campo di Shahid. Una chicca per tutti gli amanti della megalopoli indiana.

RECENSIONI

The Times of India: ***1/2
Badmaash Company presenta alcune sequenze interessanti, sebbene la storia segua una prevedibilissima traccia di crimine e punizione/pentimento. Ciò che disturba di più è la ripetitiva sequenza dei fatti che appesantiscono la pellicola e non raccontano nulla di nuovo. L'intesa fra il quartetto di attori è piena di energia, anche se la maggior parte del tempo è impiegata a ballare e a cantare. Shahid Kapoor riesce a catturare l'attenzione in alcune scene, ma è essenzialmente il gruppo composto da Vir Das, Chang e Anushka a colpire. Parmeet Sethi esordisce alla sceneggiatura e alla regia con Badmaash Company. La storia è interessante, ma solo perchè rappresenta le nuove generazioni che hanno fretta di arrivare in cima. La colonna sonora non sembra composta da Pritam. Nessun brano da classifica.
Nikhat Kazmi, 07.05.10

Hindustan Times: **
Ad un certo punto il film diventa improvvisamente incline alle prediche, per timore di essere frainteso nelle intenzioni. Noi rimaniamo seduti a contemplare la disonestà, le ambizioni esagerate, l'ingordigia, l'arroganza che corrompono il protagonista, e ci dimentichiamo che questa corsa è iniziata con grande divertimento. Badmaash Company cattura superbamente il periodo a metà degli anni novanta, quando l'economia indiana era all'inizio della sua ascesa. Anushka Sharma e Shahid Kapoor interpretano il ruolo della tipica ragazza che aspira a diventare top-model e del tipico ragazzo che aspira alla ricchezza. Il personaggio interpretato da Chang è dolcemente ispirato. La premessa del film è forte. L'ambientazione solida. La truffa piuttosto interessante. Gli amici formano un buon quartetto. Tutti ugualmente irresistibili, così come i loro scherzi. E lo schermo brilla. Intervallo. Poi tutto si sgonfia. Ti accorgi quando una sceneggiatura è scritta a metà, e sino a quel punto anche maledettamente bene. L'esempio più eclatante è rappresentato da Ek Haseena Thi di Shriram Raghavan. In casa Yash Raj (che produce Badmaash Company) ricordiamo Bachna Ae Haseeno di Siddharth Anand.
Mayank Shekhar, 07.05.10

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: il ritmo travolgente del primo tempo
Punto debole: un secondo tempo debole, ripetitivo e confuso

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Shahid Kapoor - Karan
* Anushka Sharma (Rab Ne Bana Di Jodi) - Bulbul
* Vir Das (Namastey London, Love Aaj Kal) - Chandu
* Meiyang Chang - Zing
* Anupam Kher - il padre di Karan
* Pawan Malhotra (Road to Sangam) - Jazz, lo zio di Karan

Soggetto, sceneggiatura, regia e dialoghi: Parmeet Sethi
Colonna sonora: i brani composti da Pritam non sono eccezionali. Interessante invece il commento musicale strumentale che ricorda vagamente le eleganti colonne sonore dei film d'azione degli anni settanta.
Coreografia: Ahmed Khan (Kaminey)
Fotografia: Sanjay Kapoor
Montaggio: Ritesh Soni (Dil Bole Hadippa!)
Traduzione del titolo: badmaash significa canaglia, mascalzone
Anno: 2010
Sito ufficiale

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* 08.04.10, Hindustan Times: intervista a Parmeet Sethi
* 04.05.10, Hindustan Times: dichiarazioni di Shahid Kapoor
* 10.05.10, Hindustan Times: dichiarazioni di Parmeet Sethi
* 11.05.10, Hindustan Times: intervista ad Anushka Sharma
* 29.05.10, The Times of India: dichiarazioni di Vir Das
* Bollywood Hungama: pagina con la lista dei link agli articoli e ai video dedicati a Badmaash Company

CURIOSITA'

* Parmeet Sethi ha debuttato alla regia con Badmaash Company. Precedentemente aveva recitato in pellicole quali Dilwale Dulhania Le Jayenge e Lakshya.
* Anushka Sharma è un'ex-modella. E' stata testimonial in India per la Fiat Palio (spot).
* Vir Das, fra le altre cose, ha fondato una comic rock band dal nome irresistibile: Alien Chutney. Lo amiamo anche solo per questo.
* Meiyang Chang è un dentista.
* Riferimenti a Bollywood: Amitabh Bachchan, Madhuri Dixit
* Riferimenti all'Italia: Prada, Ferrari
* Film che trattano lo stesso tema: Bunty Aur Babli, Teen Patti.