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05 maggio 2024

DUNKI


Intanto non fidatevi delle mie recensioni, perché neanch'io mi fido più. La realtà è che, escludendo un 30%, forse meno, di pellicole oggettivamente magnifiche o oggettivamente agghiaccianti, il restante 70% fluttua in un'area di giudizio che va da ** ½ a *** ½. Per quasi un terzo di questi film - dignitosi, non sempre memorabili - mi capita di ribaltare il giudizio alla seconda visione. Come se il valore di una pellicola dipendesse da parametri esterni (al film) variabili: il mio umore? il grado di stanchezza? l'orario? il bioritmo? fame/sonno/pipì? 
Guardo Dunki per la prima volta e penso: debole, forzato, immaturo, semplicistico; la narrazione mi dà la bizzarra impressione di una lunghissima introduzione ad una storia mai sviluppata. Lo guardo la seconda volta e mi scopro - con grande sorpresa - a seguirlo con piacere, lo trovo gradevole, al netto di qualche sequenza mediocre anche piuttosto curato. La sceneggiatura, la regia, le interpretazioni, sono rimaste le stesse - Rajkumar Hirani non ha apportato alcuna modifica, di nascosto, nell'intervallo fra le due visioni -, allora perché il mio giudizio si è ammorbidito?
Per le aspettative? Dopo un'assenza che durava dal 2018, Dunki è il nuovo lavoro di Hirani, interpretato da Shah Rukh Khan, distribuito in un anno in cui i due precedenti titoli del Re hanno incendiato il botteghino. A Hirani va riconosciuto un merito indiscutibile: con la saga di Munna Bhai ha innalzato la qualità della commedia hindi a livelli talmente vertiginosi che li scorgono anche dal futuro. 3 Idiots, e PK - che pure mi aveva causato qualche incertezza -, sono buoni prodotti. Malgrado i commenti in rete riguardanti Dunki non proprio entusiastici, pregustavo comunque una pellicola di fattura accettabile. Invece, alla prima visione, sono rimasta delusa; ho affrontato la seconda visione con zero aspettative, e mi sono divertita. 

In Dunki Hirani non è al top della forma. Non avendo visto Sanju (2018), non posso affermare che il declino, in termini di ispirazione, - sempre che di declino si tratti -, inizi con questa pellicola. In Dunki non tutto funziona, e ciò che funziona scivola via senza lasciare traccia. Spesso difetta di spontaneità. Sulla definizione dei personaggi si doveva lavorare meglio. Lo spunto è molto interessante, ma la storia che ne è scaturita e la sceneggiatura non sono all'altezza, non avendone esplorato in pieno le potenzialità. 
[Spoiler] Alcuni grossolani errori nella trama andavano evitati: l'episodio del suicidio di Sukhi è imbarazzante, inspiegabile il crudele assassinio dei tre fuggiaschi, l'incontro fortuito e immediato con Balli in una metropoli come Londra è una coincidenza a cui non crede nessuno. Il trattamento della malattia di Manu è di una leggerezza - in senso negativo - sconfortante, ma ho apprezzato il fatto che la sceneggiatura non abbia premuto il pedale sui piagnistei e che anzi il film si concluda con una nota lieta. Però la manfrina alla Veer-Zaara dei due protagonisti che si aspettano per un quarto di secolo potevano risparmiarcela.
Nel complesso la pellicola è rispettabile. Ognuno ha svolto abbastanza diligentemente il compito assegnato, senza impegnarsi troppo, con un occhio all'orologio in attesa del suono della campanella. Hirani ha deciso di accontentarsi, di non puntare in alto. Gli eventi personali degli ultimi anni - nel 2019 era stato accusato di molestie - devono aver giocato un ruolo determinante nel suo processo creativo, che appare come impallidito. Dunki è anche il primo lavoro di Hirani non prodotto da Vidhu Vinod Chopra - forse spiega qualcosa.

TRAMA

Anni novanta. Cinque ragazzi indiani si iscrivono ad un corso di inglese per superare l'esame di lingua e tentare di ottenere un visto per studenti per il Regno Unito. L'avventura è tutta in salita. Le ragioni che li spingono all'impresa sono diverse per ciascuno di loro. E non sempre la via legale è quella percorribile.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La sequenza della reazione di Hardy in chiesa.

RECENSIONI

Mid-Day: ***
'Taapsee Pannu (...) has as much a role to die for. And she’s as good as it gets. SRK 3.0, on his part, cracking it in 2023, is the most competent we’ve seen him on screen, ever - altogether shorn of his usual mannerisms and tics (this grimace, that laughter) we’ve known and many have loved him for decades. It’s almost as if he graduated from another acting school, while on hiatus (for four years) from the big screen. And he looks his best, when his character ages to his actual self, that is, pushing 60. (...) Have to say, this is still better than Sanju. (...) In the sense of its scope and scale, to begin with. The film encompasses several lives and ambitions, with scenes after scenes - either taking the story forward, or getting deeper into characters. All of it in the interest of sunny entertainment, as the family drama breathlessly alternates between romance, song, action, with comedy at the base, also shining a light on NRIs (non-resident Indians), who have been SRK’s own core audience-base for long. There is just so much going on that I felt like viewing Dunki the second time on might help digest this overboiled egg better. But there is also so much that doesn’t land - from jokes to the general jostling - that watching it again, so soon, might be a bit much. Even as you’re better off, either way, wholly suspending disbelief and cynicism, simultaneously. (...) Dunki is therefore a film on immigration at a time in history, when world politics is strongly centred on xenophobia and closing borders. (...) It retains the hallmark of the Hirani-Joshi partnership - their sugarcoating of bitter pills, through characters/performances, situational comedy, and idealism. Lensing the most tragic issues with the bearable lightness of being amusing, all through. (...) You sense Dunki trying too hard to fit into the funky template. What you can’t deny is the originality of its idea, while most blockbusters of 2023, the post-pandemic year that audiences truly re-embraced the theatres, have chiefly been regurgitative action set-pieces. (...) Stepping out of the cinema, I was feeling a tad bit better. That’s enough, frankly'. 
Mayank Shekhar, 22.12.23

Film Companion:
'Watching a Rajkumar Hirani movie in 2023 is like meeting a popular childhood professor. (...) Sometime during this meeting, you realise that it's your memory of him that's entertaining. You're only seeing what you want - and hope - to see. He might be the same, but the world around him has changed. Dunki is that meeting. The issue isn't immediately obvious. Instead, it's steeped in a sort of slow-burning disappointment. (...) At first, the Hirani-isms feel reassuring. (...) The scene-stealing Vicky Kaushal becomes (...) a tragic remainder of life in a playground of movie tropes. It doesn't take long, however, for the lack of depth to emerge. (...) Most of the jokes (...) just don't land. (...) These little vignettes aren't smart enough for Dunki to act meaningful. If anything, they trivialise the drama while trying to diffuse it. A bigger problem with Dunki is that it's also a Shah Rukh Khan film. On paper, he plays the quintessential Hirani hero: An outsider who repairs his new setting as much as the setting repairs him. (...) He is a custom-fitted saviour-charmer-leader-chiller, (...) popular for being popular. (...) There is no before or after to his persona. The intrusive SRK hero usurps the humanitarian Hirani hero. Even though the film has multiple characters, a lot of it seems to be designed around Khan - and how to riff on his image. (...) Hardy also cries a lot - like most Khan protagonists do - to emphasise the alt-masculinity that the actor has come to represent. But today's Khan is not a convincing crier. (...) As a result, almost none of the emotional parts work. (...) The writing isn't great to begin with, but it's hard to look past the superstar trapped in the character. Hirani, as a director, has a track record of camouflaging the pop-cultural face with a satirical facade. But Dunki is probably his weakest film, because there's at once too much of Hirani, and not enough of him'.
Rahul Desai, 21.12.23

Raja Sen:
'Dunki tries too desperately to make viewers cry. A badly plotted mess, with Shah Rukh Khan and Rajkumar Hirani hamming it up. Taapsee Pannu and Anil Grover are good, the writing is not. The film ends with a PowerPoint presentation - but it should have been replaced with one'.
21.12.23

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: il soggetto, Shah Rukh Khan, il cast.
Punto debole: la pellicola manca di personalità, errori vistosi nella trama.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Shah Rukh Khan - Hardy, soldato
* Taapsee Pannu - Manu, sorella di un collega di Hardy
* Vicky Kaushal - Sukhi
* Vikram Kochhar - Buggu
* Anil Grover (fratello di Sunil Grover) - Balli
* Boman Irani - insegnante d'inglese

Regia e montaggio: Rajkumar Hirani
Sceneggiatura: Rajkumar Hirani, Abhijat Joshi, Kanika Dhillon
Colonna sonora: Pritam e Shekhar Ravjiani. Commento musicale Aman Pant. Segnalo il brano Banda (Pritam), interpretato da Diljit Dosanjh.
Fotografia: C.K. Muraleedharan, Manush Nandan, Amit Roy.
Traduzione del titolo: termine punjabi per to hop from place to place. Pare che da questa parola derivi l'espressione donkey flight, un sistema di immigrazione illegale che funziona più o meno come descritto nel film.
Anno: 2023

CURIOSITÀ

* Riferimenti all'Italia: Manu guida una Vespa; una fotografia della torre di Pisa è appesa sulle pareti dell'agenzia truffaldina dei visti e dell'aula di inglese; Hardy nomina la pizza italiana.
* Film che trattano lo stesso tema: Aaja Mexico Challiye (punjabi), Comrade in America (malayalam). Il modesto Chal Mera Putt, commedia punjabi ambientata a Birmingham, racconta i problemi e i disagi affrontati da un gruppo di immigrati clandestini indiani e pachistani, fra lavoro nero, fughe dai controlli della polizia, scarsità di risorse, coabitazioni forzate - la sceneggiatura ha un minimo (giusto un minimo) di senso, ma troppi siparietti comici sono di vecchio stampo e non fanno ridere. Un accenno all'argomento anche in Street Dancer 3D. Heaven on Earth, pellicola canadese diretta da Deepa Mehta, descrive la vita tutt'altro che rosea degli immigrati punjabi (non clandestini) in Canada.

GOSSIP & VELENI

* Il 2023 è stato un anno eccezionale per SRK. Ricapitolando:
- Pathaan (seconda posizione lista incassi 2023 film hindi e film indiani) è il più patinato, il Re è stupendissimo, ma ci vorrebbero qualche aggiustatina alla sceneggiatura e dialoghi più briosi;
- Jawan (prima posizione incassi hindi e indiani) è il più coraggioso (considerando i tempi), con un personaggio (Vikram, quello vero) stratosferico, ma ci vorrebbero qualche aggiustatina alla sceneggiatura e all'interpretazione di SRK nel ruolo di Azad, e qualche deciso colpo d'ascia ai piagnistei;
- Dunki (quinta posizione incassi hindi, ottava posizione incassi indiani) è il più interessante, ma ci vorrebbe qualche aggiustatina alla trama;
E non dimentichiamo Tiger 3 (sesta posizione incassi hindi, nona posizione incassi indiani) che regala un elettrizzante cameo del personaggio di Pathaan. Dopo quest'orgia, ora che son bella viziata, quanto mi tocca aspettare per il prossimo film del Re?

03 gennaio 2023

GOVINDA NAAM MERA


Incrocio non pienamente riuscito fra commedia classica e black comedy. La commedia è a tratti chiassosa; la black comedy rimane impigliata in un nugolo di eventi secondari che, presi singolarmente, avrebbero senso, ma nell'insieme risultano ridondanti. Il finale è mal gestito.
Intendiamoci: Govinda Naam Mera è la scelta giusta per una serata spensierata. È divertente, ricco di colpi di scena, scanzonato. La sceneggiatura è affollata - anche di personaggi - e di sicuro non annoia. La regia tiene il ritmo, la colonna sonora è perfetta per il clima vacanziero, le interpretazioni di Vicky Kaushal e di Bhumi Pednekar sono buffe e azzeccate. Ma c'è un po' troppo di tutto, la narrazione è talvolta maldestra, le coreografie poco originali (i due protagonisti sono ballerini aspiranti coreografi), i personaggi poco interessanti. Suku è la figura delineata peggio, e mortifica la performance di Kiara Advani: solo in brevi sequenze viene concessa all'attrice l'opportunità di dimostrare il proprio valore. 

TRAMA

Govinda è un ballerino aspirante coreografo deluso dal lavoro e schiacciato da una madre tossica, da una moglie prepotente, e da un'amante insoddisfatta. Fra cause legali, scaramucce con la governante, pestaggi (subiti), la marcia trionfale della sua sfiga non conosce battute d'arresto. Ad un certo punto, però, a Govinda proprio girano di brutto, ed ecco che il nostro sfortunato eroe architetta un piano per prendersi una bella rivincita. Quando ci vuole, ci vuole.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La scoppiettante scaramuccia fra Govinda e Manju. Battute mitragliate, movimenti rapidi dei personaggi, sottotitoli a cascata: rimane solo da chiudere gli occhi, tapparsi le orecchie e provare a riprendere fiato.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Agghiacciante (e inutile) la manfrina della paralisi. Sono solidale con l'attrice.

RECENSIONI

Film Companion:
'In spite of an excellent cast and a story that includes everything, (...) Govinda Naam Mera feels boring. (...) Through the over wrought but lazy writing, [Shashank] Khaitan attempts an ode to the madcap comedies of the Nineties, particularly those starring Govinda. Unfortunately, being stupid in an entertaining way requires more skill and smarts than this film possesses. (...) All we get is a messy jumble of half-baked ideas. (...) Silly, escapist fun would have been perfect for a streaming feature (particularly at this time of year), but GNM is too laboured to be entertaining. The script is also riddled with outdated clichés'.
Deepanjana Pal, 16.12.22

Cinema Hindi: *** (sono stata generosa)
Punto di forza: il clima allegro generale, i dialoghi, Bhumi Pednekar.
Punto debole: il personaggio di Asha, sceneggiatura non brutta ma un po' tortuosa, il finale.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Vicky Kaushal - Govinda, ballerino aspirante coreografo
* Kiara Advani - Suku, ballerina aspirante coreografa
* Bhumi Pednekar - Gauri, moglie di Govinda
* Renuka Shahane - Asha, ex-ballerina, madre di Govinda
* Trupti Khamkar - Manju, collaboratrice domestica di Gauri e Govinda
* Amey Wagh - Kaustubh, avvocato di Govinda e Asha
* Ranbir Kapoor (cameo) - se stesso
* Ganesh Acharya (cameo) - se stesso
* Shashank Khaitan (cameo) - Anand, agente immobiliare

Sceneggiatura e regia: Shashank Khaitan
Colonna sonora: Meet Bros, Tanishk Bagchi, B Praak, Sachin-Jigar, Rochak Kohli. Il festoso commento musicale è di John Stewart Eduri. La colonna sonora nel complesso è piacevole. Segnalo il brano Bijli (Sachin-Jigar).
Coreografia: Ganesh Acharya, Tushar Kalia
Fotografia: Vidushi Tiwari
Montaggio: Charu Shree Roy
Traduzione del titolo: Govinda è il mio nome
Anno: 2022

CURIOSITÀ

* Riferimenti al cinema indiano: Ranveer Singh, Hrithik Roshan, Tiger Shroff, Bang Bang!, Kajra Re.

GOSSIP & VELENI

* Perché inizialmente la polizia collabora con il gangster e poi lo arresta? Boh. Perché Gauri stipula un'assicurazione a favore di Govinda? Doppio boh.

23 luglio 2019

URI: THE SURGICAL STRIKE


Le reazioni degli spettatori in sala sono davvero imprevedibili. Chi l'avrebbe detto che un film di guerra, privo di superstar, privo di coreografie, privo di storie d'amore, scritto e diretto da un esordiente, avrebbe conquistato il secondo posto, ad oggi, nella classifica degli incassi (hindi) del 2019?
Uri: The Surgical Strike è la sorpresa dell'anno. Ingenuità e retorica sono diluite in una pellicola ben fatta, con una regia attenta, un cast all'altezza, una sceneggiatura che non delude, e con personaggi sufficientemente delineati (considerando l'affollamento e il genere d'azione). Un montaggio più severo, e il ritmo sarebbe risultato quasi perfetto.

Uri non annoia, ed è già moltissimo per un soggetto che si basa su strategie militari. Le sequenze di combattimento sono rapide (GRAZIE), ben concepite, e nel complesso piuttosto realistiche, con qualche episodio cruento. La narrazione, da un certo punto in poi, assume scaltramente i connotati del thriller e cattura in pieno l'attenzione dello spettatore. L'operato del direttore della fotografia contribuisce a regalare un certo fascino. Da menzionare anche il rapporto madre-figlio, per una volta raccontato in modo sensibile, senza virare nel patetico.
Il film si innesta nel filone patriotico e nazionalista che sta spopolando in India, e, pur commettendo qualche passo falso nella rappresentazione stereotipata del nemico, non manca di misura, almeno in confronto ad altre pellicole similari. La missione di Uri è glorificare i corpi speciali dell'esercito indiano impegnati nella lotta al terrorismo interno ed esterno.
Vicky Kaushal è estremamente convincente nel ruolo, ed è affiancato da un gruppo di ottimi attori, fra cui primeggia il solito Paresh Rawal. L'interpretazione di Kirti Kulhari si fa notare: il suo personaggio è ben calibrato e meritava a mio parere uno spazio maggiore.

TRAMA

La sceneggiatura si ispira ad un evento reale del 2016 di cui è trapelato pochissimo. Lunga premessa a parte, Uri narra la pianificazione ed attuazione di un attacco chirurgico dei corpi speciali in territorio kashmiro occupato dal Pakistan. Lo scopo è distruggere cellule terroristiche localizzate a ridosso del confine con il territorio controllato dall'India, colpevoli di aver compiuto un sanguinoso attentato nella città di Uri.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* Il breve colloquio madre-figlio all'inizio del secondo capitolo.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* L'acidità di stomaco del funzionario pachistano.

RECENSIONI

Hindustan Times: **
"Uri is a decent looking film (...) and while the action is convincing, the proceedings are unmistakably dull. (...) The performances are mostly solid - the square jawed Mohit Raina and the lovely Swaroop Sampat stand out - and the action looks okay, but this is an uninteresting depiction of a best-case scenario. (...) This might be a boring film, but it provides drama simply by showing Indian audiences that our military can be competent. The Indian army (...) has everything under control. That efficiency may feel fantastical to an Indian audience, and Uri becomes therefore less a feature film and more an advertisement. Fantasies are about wish-fulfilment. Uri made me wish that Rajit Kapur, this soft-spoken man with no resemblance to Vivek Oberoi, was indeed our Prime Minister".
Raja Sen, 11.01.19

Mid-Day: ***
"Not a minute wasted on sundry peripherals, songs, love-story, and the like, that most Hindi war films (...) have had to resort to, in order to fit into a more mainstream, Bollywood format. (...) Supremely competent first-time director Aditya Dhar uses these weapons - sophisticated machine guns, grenades, rocket launchers, top-grade fighter aircraft - to hit home with a winning plot, over two hours, 10 minutes of stunningly shot (Mitesh Mirchandani), non-stop, military-action drama, packed with pyrotechnics that appear authentic, world-class, technically kickass. Background score (Shashwat Sachdev) is pitch-perfect. Some of the combat sequences (Stefan Richter) are sensational. Sparks fly, quite literally; even as sentiments are firmly in place, to keep you engaged with the characters, and their emotional motivations. (...) No better actor to lead this charge than the fully fired-up Vicky Kaushal (...) with an infectious energy that is impossible to resist".
Mayank Shekhar, 11.01.19

Cinema Hindi: *** 1/2
Punto di forza: la padronanza dimostrata dal regista Aditya Dhar e da Vicky Kaushal
Punto debole: una narrazione non sempre rapida 

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Vicky Kaushal - Vihaan, maggiore delle forze speciali
* Paresh Rawal - Govind
* Yami Gautam - Jasmine/Pallavi
* Kirti Kulhari - Seerat
* Rajit Kapur - primo ministro

Regia e sceneggiatura: Aditya Dhar
Colonna sonora: Shashwat Sachdev
Anno: 2019
Awards: diversi National Film Awards, fra cui quello per il miglior regista, e per il migliore attore protagonista a Vicky Kaushal.

RASSEGNA STAMPA

* Aggiornamento del 6 settembre 2019 - 'When KJo's video was shared, I had no clue that I became the charsi', intervista concessa da Vicky Kaushal a Mayank Shekhar, pubblicata oggi da Mid-Day. Di seguito un estratto:
''How did you land Uri [given the unlikely CV]? (...)
I got a call from Ronnie Screwvala's office that they had dropped off an action script [to be directed by Aditya, who I already knew]. I saw the title, Uri: The Surgical Strike. And now I wasn't the actor. I was actually curious to know what happened [in Uri]. It took me four-and-a-half hours to read the script, in one go, which is what I prefer - as if I'm watching a film. That's when I get a true sense of what I feel.
As an audience?
Yes. So I started watching the film, and I just couldn't get it. There was just too much information, military-technical-logistical language. Also, I didn't feel anything. Because I hadn't taken four-and-a-half hours to read a script before. (...) My dad, who was equally curious about the Uri incident, and had read the script lying around, asked me what I thought of it. I said I'm not sure. He told me that if I miss this film, it'll be the biggest mistake of my life! He said that maybe I'm in a different space right now, in another kind of military film, and that's why unable to connect.
You were playing a Pak military officer, shooting for Raazi. Of course you're not going to like Uri!
[Laughs] And then I don't know what happened. I got back to the script four days later, finished it in an hour-and-a-half, as if I was reading it for the first time. I called up Sonia [Screwvala's associate] at 3 am, and said, I will do the film'.

CURIOSITA'

* Uri è stato in larga parte girato in Serbia.
* Nel film viene ripetuta una battuta diventata negli ultimi mesi molto popolare: 'The protagonist in the film asks his squad "How's the Josh?" (Hinglish for "How's the spirit?"). The squad replies "High, Sir!". This question is asked to the cadets in military academies in India to test their enthusiasm. This dialogue went viral over Indian social media. The dialogue was quoted by several individuals and institutions. The Indian Prime Minister Narendra Modi, while inaugurating the National Museum of Indian Cinema of Films Division of India in Mumbai, asked this question at the beginning of his address to the film fraternity attending the ceremony'. (Wikipedia).
* Vi avviso che al termine dei titoli di coda c'è una scena finale.
* Riferimenti a Bollywood: un personaggio pachistano accenna al fatto che, ad ogni crisi fra i due Paesi, attori e cantanti pachistani non vengano più scritturati in India.
* Riferimenti all'Italia: Armani

GOSSIP & VELENI

* Uri, distribuito lo scorso gennaio, si è ritrovato invischiato nella polemica che ha riguardato, nei primi mesi del 2019, i film ritenuti propagandistici e a sostegno del BJP. A fine maggio Narendra Modi è stato riconfermato nel suo incarico di primo ministro. E nel 2016, all'epoca dei fatti a cui Uri si ispira, Modi era al suo primo mandato.
* Aggiornamento del 13 giugno 2021: il 4 giugno 2021 Yami Gautam e Aditya Dhar si sono sposati.
* In quell'area del mio cervello dove i personaggi continuano ad esistere, è in corso una storia d'amore fra Seerat e Vihaan...