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13 agosto 2012

KUCH KUCH HOTA HAI

Clamoroso successo degli anni '90, Kuch Kuch Hota Hai (KKHH) è un classico. Uno di quei film immortali che hanno consacrato il proprio cast e che sono entrati a far parte della storia della cinematografia in lingua Hindi.

TRAMA

La madre di Anjali (Sana Saeed), Tina (Rani Mukherjee), prima di morire in seguito alle complicazioni del parto, ha lasciato delle lettere per la sua bambina, perchè non crescesse senza conoscerla. Il giorno dell'ottavo compleanno, Anjali legge la lettera che le rivela la storia dell'incontro tra suo padre Rahul (Shah Rukh Khan) e Tina, e quella di Anjali Sharma (Kajol), la migliore amica di Rahul ai tempi del college.

Diana *****
KKHH è una storia d'amore. La trama è semplice ma abbastanza articolata.
La prima parte, che è raccontata da Tina nella lettera per sua figlia, è  mostrata in flashback: Rahul, lo sbruffone della scuola, ci prova con tutte ma ha una sola migliore amica, la straripante, un po' maschiaccio, Anjali. Quando entra in scena la figlia del preside Tina, molto femminile ed affascinante, Rahul rimane incantato. Ad Anjali, che si è resa conto di essere innamorata dell'amico, non resta che uscire di scena.
Tornati al presente, Rahul e Anjali avranno l'occasione di reicontrarsi. Anjali sarà, però, fidanzata con Aman (Salman Khan).
La storia è, quindi, dinamica, la sua vivacità e la sua freschezza sono tra le carte vincenti del film.
L'appeal dei protagonisti, l'allegria degli ambienti, la bella colonna sonora e le frizzanti coreografie di Farah Khan danno vita ad un'orgia coloratissima per lo spettatore che può bearsene felice. Tutto, inoltre, è raccontato con leggerezza ed umorismo ma mai con superficialità. Karan Johar, sceneggiatore e regista al suo debutto, dà prova di maturità. I suoi personaggi funzionano, divertono e colpiscono al cuore. Tra le molte scene buffe, infatti, sono quelle romantiche le più coinvolgenti, quelle rimaste nella memoria di tutti. La scoperta e la tenerezza del primo amore, il dolore della perdita e la sensualità di un'intesa in età più adulta (basterà nominare la "scena del gazebo" per sentire sospirare schiere di fan bollywoodiani) fanno vibrare la pellicola di intense emozioni.
Il cast è eccezionale, vanta la coppia d'oro di Bollywood, Kajol e SRK, la splendida Rani Mukherjee ai suoi primi passi, la star Salman Khan e i mitici Anupam Kher e Farida Jalal. Tutti bravissimi. Naturalmente a spiccare sono i protagonisti: SRK, che in più di un'occasione ha affermato che nella vita reale non si metterebbe mai in ginocchio per conquistare una donna e che certe smancerie sentimentali non fanno per lui, ma che evidentemente nella parte dell'eroe romantico è perfettamente a suo agio tanto da reinventarne le caratteristiche e creare un delizioso Rahul. E Kajol, la meravigliosa. Caschetto sbarazzino nel primo tempo, eleganti saree nel secondo, iperenegetica e vitale. E' attaverso il suo viso, il sorriso luminoso, lo sguardo loquace che passano tutte le emozioni del film, tutto il suo significato.
Anupama Chopra, nel suo libro King of Bollywood: Shah Rukh Khan and the seductive world of Indian cinema, sostiene che KKHH offrisse al pubblico degli anni '90 la perfetta fusione tra modernità e tradizione di cui c'era bisogno. In un momento di crescita economica, di apertura commerciale e culturale nei confronti dell'Occidente si avvertiva la necessità di conciliare i valori tradizionali indiani e l'ondata di novità portata dall'Occidente, sia in termini consumistici che di costumi. I protagonisti di KKHH vestono con abiti firmati, frequentano un college, molto diverso da un tipica scuola indiana, animato da cheerleaders e da studenti in skateboard,  eppure si recano al tempio per le preghiere e conservano il dovuto rispetto e la devozione per i genitori e i legami familiari. Essi offrono un'attraente immagine del proprio paese d'origine e la possibilità di identificazione anche agli indiani residenti all'estero che si lasciano andare alla nostalgia.
Le considerazioni di Anupama sono interessanti ed indubbiamente KKHH ha contribuito a segnare un'epoca.
Quello, però, a cui mi piace pensare è a un giovane uomo di ventisei anni, grassottello e insicuro che raggiunge con passo goffo il palco dei Filmfare Awards del 1999, per ricevere la statuetta come miglior regista. Un ragazzo cresciuto a pane e cinema che racconta con il groppo in gola di come inconsapevolmente si fosse preparato per tutta la sua giovane vita a quel momento, come lo avesse sognato, provando e riprovando il discorso di ringraziamento davanti allo specchio. Quel ragazzo era Karan Johar all'inizio di una luminosa carriera e Kuch Kuch Hota Hai è proprio questo: il meraviglioso frutto di un sogno.

Il bello:
Questo film per ragioni personali ed affettive è il mio preferito e mi è molto caro. Auguro a tutti quelli che lo guarderanno per la prima volta di divertirsi e di provare le stesse emozioni che travolsero me.

Il brutto:
Karan Johar è sempre stato una persona sensibile e molto intelligente. Lui stesso riconosce alcune ingenuità del suo film, come per esempio l'espediente delle lettere, otto per i primi otto anni di vita della bambina, che non tiene conto di come possano essere lette e comprese, soprattutto le prime. O di come, per esempio, Tina abbia avuto il tempo di scriverle. Karan, inoltre, esprime delle perplessità sul finale, lo definisce un compromesso e ammette di non essere riuscito a trovare di meglio per risolvere la situazione che lui stesso aveva ideato. Quello che pensò allora è che se fosse stato abbastanza convinto di se stesso e del film, avrebbe convinto anche il pubblico. E la cosa funzionò. La sua onestà, la sua freschezza e la sua determinazione sono nel film e ognuno le può sentire. Mai più, dice Karan, potrò rifare un film come KKHH, perchè non avrò mai più ventisei anni, non sarò mai più la stessa persona che ero allora. Quella magia fermata sulla pellicola rimane per noi e per tutti gli spettatori che verranno perchè, come recita il titolo Kuch Kuch Hota Hai (Qualcosa sta succedendo), quando si guarda KKHH qualcosa succede davvero.

LA SCHEDA DEL FILM
 

Cast:
Rahul Khanna -
Shahrukh Khan
Anjali Sharma - Kajol
Tina Malhotra - Rani Mukherjee
Aman Mehra - Salman Khan
La madre di Rahul - Farida Jalal
Il preside Malhotra, padre di Tina -
Anupam Kher
Col. Almeida - Johny Lever
Anjali Khanna -
Sana Saeed
Mrs. Sharma -
Reema Lagoo
Il bambino silenzioso - Parzun Dastur
Ms. Briganza - Archana Puran Singh
Rifat Bi - Himani Shivpuri
Neelam - Neelam Kothari

Scritto e diretto da Karan Johar

Prodotto da Yash Johar

Musiche di Jatin-Lalit

Coreografie di Farah Khan

Distribuito da Dharma Productions e Yash Raj Films

Anno 1998

AWARDS

National Film Awards:
Best Film For Providing Wholesome Entertainment - Karan Johar
Best Female Playback Singer - Alka Yagnik (Kuch Kuch Hota Hai)

Filmfare Awards:
Best Movie - Yash Johar
Best Director - Karan Johar

Best Actor - Shahrukh Khan
Best Actress - Kajol
Best Supporting Actor - Salman Khan
Best Supporting Actress - Rani
Mukherjee
Best Art Direction - Sharmishta Roy
Best Screenplay - Karan Johar


Zee Cine Awards:
Best Film - Yash Johar
Best Director - Karan Johar
Best Actor-Male - Shahrukh Khan
Best Actor-Female - Kajol
Best Actor in a Supporting Role-Female - Rani
Mukherjee
Best Music Director - Jatin Lalit
Best Playback Singer - Female - Alka Yagnik (Kuch Kuch Hota Hai)
Best Lyricist - Sameer (Kuch Kuch Hota Hai)
Lux Face of the Year - Rani
Mukherjee

Sansui Viewer’s Choice Movie Awards:
Best Actor - Shahrukh Khan
Best Actress - Kajol

Star Screen Awards:
Best Film - Yash Johar
Best Director - Karan Johar
Best Music Director - Jatin Lalit
Best Comedian - Archana Puran Singh

Bollywood Movie Awards:
Best Film - Yash Johar
Best Director - Karan Johar
Best Actor - Shahrukh Khan
Best Actress - Kajol
Best Music Director - Jatin Lalit
Best Playback Singer Male - Udit Narayan (Kuch Kuch Hota Hai)
Best Playback Singer Female - Alka Yagnik (Kuch Kuch Hota Hai)
Best Costume Designer - Manish Malhotra
Best Choreography - Farah Khan


CURIOSITA'

- Yash Johar è l'amatissimo padre di Karan Johar. L'indimenticato produttore è deceduto nel 2004.

- Per Rani Mukherjee Kuch Kuch Hota Hai fu il secondo film in lingua Hindi e divenne quello di lancio. Premiata e acclamata fece un esordio memorabile.

-  Il personaggio di Aman Mehra inizialmente era stato offerto a Saif Ali Khan che rifiutò. Karan Johar non aveva mai pensato a Salman Khan, che all'epoca era già una star, per un ruolo sì importante ma non molto ampio. Pare che proprio Salman abbia avvicinato Karan e gli abbia detto: "so che stai cercano un attore per un ruolo che nessuno accetta, lo faccio io". E che alle sorpresa di Karan abbia risposto semplicemente : "perchè mi piace tuo padre". Grande Salman!

- Un altro aneddoto carino a proposito del film riguarda la prima volta che il trio delle meraviglie, Kajol, Karan e SRK, s'incontrarono per parlare della storia. E di come i due attori temessero che l'idea del giovane regista non fosse buona. A quei tempi, Kajol, Karan e SRK, erano già ottimi amici: come deludere Karan e dirgli di no? Kajol e SRK si auguravano che la storia fosse buona fino a desiderare di farsela piacere. Beh pare che Karan tolse tutti dall'imbarazzo, perchè Kajol pianse e rise entusiasta durante tutto il racconto, rimanendo in lacrime sul finale, e SRK, anche se più compostamente, fu conquistato.

- Parte del video di Tujhe Yaad Na Meri Aayee e quello della title song, Kuch Kuch Hota Hai, furono girati in Scozia. Ecco una miniguida per chi volesse visitare i mitici luoghi dove la magia prese forma.

-Il successo del film è speculare a quello della bella colonna sonora curata dai fratelli Jatin e Lalit Pandit. La musica di Kuch Kuch Hota Hai si aggiudicò diversi awards ed è stata votata al terzo posto nella classifica delle quaranta migliori colonne sonore di sempre nel sondaggio di BBC Asian Network.
(Grazie a Cinema Hindi)

-  Per festeggiare i 10 anni trascorsi dall'uscita del film i protagonisti hanno rilasciato una bella intervista caricata su You Tube. Il nostro Karan racconta di quando si recò con Manish Malhotra a Londra per scegliere i costumi per Kuch Kuch Hota Hai, e misero gli occhi sulla maglietta Polo Sport blu e verde, indossata da SRK durante la canzone Koi Mil Gay, che costava 75 pounds. Ci vollero tre ore di discussione e una nottata di riflessione, per decidersi a spendere così tanto per una sola t-shirt.
Kajol, invece, ipersorridente ammette di aver suggerito a Karan di mostrarsi duro con lei e di urlarle dietro in modo che il resto della troupe non lo credesse troppo molle e non approfittasse della sua gentilezza ed educazione. Si immaginava, infatti, che tutti sarebbero rimasti impressionati se Karan avesse osato addirittura alzare la voce con lei, ma l'espediente non si rese necessario, l'autorità di Karan, naturalmente, non venne mai massa in discussione. Anzi, nel Making of inserito negli speciali del DVD, e ripreso da Bollywood Hungama qui, Rani, divertita, rivela che Karan aveva le idee chiare e conosceva benissimo i personaggi tanto che avrebbe potuto interpretare Tina anche meglio di lei.

- Da qualche tempo è annunciata l'uscita di Koochie Koochie Hota Hain, film d'animazione remake di Kuch Kuch Hota Hai, a cui presterebbe la voce gran parte del cast originale. Sarà il 2012 l'anno giusto?

 - Come tutti i film immortali, Kuch Kuch Hota Hai ha iniziato un filone, è stato oggetto di diversi tentativi di replica ed imitazione, ed è citatissimo. Ecco Farah Khan e Boman Irani in verisone Anjali e Rahul per la promozione di Shirin Farhad Ki Toh Nikal Padi (in uscita il prossimo 24 agosto). E una delle simpatiche locandine del film.








La pagina della Yash Raj Films dedicata al film.
La pagina della Dharma Productions dedicata al film.

08 maggio 2012

VANDHANAM / NIRNAYAM



Pryadarshan gira Vandhanam e il successo ottenuto in Kerala da Mohanlan lo spinge a tentare un'altra prova per la quale sceglie la star Nagarjuna e sua moglie Amala come veicoli d’ ingresso nel mondo del cinema in lingua telugu. La seconda versione dello stesso film nasce con un intervallo di alcuni anni dal primo, l’impalcature di base non viene modificata mentre cambiano l’arredamento, la messa a fuoco e la tintura della storia.


TRAMA
Due poliziotti si mettono sulle tracce di un evaso certi che l’uomo, prima o poi, cercherà di contattare la sua unica figlia residente a Bangalore. Unnikrishnan / Vamsi (Mohanlal / Nagarjuna) affitta un appartamento di fronte a quello della ragazza e attende il momento di catturare il ricercato, non ha fatto i conti però con il fascino di Gadha/ Geeta (Girija Shettar / Amala) né con la sua scarsa capacità di concentrazione.


Il regista ha dimostrato più volte la sua volontà di compiere remake originali anche a partire dalle trame più implausibili e assurde, la saggia combinazione di elementi nuovi con tasselli già esistenti è a suo modo creatività, come leggere una frase seguendo un’altra punteggiatura o scrivere due commenti dello stesso testo iniziando a riflettere su parole diverse. Pochi autori sono riusciti a trasportare con successo le loro idee in più di una cinematografia creando versioni parallele di un medesimo progetto, anche tra i più fortunati, tra cui Mani Ratnam, si verificano casi in cui mentre una pellicola sbanca al botteghino l’altra fallisce e delude le aspettative. 
Il soggetto di Vandhanam e Nirnayam non può dirsi originalissimo né la messa in scena priva di difetti, i film seguono un cammino confuso, un lungo percorso nel quale si salta dalla commedia all’azione, da una sparatoria ad una love song, senza passare troppo tempo a pensare come introdurre nuovi personaggi e situazioni, entrambi hanno un aspetto molto rustico (spesso tra il realistico e il caricaturale) e propongono eroine struccate dal fascino spontaneo accanto ad eroi brillanti ma genuini. Niente sembrerebbe così eclatante se non si pensasse a quanto sia difficile riuscire a combinare nello stesso film generi completamente diversi e inconciliabili sulla carta. Un’impresa quasi surreale. 
Le pellicole convivono pacificamente senza temere alcun confronto, in quanto destinate a due mercati diversi, gli incassi ottenuti al momento dell'uscita nelle sale sono stati ottimi in entrambi i casi ma oggi  i due film possono apparire un po' datati e incapaci di reggere il ritmo con la produzione moderna. Il film telugu resiste meglio e si dimostra più accattivante e saporito, l’attrazione fisica tra i due protagonisti (marito e moglie nella vita reale) lo rende più vivace, vengono tagliati molti tempi morti e il remake si arricchisce di una buona colonna sonora. Se Nirnayam ha trionfato nei Novanta come prodotto d’intrattenimento giovane e sbarazzino Vandhanam attrae per la sua atmosfera nostalgica, per la luce calda delle riprese, spesso effettuate al tramonto, e la delicatezza dell’approccio tra Mohanlal e Girija Shettar, mentre molte scene scatenano risate il finale lascia scorrere più di una lacrima e scosta nuovamente questa prima versione dal cinema d’intrattenimento di produzione seriale. 

Vandhanam da guardare per : La performance di Mohanlal, la tenerezza della triste scena finale. 
Punti deboli: L'eccessiva lentezza e le canzoni non troppo invitanti

Nirnayam da guardare per : La confezione più divertente, la scena della dichiarazione d’amore ripresa da Aditya Chopra in Rab ne bana di jodi, la colonna sonora, l’intesa perfetta tra Amala e Nagarjuna. 
Punti deboli: La confusione.


 Il mio giudizio sui film :  Vandhanam **1/2 2,5/5 
                                      Nirnayam *** 3/5 



VANDHANAM 
ANNO : 1989 
LINGUA : Malayalam 
REGIA: Priyadarshan 

CAST:
Mohanlal ………………………… Unnikrishnan 
Girija Shettar …………………….. Gadha
Nedimundi Venu ………….. prof. Fernandez 
Mukesh …………………………… Peter 

COLONNA SONORA : Ouseppachan



NIRNAYAM
ANNO: 1991
LINGUA : Telugu 
TRADUZIONE DEL TITOLO : Decisione 
REGIA: Priyadarshan 

CAST: 
Nagarjuna …………………….. Vamsi 
Amala …………………………. Geeta
Sharat Saxena ……………………. Murali
Mohan …………………….. Raghuram

COLONNA SONORA : Ilaiyaraja 

05 febbraio 2012

KHALNAYAK



Una cavalcata di oltre tre ore tra fughe, lotte violente, coreografie e canzoni. Khalnayak , insieme a Karz, è uno dei migliori film di Subash Ghai, titoli riconducibili ad un’era non troppo lontana in cui il regista sapeva ancora regalare al pubblico dell’ ottimo cinema d’intrattenimento, corposo nella storia, incisivo nelle immagini e nelle emozioni, arricchito da numeri musicali la cui notorietà resta immune al passare del tempo.


TRAMA
Dopo la fuga di un pericoloso ricercato (Sanjay Dutt) l’ispettore di polizia Ram (Jackie Shroff) perde la sua credibilità professionale e viene accusato di negligenza, la fidanzata Ganga (Madhuri Dixit) cerca di rendere possibile una nuova cattura di Ballu e si unisce sotto mentite spoglie al gruppo di criminali.


L’Angry Young Man portato sullo schermo con successo da Amitabh Bachchan negli Anni Settanta e Ottanta ispira la caratterizzazione di Ballu, il protagonista di Khalnayak, figlio disilluso di un padre idealista, antieroe che lotta da solo e che malgrado la sua vita sia tutta sbagliata non tradisce chi è al suo fianco né rimpiange le sue scelte. Giudicato dalla società perbene la mela marcia da scartare, Ballu contempla la corruzione in cui è immerso con aria da goliardo, la esalta, ci scherza sopra e non vede all’orizzonte alcuna alternativa, se qualcosa è ancora in grado di ferirlo veramente è solo la sua solitudine.
A differenza delle pellicole del passato l’intensità dello script si diluisce mentre l’azione sovrasta la storia. C’è poco tempo per riflettere perché gli eventi si susseguono senza tregua, numerosi brani musicali si inseriscono nella trama nei momenti più impensati e dove la narrazione sembra rallentare subentra l’escapismo. Subhash Ghai gioca puntando tutto sugli attori e crea per ognuno di essi il personaggio che più si avvicina alla loro presenza scenica: Sanjay Dutt il giovane ribelle viziato dalla madre premurosa, Jackie Shroff l’ufficiale cinico dalla corporatura imponente, Madhuri Dixit temeraria ninfa danzante, forte, indipendente e dagli atteggiamenti mascolini.
Molta della popolarità del film è legata alla presenza di una canzone folk ricca di allusioni erotiche “Choli ke peeche kya hai? / Cosa si nasconde sotto il top?” una maliziosa gipsy dance coreografata da Saroj Khan. Seppur più divertente che volgare (e nobilitata dalla raffinatezza di una performer come Madhuri Dixit) il testo della canzone e le movenze troppo ammiccanti per gli standard allora ammessi dalla censura hanno scatenato un autentifico putiferio. Da una parte l’aver infranto le regole ha garantito a Khalnayak un’immediata notorietà, dall’altra l'ha esposto a critiche di ogni tipo,  il paroliere Anand Bakshi è stato accusato di aver scritto un ritornello indecente e contrario al buon costume. Gli anni sono passati e la canzone oggi appare più vitale e divertente che mai.
Il lungo gioco delle menzogne coinvolge i protagonisti in un’interessante mascherata nella quale il personaggio interpretato da Jackie Shroff, che dovrebbe rappresentare la legge, appare più nervoso, frustrato e sgradevole del suo antagonista, il poliziotto incompetente è impegnato a seminare violenza dentro le mura della prigione ma  una volta fuori dal suo ambiente protetto scarseggia d'intuito e lascia che sia la sua fidanzata a tirarlo fuori dai guai. L’eroe è un anti-eroe, un gangster, un cattivo, ma rovescia sul tavolo le carte senza timori , l’eroina porta avanti da sola la sua crociata per la giustizia ma per fare ciò assume un’altra identità, tende una trappola, agisce con l’astuzia e l’inganno. Ad un certo punto non si capisce chiaramente chi sia l’antagonista e chi l’eroe, chi sia veramente bugiardo e pericoloso e chi no, non una ma decine di etichette si possono attaccare ai personaggi ed è proprio questa imprevedibilità a   renderli speciali.


Il mio giudizio sul film: **** 4/5


ANNO: 1993

TRADUZIONE DEL TITOLO : L’antieroe

REGIA : Subash Ghai


CAST
Sanjay Dutt ………………… Ballu
Madhuri Dixit ……………… Ganga
Jackie Shroff …………………. Ram
Rakhee ………………………. Aarti
Anupam Kher ……………………. Ishwar Pandey
Ramya Krishna ……………….. l’amante di Ballu
Pramod Muthu …………. Roshan Mahanta


COLONNA SONORA : Laximikant & Pyarelal

PLAYBACK SINGERS : Alka Yagnik, Ila Arun, Mohammed Aziz, Vinod Rathod, Manhar Udhas, Kavita Krishnamurthy, Jagit Singh



QUALCOS'ALTRO

Saroj Khan è stata premiata con il Filmfare Award per le Migliori Coreografie. Lo stesso anno Sanjay Dutt è stato nominato come Miglior Attore Protagonista ma la statuetta fu vinta da Shahrukh Khan per un altro ruolo negativo di tutto rispetto: Ajay Sharma in Baazigar.

Subash Ghai voleva nel ruolo di Ballu Anil Kapoor o Nana Patekar, solo in un secondo tempo la scelta è caduta su Sanjay Dutt.

01 gennaio 2012

DILWALE DULHANIA LE JAYENGE





Aditya Chopra aveva appena ventritre anni durante le riprese di Dilwale Dulhania Le Jayenge e forse non poteva immaginare che il suo film romantico, il cui titolo riprende il ritornello di una vecchia canzone, sarebbe diventato uno dei più grandi successi dell’industria cinematografica indiana. A distanza di sedici anni la pellicola continua ad essere proiettata ed è ancora oggi fenomeno di culto per il pubblico, un’abitudine rassicurante o un vecchio amico, un album dei ricordi o forse un custode di attimi felici, è un racconto che ha in sé una positività contagiosa, una fresca e irresistibile lirica giovanile, un film che porta sullo schermo un amore quasi vero, anzi, mi correggo, è una storia d’amore vera che sembra quasi un film.


TRAMA
Raj (Shahrukh Khan) e Simran (Kajol) si conoscono e si innamorano durante un lungo viaggio in Europa ma al termine della vacanza si separano senza dirsi niente o rendersi conto della natura dei propri sentimenti. Il padre di Simran (Amrish Puri) nonostante abbia vissuto a Londra vuole che la figlia si sposi nel suo villaggio natale e appena intuisce che la ragazza ha perso la testa per uno sconosciuto la obbliga a lasciare per sempre l’Inghilterra ed accettare un matrimonio combinato. Raj la segue fino in Punjab fiducioso di riuscire a conquistare la simpatia della famiglia e strappare via Simran al suo promesso Kuljeet (Parmeet Sethi).


Un uomo dà da mangiare ai piccioni di Trafalgar Square ma sogna di essere altrove, ricorda la gioventù e la sua terra e si chiede perché l’abbia lasciata, due amanti si stringono in un lungo abbraccio tra i fiori gialli di un prato, si ritrovano proprio quando pensavano che non si sarebbero mai più visti, parte la musica, si cambia location, un treno sta per partire, c’è un motivetto che ci rincorre e due sguardi che non vorremmo mai abbandonare. Simran appare sullo schermo con i capelli crespi e le sopracciglia incolte, non ha una linea invidiabile ma è autentica, energica e comunicativa, si morde le labbra se è felice e quando sorride i suoi occhi sorridono. Raj è affascinante e anche un po’ buffo, lascivo negli atteggiamenti ma puro nelle intenzioni, scoppia a ridere in faccia alla ragazza quando invece vorrebbe dichiararle il suo amore, fragilità e tenerezza si nascondono dietro la sua aria da spavaldo giocherellone. Ai personaggi ci si affeziona inevitabilmente, dopo pochi minuti ci si sente rapiti da una mano invisibile e di colpo siamo nel set a fianco di Raj e Simran, davanti alle sguardi impietosi di Baldev Singh, a sorridere schifati per gli atteggiamenti di Kuljeet , vorremmo scherzare o condividere perle di saggezza con Mr Malhotra e quando il padre lascia il polso della figlia per dirle … "va e vivi la tua vita".. sentiamo di volerla incitare ad andare, a correre più in fretta.
Il film sembra non avere affatto le pretese di un grande kolossal, non è nè raffinato né perfetto, se vogliamo ricco di situazioni enfatizzate, ma ha in sé qualcosa di irresistibile, ci sono momenti in cui è molto sopra le righe, altri attimi sembrano invece rubati all’intimità e ci si accorge solo dopo ripetute visioni di tante piccole adorabili sfumature. La sua semplicità formale non gli impedisce di continuare ad esercitare il suo fascino anche se i tempi cambiano e nascono nuove mode. Altri mille film potrebbero avere la stessa trama ma nessun altro sarà mai DDLJ.
La storia e le performance degli attori emozionano, commuovono ma addirittura trascinano via, basta sedersi una volta nelle poltroncine del Maratha Mandir per capire che il film è un’esperienza da vivere fino in fondo e da vivere insieme, se lo si ama la prima volta non ci si stancherebbe mai di guardarlo.
Shahrukh e Kajol come Raj e Simran divengono i simboli della giovinezza e dell’amore, un nuovo sentimento che rende possibile fare tutto ciò che fino a quel momento non si pensava, non si voleva, o si aveva paura di affrontare. Per i protagonisti, appartenenti ad una nuova generazione, far accettare alla famiglia tradizionalista un matrimonio non combinato diviene un’impresa difficile, per i genitori renderlo possibile significa anche accettare i tempi che cambiano e i confini che si assottigliano. Alla severità del patriarca vecchio stile, per il quale l’incontro di Simran con un giovane sconosciuto è abbastanza per spezzare l’equilibrio della propria famiglia, si contrappone il il rapporto amichevole / cameratesco tra Raj e il padre, l’uomo che del figlio festeggia anche i fallimenti e che lo incita a realizzarsi, a non lasciare niente indietro, a non abbandonare mai i suoi anni felici.
A differenza di altri film sulla diaspora precedentemente girati qui lo scontro West vs East non presenta alcun vinto né vincitore, il mondo europeo non appare negativo a priori così come gli abitanti del villaggio indiano non sono esenti da vizi e difetti. L’ integrità morale e la capacità di amare dipendono dalla predisposizione dei singoli individui più che dal luogo in cui essi nascono o crescono, questo l’elemento assolutamente nuovo che ha permesso al film di rompere le barriere e smentire la routine della caratterizzazione standard dei personaggi , e abiti, occidentali. Ogni tanto ho la sensazione che DDLJ avrebbe voluto essere ancora più moderno di quanto in realtà sia stato, che avrebbe voluto osare di più di quanto ha fatto ma di certo il timore di venir rifiutato dal pubblico, o giudicato per i suoi contenuti, può aver condizionato molte scelte registiche.
DDLJ sembra senza luogo e senza tempo, la sua purezza disarmante diviene un linguaggio universale e forse la storia non conduce veramente né a Londra, né in Svizzera, né in Punjab ma semplicemente in un altro mondo. Il film si inserisce all’interno di un filone, quello dei family drama del passato della Yash Raj, ma a suo modo detta nuove regole, risulta un buon compromesso tra un leggero prodotto d’intrattenimento e una storia più profonda e coinvolgente, sa essere delicato, poetico, zuccherato come un film di Raj Kapoor, ma anche più impetuoso e violento come una pellicola degli Anni ’80. Un Giano bifronte che non dichiara apertamente ciò che vuole ma insinua  pensieri nuovi attraverso la tenerezza e i sorrisi, lasciando tutti contenti ed evitando polemiche e dissapori.


Il mio giudizio sul film : ***** 5/5


ANNO : 1995

TRADUZIONE DEL TITOLO : Il coraggioso porterà via la sposa

REGIA : Aditya Chopra

PRODOTTO DA : Yash Raj Films


CAST
Shahrukh Khan ………………… Raj Malhotra
Kajol ……………………… Simran Singh
Amrish Puri …………………. Chaudray Baldev Singh
Anupam Kher …………………. Dharamver Malhotra
Farida Jalal……………….. Lajjo
Pooja Ruparel …………………. Rajeshwari
Parmeet Sethi …………… Kuljeet
Satish Shah ……………. Ajit
Mandira Bedi ……………….. Preeti
Anaita Shroff Adajaina ……………… Sheena
Karan Johan …………………. L’amico di Raj
Himani Shivpuri .................. la zia di Simran


COLONNA SONORA : Jatin & Lalit, testi di Anand Bakshi

PLAYBACK SINGERS : Udit Narayan, Asha Bhosle, Lata Mangeshkar, Manpreet Kaur, Ajay Trivedi, Kumar Sanu, Abhijit, Pamela Chopra.

COREOGRAFIE : Saroj Khan e Farah Khan (“Rukh ja o dil deewane”)



QUALCOS’ALTRO:

Il titolo è stato suggerito dall’attrice Kirron Kher , si tratta del ritornello della canzone “Le Jayenge , le jayenge” dal film del 1974 Chor Machaye Shor con Mumtaz e Shashi Kapoor

I costumi sono stati disegnati da Manish Malhotra e Karan Johar

Nel 2001 DDLJ è riuscito a sorpassare Sholay in quanto a incassi e persistenza nelle sale, DDLJ è ancora proiettato quotidianamente al Maratha Mandir , uno dei cinema storici di Mumbai, nel febbraio del 2011 il film ha completato le sue 800 settimane di programmazione.

Esistono pacchetti di viaggio che prevedono un tour completo delle locations del film , da Saanen a Gstaad, da Interlaken a Sweisimmen, tra le bellissime montagne della Jungefrau. Sito Ufficiale.

Dopo Guide, DDLLJ è stato il film che si è aggiudicato un maggior numero di statuette alla cerimonia dei Filmfare Awards, ha trionfato nelle categorie: Best Movie, Best Direction, Best Actor, Best Actress, Best Supporting Actress (Farida Jalal) , Best Comedian (Anupam Kher), Best Lyricist (Anand BAkshi), Best Screenplay (Aditya Chopra) , Best Dialogues (Aditya Chopra & JAved Siddiqui) , Best Male Playback singer (Udit Narayan)

Nel 2003 è stato pubblicato dal British Film Institute il libro di Anupama Chopra Dilwale Dulhania Le Jayenge (the brave-hearted will take the bride)

The making of DDLJ , uno sguardo dietro le quinte del più famoso film della Yash Raj , Parte 1, Parte 2, Parte 3


Il sito ufficiale di YASH RAJ FILMS, il CANALE YOUTUBE, la PAGINA DI DDLJ


Alcune delle SCENE ELIMINATE


Bollywood Hungama's King Khan Film Festival, ricordi, video e fuori scena di DDLJ, Video 1Video 2


Intervista di Shahrukh e Kajol in occasione del 500° giorno di programmazione del film nelle sale, Parte 1, Parte 2


Farida Jalal intervista Shahrukh : Parte 1, Parte 2


In una sequenza del film in cui i protagonisti cantano brani di colonne sonore cinematografiche vengono citati "Pyar kiya to darna kya" da Mughal e Azam, "Kahin Pe Nigahein Kahin pe Nishana" da C.I. D. e "Ichak Dana Bichak Dana" da Shree420. Nella scena in cui Raj e Simran si incontrano per la prima volta Raj canticchia il motivetto di "Hum Tum Ek Kamre Mein Band Hon" da Bobby e "Baharaon Phool Barsao" è la canzone che accompagna un simpatico scambio di sguardi tra Anupam Kher e Himani Shivpuri.

01 ottobre 2011

RAJA BABU



Raja Babu, commedia chiassosa dal background campestre, fornisce dosi generose di intrattenimento ad alto volume, musica e gags. Era l’era di Govinda e Karisma Kapoor. Prima che arrivasse il ciclone Dilwale Dulhania Le Jayenge a stravolgere il box office l’appuntamento annuale con una commedia di David Dhawan era una data da segnare nel calendario, gli anni passano e i gusti cambiano ma questa tipologia di film resta ancora molto amata nel pubblico indiano forse perchè è uno degli ultimi ritratti di una Bollywood non sofisticata e verace, poco global ma ricca di ironia, eccessi e voglia di far sorridere.

TRAMA
Raja Babu (Govinda) è l’ unico erede di una famiglia molto ricca ed occupa i suoi giorni cercando nuovi modi per spendere denaro, la madre (Aruna Irani) lo ricopre di attenzioni mentre il padre (Kader Khan) cerca disperatamente di metterlo in riga. Durante uno dei tanti pomeriggi di ozio Raja si innamora di Madhubala (Karisma Kapoor), la ragazza vedendo da quale prestigioso ambiente proviene lo immagina un brillante uomo in carriera ed accetta il fidanzamento non sapendo a cosa va incontro.

Realizzato con mezzi modesti e indirizzato ad un pubblico di massa, Raja Babu è un prodotto dal gusto un po' rustico ma appartiene ad una lista di film che hanno rappresentato un decennio, contiene scene simpatiche e dispensa divertimento nella prima parte riservano per il climax alcuni elementi da family drama: allontanamenti, ricongiungimenti, identità svelate, nello stile più classico dei vecchi film commerciali. Qualitativamente e tecnicamente potrà risultare scadente ma la verve che lo guida compensa la sua spoglia semplicità: palme, prati verdi, alberi di mango, costumi esuberanti, abbondanza di accessori e coreografie veraci, i passi di danza e molte scene  presentano chiari ammiccamenti erotici ben camuffati nella commedia e nei balletti. La canzone "Sarkai Lo Khatiya" , ancora oggi molto famosa, è una sorta di educazione sessuale per teenager che può tranquillamente passare in Tv.

La pellicola si inserisce in un filone di titoli kitsch e non raffinati ma anche ingiustamente snobbati, blockbuster al loro tempo, oggi poco popolari nel pubblico internazionale che negli ultimi anni ha imparato a seguire bollywood. Il film è stato un tormentone al cinema prima e nelle programmazioni televisive poi, coloro che son stati ragazzini o bambini in India negli Anni ’90 difficilmente non ricorderanno il personaggio Raja o il ritornello di "Ui Amma Ui Amma"  e di "Aaj Yaad" . Govinda è nato per i ruoli brillanti e il pubblico non lo identifica come un eroe irraggiungibile ma come un ragazzo alla mano dall’approccio immediato, la sua spalla, Shakti Kapoor, propone un personaggio paradossale e più simile ad una caricatura, l’amico/servitore si presenta con caschetto piastrato, maglia della salute, boxer hawaiani e ombrello arcobaleno, l'attore vanta un  corposo elenco di ruoli di supporto come comico o villain. L’abbinamento Govinda / Karishma ha portato al successo molti titoli di quegli anni, per lo più commedie spensierate con lunghe sequenze danzate, la vena goliardica dell’eroe e il carattere energico e indomabile dell’eroina si sono compensati a meraviglia ed hanno acceso le fantasie del pubblico in sala, gli spettatori degli oggi denominati single screens.



Il mio giudizio sul film : *** 3/5

ANNO : 1994

REGIA : David Dhawan

CAST:
Govinda ………………. Raja Babu
Karishma Kapoor …………. Madhubala
Shakti Kapoor …………….. Nandu
Aruna Irani ………………. Janki
Prem Chopra ……………… Lakhan
Kader Khan ……………. Kishen Singh
Gulshan Grover …………. Banke


COLONNA SONORA: Anand - Milind
PLAYBACK SINGERS : Abhijeet, Udit Narayan, Kavita Krishnamurthy, Kumar Sanu, Poornima, Vinod Rathod, Jolly Mukherjee,

QUALCOS’ALTRO
Il film è stato girato in un villaggio dell’India del Sud e la sceneggiatura è ispirata ad una commedia tamil intitolata Raasa Kutti.
In una scena Govinda si maschera da Micheal Jackson e dal personaggio da Dharmendra in Dharam Veer.
Appaiono sequenze del film di Amitabh Bachchan  Trishul (1978) 

07 aprile 2011

AGNEEPATH



“Il mondo è un luogo tremendo”
Vijay Chauhan, affascinante gangster vestito di bianco, si presenta così. Gli occhi sono arrossati, i movimenti stanchi, le sue parole pessimiste e strazianti, la personalità , oserei dire devastante, di Amitabh Bachchan è ancora una volta la scossa elettrica che scuote il film. Agneepath chiude il cerchio che si era aperto con Zanjeer e Deewaar portando sullo schermo la definitiva e ultima espressione dell’Angry Young Man con un tentativo utopico e quasi disperato. Questo titolo appartiene ancora ad un filone di pellicole di difficile digestione, molti elementi sono esasperati e la colonna sonora pulsa di ritmi dance che soppiantano le raffinate melodie del passato. Eppure le caratteristiche della produzione degli ’80, e primi anni ‘90, si integrano con originalità alla formula narrativa dei ’70 allo stesso modo in cui Amitabh Bachchan fa rivivere in Vijay un incredibile riassunto dei suoi personaggi più famosi.

TRAMA
Dal momento in cui padre è stato barbaramente ucciso di fronte a lui, Vijay promette che l’intero villaggio colpevole di aver assassinato un uomo innocente un giorno sarà ai suoi piedi. Costretto a fuggire a Mumbai con la madre e la sorella, il ragazzino cresce sulla strada fino a che il capobanda di un’organizzazione malavitosa decide di farlo diventare uno dei suoi fedeli. Vent’anni dopo Vijay Chahuan è un uomo potentissimo e implacabile, la sua personalità comincia a rivelarsi scomoda e i suoi stessi compagni gli tendono un agguato mortale. Salvato miracolosamente da un venditore ambulante il gangster capisce che è ora di liberarsi dalla morsa del passato ed ottenere la vendetta.

Da molti definito lo “Scarface indiano” Agneepath ha unito nella stessa storia il raffinato talento di Bachchan e la popolarità del disco dancer Mithun Chakraborty, sebbene la presenza del primo sia così schiacciante da far apparire tutti i colleghi deboli figurine di cartone. La perfetta caratterizzazione del protagonista funziona da elemento cardine che trattiene a sé e nobilita tutto il resto, Big B si abbandona in lunghi monologhi e da sfogo  al suo talento caricando Vijay di innumerevoli sfumature, alternando il coraggio e la durezza ad una vulnerabilità quasi infantile. Il bambino costretto dagli eventi a diventare uomo si scopre l’uomo che vuole tornare bambino, che teme i giudizi negativi della madre, che ricerca affetto e calore nelle figure femminili.
Pur essendo pratico, realista e violento, Agneepath contiene molti elementi irrazionali se non addirittura mitologici. La fatalità è estrema, il giuramento di vendetta diviene una profezia e non importa quando o come ma tutto deve essere portato a termine, citando una frase del film, “neanche quattro proiettili sono sufficienti ad uccidere un uomo che non ha ancora compiuto il suo destino”. La tragedia è raccontata con impazienza e ferocia, seguendo la moda delle pellicole degli anni ’80, contiene scene evocative e potentissime, come le sequenze negli slums o l’arrivo del monsone a lavar via il sangue e la polvere. L’efficacia del montaggio (in grado di far convivere presente e futuro attraverso la sovrapposizione di gesti simili ma appartenenti a due tempi distinti) e la forza dello script (ispirato allo stile di Salim / Javed) tradiscono però un gusto più moderato ed elegante rispetto ai suoi contemporanei.
Bombay diviene il Regno di Nemesi. La città, vortice che risucchia tutti coloro che entrano in essa, è per il bambino una seconda madre che non lo abbandona nel momento in cui la sua infanzia e la sua identità sono perse per sempre. Le insidie della metropoli scompaiono però di fronte ai pericoli causati dalla cecità degli uomini del villaggio, gente perbene a detta di molti, assassini impuniti agli occhi di Vijay. Gli abitanti della piccola località (sperduta e non presente in alcuna mappa, come sottolineato più volte ) sono menti facilmente manipolabili da un’acuta propaganda, pertanto mantenere arretratezza e ignoranza diviene una condizione indispensabile. Suggerendo che emancipazione e istruzione devono essere le fondamenta per migliorare la società, Agneepath evidenzia l’urgenza di “illuminare” ; il maestro Dinanth paga con la sua vita il tentativo di portare l’elettricità nel villaggio ed estendere gli studi basilari a tutti senza distinzioni. La necessità di uscire dal buio è esasperata in ogni scena, raggi di luce invadono lo schermo fino a sfocare le immagini e il film sembra interamente girato in una condizione permanente di alba e tramonto.

Il mio giudizio sul film **** 4/5


ANNO : 1990

REGIA : Mukhul S. Anand

PRODOTTO DA : Yash Johar

TRADUZIONE DEL TITOLO : Sentiero nel fuoco

CAST:
Amitabh Bachchan …………………… Vijay Chahuan
Mithun Chakraborty …………… Krishnan Iyer MA
Danny Denzongpa ………………… Kancha Cheena
Neelam Kothari …………………… Siksha
Madhavi ………………………………… Mary
Rohini Attangadi ………………… La madre di Vijay
Alok Nath ………………Dinanth Chahuan
Vikram Gokhale ……………Inspector Gaitonde


COLONNA SONORA : Laximikant & Pyarelal


QUALCOS’ALTRO:

Il covo segreto di Kancha Cheena è una località dell’isola di Mauritius.
Agneepath è il titolo di una poesia scritta da Harivansh Rai Bachchan, padre di Amitabh.
Shakti Kapoor ha un veloce cameo nel film.
Amitabh Bachchan vinse per la sua interpretazione il primo National Award (così tardi? Non ci voglio credere). L’attore scelse di modificare il timbro della sua voce, lasciando i suoi fan perplessi.
Karan Johar ha annunciato che tra i suo prossimi progetti della Dharma c’è un remake di Agneepath in cui il protagonista sarà Hrithik Roshan, il ruolo di Denny Danzongpa andrà a Sanjay Dutt mentre verrà completamente tagliato il personaggio di Mithun Chakraborty. La regia è affidata a Karan Malhotra, ancora dubbi sui nomi delle protagoniste femminili.

18 ottobre 2010

HUM AAPKE HAIN KAUN



A metà strada tra un cartone animato, un documentario sulla vita domestica e il riassunto di un bizzarro telefilm a puntate , Hum aapke hai kaun (chi sono io per te) ispirato al più delicato e poetico Nadiya ke paar ruba il titolo da una frase ricorrente nel suo predecessore, realizzato dodici anni prima dalla stessa casa di produzione. Impossibile seguire il film senza sbadigliare almeno una volta, impossibile non sperare che la lunga saga abbia fine, e che Salman e Madhuri tornino come d’incanto ad occupazioni migliori. Il lento, lentissimo, avanzare della storia viene intervallato da scenette superflue o lunghe chiacchierate, partite di cricket sul giardino di casa mentre giochi di bambini e pesanti sermoni si rincorrono nella trama.

TRAMA

( Vedi Nadiya ke paar)

Le nozze di Rajesh e Pooja riuniscono due famiglie in allegre celebrazioni, durante le quali, Prem, fratello dello sposo si diverte a scherzare e combinare dispetti a Nisha, sorella della sposa. Dalla semplice amicizia nasce una nuova attrazione ma un’improvvisa tragedia li richiama alle proprie responsabilità.


Il suo successo straordinario, confesso, probabilmente incomprensibile agli occhi di uno straniero, fu dovuto alla spettacolarizzazione e alla messa in scena dei rituali e tradizioni di una numerosa famiglia induista. Oltre duecento minuti di saga familiare e ben quattordici canzoni ambientate all’interno di una realtà domestica apparentemente middle class ma indiscutibilmente sfarzosa, ciascun brano musicale ha la sua precisa funzione educativa, che sia spiegare il significato delle celebrazioni, dare colore ai festeggiamenti o scandire un rito di passaggio.

Hum Aapke Hain Kaun deve molto alla frizzantissima presenza di Madhuri Dixit, bellissima, dal sorriso che incanta, dai passi felini, dall’incantevole purezza ed eleganza, e della sua azzeccata collaborazione con uno stravagante Salman Khan, figliolo modello, affascinante, buffo e burlone. Alle loro spalle , set artificiali, vistosi interni, colorate case, giardinetti, un mondo idilliaco degno di una casa di bambole, interrotto dal frastuono delle voci, dalla massiccia presenza di gente ovunque pronta a piangere, sacrificarsi, gioire, ricordare, festeggiare.

I punti deboli del lungo racconto di amore morte e sacrificio sorpassano ampiamente alcune buone caratteristiche e, macchiandomi d’impopolarità, dovrò etichettare uno dei più famosi blockbuster indiani come un prodotto appena mediocre. La stessa storia, che in Nadya ke paar trovava la sua forma essenziale e serena, nello zuccherato remake anni ’80 subisce una drammatica perdita formale. Il budget usato per narrare una trama del tutto identica si innalza notevolmente ma a discapito della naturalezza, coerenza e semplicità che mi avevano fatto amare la versione del decennio precedente. Nel film di Barjatya la scena è governata dall’eccesso, dall’esuberanza, dalla messa in scena di una realtà impossibile, seppur legata idealmente a momenti della vita quotidiana e a rituali che il pubblico condivide e conosce.


Il mio giudizio sul film : ** 2 / 5


ANNO: 1994

REGIA : Sooraj Barjatya


TRADUZIONE DEL TITOLO: Chi sono io per te?


CAST:


Madhuri Dixit………….. Nisha

Salman Khan…………… Prem

Anupam Kher…………. Siddharth Chaudhary

Reema Lagooo…….. Mr Chaudhary

Monhish Bhel……………. Rajesh

Renukha Shahane……….. Pooja

Bindu……………………. La zia di Nisha

Alok Nath…………. Kailsh


COLONNA SONORA : Raamlaxman


PLAYBACK SINGERS: Lata Mangeshkar, Sharda Sinha, Kumar Sanu, Balasubramanian, Udit Narayan, Shailendra Singh


CURIOSITA’

Il film è incluso nella top ten dei più lunghi film di bollywood , accanto a Lagaan (3h44) e Loc Kargil (4h15). Fonte Rediff.com

Nel film Kabhi Kushi Kabhie Gham, Hrithik Roshan intona il ritornello di “Wah Wah Raamji” e Il motivetto indimenticabile di Dilwale Dulhania le Jayenge ricorda molto le note di “Didi tera devar deewana” la canzone portante del film.

Madhuri Dixit vinse il Filmfare Award come miglior attrice, nello stesso anno ricevette ben due nomination, una per Hum aapke hain kaun, e una per la sua performance drammatica in Anjaam al fianco di uno spietato e ruggente Shahrukh Khan.

Salman Khan debuttò con un film dello stesso regista, Maine Pyar Kya (1989) , film romantico amatissimo dai giovani che ispirò la trama di numerose storie d’amore. Mentre la carriera del giovane Salman era pronta al decollo, quella della sua compagna di scena Bhagyashree nonostante il successo del film non riuscì a prendere alcuna direzione. L’attrice, soprannominata “one hit wonder/ meraviglia di un solo successo”, si perse velocemente nell’anonimato , uno dei rari titoli in cui la vediamo apparire di nuovo è Humko Deewana Kar Gaye (2006) dove compare in un ruolo secondario.

19 luglio 2010

AASHIQUI




Girato negli anni Novanta ma pienamente classificabile tra i titoli del decennio precedente, Aashiqui è un film estremista in ogni suo aspetto, dall’aura candida dei personaggi all’esagerazione costante delle loro azioni esasperate. Il crescendo sentimentale, guidato da canzoni lentissime e classicheggianti, richiama per alcuni istanti immagini de Il tempo delle mele o dei vecchi fotoromanzi a puntate.
Dopo un primo tempo da cardiopalma, scene efficaci, dialoghi perfetti e decisivi twists narrativi, la seconda parte si abbandona a troppe riflessioni e indugia in un copia/incolla di scene riviste, corse in auto, echi del mondo glitterato dello spettacolo, reazioni immotivate di sacrificio e orgoglio, fino a che vecchi schemi si sovrappongono in uno scenario confuso. La trama subisce una rovinosa discesa verso il basso mentre attende il suo delizioso finale, semplice e casto ma arricchito di zuccherata passione. Le due figure si uniscono in un famoso abbraccio e la locandina del film diviene un’immagine iconica dell’amore giovanile e della riappacificazione.


TRAMA

Rahul incontra Anu in una notte di pioggia, entrambi sono trattenuti in una stazione di polizia, lei cercava di fuggire dal collegio mentre lui aveva sabotato con violenza il secondo matrimonio del padre. Solo due sguardi ed è amore. L’amore fa dimenticare a entrambi la propria aggressività verso il mondo esterno e li spinge a lottare per un obiettivo comune : restare per sempre insieme. Anu trova la sua indipendenza lavorando come modella, Rahul tenta di far incidere le sue canzoni, tutto sembra risolversi per il meglio fino a che non entra in scena la madre di Rahul, visceralmente legata al figlio dopo l’abbandono del marito e inconsciamente gelosa della sua bella fidanzata.


Rahul e Anu sono due ragazzi normali. Si guardano con irrefrenabile trasporto e i loro baci non hanno niente a che fare con il casto (seppur sensualissimo) innuendo bollywoodiano. Le situazioni, le immagini appaiono e sono quotidiane e scialbe, gli ambienti claustrali, gli arredi anonimi, le strade polverose e tutte uguali tra loro, i legami ossessivi, il mondo inevitabilmente nemico.
Anu compare tremante in un angolo della stazione di polizia, il suo viso è pallido, i capelli sfibrati, da quell’istante si apre una voragine di immaginI dalla quale si rischia di venire ingoiati, ho davanti flashback che ruotano confusi: i piedi della ragazza sui pioli della scala di legno, il vecchio giaccone appeso alla finestra, i rumori di sottofondo, i silenzi improvvisi, lacrime scroscianti si sovrappongono ad un colorato waltzer, le reclusioni forzate, la bottiglia bianca polverosa sopra l’armadio, l’ingresso furtivo in una casa abbandonata e poi geranei rosa catturati in una fotografia incandescente, tramonti rurali, labirinti di fitti alberi bianchi. Raggi di luce scavalcano oggetti e corpi, una luce blu al neon invade la stanza. L’overacting è portato agli eccessi così come il danzare ritmico di immagini forti, al punto da diventare un’irresistibile nevrosi.
Il mondo è cattivo e i due protagonisti frustrati e spauriti reagiscono con rabbia e imparano a difendersi, accesi dall’amore, perseguitati dai tranelli, terrorizzati dai grotteschi e ansimanti oppositori.

Il mio giudizio sul film *** 3,5 / 5


ANNO: 1990

REGIA : Mahesh Bhatt

TRADUZIONE DEL TITOLO : Amato / Amata

CAST:

- Rahul Roy...... Rahul Roy
- Anu Agrawal ....... Anu Verghese
- Avtar Gill ...... L'ispettore di polizia
- Reema Lagoo...... Mrs Roy
- Tom Alter..... Arnie Campbell
- Homi Wadia ....... Mr Padamsee
- Mushtaq Khan ...... Rafoo Master


COLONNA SONORA: Nadeem & Shravan

PLAYBACK SINGERS: Kumar Sanu, Anurada Paudwal, Udit Narayan



INFO E CURIOSITA'

- La colonna sonora ebbe ancora più successo del film e rimase nelle classifiche dei brani più ascoltati fino all'avvento di Dilwale Dulhania Le Jayenge

- Rahul Roy è anche il vero nome dell'attore protagonista del film, l'attrice cambia solo il suo cognome da Anu Agrawal a Anu Verghese

- La famosa regista internazionale Deepa Mehta (Heaven of Earth) ha un piccolo ruolo nel film.

- Il recente film romantico Haal - e - Dil ha copiato in chiave moderna il bacio nella locandina di Aashiqui


16 luglio 2010

DIL SE


Dil Se segna il debutto di Mani Ratnam nella cinematografia hindi e chiude la trilogia sul terrorismo. Dopo aver affrontato la delicata questione del Kashmir in Roja e della convivenza spesso problematica fra hindu e musulmani in Bombay, Ratnam in Dil Se tocca un argomento poco noto ma spinoso: i fragili equilibri nell'area nord-orientale del subcontinente, un insieme di piccoli Stati annessi forzosamente all'India dagli inglesi, senza alcun rispetto per l'indipendenza di cui avevano goduto per gran parte della loro storia.

Basterebbe solo questo a rendere Dil Se interessante e consigliabile a dispetto delle sfilacciature nella trama. Ma la pellicola ci regala anche uno dei ruoli femminili più affascinanti e complessi del cinema hindi. Ratnam aveva mostrato in Bombay e soprattutto in Roja una grande attenzione per le protagoniste delle vicende narrate. In Dil Se la misteriosa, silenziosa Meghna cattura la scena dalla prima inquadratura all'ultima, riuscendo nel non facile compito di oscurare l'esuberante antagonista maschile interpretato da Shah Rukh Khan. Un'altra caratteristica che rende Meghna quasi unica: è un personaggio negativo che non si redime per amore ed anzi trascina con sè nella sua follia criminale l'uomo che ama.

Dil Se spicca nella trilogia di Ratnam - e in buona parte della cinematografia hindi - perchè è il terrorista ad essere il protagonista della vicenda, e, malgrado le reticenze di Meghna, la sua storia personale e le sue ragioni vengono approfondite. Ricordiamo che in Roja il personaggio affidato a Pankaj Kapoor rimane ai margini, recita battute poco convincenti e la sua redenzione finale appare debole. In Bombay gli argomenti che spingono hindu e musulmani a massacrarsi senza pietà sono concentrati in pochi (efficaci) dialoghi, mentre il risalto maggiore è posto sulle tragiche conseguenze. Inoltre Roja e Bombay si chiudono con un messaggio di speranza, Dil Se no. E forse questo è uno dei fattori che ne ha decretato l'insuccesso al botteghino indiano, anche se all'estero Dil Se ha guadagnato consensi clamorosi: è stata la prima pellicola indiana ad entrare nella classifica dei dieci film più visti in Gran Bretagna.

La regia, pur dignitosa, non pone Dil Se all'altezza di Bombay, che rimane il capitolo più convincente della trilogia. Dil Se vanta però un insolito, triste fascino che poche pellicole hindi sono riuscite ad eguagliare. Nello sviluppo della trama sono molte le imperfezioni. Il soggetto è davvero brillante, ma la sceneggiatura spesso lo impoverisce anzichè impreziosirlo. Troppe coincidenze portano Amar e Meghna sullo stesso sentiero. E gli implausibili colpi di scena finali fanno sorridere. Ratnam, forse consapevole del fatto che una storia come quella narrata nel suo film non sarebbe stata accolta favorevolmente dal pubblico, nel tentativo di bollywoodianizzare Dil Se qui e là ha un po' pasticciato. Le riprese sono state effettuate in località da sogno (Ladakh, Assam, Kerala) ma non con la stessa spettacolare resa di Roja e di Bombay (ad eccezione dell'incantevole visualizzazione del brano Satrangi Re). La fotografia e il montaggio sono di qualità ma non al livello delle due pellicole precedenti.

Manisha Koirala, struccata e priva di glamour, regala una performance indimenticabile. Le sue origini nepalesi e i suoi tratti somatici l'hanno resa perfetta per un ruolo difficile per ottenere il quale ogni attrice farebbe carte false. Shah Rukh Khan, a tre anni dal successo planetario di Dilwale Dulhania Le Jayenge, è nel 1998 la giovane, luminosa star di Bollywood. Shah Rukh funge da richiamo e non solo: l'attore è la scelta giusta per interpretare l'appassionato ed estroverso Amar, contrapposto all'enigmatica, distante Meghna. Ma in Dil Se nel complesso non offre la sua performance migliore, inoltre Amar non è psicologicamente definito. Preity Zinta, al suo debutto, è naturalissima. Il personaggio di Preeti è il più azzeccato dopo quello di Meghna.

L'intrigante colonna sonora include un gioiello: il celeberrimo Chaiyya Chaiyya, probabilmente il più noto e il più amato brano hindi di tutti i tempi, ripreso da Spike Lee (in originale e in versione remix - ad opera di Panjabi MC) in Inside man e citato persino in programmi televisivi italiani. La coreografia di Chaiyya Chaiyya è diventata un cult e ha lanciato Farah Khan nell'olimpo di Bollywood. Una menzione speciale per la visualizzazione del brano Jiya Jale, nella quale Shah Rukh Khan sfoggia un look pre-Asoka da infarto.

TRAMA

Amar (Shah Rukh Khan) è un giornalista di All India Radio spedito nelle regioni nord-orientali per un'inchiesta sulle celebrazioni dei 50 anni dell'indipendenza indiana. In una sperduta stazione ferroviaria, in una notte fredda e piovosa, incontra l'enigmatica Meghna (Manisha Koirala).

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La sequenza dello show radiofonico di Amar: Shah Rukh Khan è incontenibile e ci offre un saggio del suo celebre istrionismo (video).

RECENSIONI

Cinema Hindi: ***1/2
Punto di forza: l'interpretazione stellare di Manisha Koirala (*****)
Punto debole: la sceneggiatura non sempre all'altezza delle intenzioni

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Manisha Koirala (Bombay) - Meghna
* Preity Zinta - Preeti
* Raghuvir Yadav (Firaaq) - Shukla, l'assistente di Amar
* Zohra Sehgal (Cheeni Kum) - la nonna di Amar
* Piyush Mishra (Gulaal) - il poliziotto
* Malaika Arora (Housefull) - item song Chaiyya Chaiyya

Soggetto, sceneggiatura e regia: Mani Ratnam
Produttori: Shekhar Kapur (regista di Elizabeth e di Elizabeth: the golden age), Ram Gopal Varma, Mani Ratnam
Dialoghi: Sujatha (Guru), Tigmanshu Dhulia (Family: ties of blood)
Colonna sonora: composta da A.R. Rahman - con testi di Gulzar -, è probabilmente uno dei migliori lavori del musicista di Madras. Oltre al già citato Chaiyya Chaiyya, segnaliamo anche lo splendido Dil Se Re (interpretato dallo stesso Rahman) e il dolcissimo E Ajnabi.
Coreografia: Farah Khan
Fotografia: Santosh Sivan (Roja)
Montaggio: Suresh Urs (Bombay)
Traduzione del titolo: col cuore (letteralmente: dal cuore).
Anno: 1998
Awards (selezione):
* National Film Award per la miglior fotografia
* Filmfare Awards per la miglior colonna sonora, per i migliori testi, per il miglior debutto femminile (Preity Zinta), per le migliori coreografie, per la miglior fotografia, per la miglior voce maschile (Sukhwinder Singh per Chaiyya Chaiyya).
Sito ufficiale

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* Video: presentazione della colonna sonora, con A.R. Rahman, Shah Rukh Khan, Manisha Koirala, Preity Zinta e Farah Khan. Versione live di Chaiyya Chaiyya con Sukhwinder Singh e Sapna Avasti. Prima e seconda parte.
* Video: Shah Rukh Khan e Malaika Arora interpretano dal vivo la coreografia di Chaiyya Chaiyya durante la presentazione della colonna sonora.
* Aggiornamento dell'8 giugno 2022: The self and the other: racialisation of the Northeastern region, Anushka Chaudhuri, Senses of Cinema, maggio 2022. Il testo prende in esame Dil Se, Chak De! India e Axone.

CURIOSITA'

* Dil Se è stato proiettato, fra gli altri, al festival di Berlino, dove si è aggiudicato un premio speciale.
* L'area nord-orientale dell'India si distingue dal resto dell'immenso Paese sia dal punto di vista etnico che da quello linguistico, ed è inoltre popolata da diversi gruppi tribali. Geograficamente in posizione isolata, l'area ha visto nel corso degli anni l'insorgere di movimenti locali armati che rivendicano l'autonomia dei propri Stati dall'Unione indiana. A titolo di esempio, nel solo Assam dal 1990 ad oggi si sono susseguiti scontri violenti fra l'esercito indiano e commandos estremisti dell'ULFA (United Liberation Front of Asom) che hanno provocato la morte di circa diecimila persone (fonte: Wikipedia).
* All India Radio è il canale radiofonico governativo indiano, con sede a Delhi. Fondato nel 1936, è uno dei network più estesi del mondo. Sito ufficiale.
* Film che trattano il tema del terrorismo: vedi le note a Roja e a Bombay. Film nei quali uno dei protagonisti è un terrorista: Fanaa, Kurbaan, New York. Film girati in Ladakh: Lakshya, LOC Kargil, in parte 3 idiots.

GOSSIP & VELENI

* Malaika Arora è sposata con Arbaaz Khan (Fashion), fratello di Salman Khan.
* La vita di Zohra Sehgal ha del romanzesco. Vi invitiamo a leggere la pagina di Wikipedia a lei dedicata.

01 luglio 2010

B O M B A Y


Prodotto dalla Amitabh Bachchan Corporation, Bombay è uno dei film più importanti della cinematografia in lingua tamil, nonchè il secondo tassello della cosiddetta trilogia sul terrorismo realizzata da Mani Ratnam, dopo Roja e prima di Dil Se. Bombay rappresenta indubbiamente un'evoluzione rispetto a Roja, in termini di narrazione e di autenticità. La drammatizzazione non è mai eccessiva e rende la pellicola estremamente emozionante. La retorica, quando presente, è contenuta. Il soggetto è corposo. La sceneggiatura cresce a mano a mano che la storia procede, regalandoci un primo tempo superbo da un punto di vista estetico - nel quale le vicende gradualmente prendono vita, accennando qua e là all'argomento principale -, e un secondo tempo davvero grandioso, con Ratnam al suo meglio. Il film si trasforma: la storia, da personale e tutto sommato ottimista, diventa altamente drammatica, innestandosi nelle tragedie (reali) dei primi anni novanta. Alcune sequenze traboccano di emotività, altre trafiggono lasciando ammutoliti.

Se qualcuno nutre ancora dubbi sull'abilità registica di Ratnam, Bombay è qui a confutarli. La mano sicura e potente del regista (e sceneggiatore) impregna la pellicola - soprattutto la seconda parte - non solo di visioni che incantano, ma anche di solidità, denuncia, realismo. E la scelta di calare nell'orrore degli scontri hindu-musulmani una coppia mista proveniente dal sud dell'India, è un colpo di genio, così come è interessante che il protagonista sia un giornalista: Shekhar intervista vittime, mandanti ed esecutori di entrambi gli schieramenti, mostrando così le ragioni e i drammi di tutte le parti coinvolte. La sceneggiatura incastra alla perfezione i due aspetti del film, quello più lieto e ipnotico con quello tragico (pur mantenendo la qualità estetica ad altissimi livelli), alchimia che raramente riesce nel cinema popolare indiano malgrado ne costituisca una caratteristica peculiare. I dialoghi sono quasi sempre azzeccati, oltre che emotivi. L'incalzante colonna sonora di Rahman sottolinea sapientemente stati d'animo e orrori. Le coreografie e le visualizzazioni dei brani cantati sono deliziose (una su tutte: Kehna Hi Kya).

Quanto alle interpretazioni, Manisha Koirala, oltre che regale e bellissima, rende giustizia al suo ruolo in modo insolitamente espressivo. Arvind Swamy è apprezzabile nella sua semplicità, col suo aspetto da uomo comune così diverso dall'iconografia classica (almeno per noi) dell'eroe. Arvind regala il meglio di sè nel secondo tempo, assistendo e partecipando agli eventi con misura frammista a coinvolgimento. Unico neo: in una pellicola esteticamente magnifica, avremmo preferito un attore più carismatico. Gradevolissimi i caratteristi Nasser e Akash Khurana. Impeccabili i piccoli attori.

Bombay non è solo splendido da guardare. E' intenso, emozionante, significativo, necessario. Bombay si pone al livello dei film di miglior fattura del cinema indiano, e di certo Sanjay Leela Bhansali ha imparato parecchio da Ratnam. Anche le visualizzazioni mozzafiato dei brani di Rahman realizzate da Subhash Ghai in Taal devono molto a Roja e a Bombay. Ma la pellicola non sfigura nemmeno accanto a lavori più autoriali e di denuncia, raggiungendo un mix sorprendente di intrattenimento e di serietà. Dunque: standing ovation a Mani Ratnam.

TRAMA

Shekhar (Arvind Swamy) torna per un breve soggiorno al suo villaggio nel Tamil Nadu da Bombay, città dove studia e lavora. La sua famiglia è molto rispettata. Il padre (Nasser) è un fervente hindu. Shekhar si innamora, ricambiato, di Bano (Manisha Koirala), musulmana, figlia di Bashir (Akash Khurana), un umile fabbricante di mattoni. Il loro matrimonio viene osteggiato. Shekhar torna a Bombay. Bano fugge da casa e lo raggiunge. La loro felicità è completata dalla nascita dei gemelli Kabir e Kamal, cresciuti nel rispetto delle due religioni. Ma nel 1992 i fondamentalisti hindu distruggono ad Ayodhya la moschea Babri, provocando un'ondata di violenze a Bombay e in tutta l'India.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Sono moltissime le scene indimenticabili di Bombay, sia liete che drammatiche: il film è davvero ottimamente costruito. Ma forse le più significative sono due: l'incredulità terrorizzata di Bano alla richiesta di un'offerta per la distruzione della Babri Masjid e per la ricostruzione di un tempio hindu al suo posto; e la forte dichiarazione di Shekhar che, dinanzi agli orrori che hanno colpito anche la sua famiglia, rinnega la sua appartenenza a qualunque credo.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Nella coreografia interpretata da Sonali Bendre, Ek Hogaye Hum Aur Tum, il primo ballerino è francamente imbarazzante. Da bendarsi gli occhi.

RECENSIONI

Cinema Hindi: ****1/2
Punto di forza: la superba confezione; l'emotività del secondo tempo.
Punto debole: Arvind, per buona parte del primo tempo, è un po' fuori luogo.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Arvind Swamy (Roja) - Shekhar
* Manisha Koirala (Khamoshi the musical) - Shaila Bano, moglie di Shekhar
* Nasser (Roja) - Narayan, il padre di Shekhar
* Akash Khurana (Kurbaan) - Bashir, il padre di Bano
* Harsha e Hriday- i gemelli Kabir e Kamal
* Sonali Bendre (Kal Ho Naa Ho) - item song Ek Hogaye Hum Aur Tum (hindi)

Soggetto, regia e sceneggiatura: Mani Ratnam
Dialoghi: Umesh Sharma
Colonna sonora: composta da A.R. Rahman, è una delle colonne sonore più vendute di tutti i tempi. Il celeberrimo brano strumentale Bombay theme è stato utilizzato e/o campionato in diverse colonne sonore (vedi Lord of war con Nicolas Cage), filmati pubblicitari (vedi lo spot Volvic con Zidane), compilation (vedi Café del Mar 1998), eccetera. Fra gli altri brani, citiamo Kuch Bhi Na Socho (hindi), Kuchi Kuchi (hindi), Kehna Hi Kya (hindi).
Coreografia: Raju Sundaram (Kaminey) e Prabhu Deva (Pukar)
Fotografia: Rajiv Menon (Guru)
Montaggio: Suresh Urs (Roja)
Anno: 1995
Awards (selezione):
* National Awards per la miglior pellicola sul tema dell'integrazione nazionale e per il montaggio.
* Filmfare Awards per il miglior film e per la miglior attrice protagonista, entrambi assegnati dalla critica.

CURIOSITA'

* Il 6 dicembre 1992 i nazionalisti hindu distrussero la Babri Masjid ad Ayodhya, adducendo come ragione il fatto che la moschea era stata costruita sulle rovine di un tempio hindu. Nei disordini che seguirono, in tutto il Paese furono uccise - secondo Wikipedia - più di duemila persone. Nella sola Bombay, fra il dicembre 1992 e il gennaio 1993, circa novecento persone persero la vita, in prevalenza musulmane, e duemila rimasero ferite. Gli scontri a Bombay avvennero in due fasi: la prima, immediatamente successiva alla demolizione della moschea, fu scatenata dalla comunità musulmana; la seconda, avvenuta fra il 6 e il 20 gennaio 1993, fu provocata dalla reazione hindu all'omicidio di alcuni operai a Dongri, a sud di Bombay. Le violenze coinvolsero una vasta porzione della metropoli, e come conseguenza l'aspetto demografico di Bombay cambiò: un gran numero di musulmani residenti in aree prevalentemente hindu migrò in quelle musulmane e viceversa. Video della demolizione della moschea.
* Il coreografo Prabhu Deva ha diretto il film Wanted con Salman Khan.
* Film che trattano il tema della moschea Babri: Naseem. Film che trattano il tema degli scontri fra le diverse comunità etniche e religiose: Mr. and Mrs. Iyer, Dev, Dharm, Firaaq, Road to Sangam. Film che trattano il tema dei matrimoni misti: vi sono accenni in molte pellicole (a titolo di esempio, il thriller Kurbaan), anche di grande successo (Kabhi Khushi Kabhie Gham, My name is Khan), ma ne segnaliamo una su tutte, il sontuoso Jodhaa Akbar.