14 giugno 2010

RAAJNEETI


Il regista, sceneggiatore e produttore Prakash Jha (Gangaajal, Apaharan) ha collezionato nella sua carriera ben sei National Film Awards. Appassionato di temi sociali e politici, è stato anche un fine documentarista, oltre ad aver promosso diverse iniziative umanitarie. Raajneeti è il suo ultimo lavoro, un dramma a sfondo politico ispirato al Mahabharata. Lo sforzo produttivo e la ricchezza del cast - Ranbir Kapoor e Katrina Kaif a fungere da richiamo - sono stati premiati, ma nessuno si aspettava un successo così clamoroso. I media sciorinano continui aggiornamenti sull'entità da record degli incassi, anche nei mercati esteri, aspetto ancor più sorprendente considerando che Raajneeti tratta preminentemente vicende politiche indiane. Pare che, nella prima settimana di programmazione, solo 3 idiots e Ghajini abbiano conseguito risultati migliori al botteghino.

Prakash Jha, per le sue eccezionali doti umane e professionali, merita questo riconoscimento da parte del pubblico. Ma Raajneeti? Il film è senza dubbio grandioso. L'occhio cinematico di Jha ci regala un prodotto da un punto di vista tecnico superbo. La spettacolarizzazione della politica - forse inedita nel cinema hindi - è potente. Il tema è importante. I personaggi (tutti negativi tranne Indu), gli eventi, gli scenari sono amplificati e drammatizzati. La fotografia è sanguigna. Le interpretazioni di Nana Patekar e di Manoj Bajpai sono impeccabili. Ajay Devgan e Ranbir Kapoor non deludono le aspettative: Ajay lancia dardi con lo sguardo, Ranbir è elegante, misurato, maturo. Arjun Rampal offre a tratti una buona performance. Katrina Kaif non provoca danni.

I difetti sono però altrettanto vistosi. La storia - avvincente nelle intenzioni - non è sostenuta dalla sceneggiatura. Lenta, ripetitiva, noiosa. I personaggi, troppi e nessuno adeguatamente a fuoco, appaiono un po' sfuggenti. La narrazione è di vecchio tipo. Se confrontiamo Raajneeti con Rann, pellicola distribuita in gennaio di argomento simile e con un cast affollato, le debolezze del film diretto da Jha saltano subito all'occhio. Raajneeti è un polpettone tradizionale, con interpretazioni non tutte allo stesso livello, con una sceneggiatura appesantita, con un finale frettoloso e con una drammatizzazione eccessiva. Rann, al contrario, è un moderno thriller dal ritmo serrato, con performance da manuale, con una sceneggiatura robusta, con dialoghi taglienti, ma soprattutto con un realismo che denuncia senza spettacolarizzare. Evidentemente il richiamo al Mahabharata ha nuociuto a Raajneeti, anche se ha contribuito a riempire le sale.

TRAMA

Samar (Ranbir Kapoor) rientra in India dagli Stati Uniti - dove sta per iscriversi ad un dottorato in letteratura inglese - in occasione del compleanno dello zio, eminente politico e capo di partito. Lo zio viene colto da malore e ricoverato d'urgenza in ospedale. Le sue condizioni di salute sono critiche. Scoppiano le guerre per la successione. Sanguinarie, violente, spietate. I legami familiari non contano nulla quando è in gioco il potere.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La sabbia rossa che si alza in nuvole di sangue; le folle oceaniche; il bacio di Naseeruddin Shah.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* Indu scopre all'improvviso di amare il marito. Lui ha appena massacrato a bastonate due esseri umani. La battuta di lei: 'Non ti avevo capito'. L'effetto è quasi comico.
* La vicenda del figlio abbandonato e ritrovato è un po' trita.

RECENSIONI

The Times of India: ****
Raajneeti segna il ritorno nel cinema hindi contemporaneo del dramma pieno di colpi di scena: la trama è sostanzialmente ispirata al Mahabharata e a Il padrino. Raajneeti stimola una riflessione sul sistema politico indiano, nel quale prevale la democrazia ma non nella sua forma più pura. Dinastie, illegalità, violenza e abuso di potere costituiscono il ventre molle della poco pulita struttura politica indiana, ove la lotta per conquistare voti è simile ad una guerra: priva di principi, belligerante e sanguinaria. Il regista Prakash Jha è sempre stato un maestro nel raccontare storie (Gangaajal, Apaharan). Questo thriller politico si ispira con stile al conflitto Pandava-Kaurava narrato nel Mahabharata, non solo per le vicende ma anche per i personaggi, le cui intense e corpose caratterizzazioni costituiscono il secondo punto di forza del film. Arjun Rampal riveste il ruolo di un moderno Yudhishthira, Ranbir Kapoor è Arjuna, Nana Patekar è Krishna, Manoj Bajpai è Duryodhana, Ajay Degnan è Karna. E nell'interpretazione di Ranbir Kapoor si scorgono sfumature tratte da Il padrino: il giovane attore offre con Samar un ritratto desi di Michael Corleone. Aggiungi a questo un pizzico di attualità e ottieni un thriller avvincente sullo scenario politico indiano contemporaneo. Quanto alle performance, il film colpisce per il suo coraggioso cast d'insieme che crea personaggi realistici. Nana, Ajay, Manoj e Arjun catturano quasi sempre l'attenzione. Katrina Kaif è disinvolta e naturale. Ma il film appartiene a Ranbir Kapoor che perfeziona l'arte del minimalismo, e letteralmente cresce sotto i nostri occhi: un vulcano in ebollizione che non può essere trattenuto quando erutta. La sceneggiatura di Prakash Jha e di Anjum Rajabali è intelligente: la narrazione simile ad un thriller parte in modo confuso ma subito si stabilizza offrendo un dramma politico rapido e pieno d'azione. Anche la colonna sonora vanta alcuni brani coinvolgenti (Bheegi Si di Pritam, Mora Piya di Aadesh Srivastava, Dhan Dhan Dharti di Wayne Sharp), ma il film non lascia loro molto spazio. Prendetevi del tempo per un'esperienza cinematografica seria e coinvolgente: non perdetevi Raajneeti.
Nikhat Kazmi, 03.06.10

Hindustan Times: ***
Prakash Jha, il regista di Raajneeti, si è candidato due volte alle elezioni, quindi conosce da vicino gli intrighi politici, oltre a saper scioccare e meravigliare col suo cinema. Jha reinterpreta il Mahabharata alla luce dell'attuale democrazia indiana, nella quale la competizione politica è di tipo dinastico e i partiti sono nuove monarchie. Jha ci mostra in modo abile l'abuso che i partiti fanno dei mezzi di informazione, del sistema economico, delle caste, delle comunità religiose, delle coalizioni, dei tribunali, della polizia, della burocrazia, persino dei matrimoni e delle amicizie. Tutto per saziare la sete di potere. Non delude nessuno degli attori: dall'insolitamente ispirato Rampal al suo potente opposto Bajpai. Il film è di un'implacabilità assoluta. Non vi è tregua. Nessuna tragedia arresta il ritmo della pellicola. L'introspezione è superflua, così come la redenzione. Le elezioni sembrano le ultime e definitive, come se non dovessero essercene di successive, o come se non si dovessero più realizzare pellicole sulla politica. I film di Jha Gangaajal (2003) e Apaharan (2005) sono, in confronto a Raajneeti, più raffinati e più a fuoco. L'ambizione di Raajneeti, col suo cast stellare e con il suo ispirarsi ad un poderoso poema epico, ha rovinato il progetto. C'è una ragione perchè il Mahabharata è stato una serie televisiva. Shyam Benegal lo ha brillantemente adattato in Kalyug (1981) grazie ad un contenuto minimalismo. In Raajneeti invece la sceneggiatura è troppo elaborata ed esageratamente drammatica.
Mayank Shekhar, 03.06.10

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: la serietà del soggetto e la grandiosità della confezione
Punto debole: Raajneeti abbaglia ma non emoziona, e spesso annoia

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Nana Patekar - Brij Gopal, zio materno di Samar e di Prithviraj
* Ranbir Kapoor - Samar Pratap
* Arjun Rampal (Rock On!!) - Prithviraj Pratap, fratello di Samar
* Manoj Bajpai (Aks) - Veerendra Pratap, cugino di Samar e di Prithviraj
* Ajay Devgan - Sooraj Kumar
* Katrina Kaif - Indu, moglie di Prithviraj
* Sarah Thompson - Sarah, fidanzata di Samar
* Nikhila Trikha - Bharti Rai, madre di Samar e Prithviraj, sorella di Brij
* Naseeruddin Shah (special appearance) - Bhaskar Sanyal

Regia: Prakash Jha
Sceneggiatura: Prakash Jha e Anjum Rajabali (Ghulam, Pukar, The legend of Bhagat Singh, Naina, Apaharan)
Colonna sonora: Wayne Sharpe (Gangajaal), Pritam, Aadesh Srivastava, Shantanu Moitra (3 idiots)
Fotografia: Sachin Kumar Krishnan (The blue umbrella)
Traduzione del titolo: politica
Anno: 2010
Awards:
* Star Screen: miglior sceneggiatura, miglior attrice (popular choice) Katrina Kaif, miglior commento musicale (Wayne Sharpe). Aggiornamento del 02.03.11;
* Zee Cine: miglior attore non protagonista (Arjun Rampal). Aggiornamento del 02.03.11;
* IIFA: miglior attore non protagonista (Arjun Rampal). Aggiornamento del 31.07.11.
Sito ufficiale
Pagina ufficiale in YouTube

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* 11.04.10, Hindustan Times: dichiarazioni di Manoj Bajpai
* 27.04.10, Hindustan Times: dichiarazioni di Ajay Devgan
* 08.05.10, Bollywood Hungama: intervista a Manoj Bajpai
* 10.05.10, Bollywood Hungama: dichiarazioni di Prakash Jha
* 22.05.10, Hindustan Times: dichiarazioni di Arjun Rampal
* 03.06.10, Bollywood Hungama: dichiarazioni di Prakash Jha
* 04.06.10, Bollywood Hungama: intervista ad Ajay Devgan
* 05.06.10, Bollywood Hungama: intervista a Prakash Jha
* 10.06.10, Hindustan Times: dichiarazioni di Prakash Jha
* 12.06.10, Bollywood Hungama: intervista ad Arjun Rampal
* 15.06.10, Bollywood Hungama: intervista a Katrina Kaif (aggiornamento del 15.06.10)
* 23.06.10, Bollywood Hungama: articolo che svela i trucchi degli effetti speciali (aggiornamento del 23.06.10)

CURIOSITA'

* Raajneeti è stato proiettato all'Indian Film Festival of Ireland 2010, e nei prossimi giorni sarà presentato al River to River Florence Indian Film Festival 2010 (aggiornamento del 24.11.10).
* In Raajneeti sono state utilizzate ben 10.000 comparse. Nella scena del comizio di Indu, alle comparse si sono aggiunti 15.000 curiosi accorsi per assistere alle riprese. Molti abitanti di Bhopal hanno aiutato la troupe ad affiggere i finti manifesti elettorali nelle vie della città.
* Ranbir Kapoor è figlio di Rishi Kapoor e nipote di Raj Kapoor. Kareena Kapoor è sua cugina. E' stato assistente alla regia in Black. Ha esordito come attore nel 2007 in Saawariya. Carriera sbalorditiva: film interessanti come Wake up Sid! e Rocket Singh - Salesman of the year, e successi commerciali come Bachna Ae Haseeno e Ajab Prem Ki Ghazab Kahani.
* Arjun Rampal, ex-modello, ha conquistato il National Film Award per Rock On!!. Ha interpretato il famoso spot della Schweppes con Nicole Kidman, diretto da Shekhar Kapur.
* L'esordiente Nikhila Trikha, che nel film riveste il ruolo della madre di Samar, ha solo 30 anni.
* L'Academy of Motion Picture Arts and Sciences ha chiesto a Prakash Jha di acquisire copia della sceneggiatura di Raajneeti da custodire negli archivi. Jha ha dichiarato: 'Sono onorato e molto felice. Sebbene il cinema hindi abbia la sua tradizione e la sua estetica, è sempre piacevole ottenere un riconoscimento internazionale. Anjum Rajabali ed io abbiamo lavorato molto alla sceneggiatura di Raajneeti. Abbiamo redatto diverse versioni e ci sono voluti anni per ottenere la sceneggiatura finale. E' bello constatare che questo sforzo non sia andato sprecato, ma che anzi sia stato benedetto dal successo commerciale e dal plauso della critica. La sceneggiatura è il fulcro di un film, e spero che in futuro in India rafforzeremo l'attenzione a questo aspetto della cinematografia'. L'Academy è l'organizzazione che si occupa di conferire gli Oscar. Le sceneggiature collezionate sono a disposizione del pubblico solo per motivi di ricerca. Altre sceneggiature di film indiani disponibili presso l'Academy: Rock on!!, Heroes, Lagaan, Devdas, Munnabhai M.B.B.S., Kal Ho Naa Ho, Chak De! India, Sarkar Raj e Gandhy my father. Articolo di Hindustan Times. (Aggiornamento del 29.09.10).
* Leggiamo nel Sanatana Dharma di Stefano Piano: 'Il Mahabharata è certamente l'opera più importante dell'intera cultura indiana. Questa gigantesca epopea redatta in sanscrito - che, con le sue quasi centomila strofe distribuite in 18 libri, è il più esteso poema (...) dell'umanità intera - è (...) una narrazione di miti e di gesta di eroi (...), che, con le sue innumerevoli digressioni su temi di ogni tipo, costituisce un'autentica enciclopedia di tutto il sapere tradizionale brahmanico. Il mito centrale di quest'immensa epopea, che è anche un ampio compendio di tutte le idee etico-religiose dell'India classica, illustra una situazione di crisi alla fine di un'era cosmica (...) attraverso la guerra fra due famiglie di cugini della stirpe (...) di sovrani, i Kaurava e i Pandava, discendenti gli uni e gli altri del mitico eroe Bharata, per il governo del regno di Kurukshetra (la zona pianeggiante a Nord di Delhi). L'esito della lotta, che vede schierati, da una parte o dall'altra, i principali re della terra, dipende da un altro principe, alleato dei Pandava e appartenente a un altro ramo della medesima dinastia; il suo nome è Krishna e in lui si cela una misteriosa presenza divina.' (Sanatana Dharma, Stefano Piano, Edizioni San Paolo, 1996, pagg. 70-71).
* Film che trattano lo stesso tema: Satta, Rann.

GOSSIP & VELENI

* La produzione ha più volte smentito le voci secondo cui la trama della pellicola sarebbe ispirata alla saga della potente famiglia Gandhi, dichiarando, al contrario, che Raajneeti è una moderna trasposizione dell'epico Mahabharata in ambito politico. Di certo il personaggio di Katrina che arringa folle oceaniche con la sua inflessione straniera riporta alla mente proprio Sonia Gandhi. E i due fratelli Samar (riflessivo e disinteressato alla politica) e Prithviraj (esuberante e irascibile) ricordano Rajiv Gandhi (marito di Sonia) e Sanjay (fratello di Rajiv).
* La scorsa settimana più di settanta affiliati al BJP, il partito indiano associato al nazionalismo hindu, hanno guardato un dvd pirata di Raajneeti proiettato su grande schermo in un hotel di lusso a Jaipur. Colti sul fatto, si sono difesi sostenendo che ritenevano fosse una copia originale. Prakash Jha ha replicato che regalerà a ciascuno di loro il dvd originale, affinchè possano rendersi conto della differenza 'fra essere sul lato giusto ed essere sul lato sbagliato della legge'. Jha probabilmente includerà l'episodio in una futura sceneggiatura. Articolo originale (aggiornamento del 23.06.2010).
* La scena dell'auto che esplode provocando la morte di due personaggi è copiata (male) da Sarkar Raj.
* Nana Patekar si è cucinato i pasti durante tutto il soggiorno a Bhopal. L'hotel nel quale alloggiava gli ha accordato l'uso della cucina. Uomo da sposare.
* Ranbir Kapoor è stato fidanzato con Deepika Padukone, sua partner in Bachna Ae Haseeno.
* La madre di Arjun Rampal è per metà danese. La moglie di Arjun, Mehr Jesia, è stata Miss India.

08 giugno 2010

TEEN PATTI


Teen Patti è un film da consigliare oppure no? Difficile rispondere. Alcuni aspetti sono interessanti: il soggetto intriga, il cast non delude, la confezione è stilosa. Altri sono deboli: regia non sempre attenta, sceneggiatura poco accurata. Ad una prima visione Teen Patti colpisce ma non conquista. Ad una seconda, i difetti affiorano brutalmente in superficie. Si apprezza la volontà della regista di realizzare un prodotto diverso, ma non basta. Sotto il thriller giace una potenziale storia di formazione negativa: la sceneggiatura si immerge più volte per portarla alla luce ma non è abbastanza decisa da riuscirci. Affondi psicologici si alternano a vacuità. Peccato.

Teen Patti ha incuriosito molti, e non solo in India, per il duo da urlo presente nel cast composto dagli attori Amitabh Bachchan e Ben Kingsley (al suo debutto bollywoodiano). Persino alcuni siti italiani hanno menzionato la pellicola. A Bachchan è stato affidato un bel ruolo: il matematico genialoide, ma soprattutto il solitario professore schernito dai colleghi e che assiste impotente all'avidità e alla trasformazione dei suoi studenti. E' in questa seconda sfumatura del personaggio che l'interpretazione di Amitabh risulta impeccabile ed emozionante. Quanto a Kingsley, fa ben poco: il suo ruolo è inconsistente.

R. Madhavan, stella del cinema del sud, si vede sempre più spesso a Bollywood: Rang De Basanti, Guru, Mumbai Meri Jaan, 13B, Sikandar, 3 idiots. E ora Teen Patti, nel quale si cimenta in un personaggio complesso, non molto comune nel cinema hindi: nè positivo nè negativo, ambiguo, solare e apparentemente affidabile, ma anche pieno d'ombre. Madhavan ne esce bene. Gli studenti sono interpretati da giovani attori esordienti, tutti bravi e convincenti. Se dimostrano qua e là qualche indecisione, la responsabilità è da imputare alla regia che non ha saputo indirizzarli correttamente.

TRAMA

Venkat (Amitabh Bachchan) è professore di matematica in un college indiano. Eccentrico e solitario, lavora ad una rivoluzionaria teoria sul calcolo delle probabilità. Ma le sue ricerche non sono sostenute dall'ambiente accademico perchè prive di applicazione pratica. Un giorno Venkat prova per puro caso a giocare a poker in internet: si spalancano nuove possibilità e nuovi scenari. Non tutti salutari.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La versione bollywoodiana di Summertime, interpretata sullo schermo da Jackie Shroff che si atteggia a playboy italiano, pronuncia qualche parola nella nostra lingua e... porta al guinzaglio un cane giocattolo. Molto kitsch. Indimenticabile.

RECENSIONI

The Times of India: ***1/2
Teen Patti è un thriller teso, realizzato con stile, con un cast di giovani bravi attori ad affiancare un Amitabh Bachchan tutto da ammirare. Quanto a Ben Kingsley, è un peccato che non abbia ricoperto un ruolo più sostanzioso. Il secondo tempo è un po' ripetitivo e con un climax frettoloso, ma comunque Teen Patti avvince. La sceneggiatura di Leena Yadav è arguta e concisa. I dialoghi realistici. La colonna sonora di Salim-Sulaiman contiene un brano memorabile: l'item number di Sunidhi Chauhan Teri Neeyat Kharab Hai (una citazione anche per la coreografia di Ashley Lobo).
Nikhat Kazmi, 25.02.10

Hindustan Times: *
Teen Patti è solo un film privo di senso, anche se illuminato da una fotografia (Aseem Bajaj) molto elegante.
Mayank Shekhar, 26.02.10

Cinema Hindi: ***
Punto di forza: soggetto, cast, scenografia, fotografia
Punto debole: sceneggiatura ripetitiva, regia non sempre a fuoco

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Amitabh Bachchan - il professor Venkat
* R. Madhavan - il professor Shantanu
* Ben Kingsley - il professor Perci
* Dhruv Ganesh - Bikram
* Shraddha Kapoor - Aparna
* Siddharth Kher - Sid
* Vaibhav Talwar - Abbas
* Jackie Shroff (item song) - Tony Milano
* Ajay Devgan (special appearance) - Sunny

Regia: Leena Yadav (Shabd)
Soggetto, sceneggiatura e dialoghi: Leena Yadav e Shiv Kumar Subramaniam (Chameli)
Colonna sonora: composta da Salim-Sulaiman (Chak De! India), è davvero fascinosa. L'intenso Intezar, l'intrigante Neeyat dalle sonorità argentine e Life is a game vi conquisteranno. E non dimentichiamo Summertime.
Coreografia: Ashley Lobo
Fotografia: Aseem Bajaj (Chameli)
Scenografia: Ayesha Punvani
Montaggio: Hughes Winborne (Crash - Contatto fisico)
Traduzione del titolo: tre carte
Anno: 2010
Awards:
* Ben Kingsley si è aggiudicato il poco onorevole 'Ma ti ha dato di volta il cervello?' Golden Kela Award (aggiornamento del 31.07.11).

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* 17.01.10, Hindustan Times: dichiarazioni di Amitabh Bachchan
* 18.01.10, The Times of India: dichiarazioni di R. Madhavan
* 23.01.10, The Times of India: dichiarazioni di Leena Yadav
* 01.02.10, The Times of India: dichiarazioni di Leena Yadav
* 25.02.10, The Times of India: dichiarazioni di Leena Yadav
* 26.02.10, The Times of India: dichiarazioni di Ben Kingsley
* 26.02.10, Hindustan Times: dichiarazioni di Ben Kingsley
* 26.02.10, Hindustan Times: intervista a Leena Yadav
* 28.02.10, Hindustan Times: intervista a Ben Kingsley
* Video: presentazione della colonna sonora, con dichiarazioni di Amitabh Bachchan
* Bollywood Hungama: pagina con la lista dei link agli articoli e ai video dedicati a Teen Patti

CURIOSITA'

* Teen Patti si ispira al film 21 di Robert Luketic.
* Ayesha Punvani ha lavorato sodo per la realizzazione delle scenografie del film: ha creato 80 set artificiali, vista l'impossibilità di girare in vere bische illegali. Articolo di Hindustan Times.
* Riferimenti a Bollywood: un accenno del brano Aaj Ki Raat, tratto dalla colonna sonora di Don.
* Riferimenti all'Italia: il personaggio interpretato da Jackie Shroff si è scelto il nome di Tony Milano. Jackie pronuncia le parole italiane denaro e bellissima, Madhavan le parole gelato, biscottino e ciao.
* Testi dedicati a Teen Patti pubblicati nei siti italiani:
* Film che trattano lo stesso tema: Badmaash Company. Un altro esempio di storia di formazione negativa: Rang De Basanti.

GOSSIP & VELENI

* La misteriosa modella brasiliana di nome Maria che ha interpretato la coreografia del brano Neeyat ha entusiasmato i produttori di Mumbai. La regista Leena Yadav è stata tempestata di telefonate al riguardo. Ma pare che la ragazza sia sparita, perdendo così l'occasione di diventare l'item-girl bollywoodiana più richiesta del momento. Articolo di Hindustan Times.

06 giugno 2010

LOVE SEX AUR DHOKHA


Love Sex Aur Dhokha prosegue la sperimentazione nel solco di Dev D e di Kaminey andando decisamente oltre: tocca un argomento scabroso, mostra solo volti nuovi e utilizza disorientanti tecniche di ripresa. La critica indiana, all'unanimità, lo ha accolto con toni entusiastici. La trama è suddivisa in tre parti, collegate fra loro da un tenue legame che riunisce tutti i personaggi in un'unica brevissima scena, e da un interessante filo tematico: la voracità di scandali a sfondo sessuale da parte di lettori, spettatori, utenti della rete, e il ruolo giocato dalla diffusa tecnologia digitale, che consente non solo di guardare ma anche di produrre filmati non professionali e di condividerli. Gli sceneggiatori non si limitano a rappresentare dei casi di cronaca nera: li umanizzano indagando su quanto è avvenuto prima. Le tre esemplari vicende sono narrate con partecipazione emotiva ma senza moralismo o retorica.

Love Sex Aur Dhokha è probabilmente la prima pellicola realizzata in India con l'ausilio di sole videocamere digitali amatoriali, telecamere a circuito chiuso e micro camere spia. Soprattutto nel secondo episodio, questo espediente è fortemente spersonalizzante. Si nutre davvero l'impressione di guardare, anzi, di spiare ciò che la telecamera fissa ha casualmente colto e non ciò che il regista intende mostrarci. In LSAD forma e sostanza sono strettamente intrecciate: impossibile rendere vivo sullo schermo l'argomento trattato dal film con sistemi cinematografici tradizionali ed ottenere lo stesso dirompente effetto. La forma è del tutto funzionale al messaggio da trasmettere. Gli attori si trasformano in cine-operatori riprendendosi fra loro in una pellicola che esplora come la tecnologia digitale ha cambiato il nostro mondo, pellicola realizzata con la stessa tecnologia su cui intende investigare. Originale e insolito. E' riscontrabile qualche analogia con l'intrigante Sesso, bugie e videotape di Soderbergh, anche se con LSAD forse per la prima volta un film hindi supera in innovazione e creatività il modello occidentale a cui si ispira.

Non lasciatevi ingannare dal buffo spot iniziale o dal primo episodio, una sorta di affettuosa parodia del celeberrimo Dilwale Dulhania Le Jayenge (diretto nel 1995 da Aditya Chopra, con Shah Rukh Khan e Kajol) girata con finto dilettantismo: Love Sex Aur Dhokha raggela e trafigge gli spettatori. Non siamo noi a commettere crimini come quelli narrati nella pellicola, ma il nostro voyeurismo in qualche modo ci rende complici. LSAD ci mette a disagio. Ci fa sentire sporchi. Non è un film di cui ci si innamora ma di sicuro non si dimentica. Standing ovation per il regista e sceneggiatore Dibakar Banerjee per l'idea geniale, per la realizzazione scabra ma efficace, per il coraggio di accusare lo spettatore colto in flagrante nell'atto stesso di spiare quanto accade sullo schermo. Un applauso anche al cast: tutti volti nuovi, rubati al teatro o esordienti assoluti, tutti freschi e convincenti.

TRAMA

Nel primo episodio Rahul (Anshuman Jha), studente di cinema, tenta di realizzare un casalingo remake del film che adora, Dilwale Dulhania Le Jayenge. Ma cosa succede se il nostro aspirante regista si innamora di Shruti (Shruti), l'attrice protagonista, che è promessa ad un altro? Nel secondo episodio le telecamere fisse di un mini-market registrano le vicende di Adarsh (Raj Kumar Yadav), un commesso strozzato dai debiti, e di Rashmi (Neha Chauhan), la sua ingenua vittima. Nel terzo episodio Prabhat (Amit Sial), giornalista di cronaca nera, salva una sconosciuta, Naina (Arya Devdutta), dal suicidio, ed insieme organizzano una vendetta ai danni del cantante pop Loki Local (Herry Tangri).

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* L'inaspettato finale del primo episodio. Resta addosso per giorni come un'ombra malsana.

RECENSIONI

The Times of India: ***1/2
Se volete qualcosa di nuovo guardate LSAD, perchè non offre nulla che abbiate già visto in un film desi. Ma attenzione: la pellicola di Dibakar Banerjee dev'essere assaporata lasciando cadere tutte le vostre vecchie certezze su ciò che il cinema commerciale debba o non debba essere. E' necessaria una nuova visione per capire come una stirpe di professionisti giovani e intelligenti siano determinati a spingersi sino ai limiti estremi della tradizione bollywoodiana, e ideare un linguaggio audace e completamente nuovo. A differenza degli altri, questi infaticabili cineasti credono che la creatività non sia solo una questione di profitti. C'è un intero nuovo mondo che si estende oltre il sentiero già battuto. La domanda è: lasciamo che questi creativi si addentrino in una terra di nessuno o dobbiamo insistere nel chiedere un prodotto commerciale? Un suggerimento: cosa ne dite di un gioco di equilibrismo fra il cinema d'intrattenimento e quello intelligente e innovativo, da guardare quando siete annoiati del bla-bla di Bollywood? LSAD, non solo osa mettere in scena il malcostume strillato dai titoli dei quotidiani indiani, ma si sforza anche di raccontarlo in modo differente. Come in Sesso, bugie e videotape di Soderbergh o nel più recente Paranormal activity, LSAD si avvale della videocamera portatile che diviene un personaggio integrante della storia: l'intera trama è narrata attraverso le sue riprese intime, sobbalzanti e irregolari. E il direttore della fotografia (Nikos Andritsakis) vi permette di essere sempre in prima fila, come dei veri voyeur-VIP. Anche da un punto di vista tematico il film è un martello. Troverete sfumature di tutti gli scandali di natura criminale, sentimentale o sessuale che abbiate seguito da vicino negli ultimi anni. Congratulazioni agli sceneggiatori (Dibakar Banerjee e Kanu Behl) per aver evitato ogni giudizio. La repulsione, il patetismo e l'ipocrisia della moralità della nostra classe media spillano con naturalezza, attraverso una narrazione misurata. L'altra innovazione di LSAD è il suo casting. Scritturare attori ancora allo stato grezzo ha dimostrato di essere un bonus per la pellicola e ha aggiunto una nota di realismo. Non aspettatevi un passatempo. Pensate oltre e guardate come Ekta Kapoor ha reinventato se stessa in qualità di produttrice del primo film sperimentale del cinema indiano contemporaneo.
Nikhat Kazmi, 18.03.10

Hindustan Times: ***1/2
LSAD offre attori che sembrano non esserlo e immagini ruvide, prive di ornamenti cinematografici. E' un film da dogma, il movimento culturale nato in Europa nella metà degli anni novanta, in risposta alla vacuità e all'artificiosità dei grossi successi commerciali hollywoodiani. Il danese Lars von Trier è tuttora il più raffinato esponente: il suo Dancer in the dark del 2000 dovrebbe essere incluso nella lista dei 50 film migliori di tutti i tempi. Ci sono molti altri esempi validi. In India ricordo il brillante Let's talk (2002) di Ram Madhvani, che ha segnato il debutto di Boman Irani. Ora aggiungo LSAD, nel quale tutto sembra reale e non solo una rappresentazione degli eventi. Le azioni e le emozioni più primitive sono catturate da una camera digitale portatile e da telecamere a circuito chiuso. LSAD rappresenta efficacemente il ventre molle dell'inquietante e prevenuta classe media indiana. L'arte tenta di rispecchiare l'umanità. Un film come questo lo fa senza nessuna delicatezza: il minimalismo nella recitazione, nelle riprese, nella direzione artistica si aggiunge all'angosciante premessa, e impartisce il colpo finale. Mi sono sentito abbastanza scosso. Se non fosse stato per il curriculum del regista (Khosla Ka Ghosla e Oye Lucky! Lucky Oye!), e per la coraggiosa e inusuale produttrice (Ekta Kapoor), LSAD non sarebbe stato distribuito con la stessa risonanza. E' idealmente quel genere di film che si scopre senza essere gravati da un carico di aspettative. Se qualsiasi pellicola bollywoodiana senza un protagonista danzereccio e canterino può fregiarsi di essere differente, allora LSAD, dal punto di vista dello spettatore, è sicuramente un esperimento.
Mayank Shekhar, 20.03.10

Cinema Hindi: ****1/2
Punto di forza: il messaggio, tagliente come un bisturi
Punto debole: -

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Anshuman Jha - Rahul
* Shruti - Shruti
* Raj Kumar Yadav - Adarsh
* Neha Chauhan - Rashmi
* Amit Sial - Prabhat
* Arya Devdutta - Naina
* Herry Tangri - Loki Local

Regia: Dibakar Banerjee
Sceneggiatura: Dibakar Banerjee e Kanu Behl (assistente alla regia in Oye Lucky! Lucky Oye!)
Colonna sonora: composta da Sneha Khanwalkar (Oye Lucky! Lucky Oye!), si fa apprezzare per il trascinante brano Love Sex Aur Dhokha, e per il divertente Mohabbat Bollywood Style. I testi delle canzoni sono firmati da Dibakar Banerjee e da Kanu Behl.
Fotografia: Nikos Andritsakis
Montaggio: Namrata Rao (Ishqiya)
Traduzione del titolo: dhokha significa tradimento; aur è la congiunzione e
Anno: 2010
Awards (aggiornamento del 02.03.11):
* Filmfare (selezione): miglior montaggio, R.D. Burman music award per il compositore più promettente (Sneha Khanwalkar).
Sito ufficiale

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* 13.10.09, The Telegraph: intervista a Dibakar Banerjee
* 18.12.09, The Times of India: dichiarazioni di Dibakar Banerjee
* 21.12.09, Indian Express: intervista a Dibakar Banerjee
* 25.12.09, Hindustan Times: divertente articolo che riporta le reazioni dell'attonita produttrice, Ekta Kapoor, alla visione di LSAD, e le rassicurazioni di Banerjee
* 29.12.09, India Today: dichiarazioni di Dibakar Banerjee
* 23.01.10, Hindustan Times: dichiarazioni di Dibakar Banerjee
* 07.02.10, Indian Express: lungo testo di Dibakar Banerjee sul tema dei film commerciali
* 13.02.10, The Times of India: intervista a Dibakar Banerjee
* 19.03.10, Hindustan Times: intervista ad Anshuman Jha
* 14 e 15.07.10, Bollywood Hungama: intervista a Dibakar Banerjee, prima e seconda parte
* 03.12.11, Brunch: intervista concessa da Ekta Kapoor. Un estratto: 'I met Dibakar (...) and he wanted to make a film that was somewhat commercial in nature but also experimental. He didn’t require a big budget, but he wanted a producer who would understand the storyline and not interfere too much with the creative aspect. He had done some good films earlier, but both Khosla Ka Ghosla and Oye Lucky! Lucky Oye! were modest in nature and appeal. With LSD, he wanted to push the envelope. We were happy to do that. So in a way, LSD was also a good start for me'.
* 19.03.20, Film Companion, Inside the chilling honour killing scene
* Bollywood Hungama: video della première
* Bollywood Hungama: intervista video a Dibakar Banerjee
* Bollywood Hungama: intervista video al cast
* Bollywood Hungama: intervista video a Ekta Kapoor

CURIOSITA'

* LSAD è stato proiettato al Filmfest Munchen 2010, al London Indian Film Festival 2010 e al Melbourne International Film Festival 2010 (aggiornamento del 24.11.10).
* Dibakar Banerjee ha conquistato due National Film Award con Khosla Ka Ghosla (miglior pellicola hindi) e con Oye Lucky! Lucky Oye! (best popular film).
* LSAD è stato pubblicizzato come la prima pellicola realizzata in India con tecnologia digitale, ma pare vi siano stati due precedenti: Urf Professor (2001) e Sankat City (2009) diretti da Pankaj Advani. Articolo di Hindustan Times.
* Il noto regista Karan Johar a proposito di LSAD scrive su The Times of India: 'LSAD non è il tipico film hindi. Tutto nella pellicola urla la propria individualità, dalla forma, al mezzo, al contenuto o a come il contenuto viene trattato. LSAD da un lato è faticoso da guardare, ma dall'altro è assolutamente coinvolgente e affascinante. Espone il ventre molle della nostra società e rispecchia i nostri pensieri più segreti e le nostre ossessioni. LSAD è lucido, seducente e coraggioso. E' sfrontato, non patinato, attuale. Non solo mostra la forza di Dibakar Banerjee come sceneggiatore, ma anche quanto il cinema possa essere innovativo. E' un progetto ambizioso non in termini finanziari o tecnici, bensì creativi. Film come LSAD, sostenuti da produttori scrupolosi e realizzati da registi che non scendono a compromessi, sono gli unici che possano promuovere l'evoluzione del cinema indiano'. Articolo originale
* Il manifesto di LSAD è il più originale visto negli ultimi anni, secondo solo a quello di Dev D.
* Let's talk, la pellicola citata dal critico di Hindustan Times, era stata inclusa all'ultimo momento nella programmazione della rassegna Namaste India allestita a Milano nel 2003. Il film tratta il tema dell'adulterio. La protagonista vorrebbe confessare al marito di aspettare un bambino non suo, e si immagina diversi scenari. Let's talk è sostanzialmente la rappresentazione di questi scenari. Ammetto che non ne ero rimasta particolarmente colpita. Lo avevo trovato ripetitivo, verboso ed esageratamente scarno. Ma con alcune sequenze scioccanti.
* Riferimenti a Bollywood: Shah Rukh Khan, Shahid Kapoor, Aditya Chopra, Dilwale Dulhania Le Jayenge.
* Riferimenti all'Italia: nel primo episodio vengono citati i marmi italiani.
* Film che trattano il tema degli scandali sessuali: Dev D e It's breaking news. Diverse pellicole contengono riferimenti a personalità dello spettacolo che chiedono favori sessuali in cambio di un ingaggio: innanzitutto Page 3, e poi Satya, Naach, eccetera. E non perdetevi la reazione dell'eroina di Badmaash Company.

GOSSIP & VELENI

* Per il soggetto di LSAD Banerjee si è ispirato al famigerato scandalo relativo ad un MMS a sfondo sessuale che nel 2004 aveva coinvolto gli allievi di una scuola pubblica a Delhi. La notizia era rimbalzata in tutto il Paese. Anurag Kashyap ne ha tratto spunto per il personaggio della prostituta in Dev D.
* Negli ultimi anni anche l'India ha registrato un'escalation del triste fenomeno. Nel 2004 alcune stazioni televisive trasmisero un video pornografico che ritraeva la modella Anara Gupta, allora diciottenne. La ragazza accusò un operatore televisivo, colpevole di averla violentata e poi costretta alla pornografia e alla prostituzione, in un giro che coinvolgeva anche uomini politici. In seguito Anara ritrasse le accuse. Più recentemente, nel 2009, un canale televisivo di Hyderabad ha diffuso un filmato che ritrae il noto politico Narayan Dutt Tiwari (84 anni) in compagnia di tre giovani donne in atteggiamento equivoco. Nel marzo 2010 una stazione televisiva tamil ha trasmesso un video simile al precedente nel quale si riconosce il maestro spirituale Swami Nithyananda. Il regista Ram Gopal Varma ha tratto spunto da questa vicenda per un progetto futuro, God & Sex, che esplora il potere in India dei cosiddetti santoni.
* Banerjee e la sua troupe hanno visionato decine di filmati dilettanteschi - sempre a sfondo sessuale - caricati in rete per studiarne inquadrature e angolazioni.
* Per la prima volta in un titolo di una pellicola hindi è citata la parola sex. Banerjee ha incontrato ostacoli da parte della rigorosa censura indiana, che ha preteso tagli di scene e moderazione nel linguaggio. Articolo di Mumbai Mirror.
* La produttrice Ekta Kapoor è la figlia di Jeetendra (Caravan). L'attore Tusshar Kapoor (Golmaal Returns) è suo fratello.
* Pare che Sneha Khanwalkar sia il quarto compositore di colonne sonore di sesso femminile nella storia del cinema hindi.

05 giugno 2010

HOUSEFULL




Le commedie sono il genere cinematografico che più risente divergenze culturali, non solo sono le più difficili da far funzionare ma anche le meno adatte ad essere esportate e lasciate in mano a un pubblico internazionale. Che lo dico a fare? Non lo so, dato che Housefull non è una di queste. La sua simpatia vince qualsiasi ostacolo linguistico, il sorriso scatta in automatico, che lo vogliate o no ne sarete costretti. Riponete il cervello sul comodino, scordatevi di leggere i sottotitoli, mangiate un pasto leggero e piegatevi in due dalle risate. Bevete poco, il perché vi sarà chiaro ben presto.


TRAMA

Se non volete impicciarvi il cervello inutilmente NON LEGGETE
Aarush (Akshay Kumar) è un vero sfigato e dopo essere stato piantato in asso durante la luna di miele inizia a meditare il suicidio, mentre sceglie di annegare in mare di Puglia viene soccorso dalla bella Sandy (Deepika Padukone) indirizzata a lui dall’intraprendente e fastidioso Akhri Pasta, assurdo direttore d’albergo italo – indiano (Chunkey Pandey) . Incoraggiato dall’amico di infanzia e da sua moglie Hetal (Riteish Deshmukh e Lara Dutta ) Aarush vuole rincorrere una nuova vita e per un po’ sembra riuscirci.
Che succede quando il fratello della sua fidanzata (Arjun Rampal) rigido miliare dentro e fuori la caserma decide di andare a trovare la sorella e mettere alla prova la nuova fiamma? Che succede quando il padre di Hetal sale sul primo volo per Londra con le lacrime agli occhi sapendo di essere diventato nonno? Il nipotino non c’è, la casa neppure, e Aarush continua ad essere comunque uno sfigato. Il bello è che tutto questo pandemonio ha perfino una logica. Impossibile da credere.


Housefull rispolvera situazioni già viste in decine di altri film, dal bollywoodiano Joroo ka Ghulam all’hollywoodiano Ti presento i miei , sicuramente non c’è niente di nuovo ma le trovate comiche, i siparietti tra Akshay Kumar Riteish Deshmukh e Lara Dutta sono un ottimo e appetitoso condimento. Godibilissimo nella sua assurdità promette insaziabile divertimento e relax.

La Puglia torna ad essere location di un high budget movie , parte del film è stata girata nelle spiagge del Gargano nello stesso luogo scelto per alcune sequenze di Bachna ae Haseeno , abiti ridottissimi e bikini per Deepika Padukone, Lara Dutta e Jia Khan assicureranno anche al pubblico maschile un piacevole panorama.

Pollice in alto per :

- Lara Dutta, la bellissima reginetta di bellezza perde di colpo la memoria e si scorda di essere stata Miss Universo per trasformarsi in attrice comica dalla mimica perfetta ( i primi sintomi della sua mutazione nell’assurdo ma divertente Jhoom Barabar Jhoom )
- Chunkey Pandey o meglio Akhri Pasta, circondato dall’orchestrina italiana, un imbarazzante caricatura d’uomo, irritante impiccione e volgarotto. Pregherete di non incontrarlo mai nella vita reale. Leggi i diari dell’esperienza italiana di Chunkey Pandey: Articolo di Cinema Hindi , Testo originale
- Arjun Rampal, il duro. Very macho e iperincavolato, non lo credevo tagliato per la commedia, mai dire mai.
- La villa degli equivoci nella quale Boman Irani si aggira sonnambulo in pigiama e paraorecchie rosa di peluche.

Pollice i basso per:

- Una colonna sonora che lascia il tempo che trova
- Deepika Padukone, freddina e troppo magra da sembrare un manichino vestito. Continuo a ripetere che non mi piace accanto ad Akshay Kumar , meglio Katrina Kaif per lo meno non è anoressica.
- Firmate la petizione “liberate Jia Khan dai ruoli da Lolita” ho capito che ci è geneticamente portata ma non se ne può più (altra petizione in corso “Liberate Kangna Renaut dai ruoli di pazza – alcolista – tossicomane” )


Il mio giudizio sul film : *** 3,5 / 5
Totalmente demenziale ma nel modo giusto. Se volete apparire intellettualoidi e cervelloni evitare di nominarlo in luogo pubblico, se invece non ve ne frega un cavolo rilassate i muscoli facciali e correte a vederlo.

RENCENSIONI:

THE TIMES OF INDIA *** 3/5
Inizia in modo divertente mostrando la quintessenza della recitazione comica di Akshay Kumar: l'umorismo impassibile da 'sono solo un sempliciotto'. Poi il film si diluisce in una parte centrale confusa che frena la commedia, per riprendersi nel secondo tempo. E' una comicità grossolana, ma si ride (se non si cercano arte e intelligenza). La colonna sonora di Shankar-Ehsaan-Loy include qualche brano vivace che però non dovrebbe scalare le classifiche (ad eccezione di"Apni To Jaise" . Akshay e Riteish Deshmukh condividono un'intesa più fra loro che con i personaggi femminili. I ruoli interpretati da Boman Irani e da Lilette Dubey avevano grande potenziale, peccato non siano stati approfonditi. Detto questo, potrebbe non sbancare al botteghino, ma offre un po' di sollievo ai multiplex dopo la prolungata stasi

HINDUSTAN TIMES ** 2/5
La gag con la scimmia ricalca una scena inclusa nella commedia di Ben Stiller Una notte al museo. La gag con la tigre ricordaUna notte da leoni La canzone principale riprende, remixandolo, un brano di Kalyanji-Anandji dalla colonna sonora di Lawaaris Suppongo che fare cinema sia anche un'arte culinaria di marinare insieme spezie e sequenze. Partenze di questo tipo - rapide battute per quasi metà film - sono comuni a Bollywood (tra le pellicole recenti mi viene in mente Bad Luck Govind). La storia è accreditata al produttore Sajid Nadiadwala, e, rispetto a quella di Quarto Potere è solo una catena di gag, una barzelletta dietro l'altra, a volte in relazione fra loro, spesso no. Alcune hanno un senso, molte no. Alcune sono prese in prestito, molte non si adattano alla pellicola. Il soggetto diHousefull è scatenare risate: il film di sicuro non cerca l'applauso della critica.


ANNO: 2010

REGIA : Sajid Khan

CAST:

- Akshay Kumar........... Aarush
- Lara Dutta............. Hetal
- Riteish Deshmukh........ Babu
- Deepika Padukone....... Sandy
- Boman Irani............ Mr Patel
- Arjun Rampal............ Krishna
- Chunkey Pandey......... Akhri Pasta
- Jia Khan............... Dekiva
- Randhir Kapoor......... Kishore
- Lilette Dubey.......... Zulekha
- Malaika Arora......... Pooja
- Jaqueline Fernandes.... apparizione speciale nella canzone "aap kya ka hoga"


COLONNA SONORA: Shankar - Ehsaan - Loy

PLAYBACK SINGERS: Loy Mendonssa, Alissha Mendonsa, Mika Singh, Sunidhi Chahuhan, Shankar Mahadevan, Amitabh Battacharya, Shabbir Kumar

SITO UFFICIALE DEL FILM . Clicca QUI.

03 giugno 2010

ROAD TO SANGAM


Road to Sangam è stato presentato nel 2009 al Levante International Film Festival di Bari e poi dimenticato: evidentemente nessuno lo ha ritenuto degno dell'onore di essere distribuito nelle sale italiane. Un vero peccato, perchè i cineasti indiani, quando si impegnano, sanno realizzare pellicole per un pubblico globale (in termini di istruzione, cultura, nazionalità) con un'abilità che lascia stupefatti. Road to Sangam ne è un esempio. Intrattiene e induce alla riflessione. Coinvolge e commuove. Il tutto grazie ad un soggetto geniale, ad uno svolgimento e ad una confezione piuttosto accurati, ad una retorica contenuta, ad un attore protagonista, Paresh Rawal, da applauso.

La storia si basa su fatti realmente accaduti. Il regista e sceneggiatore Amit Rai ha tratto spunto da una notizia riguardante la riparazione - eseguita da un meccanico musulmano, Hasmatullah, residente ad Allahabad - del motore del camioncino Ford che nel 1948 aveva trasportato le urne contenenti le ceneri di Gandhi per l'immersione in diversi fiumi. Lavorando su questo soggetto, nel corso delle ricerche Amit è incappato in un'altra interessante notizia: una delle urne era stata dimenticata in una cassetta di sicurezza in una banca. A riparazione avvenuta del motore, lo stesso veicolo ha poi trasportato l'ultima urna a Mumbai, per l'immersione nelle acque del mare, in occasione dell'anniversario della morte di Gandhi il 30 gennaio 2008.

Amit ha rielaborato i fatti includendoli sapientemente in una tela più vasta: la convivenza fra comunità religiose. In Road to Sangam la questione è vissuta da parte musulmana, e il sentimento isolazionista, instillato anche da una discutibile condotta da parte delle autorità, si scontra con il desiderio di qualificarsi cittadini indiani come gli altri e non ospiti. Ma il film non indaga solo l'aspetto sociale. Altrettanto rilevante è il tema personale della solitudine del singolo che si oppone alla visione del gruppo a cui appartiene. E il nostro eroe non è un muscoloso rubacuori sepolto da strati di abiti firmati, bensì un anonimo e tradizionalista signore di mezza età, di professione meccanico in una città lontana dal circuito delle cosmopolite megalopoli indiane.

La forza di Road to Sangam è nel messaggio che veicola, nei dialoghi, nelle interpretazioni. Oltre al già citato Paresh Rawal, segnaliamo anche uno stupefacente, irriconoscibile Pawan Malhotra: l'attore si è diligentemente preparato al ruolo sorbendosi ore ed ore di programmi religiosi diffusi da un canale tematico. La sceneggiatura presenta qualche smagliatura qua e là. L'inizio è un po' debole. Qualche battuta non è all'altezza. Ma nel complesso il film è molto godibile e decisamente consigliabile.

TRAMA

Hasmatullah (Paresh Rawal) conduce un'esistenza tranquilla, diviso fra la famiglia, il lavoro di meccanico, i doveri verso la comunità musulmana e i numerosi amici. Un giorno viene incaricato di riparare nel più breve tempo possibile il vecchio motore del camion che trasporterà l'ultima urna contenente le ceneri di Gandhi. Ma a seguito di scontri fra musulmani e polizia, la comunità locale ordina di interrompere ogni attività professionale in segno di protesta. Hasmatullah è indeciso: piegarsi o seguire la sua voce interiore?

RECENSIONI

The Times of India: ***
Il film ha fatto il giro dei festival guadagnando applausi. Road to Sangam è un appello al laicismo e al liberalismo, ma soprattutto rappresenta la voce dei musulmani moderati che deve essere ascoltata, forte e chiara, in questo calderone di crescente e isterica retorica estremista. La pellicola merita di essere vista per l'interpretazione di Paresh Rawal e per l'attualità del suo messaggio.
Nikhat Kazmi, 29.01.10

Hindustan Times: ***
Non viene abbastanza spesso ricordato che Gandhi, il padre della nazione, fu vittima 62 anni fa della pallottola di un fanatico hindu. Decine di anni dopo, Gandhi e i seguaci del laicismo furono ancor più oltraggiati da un governo che appoggiò la profanazione di una moschea. Alcuni ritengono che la crescita del fondamentalismo islamico in India fu la risposta a quell'episodio. Comunque sia, i ghetti claustrofobici e isolani, costruiti attorno ad una comunità, alimentano il fanatismo e sono facilmente politicizzabili. I più abbienti ne diventano i patroni naturali. Il senso della nazione non è adeguatamente radicato: la comunità viene prima. Il regista di Road to Sangam entra in questo scenario per aiutarci a capirne le dinamiche. E in modo competente pone l'individuo nel mezzo di grandi conflitti: per l'uomo comune spesso la scelta è fra l'essere ostracizzato o seguire la corrente. La narrazione fluisce in modo appropriato, pur con diversi momenti di auto-indulgenza. Da rimarcare la presenza nel cast di un famoso attore pachistano, Javed Shaikh, malgrado il film metta in discussione la creazione stessa del Pachistan. Molti artisti hanno preferito non toccare l'argomento del fondamentalismo islamico per non correre il rischio di essere bollati come islamofobi. Ma le questioni sono importanti e non dovrebbero essere ignorate, così come non dovrebbe essere ignorato Road to Sangam.
Mayank Shekhar, 29.01.10

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: il soggetto, i dialoghi, Paresh Rawal
Punto debole: qualche rallentamento nel ritmo, ma nulla che possa inficiare la qualità della pellicola

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Paresh Rawal - Hasmatullah, meccanico
* Om Puri - Mohammad Ali Kasuri, capo laico della comunità musulmana locale
* Pawan Malhotra (Don) - Qureshi, capo religioso della comunità musulmana locale
* Javed Shaikh (Namastey London)- Banerjee, medico
* Tushar Gandhi (cameo) - se stesso

Soggetto, sceneggiatura e regia: Amit Rai
Colonna sonora: molto emotiva, assolutamente adatta al tema del film, è stata composta da Sandesh Shandilya (Jab We Met), Nitin Kumar Gupta, Prem Haria e Vijay Mishra. Premiata al Los Angeles Reel Film Festival 2009.
Fotografia: Dharam Gulati
Montaggio: Suvir Nath
Anno: ultimato nel 2009 e presentato in diversi festival internazionali, Road to Sangam è stato distribuito nelle sale indiane nel gennaio 2010
Awards (selezione):
* premio del pubblico al festival di Mumbai del 2009;
* premio per il miglior debutto registico al Sudafrica Film Festival 2009;
* Star Screen: miglior soggetto (aggiornamento del 02.03.11).
Sito ufficiale

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* 11.08.09, Hindustan Times: dichiarazioni di Amit Rai
* 06.11.09, Indian Express: articolo dedicato al premio del pubblico conquistato al festival di Mumbai
* 30.01.10, Hindustan Times: testo di Tushar Gandhi
* Bollywood Hungama: pagina con la lista dei link ai video dedicati a Road to Sangam
* video della presentazione della colonna sonora

CURIOSITA'

* Road to Sangam è stato presentato nel 2009 al festival di Cannes, scatenando l'applauso del pubblico presente in sala e costringendo gli organizzatori ad allestire una seconda proiezione. E' stato inoltre presentato al Levante International Film Festival 2009 di Bari, al festival di Ahmedabad del 2009, al Radar Hamburg Film Festival 2009, al Los Angeles Reel Film Festival 2009 (nel quale ha conquistato, fra gli altri premi, il terzo posto nella categoria miglior film straniero), all'Off Plus Camera Krakow International Festival of Independent Cinema 2010 e al Mexico Film Festival 2010 (nel quale si è aggiudicato la palma d'argento). Aggiornamento del 24.11.10: la pellicola è stata anche proiettata al London Indian Film Festival 2010 e al Salento International Film Festival 2010.
* Amit Rai è stato aiuto-regista di Anurag Kashyap e di Anurag Basu.
* Tushar Gandhi è il pronipote di Gandhi ed è responsabile della Mahatma Gandhi Foundation.
* Road to Sangam è stato girato ad Allahabad, con la collaborazione di molti residenti che si sono prestati a partecipare alle riprese in qualità di comparse.
* Per la prima volta le Poste indiane hanno contribuito alla promozione di una pellicola: non solo è stata stampata una cartolina postale commemorativa in onore di Road to Sangam, ma la locandina è stata affissa in tutti gli uffici postali del Paese. Articolo di Hindustan Times.
* Film che trattano l'argomento degli scontri inter-religiosi: Dev, Mr. and Mrs. Iyer, Dharm, Firaaq. Per quanto riguarda la figura di Gandhi: Hey Ram, la commedia Lage Raho Munna Bhai, Gandhi my father.

02 giugno 2010

R A N N


Ram Gopal Varma con Rann torna alle altezze a cui ci aveva abituati. Sceneggiatura, regia e interpretazioni ruvide, intense, potenti. Sequenze indimenticabili. Graffio ironico. Ma anche una certa pacatezza appena percettibile sul fondo, forse dettata dalla rassegnazione dinanzi al triste spettacolo dell'avidità umana. O piuttosto dalla convinzione che chi raggiunge la cima - politici, industriali, baroni dei media - può solo scendere, prima o poi. E Ram, sornione, ci invita ad osservarne la caduta.

Dopo un lento inizio nel quale vengono introdotti i numerosi personaggi e vengono narrati gli antefatti, il film all'improvviso decolla. Di più: avvince, indigna, emoziona. La storia non racconta nulla di nuovo: la collusione fra politica e media (e grande industria), la diffusione di false notizie allo scopo di eliminare gli avversari politici, la gestione priva di principi etici dei mezzi di comunicazione, gli omicidi, la corruzione. Ma la sceneggiatura è compatta e convincente, impreziosita da dialoghi realistici. Fulminante la battuta pronunciata da Rajpal Yadav (giornalista televisivo) alla volta di Gul Panag (aspirante regista cinematografica): 'Le nostre professioni sono molto simili: entrambi creiamo lo stesso prodotto, solo che voi lo chiamate film e noi notizie'. La regia in moto perpetuo di Ram Gopal Varma ci regala chiaroscuri, acrobazie tecniche e inquadrature da brivido. L'ambientazione è asettica, modernissima, non patinata. La colonna sonora sembra mutuata da un film horror, ed è davvero efficace, opportunamente incastonata nelle immagini.

Altra particolarità di Rann: l'eroe (Purab) non è il protagonista bensì uno dei comprimari, un uomo mite e dimesso. Il protagonista (Jay) è un personaggio negativo ma sfaccettato, tormentato: Sudeep conferma le sue eccezionali doti d'attore. Ad Amitabh Bachchan è affidato il tesissimo climax, e la star incanta e cattura con il monologo forse più lungo della sua carriera: tredici minuti girati in un unico ciak che hanno scatenato l'applauso entusiastico della troupe sul set, nonchè del pubblico in sala in occasione della prima a Delhi. Quanto al resto del cast, ci aspettavamo qualcosa di meglio e di diverso da Yadav, il cui ruolo è mal scritto e male interpretato. Rann è un film tutto maschile: i personaggi femminili sono appena abbozzati e nessuna interpretazione da parte del cast femminile - con l'esclusione di quella di Gul Panag - colpisce particolarmente.

TRAMA

Purab (Riteish Deshmukh) viene assunto dal prestigioso canale di informazione India 24x7, gestito da Vijay Malik (Amitabh Bachchan). Jay (Sudeep), figlio di Vijay, tenta di convincere il padre a sensazionalizzare i programmi e ad accettare finanziamenti da parte di gruppi industriali, pena il crollo di audience e la chiusura del canale. Ma Vijay è irremovibile. Intanto il canale concorrente, Headlines 24, gestito in modo alquanto subdolo da un ex giornalista di India 24x7, Amrish (Mohnish Behl), continua la sua scalata verso il successo. Jay prende una decisione sofferta (e criminale) all'insaputa del padre: collabora ad un complotto politico ordito da Mohan Pandey (Paresh Rawal), aspirante primo ministro.

ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE

* La caduta morale di Jay Malik: le nevrosi, il conflitto interiore, il tradimento dei valori del padre e l'inganno, il terrore, il crollo a precipizio. Grande Sudeep.
* L'incorruttibilità di Vijay Malik, esponente di un mondo che sta scomparendo (che è già scomparso). L'espressione pietrificata dinanzi al tradimento. L'ultimo, dolente, memorabile commento televisivo. La disperazione devastante. Grande Amitabh.
* La criminalità della politica che viene vissuta come una recita perenne, un gioco nel quale conta solo vincere, a qualunque prezzo. Col personaggio di Mohan Pandey, Varma si diverte un mondo: ironia e sarcasmo a palate. Un esempio: Pandey, sporco dentro come una fogna, pulisce il palmo della mano all'anziana madre prima di imporselo sul capo. Grande Paresh.

ASSOLUTAMENTE DA DIMENTICARE

* L'episodio dell'intervista pilotata. Ma Rajpal: cosa combini?? Ma Ram: cosa gli fai combinare??

RECENSIONI

The Times of India: ****
E' coraggioso. E' grigio. Ed è anche molto attuale. Ram Gopal Varma torna al suo cinema da dissezioniamo la realtà con l'avvincente, pungente Rann, che ci mostra i retroscena delle notizie ad ogni costo, sindrome che sembra affliggere certi settori dei media. Come in Satya, in Company e in Sarkar, che raffiguravano il potere della criminalità organizzata indiana attraverso le lenti di un acuto quasi-realismo, anche Rann strappa la maschera della finta onestà ai canali televisivi che presentano qualunque cosa - mitologia, folklore, fantasia e persino falsità - come notizie. Non aspettatevi nessuna grande rivelazione: Rann semplicemente reitera ciò che avete sempre saputo. Che le notizie spesso non sono vere. Che la linea sottile fra notiziario e intrattenimento diventa sempre più confusa. Che esiste un legame fra politici, uomini d'affari e baroni dei media che trasforma il reporter in un burattino. E che sensazionalismo non è il solo slogan del momento nel mondo delle news: la rapidità è altrettanto fondamentale. Ma colpisce il modo in cui la storia viene narrata, come un thriller tirato e iroso. Gli espedienti sono un po' scontati, ma la sceneggiatura tiene perchè è ben strutturata. La fotografia di Amit Roy è molto stilosa e crea una tela che cattura e ribolle. Ma sono soprattutto le interpretazioni a pompare sangue e vita nei personaggi. Ram Gopal Varma non solo riesce a catturare l'attenzione dall'inizio alla fine con la sua narrazione tesa, ma orchestra in modo davvero magistrale le performance del suo ricco cast. Guida il gruppo Amitabh Bachchan, che trasuda gravità e regale nobiltà. Ammiratelo per la sua oratoria da manuale e per il suo discorso finale sul giornalismo pulito. Paresh Rawal è una rivelazione nel creare un personaggio di malvagità pura. Ma sono gli attori minori ad uscire di scena accompagnati dagli applausi: Sudeep con la sua intensità e le sue ombre, Rajat Kapoor col suo perfido charme, Riteish Deshmukh con la sua sobrietà, Mohnish Behl col suo nudo mantra da uomo privo di scrupoli, e Neetu Chandra in un ruolo da leggimi-negli-occhi. Rann è un'esperienza davvero affascinante.
Nikhat Kazmi, 28.01.10

Hindustan Times: **
Rann non denuncia e non spiega: è puro esercizio e basta, e non si discosta molto da ciò che giudica. Il tema della pellicola è serio e meriterebbe una riflessione globale sulla gestione delle notizie, sia da un punto di vista meramente commerciale che da un punto di vista istituzionale. Ma Rann non lo fa. Per un film determinato a investigare sui media, la poca cura riservata all'argomento è inquietante. Sembra più una gangster story, e mi preoccupa che questa stupidità venga percepita come verità. Sudeep è involontariamente umoristico. Bachchan, dignitoso e signorile come sempre, sembra più una guida spirituale che un giornalista televisivo, e regala un commovente monologo che poteva esserci offerto anche senza il corredo della pellicola. Varma si è limitato a valorizzare i lavori di Madhur Bhandarkar con inquadrature migliori (e con Bachchan, ovviamente).
Mayank Shekhar, 29.01.10

Cinema Hindi: ****
Punto di forza: le interpretazioni di Sudeep e di Amitabh Bachchan; la tensione che percorre gran parte del film.
Punto debole: l'interpretazione di Rajpal Yadav.

SCHEDA DEL FILM

Cast:

* Sudeep (Phoonk) - Jay Malik, giornalista, figlio di Vijay
* Amitabh Bachchan - Vijay Malik, giornalista, responsabile del canale India 24x7
* Riteish Deshmukh (Aladin) in un ruolo insolitamente drammatico - Purab Shastri, giornalista di India 24x7
* Paresh Rawal - Mohan Pandey, aspirante primo ministro
* Mohnish Behl (Raja Hindustani, Duplicate) - Amrish Kakkar, giornalista, responsabile del canale Headlines 24
* Rajat Kapoor (Raat Gayi, Baat Gayi?) - Naveen, industriale, cognato di Jay e genero di Vijay
* Gul Panag - Nandita, aspirante regista cinematografica, compagna di Purab
* Rajpal Yadav (Chandni Bar) - Anand Prakash Trivedi, giornalista di India 24x7

Sceneggiatura: Rohit G. Banawlikar
Colonna sonora: Dharam & Sandeep (Main Aurr Mrs. Khanna), Bapi-Tutul (Bhoot), Jayesh Gandhi (Apne), Sanjeev Kohli (Veer-Zaara), Amar Mohile (Bhoot)
Fotografia: Amit Roy (Sarkar)
Montaggio: Nipun Gupta (Sarkar)
Traduzione del titolo: battaglia, guerra, lotta
Anno: 2010
Sito ufficiale

RASSEGNA STAMPA/VIDEO

* 30.10.08: testo di Ram Gopal Varma nel quale il regista presenta i personaggi e il cast di Rann
* 10.10.09: testo di Ram Gopal Varma dedicato a Rann
* 20.01.10, Hindustan Times: conferenza stampa a Delhi, dichiarazioni di Amitab Bachchan
* 21.01.10, The Times of India: conferenza stampa a Delhi, dichiarazioni di Ram Gopal Varma
* 24.01.10, The Times of India: intervista ad Amitabh Bachchan
* 25.01.10, Bollywood Hungama: intervista a Gul Panag
* 29.01.10: testo di Amitabh Bachchan dedicato alla prima di Rann a Delhi
* 30.01.10: testo di Ram Gopal Varma che riporta diverse recensioni di Rann e i relativi commenti dei lettori
* Video: Amitabh Bachchan presenta Rann
* Bollywood Hungama: intervista video ad Amitabh Bachchan, prima parte e seconda parte
* Times Now: intervista video ad Amitabh Bachchan, Ram Gopal Varma, Riteish Deshmukh
* Times Now: video della conferenza stampa a Delhi.

CURIOSITA'

* Il 16.10.2008 Ram Gopal Varma annuncia nel suo blog il progetto di Rann: 'Il modo in cui oggi vengono presentate le notizie le rende molto più avvincenti delle soap o dei thriller. L'aspetto peggiore è che questa presentazione ci piace talmente tanto che ne siamo diventati dipendenti'. Testo originale.
* La campagna pubblicitaria di Rann è stata gestita in modo molto intelligente. Nelle settimane precedenti la première, a partire dal 25 dicembre 2009, è stato distribuito in 500 multisala un quotidiano di 10 pagine, Rann Times, in 300.000 copie (clicca qui). Amitabh Bachchan si è presentato agli eventi promozionali nei panni di Vijay Malik, il personaggio che interpreta nel film. Per il canale televisivo Times Now si è addirittura prestato a condurre il notiziario della sera. Vedi anche: Amitabh Bachchan giornalista televisivo per Times Now, e i link al termine del testo.
* Il brano Jana Gana Mana Rann Hai, ispirato all'inno nazionale indiano, è stato proibito dalla corte suprema perchè ritenuto offensivo. Varma lo ha sostituito con Vande Mataram. Dichiarazione rilasciata in proposito dal regista e riportata da Hindustan Times. Testi di Ram Gopal Varma dedicati a Jana Mana Gana Rann Hai: primo testo e secondo testo.
* E' stato lo stesso Amitabh ad imporre il nome di Vijay al suo personaggio, nome che gli ha portato fortuna in più di un film (Deewaar, Don, eccetera).
* Riferimenti a Bollywood: si cita un generico Sameer Khan presentato come l'attore musulmano più noto e amato (un riferimento a Shah Rukh Khan?).
* Film che trattano lo stesso tema: It's breaking news, anche se di livello decisamente inferiore. Per la corruzione politica vedi Satta.

GOSSIP & VELENI

* Riteish Deshmukh è figlio di Vilasrao Deshmukh, uomo politico del partito del Congresso e attualmente ministro del governo indiano.
* Mohnish Behl pare sia cugino di Kajol.
* Alla domanda posta da un blogger 'perchè tutti i personaggi in Rann hanno una moglie o una fidanzata tranne il personaggio interpretato da Rajpal Yadav?', Ram Gopal Varma risponde: 'Perchè è l'unico intelligente del gruppo'. Testo originale.
* Sudeep 'involontariamente umoristico'??